Negoziati in stallo e allarme da Chernobyl, accordo Warner Bros-Netflix (o no?), social vietati agli under 16 in Australia

Entriamo nel cuore dell’ultimo mese di un vibrante 2025.

Questa settimana, tralasciando l’INFINITO quantitativo di brevi (vi preparo), abbiamo qualche aggiornamento dalla guerra in Ucraina, un accordo – potenzialmente – storico riguardante il mondo dello spettacolo, l’ennesimo capitolo della faida USA-Venezuela e un provvedimento australiano che, anche qui, che potrebbe avere ripercussioni a suo modo degne di nota.

Non perdiamo altro tempo 👇

🇺🇦 UCRAINA – RUSSIA: NEGOZIATI ANCORA IN ALTO MARE, MENTRE L’AIEA LANCIA L’ALLARME SU CHERNOBYL

1) Partiamo dal capitolo più corposo, ovvero quello riguardante la guerra in Ucraina. Nell’ultima settimana Vladimir Putin ha riaffermato la necessità che l’Ucraina si ritiri dal Donbass, minacciando l’uso della forza in caso contrario, e ha nuovamente denunciato l’espansione della NATO verso est come minaccia alla Russia. In parallelo, ha adottato toni più concilianti verso il presidente statunitense Donald Trump, il quale ha sospeso alcune sanzioni contro il colosso Lukoil, suscitando preoccupazioni in Europa, in particolare in Francia e Germania, che temono un possibile disimpegno americano. Durante un’intervista a un giornale indiano, Putin ha confermato la sua posizione sui territori annessi, manifestando apprezzamento per il sostegno energetico indiano e ritenendo “utile” un incontro con i diplomatici americani Steve Witkoff e Jared Kushner, pur riconoscendo divergenze sulle garanzie di sicurezza per Kiev. Washington propone infatti di suddividere il negoziato in quattro pacchetti, mentre Putin insiste su una discussione dettagliata punto per punto. La sintonia tra Trump e Putin, come detto, ha provocato timori nelle capitali europee, con Macron e Merz che hanno invitato Zelensky alla prudenza.

Intanto la posizione ucraina si complica, dopo lo scandalo politico che ha coinvolto otto persone vicine a Zelensky, accusate di corruzione e abuso d’ufficio. Secondo un’inchiesta del New York Times, il governo avrebbe indebolito i meccanismi anticorruzione, ritardando nomine nei Consigli di amministrazione di società pubbliche come Energoatom, Ukrenergo e l’Agenzia per gli appalti della Difesa, ostacolando la supervisione e favorendo contratti discutibili. Nonostante ciò, i finanziamenti occidentali proseguono, considerati rischi inevitabili durante la guerra, mentre Zelensky non ha commentato direttamente l’inchiesta. Tuttavia, ha dichiarato di voler indire nuove elezioni presidenziali entro 90 giorni, a condizione del sostegno di Stati Uniti ed Europa, mentre la legge marziale ha sospeso il voto dal febbraio 2022. Il confronto diplomatico resta bloccato, soprattutto sul destino del Donbass e di Donetsk. Gli Stati Uniti spingono per un ritiro ucraino e la creazione di un’area economica libera, senza chiedere un passo indietro a Mosca. La Germania segnala invece che l’ultima versione del piano euro-ucraino, con possibili concessioni territoriali, non è ancora stata ricevuta da Washington. Trump parteciperebbe ai negoziati solo se emergessero possibilità concrete di accordo. Sul tavolo restano anche la centrale nucleare di Zaporizhzhia, garanzie di sicurezza e questioni economiche, mentre l’Europa teme di essere ancora marginalizzata in eventuali intese extra-europee.

In ultimo, l’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) ha comunicato che lo scudo protettivo sul reattore 4 di Chernobyl, costruito nel 2016, è stato compromesso dopo un attacco con drone il 14 febbraio, che ha provocato un incendio durato tre settimane. Sebbene i livelli di radiazioni non siano aumentati e non vi siano danni permanenti alle strutture, la protezione resta al momento insufficiente per eventuali future dispersioni. Riparazioni temporanee sono state effettuate, ma saranno necessari interventi complessi per rafforzare lo scudo e consentire lo smantellamento del reattore, già sospeso per l’invasione russa del 2022.

🎬 ACCORDO STORICO TRA WARNER BROS E NETFLIX… PRIMA DELL’ARRIVO DI PARAMOUNT: IL PUNTO E SCENARI FUTURI

2) Una delle notizie che ha agitato gli ultimi giorni viene dal mondo dello spettacolo. Alla fine della scorsa settimana l’accordo tra Warner Bros Discovery e Netflix per l’acquisto della divisione cinema e streaming era stato presentato come concluso, al punto che Netflix lo aveva comunicato come certo ai propri abbonati, pur ammettendo la necessità di ulteriori passaggi regolatori e societari. L’intesa, però, non era garantita nemmeno prima dell’offerta di acquisto ostile avanzata da Paramount Skydance, che lunedì ha proposto agli azionisti di Warner Bros Discovery 108 miliardi di dollari, contro gli 83 miliardi offerti da Netflix. Inoltre, la chiusura dell’operazione richiederebbe la complessa separazione di Warner Bros Discovery in due società quotate, prevista nei prossimi 12-18 mesi, con la necessità di definire la ripartizione dei 37 miliardi di debito. Su questo punto, Paramount si è detta pronta ad assumerne circa 30 miliardi, mentre Netflix ne prenderebbe in carico circa 10. L’accordo con Netflix dovrebbe poi passare all’esame della Federal Trade Commission, dato il rischio di concentrazione di un’ampia quantità di contenuti e marchi, giudicata da alcuni politici come un possibile “monopolio da incubo”. Anche vari esponenti Repubblicani hanno criticato l’operazione, mentre il presidente Donald Trump è intervenuto pubblicamente dichiarando che avrebbe avuto un ruolo nell’approvazione, nonostante le norme che vietano interferenze politiche. A complicare ulteriormente il contesto vi sono i rapporti personali tra il proprietario di Paramount Skydance, David Ellison, la famiglia Trump e Jared Kushner, presente tra gli investitori dell’offerta ostile, anche se non è chiaro se tali legami possano influenzare l’esito, considerata l’imprevedibilità dello stesso Trump.

E Hollywood cosa ne pensa di tutto ciò? Per lo star system è come la fine di un’era e una minaccia strutturale per l’intero settore. Studi, maestranze e professionisti temono soprattutto la perdita di posti di lavoro e il drastico calo della concorrenza, timore accentuato dall’ipotesi di una fusione con Paramount, con cui Warner condivide molte funzioni che verrebbero inevitabilmente accorpate. Le fusioni passate mostrano inoltre una riduzione della produzione complessiva, con ricadute su sceneggiatori, attori, registi e tecnici, già colpiti da un mercato che in cinquant’anni è passato da otto a cinque grandi studi, e che scenderebbe a quattro in caso di fusione Paramount-Warner. L’industria teme anche un’acquisizione da parte di Netflix, considerata responsabile dell’indebolimento del modello tradizionale delle sale, dell’esplosione della “Peak TV” e della diminuzione della remunerazione di chi crea contenuti, temi al centro degli scioperi di sceneggiatori e attori di due anni fa. Netflix, storicamente poco interessata alla distribuzione cinematografica, potrebbe ridurre ulteriormente le uscite in sala dei film Warner, colpendo un quarto dei titoli ad alto incasso e mettendo in rischio la tenuta economica delle sale, secondo le associazioni di categoria. Persistono però diverse ipotesi: che Netflix sfrutti Warner per entrare più stabilmente nella distribuzione cinematografica, che limiti le uscite a pochi giorni come semplice promozione per lo streaming, o persino che la sua offerta sia solo un modo per rallentare i concorrenti, accettando eventuali penali miliardarie. Anche il destino delle altre proprietà Warner preoccupa Hollywood, in particolare HBO Max, piattaforma nota per produzioni di alta qualità, mentre Netflix ha sempre privilegiato la quantità. Non è chiaro se la manterrebbe separata o ne assorbirebbe catalogo e diritti. Sul fronte Paramount emergono invece timori legati ai canali via cavo Warner, come CNN, che potrebbe cambiare linea editoriale sotto un proprietario vicino al presidente Trump. In tutti gli scenari, osservatori e addetti ai lavori prevedono comunque un calo delle produzioni Warner entro il 2029, soprattutto dei film di medio budget o di prestigio non orientati al profitto immediato. Malgrado il dibattito su un miglior equilibrio tra sala e streaming, cresce la convinzione che l’esito delle trattative difficilmente porterà a un miglioramento del modello cinematografico attuale.

🇻🇪 USA: SEQUESTRATA UNA PETROLIERA VICINO LE COSTE VENEZUELANE PER UNA SOSPETTA VIOLAZIONE DELL’EMBARGO

3) Torniamo a un altro avvincente capitolo di USA contro Venezuela. Negli ultimi giorni gli Stati Uniti hanno sequestrato una grande petroliera al largo della costa venezuelana, come annunciato dal presidente Donald Trump, che ha parlato di una «ottima ragione» senza fornire dettagli. L’azione, insolita per una nave commerciale straniera, si inserisce nelle pressioni statunitensi per indebolire il regime di Nicolás Maduro. La petroliera, oggi chiamata Skipper ma in passato Adisa, era dal 2022 sotto sanzioni USA per traffico di petrolio iraniano. Un video diffuso dalla procuratrice generale Pam Bondi mostra militari americani salire a bordo tramite elicotteri senza apparenti scontri. Fonti anonime hanno riferito che la nave trasportava petrolio della statale venezuelana PDVSA, batteva una bandiera non corrispondente alla registrazione e aveva come destinazione l’Asia. Secondo dati citati da Bloomberg, nel 2025 aveva effettuato due viaggi verso la Cina con petrolio iraniano e a dicembre aveva caricato greggio venezuelano. Un funzionario ha spiegato che il sequestro è legato al traffico di petrolio iraniano, senza chiarezza sul mandato relativo a nave, carico o entrambi. Gli Stati Uniti non hanno ancora comunicato il destino della nave, del petrolio o dell’equipaggio, mentre Trump ha lasciato intendere che potrebbero trattenere il carico. I funzionari prevedono ulteriori sequestri come parte della strategia di pressione su Maduro. Il governo venezuelano ha definito l’operazione un atto di «pirateria» in un contesto in cui l’economia nazionale dipende fortemente dalle esportazioni petrolifere, già colpite dalle sanzioni USA dal 2019. Il sequestro è avvenuto mentre la leader dell’opposizione María Corina Machado, premio Nobel per la Pace, si trovava a Oslo e poco prima della sua prima apparizione pubblica dopo mesi.

Come se non bastasse, l’amministrazione di Trump ha poi intensificato le sanzioni contro il Venezuela, annunciando nuove misure contro tre nipoti della moglie di Nicolás Maduro e contro un totale di sei petroliere accusate di pratiche commerciali ingannevoli per finanziare il regime. Gli Stati Uniti da tempo sostengono che Maduro guidi un’organizzazione di narcotraffico, il Cártel de los Soles, giustificando così operazioni condotte da mesi, tra cui il dispiegamento di mezzi militari e bombardamenti contro imbarcazioni sospette che avrebbero causato oltre 80 morti.

🔞 SOCIAL MEDIA: L’AUSTRALIA PRONTA A VIETARNE L’USO AI MINORI DI 16 ANNI. IL MONDO OSSERVA, NON SENZA SCETTICISMO

4) Chiudiamo con una news su un tema che ha gli occhi del mondo addosso. Due giorni fa l’Australia ha introdotto un divieto sull’uso dei social media per chi ha meno di 16 anni, diventando il primo Paese al mondo a introdurre una misura così ampia. La legge riguarda piattaforme come Facebook, Instagram, Threads, TikTok, Snapchat, X, Reddit, YouTube e Twitch, oltre a Kick, escludendo temporaneamente app di messaggistica o giochi come Discord, Messenger, Pinterest, Roblox, WhatsApp e YouTube Kids. Le aziende dovranno verificare l’età degli utenti con sistemi di controllo incrociati e indicatori comportamentali; in caso di violazioni rischiano multe fino a 50 milioni di dollari australiani, mentre minori e genitori non verrebbero sanzionati. La norma, proposta dal governo Laburista di Anthony Albanese per proteggere la salute mentale degli adolescenti e ridurre rischi come ansia, depressione, bullismo e contatti pericolosi online, ha suscitato dubbi sulla sua efficacia. Esperti sottolineano che l’uso dei social è correlato a problemi di salute mentale, ma non ne è causa diretta, e ritengono più efficace l’educazione a un uso consapevole piuttosto che divieti assoluti. Critiche sono arrivate anche dalle aziende tecnologiche, che considerano la legge frettolosa e non allineata alle misure già introdotte per la sicurezza dei minorenni. Un sondaggio ABC su oltre 17mila giovani sotto i 16 anni mostra scetticismo: il 72% ritiene inefficace la legge e tre quarti prevede di continuare a usare i social tramite altre app simili.

——————–

Come detto, tante – ma tante – brevi 👇

🇮🇱 Partiamo dal conflitto a Gaza. Yasser Abu Shabab, capo della milizia palestinese creata e armata da Israele in funzione anti Hamas, è stato ucciso in uno scontro nel sud della Striscia di Gaza, probabilmente a seguito di un conflitto con un altro gruppo palestinese. La milizia Forze Popolari ha confermato la sua morte, sostenendo che Shabab è caduto “sul campo” durante uno scontro con una grande famiglia locale, mentre Hamas ha negato coinvolgimenti ma celebrato l’uccisione. La sua morte indebolisce la milizia filo-israeliana, già sotto pressione per la campagna di repressione avviata da Hamas dopo l’inizio del cessate il fuoco del 10 ottobre. Da allora, secondo le autorità palestinesi, l’esercito israeliano ha ucciso almeno 386 persone, tra cui 136 minori secondo Amnesty International, nonostante la tregua. Sono state registrate oltre 700 violazioni del cessate il fuoco, in gran parte bombardamenti e attacchi con armi da fuoco, oltre a incursioni via terra e demolizioni di edifici. Alcuni attacchi, come quelli del 19 e 29 ottobre e del 19 novembre, hanno causato decine di vittime. I palestinesi accusano inoltre Israele di impiegare cecchini contro civili vicino alla “linea gialla”. Nello stesso periodo sono stati uccisi tre soldati israeliani in scontri con Hamas. Anche gli accordi sugli aiuti umanitari non sono stati pienamente rispettati: invece dei 600 camion giornalieri previsti, ne sono entrati in media 450, quantità ritenuta insufficiente. Pur con un calo dei prezzi, la popolazione continua a soffrire malnutrizione; nell’ottobre del cessate il fuoco circa 9mila bambini hanno avuto bisogno di cure urgenti. Il valico di Rafah resta chiuso per il transito delle persone a causa del disaccordo tra Israele ed Egitto sui movimenti in uscita e rientro. In questo quadro, la seconda fase degli accordi – smilitarizzazione di Hamas, ritiro israeliano e forza internazionale – appare lontana: Israele non vuole ritirarsi, Hamas non vuole disarmare. Israele mantiene il controllo del 58 per cento della Striscia, inclusa gran parte delle aree agricole, mentre la popolazione è confinata in zone desertiche o devastate. Il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir ha definito la “linea gialla” un nuovo confine operativo, segnalando l’intenzione di mantenere una presenza militare stabile nella Striscia.

🇷🇼 Giovedì scorso a Washington i presidenti di Repubblica Democratica del Congo e Ruanda hanno firmato un nuovo accordo di pace mediato da Stati Uniti e Qatar, dopo il precedente firmato a giugno dai ministri degli Esteri e rimasto inefficace nel fermare i combattimenti. Nonostante la firma dei due capi di Stato, le possibilità che il conflitto termini appaiono ridotte, sebbene l’evento sia stato utilizzato dal presidente statunitense Donald Trump per presentarsi come leader capace di porre fine alle guerre. I rapporti tra i due paesi restano molto tesi: durante la cerimonia i presidenti non si sono guardati né stretti la mano. A rendere fragile l’intesa è anche l’assenza del gruppo paramilitare M23 dalle trattative, che da gennaio controlla diverse aree nell’est del Congo. Kinshasa accusa, inoltre, il Ruanda di sostenere militarmente l’M23, accusa che Kigali respinge.

🇨🇳 Negli ultimi mesi in Cina si è osservata un’epurazione senza precedenti nelle forze armate, con l’assenza di numerosi generali e ammiragli a cerimonie pubbliche e riunioni politiche. A novembre, durante l’inaugurazione della terza portaerei cinese a Hainan, mancavano all’appello figure di vertice come l’ammiraglio Hu Zhongming e l’ammiraglio Wu Yanan. Già a ottobre, al plenum del Comitato Centrale, oltre la metà degli ufficiali militari non era presente, in gran parte a causa di accuse di corruzione e altri crimini. L’epurazione è straordinaria per tempistica, profondità e ampiezza: Xi Jinping, al potere dal 2012, ha rinnovato il suo controllo sulle forze armate, rimuovendo ufficiali di altissimo livello, tra cui il generale He Weidong, l’ammiraglio Miao Hua e il generale Lin Xiangyang. Dei sette membri della Commissione Militare Centrale, ne sono rimasti quattro, incluso Xi, mentre due ministri della Difesa consecutivi sono stati rimossi. Alcuni ufficiali sono formalmente indagati, altri sono semplicemente scomparsi dagli eventi pubblici. Inusuale è anche il fatto che molti rimossi erano considerati fedeli a Xi, scatenando interpretazioni contrastanti: segno di debolezza del presidente nel controllo delle forze armate, oppure dimostrazione di forza e ossessione per la preparazione militare. Una terza ipotesi attribuisce l’azione alla lotta contro la corruzione, seppur legata anche a considerazioni politiche e strategiche. L’epurazione potrebbe avere impatti sulla capacità operativa, come suggerisce il calo del 10% delle entrate delle aziende militari cinesi nel 2024, a fronte di aumenti significativi di Germania, Giappone e Stati Uniti. Anche le attività aeree verso Taiwan sono diminuite, sebbene ciò possa derivare da strategie piuttosto che da incapacità militare. Particolare attenzione riguarda le Forze Missilistiche, responsabili dell’arsenale nucleare, dove la corruzione avrebbe rallentato la costruzione di nuovi silos. Nonostante ciò, la Cina continua a modernizzare e professionalizzare l’esercito, sviluppando nuovi sistemi d’arma. Le portaerei sono un esempio: da una sola al tempo di Xi, ora ne ha tre, di cui l’ultima interamente progettata e costruita in patria, e si prevede che nei prossimi dieci anni il numero salga a cinque o sei, superando ogni altro paese eccetto gli Stati Uniti.

🇹🇭 Lunedì la Thailandia ha condotto attacchi aerei contro la Cambogia dopo settimane di tensioni al confine, accusando Phnom Penh di un precedente attacco costato la vita a un soldato thailandese, accusa che la Cambogia respinge. I bombardamenti hanno causato sfollamenti massicci nelle zone di confine, con quattro civili cambogiani uccisi e decine di feriti, mentre gli scontri successivi hanno portato a un bilancio più grave: almeno 9 civili cambogiani morti, 20 feriti, 61 soldati cambogiani uccisi e, sul fronte thailandese, 4 militari morti e 68 feriti. La nuova escalation interrompe la tregua raggiunta a luglio, già sospesa un mese fa, e si inserisce in una disputa territoriale di origine coloniale alimentata da rivalità storiche e nazionalismi diffusi. Parallelamente, il primo ministro thailandese Anutin Charnvirakul si è dimesso, avviando lo scioglimento del parlamento e nuove elezioni in un contesto di forte instabilità politica, aggravata dal ruolo dei militari e da recenti crisi di governo. La situazione interna è resa più complessa da difficoltà economiche strutturali, mentre gli scontri al confine continuano a coinvolgere diverse località e a provocare nuove vittime.

🇧🇯 Domenica mattina un gruppo di militari autodefinitosi “Comitato militare per la rifondazione” ha annunciato alla televisione di stato del Benin di aver deposto il presidente Patrice Talon, dichiarando la chiusura dei confini e la sospensione dei partiti politici. Poche ore dopo il ministro dell’Interno ha comunicato che il golpe era stato sventato e che la situazione era sotto controllo, mentre Talon in un discorso serale ha promesso che il «tradimento» non resterà impunito. Durante la mattinata sono stati segnalati spari a Cotonou, anche vicino alla residenza presidenziale, dove i militari avevano bloccato gli accessi e preso in ostaggio alcuni dipendenti della tv nazionale. Nel pomeriggio il governo ha riferito che i golpisti avevano controllato solo temporaneamente la televisione pubblica e che 14 persone erano state arrestate. Il Benin, ex colonia francese con 14,5 milioni di abitanti, era considerato stabile, ma la presidenza Talon, al potere dal 2016 e rieletto nel 2021, è stata segnata da accuse di repressione del dissenso. Il colpo di stato, durato poche ore, è fallito anche grazie all’intervento dell’ECOWAS e della Nigeria, che ha inviato aerei militari; truppe da Ghana, Nigeria, Costa d’Avorio e Sierra Leone sono state dispiegate a sostegno del governo. L’azione rapida dell’ECOWAS ha rafforzato la credibilità dell’organizzazione, indebolita negli ultimi anni da inefficacia e dalla fuoriuscita di Niger, Mali e Burkina Faso. In una regione caratterizzata da forte instabilità politica e da numerosi golpe negli ultimi cinque anni, l’intervento è stato favorito dal fatto che Talon non era stato catturato, aveva potuto richiedere assistenza e i golpisti non godevano di sostegno popolare, mentre la Nigeria aveva interesse a evitare una nuova crisi lungo il confine comune.

💻 Gli Stati Uniti hanno autorizzato Nvidia a vendere in Cina il chip H200, più potente dei modelli finora consentiti, dopo mesi di negoziati tra l’amministrazione Trump e l’azienda. Jensen Huang, CEO di Nvidia, aveva sostenuto che tali vendite avrebbero rafforzato la dipendenza cinese da tecnologie statunitensi e aumentato i ricavi per investimenti futuri. A luglio erano già state rimosse le restrizioni sul chip H20, versione meno potente pensata per il mercato cinese. Rimane invece vietata l’esportazione dei chip Blackwell, l’ultimo modello Nvidia. Il governo statunitense ha inoltre permesso ad AMD e Intel di esportare alcuni chip in Cina, imponendo però che il 25 per cento dei ricavi venga trasferito allo Stato, rispetto al 15 per cento stabilito in un precedente accordo.

🇪🇺 Il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato una proposta di modifica al regolamento 2024/1348 sulle domande di protezione internazionale, che aggiorna la definizione di “paesi sicuri” e introduce una lista comune europea comprendente Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. Finora ogni Stato membro definiva autonomamente tali paesi, con criteri diversi, mentre la nuova lista potrebbe facilitare il respingimento delle domande di asilo provenienti da questi territori. La riforma mira ad ampliare i casi di inammissibilità delle richieste quando il richiedente avrebbe potuto cercare protezione in un paese ritenuto sicuro. La proposta è stata sostenuta soprattutto dai governi conservatori, con l’opposizione di Spagna, Grecia, Francia e Portogallo. In Italia, una precedente estensione nazionale della lista aveva portato a un ricorso dei giudici e alla successiva bocciatura da parte della Corte di giustizia dell’UE.

🇾🇪 Nell’ultima settimana il Consiglio di Transizione del Sud (STC), gruppo separatista sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti ma formalmente alleato del governo dello Yemen, ha conquistato rapidamente le province meridionali di Hadramout e Mahra senza incontrare resistenza rilevante. L’offensiva, diretta contro forze teoricamente alleate e non contro gli Houthi, ha rotto l’equilibrio della guerra civile iniziata nel 2014, fino a poco fa in stallo. Gli Houthi controllano il nord e la capitale Sana’a, mentre l’STC e altri gruppi vicini agli Emirati ora dominano gran parte dello Yemen sud-orientale, compresi porti e infrastrutture petrolifere. Il gruppo ha assunto il controllo degli impianti della principale compagnia petrolifera yemenita e del palazzo presidenziale di Aden, dove il leader Aidarous al Zubaidi si è insediato annunciando come prossimo obiettivo Sana’a. La mossa rischia di frammentare ulteriormente il fronte anti-Houthi, dato che l’STC persegue la secessione del sud dal 2017. Non è chiaro come reagiranno il governo e i suoi alleati: l’Arabia Saudita ha ritirato parte delle truppe da Aden, sta riorganizzando le sue forze e ha chiesto allo STC di ritirarsi, mentre il presidente Rashad al Alimi ha definito l’avanzata dei separatisti un’azione unilaterale.

🇧🇬 Il primo ministro bulgaro Rosen Zhelyazkov ha annunciato le dimissioni proprie e dell’esecutivo, in carica da inizio anno, a seguito di estese proteste antigovernative iniziate contro alcune misure della legge di bilancio e poi ampliate a questioni strutturali come corruzione e immobilismo politico. Le manifestazioni, le più partecipate degli ultimi anni, hanno portato Zhelyazkov a lasciare l’incarico poco prima del voto su una mozione di sfiducia, pur sostenendo che il governo avrebbe superato il test parlamentare. L’esecutivo era sostenuto da una fragile coalizione di minoranza composta dai Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria, dal Partito socialista bulgaro e dal movimento nazionalista C’è un popolo come questo, con ulteriori appoggi esterni. Era nato tre mesi dopo le elezioni, in un contesto segnato da quattro anni di instabilità politica e governi tecnici. Le dimissioni non dovrebbero comunque incidere sul previsto ingresso della Bulgaria nell’Eurozona dal 1° gennaio.

🇮🇹 Due piccoli terremoti hanno scosso il sistema sanitario italiano. L’amministratore unico del San Raffaele di Milano, Francesco Galli, si è dimesso dopo le critiche per il caos verificatosi nel reparto di medicina generale, dove nuovi infermieri inviati da una cooperativa esterna si erano rivelati inadeguati, causando il blocco temporaneo dei ricoveri. Il Consiglio di amministrazione del Gruppo San Donato aveva già avviato all’unanimità la revoca del suo incarico, sostituendolo con Marco Centenari. Contemporaneamente, a Roma la procura sta indagando su un presunto sistema di tangenti legato alla gestione dei pazienti in dialisi: il primario del Sant’Eugenio, Roberto Palumbo, è accusato di aver indirizzato pazienti verso sei cliniche private convenzionate in cambio di denaro e favori. Arrestato il 4 dicembre mentre riceveva 3.000 euro dall’imprenditore Maurizio Terra, Palumbo è ora ai domiciliari e sospeso dall’incarico; nell’inchiesta risultano coinvolte altre dieci persone. Nel Lazio i pazienti in dialisi sono circa 4.990, di cui 1.159 seguiti dal Sant’Eugenio. Secondo l’accusa Palumbo avrebbe ricevuto fino a 3.000 euro per paziente, utilizzando false fatture e partecipazioni societarie per occultare i pagamenti. L’indagine, avviata dopo la denuncia di un imprenditore coinvolto, ha ricostruito compensi e benefici per oltre 700.000 euro. Il legale di Palumbo nega la corruzione, sostenendo che si trattasse di compensi professionali non dichiarati per ragioni fiscali e personali.

🇩🇪 Il Bundestag tedesco ha approvato la riforma del sistema pensionistico proposta dal governo, dopo un voto dall’esito incerto a causa dell’opposizione della sezione giovanile della CDU, che temeva un aumento insostenibile dei costi a carico delle generazioni future. Il punto più contestato riguarda il mantenimento degli assegni pensionistici ad almeno il 48 per cento dello stipendio medio fino al 2031. Nonostante il dissenso interno, la legge è stata sostenuta dalla maggioranza dei deputati di CDU e SPD ed è passata con 318 voti, appena due sopra la soglia della maggioranza assoluta. Ora la riforma passa al Bundesrat, dove l’approvazione è considerata certa. Nella stessa seduta è stato approvato anche un piano per ampliare il numero di persone coinvolte nel servizio militare, senza reintrodurre la leva obbligatoria ma introducendo nuovi adempimenti per i diciottenni, mentre per le donne la partecipazione resterà facoltativa. Il provvedimento ha generato proteste in oltre 90 città tedesche.

📱 Negli ultimi mesi Apple ha registrato un’insolita serie di dimissioni di dirigenti di alto livello, inclusi figure chiave come John Giannandrea, Alan Dye e Jeff Williams, contribuendo a una “fuga dei cervelli” verso aziende come Meta, OpenAI e Microsoft. Queste uscite avvengono in un momento in cui Apple è percepita in ritardo nel campo dell’intelligenza artificiale, con risultati deludenti per Apple Intelligence e per la nuova versione di Siri. Allo stesso tempo, l’azienda ha annunciato ulteriori transizioni interne che coinvolgono Lisa Jackson e Kate Adams, mentre Jennifer Newstead, proveniente da Meta, entrerà alla guida degli affari legali. Il Financial Times ha ipotizzato una possibile uscita futura di Tim Cook, poi ridimensionata da Bloomberg, mentre emergono e vengono smentite voci su una possibile partenza di Johny Srouji. Nonostante l’incertezza, Apple si avvia comunque a chiudere l’anno con vendite record, in particolare per gli iPhone.

🎞️ La Walt Disney Company investirà un miliardo di dollari in OpenAI e metterà a disposizione i propri personaggi per l’uso in Sora, il sistema di intelligenza artificiale che genera video da input testuali. L’intesa è rilevante poiché Disney detiene i diritti su centinaia di personaggi, altrimenti non utilizzabili da piattaforme come Sora. Le licenze comprendono figure Disney, Marvel, Pixar e Star Wars. L’accordo concede a OpenAI una licenza triennale. Da ora sarà quindi possibile creare brevi video con questi personaggi all’interno di Sora.

🌉 Il governo, dopo le critiche della Corte dei conti che in ottobre non aveva approvato la delibera del Cipess sul ponte sullo Stretto di Messina, ha deciso di non forzare le procedure e di ripartire dal lavoro di otto mesi fa. L’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha spiegato che la delibera del Cipess sarà riscritta e che i ministeri competenti avvieranno un confronto con la Commissione Europea per evitare ulteriori problemi. La procedura ideale avrebbe previsto l’approvazione del progetto definitivo, delle valutazioni ambientali e poi della delibera Cipess, necessaria per aprire i cantieri; tuttavia, negli ultimi due anni si sono accumulati ritardi, 280 osservazioni ambientali e il mancato via libera della Corte dei conti. Due i principali dubbi da chiarire con Bruxelles: le deroghe ambientali motivate dall’interesse pubblico militare (IROPI) e il rispetto della direttiva sugli appalti, che richiede una nuova gara quando i costi superano del 50 per cento quelli iniziali, mentre il contratto con Eurolink è passato da 3,8 miliardi del 2005 a oltre 10 miliardi. Ciucci sostiene che gli aumenti siano antecedenti alle direttive europee del 2014 e dovuti solo all’inflazione, e attende una valutazione favorevole dell’UE. Una nuova delibera Cipess potrà essere adottata solo dopo questo confronto, che non ha tempi definiti, mentre il governo mantiene l’obiettivo di aprire i cantieri entro la prossima estate, dopo i rinvii del 2024 e 2025.

📰 Dopo mesi di indiscrezioni, Exor ha informato per la prima volta le redazioni di Repubblica e della Stampa dell’intenzione di vendere l’intero gruppo GEDI, che include anche HuffPost e le radio Deejay, Capital e m2o. Le redazioni hanno reagito con scioperi e sospensioni delle pubblicazioni, chiedendo garanzie occupazionali e trasparenza. Le trattative, ufficialmente confermate solo pochi giorni fa, sono in fase avanzata con il gruppo greco Antenna, mentre altre ipotesi riguardano una cessione separata della Stampa, per cui è in corso un confronto con NEM e alcuni imprenditori piemontesi. La gestione della Stampa sarebbe complicata dalla separazione dalle strutture digitali e tecniche condivise nel gruppo GEDI. I giornalisti denunciano una comunicazione tardiva e inadeguata da parte dell’azienda, oltre a anni di riduzione dei costi e mancanza di visione strategica sotto la gestione Exor. Anche Repubblica chiede tutele per i posti di lavoro e la continuità della linea editoriale, mentre il governo ha convocato un incontro per discutere la situazione.

🇺🇸 Curiosità dagli USA. L’amministrazione Trump ha proposto che alcuni visitatori diretti negli Stati Uniti debbano fornire la loro cronologia dei social media degli ultimi cinque anni per poter entrare nel Paese. Il requisito riguarderebbe i viaggiatori provenienti da 42 Paesi aderenti al programma di esenzione dal visto, tra cui Regno Unito, Australia, Giappone e molti Stati europei, che utilizzano l’applicazione online ESTA. Attualmente il sistema richiede dati anagrafici, di passaporto e precedenti penali, mentre la sezione dedicata ai social media, introdotta nel 2016, è facoltativa. La proposta renderebbe obbligatoria la raccolta di tali informazioni, insieme a nuovi dati come numeri di telefono, email degli ultimi cinque anni e informazioni dettagliate sui familiari. Il provvedimento, aperto ai commenti pubblici fino al 9 febbraio, si inserisce in un più ampio irrigidimento delle politiche migratorie e dei controlli, che negli ultimi mesi hanno coinvolto anche i titolari di visti studenteschi, sottoposti a verifiche sui propri profili social e su eventuali atteggiamenti considerati ostili verso gli Stati Uniti.

🏎️ Lando Norris, 26 anni, ha conquistato il Mondiale di Formula 1 arrivando terzo nell’ultimo Gran Premio della stagione ad Abu Dhabi, concluso con la vittoria di Max Verstappen e il secondo posto di Oscar Piastri. Norris partiva con 12 punti di vantaggio su Verstappen e 16 su Piastri, e il terzo posto – che vale 15 punti – gli è stato sufficiente per mantenere la leadership. La McLaren, già vincitrice con largo anticipo del Mondiale costruttori, gli aveva fornito la vettura più competitiva. Durante la stagione Norris aveva vissuto fasi alterne, rimanendo a lungo secondo dietro Piastri a causa di errori individuali e strategie discutibili del team, che avevano permesso a Verstappen di rimanere in corsa fino alla fine. Anche la gara di Abu Dhabi è stata complessa: dopo una partenza difficile e un rientro in pista nel traffico dopo il pit stop, Norris ha recuperato con diversi sorpassi fino al terzo posto decisivo. La gestione della pressione ha contraddetto le critiche sulla sua tenuta mentale. Per la McLaren è il primo titolo piloti dal 2008, quando a vincere fu Lewis Hamilton, protagonista quest’anno di una stagione opaca in Ferrari.

Alla prossima 👋

Condividi articolo su:

Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

La Rassegna Settimanale di Maurizio Russo