Ancora nulla di fatto tra Iran e Stati Uniti, e i paesi del Golfo… | Starmer non molla in Regno Unito, mentre Nigel Farage torna in campo. | OMS e ministero della Salute cauti sull’Hantavirus.

Entriamo a piedi uniti nel cuore di maggio.

Una settimana non certo povera di nuovi sviluppi, anzi. A muoversi è più che altro il resto del mondo, mentre la guerra tra Iran e Stati Uniti resta un po’ a guardare. Oltre ai – doverosi – aggiornamenti, ci focalizziamo su ciò che sta accadendo in Regno Unito, facendo poi un salto in Libano e un (si spera ultimo) check sulla situazione Hantavirus.

Direi di partire, andiamo 👇

🇮🇷 IRAN-STATI UNITI: SI INFITTISCE IL RAPPORTO CON I PAESI DEL GOLFO, MENTRE I NEGOZIATI STENTANO A PRENDERE FORMA

1) Le tensioni nella guerra in Medio Oriente hanno evidenziato crescenti divergenze strategiche tra gli alleati arabi degli Stati Uniti, soprattutto dopo il fallimento del cosiddetto Project Freedom annunciato da Donald Trump per garantire il passaggio delle petroliere attraverso lo stretto di Hormuz, controllato in parte dall’Iran e centrale per il commercio energetico mondiale: il piano prevedeva che la marina statunitense individuasse le mine iraniane e guidasse le navi commerciali lungo rotte sicure, intervenendo militarmente in caso di attacchi, ma l’operazione è stata sospesa appena 48 ore dopo l’annuncio anche perché l’Arabia Saudita, secondo media statunitensi, aveva negato agli Stati Uniti l’uso del proprio spazio aereo e delle proprie basi, ritenendo il progetto troppo rischioso e potenzialmente capace di provocare un’escalation regionale; il divieto sarebbe stato revocato solo dopo una telefonata tra Trump e il principe ereditario Mohammed bin Salman, ma nel frattempo l’operazione era già stata congelata.

La vicenda ha mostrato il cambiamento della posizione saudita, passata da una linea inizialmente percepita come favorevole all’indebolimento del regime iraniano a un ruolo molto più orientato alla mediazione diplomatica e al sostegno dei negoziati tra Washington e Teheran, in netto contrasto con gli Emirati Arabi Uniti, diventati invece il paese del Golfo più aggressivo verso l’Iran: secondo Reuters e il The Wall Street Journal, Emirati e Arabia Saudita avrebbero condotto attacchi aerei segreti contro obiettivi iraniani durante la guerra, pur senza ammetterlo ufficialmente. Gli Emirati avrebbero bombardato a inizio aprile una raffineria iraniana sull’isola di Lavan causando gravi danni e un incendio, mentre l’Arabia Saudita avrebbe effettuato raid a fine marzo in risposta ai lanci di droni e missili iraniani contro il proprio territorio; successivamente Riyad avrebbe però intensificato i contatti diplomatici con Teheran per favorire una “de-escalation”, riducendo sensibilmente gli attacchi reciproci.

Parallelamente resta in stallo il negoziato sul cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran: Teheran ha risposto alla proposta americana con una controproposta giudicata da Trump «del tutto inaccettabile», soprattutto perché avrebbe rinviato ai negoziati successivi la questione del programma nucleare e delle scorte di uranio arricchito, pur aprendo alla riapertura dello stretto di Hormuz a condizione che Washington revocasse il proprio blocco navale. Nonostante il cessate il fuoco di inizio aprile tenga in gran parte, continuano sporadici attacchi nello stretto e contro i paesi del Golfo, mentre Israele prosegue le operazioni militari soprattutto in Libano (ci torneremo), mantenendo obiettivi differenti da quelli statunitensi. Sul piano militare, inoltre, nuove valutazioni dell’intelligence americana diffuse dal The New York Times e dal The Washington Post hanno ridimensionato le affermazioni di Trump sulla distruzione delle capacità iraniane: secondo le fonti, Teheran avrebbe già ripristinato l’accesso a 30 delle sue 33 basi missilistiche lungo Hormuz e rimesso in funzione circa il 90 per cento delle infrastrutture per lo stoccaggio e il lancio dei missili, conservando gran parte del proprio arsenale e mantenendo quindi un’elevata capacità di deterrenza e ritorsione nella regione.

🇬🇧 UK: PARTITO LABURISTA NEL CAOS, MA STARMER ESCLUDE LE DIMISSIONI. SULLO SFONDO NIGEL FARAGE E IL SUO REFORM UK

2) Nel Partito Laburista britannico è sempre più aperta la crisi attorno al primo ministro Keir Starmer, dopo i risultati molto negativi delle elezioni amministrative in Inghilterra e delle parlamentari in Scozia e Galles, considerate un referendum interno sulla sua leadership. Da mesi una parte del partito discute privatamente della possibilità di sostituirlo, ma il confronto è esploso pubblicamente solo dopo il voto. Starmer si è assunto la responsabilità della sconfitta ma ha escluso le dimissioni, sostenendo che un cambio di guida in questa fase, segnata anche dalla guerra in Medio Oriente e dalle sue conseguenze economiche, farebbe precipitare il paese nel caos.

Nel tentativo di rilanciare il governo ha annunciato un “reset” politico, promettendo un ritorno ai valori tradizionali dei Laburisti con misure come la nazionalizzazione dell’acciaieria British Steel di Scunthorpe, un riavvicinamento all’Unione Europea e nuovi programmi per occupazione e formazione giovanile. Ha inoltre richiamato come consiglieri figure storiche del partito come Gordon Brown e Harriet Harman, scelta interpretata però da molti come un segnale di debolezza più che di rinnovamento.

Intanto l’opposizione interna si sta organizzando: almeno 91 parlamentari laburisti – oltre la soglia necessaria per avviare formalmente una mozione di sfiducia – avrebbero già espresso la volontà di sostituire Starmer, anche se le firme non sono ancora state depositate alla sede del partito e manca un candidato condiviso. Tra i ministri e dirigenti che gli hanno chiesto di ripensarci figurano figure molto influenti come Shabana Mahmood, Yvette Cooper, Ed Miliband e John Healey, mentre diversi sottosegretari e collaboratori governativi si sono già dimessi. I nomi più citati per la successione sono quelli della vicepremier Angela Rayner, del ministro della Salute Wes Streeting e del sindaco dell’area metropolitana di Manchester Andy Burnham, considerato il Laburista più popolare del paese ma al momento fuori dal parlamento. Una parte del partito preferirebbe evitare una sfiducia immediata e punta invece a una transizione ordinata sul modello del passaggio tra Tony Blair e Gordon Brown nel 2006, concedendo tempo a Burnham per tornare deputato tramite un’elezione suppletiva in un collegio sicuro. Per ora, però, le divisioni tra le varie correnti e l’assenza di una strategia comune stanno permettendo a Starmer di resistere, anche se la sua posizione appare sempre più fragile e le prossime ore potrebbero essere decisive per il futuro del governo britannico.

In tutto ciò, Reform UK, il partito di destra populista guidato da Nigel Farage, ha consolidato la propria crescita in tutto il paese, rendendo plausibile una futura candidatura di Farage a primo ministro. Il partito ha ottenuto risultati significativi non solo in Inghilterra, ma anche per la prima volta in Scozia e Galles, dove nel 2021 era quasi assente: in Galles è arrivato secondo con il 29% dei voti, mentre in Scozia ha raggiunto quasi il 16%. Reform si è inoltre affermato come principale forza della destra inglese, conquistando anche collegi storicamente legati ai Laburisti. Le elezioni hanno confermato la forte frammentazione del sistema politico britannico, con il crollo di consensi di Laburisti e Conservatori e la crescita di Verdi e Liberal-democratici, in un panorama ormai dominato da cinque o sei partiti competitivi. In questo contesto, Reform potrebbe vincere le prossime elezioni anche senza aumentare ulteriormente i propri voti. Il sistema elettorale uninominale resta però un’incognita, poiché in passato ha penalizzato i partiti di Farage nonostante milioni di voti ottenuti. Reform, comunque, ha rafforzato la propria organizzazione interna e punta ora a consolidarsi ulteriormente in vista delle elezioni parlamentari del 2029.

🇮🇱 ISRAELE: CONTINUANO GLI ATTACCHI SUL LIBANO, MENTRE L’UE SANZIONA LE ORGANIZZAZIONI LEGATE AI COLONI IN CISGIORDANIA

3) Torniamo in Medio Oriente. Nel sud del Libano continuano gli scontri tra Israele e Hezbollah, che stanno progressivamente svuotando di significato il cessate il fuoco raggiunto nei mesi scorsi: nel fine settimana l’esercito israeliano ha bombardato diverse aree libanesi, tra cui la cittadina di Saksakiyeh, causando decine di morti secondo il ministero della Salute libanese, mentre Hezbollah ha risposto con droni contro il nord di Israele ferendo alcuni soldati. Sebbene formalmente il cessate il fuoco sia ancora considerato valido da entrambe le parti e nuovi negoziati siano previsti prima della sua scadenza del 17 maggio, i combattimenti sono proseguiti con crescente intensità, culminando anche nel primo bombardamento israeliano su Beirut dall’inizio della tregua.

Israele sostiene di colpire obiettivi militari di Hezbollah e di condurre operazioni “chirurgiche”, autorizzate secondo vari media anche dagli Stati Uniti di Donald Trump, ma sul terreno i raid hanno colpito aree civili e si inseriscono in una più ampia occupazione israeliana del sud del Libano, dove l’esercito avrebbe svuotato intere zone, demolendo sistematicamente abitazioni, moschee e infrastrutture per creare una fascia cuscinetto. Hezbollah, pur non partecipando direttamente ai negoziati tra i governi di Israele e Libano, continua ad agire in coordinamento con la linea iraniana e mantiene una posizione ambigua sulla tregua.

La crisi umanitaria nel paese è sempre più grave: oltre 2.700 persone sarebbero state uccise, più di un milione costrette a lasciare le proprie case e circa metà della popolazione necessita di assistenza umanitaria secondo la commissaria europea Hadja Lahbib. Parallelamente, i ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno approvato nuove sanzioni contro cittadini israeliani e organizzazioni estremiste legate al movimento dei coloni in Cisgiordania, accusati di sostenere l’occupazione illegale dei territori palestinesi tramite violenze, incendi e abusi; tra i gruppi colpiti ci sarebbe anche Regavim, organizzazione vicina al ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. Le misure, bloccate per mesi dall’opposizione dell’ex premier ungherese Viktor Orbán, prevedono congelamento dei beni e divieto d’ingresso nell’Unione Europea, ma Bruxelles continua a evitare sanzioni dirette contro il governo israeliano, nonostante il suo sostegno politico e militare agli insediamenti.

Sul fronte interno israeliano, il parlamento ha approvato una legge per istituire un tribunale militare speciale destinato a processare circa 300 palestinesi accusati di aver partecipato agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, nei quali furono uccise circa 1.200 persone e rapite altre 251: i processi saranno pubblici e trasmessi online, e la legge introduce anche la possibilità della pena di morte per fatti avvenuti prima dell’approvazione della normativa antiterrorismo di marzo. Organizzazioni israeliane per i diritti umani hanno denunciato il rischio di violazioni del diritto a un processo equo e criticato l’introduzione della condanna capitale.

In questo contesto di forti tensioni regionali è emersa anche la notizia di una presunta visita segreta del primo ministro Benjamin Netanyahu negli Emirati Arabi Uniti per incontrare il presidente Mohammed bin Zayed Al Nahyan durante la guerra con l’Iran: l’annuncio diffuso da Israele è stato però immediatamente smentito dagli Emirati, nonostante varie fonti israeliane abbiano confermato l’incontro. L’episodio ha evidenziato la delicatezza dei rapporti tra i due paesi: dal 2020 gli Emirati sono alleati strategici di Israele grazie agli Accordi di Abramo, cooperazione che è proseguita anche durante la guerra a Gaza e che ha incluso il dispiegamento del sistema di difesa Iron Dome per proteggere il territorio emiratino dai missili iraniani. Tuttavia Abu Dhabi continua a considerare politicamente rischioso rendere troppo visibile la vicinanza a Netanyahu, sia per le reazioni del mondo arabo sia per l’ostilità della propria opinione pubblica verso Israele; non a caso, dopo le indiscrezioni sull’incontro, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato gli Emirati di “collusione” con Israele e avvertito che chi alimenta le divisioni regionali “la pagherà”.

🦠 HANTAVIRUS: L’OMS E IL MINISTERO DELLA SALUTE CONFERMANO IL RISCHIO BASSO. MONITORATI TUTTI I POSSIBILI CONTAGIATI

4) Secondo l’ultimo rapporto dell’OMS, i casi confermati di infezione da hantavirus legati al focolaio scoppiato sulla nave da crociera Hondius sono saliti a otto, a cui si aggiungono due casi probabili e uno ancora incerto, per un totale di 11 persone coinvolte dal 2 maggio. L’OMS ritiene possibile l’emersione di nuovi casi, pur mantenendo basso il rischio per la popolazione generale. In Italia non risultano infezioni confermate e le persone entrate in contatto con i passeggeri vengono monitorate. Tra i casi figurano il primo passeggero morto sulla nave, ritenuto il possibile caso iniziale, sua moglie deceduta poco dopo in Sudafrica e una terza persona la cui diagnosi resta dubbia. Tra i nuovi casi registrati c’è una donna francese, rientrata senza sintomi ma poi ricoverata in gravi condizioni a Parigi per insufficienza respiratoria, e una persona in Spagna risultata positiva ma asintomatica. Un passeggero statunitense resta invece sotto accertamento per risultati contrastanti ai test. Tutti i casi confermati riguardano il virus Andes, un hantavirus diffuso soprattutto in Sudamerica e trasmesso tramite roditori. Si ipotizza che il primo paziente abbia contratto il virus prima dell’imbarco. Decine di persone in vari paesi sono in isolamento precauzionale. In Italia tutti i test effettuati finora, compresi quelli su un turista britannico ricoverato al Sacco di Milano, su un giovane calabrese e su una turista argentina, hanno dato esito negativo. Il ministero della Salute ha ribadito che il rischio in Europa e in Italia resta molto basso.

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E via di brevi. Occhio che c’è roba importante 👇

🇷🇺 Tra mercoledì e giovedì la Russia ha condotto uno dei più intensi bombardamenti sull’Ucraina dall’inizio dell’invasione del 2022, colpendo Kiev e numerose altre città. Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Mosca ha lanciato 1.567 droni in due giorni. Almeno 23 persone sono morte, di cui 12 nella capitale, mentre decine di persone sono rimaste ferite e diversi civili risultano ancora dispersi sotto le macerie di un condominio distrutto a Kiev. Gli attacchi hanno danneggiato infrastrutture energetiche, provocando interruzioni di elettricità e acqua e blackout in 11 regioni. La Russia ha colpito 180 località e oltre 50 edifici residenziali, con raid anche su Kremenchuk, Bila Tserkva, Kharkiv, Sumy e Odessa. I bombardamenti sono ripresi con forza dopo un cessate il fuoco di tre giorni richiesto da Vladimir Putin in occasione del “Giorno della Vittoria”, durante il quale i combattimenti erano comunque proseguiti, seppur con minore intensità.

🇨🇳 Il primo incontro bilaterale tra Donald Trump e Xi Jinping si è concluso con toni distesi ma senza accordi concreti sui principali dossier internazionali. I due leader hanno sottolineato la volontà di rendere più stabili i rapporti tra Stati Uniti e Cina, scambiandosi elogi reciproci e annunciando un futuro incontro alla Casa Bianca. Tra i temi centrali affrontati ci sono stati Taiwan, la guerra commerciale e il conflitto in Medio Oriente. Xi ha ribadito con fermezza la posizione cinese su Taiwan, definendola la questione più delicata nei rapporti con Washington e avvertendo del rischio di uno scontro diretto. Gli Stati Uniti, però, hanno confermato di non voler modificare la propria linea di sostegno all’isola. Sul piano economico non sono emerse novità rilevanti: si è discusso di commercio, investimenti e fentanyl, mentre restano in vigore le recenti riduzioni reciproche di dazi e restrizioni. Sul Medio Oriente, Trump ha detto che la Cina potrebbe aiutare nei rapporti con l’Iran e nella riapertura dello stretto di Hormuz, ma senza indicare impegni concreti da parte di Pechino.

🇨🇺 Cuba sta affrontando una gravissima crisi energetica: il ministro dell’Energia Vicente de la O Levy ha dichiarato che il paese ha esaurito completamente le riserve di petrolio, gasolio e olio combustibile, causando blackout quasi continui e pesanti ripercussioni su trasporti e ospedali. La situazione è peggiorata dopo che gli Stati Uniti hanno ostacolato l’arrivo di combustibile sull’isola tramite sanzioni e pressioni sui fornitori, portando Venezuela e Messico a interrompere le consegne. Le vecchie centrali termoelettriche cubane funzionano ora solo con la limitata produzione interna, mentre l’energia solare, pur in crescita grazie a impianti cinesi, non è sufficiente né supportata da una rete elettrica adeguata. La popolazione è costretta a svolgere le attività domestiche nelle poche ore notturne con elettricità disponibile, mentre aumentano proteste e manifestazioni all’Avana. Intanto gli Stati Uniti hanno inasprito ulteriormente le sanzioni, offrendo aiuti economici solo in cambio di riforme del sistema comunista, mentre crescono anche le attività di ricognizione aerea statunitense intorno all’isola.

🇮🇹 A cinquanta giorni dalla sconfitta del governo al referendum costituzionale, le divisioni nella maggioranza di destra sono diventate sempre più evidenti, coinvolgendo nomine pubbliche, legge elettorale, politica internazionale, fine vita e rapporti con l’UE. Restano bloccate le nomine ai vertici di Consob e Antitrust per i contrasti tra Giorgia Meloni, Lega e Forza Italia, mentre procede a rilento anche la riforma elettorale voluta da Fratelli d’Italia e osteggiata dagli alleati, che temono di favorire il partito di Meloni. Tensioni emergono anche sul disegno di legge sul suicidio assistito, sostenuto da Forza Italia ma frenato dal governo e dal sottosegretario Alfredo Mantovano. Scontri interni hanno coinvolto inoltre la Biennale di Venezia, con polemiche tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli, Matteo Salvini e il direttore Pietrangelo Buttafuoco sul padiglione russo e sulle soprintendenze. Divergenze profonde riguardano anche la gestione della crisi energetica e dei vincoli europei: la Lega ha ipotizzato uno scontro con l’UE sul Patto di stabilità, Forza Italia ha proposto il ricorso al MES, mentre Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti puntano a negoziare margini di flessibilità con Bruxelles. Ulteriori attriti sono emersi sulle spese militari, sugli incentivi industriali e sull’ipotesi di riaprire dal 2027 agli acquisti di gas russo, sostenuta da Salvini ma respinta da Meloni.

🏦 Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 2026 il debito pubblico italiano supererà quello greco, diventando il più alto dell’Unione Europea in rapporto al PIL. Il sorpasso dipenderà soprattutto dalla forte riduzione del debito greco, sceso di oltre 70 punti percentuali dal picco pandemico grazie a una combinazione di austerità, riforme strutturali e crescita economica. Dopo la crisi del 2009 e i salvataggi della troika, la Grecia ha affrontato pesanti tagli alla spesa, aumenti fiscali e profonde riforme di banche, fisco e mercato del lavoro, pagando costi sociali molto elevati ma recuperando credibilità sui mercati. Parallelamente, il paese ha orientato gli investimenti verso imprese, infrastrutture, commercio estero e tecnologia, favorendo una crescita più sostenuta. In Italia, invece, la crescita resta debole a causa di problemi strutturali come bassa produttività, spesa pubblica inefficiente e investimenti poco strategici, mentre il debito continua a pesare anche per gli effetti dei bonus edilizi, in particolare del Superbonus.

🇺🇸 Jho Low, considerato uno dei principali responsabili dello scandalo finanziario 1MDB e tra i latitanti più ricercati al mondo, è riapparso in un documento del dipartimento di Giustizia statunitense, da cui emerge che avrebbe chiesto la grazia a Donald Trump. È accusato di aver sottratto miliardi di dollari dal fondo sovrano malaysiano 1MDB, creato per sostenere lo sviluppo economico del paese, insieme all’ex primo ministro Najib Razak e ad altri collaboratori. Secondo le autorità americane, nello scandalo sarebbero stati rubati complessivamente 4,5 miliardi di dollari, di cui almeno uno direttamente riconducibile a Jho Low. Con il denaro sottratto finanziò uno stile di vita estremamente lussuoso, inclusa la produzione del film The Wolf of Wall Street, yacht, immobili di pregio e opere d’arte. Dopo l’esplosione dello scandalo nel 2015, Razak e vari complici furono arrestati e condannati, mentre Jho Low riuscì a fuggire e da allora non è mai stato catturato; oggi si ritiene possa trovarsi nascosto in Cina.

🇫🇷 Il Senato francese ha respinto la proposta di legge sul suicidio assistito, già approvata a febbraio dall’Assemblea nazionale, mentre ha dato il via libera definitivo a quella sulle cure palliative. Il testo sul suicidio assistito, che prevedeva la possibilità di assumere un farmaco letale in determinate condizioni, è stato bocciato con 151 voti contrari e 118 favorevoli, tra opposizioni di socialisti e conservatori per ragioni diverse. Resta incerto il futuro della proposta, anche se il governo punta ad approvare una legge entro la pausa estiva del parlamento. La legge sulle cure palliative, approvata con 325 voti favorevoli e 18 contrari, prevede maggior sostegno ai malati terminali e nuove strutture dedicate. Nel 2023 la Corte dei conti francese aveva segnalato che metà degli aventi diritto non riusciva ad accedere alle cure palliative per inefficienze del sistema sanitario.

🇮🇹 La Protezione civile ha deciso di demolire tutte le abitazioni situate nella “zona rossa” di Niscemi, nel Caltanissetta, dopo la frana iniziata il 25 gennaio che ha devastato parte del centro storico e lasciato ancora sfollate circa 500 persone. Il piano prevede abbattimenti entro 50 metri dal ciglio della frana e il divieto di ricostruire, con costi stimati in quasi 22 milioni di euro tra demolizioni e smaltimento dei rifiuti. Sono inoltre previsti 53 milioni di euro per gli indennizzi destinati all’acquisto o alla costruzione di nuove case, escludendo però immobili abusivi non sanati e non registrati al catasto. Il comitato degli sfollati ha contestato il piano chiedendo, tra le altre cose, che si parli di “indennizzo” e non di “contributo”, che vengano considerati nel calcolo anche terrazze, garage e cantine e che parte delle somme venga anticipata prima dell’acquisto di una nuova casa. Il comitato ha inoltre chiesto di rivedere il perimetro della zona rossa e di includere gli immobili irregolari previa sanatoria, ma nessuna richiesta è stata accolta. Per questo è stata organizzata una protesta prevista venerdì in piazza Vittorio Emanuele III a Niscemi.

💣 Il gip di Trieste ha archiviato il procedimento sul cosiddetto Unabomber italiano, responsabile di oltre 30 attentati tra Veneto e Friuli Venezia Giulia dal 1994 al 2006, dopo che una perizia sui reperti non ha rilevato corrispondenze con il DNA degli undici indagati, tra cui il principale sospettato Elvo Zornitta. Le indagini erano state riaperte nel 2022 in seguito a un esposto del giornalista Marco Maisano e di due sopravvissute agli attentati, dopo il ritrovamento di reperti mai analizzati geneticamente. La procura aveva quindi disposto un incidente probatorio sui materiali conservati a Trieste, eseguito nel marzo 2023, ma i risultati diffusi successivamente non hanno fornito elementi utili all’identificazione del responsabile.

Alla prossima 👋

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Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

La Rassegna Settimanale di Maurizio Russo