Siglato il cessate il fuoco tra Israele e Hamas, i termini dell’accordo, la Francia nuovamente senza primo ministro…o no?
Una settimana, a modo suo, storica.
Il motivo? L’accordo di cessate il fuoco siglato da Israele e Hamas, con l’aiuto di Stati Uniti, Qatar e non solo. Ma, nonostante il peso specifico della notizia, non c’è solo questo di cui parlare. In Francia abbiamo assistito all’ennesimo ribaltamento in poche settimane, mentre in Siria la situazione è parecchio delicata (strano, eh).
Direi di cominciare subito 👇
🇮🇱 ISRAELE-HAMAS: I GIORNI PRECEDENTI ALL’ACCORDO, TRA PROPOSTE E CONTRO-PROPOSTE TRA LE PARTI

1) Nei titoli c’è già un po’ di spoiler; quindi, vediamo cosa è successo giorni prima l’accordo di pace. Venerdì 3 ottobre un gruppo di giornalisti di testate internazionali ha potuto entrare per tre ore nella città di Gaza, accompagnato e sorvegliato dall’esercito israeliano, che ha imposto il percorso e la censura dei resoconti. L’accesso è stato concesso per mostrare la devastazione causata da quasi due anni di bombardamenti e dall’operazione di terra iniziata a settembre. I cronisti hanno descritto una città distrutta e deserta, con edifici crollati, campi devastati e un silenzio inquietante interrotto solo da esplosioni e spari. Secondo l’ONU, l’88% delle strutture della Striscia è stato danneggiato o distrutto e circa 900.000 persone sono fuggite da Gaza su un milione di abitanti. La carestia, già dichiarata nel nord, rischia di estendersi a tutta la regione. L’esercito ha mostrato ai giornalisti un presunto tunnel di Hamas sotto un ex ospedale giordano, ma Amman ha negato qualsiasi legame con il gruppo e l’esistenza del passaggio.
Lunedì sono poi iniziati a Sharm el Sheikh, in Egitto, i nuovi negoziati indiretti tra Israele e Hamas per porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza, basati sul piano del presidente statunitense Donald Trump, sostenuto da Israele e parzialmente accettato da Hamas. Le trattative, mediate da Stati Uniti, Egitto e Qatar, hanno mirato a chiarire soprattutto le condizioni per il rilascio degli ostaggi e il ritiro delle truppe israeliane. A guidare la delegazione israeliana è stato il ministro Ron Dermer, mentre per Hamas era presente Khalil al Hayya. Gli Stati Uniti sono stati rappresentati dall’inviato Steve Witkoff e da Jared Kushner, mentre per il Qatar ha partecipato il primo ministro Mohammed bin Abdulrahman al Thani. I mediatori hanno dovuto chiarire tra loro alcune modifiche al piano, apportate su richiesta di Netanyahu senza il coinvolgimento di Hamas, provocando tensioni. Trump ha esortato a concludere rapidamente, prevedendo risultati entro pochi giorni, ma erano rimasti ostacoli significativi: la liberazione di 20 ostaggi vivi e il recupero dei corpi di altri 30, nonché il ritiro graduale delle forze israeliane. Il piano prevede la liberazione entro 72 ore dall’accordo, ma Hamas ha dubitato dei tempi e chiesto di definire prima il ritiro completo. C’erano inoltre divergenze sul disarmo di Hamas e sulla sua partecipazione al futuro governo di Gaza. Netanyahu puntava a un accordo separato per gli ostaggi, mentre Hamas insisteva su un’intesa complessiva. Nei giorni successivi, Israele e Hamas si sono scambiati le liste dei prigionieri da rilasciare. Hamas avrebbe chiesto, secondo il Wall Street Journal, la restituzione dei corpi dei leader Yahya e Muhammad Sinwar e di altri detenuti in cambio dei 48 ostaggi ancora prigionieri. Il Qatar ha chiesto garanzie internazionali scritte affinché Israele rispetti gli accordi, auspicando che la tregua porti al ritiro israeliano e alla fine della guerra. Hamas ha inoltre condannato la visita del ministro israeliano Ben Gvir alla Spianata delle Moschee, definendola provocatoria. In Cisgiordania, le forze israeliane hanno arrestato e interrogato decine di palestinesi nel campo di Al-Arroub, mentre nella Striscia di Gaza almeno otto persone sono morte e 61 sono rimaste ferite negli ultimi attacchi, portando il bilancio complessivo a 67.183 morti e 169.841 feriti dal 7 ottobre 2023. Israele si prepara a una possibile visita di Donald Trump in caso di accordo sulla tregua, mentre l’Unicef denuncia che in due anni oltre 64.000 bambini sono stati uccisi o mutilati a Gaza.
🇮🇱 ISRAELE-HAMAS: IL CESSATE IL FUOCO ENTRA IN VIGORE. COSA PREVEDE E QUALI SONO I PROSSIMI STEP

2) E arriviamo al fatidico giorno. Il presidente statunitense Donald Trump, nella mattinata italiana di ieri, ha annunciato che Hamas e Israele hanno firmato la prima fase del piano di pace da lui proposto, che prevede la liberazione di tutti gli ostaggi e il ritiro parziale dell’esercito israeliano dietro una linea concordata. L’intesa è stata confermata da Netanyahu e da Hamas. Secondo quest’ultimo, l’accordo segna la fine della guerra a Gaza e l’ingresso di aiuti umanitari, ma Netanyahu ha parlato solo della liberazione degli ostaggi. Nella prima fase Israele controllerà circa il 53% della Striscia. Il piano di pace nella Striscia di Gaza potrebbe rappresentare il maggiore successo diplomatico della presidenza di Donald Trump, sebbene permangano molte incognite sulla sua tenuta. L’accordo, raggiunto nella notte tra mercoledì e giovedì, prevede una prima fase con la cessazione dei combattimenti, lo scambio di ostaggi e prigionieri e un ritiro parziale dell’esercito israeliano, mentre le fasi successive — riguardanti il futuro politico di Gaza e la smilitarizzazione di Hamas — restano più complesse. Dopo il fallimento del cessate il fuoco di gennaio, attribuito alle violazioni israeliane, il fatto che Trump sia riuscito a far accettare il piano al premier Benjamin Netanyahu è considerato già un traguardo significativo. Tradizionalmente abile nel gestire i presidenti americani, Netanyahu sperava in un alleato incondizionato, ma Trump ha anteposto i propri interessi, ritenendo la guerra un ostacolo politico. La svolta è giunta dopo un bombardamento israeliano in Qatar, che ha irritato gli Stati arabi e lo stesso Trump, vicino all’emirato anche per motivi personali. Costretto a scusarsi pubblicamente, Netanyahu ha poi accettato il piano di pace imposto da Trump e annunciato insieme a lui alla Casa Bianca il 29 settembre. Contrariamente alle aspettative di Netanyahu, Hamas ha accettato il piano, rafforzando la posizione del presidente statunitense. Trump potrebbe recarsi in Medio Oriente per celebrare l’accordo e la liberazione degli ostaggi.
Nello specifico, la liberazione dei 20 ostaggi israeliani vivi e dei corpi di 28 morti è prevista per lunedì, in cambio del rilascio di 250 prigionieri palestinesi condannati all’ergastolo e 1.700 detenuti, tra cui donne e bambini, ma non di Marwan Barghouti. Il piano di pace in 20 punti, proposto da Donald Trump, prevede una cerimonia ufficiale in Egitto, cui l’ex presidente ha annunciato la sua partecipazione. Tuttavia, non sono ancora chiari i tempi e le modalità di ingresso degli aiuti umanitari, che dovrebbero essere gestiti da ONU e altre organizzazioni internazionali. La strategia negoziale, ispirata più al mondo immobiliare che alla diplomazia, ha puntato a ottenere un consenso di massima rinviando la discussione dei dettagli. La “fase due”, riguardante la ricostruzione e il futuro politico di Gaza, infatti, resta incerta e rischia di compromettere la stabilità dell’accordo.
In definitiva, oggi, alle 12 ora locale (le 11 in Italia) è entrato in vigore il cessate il fuoco. L’accordo consente l’ingresso di circa 600 camion al giorno con aiuti umanitari e ha spinto molti palestinesi sfollati nel sud a tornare verso il nord della Striscia. Le fasi successive prevedono un ulteriore ritiro israeliano fino al mantenimento di una zona cuscinetto lungo il confine. Entro 72 ore è previsto lo scambio di ostaggi israeliani con prigionieri palestinesi. La polizia israeliana si prepara inoltre alla visita di Donald Trump prevista per lunedì, con imponenti misure di sicurezza tra Tel Aviv e Gerusalemme.
🇫🇷 FRANCIA, PUNTO E A CAPO: ANCHE LECORNU SI DIMETTE DALLA CARICA DI PRIMO MINISTRO, MA…

3) Il primo ministro francese Sébastien Lecornu si è dimesso il giorno dopo aver annunciato il suo governo e meno di un mese dopo la nomina, presentando le dimissioni al presidente Emmanuel Macron. Lecornu ha spiegato che non c’erano le condizioni per governare, poiché l’esecutivo non avrebbe ottenuto il sostegno necessario all’Assemblea nazionale. Il suo governo, quasi identico a quello del predecessore François Bayrou, era stato criticato sia dall’opposizione sia da membri della stessa coalizione centrista, in particolare dai Repubblicani, contrari alla conferma di 12 ministri su 18 e al ritorno di Bruno Le Maire alla Difesa. Poco dopo, Le Maire ha rinunciato all’incarico, denunciando “reazioni sproporzionate”. Nel suo discorso di addio, Lecornu ha accusato i partiti di anteporre interessi elettorali al bene del Paese, alludendo alle presidenziali del 2027. Tuttavia, il presidente Macron, nella tarda serata di oggi, ha ribaltato nuovamente le carte in tavola, ri-nominando Lecornu come primo ministro, come annunciato dall’Eliseo. In un messaggio su X, Lecornu ha dichiarato di accettare l’incarico “per dovere”, impegnandosi a garantire un bilancio entro la fine dell’anno e a risolvere i problemi quotidiani dei cittadini, sottolineando la necessità di porre fine alla crisi politica e all’instabilità del Paese. Macron, dopo una riunione con i partiti politici all’Eliseo, ha affermato di vedere la possibilità di compromessi per evitare la dissoluzione del Parlamento. Il presidente avrebbe inoltre ribadito l’importanza di scongiurare nuove elezioni anticipate. Le consultazioni si sono tenute con i principali leader politici, esclusi Rassemblement National e La France Insoumise. Tuttavia, Olivier Faure, segretario del Partito socialista, ha criticato Macron per non aver fornito risposte chiare su temi come potere d’acquisto e pensioni, avvertendo che, senza un cambiamento di rotta, il suo partito non garantirà la fiducia al nuovo governo.
🇸🇾 SIRIA: ARRIVANO I RISULTATI DELLE PRIME ELEZIONI DALLA CADUTA DEL REGIME. INTANTO AD ALEPPO…

4) Chiudiamo con le ultime dalla Siria. Le autorità locali hanno diffuso i primi risultati delle elezioni parlamentari, le prime dopo la fine della dittatura di Bashar al Assad nel 2024. Come previsto, la maggioranza degli eletti è composta da uomini musulmani sunniti, molti dei quali ex miliziani che combatterono contro il regime durante la guerra civile. Le donne e i rappresentanti delle minoranze restano marginali, con rispettivamente sei e una decina di eletti. Il voto ha coinvolto solo circa 6.000 persone su 25 milioni di abitanti, poiché il governo ha limitato l’elettorato a causa degli sfollamenti e della mancanza di documenti. Il sistema elettorale prevedeva consigli locali che selezionavano e votavano i candidati, senza però garantire quote minime per donne o minoranze. Il voto non si è svolto nelle aree curde e druse, i cui 21 seggi restano vacanti. Un terzo dei parlamentari, pari a 70 membri, sarà nominato dal presidente Ahmed al Sharaa, che dovrebbe bilanciare la rappresentanza, anche se non è certo che lo farà. Sharaa, ex leader jihadista, è oggi alla guida del paese dopo aver rovesciato Assad. Persistono timori di discriminazioni verso le minoranze non sunnite, già colpite da episodi di violenza nei mesi scorsi. Molti membri di comunità cristiane, druse e alawite hanno boicottato le elezioni. Nonostante le critiche, il voto rappresenta un passo avanti rispetto alla dittatura degli Assad, in cui esisteva un solo partito, il Baath. Il nuovo parlamento, in carica per trenta mesi, avrà poteri limitati e dovrà preparare una nuova Costituzione e future elezioni a suffragio universale.
Tuttavia, tra lunedì e martedì si sono verificati violenti scontri ad Aleppo tra l’esercito siriano e le Forze democratiche siriane (SDF), il gruppo armato curdo che controlla i quartieri di Ashrafieh e Sheikh Maqsoud. Le cause non sono chiare: secondo l’agenzia statale SANA, i curdi avrebbero attaccato posti di blocco governativi, mentre le SDF negano e accusano l’esercito di provocazioni. Si registrano almeno due morti, ma potrebbero esserci più vittime. Il conflitto si è interrotto martedì dopo un incontro a Damasco tra Mazloum Abdi, leader delle SDF, e il ministro della Difesa Murhaf Abu Qasra, con la mediazione di delegati statunitensi, che ha portato a un cessate il fuoco in tutto il nord della Siria. Le tensioni derivano dal mancato rispetto dell’accordo di marzo tra i curdi e il governo del presidente Ahmad al Sharaa, che prevedeva l’integrazione delle SDF nelle forze armate. La sfiducia reciproca e la violenza del governo verso altre minoranze, come alawiti e drusi, hanno aggravato la crisi.
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Dopo le notizie principali, è il momento delle brevi 👇
🇮🇹 Torniamo per un attimo alla situazione Israele-Palestina. Giorgia Meloni ha dichiarato di essere stata denunciata alla Corte penale internazionale per concorso in genocidio, insieme ai ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto, e forse anche a Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo. La denuncia, di cui non si conoscono ancora i dettagli ufficiali, proverrebbe dal gruppo “Giuristi e avvocati per la Palestina”, formato da oltre 50 professionisti e sostenuto da più di 35mila cittadini. Secondo il gruppo, l’Italia avrebbe alimentato il genocidio sostenendo politicamente Israele, legittimando il blocco navale su Gaza e continuando a fornire tecnologie militari tramite Leonardo. I giuristi chiedono alla Corte di avviare un esame preliminare ai sensi dell’articolo 15 dello Statuto di Roma, che consente anche a organizzazioni non governative di proporre indagini. Tuttavia, è estremamente raro che queste denunce portino a procedimenti effettivi: tra settembre 2023 e settembre 2024 la Corte ha ricevuto oltre 15mila segnalazioni, ma pochissime vengono accolte. Inoltre, persino Benjamin Netanyahu è indagato per crimini di guerra, non per genocidio, un reato molto difficile da provare. La vicenda è legata alla “Global Sumud Flotilla”, la missione per portare aiuti a Gaza interrotta dall’intervento militare israeliano, che il governo italiano aveva giudicato pericolosa e “irresponsabile”. Meloni, commentando anche le manifestazioni pro-Palestina del weekend, ha espresso rispetto per i partecipanti ma ha definito “pretestuoso” lo sciopero generale, sostenendo che le violenze a Roma fossero “organizzate e preordinate”.
🇺🇦 Non potevano mancare le ultime dall’Ucraina. Russia ha annunciato di aver compiuto un attacco massiccio contro infrastrutture energetiche ucraine, impiegando missili a lungo raggio e ipersonici Kinzhal, come risposta ad azioni ucraine sul territorio russo. Secondo Kiev, nella notte tra giovedì e venerdì sono stati lanciati oltre 450 droni e 30 missili, provocando almeno 20 feriti e la morte di un bambino a Zaporizhzhia. A causa dei bombardamenti, diverse regioni ucraine, tra cui Kiev, Donetsk e Odessa, hanno subito gravi interruzioni di energia e acqua. Nella capitale, un incendio ha colpito un edificio di 17 piani e si contano otto feriti. Gli attacchi hanno distrutto circa il 60% della produzione di gas naturale del Paese, costringendo l’Ucraina a prevedere importazioni per 4,4 miliardi di metri cubi entro marzo. Nel frattempo, la Banca europea per gli investimenti ha annunciato il sostegno ai Paesi Ue per la difesa anti-droni, mentre Zelensky ha discusso con Christine Lagarde sull’uso dei beni russi congelati per la ricostruzione. Dal Cremlino arrivano segnali di apertura al dialogo, con il portavoce Peskov che parla di “slancio vivo” verso una soluzione pacifica dopo l’incontro tra Putin e Trump in Alaska.
🇺🇸 In un’udienza d’emergenza, la giudice federale Karin Immergut ha sospeso temporaneamente la decisione dell’amministrazione Trump di inviare la Guardia Nazionale in Oregon, emettendo il secondo ordine in due giorni. Dopo aver bloccato il dispiegamento delle truppe statali, la giudice ha esteso il divieto a tutti i contingenti provenienti da altri stati per 14 giorni. La Guardia Nazionale, forza di riservisti sotto il controllo dei governatori, può essere posta dal presidente sotto comando federale solo in casi di emergenza nazionale. Negli ultimi mesi Trump ha esercitato questo potere con frequenza inedita, inviando truppe in città governate dai Democratici. In Oregon la Casa Bianca ha giustificato l’intervento come necessario a difendere una sede dell’ICE vicino Portland, dove si tengono proteste contro le politiche migratorie. Tuttavia, le manifestazioni si sono svolte pacificamente e secondo la giudice non vi è alcuna minaccia alla sicurezza nazionale. La governatrice Tina Kotek ha definito l’intervento militare ingiustificato. Parallelamente, Trump ha autorizzato l’invio di 300 militari a Chicago, suscitando le proteste del governatore JB Pritzker, che ha parlato di “invasione”. In città erano già presenti agenti federali, coinvolti in operazioni violente contro presunti narcotrafficanti, accusati di discriminare persone di colore. Anche in questo caso si prospettano ricorsi legali.
⚖️ Restiamo in USA. Wall Street ha chiuso in forte calo dopo la minaccia del presidente americano Donald Trump di un nuovo aumento dei dazi contro la Cina: il Dow Jones perde l’1,63%, il Nasdaq il 3,02% e lo S&P 500 il 2,28%. L’annuncio arriva in risposta alla decisione di Pechino di rafforzare i controlli sulle esportazioni di minerali rari, materiali cruciali per i settori automobilistico e della difesa. Trump ha definito la mossa “molto ostile”, annunciando ritorsioni e mettendo in dubbio l’incontro previsto con Xi Jinping in Corea del Sud. Bruxelles ha espresso preoccupazione, chiedendo alla Cina di garantire un accesso stabile alle materie prime critiche, ricordando gli impegni presi al vertice Ue-Cina di luglio. Le tensioni hanno pesato anche sulle Borse europee: Parigi ha perso l’1,53%, Francoforte l’1,5%, Londra lo 0,86% e Milano l’1,74%, con crolli marcati per Stellantis (-7,27%), Tenaris (-5,22%) e Leonardo (-4,65%).
🇦🇷 Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha avviato un piano da 20 miliardi di dollari per sostenere il valore del peso argentino, in forte calo per la sfiducia degli investitori. L’intervento, raro nella storia americana, mira ad aiutare il presidente argentino Javier Milei, alleato di Donald Trump, alle prese con una difficile situazione politica in vista delle elezioni legislative del 26 ottobre. Dall’insediamento nel 2023, Milei ha introdotto riforme economiche liberiste e misure di austerità, riducendo l’inflazione e la povertà, ma anche tagliando duramente la spesa pubblica e causando forte malcontento sociale. Nonostante il recente prestito da 20 miliardi del Fondo monetario internazionale, la fiducia degli investitori è calata dopo risultati elettorali deludenti e scandali politici. Le massicce vendite di pesos e titoli di Stato hanno portato a una svalutazione del 25% e a un aumento dei tassi di interesse. L’intervento statunitense, con l’acquisto diretto di pesos e il sostegno politico a Milei, ha parzialmente migliorato la situazione finanziaria del paese.
🇲🇲 Almeno 27 persone sono state uccise e 47 ferite a Chaung-U, nel Myanmar centrale, dopo che un parapendio motorizzato dell’esercito ha sganciato due bombe su una manifestazione contro la giunta militare. Il paese vive dal 2021 una guerra civile, scoppiata in seguito al colpo di stato con cui i militari hanno preso il potere, scontrandosi con gruppi ribelli ed etnici che oggi controllano circa metà del territorio. Negli ultimi mesi l’esercito sta riconquistando alcune aree attraverso intensi bombardamenti che colpiscono anche civili. A causa dell’isolamento del Myanmar e della stretta censura sui media, il numero delle vittime potrebbe essere più alto di quanto riportato. Chaung-U si trova in una zona controllata dalle Forze di difesa del popolo (PDF), e secondo media internazionali e ong la giunta ricorre sempre più spesso a parapendii motorizzati per gli attacchi, poiché dispone di pochi velivoli e non può acquistare nuove armi per via delle sanzioni.
🇨🇳 A fine settembre, l’Amministrazione cinese del cyberspazio (CAC) ha avviato una campagna di due mesi per eliminare dai social media i contenuti che esprimono sentimenti di negatività, sconforto o pessimismo, dichiarando di voler «creare un ambiente online più civilizzato e razionale». L’iniziativa si inserisce nel più ampio sistema di censura del governo cinese, ma è insolita perché mira a messaggi di tono emotivo. La decisione potrebbe essere legata al timore di un aumento del malcontento dovuto alla crisi economica, alla stagnazione del settore immobiliare e all’elevata disoccupazione giovanile, al 18,9%. Le piattaforme come Weibo, Douyin e Xiaohongshu sono state invitate a rimuovere i contenuti “problematici”, pena sanzioni. Diversi influencer sono già stati colpiti: Hu Chenfeng, con 800mila follower su BiliBili, ha visto sospeso il suo account per video che avrebbero alimentato rivalità tra utenti; Langzaixiaoniu, che promuoveva la filosofia “tang ping” (“stare sdraiati”), non può più ottenere nuovi follower; e lo stesso divieto è stato imposto al travel influencer Lan Zhanfei, seguito da 24 milioni di persone, per aver sostenuto che non sposarsi e non avere figli consenta una vita più libera.
🇵🇪 Il parlamento del Perù ha destituito la presidente Dina Boluarte con un rapido procedimento di impeachment, approvato con ampia maggioranza da tutte le forze politiche. Le quattro mozioni di sfiducia, basate sull’accusa di «incapacità morale permanente», hanno ottenuto almeno 113 voti ciascuna su 130. Boluarte è stata ritenuta responsabile dell’aumento della criminalità organizzata, coinvolta in uno scandalo per orologi di lusso e criticata per un’assenza non comunicata dovuta a un intervento estetico. Non ha partecipato alla sua difesa per mancanza di tempo. La rimozione è stata sostenuta anche dai partiti che in precedenza appoggiavano il suo governo. In carica dal 2022 dopo la destituzione di Pedro Castillo, Boluarte aveva virato verso la destra politica, mantenendo però un consenso popolare molto basso (solo il 7% di approvazione). La sua presidenza è stata segnata da un forte aumento dei crimini violenti e dalla repressione delle proteste del 2022-2023, che causarono 51 morti. Il presidente del parlamento, José Jerí, ha assunto ora la carica ad interim fino alle elezioni del 2026.
🇨🇿 Alle elezioni parlamentari in Cechia dello scorso weekend ha vinto il partito di destra populista ANO, guidato dall’ex primo ministro Andrej Babiš, con il 34,7% dei voti. Il risultato è nettamente superiore a quello della coalizione del premier uscente Petr Fiala, Spolu (“Insieme”), che ha ottenuto il 23,3%. ANO, pur non avendo la maggioranza, tenterà di formare un governo cercando alleanze con i partiti di estrema destra Libertà e Democrazia Diretta (8%) e Automobilisti per se stessi (6,8%). Il Partito dei sindaci e degli indipendenti (STAN) ha raccolto circa l’11%, mentre i Pirati, progressisti, l’8,9%. Il partito filorusso Stačilo! non ha superato la soglia del 5%. Babiš, miliardario ed ex premier dal 2017 al 2021, è stato spesso accusato di conflitti d’interesse e riacquisterà l’immunità parlamentare. Negli ultimi anni ha accentuato la sua svolta a destra, criticando l’Unione Europea, il Green Deal e il sostegno all’Ucraina, pur escludendo un’uscita da UE o NATO.
👨⚖️ Sean “Diddy” Combs è stato condannato a oltre quattro anni di carcere e a una multa di 500 mila dollari dal tribunale di Manhattan per reati legati alla prostituzione. Il giudice Arun Subramanian ha respinto le richieste di clemenza della difesa e dei familiari, sottolineando la gravità delle testimonianze sui “freak off”, festini a luci rosse in cui Combs costringeva donne legate a lui a rapporti sessuali con escort maschi, alimentati da droga e spesso filmati. L’artista, che si è dichiarato pentito e “rinato”, era stato assolto a luglio dalle accuse più gravi di traffico sessuale e associazione a delinquere, che avrebbero potuto portarlo all’ergastolo. La procura aveva chiesto almeno undici anni di reclusione, mentre la difesa ne aveva chiesti quattordici mesi. Durante l’udienza, Combs è scoppiato in lacrime davanti ai sei figli che hanno intercesso per lui. Il giudice ha anche tenuto conto della sua ingente fortuna, stimata in un miliardo di dollari. Le accuse erano partite dalla cantante Cassie Ventura, ex compagna e collaboratrice di Combs, principale testimone del processo.
⛪ Papa Leone XIV ha deciso di porre fine all’esclusiva dello Ior nella gestione degli investimenti vaticani, modificando le disposizioni introdotte da papa Francesco. Con il nuovo documento Coniuncta cura, l’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica) potrà ora scegliere se avvalersi dello Ior o di altri intermediari finanziari, riducendo così il potere della banca vaticana. La misura rappresenta la prima decisione rilevante del nuovo pontefice e segna un riequilibrio tra i due principali enti finanziari della Santa Sede. Lo Ior, storicamente controverso ma oggi più trasparente e redditizio, gestisce un patrimonio di 5,7 miliardi di euro e ha prodotto nel 2024 un utile netto di 32,8 milioni. Anche l’Apsa, dopo la riforma degli affitti voluta da Francesco, ha registrato un utile di 62,2 milioni. La decisione di Leone XIV sembra indicare la volontà di consolidare le riforme economiche precedenti e riportare ordine e collaborazione nella gestione finanziaria della Curia romana.
Alla prossima 👋



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