Zohran Mamdani è il nuovo sindaco di New York, la Nigeria finisce nel mirino di Donald Trump, Mali in mano ad Al Qaeda
Pochi aggiornamenti degni di nota dal fronte, e quindi tocca occuparsi di altro.
In primis delle chiacchieratissime elezioni negli Stati Uniti, con la figura del nuovo sindaco di New York in prima pagina ovunque. Poi le minacce ad azioni militari in Nigeria (sempre da parte degli USA), una situazione particolarmente delicata in Mali e un nuovo referendum costituzionale in arrivo. E le immancabili brevi, ovviamente.
Cominciamo subito 👇
🇺🇸 USA: ZOHRAN MAMDANI È IL NUOVO SINDACO DI NEW YORK. I DEMOCRATICI VINCONO ANCHE IN VIRGINIA E NEW JERSEY

1) Settimana atipica, partiamo dagli USA. Martedì si sono tenute le prime importanti elezioni dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, considerate un test sul suo operato e sulla capacità del Partito Democratico di risollevarsi dopo un periodo di crisi interna. L’attenzione principale è stata sull’elezione del sindaco di New York, dove il favorito era Zohran Mamdani, socialista di 34 anni e candidato Democratico, che sarebbe potuto diventare il primo sindaco musulmano della città. Trump, in modo inusuale, ha sostenuto l’indipendente Andrew Cuomo, ex governatore Democratico, sconfitto alle primarie da Mamdani, mentre il candidato Repubblicano Curtis Sliwa è apparso marginale. Trump ha definito Mamdani «comunista» e minacciato di ridurre i fondi federali a New York in caso della sua vittoria. La città, storicamente progressista, aveva assegnato nel 2024 a Kamala Harris un vantaggio di 36 punti su Trump; un risultato oltre il 50% per Mamdani sarebbe stato visto come un successo Democratico. Si è votato anche per i governatori di Virginia e New Jersey. In Virginia, dove dal mandato di Nixon raramente vince il partito del presidente, la candidata Repubblicana Winsome Earle-Sears era in svantaggio rispetto alla Democratica Abigail Spanberger; Trump non ha sostenuto apertamente Earle-Sears, che in passato lo aveva criticato. In New Jersey, la Democratica Mikie Sherrill era favorita contro il Repubblicano Jack Ciattarelli in una sfida più incerta. In California si è votata inoltre su una proposta di “redistricting” per ridisegnare i collegi elettorali, promossa dal governatore Democratico Gavin Newsom come risposta alla legge texana che aveva favorito i Repubblicani. La misura avrebbe potuto assicurare ai Democratici alcuni seggi aggiuntivi in vista delle elezioni di metà mandato del 2026. Infine, si sono tenute anche elezioni municipali in città come Atlanta, Boston, Minneapolis e Seattle, tutte guidate da Democratici che puntavano alla rielezione, anche se in alcune competizioni sono emersi candidati più a sinistra. In parallelo, Trump ha più volte minacciato di inviare la Guardia Nazionale nelle città governate dai Democratici, giustificandosi con motivi di sicurezza.
Prima di andare ai risultati, c’è da dire che l’attesa è stata palpabile, specialmente a New York. Il sindaco della città concentra poteri esecutivi simili a quelli del presidente americano: gestisce il bilancio, nomina i vertici di polizia, sanità, scuola e trasporti, e dispone di diritto di veto sulle ordinanze del Consiglio comunale. Dovrà collaborare con la governatrice Kathy Hochul e il presidente Trump. La città impiega oltre 300mila persone e conta 70 agenzie municipali; il NYPD, con 35mila agenti, è il più grande del Paese, mentre il sistema scolastico serve 1,1 milioni di studenti. Nonostante un bilancio paragonabile a quello di grandi stati americani, gran parte delle risorse va in stipendi, pensioni e debiti, mentre i fondi federali si riducono. Il principale problema resta l’elevato costo della vita: a Manhattan l’affitto medio è di 5.400 dollari mensili e crescere un figlio può costare 20mila dollari l’anno. Oltre 85mila persone, di cui 32mila bambini, vivono in strutture temporanee. Nonostante il calo di omicidi e crimini armati, persiste una diffusa percezione di insicurezza. Storicamente, pochi sindaci hanno avuto ruoli di rilievo federale: tra i più noti, Fiorello La Guardia e Rudy Giuliani, quest’ultimo divenuto poi stretto consigliere di Donald Trump.
Ma quindi, come sono andate queste elezioni? Innanzitutto, proprio Zohran Mamdani è stato eletto sindaco di New York con il 50,4% dei voti contro il 41,6% di Andrew Cuomo e il 7,1% del Repubblicano Curtis Sliwa. L’affluenza è stata altissima, con oltre due milioni di votanti, quasi il doppio rispetto alle precedenti elezioni. Nel suo discorso di vittoria, pronunciato a Brooklyn, Mamdani ha promesso “giorni migliori per i lavoratori” e ha dedicato la vittoria alle minoranze e agli immigrati, rifiutandosi di “scusarsi per essere giovane, musulmano e socialista democratico”. Relativamente sconosciuto fino a un anno fa, si è imposto grazie a una campagna incentrata sul caro-vita e su proposte come autobus e scuole per l’infanzia gratuiti, supermercati comunali a prezzi calmierati e un blocco di quattro anni per gli affitti regolamentati. I critici lo accusano di inesperienza e dubitano della sua capacità di gestire una città complessa con un bilancio di 112 miliardi di dollari e oltre 300mila dipendenti. Alle minacce di Trump, Mamdani ha replicato proponendo New York come simbolo di resistenza politica: “In questo momento oscuro, New York sarà la luce”.
Come sono andate invece le altre elezioni in programma? Oltre al sindaco di New York, i democratici hanno portato a casa altre due importanti vittorie: le governatrici di Virginia e New Jersey. Sebbene si votasse in aree tradizionalmente democratiche, il risultato è stato interpretato come un test sulla solidità del partito e sul consenso verso l’amministrazione Trump. Nei due stati si sono affermate le democratiche Abigail Spanberger e Mikie Sherrill, con rispettivamente il 57% e il 56% dei voti, migliorando i risultati di Kamala Harris nel 2024. Spanberger, moderata e pragmatica, è la prima donna governatrice della Virginia. In California, il referendum ha approvato con il 64% la riforma dei collegi elettorali proposta dal governatore Newsom. Questi risultati, cruciali in vista delle elezioni di metà mandato del 2026, hanno ridato slancio e fiducia a un Partito Democratico finora poco incisivo all’opposizione.
🇳🇬 NIGERIA: GLI USA MINACCIANO L’INTERVENTO ARMATO PER FERMARE LO “STERMINIO DI MASSA” DEI CRISTIANI. MA…

2) Restiamo in USA per un’altra vicenda degna di nota. Il presidente Trump ha annunciato di aver ordinato al Dipartimento della Difesa di prepararsi a un’eventuale operazione militare in Nigeria, accusando il governo locale di non fare abbastanza contro lo “sterminio di massa” dei cristiani. Ha inoltre minacciato di sospendere gli aiuti umanitari – pari a circa un miliardo di dollari nel 2023 – se la situazione non cambierà. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha risposto pubblicamente con un “Sì, signore”. Sebbene Trump non abbia fornito prove, diversi politici e commentatori conservatori, tra cui Ted Cruz e Bill Maher, denunciano da tempo una presunta persecuzione dei cristiani in Nigeria, parlando perfino di “genocidio”. La Nigeria, con 230 milioni di abitanti divisi quasi equamente tra musulmani e cristiani, affronta da anni la violenza di gruppi jihadisti come Boko Haram e ISWAP, che mirano a imporre la sharia. Tuttavia, secondo i dati dell’organizzazione ACLED, tra il 2020 e il 2025 gli attacchi hanno provocato più vittime musulmane (417 in 196 attacchi) che cristiane (317 in 382 attacchi). I conflitti sono spesso legati non solo alla religione, ma anche a motivazioni etniche, economiche e territoriali: i musulmani, perlopiù pastori Fulani, si scontrano con i cristiani, dediti all’agricoltura, per il controllo di terre e risorse. Le accuse di Trump, che attribuiscono al governo del presidente Bola Tinubu una complicità implicita negli attacchi, non trovano riscontri. Tinubu, musulmano eletto nel 2023 e criticato per aver scelto un vicepresidente anch’egli musulmano, ha dichiarato tramite un portavoce che la Nigeria è disposta a collaborare con gli Stati Uniti contro le milizie jihadiste, purché ne venga rispettata la sovranità. Non è la prima volta che Trump accusa paesi africani di discriminare comunità cristiane o bianche: in passato aveva parlato di un presunto “genocidio dei bianchi” in Sudafrica, suscitando tensioni diplomatiche con il presidente Cyril Ramaphosa. Tornando alla Nigeria, mentre una parte dell’opinione pubblica vede positivamente un possibile aiuto militare esterno, cresce anche il sospetto che l’interesse americano sia legato alle ricche risorse minerarie nigeriane, in particolare alle terre rare e ai metalli strategici – come litio, cobalto e rame – concentrati proprio nelle regioni colpite dall’insurrezione (e sulle quali ci sono anche gli occhi della Cina). Secondo l’attivista Omoyele Sowore, ciò di cui la Nigeria ha bisogno non è un “salvatore straniero”, ma una leadership responsabile capace di proteggere tutti i cittadini e porre fine a corruzione e violenza.
🇲🇱 MALI: SI PREPARA UN CAMBIO AL POTERE, CON L’AUSILIO DI AL QAEDA. LA SITUAZIONE

3) Un gruppo jihadista affiliato ad al Qaida, Jama’at nusrat al Islam wal muslimin (Jnim), è vicino a conquistare Bamako, capitale del Mali, che diventerebbe così il primo paese al mondo governato da al Qaida. Secondo esperti intervistati dal Wall Street Journal, la caduta non è imminente: i miliziani stanno adottando una strategia di logoramento, bloccando i rifornimenti verso la capitale e provocando una grave carenza di carburante. Il Jnim, nato nel 2017 dalla fusione di cinque gruppi jihadisti sconfitti da una missione franco-europea, mira a rovesciare i governi del Sahel e a sostituirli con un controllo diretto di al Qaida. Il ricercatore belga Pieter Van Ostaeyen, che monitora gli attacchi nel Sahel, ha rilevato un aumento da 38 a 171 attacchi mensili in Mali, per lo più rivendicati dal Jnim. La crescente violenza ha spinto molti paesi a classificare il Mali come area ad alto rischio. Van Ostaeyen ritiene però che il Burkina Faso, dove la giunta controlla solo il 30-35% del territorio, sarà probabilmente il primo paese a cadere completamente sotto il dominio jihadista. Dopo l’espulsione delle forze francesi, la giunta maliana ha ingaggiato mercenari del gruppo russo Wagner (ora Africa Corps), accusati di gravi atrocità, tra cui il massacro di oltre 500 civili a Moura nel 2022. Queste violenze hanno favorito il reclutamento jihadista. Il leader del Jnim, Iyad ag Ghali, ha dichiarato di voler espandere il controllo fino al Golfo di Guinea, dove si contano già attacchi in Camerun, Togo e Ghana. Van Ostaeyen avverte che, se la tendenza continuerà, entro due anni nel Sahel potrebbero verificarsi 300-400 attacchi mensili e potrebbe formarsi una “fascia nera” di instabilità jihadista dall’Atlantico alla Somalia. Tuttavia, l’esperto considera improbabile un nuovo intervento occidentale: le giunte militari di Mali, Niger e Burkina Faso hanno espulso le missioni internazionali e si affidano ora alla Russia, peggiorando ulteriormente la crisi regionale.
🇮🇹 RIFORMA DELLA GIUSTIZIA: IN PRIMAVERA SI TORNA ALLE URNE PER UN REFERENDUM COSTITUZIONALE. DI COSA SI TRATTA?

4) Rientriamo in Italia. La prossima primavera si terrà un referendum costituzionale sulla riforma della giustizia voluta dal governo Meloni e approvata dal Parlamento, che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Attualmente i magistrati entrano con un unico concorso e possono cambiare funzione una sola volta nei primi nove anni, ma la riforma punta a distinguere nettamente i due percorsi per evitare condizionamenti e favorire la specializzazione. La misura, storica battaglia della destra, divide però anche all’interno dei partiti: una parte della sinistra, pur riconoscendone la validità, teme di rafforzare politicamente il governo in vista delle elezioni del 2027. PD, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra vi si oppongono, denunciando il rischio di un pubblico ministero troppo potente e dipendente dal governo, mentre forze centriste come Italia Viva, Azione, +Europa e figure come Antonio Di Pietro o Emma Bonino sostengono il sì. Il tema, nato nel 1994 nel programma di Forza Italia e poi caricato di forti valenze politiche da Silvio Berlusconi, crea imbarazzo nel centrosinistra, che un tempo lo aveva condiviso. Come accadde con il referendum costituzionale del 2016, il voto potrebbe trasformarsi in un giudizio sull’operato del governo: Fratelli d’Italia nega questa interpretazione, mentre in Forza Italia qualcuno vorrebbe politicizzarlo. Inoltre, la maggioranza ha imposto di non presentare emendamenti durante l’approvazione parlamentare, scelta che ha suscitato malumori anche tra deputati e senatori di governo, alcuni dei quali hanno espresso dubbi sulla solidità della riforma, pur accettando la disciplina di partito.
Ma in che senso un referendum? La Costituzione, all’articolo 138, prevede che tali riforme siano votate due volte da entrambe le camere, con un intervallo minimo di tre mesi, e che, se non raggiungono i due terzi dei voti (400 deputati e 200 senatori), possano essere sottoposte a referendum. La riforma ha ottenuto 243 voti favorevoli alla Camera e 112 al Senato, ben al di sotto della soglia dei due terzi. Entro tre mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale possono chiedere il referendum 500mila elettori, un quinto dei parlamentari o cinque consigli regionali. La Cassazione verifica poi la regolarità della richiesta e, in caso positivo, il Presidente della Repubblica indice il voto entro 60 giorni. Per l’approvazione non è richiesto il quorum: basta la maggioranza dei “sì”. Dal 1948 vi sono state 45 modifiche costituzionali, 20 delle quali sostanziali; nelle ultime quattro occasioni (2001, 2006, 2016, 2020) si è tenuto un referendum, con due approvazioni e due bocciature. La riforma attuale prevede anche lo sdoppiamento del CSM in due organi distinti.
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Come detto, una settimana differente. Passiamo alle brevi 👇
🇱🇾 Najim Osama Almasri, capo della polizia giudiziaria libica, è stato arrestato a Tripoli, come confermato dalla procura libica. È accusato di torture su dieci migranti detenuti in un centro di cui era responsabile, una delle quali ne sarebbe morta, e da anni è ricercato dalla Corte penale internazionale per omicidi, stupri e crimini contro l’umanità. Figura di rilievo in una potente milizia, Almasri appartiene alla fazione opposta al primo ministro Abdul Hamid Dbeibah. Il suo arresto giunge dopo mesi di tensioni interne e dopo che la Libia ha riconosciuto la giurisdizione della Corte penale internazionale. La vicenda ha sollevato polemiche anche in Italia: Almasri era stato arrestato a Torino il 19 gennaio 2025 ma liberato e rimpatriato due giorni dopo dal governo Meloni, che ha fornito versioni discordanti. L’esecutivo ha sostenuto di aver agito su richiesta di estradizione libica, ma documenti successivi mostrano che tale richiesta fu presentata solo dopo il suo rilascio.
🇵🇭 Il tifone Kalmaegi ha causato almeno 114 morti nelle Filippine, numero che potrebbe salire a 142 includendo le 28 vittime segnalate a Cebu, l’isola più colpita, dove si contano 71 decessi complessivi. I dispersi sono 127 e i feriti 82. Il presidente Ferdinand Marcos Jr. ha dichiarato lo stato di calamità nazionale, mentre una nuova tempesta, Fung-wong (localmente Uwan), è attesa per il fine settimana. Kalmaegi ha portato piogge torrenziali e venti fino a 180 km/h, allagando intere aree e costringendo molte persone a rifugiarsi sui tetti; sei membri di un equipaggio militare sono morti in un incidente durante i soccorsi. Circa 400.000 persone erano state evacuate prima dell’arrivo del tifone, molte ancora sfollate dopo il terremoto del 30 settembre a Cebu. La tempesta ha poi lasciato le Filippine diretta verso il Vietnam e la Thailandia, dove si temono inondazioni. Nel Paese si registrano in media venti tempeste tropicali all’anno, spesso letali a causa delle infrastrutture fragili.
🇧🇪 Martedì sera gli aeroporti di Bruxelles-Zaventem e Liegi sono stati temporaneamente chiusi per la presenza di droni non identificati. Il primo avvistamento è avvenuto a Bruxelles poco prima delle 20, seguito da altri a Liegi e vicino a basi militari come quella di Kleine-Brogel. Il ministero della Difesa non ha commentato, mentre Skeyes, ente responsabile del traffico aereo, ha spiegato che la chiusura è stata decisa per precauzione e che sono in corso indagini. Gli scali sono rimasti chiusi circa un’ora e mezza, con voli dirottati verso altri aeroporti, tra cui Maastricht. Dopo una breve riapertura, nuovi avvistamenti hanno portato alla chiusura temporanea dello spazio aereo belga, riaperto alle 23:20. Episodi simili avevano già interessato aeroporti europei come Monaco, Copenaghen, Oslo e Aalborg, in alcuni casi collegati alla Russia. In Belgio, i recenti droni osservati vicino alla base di Kleine-Brogel avevano suscitato timori di spionaggio, secondo il ministro della Difesa Theo Francken.
🇦🇫 Un terremoto di magnitudo 6.3 ha colpito il nord dell’Afghanistan nella notte di lunedì, causando almeno 20 morti e 534 feriti, secondo il ministero della Sanità del governo dei talebani. L’epicentro è stato localizzato 22 km a ovest di Khulm, a una profondità di 28 km, secondo lo US Geological Survey. Le aree più colpite si trovano nelle province di Balkh e Samangan, dove i soccorritori sono già intervenuti, mentre nella provincia di Badakhshan diverse abitazioni sono state distrutte, ma le comunicazioni restano interrotte. Il sisma ha provocato blackout diffusi per la caduta delle linee elettriche provenienti dal Tagikistan e lievi danni alla Moschea blu di Mazar-i-Sharif, ed è stato avvertito fino a Kabul. È il secondo terremoto in poco più di due mesi: quello del 31 agosto, di magnitudo 6.0, aveva provocato 2.200 vittime nel nord-est del paese.
📱 Il governo danese, che presiede fino a fine anno il Consiglio dell’Unione Europea, ha deciso di ritirare il proprio sostegno alla proposta di regolamento europeo “CSAM” (Regulation to Prevent and Combat Child Sexual Abuse), conosciuta anche come “Chat Control”. La proposta, presentata nel 2022 dalla commissaria Ylva Johansson, prevedeva che tutte le comunicazioni private digitali – messaggi, audio, foto e video inviati su piattaforme come WhatsApp o Gmail – fossero controllate dalle aziende prima dell’invio, con l’obiettivo di prevenire abusi sessuali sui minori. Tuttavia, il piano era stato fortemente criticato da esperti e associazioni per i rischi sulla privacy e la possibile compromissione della crittografia end-to-end. Dopo mesi di tentativi senza ottenere il sostegno necessario dagli altri Stati membri, e di fronte alla netta opposizione della Germania e alle caute aperture dell’Italia, la Danimarca ha proposto un’alternativa più moderata: prorogare fino al 2026 la normativa che consente controlli volontari da parte delle aziende tecnologiche, in attesa di un nuovo accordo con il Parlamento europeo.
☀️ I ministri dell’Ambiente dell’Unione Europea hanno raggiunto, dopo quasi 24 ore di negoziati, un accordo sugli obiettivi climatici da presentare alla COP30 delle Nazioni Unite in Brasile. Il testo approvato è meno ambizioso rispetto alla proposta iniziale della Commissione Europea, evitando però che l’UE si presentasse al vertice senza un piano. L’intesa prevede una riduzione delle emissioni di gas serra tra il 66,25% e il 72,5% entro il 2035 (obiettivo non vincolante) e una riduzione del 90% entro il 2040 (vincolante). Una delle principali modifiche riguarda i crediti di carbonio: il limite al loro utilizzo è stato innalzato dal 3% al 5% del totale delle riduzioni, misura sostenuta anche dall’Italia. L’accordo, osteggiato da Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia, e con l’astensione di Bulgaria e Belgio, dovrà ora essere approvato dal Parlamento europeo per diventare legge.
📈 Sette grandi città italiane – tra cui Milano, Firenze e Roma – occupano i primi posti della classifica della criminalità diffusa 2024 del Sole 24 Ore, basata sulle denunce raccolte dalle forze di polizia. In totale, sono stati denunciati 2,38 milioni di reati, l’1,7% in più rispetto al 2023 e il 3,4% in più rispetto al 2019, anche se il dato resta inferiore del 15% rispetto al 2014. Milano guida la classifica con 6.952 denunce ogni 100mila abitanti, seguita da Firenze e Roma, mentre Rimini, Prato e Livorno figurano tra le città medio-piccole con i valori più alti. Il 47,9% dei reati è concentrato nelle 14 città metropolitane, che ospitano il 36% della popolazione italiana. L’aumento riguarda anche le violenze sessuali e i reati commessi da minori, con 38mila casi nel 2024 (+16% rispetto al 2023). Il fenomeno è legato alla densità urbana, alla povertà crescente e al disagio nelle periferie. Per fronteggiare la situazione, molte città hanno introdotto “zone rosse” e misure di sicurezza aggiuntive, mentre esperti e amministratori sollecitano maggiori investimenti in videosorveglianza e prevenzione.
🇪🇸 Il governo spagnolo ha presentato ufficialmente le proprie scuse per le violenze commesse oltre cinque secoli fa dai conquistatori spagnoli contro le popolazioni indigene del Messico, ponendo fine a una disputa diplomatica durata sei anni. Durante una mostra dell’Istituto Cervantes dedicata alle donne indigene messicane, il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha definito l’esperienza coloniale «un’ingiustizia» da riconoscere e ricordare. Nel 2019, l’allora presidente messicano Andrés Manuel López Obrador aveva chiesto a Spagna e Vaticano di scusarsi per le violazioni dei diritti umani subite dagli indigeni, richiesta allora respinta da Madrid. L’attuale presidente messicana Claudia Sheinbaum ha ringraziato Albares per il gesto di riconciliazione. La conquista del Messico iniziò nel 1519 con Hernán Cortés e culminò nel 1521 con la caduta di Tenochtitlán, dando avvio a tre secoli di dominio spagnolo caratterizzato da conversioni forzate e sfruttamento delle popolazioni locali.
🇹🇿 Da giorni la Tanzania è scossa da violente proteste seguite alle elezioni presidenziali e legislative, considerate una farsa a favore del partito al potere da quasi 70 anni, il Chama Cha Mapinduzi della presidente Samia Suluhu Hassan. Il governo ha interrotto l’accesso a internet e le fonti sono incerte, ma secondo il partito d’opposizione Chadema sarebbero circa 700 i manifestanti uccisi, di cui 350 a Dar es Salaam e oltre 200 a Mwanza; cifre simili sono state confermate da BBC e AFP, mentre l’ONU parla solo di “almeno dieci” morti. Hassan, in carica dal 2021 dopo la morte di John Magufuli, ha escluso i principali rivali arrestando Tundu Lissu e squalificando Luhaga Mpina, mentre altri oppositori sono stati trovati morti o scomparsi. Gli scontri, iniziati nel giorno del voto, hanno portato al coprifuoco e alla presenza dell’esercito, alla chiusura di scuole e università e a gravi disagi nei trasporti. Contestazioni si sono registrate anche a Zanzibar, dove il candidato del partito di governo è stato dichiarato vincitore con l’80% dei voti, tra accuse di brogli.
🇮🇩 Quest’oggi a Giacarta, durante la preghiera di mezzogiorno nella moschea di un liceo, un’esplosione ha ferito 54 persone, nessuna in pericolo di vita. La polizia ha identificato come sospettato un ragazzo di 17 anni, attualmente sottoposto a intervento chirurgico. Le prime informazioni, diffuse da media locali, restano in gran parte non confermate. Una foto circolata mostra un giovane a terra con ferite e accanto a sé una cintura, una pistola e un fucile, che secondo il governo potrebbero essere armi giocattolo. Sul fucile comparivano scritte come “selezione naturale”, “benvenuti all’inferno” e “per Agartha”, oltre ai nomi di Luca Traini, Brenton Tarrant e Alexandre Bissonnette, autori di precedenti attentati di matrice razzista in Italia, Nuova Zelanda e Canada.
🇸🇩 Le Rapid Support Forces (RSF) del Sudan hanno accettato una tregua umanitaria proposta e mediata da Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, mentre l’esercito sudanese non ha ancora risposto e alcuni comandanti si oppongono. La decisione arriva poco dopo la conquista di Al Fashir, ultima città del Darfur non ancora sotto il loro controllo, dove i paramilitari hanno compiuto uccisioni di civili, tra cui oltre 460 persone in un ospedale. In precedenza, varie tregue e cessate il fuoco non erano state rispettate. Il gruppo di mediatori punta a una tregua di tre mesi seguita da un cessate il fuoco permanente, obiettivo che l’amministrazione Trump considera una priorità.
🇳🇱 Il partito liberal-progressista Democratici 66 (D66) ha vinto di misura le elezioni olandesi del 29 ottobre, segnando un sorprendente ritorno dopo il crollo del 2023. Il successo è attribuito al suo leader Rob Jetten, 38 anni, economista ed ex ministro dell’Ambiente, destinato a diventare il più giovane e il primo premier apertamente omosessuale dei Paesi Bassi. Con una campagna dai toni concilianti e ottimisti, riassunta dallo slogan Het kan wél (“Si può fare”), Jetten ha contrastato la retorica divisiva del rivale populista Geert Wilders e ha saputo attrarre elettori di diverse aree politiche. Il suo programma prevede ambiziosi piani per affrontare la crisi abitativa, ridurre i costi energetici e l’impatto ambientale, insieme a una linea più severa sull’immigrazione. La sua immagine, rilanciata anche da numerose apparizioni televisive, ha contribuito al successo di D66, che conquista 26 seggi, pari a quelli di Wilders. I negoziati per la formazione del nuovo governo sono iniziati il 4 novembre e si preannunciano complessi.
🇷🇸 Il 1° novembre 2024 il crollo di una tettoia nella stazione ferroviaria di Novi Sad, in Serbia, causò la morte di 16 persone, tra cui diversi bambini, e gravi ferite a un’altra. L’incidente, attribuito da molti alla corruzione e alla scarsa trasparenza negli appalti pubblici, scatenò le più grandi proteste antigovernative degli ultimi trent’anni. Un anno dopo, decine di migliaia di persone si sono riunite a Novi Sad per commemorare le vittime, osservando 16 minuti di silenzio e chiedendo le dimissioni del governo. Le manifestazioni, guidate in gran parte da studenti, hanno denunciato la repressione violenta ordinata dal presidente Aleksandar Vučić e chiesto elezioni anticipate. Gli studenti intendono presentarsi con liste indipendenti, mentre il malcontento verso il Partito Progressista Serbo cresce. Le indagini sul crollo hanno coinvolto 13 persone, tra cui l’ex ministro dei Lavori pubblici Goran Vesić, ma le accuse sono state respinte e nessun processo è ancora iniziato. Anche il primo ministro Miloš Vučević si è dimesso, senza che le proteste si fermassero.
🇬🇧 La polizia dei trasporti britannica ha rilasciato uno dei due uomini arrestati per gli accoltellamenti avvenuti sabato sera su un treno partito da Doncaster e diretto a Londra, precisando che il 35enne interrogato non è coinvolto. Rimane invece in custodia un 32enne britannico, accusato anche di un’altra aggressione avvenuta poche ore prima a Londra. L’attacco è avvenuto sul treno delle 18:25, poco dopo la partenza da Peterborough, ed è terminato con undici persone accoltellate. Cinque sono già state dimesse, mentre un dipendente della LNER, la compagnia ferroviaria, è in condizioni critiche dopo aver tentato di fermare l’aggressore. La polizia ha escluso la matrice terroristica. Testimoni hanno riferito di scene di panico, con passeggeri che fuggivano o si rifugiavano nei bagni, mentre sui social sono circolati video che mostrano l’arrivo di agenti armati alla stazione di Huntingdon, dove il treno è stato fermato e l’uomo immobilizzato con un taser. La LNER ha segnalato gravi disagi alla rete ferroviaria, con interruzioni durate fino a lunedì. Il 32enne è ora indagato anche per un accoltellamento avvenuto poco dopo la mezzanotte di sabato alla stazione londinese di Pontoon Dock e per un possibile legame con altri tre episodi violenti avvenuti a Peterborough, tra cui l’aggressione a un ragazzo di 14 anni.
🖼️ L’indagine del ministero della Cultura francese sulla rapina al Louvre del 19 ottobre ha evidenziato gravi falle nella sicurezza e una lunga sottovalutazione dei rischi di furto e intrusione. Il rapporto ha rivelato un sistema di videosorveglianza obsoleto, in parte ancora analogico, con molte sale prive di telecamere, tra cui un terzo di quelle della Galleria Apollo, dove sono stati rubati i gioielli. La licenza del sistema era scaduta da luglio e non era stata rinnovata. Inoltre, secondo Libération, il museo utilizzava software antiquati come Windows 2000 e XP, con password elementari — tra cui “LOUVRE” — che compromettevano la sicurezza informatica. Alla carenza tecnologica si è aggiunta la mancanza di personale: solo quattro addetti sorvegliavano l’area del furto, a fronte di 200 posti tagliati in 15 anni. Pur ammettendo le criticità, la ministra Rachida Dati ha difeso i protocolli e annunciato nuove misure di controllo, una struttura di polizia dedicata e futuri sistemi basati su intelligenza artificiale per individuare comportamenti sospetti.
🇪🇬 Dopo oltre vent’anni di lavori e continui rinvii, è stato inaugurato definitivamente il Grande Museo Egizio di Giza, il più grande museo al mondo dedicato all’antichità egizia, costato oltre un miliardo di dollari e con una superficie di 470mila metri quadrati. Annunciato nel 2002 dall’ex presidente Hosni Mubarak, avrebbe dovuto aprire nel 2012, ma ritardi dovuti a crisi politiche, pandemia e conflitti ne hanno posticipato l’apertura. Situato a pochi chilometri dalle piramidi di Giza, il complesso comprende sale espositive, museo per bambini, aree commerciali e laboratori di restauro. Ospita oltre 50mila reperti, tra cui i tesori di Tutankhamon e la barca del faraone Cheope, con l’obiettivo di unire archeologia e tecnologie interattive per attrarre le nuove generazioni. Il progetto, fortemente sostenuto dal presidente Abdel Fattah al Sisi, rientra nella strategia di rilancio del turismo egiziano, che nel 2024 ha registrato un record e punta a nuovi massimi nel 2025, con una previsione di 15-20mila visitatori al giorno.
🛜 OpenAI, proprietaria di ChatGPT, ha siglato un accordo con Amazon Web Services del valore di 38 miliardi di dollari (33 miliardi di euro) per accedere ai servizi cloud di AWS per sette anni. L’intesa, significativa per l’entità economica e per il fatto che Amazon è concorrente di Microsoft — principale investitore di OpenAI —, evidenzia il crescente bisogno dell’azienda di potenza di calcolo e infrastrutture digitali. Si tratta del primo accordo dopo la trasformazione di OpenAI in società a scopo di lucro, e l’utilizzo dei servizi AWS inizierà immediatamente.
🎾 Jannik Sinner ha vinto il Masters 1000 di Parigi battendo in finale il canadese Felix Auger-Aliassime in due set, 6-4, 7-6, e torna così al primo posto della classifica mondiale del tennis maschile, superando Carlos Alcaraz. Lo spagnolo aveva perso a sorpresa al debutto contro l’inglese Cameron Norrie. Sinner era già stato numero uno da giugno a settembre 2024, prima che Alcaraz lo superasse vincendo gli US Open. Nella finale di Parigi, l’italiano ha mostrato grande solidità e continuità, vincendo oltre il 90% dei punti con la prima di servizio e controllando il ritmo del gioco. Auger-Aliassime ha resistito nel secondo set portandolo al tie-break, ma non ha potuto nulla, scendendo così all’ottavo posto del ranking. La sfida per il numero uno del 2025 si deciderà alle ATP Finals di Torino, in programma dal 9 al 16 novembre, dove solo Sinner e Alcaraz potranno contendersi il primo posto.
⚽ Mercoledì mattina è stato firmato il rogito che sancisce la vendita dello stadio di San Siro, ceduto dal Comune di Milano a Milan e Inter dopo mesi di trattative e anni di discussioni sul suo futuro. Le due squadre hanno acquistato lo stadio e l’area circostante per 197 milioni di euro, con l’intenzione di costruire un nuovo impianto moderno, mentre l’attuale sarà demolito al 91%, mantenendo solo alcune rampe e parte del secondo anello. Il Comune contribuirà con 22 milioni di euro per la bonifica delle aree verdi e ulteriori fondi per un tunnel stradale, mentre l’investimento complessivo dei club ammonterà a circa 1,2 miliardi di euro. Il progetto, affidato agli studi Foster + Partners e Manica, prevede anche la riqualificazione dell’intera zona. I lavori per il nuovo stadio dovrebbero iniziare nel 2027 e concludersi entro il 2030-2031, in tempo per gli Europei del 2032, con la completa demolizione e trasformazione dell’attuale San Siro prevista entro il 2035.
Alla prossima 👋



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