Mpox non è più emergenza internazionale secondo l’OMS
Cosa significa davvero la decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
La revoca dello stato di emergenza non implica che il virus sia scomparso, ma piuttosto che non rappresenta più una minaccia immediata e diffusa per la salute pubblica globale. L’OMS, nel comunicato ufficiale, ha sottolineato come i nuovi casi siano diminuiti di oltre il 90% rispetto al picco registrato nel 2022, quando il Mpox aveva portato a oltre 90.000 contagi in più di 110 Paesi.
Secondo il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, la decisione “non segna la fine del Mpox come problema di salute pubblica, ma l’inizio di una nuova fase: quella del controllo a lungo termine e della prevenzione mirata”. L’obiettivo è ora quello di mantenere alta la sorveglianza e continuare con le campagne vaccinali per evitare nuovi focolai, specialmente nei Paesi in cui il virus è ancora presente in forma endemica, come alcune aree dell’Africa centrale e occidentale.
Cos’è il Mpox e come si trasmette
Il Mpox è una malattia virale causata dal Monkeypox virus, appartenente alla stessa famiglia del vaiolo umano, ma con sintomi generalmente più lievi. Si trasmette tramite contatto diretto con lesioni cutanee infette, fluidi corporei, superfici contaminate o attraverso droplet respiratori in caso di contatti ravvicinati prolungati.
I sintomi principali includono febbre, ingrossamento dei linfonodi e un’eruzione cutanea caratteristica che evolve in pustole. Nella maggior parte dei casi, la malattia si risolve spontaneamente in due o tre settimane, ma può diventare grave in soggetti immunocompromessi o non vaccinati contro il vaiolo.
Dal picco del 2022 alla situazione attuale
La diffusione esplosiva del Mpox nel 2022 aveva spinto l’OMS a dichiarare lo stato di emergenza internazionale. L’infezione si era diffusa rapidamente al di fuori delle aree endemiche, coinvolgendo Europa e America del Nord, in gran parte a causa di trasmissioni interpersonali in contesti sociali e sanitari non preparati ad affrontare il virus.
Grazie a una rapida risposta sanitaria — basata su tracciamento dei contatti, isolamento dei casi sospetti e distribuzione mirata di vaccini antivaiolo di nuova generazione (come l’MVA-BN, noto anche come Imvanex o Jynneos) — la curva dei contagi ha cominciato a calare drasticamente nel corso del 2023.
In Italia, i casi confermati dall’Istituto Superiore di Sanità sono stati poco più di 1.200, con un decremento progressivo fino ai numeri minimi del 2024, segno che le misure di contenimento e prevenzione hanno funzionato.
Perché il rischio non è del tutto finito
Sebbene la decisione dell’OMS rappresenti un successo nella lotta al Mpox, gli esperti avvertono che il virus non è scomparso del tutto. In Africa, dove la malattia è presente da decenni, il rischio di ricomparsa è ancora concreto, soprattutto a causa delle difficoltà di accesso ai vaccini e della debolezza dei sistemi sanitari.
Inoltre, il virus potrebbe mutare e adattarsi a nuovi ospiti, come già osservato in alcuni focolai locali. Per questo motivo, la comunità scientifica insiste sull’importanza di continuare la sorveglianza epidemiologica e mantenere pronte le strutture sanitarie in caso di una nuova recrudescenza.
Vaccini, prevenzione e prossimi passi
L’OMS invita i governi a non abbassare la guardia: tra le priorità, c’è la creazione di scorte strategiche di vaccini antivaiolo e il potenziamento della cooperazione internazionale per garantire un accesso equo alle cure.
In parallelo, prosegue la ricerca su nuove generazioni di antivirali e strumenti diagnostici più rapidi, per rendere la risposta ancora più efficiente in caso di nuovi focolai.
A livello comunicativo, l’OMS continua anche il lavoro di sensibilizzazione per contrastare lo stigma che ha accompagnato la diffusione del virus, soprattutto nelle prime fasi dell’epidemia, quando la malattia era erroneamente associata a determinate comunità.
Conclusione: una vittoria della prevenzione
La fine dell’emergenza Mpox non è solo un traguardo sanitario, ma anche un esempio di come la cooperazione internazionale e la ricerca scientifica possano davvero fare la differenza.
La pandemia di Covid-19 ha insegnato quanto sia essenziale una risposta rapida e coordinata. L’esperienza del Mpox conferma che, con strumenti adeguati e una comunicazione chiara, è possibile prevenire un’altra crisi sanitaria globale.
La sfida ora è mantenere il livello di preparazione raggiunto, continuando a investire nella prevenzione, nella ricerca e in sistemi sanitari resilienti: perché ogni emergenza evitata è una vittoria per tutti.



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