Proseguono i negoziati tra USA e Iran. | Keir Starmer lascia la carica in Gran Bretagna. | Spaventoso (doppio) terremoto in Venezuela.

Una settimana… caldissima, letteralmente.

Ci si muove – stranamente – su tanti fronti, alcuni che già conosciamo e altri che ci danno corpose novità. Oltre al canonico salto in Iran e in Libano, questa volta ci occuperemo di quanto sta accadendo in Gran Bretagna e, soprattutto, in Venezuela.

Il perché? Beh, scopriamolo insieme 👇

🇮🇷 USA – IRAN: NEGOZIATI NEL VIVO, MA LA RISOLUZIONE DEL CONFLITTO APPARE LONTANA. COSA SI È DECISO FINORA

1) Dopo la firma del memorandum d’intesa del 18 giugno che ha posto fine alla guerra tra Stati Uniti e Iran, il negoziato per un accordo definitivo è entrato in una fase complessa e caratterizzata da continui messaggi contraddittori. Il principale elemento di tensione è rappresentato dalla crisi in Libano e dalla situazione nello stretto di Hormuz: in seguito ai bombardamenti israeliani contro obiettivi di Hezbollah, Teheran ha annunciato una nuova chiusura dello stretto e ha indicato la cessazione delle operazioni israeliane e il ritiro delle truppe dal Libano come condizioni necessarie per proseguire il dialogo con Washington. Gli Stati Uniti hanno però contestato l’effettiva chiusura del passaggio marittimo, sostenendo che il traffico navale continui, seppure fortemente ridotto, mentre molte compagnie di navigazione hanno scelto di evitare l’area per motivi di sicurezza. Parallelamente, le delegazioni iraniana e statunitense si sono incontrate in Svizzera per avviare il percorso negoziale previsto dal memorandum: il primo round non ha prodotto accordi sostanziali, ma ha definito una struttura di lavoro comprendente un calendario di incontri, una linea diretta per prevenire incidenti nello stretto di Hormuz, un meccanismo di coordinamento tra Stati Uniti, Iran e Libano per favorire un cessate il fuoco con Hezbollah e gruppi di lavoro dedicati a nucleare, sanzioni e risoluzione delle controversie. Pakistan e Qatar, che svolgono un ruolo di mediazione, hanno definito costruttivo il clima dei colloqui nonostante le tensioni regionali.

Nel frattempo, Washington ha sospeso per 60 giorni le sanzioni sulle esportazioni di petrolio iraniano, consentendo nuovamente la vendita di greggio e prodotti petrolchimici in dollari e garantendo a Teheran uno dei principali benefici economici previsti dal memorandum. Proprio questa decisione è stata al centro delle dinamiche negoziali più delicate: secondo diverse ricostruzioni, i frequenti annunci del presidente statunitense Donald Trump hanno spesso complicato il lavoro dei negoziatori. Trump continua infatti a pubblicare dichiarazioni sui social che presentano come acquisiti risultati ancora in discussione, una strategia che mira a fare pressione sugli iraniani ma che provoca regolarmente smentite da parte di Teheran. È accaduto, ad esempio, quando il presidente ha sostenuto che l’Iran avesse accettato ispezioni nucleari particolarmente invasive nei siti colpiti dai bombardamenti dell’anno precedente: i funzionari iraniani hanno immediatamente negato che esistesse un accordo in tal senso. Il futuro del programma nucleare resta infatti il tema più controverso del negoziato, con profonde divergenze tra le parti. Washington sostiene inoltre che Teheran abbia promesso di consentire il ritorno degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ma il governo iraniano ha respinto questa interpretazione, affermando che non sono stati assunti nuovi impegni e che eventuali attività ispettive continueranno esclusivamente secondo le procedure già esistenti.

Le difficoltà sono emerse anche sul piano politico. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf avrebbe protestato con il vicepresidente statunitense JD Vance per alcuni messaggi di Trump che minacciavano nuovi bombardamenti qualora l’Iran avesse continuato a sostenere Hezbollah. Teheran ha interpretato quelle dichiarazioni come una violazione dello spirito del memorandum, che prevede l’impegno reciproco a non attaccarsi, mentre Vance avrebbe cercato di rassicurare gli interlocutori spiegando che Trump si riferiva a un’eventuale futura violazione dell’accordo da parte iraniana. Gli annunci pubblici del presidente statunitense, inoltre, rendono più difficile il lavoro dei negoziatori iraniani nei confronti delle componenti più radicali del regime, già contrarie a concessioni verso Washington. Nel frattempo, l’Organizzazione marittima internazionale delle Nazioni Unite ha avviato un’operazione per favorire il rientro di circa 11.000 marinai ancora bloccati oltre lo stretto, a conferma di come la normalizzazione della navigazione e la sicurezza della regione restino questioni centrali e tuttora irrisolte nel negoziato tra Washington e Teheran.

🇮🇱 ISRAELE – LIBANO: CESSATE IL FUOCO ANCORA TROPPO FRAGILE. QUALI SONO LE PROSSIME MOSSE DI NETANYAHU?

2) Il cessate il fuoco raggiunto tra Israele e Hezbollah rappresenta una svolta inattesa nel conflitto in Libano, sia perché è il primo accordo negoziato direttamente con il gruppo sciita – dopo mesi in cui Israele aveva trattato esclusivamente con il governo libanese e Hezbollah aveva sempre rifiutato qualsiasi confronto – sia perché è stato ottenuto grazie alla mediazione congiunta di Qatar e Stati Uniti, con indiscrezioni che attribuiscono un ruolo anche all’Iran.

L’intesa è stata confermata dall’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, mentre Hezbollah non l’ha formalmente ratificata, limitandosi, attraverso il parlamentare Ibrahim al Moussawi, ad affermare che il gruppo la rispetterà solo finché Israele farà altrettanto. Restano tuttavia ignoti molti dettagli dell’accordo, che fin dalle prime ore si è rivelato estremamente fragile: pochi minuti dopo la sua entrata in vigore sono stati segnalati nuovi bombardamenti israeliani nel sud del Libano, cessati solo dopo circa un’ora, mentre il giorno successivo nuovi scontri lungo il confine hanno provocato una risposta dell’esercito israeliano che ha causato almeno 16 vittime.

Israele ha inoltre confermato che manterrà le proprie truppe nella fascia meridionale del Libano occupata dalla scorsa primavera, una striscia di oltre dieci chilometri oltre il confine che impedisce il rientro della popolazione civile e aumenta il rischio di nuovi confronti armati con Hezbollah, tanto che fonti dell’intelligence statunitense hanno riferito di non aspettarsi una reale cessazione delle operazioni militari.

Nelle ultime settimane Donald Trump aveva intensificato le pressioni sul primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu affinché interrompesse le operazioni in Libano, arrivando a criticare pubblicamente i bombardamenti ritenuti sproporzionati e sostenendo di poter impedire una nuova escalation; dopo l’intesa ha elogiato Netanyahu per aver accettato il cessate il fuoco. Il governo israeliano, tuttavia, continua a giustificare gli attacchi come misura difensiva contro Hezbollah e non ha dato segnali di voler modificare la propria strategia militare: poco prima dell’entrata in vigore della tregua, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir aveva ribadito una linea estremamente dura, mentre l’eventuale influenza esercitata dall’Iran su Hezbollah per favorire l’accordo suggerisce che entrambe le parti abbiano accettato la tregua soprattutto in seguito a forti pressioni esterne, più che per un cambiamento delle rispettive posizioni sul campo.

🇬🇧 KEIR STARMER NON È PIU IL PRIMO MINISTRO BRITANNICO. PRONTO A SUCCEDERGLI ANDY BURNHAM, OPPURE…

3) Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato le dimissioni da leader del Partito Laburista e da capo del governo, spiegando che resterà in carica fino alla scelta del successore, con un processo interno che inizierà il 9 luglio e che punta a concludersi entro il 1° settembre, prima del congresso laburista di Liverpool. La decisione arriva dopo mesi di crescenti pressioni interne, alimentate da una serie di scandali, errori politici e dal calo di consenso del partito, culminate con la netta vittoria di Andy Burnham nell’elezione suppletiva che gli ha consentito di rientrare in Parlamento, passaggio indispensabile per poter aspirare alla guida del governo.

Burnham, considerato il laburista più popolare e accreditato per i risultati ottenuti da sindaco di Manchester, è ritenuto la figura più adatta a rilanciare il partito anche grazie alla sua capacità di comunicazione e al successo elettorale ottenuto contro Nigel Farage e Reform UK, oltre che contro tutti gli altri partiti complessivamente. Fino a pochi giorni prima Starmer aveva escluso l’ipotesi di lasciare l’incarico, arrivando perfino a ipotizzare un ruolo ministeriale per Burnham, ma la richiesta di una transizione ordinata avanzata da numerosi ministri e da circa metà dei parlamentari laburisti ha reso la sua posizione insostenibile; nel discorso di addio ha dichiarato di aver accettato la volontà del partito in vista delle elezioni del 2029, rivendicando comunque i risultati ottenuti, tra cui la vittoria elettorale del 2024, il rallentamento dell’inflazione e la proposta di vietare l’accesso ai social network ai minori di 16 anni.

Il successore sarà scelto attraverso una procedura che richiede il sostegno del 20% dei parlamentari laburisti (81 deputati) e del 5% delle sezioni locali del partito o di tre organizzazioni affiliate: se entro il 16 luglio Burnham resterà l’unico candidato, diventerà automaticamente leader e primo ministro senza voto degli iscritti, nello scenario definito dai media britannici “coronation”; se invece emergeranno altri candidati, saranno i circa 300 mila iscritti a scegliere il nuovo leader con un sistema a preferenze trasferibili. Al momento Burnham è l’unico candidato ufficiale e la sua posizione si è ulteriormente rafforzata dopo il sostegno dell’ex ministro della Salute Wes Streeting, inizialmente considerato uno dei possibili rivali, che ha invitato il partito a evitare divisioni interne e a concentrarsi sul rilancio dei Laburisti.

Pur essendo lo scenario più probabile, una nomina senza competizione suscita perplessità in una parte del partito, che teme possa apparire come una manovra di vertice e indebolire la legittimità del nuovo leader; inoltre Burnham torna alla politica nazionale dopo oltre dieci anni, avendo lasciato solo pochi giorni fa l’incarico di sindaco di Manchester. Le dimissioni di Starmer segnano l’ennesimo cambio di leadership nel Regno Unito dopo il referendum sulla Brexit del 2016, che lo rende il sesto primo ministro britannico di questo periodo di forte instabilità politica.

🇻🇪 DUE TERREMOTI SI ABBATTONO SUL VENEZUELA. CENTINAIA LE VITTIME E MIGLIAIA I DISPERSI

4) In Venezuela proseguono le operazioni di soccorso dopo i due terremoti che mercoledì hanno colpito il paese nei pressi di Caracas, causando almeno 235 morti e oltre 4.300 feriti, mentre il numero dei dispersi resta incerto e potrebbe essere molto elevato. Oltre ai canali ufficiali della Croce Rossa e della Protezione civile, sono stati attivati portali informali per facilitare la ricerca delle persone scomparse. Le due scosse, di magnitudo 7.2 e 7.5, si sono verificate a meno di un minuto di distanza e a bassa profondità, aggravando gli effetti del sisma; secondo l’USGS, il secondo terremoto è stato il più forte registrato nel paese dal 1900. L’area più colpita è quella di La Guaira, dove sono crollati decine di edifici e circa 250 strutture risultano danneggiate o distrutte, tra cui ospedali, la sede della Croce Rossa venezuelana e l’ambasciata francese. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, sospendendo la distribuzione del gas, le attività scolastiche e numerosi servizi essenziali, mentre si registrano interruzioni di acqua ed elettricità e la chiusura dell’aeroporto internazionale di Maiquetía. La Federazione internazionale della Croce Rossa ha avviato un’operazione di assistenza che durerà diversi mesi, con l’invio iniziale di aiuti umanitari da Panama. Gli Stati Uniti hanno annunciato un pacchetto di aiuti da 150 milioni di dollari, il dispiegamento di squadre di soccorso specializzate e la sospensione di alcune sanzioni per consentire al governo venezuelano di accedere a fondi destinati all’emergenza. Secondo il testo, questo intervento si inserisce nella cosiddetta dottrina “Donroe“, che attribuisce agli Stati Uniti un ruolo dominante nell’influenzare le politiche e le economie dei paesi del continente americano.

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Delle caldissime brevi, eccole 👇

🌐 Le dichiarazioni del segretario generale della NATO, Mark Rutte, hanno innescato una tensione diplomatica con l’Italia dopo l’affermazione secondo cui almeno 500 voli militari statunitensi diretti nell’operazione “Epic Fury” contro l’Iran sarebbero partiti da basi americane sul territorio italiano. Le parole di Rutte sembrano contraddire la posizione del governo di Giorgia Meloni, che ha sempre sostenuto di aver autorizzato soltanto attività logistiche, di supporto e sorveglianza, escludendo operazioni offensive. Il ministero della Difesa ha definito la ricostruzione «fallace», ribadendo che nessuna attività “cinetica” è stata autorizzata e sottolineando che la NATO non è coinvolta nell’operazione. La vicenda si inserisce nel deterioramento dei rapporti tra Roma e l’amministrazione di Donald Trump, che ha accusato gli alleati europei, e in particolare l’Italia, di non aver sostenuto sufficientemente gli Stati Uniti nel conflitto con l’Iran. In Italia, le opposizioni hanno chiesto chiarimenti urgenti in Parlamento, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha minimizzato la polemica. Successivamente la NATO ha precisato che Rutte si riferiva esclusivamente a supporto logistico e assistenza tecnica, una rettifica che sostanzialmente conferma la linea del governo italiano ma non ha impedito che la vicenda si trasformasse in un incidente diplomatico alla vigilia del vertice dell’Alleanza ad Ankara.

🔥 Un’intensa e prolungata ondata di calore sta interessando l’Italia e gran parte dell’Europa, con temperature fino a 10 °C sopra la media stagionale e punte vicine ai 40 °C in diverse città. In Italia il caldo dovrebbe persistere almeno fino ai primi giorni di luglio, con massime tra 36 e 39 °C al Nord e temperature elevate anche nelle ore notturne, fattore che aumenta il disagio percepito e i rischi per la salute. Diverse città hanno ricevuto il livello massimo di allerta, soprattutto per anziani e persone fragili. Situazioni analoghe si registrano in Francia, Spagna e Germania, dove sono stati superati i 37-40 °C e adottate misure preventive. Solo temporaneamente alcuni temporali potrebbero attenuare il caldo a metà settimana, prima dell’arrivo di aria più fresca previsto a luglio. L’ondata è causata da un blocco atmosferico determinato dall’interazione tra una depressione atlantica e l’anticiclone africano, che favoriscono l’afflusso e l’accumulo di aria calda dal Sahara. Un fenomeno naturale che, secondo gli esperti, è reso più intenso e duraturo dall’aumento delle temperature legato al riscaldamento globale.

🇺🇦 Secondo il Ministero della Difesa russo, nella notte le difese aeree di Mosca hanno abbattuto 660 droni ucraini in oltre dieci regioni, inclusi la regione della capitale, la Crimea, il Mar Nero e il Mar d’Azov, in quello che rappresenta uno dei più massicci attacchi dall’inizio del conflitto. A Mosca sarebbero stati intercettati almeno 47 droni, mentre nella regione di Tula un’abitazione è stata danneggiata e una donna è rimasta ferita. Esplosioni e incendi sono stati segnalati anche in Crimea, in particolare nell’area di Kerch, dove il ponte che collega la penisola alla Russia è stato temporaneamente chiuso, e nei pressi dell’aeroporto militare di Saky. Le autorità della Crimea hanno dichiarato lo stato d’emergenza, citando la necessità di gestire le conseguenze economiche dei recenti raid ucraini, che hanno aggravato le difficoltà nei rifornimenti energetici e di carburante. Intanto, secondo il Guardian, fonti di intelligence occidentali e di due Paesi del fianco orientale della Nato ritengono che la Russia possa preparare provocazioni militari limitate o azioni ibride contro gli Stati baltici o la Polonia, con l’obiettivo di testare la coesione dell’Alleanza Atlantica.

🇨🇴 Secondo il conteggio preliminare, l’avvocato e imprenditore di estrema destra Abelardo de la Espriella ha vinto le elezioni presidenziali in Colombia con il 49,66% dei voti contro il 48,7% del candidato di sinistra Iván Cepeda, con un vantaggio di circa 250 mila voti. Pur non avendo valore legale, il conteggio preliminare è considerato molto affidabile, anche se Cepeda e il presidente uscente Gustavo Petro attendono i risultati ufficiali prima di riconoscere l’esito. La campagna elettorale si è concentrata soprattutto su sicurezza ed economia: de la Espriella ha promesso una politica di “tolleranza zero” contro guerriglia e narcotraffico, ispirata al presidente salvadoregno Nayib Bukele, e forti tagli alla spesa pubblica sul modello dell’argentino Javier Milei. Durante la campagna ha adottato una retorica particolarmente aggressiva verso la sinistra e ha rafforzato i rapporti con l’area trumpiana statunitense, ottenendo il sostegno dell’amministrazione Trump. La sua vittoria è stata festeggiata dai sostenitori, mentre in alcune città si sono registrate proteste e scontri da parte dei simpatizzanti della sinistra.

🏠 Il decreto sul cosiddetto “piano casa”, che dovrà essere convertito in legge entro il 6 luglio, punta a contrastare la crisi abitativa aumentando l’offerta di alloggi popolari e di edilizia sociale a canoni calmierati, anche attraverso il coinvolgimento di investitori privati. Il provvedimento prevede il recupero e la riqualificazione del patrimonio pubblico inutilizzato, con uno stanziamento iniziale di oltre 1,1 miliardi di euro e l’obiettivo dichiarato di arrivare a 10 miliardi in dieci anni per realizzare 100mila alloggi. Viene istituito un commissario straordinario per coordinare gli interventi e un Fondo Housing Coesione da 100 milioni di euro per finanziare progetti di edilizia residenziale pubblica e sociale. Il piano introduce inoltre progetti urbanistici misti, che combinano alloggi a prezzi calmierati e a mercato libero, prevedendo agevolazioni per i costruttori ma suscitando critiche sulla sostenibilità economica delle operazioni. Gli alloggi convenzionati saranno destinati a famiglie, studenti, lavoratori fuori sede e alcune categorie di dipendenti pubblici, con requisiti economici specifici e controlli affidati ai comuni e all’Agenzia delle Entrate. Il decreto rifinanzia inoltre il fondo per gli affitti degli studenti fuori sede e prevede un fondo di garanzia per sostenere gli inquilini delle case popolari in difficoltà economica per cause indipendenti dalla loro volontà.

🇿🇦 Gli Stati Uniti hanno annunciato l’interruzione dei finanziamenti ai programmi di contrasto all’HIV in Sudafrica, sostenendo che il governo sudafricano non avrebbe compiuto «progressi dimostrabili» rispetto alle richieste politiche avanzate dall’amministrazione del presidente Donald Trump. Sebbene il Dipartimento di Stato non abbia specificato quali richieste non siano state soddisfatte, la decisione appare collegata alle critiche di Washington nei confronti di alcune politiche del governo sudafricano, accusate dall’amministrazione Trump di penalizzare la minoranza bianca afrikaner. Tra i provvedimenti contestati figura una legge che consente, in casi limitati e per motivi di interesse pubblico, l’esproprio di terreni agricoli. Una parte significativa dei finanziamenti statunitensi era già stata ridotta in seguito al ridimensionamento dei programmi dell’USAID, avviato dopo l’insediamento di Trump: i fondi destinati al Sudafrica sono così passati da circa 456 milioni di dollari nel 2024 a 213 milioni nel 2025.

🇧🇴 Il presidente della Bolivia, Rodrigo Paz, ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale e ha incaricato l’esercito di rimuovere i blocchi stradali che da settimane stanno paralizzando la distribuzione di carburante, cibo e medicinali, lasciando quasi isolata la capitale La Paz. Le proteste, nate contro le misure di austerità del governo e in particolare contro l’eliminazione dei sussidi ai carburanti, si inseriscono in un contesto di forte instabilità politica ed economica successivo alla fine del governo di Evo Morales. Secondo le autorità, gli scontri hanno causato almeno 365 arresti e 37 feriti, mentre il difensore civico e alcune organizzazioni per i diritti umani riferiscono di almeno 17 morti, in gran parte dovuti all’impossibilità di accedere alle cure. Un accordo raggiunto dal governo con la Centrale operaia boliviana non ha fermato le proteste, poiché le organizzazioni rurali e indigene vicine a Morales continuano a chiedere le dimissioni di Paz. Lo stato di emergenza, che dovrà essere approvato dal Congresso entro 72 ore, vieta i blocchi stradali e può restare in vigore fino a 90 giorni. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno confermato il proprio sostegno al governo boliviano annunciando un aumento degli aiuti.

🇪🇹 Le elezioni parlamentari in Etiopia hanno confermato la netta vittoria del Partito della Prosperità del primo ministro Abiy Ahmed, al potere dal 2018, che ha conquistato 438 dei 501 seggi disponibili, assicurandosi così la possibilità di governare il paese per altri cinque anni. Il risultato, annunciato settimane dopo il voto del primo giugno, era ampiamente previsto, anche alla luce delle accuse di scarsa democraticità del processo elettorale. Nel periodo precedente alle elezioni, il governo ha arrestato o costretto all’esilio diversi esponenti dell’opposizione e ha chiuso media e organizzazioni ritenuti ostili. In oltre il 10% dei collegi elettorali, i candidati del partito di governo si sono presentati senza avversari. In alcune aree del paese, tra cui la regione del Tigrè e parti delle regioni di Oromia e Amara, le votazioni non si sono svolte o sono state sospese per motivi di sicurezza indicati dalle autorità.

Alla prossima 👋

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Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

La Rassegna Settimanale di Maurizio Russo