Dopo l’Iran, anche il Libano concorda un cessate il fuoco con Israele. | In Ungheria Magyar batte Orban dopo 16 anni al potere. | Oltre 500.000 immigrati regolarizzati in Spagna?
Un’altra settimana spassosa ce la lasciamo alle spalle.
Entriamo nel cuore di aprile con le ultime sul fronte iraniano, con qualche speranza in più di vedere un cessate il fuoco duraturo (forse). Dopo i consueti due blocchi di recap, facciamo un salto prima in Ungheria per le elezioni e poi in Spagna per un provvedimento che farà discutere (più all’estero che internamente).
Ma andiamo con ordine, cominciamo 👇
🇮🇷 ISRAELE – IRAN – STATI UNITI: TENTATIVO DI BLOCCO AMERICANO ALLO STRETTO DI HORMUZ, MENTRE TRUMP ATTACCA IL PAPA

1) I negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran avviati a cavallo della scorsa settimana e di questa a Islamabad sotto la mediazione del primo ministro pakistano Shehbaz Sharif – con delegazioni guidate dal vicepresidente JD Vance e dal presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf – si sono svolti in un clima di forte riservatezza, con contatti separati e richieste difficilmente conciliabili: Teheran ha posto come condizioni preliminari la cessazione degli attacchi israeliani in Libano e lo sblocco dei beni congelati all’estero, mentre sul tavolo restavano anche il programma nucleare iraniano e il controllo dello stretto di Hormuz; nonostante segnali iniziali di disponibilità, suggeriti anche dall’alto livello della delegazione iraniana, i colloqui si sono conclusi senza accordo e con accuse reciproche, con Washington che ha definito inaccettabile il rifiuto iraniano delle proprie condizioni e Teheran che le ha giudicate «eccessive e illegali».
Parallelamente, il conflitto regionale è proseguito: Israele ha intensificato i bombardamenti nel sud del Libano, dove le vittime complessive superano le 2.000 e dove è stata circondata la città simbolo di Hezbollah, Bint Jbeil, mettendo a rischio la tenuta del cessate il fuoco in scadenza il 21 aprile, mentre sono stati annunciati negoziati separati tra Libano e Israele a Washington. Sul piano strategico, la crisi si è concentrata sullo stretto di Hormuz: già di fatto bloccato dall’Iran con traffico quasi nullo, è stato oggetto di un ulteriore inasprimento quando Donald Trump ha ordinato un blocco navale statunitense operativo dalle 16 (ora italiana) di lunedì, inizialmente esteso a tutte le navi e poi limitato a quelle dirette o provenienti da porti iraniani, con l’impiego di oltre 15 unità militari; Teheran ha reagito minacciando attacchi contro le navi militari e denunciando l’illegittimità della misura, mentre alcune imbarcazioni hanno invertito la rotta e il prezzo del petrolio è risalito sopra i 100 euro al barile, contribuendo anche a un peggioramento dei mercati finanziari e a dati inflattivi negativi negli Stati Uniti (3,3% annuo a marzo).
In questo contesto si inseriscono ulteriori sviluppi: l’uccisione dell’ex ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharazi, il coinvolgimento dell’Ucraina nell’abbattimento di droni in Medio Oriente, e nuove tensioni politiche tra Washington e il Vaticano, con Trump che ha attaccato Papa Leone XIV per le sue posizioni sulla guerra ricevendo una risposta diretta e il sostegno pubblico di esponenti iraniani; nel frattempo, lo stesso Trump ha alternato minacce ai negoziatori iraniani a dichiarazioni su possibili nuovi contatti diplomatici, mentre leader europei come Keir Starmer ed Emmanuel Macron hanno lavorato a iniziative per riaprire il passaggio nello stretto e contenere l’escalation regionale.
🇮🇷 ISRAELE – IRAN – STATI UNITI: CESSATE IL FUOCO RAGGIUNTO TRA ISRAELE E LIBANO, CON LO STRETTO UFFICIALMENTE RIAPERTO

2) Nel corso degli ultimi giorni la crisi in Medio Oriente si è evoluta su più piani, tra escalation militare, tentativi diplomatici e forti ripercussioni economiche: mentre si preparavano negoziati tra Israele e Libano a Washington, con Beirut favorevole a un cessate il fuoco e Israele deciso a ottenere il disarmo di Hezbollah, e circolavano indiscrezioni su possibili nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran mediati dal Pakistan, la Cina, tramite Xi Jinping, avanzava una proposta di mediazione per tutelare i propri interessi energetici; sul piano europeo, Giorgia Meloni ha sospeso un accordo di difesa con Israele, mentre si aprivano anche tensioni politiche con Donald Trump.
Il primo incontro tra Israele e Libano non ha prodotto risultati concreti e le operazioni militari israeliane contro Hezbollah sono proseguite, mentre Washington ha chiarito che un eventuale accordo con l’Iran non sarebbe legato a un cessate il fuoco in Libano e ha ribadito, insieme a Israele, che la rimozione dell’uranio arricchito iraniano resta una condizione imprescindibile; nel frattempo il blocco dello stretto di Hormuz è stato rafforzato fino a diventare pienamente operativo, con navi costrette a invertire la rotta, e l’Iran ha minacciato ritorsioni anche su altre rotte strategiche come il Mar Rosso.
Contemporaneamente, gli Stati Uniti hanno aumentato la presenza militare nella regione, inviando migliaia di soldati e la portaerei George H.W. Bush, mentre Hezbollah ha risposto ai raid israeliani lanciando razzi verso il nord di Israele e si sono moltiplicate le voci su nuovi negoziati USA-Iran, senza però una data definita; in questo contesto si sono registrati anche tentativi di contatto diretto tra Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun, rimasti incerti.
Una svolta è arrivata ieri con un cessate il fuoco tra Israele e Libano mediato dagli Stati Uniti, entrato in vigore alle 23 e previsto per dieci giorni: l’accordo prevede il disarmo di Hezbollah, limiti all’uso della forza da parte israeliana e l’avvio di negoziati per una pace definitiva, anche se Israele manterrà truppe nel sud del Libano e restano dubbi sull’adesione effettiva di Hezbollah; nelle ore successive il cessate il fuoco ha retto, consentendo il rientro di migliaia di sfollati nonostante gli avvertimenti delle autorità.
Sul fronte energetico e commerciale, dopo giorni di blocco reciproco e forte riduzione del traffico, l’Iran ha annunciato la riapertura dello stretto di Hormuz – seppur con rotte controllate – collegandola proprio all’entrata in vigore del cessate il fuoco, mentre gli Stati Uniti continuano a limitare il transito delle navi legate al commercio petrolifero iraniano; la crisi ha mantenuto alta la volatilità dei mercati, con prezzi del petrolio stabilizzati intorno ai 95-100 dollari e crescenti preoccupazioni per le forniture energetiche globali.
🇭🇺 UNGHERIA: DOPO 16 ANNI, TERMINA IL DOMINIO DI VIKTOR ORBÀN. PÉTER MAGYAR E IL NUOVO PRIMO MINISTRO

3) In Ungheria le elezioni parlamentari hanno segnato una svolta storica: con un’affluenza superiore al 78%, la più alta nell’era post-comunista, ha vinto nettamente il partito di opposizione Tisza guidato da Péter Magyar. Il primo ministro uscente Viktor Orbán, alla guida di Fidesz, ha riconosciuto la sconfitta definendola «dolorosa ma chiara», ponendo fine a 16 anni consecutivi al potere.
Nel parlamento da 199 seggi, Tisza ne otterrà 138, contro i 55 di Fidesz e i 6 del partito di estrema destra Movimento Nostra Patria, assicurandosi così una maggioranza qualificata superiore ai due terzi, sufficiente per approvare le leggi più rilevanti. Durante la giornata elettorale le due principali coalizioni si sono accusate reciprocamente di brogli, ma a risultato definito Orbán ha ammesso la sconfitta e si è congratulato telefonicamente con Magyar.
La vittoria dell’opposizione è maturata in un contesto diverso rispetto al passato: Magyar ha condotto una campagna intensa in tutto il paese, sostenuta anche dal ritiro strategico di altri partiti di opposizione. Pur condividendo un orientamento conservatore e provenendo in parte dallo stesso ambiente politico di Fidesz, Magyar ha focalizzato la campagna sulla denuncia della corruzione e sull’eccessiva concentrazione di potere nelle mani del governo uscente.
Un elemento centrale riguarda le “leggi cardinali”, introdotte nel 2011, che richiedono una maggioranza dei due terzi per intervenire su ambiti chiave come magistratura, media, sistema elettorale e finanze pubbliche. Grazie all’ampia maggioranza ottenuta, Tisza potrà modificarle, anche se eventuali ostacoli potrebbero arrivare dai tribunali ancora influenzati da alleati di Orbán.
A Budapest migliaia di persone hanno festeggiato la fine del lungo governo di Orbán, caratterizzato da un forte accentramento del potere e dal controllo su istituzioni e mezzi di comunicazione. La sua sconfitta potrebbe avere ripercussioni anche a livello europeo: Orbán aveva spesso ostacolato decisioni dell’Unione Europea, in particolare sugli aiuti all’Ucraina, ed era considerato vicino alla Russia. Magyar è visto come più filoeuropeo, anche se finora ha mantenuto una posizione prudente in politica estera.
🇪🇦 SPAGNA: IL GOVERNO DI PEDRO SANCHEZ È PRONTO A REGOLARIZZARE 500.000 MIGRANTI IRREGOLARI

4) Il governo spagnolo ha approvato un decreto che consentirà a molti migranti arrivati irregolarmente nel paese fino al 31 dicembre 2025 di ottenere un permesso di residenza. La misura, definita dalla ministra Elma Saiz come una pietra miliare dell’esecutivo guidato da Pedro Sánchez, permetterà di regolarizzare circa 500mila persone tra immigrati irregolari e richiedenti asilo, offrendo loro la possibilità di vivere e lavorare legalmente, pagare le tasse e contribuire al sistema previdenziale, acquisendo al contempo diritti e doveri. Il permesso avrà durata annuale, ma sarà rinnovabile.
Il provvedimento nasce da un’iniziativa di legge popolare sostenuta da oltre 700mila cittadini, sindacati e Chiesa cattolica, che chiedevano una regolarizzazione straordinaria per migliorare le condizioni di vita e lavoro dei migranti. Dopo una prima approvazione a gennaio, il decreto è stato rivisto su indicazione del Consiglio di Stato, introducendo requisiti più stringenti: sarà necessario dimostrare almeno cinque mesi di permanenza in Spagna e l’assenza di precedenti penali.
Trattandosi di un decreto reale, la norma entra in vigore immediatamente senza passare dal parlamento. La richiesta potrà essere presentata online dal 16 aprile e di persona dal 20 aprile, con scadenza fissata al 30 giugno. Un’analoga regolarizzazione di massa era già avvenuta nel 2005 sotto il governo Zapatero, coinvolgendo oltre 576mila persone.
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Passiamo alle brevi, senza perderci in chiacchiere 👇
🇺🇦 Nel corso della sua visita a Roma, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha discusso con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e con funzionari della Difesa italiana di un possibile accordo denominato “Drone Deal”, volto a condividere il know-how militare ucraino nel settore dei droni in cambio di sistemi d’arma avanzati non prodotti da Kyiv, come i missili Patriot. Negli ultimi quattro anni, infatti, l’Ucraina ha sviluppato competenze avanzate nella progettazione e nell’impiego di droni, utilizzati sia per ridurre l’impiego di soldati sia per contenere i costi rispetto ai sistemi tradizionali, arrivando a impiegare droni contro droni nemici. Dal 2022 sono nate numerose aziende nel settore, consentendo una produzione mensile di centinaia di migliaia di droni intercettori; tra queste, General Cherry ne realizza circa 100mila al mese. Parallelamente, il paese ha migliorato tecnologie come sensori di rilevamento e sistemi di disturbo delle comunicazioni. L’expertise ucraina si è consolidata anche grazie alla collaborazione con paesi del Golfo colpiti da attacchi iraniani, con l’invio recente di esperti in Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Meloni ha espresso interesse per una cooperazione industriale, definendo l’Ucraina una “nazione guida” nel settore, e si valuta una possibile coproduzione con Leonardo. I dettagli operativi restano da definire e saranno sviluppati nelle prossime settimane. Intanto, il consigliere Alexander Kamyshin punta ad aprire almeno dieci stabilimenti produttivi in Europa entro l’anno; l’Italia non è ancora inclusa, ma i negoziati sono in corso. Durante l’incontro si è discusso anche della situazione politica in Ungheria e della guerra in Medio Oriente. Zelensky ha infine incontrato al Quirinale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
🇺🇦 Almeno 18 persone sono morte nella notte tra mercoledì e giovedì in Ucraina a seguito di un massiccio attacco russo con droni e missili, il più letale degli ultimi mesi secondo le autorità ucraine. Le vittime si registrano soprattutto a Odessa (9), ma anche a Kiev (4), Dnipro (4) e Kharkiv (1), mentre complessivamente sono state colpite 26 località. L’aeronautica ucraina ha riferito che, su 659 droni e 44 missili lanciati, la maggior parte è stata intercettata. A Kiev, tra i morti figura un ragazzo di 12 anni e si contano 45 feriti; danni e incendi hanno interessato edifici residenziali e un hotel. Decine di feriti anche a Dnipro, mentre Mykolaiv e Kherson sono rimaste senza elettricità. Il presidente Volodymyr Zelensky ha collegato l’attacco alla necessità di mantenere le sanzioni contro la Russia, in un contesto segnato dal fallimento del recente cessate il fuoco pasquale.
🖥️ La scorsa settimana, il segretario alTesoro degli StatiUniti Scott Bessent ha convocato una riunione d’emergenza con i vertici delle principali banche americane per avvertirli di gravi vulnerabilità nei loro sistemi informatici, emerse grazie a Mythos, un nuovo modello di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic. Il software, estremamente avanzato e di tipo general purpose, è stato in grado di individuare migliaia di falle, alcune presenti da decenni e mai rilevate. Proprio per il rischio di utilizzi malevoli, Anthropic ha deciso di non renderlo pubblico, condividendolo solo con un numero ristretto di aziende tecnologiche. La notizia, diffusa da vari media, ha avuto ripercussioni sui mercati, con un calo dei titoli delle società di cybersicurezza, ora esposte a possibili contenziosi. Anthropic ha dichiarato di collaborare con esperti per utilizzare Mythos a fini difensivi e proteggere il sistema finanziario. La portata della minaccia è evidenziata dalla partecipazione alla riunione di figure di primo piano del settore bancario e del presidente della Federal Reserve Jerome Powell, segnale di un rischio sistemico per l’economia. Analoghe iniziative sono state avviate anche in Canada e nel Regno Unito. Il caso mette in luce il ritardo degli enti regolatori rispetto all’evoluzione dell’intelligenza artificiale, nonostante l’introduzione di misure come l’obbligo per le banche di accantonare riserve contro i rischi informatici.
🇮🇹 Le intercettazioni telefoniche hanno portato all’arresto del soccorritore 27enne Luca Spada, accusato dalla procura di aver ucciso almeno cinque pazienti durante trasporti in ambulanza tra febbraio e novembre 2025. Secondo gli investigatori, Spada avrebbe provocato embolie gassose iniettando aria negli accessi venosi di pazienti anziani non in condizioni critiche. Al momento, la giudice ha riconosciuto gravi indizi di colpevolezza solo per la morte di una donna di 85 anni, mentre le altre posizioni sono ancora al vaglio. L’inchiesta ipotizza omicidio volontario continuato aggravato, sostenuta anche da una dipendente della Croce Rossa che ha individuato la presenza costante di Spada nei casi sospetti. Le intercettazioni mostrano atteggiamenti cinici e possibili legami con un’agenzia funebre, ipotizzando un movente economico. Pur escludendo la premeditazione, la giudice evidenzia una significativa capacità criminale e il rischio di reiterazione del reato, oltre a tentativi di inquinamento delle prove.
🔫 Una banda composta da almeno tre rapinatori armati e con il volto coperto ha assaltato una filiale del Crédit Agricole a Napoli, tra Vomero e Arenella, accedendo attraverso un cunicolo sotterraneo scavato sotto l’edificio. All’interno, circa 25 persone sono state prese in ostaggio per quasi due ore mentre i malviventi forzavano numerose cassette di sicurezza. L’allarme è scattato intorno alle 12:45 di ieri grazie a un passante; le forze dell’ordine hanno isolato l’area e, verso le 13:30, sono riuscite a liberare gli ostaggi, tutti illesi ma sotto shock. Nel pomeriggio è intervenuto anche il GIS dei carabinieri, ma al momento dell’irruzione, intorno alle 17, i rapinatori erano già fuggiti attraverso lo stesso cunicolo, probabilmente collegato alle fogne. Il bottino resta da quantificare, mentre in serata circa cento clienti si sono radunati davanti alla banca chiedendo informazioni, con momenti di tensione. Le indagini sono in corso: sequestrata un’auto sospetta e avviate ricerche in tutta la città.
🎫 Una giuria federale di New York ha stabilito che Live Nation ha esercitato un monopolio nel mercato dei concerti e degli eventi dal vivo negli Stati Uniti, violando le norme sulla concorrenza e contribuendo all’aumento dei prezzi dei biglietti. La causa, avviata da oltre 30 stati, accusava anche l’azienda di imporre l’uso di Ticketmaster ai locali; la giuria ha rilevato, tra l’altro, una maggiorazione indebita di 1,72 dollari per biglietto, disponendo rimborsi ai clienti. Il giudice Arun Subramanian dovrà ora definire le sanzioni, mentre Live Nation continua a respingere le accuse. Il caso si inserisce in una lunga disputa sul dominio del gruppo, nato nel 2010 dalla fusione con Ticketmaster, che controlla gran parte di arene e vendite di biglietti negli USA. Il Dipartimento di Giustizia si era ritirato dopo un accordo da oltre 280 milioni di dollari, accettato solo da alcuni stati, mentre altri spingono per lo smembramento della società. Dopo il verdetto, il titolo in borsa ha perso oltre il 6%.
⚽ L’Union Berlino ha annunciato la nomina di Marie-Louise Eta come allenatrice della squadra maschile fino al termine della stagione, dopo l’esonero di Steffen Baumgart per i risultati negativi: solo due vittorie nelle ultime quattordici partite e undicesimo posto in classifica, a sette punti dalla zona retrocessione. Eta diventa così la prima donna nella storia della Bundesliga e nei principali campionati europei a guidare una prima squadra maschile. Il suo incarico sarà temporaneo, poiché era già destinata ad allenare la squadra femminile dalla prossima stagione e aveva già ricoperto il ruolo di vice allenatrice nel 2023. Nei maggiori campionati europei non si registrano precedenti analoghi, e anche nel calcio femminile prevalgono allenatori uomini, con poche eccezioni come Suzanne Bakker al Milan. L’Union Berlino, inoltre, si distingue per essere interamente posseduto dai propri tifosi, applicando integralmente la regola del “50+1”.
🎾 Jannik Sinner ha vinto per la prima volta il Masters 1000 di Monte Carlo battendo in finale Carlos Alcaraz 7-6, 6-3, al termine di una partita equilibrata decisa nei momenti chiave. Grazie a questo successo, Sinner tornerà al numero uno del ranking mondiale, superando proprio Alcaraz, e conquista il quarto Masters 1000 consecutivo, il primo sulla terra rossa. Dopo un avvio difficile in entrambi i set, con break subiti, Sinner è riuscito ogni volta a reagire immediatamente. Il primo set si è deciso al tie-break, vinto grazie anche a un doppio fallo di Alcaraz sul secondo set point. Nel secondo set, dopo il 3-3, Sinner ha dominato vincendo tutti i game fino al 6-3, chiudendo l’incontro al primo match point.
Alla prossima 👋



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