USA e Iran si accordano, ma non si incontrano in Svizzera. E Israele… | Le ultime dal G7 di Èvian. | Ucraina e Russia si attaccano a vicenda.

Entriamo nell’ultimo terzo di giugno con un bel po’ di novità sul groppone.

Una parvenza di soluzione del conflitto tra USA e Iran apre la nostra consueta rubrica; proseguiamo con quanto sta emergendo dal G7 di Évian e con le ultime dal fronte ucraino (e non solo). Infine, piccola postilla su un importante provvedimento in ambito immigrazione del Parlamento Europeo.

Partiamo subito 👇

🇮🇷 USA – IRAN: LE PARTI FIRMANO L’ACCORDO, MA SALTANO GLI INCONTRI IN SVIZZERA E A RISCHIO L’INTESA CON ISRAELE

1) L’intesa raggiunta tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente si configura, almeno per ora, come un memorandum d’intesa preliminare e non come un accordo definitivo: dopo la mediazione del Pakistan e la firma a distanza dei presidenti Donald Trump e Masoud Pezeshkian, le parti hanno previsto un periodo negoziale di 60 giorni, prorogabile, durante il quale resterà in vigore il cessate il fuoco, mentre Teheran si impegna a non sviluppare ulteriormente il proprio programma nucleare e Washington a non introdurre nuove sanzioni né rafforzare la propria presenza militare nella regione. L’intesa prevede inoltre la graduale riapertura dello stretto di Hormuz, il ripristino dei traffici marittimi, la revoca iniziale delle restrizioni sulle esportazioni di petrolio iraniano, il progressivo allentamento delle sanzioni economiche, lo sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero e la creazione di un fondo per la ricostruzione dell’Iran da almeno 300 miliardi di dollari finanziato dagli Stati Uniti e dai paesi del Golfo. Restano invece rinviati al negoziato i dossier più delicati: il futuro dell’arricchimento dell’uranio, la gestione delle scorte già esistenti, il regime delle ispezioni internazionali, il programma missilistico iraniano e il sostegno di Teheran a gruppi alleati come Hezbollah e Hamas. Proprio questi aspetti hanno provocato una dura reazione del governo israeliano: il premier Benjamin Netanyahu ha definito l’intesa inaccettabile, ritenendo che rafforzi il regime iraniano senza imporre limiti sufficienti alle sue capacità militari, e ha annunciato la prosecuzione delle operazioni contro Hezbollah in Libano, nonostante il memorandum preveda la cessazione delle ostilità su tutti i fronti. Parallelamente sono emerse tensioni sempre più evidenti tra Trump e Netanyahu: il presidente statunitense ha minimizzato le preoccupazioni israeliane sui missili iraniani, criticato alcune scelte militari di Israele e, secondo varie ricostruzioni, attribuito proprio a Netanyahu la responsabilità di aver trascinato gli Stati Uniti in una guerra più lunga e complessa del previsto, segnando un ridimensionamento dell’influenza israeliana sulle decisioni della Casa Bianca.

L’avvio dei negoziati ha però subito un rallentamento quando è stato cancellato il primo incontro diretto tra le delegazioni statunitense e iraniana previsto in Svizzera, al quale avrebbe dovuto partecipare anche il vicepresidente JD Vance. Dopo che la firma del memorandum era già avvenuta digitalmente, l’incontro era stato trasformato da cerimonia ufficiale a primo tavolo negoziale, prima di essere annullato senza spiegazioni pubbliche; la Casa Bianca ha parlato di difficoltà logistiche, mentre da Teheran la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha confermato il proprio sostegno sia all’accordo sia all’avvio di colloqui diretti con Washington, pur precisando di avere una visione diversa su alcuni aspetti. Nel frattempo, Vance ha difeso pubblicamente l’intesa con una serie di interventi televisivi, respingendo le accuse di aver tradito Israele e affermando che la sicurezza israeliana dipende in larga misura dal sostegno militare statunitense, con dichiarazioni insolitamente dure nei confronti del governo Netanyahu e del suo atteggiamento verso Washington. Sul terreno, nonostante la prosecuzione dei raid israeliani in Libano, sono iniziati i primi effetti concreti dell’intesa: le prime navi hanno ripreso ad attraversare lo stretto di Hormuz dopo la rimozione del blocco navale statunitense, anche se il ritorno alla piena operatività richiederà mesi per il riavvio della produzione energetica, la riparazione delle infrastrutture colpite e il graduale ritorno delle compagnie di navigazione. Secondo le stime di Rystad Energy, i traffici potrebbero tornare all’85-90% dei livelli precedenti alla guerra tra agosto e settembre, mentre il pieno recupero è atteso non prima di gennaio 2027. Rimane inoltre un possibile elemento di tensione: il memorandum elimina temporaneamente i pedaggi per il transito nello stretto, ma l’Iran ha già annunciato l’intenzione di introdurli al termine dei 60 giorni di negoziato, una misura che potrebbe riaprire attriti con gli Stati Uniti e incidere nuovamente sul commercio mondiale.

🌐 G7: TORNA IL SERENO TRA TRUMP E L’EUROPA A ÉVIAN, MA SI APRE UN NUOVO FRONTE CON GIORGIA MELONI

2) Al G7 di Évian-les-Bains si è registrato un significativo riavvicinamento tra il presidente statunitense Donald Trump e i leader europei dopo mesi di tensioni legate alla guerra in Medio Oriente, ai dazi commerciali e al sostegno all’Ucraina. Forte dell’accordo raggiunto con l’Iran e dell’impegno annunciato per la riapertura dello stretto di Hormuz in settimana, Trump ha rivendicato il successo della propria iniziativa diplomatica, definendo il memorandum con Teheran un documento più efficace dell’intesa sul nucleare del 2015. Il presidente francese Emmanuel Macron, che ha fatto del recupero dei rapporti con Washington una priorità del vertice, ha accolto con favore la nuova fase di dialogo e ha proposto una missione europea per garantire la sicurezza della navigazione nello stretto di Hormuz, guidata da Francia e Regno Unito con il sostegno di Italia e Paesi Bassi. Parigi si è detta pronta a dispiegare rapidamente caccia, fregate e persino la portaerei nazionale per contribuire alla stabilizzazione dell’area, mentre Trump ha accettato il contributo europeo pur ribadendo che gli Stati Uniti non ne hanno strettamente bisogno. Il clima più disteso è stato confermato anche dai rapporti personali tra Trump e diversi leader europei (ma non tutti, ci torneremo): tra questi, il cancelliere tedesco Friedrich Merz gli ha regalato una maglia della nazionale tedesca per il suo ottantesimo compleanno. Anche Macron, che in passato aveva duramente criticato Trump, ha adottato toni più concilianti, arrivando a organizzare una cerimonia a Versailles per celebrare il 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti.

Parallelamente, il vertice ha dedicato ampio spazio alla guerra in Ucraina. Trump ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, assicurando di voler intensificare gli sforzi diplomatici per ottenere un accordo con la Russia e dichiarando che «la Russia deve fare un accordo». Zelensky ha proposto un vertice trilaterale con Trump e Vladimir Putin in un paese neutrale o negli Stati Uniti, nella convinzione che ciò renderebbe più difficile per il Cremlino sottrarsi al confronto. Mosca ha però respinto l’ipotesi, invitando il leader ucraino a recarsi direttamente nella capitale russa. Nel frattempo, Trump ha lasciato intendere che potrebbero essere ripristinate sanzioni sul petrolio russo temporaneamente sospese durante la crisi energetica legata a Hormuz, mentre il G7 ha riaffermato l’impegno a mantenere il sostegno militare ed energetico a Kiev e a valutare nuove misure restrittive contro Mosca. Fonti diplomatiche europee hanno confermato una sostanziale unità tra i paesi del G7 sul sostegno all’Ucraina, anche se il presidente statunitense ha escluso per ora un maggiore coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, sottolineando che Washington continua principalmente a fornire armamenti. Trump ha inoltre ammesso che la guerra russo-ucraina si sta rivelando molto più difficile da risolvere del previsto, attribuendo le difficoltà all’incompatibilità personale e politica tra Putin e Zelensky. A margine del vertice è intervenuto anche Papa Leone XIV, che ha accolto con favore il memorandum tra Stati Uniti e Iran, auspicando che la soluzione passi attraverso il dialogo e la diplomazia, e ha rilanciato l’appello all’eliminazione delle armi nucleari e alla ricerca di soluzioni condivise ai problemi economici e sociali aggravati dai conflitti.

Tuttavia, pare essersi aperto un nuovo scontro tra Trump e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nato dopo la diffusione del contenuto di una telefonata tra il presidente americano e un giornalista della trasmissione televisiva L’aria che tira. Riferendosi al recente vertice del G7, Trump ha sostenuto che Meloni lo avrebbe insistentemente pregato di scattare una fotografia con lui e di aver acconsentito soltanto per compassione, senza rivelare il contenuto della loro conversazione. Meloni ha replicato con un video definendo le dichiarazioni «totalmente inventate», affermando che l’Italia «non implora mai» e accusando Trump di mostrare maggiore indulgenza verso gli avversari dell’Occidente che verso gli alleati, arrivando a sostenere che il presidente americano stia compromettendo i rapporti tra Stati Uniti ed Europa. Alla premier hanno espresso solidarietà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito offensive le parole di Trump e ha annullato una visita ufficiale negli Stati Uniti; anche il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ha accusato il presidente americano di danneggiare gli storici rapporti transatlantici. L’episodio segna un ulteriore deterioramento dei rapporti personali tra Trump e Meloni, considerata fino a pochi mesi fa una delle leader europee a lui più vicine, dopo le prime tensioni emerse in primavera e i segnali di apparente distensione mostrati durante il G7.

🇺🇦 UCRAINA – RUSSIA: NUOVI ATTACCHI DANNEGGIANO LA CATTEDRALE DELLA DORMIZIONE E UN’IMPORTANTE RAFFINERIA RUSSA

3) La guerra tra Russia e Ucraina ha registrato una nuova escalation con intensi attacchi reciproci che hanno colpito sia obiettivi civili sia infrastrutture strategiche. Nella notte tra domenica e lunedì la Russia ha lanciato uno dei più massicci bombardamenti degli ultimi mesi contro l’Ucraina, impiegando, secondo l’esercito ucraino, 70 missili e 611 droni, dei quali la difesa aerea ha dichiarato di averne intercettati rispettivamente 50 e 582. L’attacco ha interessato Kiev, Kharkiv e altre città, provocando almeno nove morti e 35 feriti, tra cui due bambini, oltre all’uccisione di cinque operatori dei servizi di emergenza a Kharkiv. Nella capitale sono stati danneggiati edifici residenziali, magazzini, strutture commerciali, un mercato e numerose linee elettriche, lasciando senza corrente circa 140 mila persone prima del ripristino del servizio. Tra i bersagli più significativi figura la cattedrale della Dormizione, parte del monastero delle Grotte di Kiev (Pečerska Lavra), uno dei principali luoghi sacri del cristianesimo ortodosso dell’Europa orientale e patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1990, inserito dal 2023 anche nella lista dei siti in pericolo a causa della guerra. L’incendio sviluppatosi sul tetto della cattedrale è stato successivamente domato dai vigili del fuoco. I bombardamenti hanno inoltre colpito il vicino complesso museale nazionale Mystetskyi Arsenal, dove le fiamme hanno interessato un’area di circa mille metri quadrati, e gli storici studi cinematografici nazionali Oleksandr Dovzhenko. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito l’attacco «uno dei crimini più gravi commessi dalla Russia contro la cultura cristiana», mentre il metropolita Epifanio lo ha descritto come un crimine «contro l’umanità, la storia e il cristianesimo».

Pochi giorni dopo, nella notte tra mercoledì e giovedì, è arrivata la risposta ucraina con uno dei più estesi attacchi con droni contro la Russia dall’inizio dell’invasione del 2022. Centinaia di velivoli senza pilota hanno preso di mira Mosca e altre aree del paese, colpendo per la seconda volta in tre giorni la raffineria di Kapotnya, nota anche come Raffineria Mosca, una delle più importanti infrastrutture energetiche russe. Secondo lo Stato maggiore ucraino l’impianto, capace di lavorare oltre 12 milioni di tonnellate di greggio all’anno, copre circa il 40 per cento del fabbisogno di carburante della regione di Mosca e rifornisce di carburante per l’aviazione i quattro principali aeroporti della capitale. L’attacco ha provocato vasti incendi, documentati da numerosi video diffusi sui social, dopo che un precedente raid aveva già costretto la struttura a interrompere temporaneamente le attività. Le autorità russe hanno riferito di almeno 17 feriti e hanno sostenuto che la difesa aerea abbia abbattuto oltre 550 droni in tutto il paese, di cui 194 diretti verso Mosca, circostanza che ha portato alla chiusura temporanea dei quattro aeroporti della capitale. Zelensky ha definito l’operazione una «risposta completamente giustificata» ai continui bombardamenti russi sulle città ucraine, sottolineando implicitamente anche i progressi tecnologici raggiunti da Kiev, ormai in grado di colpire con precisione obiettivi strategici situati a circa 500 chilometri dal confine, mentre altri droni hanno preso di mira anche la regione russa di Rostov e territori ucraini occupati dalle forze di Mosca.

🚤 UE E IMMIGRAZIONE, CAMBIANO LE NORME SUI RIMPATRI DI STRANIERI IRREGOLARI. IL PUNTO

4) Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la riforma della politica UE sui rimpatri dei cittadini di paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell’Unione, con l’obiettivo di rendere le procedure più rapide nel rispetto dei diritti fondamentali, del diritto internazionale, del principio di non respingimento e del divieto di espulsioni collettive. Le nuove norme prevedono l’obbligo per le persone interessate di lasciare il territorio dello Stato membro e di collaborare con le autorità, che potranno disporre il trattenimento fino a 24 mesi, prorogabile in casi specifici, oppure adottare misure alternative come l’obbligo di firma, la residenza in un luogo designato, garanzie finanziarie o il monitoraggio elettronico. Le autorità potranno inoltre effettuare perquisizioni e sequestri, nel rispetto delle garanzie previste dal diritto UE e nazionale. La riforma consente anche il trasferimento dei rimpatriati, esclusi i minori non accompagnati, in centri situati in paesi terzi con cui gli Stati membri abbiano concluso accordi conformi ai diritti umani e al diritto internazionale, previa informazione alla Commissione europea e agli altri Stati membri. Dopo il voto dell’Eurocamera, il testo dovrà essere adottato formalmente dal Consiglio e pubblicato nella Gazzetta ufficiale: alcune disposizioni entreranno in vigore subito, mentre le restanti saranno applicabili dopo dodici mesi.

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Poche brevi, ma buone 👇

🇻🇪 Il presidente Donald Trump ha annunciato che un attacco aereo statunitense condotto nello stato venezuelano di Bolívar, in coordinamento con le autorità locali, ha ucciso Héctor Rusthenford Guerrero Flores, detto “Niño Guerrero”, fondatore e leader del gruppo criminale Tren de Aragua. Considerata la più dura perdita mai subita dall’organizzazione, l’operazione è stata resa pubblica alcuni giorni dopo il suo svolgimento e, secondo il governo venezuelano, non ha previsto la presenza di truppe americane sul terreno. Sotto la guida di Guerrero, il Tren de Aragua aveva esteso le proprie attività criminali in diversi Paesi dell’America Latina, controllando anche miniere d’oro illegali e reti di traffico di droga e migranti. Gli Stati Uniti ritenevano il gruppo presente in 16 stati del Paese, avevano messo una taglia di 5 milioni di dollari sul suo capo e lo avevano classificato come organizzazione terroristica. Nato nel carcere di Tocorón nel 2010, il gruppo aveva visto Guerrero fuggire nel 2023 durante un’operazione militare venezuelana, mentre l’altro fondatore, Larry Changa, era stato arrestato in Colombia nel 2024.

🇪🇸 Durante la visita apostolica in Spagna, papa Leone XIV ha incontrato sei vittime di abusi sessuali su minori commessi da membri della Chiesa cattolica spagnola, dopo aver ricevuto da un giornalista di El País sei dossier contenenti oltre 3.000 casi documentati. Dal 2018 il quotidiano ha condotto un’inchiesta che ha portato alla luce circa mille nuovi casi, verificati attraverso archivi, sentenze e centinaia di testimonianze, estendendo poi le indagini anche all’America Latina. Dal 2021 El País gestisce inoltre un database dei casi accertati o ammessi dalla Chiesa dal 1927, includendo anche decine di ecclesiastici accusati di averne favorito l’occultamento. L’inchiesta ha contribuito all’avvio di indagini ecclesiastiche e di una commissione indipendente, il cui rapporto ha stimato che oltre 440.000 persone in Spagna abbiano subito abusi sessuali in ambito religioso. A gennaio la Chiesa spagnola ha infine raggiunto un accordo con lo Stato per risarcire le vittime che non possono più ottenere tutela giudiziaria, pur con criteri diversi tra le diocesi.

⛓️ Il tribunale di Firenze ha disposto il sequestro di sette aree del carcere di Sollicciano, tra celle e spazi comuni, a causa delle gravi condizioni igienico-sanitarie e strutturali riscontrate durante alcune ispezioni: è la prima volta che un provvedimento di questo tipo viene adottato in Italia. Circa 240 detenuti sono stati trasferiti in altri istituti, mentre la procura contesta la violazione delle norme sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, senza che al momento vi siano indagati. Da anni Sollicciano è al centro di ricorsi, proteste e segnalazioni per sovraffollamento, degrado e condizioni ritenute inumane, con 641 detenuti a fronte di 369 posti effettivamente disponibili. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha avviato interventi di manutenzione e, dopo lo stanziamento di 9 milioni di euro nella legge di bilancio 2025, sta valutando di anticipare i lavori più urgenti. Le condizioni del carcere hanno già portato al riconoscimento di sconti di pena per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e il tribunale di Firenze ha inoltre chiesto alla Corte costituzionale di valutare la possibilità di rinviare l’esecuzione della pena quando la detenzione avviene in condizioni contrarie al senso di umanità; l’udienza è fissata per il 22 settembre.

🇬🇧Andy Burnham, sindaco dell’area metropolitana di Manchester, ha vinto con il 54% dei voti le elezioni suppletive nel collegio di Makerfield, ottenendo così un seggio in Parlamento e diventando un potenziale sfidante alla leadership del primo ministro laburista Keir Starmer, in forte crisi di consenso. La vittoria è considerata politicamente rilevante perché, fino a oggi, Burnham non poteva candidarsi alla guida del partito non essendo deputato. Dopo il voto, Burnham ha definito il risultato «una svolta» e «l’ultima possibilità di cambiamento» per i Laburisti, mentre Starmer ha dichiarato di non temere un eventuale confronto. Politico di lungo corso appartenente alla corrente soft left, Burnham è diventato noto anche per lo scontro con il governo di Boris Johnson durante la pandemia e per il suo impegno a favore delle regioni del Nord dell’Inghilterra. Dopo che un primo tentativo di rientrare in Parlamento era stato ostacolato dalla dirigenza del partito, la candidatura è stata resa possibile dalle dimissioni del deputato e suo alleato Josh Simons.

🇨🇭 In Svizzera è stata respinta con il 54,8% dei voti l’iniziativa popolare promossa dall’Unione Democratica di Centro che proponeva di limitare la popolazione nazionale a un massimo di 10 milioni di abitanti, mentre il 45,2% si è espresso a favore. La proposta mirava a contenere l’immigrazione, in un Paese la cui popolazione è cresciuta da 7,3 milioni nel 2002 agli attuali 9,1 milioni, anche grazie all’aumento dei residenti stranieri, che rappresentano oltre un quarto del totale. Il testo prevedeva un irrigidimento delle politiche su asilo e ricongiungimenti familiari al superamento dei 9,5 milioni di abitanti e, in caso di raggiungimento dei 10 milioni, la possibilità di uscire dagli accordi di libera circolazione con l’Unione Europea. L’iniziativa è stata osteggiata da associazioni imprenditoriali e sindacali, secondo cui avrebbe causato carenza di manodopera e pesanti conseguenze economiche.

🏀 I New York Knicks hanno conquistato il titolo NBA per la prima volta dopo 53 anni, battendo i San Antonio Spurs 94-90 in gara-5 delle finali e chiudendo la serie sul 4-1, trascinati dai 45 punti di Jalen Brunson, nominato MVP delle finali. Dopo un avvio difficile nei playoff, con due sconfitte nelle prime tre partite, hanno vinto 15 delle successive 16 gare, completando diverse rimonte importanti, tra cui quella record da 29 punti in gara-4 delle finali. La stagione era iniziata con grandi aspettative dopo l’arrivo del nuovo allenatore Mike Brown e la vittoria della NBA Cup, ma nel finale di regular season il rendimento altalenante aveva alimentato dubbi sulle reali ambizioni della squadra. Nei playoff i Knicks hanno rimontato gli Atlanta Hawks e poi eliminato Philadelphia 76ers e Cleveland Cavaliers senza più perdere. Determinanti sono stati il gioco più rapido e collaborativo introdotto da Brown, le maggiori rotazioni e il contributo di giocatori come Karl-Anthony Towns e Jose Alvarado.

Alla prossima 👋

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Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

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