Conseguenze del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, golpe in Madagascar, tensione al confine tra Afghanistan e Pakistan
Dopo una settimana intensa… ne arriva una altrettanto intensa, nel cuore di ottobre.
Partiamo, come sempre, dalle ultime sul conflitto israelo-palestinese, soprattutto in seguito al cessate il fuoco siglato la scorsa settimana. Dopodiché facciamo un giro intorno al mondo per la nuova situazione in Madagascar, le novità sulla guerra in Ucraina e sulle dispute di confine tra Afghanistan e Pakistan.
C’è tanto di cui parlare, cominciamo 👇
🇮🇱 ISRAELE – HAMAS, LE CONSEGUENZE DELL’ACCORDO: TRA UN VERTICE INTERNAZIONALE E LA RESTITUZIONE DEGLI OSTAGGI, LA TREGUA È SOTTILE

1) Vediamo le prime reazioni/conseguenze alla pace siglata tra Hamas e Israele. Lunedì mattina si è concluso lo scambio tra le parti con la liberazione degli ultimi 20 ostaggi israeliani ancora vivi e di circa 2.000 prigionieri palestinesi. L’operazione, parte della prima fase dell’accordo di pace promosso da Donald Trump, si è svolta senza particolari problemi. A Tel Aviv migliaia di persone si sono radunate nella “piazza degli Ostaggi” per seguire e celebrare la liberazione, mentre in Cisgiordania e a Gaza si preparavano i centri di accoglienza per i prigionieri palestinesi. I primi sette ostaggi israeliani, rapiti il 7 ottobre 2023 nei kibbutz, in basi militari o al festival Nova, sono stati consegnati a Israele attraverso la Croce Rossa e apparsi in condizioni migliori rispetto a precedenti liberati. Poco dopo, altri tredici ostaggi sono stati rilasciati nel sud della Striscia, completando le liberazioni. Hamas ha poi restituito i corpi di quattro prigionieri morti, ma non tutti quelli previsti dall’accordo (ci torneremo). Israele ha quindi liberato 1.968 prigionieri palestinesi, tra cui 250 ergastolani e numerosi arrestati dopo il 7 ottobre, comprese donne e bambini. Molti sono arrivati a Ramallah e Khan Yunis, accolti da feste nonostante i divieti israeliani, che hanno portato a scontri con l’esercito. Diversi prigionieri sono apparsi in condizioni di salute precarie, confermando le denunce di torture e abusi nelle carceri israeliane già documentate dall’ong B’Tselem.
Intanto il presidente statunitense Donald Trump ha fatto visita al premier israeliano Netanyahu. Durante il suo discorso alla Knesset, Trump ha dichiarato che Israele ha ottenuto tutte le vittorie possibili con la forza militare e che ora è il momento di trasformarle in pace e prosperità per il Medio Oriente. Il presidente americano, accolto a Tel Aviv proprio da Benjamin Netanyahu, dal presidente israeliano Isaac Herzog e dai familiari di ostaggi e sopravvissuti, ha parlato di “un’alba storica di un nuovo Medio Oriente” dove “le armi tacciono e il cielo è sereno”. Ha sottolineato la necessità di concentrare gli sforzi su Gaza per ristabilire stabilità, sicurezza, dignità e sviluppo economico, offrendo una vita migliore alle future generazioni. Trump ha inoltre definito la determinazione di Israele dal 7 ottobre una prova del suo trionfo contro chi vuole distruggerlo. Infine, rivolgendosi a Herzog, ha proposto a sorpresa di concedere la grazia a Netanyahu, accusato di corruzione e frode nel 2019.
Non è tutto, perché le trattative proseguono. Sempre lunedì infatti, a Sharm el Sheikh, si è tenuto un incontro tra i rappresentanti di una trentina di paesi, concluso con la firma di un documento generico sul futuro della Striscia di Gaza. L’evento, presieduto sempre da Donald Trump e dal presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, è avvenuto nello stesso giorno in cui Hamas ha liberato alcuni ostaggi, come dicevamo all’inizio. Il presidente statunitense ha presentato il vertice come l’inizio della “fase due” dei negoziati, ma l’incontro si è rivelato soprattutto un’occasione di visibilità. Hanno partecipato i leader di 29 paesi e di tre organizzazioni internazionali, tra cui Macron, Sánchez, Starmer, Tony Blair e Giorgia Meloni. La giornata è stata segnata da cerimonie pompose, foto di rito e lunghe strette di mano, come quella tra Trump e Macron. Il documento, firmato da Trump, al Sisi, l’emiro del Qatar e il presidente turco Erdoğan, conteneva dichiarazioni generiche sulla “pace duratura” e la lotta all’estremismo, senza dettagli concreti. Trump ha accennato all’ampliamento del Consiglio di pace che dovrebbe governare Gaza, ma senza precisazioni. A questo proposito, infatti, restano ancora tre questioni irrisolte: la creazione di uno stato palestinese, il disarmo di Hamas e la ricostruzione della Striscia. Netanyahu ha escluso la possibilità di uno stato palestinese, mentre il presidente egiziano al Sisi ha ribadito la necessità della soluzione dei due stati. Il piano prevede un governo provvisorio tecnocratico sotto supervisione internazionale, poi trasferito all’Autorità Nazionale Palestinese, ma con tempi e ruoli indefiniti. Hamas, intanto, mantiene il controllo armato di parte del territorio e non ha accettato il disarmo. Gaza rimane devastata, con infrastrutture distrutte e una crisi umanitaria grave, mentre Trump ha promesso fondi per la ricostruzione senza dettagli operativi. Restano anche nuove tensioni sulla restituzione dei corpi degli ostaggi, che potrebbe ancora far vacillare l’accordo.
Su questo tema, proprio Hamas ha accusato Israele di aver violato l’accordo di cessate il fuoco dopo l’uccisione di diversi palestinesi a Gaza da parte dell’Idf, invitando i mediatori a monitorare la situazione. Secondo fonti palestinesi, sei civili sono stati uccisi da droni israeliani nel quartiere di Shuja’iyya. Israele ha annunciato la chiusura del valico di Rafah per due giorni e la riduzione del flusso di aiuti, in risposta al mancato rilascio da parte di Hamas dei corpi di tutti gli ostaggi morti, fissando la fine della giornata come scadenza per la restituzione. I mediatori sostengono che Hamas abbia difficoltà a localizzare i corpi, ma Israele ritiene che il gruppo ne possieda già alcuni. L’Idf ha identificato altri due ostaggi deceduti (9 in totale, finora): il musicista israeliano Guy Iloz e lo studente nepalese Bipin Joshi. La Croce Rossa ha definito il recupero dei resti un’“enorme sfida”, stimando che potrebbero volerci settimane o che alcuni corpi non saranno mai trovati. Dall’inizio della tregua, oltre 250 corpi sono stati recuperati, mentre circa 10.000 persone risultano ancora sotto le macerie. Onu e Croce Rossa hanno chiesto l’apertura di tutti i valichi per far entrare gli aiuti umanitari. Secondo l’Undp, l’80% degli edifici di Gaza è distrutto o danneggiato, con punte del 92% a Gaza City, e sono necessari lavori di sgombero per almeno 55 milioni di tonnellate di macerie, spesso ostacolati dalla presenza di ordigni inesplosi.
Nei giorni successivi, le brigate al Qassam (ala militare di Hamas) hanno dichiarato di aver restituito a Israele tutti i corpi degli ostaggi morti a Gaza che sono riuscite a recuperare, precisando che per trovare i restanti serviranno “attrezzature speciali”. Un decimo corpo, restituito martedì, sarebbe di un palestinese usato come scudo umano dall’esercito israeliano. In base agli accordi per il cessate il fuoco, Hamas aveva tre giorni da lunedì per restituire i corpi di 28 ostaggi, ma ha chiesto più tempo per via delle difficoltà nel rintracciare i 19 mancanti, probabilmente dispersi o sepolti sotto le macerie. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha ordinato all’esercito di prepararsi a un nuovo attacco se Hamas non rispetterà i termini, avvertendo che Israele, con il sostegno degli Stati Uniti, è pronto a riprendere i combattimenti. Il presidente statunitense Donald Trump ha espresso comprensione per le difficoltà nel recupero dei corpi, ma ha poi minacciato un ritorno all’offensiva se l’accordo non sarà rispettato. Intanto Hamas, invece di avviarsi alla smilitarizzazione prevista dal piano di pace in 20 punti di Trump, sta rafforzando il controllo sulla Striscia e reprimendo i gruppi rivali, mentre il futuro politico del territorio resta incerto e in attesa di nuovi negoziati.
In chiusura, vale la pena notare che la milizia yemenita degli Houthi ha annunciato la morte del capo di stato maggiore Muhammad al Ghamari, avvenuta «mentre compiva i suoi doveri», senza specificarne le circostanze. Poco dopo, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha rivendicato l’uccisione, affermando che al Ghamari è morto per le ferite subite nel bombardamento israeliano del 28 agosto su Sana’a, in cui morirono anche il primo ministro Mujahid Ahmad Ghaleb al Rahwi e altri ministri. Negli ultimi due anni, gli Houthi e Israele si sono scambiati attacchi, spesso con effetti limitati per via delle difese israeliane. Gli Houthi dichiarano di agire in sostegno dei palestinesi, mentre Israele, insieme a Stati Uniti e Regno Unito, ha risposto con numerosi bombardamenti sullo Yemen.
🇲🇬 MADAGASCAR: LE FORTI PROTESTE ANTI-GOVERNATIVE SI TRASFORMANO IN UN GOLPE MILITARE. FACCIAMO IL PUNTO

2) Salto rapido in Africa. Martedì l’esercito del Madagascar ha annunciato di aver preso il potere e destituito il presidente Andry Rajoelina, dopo l’approvazione del suo impeachment da parte del parlamento. I militari hanno formato un Consiglio Nazionale di Difesa per la Transizione, incaricato di scegliere un nuovo primo ministro “in consultazione con la Gen Z” (protagonista delle proteste) e di organizzare elezioni entro due anni. Il colonnello Michael Randrianirina, capo dell’unità d’élite CAPSAT, ha sospeso tutte le istituzioni democratiche tranne l’Assemblea Nazionale, istituendo un comitato militare che assumerà le funzioni presidenziali. A seguito dell’annuncio, nella capitale Antananarivo si sono svolte manifestazioni di giubilo, mentre veicoli corazzati sfilavano per le strade. La crisi arriva dopo settimane di proteste contro Rajoelina per i disservizi pubblici e la gestione del governo, represse con violenza: secondo l’ONU, almeno 22 persone sono state uccise. Sabato il CAPSAT, che aveva già favorito Rajoelina nel colpo di stato del 2009, si era schierato con i manifestanti. Poco prima dell’impeachment, il presidente aveva tentato invano di sciogliere l’Assemblea. Dopo la presa di potere, la Corte costituzionale — sciolta dai militari — ha comunque confermato Randrianirina come capo del paese. Rajoelina, di cui non si conosce la posizione, ha dichiarato di temere per la propria sicurezza e di considerarsi ancora presidente. Secondo alcuni giornali, sarebbe fuggito in elicottero e poi con un aereo militare francese verso Réunion e infine Dubai, con l’aiuto delle autorità francesi, su cui l’Eliseo non ha rilasciato commenti. Pur cercando di presentare l’evento come una “rivoluzione popolare” e non come un golpe, i CAPSAT restano legati all’élite economica del paese, e non è chiaro se restituiranno il potere a un governo civile né se gli interessi dei militari e dei giovani manifestanti rimarranno allineati. In ogni caso, dopo diverse consultazioni, oggi il colonnello Michael Randrianirina è stato nominato presidente del Madagascar. La maggior parte dei media internazionali, tra cui Associated Press, Le Monde e Reuters, lo definisce un colpo di stato militare, dato il ruolo decisivo dell’esercito.
🇺🇦 LE MOSSE DI UCRAINA E RUSSIA, IN ATTESA DEGLI INCONTRI DI DONALD TRUMP CON PUTIN E ZELENSKY

3) Che aria tira tra Ucraina e Russia? Vediamo. Il presidente russo Vladimir Putin ha prorogato i sussidi per le raffinerie, nel tentativo di mantenere sul mercato interno i carburanti prodotti, dopo gli effetti degli attacchi ucraini con droni che, dalla fine dell’estate, hanno colpito almeno 16 delle 38 principali raffinerie russe (21 dall’inizio dell’anno). Gli attacchi, più frequenti e potenti rispetto alla campagna del 2024, hanno causato un aumento del 40% del prezzo della benzina, carenze diffuse e lunghe code ai distributori, soprattutto in Crimea, dove a fine settembre metà dei distributori risultava chiusa. L’obiettivo ucraino è stato colpire sia i rifornimenti militari sia la produzione nazionale, per far percepire alla popolazione russa gli effetti della guerra. Secondo Volodymyr Zelensky, «le sanzioni più efficaci sono gli incendi nelle raffinerie», che stanno provocando fino a un terzo di riduzione temporanea della capacità produttiva. Mosca ha reagito rinnovando il divieto di esportazione di benzina, limitando quella di gasolio ai minimi dal 2017 e annunciando l’aumento dell’IVA dal 20 al 22% nel 2026 per sostenere le spese militari. Diversamente dal 2024, la campagna di attacchi attuale avrebbe il sostegno dell’intelligence statunitense (ci torneremo), con l’approvazione implicita del presidente Donald Trump, che ha definito la Russia una «tigre di carta» e affermato per la prima volta che l’Ucraina potrebbe vincere la guerra.
Proprio Trump ha definito “un grande progresso” la telefonata avuta con Vladimir Putin, la prima dopo due mesi, alla vigilia del suo incontro con Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca (previsto per oggi). I due leader discuteranno dei risultati del colloquio e dei prossimi incontri tra consiglieri americani e russi, in vista di un vertice Trump-Putin a Budapest, accolto con favore dal premier ungherese Viktor Orban. Trump ha parlato di una conversazione di due ore e mezza “molto produttiva”, in cui Putin lo ha congratulato per “il grande risultato della pace in Medio Oriente”, aggiungendo che questo successo potrà favorire i negoziati sulla guerra in Ucraina. Il tono distensivo di Trump rappresenta un cambiamento rispetto alle recenti dichiarazioni in cui si era detto “deluso da Putin” e aveva ipotizzato l’invio a Kiev dei missili da crociera Tomahawk, minaccia che Mosca ha definito pericolosa per le relazioni bilaterali e la pace. Zelensky, da parte sua, ha confermato di aver discusso con la società americana Raytheon la produzione congiunta di missili Tomahawk e sistemi Patriot, considerati essenziali per difendersi dai pesanti attacchi russi. Nelle ultime 48 ore, Mosca ha lanciato oltre 300 droni e 37 missili, colpendo infrastrutture energetiche nelle regioni di Vinnytsia, Sumy e Poltava, causando blackout diffusi. La Russia ha rivendicato raid “massicci” contro strutture del gas ucraine, mentre Kiev ha proseguito gli attacchi con droni su obiettivi energetici russi, con vittime e danni nelle regioni di Volgograd e Belgorod.
🇵🇰 SCHERMAGLIE E SCONTRI AL CONFINE TRA AFGHANISTAN E PAKISTAN. CESSATE IL FUOCO SIGLATO, MA DURERÀ?

4) Nella notte tra sabato e domenica si sono verificati violenti scontri al confine tra Pakistan e Afghanistan tra l’esercito pachistano e le forze talebane. Il governo dei talebani ha dichiarato di aver lanciato un’«operazione di ritorsione» contro precedenti attacchi pachistani, colpendo varie postazioni lungo il confine montuoso. Gli scontri, condotti con armi leggere e artiglieria, hanno provocato la morte di almeno 23 soldati pachistani e 9 talebani, secondo le rispettive fonti, e la distruzione di alcune postazioni di frontiera. I combattimenti si sono conclusi domenica mattina, ma con ulteriori schermaglie nella regione pachistana del Kurram, mentre il confine resta chiuso. L’attacco talebano sarebbe una risposta a due bombardamenti aerei che il Pakistan avrebbe condotto nei giorni precedenti su Kabul e nella provincia di Paktika, mai confermati da Islamabad. Da tempo il Pakistan conduce operazioni contro il gruppo terroristico TTP, che ritiene sostenuto dai talebani afghani; il bombardamento di Kabul avrebbe avuto come obiettivo il leader del TTP, Noor Wali Mehsud. Un generale pachistano ha accusato Kabul di ospitare basi terroristiche e ha annunciato possibili contromisure. Mercoledì il governo pakistano ha annunciato di aver raggiunto un accordo con l’Afghanistan per un cessate il fuoco di 48 ore. Il confine di oltre 2.600 chilometri tra i due paesi è stato spesso teatro di attacchi, ma quelli recenti sono stati eccezionali per intensità.
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Voliamo subito alle brevi 👇
🇬🇷 Il parlamento greco ha approvato una controversa riforma della legge sul lavoro, sostenuta dal governo di Kyriakos Mitsotakis, che consente di estendere la giornata lavorativa fino a 13 ore nel settore privato. La misura, criticata da opposizione e sindacati e preceduta da due scioperi generali, mira secondo l’esecutivo a rendere più flessibile il mercato del lavoro e a contrastare la crisi demografica. La riforma è passata con 158 voti favorevoli e 109 contrari, mentre Syriza si è astenuto. Attualmente in Grecia si lavora in media otto o nove ore al giorno, ma con le nuove norme sarà possibile fare quattro ore di straordinario, per un massimo di tre giorni al mese e fino a 150 ore annuali. La legge non modifica il tetto settimanale di ore e introduce anche maggiore flessibilità per le assunzioni a breve termine e le ferie nel settore privato.
🇻🇪 Il presidente statunitense Donald Trump ha autorizzato la CIA a condurre operazioni segrete in Venezuela, con l’obiettivo di aumentare la pressione sul governo di Nicolás Maduro, al potere dal 2013 e rieletto nel 2024 tra accuse di brogli. Secondo il New York Times, l’amministrazione Trump avrebbe offerto una ricompensa di 50 milioni di dollari per informazioni utili alla cattura di Maduro, accusato di narcotraffico. Trump ha dichiarato che le operazioni mirano a ridurre il flusso di migranti irregolari e a contrastare il traffico di droga. Negli ultimi giorni, gli Stati Uniti hanno colpito cinque imbarcazioni sospettate di trasportare droga vicino al Venezuela, provocando la morte di almeno 27 persone. Interrogato dai giornalisti, Trump non ha voluto dire se la CIA sia autorizzata a uccidere Maduro, ma ha affermato che il Venezuela “sta sentendo la pressione”. Il governo venezuelano ha accusato Washington di violare il diritto internazionale e ha annunciato una denuncia al Consiglio di sicurezza dell’ONU.
🇫🇷 L’Assemblea nazionale francese ha respinto entrambe le mozioni di sfiducia contro il primo ministro Sébastien Lecornu, tornato in carica dopo le dimissioni della settimana precedente. La sopravvivenza politica del governo è stata garantita dal sostegno dei Socialisti, ottenuto grazie a due concessioni: la sospensione della riforma delle pensioni del 2023 fino alle presidenziali del 2027 e l’impegno a non utilizzare l’articolo 49.3 della Costituzione per approvare la legge di bilancio 2026. La mozione della sinistra radicale (LFI) ha raccolto 271 voti, contro i 289 necessari, mentre quella dell’estrema destra (RN) solo 144. I Socialisti hanno però precisato che il loro appoggio è temporaneo e intendono chiedere ulteriori modifiche alla legge di bilancio. La loro scelta ha provocato forti tensioni con gli alleati di sinistra, mentre nei Repubblicani, alleati di Macron, sono emerse divisioni interne. Lecornu dovrà ora affrontare un difficile negoziato parlamentare per far approvare la legge di bilancio.
🇮🇹 La manovra economica da 18 miliardi di euro inviata dal governo italiano alla Commissione Ue prevede la riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35 al 33% per redditi tra 28.000 e 50.000 euro, con un beneficio massimo di 440 euro annui, limitato ai redditi alti. Contributi da banche e assicurazioni porteranno 11 miliardi in tre anni. Sul fronte pensioni, prevista la sterilizzazione dell’aumento dell’età solo per i lavori gravosi e usuranti e il proseguimento di Opzione Donna, Ape Sociale e Quota 103. Stanziati 2 miliardi per l’adeguamento salariale e la riduzione fiscale sul salario accessorio della PA. Le detrazioni Irpef saranno riviste a favore delle famiglie con un solo figlio. Per famiglie e caregiver previsti 1,6 miliardi e il potenziamento del bonus mamme, oltre al rinnovo della “Carta dedicata a te”. Confermati i bonus casa (50% prima abitazione, 36% seconda), mentre 3 miliardi andranno alle imprese tramite credito d’imposta e Nuova Sabatini. In sanità si aggiungono 2 miliardi ai fondi già previsti. Il fondo sentenze riceverà 2 miliardi una tantum e la spending review porterà 2,3 miliardi di risparmi nel 2026.
🇺🇾 L’Uruguay è diventato il primo paese dell’America Latina a legalizzare l’eutanasia tramite una legge approvata dal Senato con 20 voti favorevoli su 31, dopo cinque anni di dibattito. La norma, chiamata Muerte digna, consente l’eutanasia ma non il suicidio assistito e potrà essere richiesta da maggiorenni affetti da malattie incurabili che provochino “sofferenze insostenibili”, anche se non terminali. Il processo prevede due valutazioni mediche in tempi brevi e la possibilità per il paziente di revocare la richiesta o scegliere tempi e luogo della procedura. La legge è sostenuta da oltre il 60% della popolazione, nonostante l’opposizione della Chiesa cattolica, e ha trovato appoggio anche tra alcuni senatori di centrodestra. L’Uruguay conferma così la sua tradizione progressista, dopo le precedenti legalizzazioni di aborto e marijuana durante la presidenza di José “Pepe” Mujica. In altri paesi latinoamericani, come Cile, Colombia ed Ecuador, la questione resta ancora oggetto di dibattito o di decisioni giudiziarie.
🇦🇷 Martedì il presidente argentino Javier Milei ha incontrato alla Casa Bianca il presidente statunitense Donald Trump, che ha annunciato la sospensione del piano di sostegno economico all’Argentina in caso di sconfitta del partito di Milei alle elezioni legislative del 26 ottobre. Il piano, avviato dal Tesoro USA a inizio ottobre, prevede un intervento da 20 miliardi di dollari per sostenere il valore del peso argentino, crollato per la sfiducia degli investitori. Trump, che ha definito Milei «un vero MAGA», considera l’iniziativa un modello per diffondere politiche liberiste in Sud America. In carica dal dicembre 2023, Milei ha ottenuto progressi nel contenimento dell’inflazione ma la sua popolarità è calata a causa dei costi sociali delle riforme e di scandali legati a una criptovaluta e a presunti casi di corruzione che hanno coinvolto la sorella Karina. In vista delle elezioni, il presidente argentino cerca una conferma politica dopo i deludenti risultati locali, mentre la Borsa di Buenos Aires ha perso oltre il 4% dopo le dichiarazioni di Trump, segnale delle preoccupazioni dei mercati per un possibile ritiro del sostegno statunitense.
🇨🇳 Il Partito Comunista Cinese ha rimosso nove generali con l’accusa di corruzione, in quella che è considerata una delle più vaste epurazioni dall’ascesa al potere di Xi Jinping nel 2012. Tra i destituiti figura He Weidong, vicepresidente della Commissione militare centrale e terzo in comando dell’Esercito popolare di liberazione, oltre che membro del Politburo e stretto alleato di Xi. È la prima volta dai tempi della Rivoluzione culturale (1966-1976) che un generale della Commissione viene rimosso. Otto dei nove generali facevano parte del comitato centrale del partito, che si riunirà a breve per permettere a Xi di nominare i sostituti. Tra gli epurati anche l’ammiraglio Miao Hua e il generale Lin Xiangyang, responsabile delle operazioni militari verso Taiwan. La campagna anticorruzione di Xi ha già colpito 58 alti dirigenti e oltre 800mila funzionari di livelli inferiori; da quando è al potere, il presidente ha rimosso quasi un quinto dei generali da lui stesso nominati.
🇵🇪 José Jerí è stato nominato presidente ad interim del Perù dopo la destituzione con voto di sfiducia di Dina Boluarte, accusata di corruzione e incapacità di contrastare la crescente criminalità. La sua nomina, avvenuta per successione costituzionale, non ha placato le proteste a Lima, dove si registrano un morto e oltre cento feriti. I manifestanti lo considerano in continuità con Boluarte e chiedono le sue dimissioni. Jerí, avvocato del partito conservatore Siamo il Perù, è sostenuto da un’alleanza tra partiti di destra e sinistra accusata di indebolire la magistratura e proteggere politici indagati. Lui stesso è sotto inchiesta per corruzione e in passato accusato di stupro. Intanto il paese affronta un’escalation di criminalità: gli omicidi sono triplicati rispetto al 2024 e le estorsioni sono aumentate del 450%, colpendo soprattutto commercianti e autisti, spesso vittime di minacce e omicidi da parte della criminalità organizzata. L’insicurezza e la corruzione alimentano una crescente sfiducia verso le istituzioni.
🇨🇲 In Camerun, la sede del partito di governo RDPC a Dschang è stata incendiata durante le proteste antigovernative esplose in almeno 12 città dopo le elezioni di domenica scorsa, segnate da accuse di brogli a favore del presidente Paul Biya. La commissione elettorale annuncerà i risultati entro il 26 ottobre, ma Biya, 92 anni, è dato come favorito. L’opposizione denuncia irregolarità e repressioni, mentre al voto sono stati esclusi numerosi candidati, tra cui Maurice Kamto, già secondo alle precedenti presidenziali.
👞 La procura di Milano ha chiesto di porre il gruppo Tod’s sotto amministrazione giudiziaria, accusandolo di non aver controllato adeguatamente la propria filiera, dove sarebbero stati riscontrati casi di sfruttamento e irregolarità in alcune ditte subappaltatrici, soprattutto a conduzione cinese. La richiesta, già respinta dal tribunale e dalla Corte d’appello di Milano, sarà ora valutata dalla Corte di Cassazione il 19 novembre. Tod’s non è indagata per reati diretti, ma la procura sostiene che l’azienda avrebbe omesso i controlli necessari, agevolando indirettamente lo sfruttamento. Tra il 2023 e il 2025, parte della produzione sarebbe stata affidata a laboratori con lavoratori pagati anche tre euro l’ora. Il pubblico ministero Paolo Storari applica un approccio che imputa responsabilità anche ai marchi committenti, già adottato in casi simili contro aziende come Loro Piana e Valentino. Diego Della Valle ha definito le accuse “pesanti e ingiuste”, ribadendo che Tod’s rispetta le regole e controlla la filiera, e ha invitato la procura a verificare direttamente le condizioni nei suoi stabilimenti.
Alla prossima 👋



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