Inizia la guerra tra Iran, USA e Israele | Prime conseguenze, reazioni e nuovi paesi coinvolti | I risvolti su energia ed economia | La Francia si rafforza sul nucleare
Una settimana pressoché totalmente monopolizzata da un fatto.
Dopo le ultime su un possibile accordo sul nucleare tra USA e Iran, la situazione è velocemente precipitata a seguito di un attacco congiunto di Israele e gli Stati Uniti stessi ai danni del paese asiatico, che ha portato a una serie di risposte e contro-risposte che – ancora ora – stanno tenendo sotto scacco tutto il Medioriente. E non solo. E, in tutto questo, la Francia ha deciso di mobilitarsi con una storica decisione.
Ma andiamo per ordine, calma e cominciamo 👇
🇮🇷 COME TUTTO È INIZIATO: ISRAELE E USA COALIZZATI PER ROVESCIARE IL REGIME E LA MORTE DI ALI KHAMENEI

1) La nuova offensiva avviata sabato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran segna un’escalation rispetto alla guerra di dodici giorni del giugno 2025: allora i bombardamenti, giustificati con la necessità di colpire il programma nucleare iraniano, si erano concentrati sui siti di Fordo, Natanz e Isfahan e Washington era intervenuta solo nelle fasi finali; oggi l’operazione appare più ampia e apertamente orientata al rovesciamento del regime.
Nel corso della prima notte è stato ucciso a Teheran, in un bombardamento mirato basato su informazioni condivise tra CIA e intelligence israeliana, la Guida suprema Ali Khamenei, in carica dal 1989 e per 36 anni vertice politico, religioso e militare della Repubblica Islamica fondata nel 1979 da Ruhollah Khomeini. L’attacco avrebbe colpito anche numerosi alti funzionari riuniti in un complesso sotterraneo della capitale. Per Washington e per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu l’eliminazione di Khamenei era il primo obiettivo dichiarato; il presidente Donald Trump ha confermato la morte parlando di operazione resa possibile da una sorveglianza “ad alta fedeltà”. In Iran la notizia ha prodotto reazioni opposte: festeggiamenti spontanei in diverse città, dopo mesi di proteste represse con violenza, e manifestazioni di sostegno al regime a Teheran.
Intanto è stato attivato un consiglio ad interim composto dal presidente riformista Masoud Pezeshkian, dal capo della magistratura e da un esponente del Consiglio dei Guardiani, in attesa che l’Assemblea degli esperti elegga la nuova Guida suprema; secondo valutazioni riportate da Reuters, la successione potrebbe favorire un esponente della linea dura legato ai pasdaran.
Sul piano militare, Teheran ha risposto con lanci di missili e droni contro Israele e contro basi statunitensi in Qatar, Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Iraq, colpendo in alcuni casi anche obiettivi civili e infrastrutture aeroportuali a Dubai, con sospensioni di voli e ripercussioni sul traffico internazionale. Gli attacchi mirano a estendere il conflitto e a esercitare pressione sui paesi del Golfo, snodi cruciali per energia e trasporti, mentre resta incerto se l’amministrazione statunitense disponga di un piano politico oltre l’azione militare per favorire un cambio di regime in un paese di 92 milioni di abitanti, grande produttore di petrolio e gas e storicamente ostile a Stati Uniti e Israele per ragioni ideologiche, strategiche e legate al contenzioso sul programma nucleare.
🇮🇷 USA-ISRAELE-IRAN: PRIME REAZIONI E CONSEGUENZE ALL’ATTACCO SU ECONOMIA E ALTRI PAESI COINVOLTI

2) La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran si è intensificata col passare dei giorni. Mentre l’aviazione israeliana ha ripreso a colpire Teheran causando decine di morti e danneggiando anche l’ospedale Gandhi, e il bilancio delle vittime di un attacco a una scuola femminile nel sud del paese è salito a oltre 165, l’Iran ha risposto lanciando missili e droni contro Israele – dove un ordigno ha colpito una sinagoga uccidendo almeno nove persone – e contro diversi paesi del Golfo, prendendo di mira infrastrutture energetiche strategiche come gli impianti di QatarEnergy e la raffineria saudita di Ras Tanura, con ripercussioni immediate sui mercati. Il prezzo del gas è aumentato del 50 per cento e il traffico nello stretto di Hormuz, da cui transita un quinto del petrolio mondiale, si è drasticamente ridotto mentre Teheran ha inizialmente minacciato di bloccarlo (ne riparleremo).
Il conflitto si è esteso anche al Libano, con raid israeliani su obiettivi di Hezbollah a Beirut e nel sud del paese, e ha coinvolto indirettamente altre nazioni della regione, tra cui Qatar, Kuwait e Cipro. Sul piano politico, Donald Trump ha alternato dichiarazioni che evocano un cambio di regime – invitando inizialmente gli iraniani a ribellarsi – a un approccio più limitato ispirato al precedente venezuelano, puntando all’eliminazione dei vertici più intransigenti e a negoziati con una leadership ritenuta più pragmatica; nel suo primo discorso pubblico dall’inizio della guerra ha però ridimensionato la retorica sul rovesciamento del regime, concentrandosi sulla distruzione delle capacità missilistiche e nucleari iraniane e sul contenimento delle milizie alleate di Teheran, mentre membri chiave dell’amministrazione hanno parlato di un’operazione prevista di diverse settimane e di attacchi ancora più pesanti in preparazione, in un quadro di crescente instabilità regionale e globale.
🇮🇷 LE ULTIME ORE DEL CONFLITTO: INTERVIENE L’EUROPA, MENTRE LA NOMINA DELLA NUOVA GUIDA È ANCORA SOSPESA

3) Nel quarto, quinto e sesto giorno della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran il conflitto si è intensificato ulteriormente e ha iniziato a produrre effetti significativi sull’economia globale, soprattutto a causa del quasi completo blocco del traffico nello stretto di Hormuz, controllato in parte da Teheran e attraversato normalmente (come detto) da circa un quinto del petrolio e gran parte del gas liquefatto commerciati nel mondo: con circa 3mila navi ferme nell’area e il traffico ridotto fino al 90 per cento, i prezzi energetici sono aumentati e le principali borse internazionali hanno registrato cali, mentre il presidente statunitense Donald Trump ha proposto di far scortare le petroliere dalla marina americana per sbloccare la situazione. Sul piano militare gli attacchi si sono estesi in tutta la regione: l’Iran ha colpito con droni il parcheggio del consolato statunitense a Dubai e l’ambasciata americana a Riyad, ha continuato a lanciare missili contro Israele e paesi del Golfo e ha negato di aver attaccato l’Azerbaijan dopo un raid con droni nella regione autonoma di Nakhchivan; Israele ha proseguito i bombardamenti su Teheran e su obiettivi simbolici del regime, ha colpito anche un ufficio dell’Assemblea degli esperti nella città di Qom e ha intensificato le operazioni in Libano contro Hezbollah con bombardamenti e l’ingresso di truppe nel sud del paese, mentre nel corso delle operazioni è stata affondata in acque internazionali al largo dello Sri Lanka una nave militare iraniana da un sottomarino statunitense, causando almeno 80 morti. Il conflitto ha coinvolto indirettamente anche altre potenze: jet francesi hanno abbattuto droni iraniani negli Emirati Arabi Uniti, la NATO ha intercettato un missile diretto verso la Turchia e Regno Unito e Francia hanno rafforzato la presenza militare nel Mediterraneo orientale con navi e sistemi di difesa; contemporaneamente si è parlato della possibile apertura di un fronte terrestre da parte delle milizie curde nel nord-ovest dell’Iran, che secondo diverse fonti starebbero ricevendo armi dagli Stati Uniti ma senza che l’offensiva sia effettivamente iniziata. Sul piano politico resta incerta la successione alla Guida Suprema uccisa, Ali Khamenei: la possibile nomina del figlio Mojtaba Khamenei circola da giorni ma non è stata confermata, mentre Trump ha dichiarato di voler influenzare la scelta e ha definito «inaccettabile» la sua eventuale elezione. Nel frattempo, la guerra ha provocato più di mille morti in Iran secondo stime dell’Organizzazione mondiale della sanità e oltre cento in Libano, oltre a decine di migliaia di sfollati, mentre il governo italiano guidato da Giorgia Meloni ha ribadito di non voler entrare nel conflitto pur annunciando l’invio di supporto difensivo ai paesi del Golfo e la chiusura temporanea dell’ambasciata italiana a Teheran con il trasferimento del personale diplomatico a Baku.
🇫🇷 LA FRANCIA RAFFORZA IL SUO STATUS DA QUARTA POTENZA NUCLEARE: PRONTE NUOVE TESTATE PER LA DIFESA DELL’EUROPA

4) Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato l’intenzione di rafforzare l’arsenale nucleare della Francia e di ampliarne il ruolo nella difesa europea, sostenendo che il riarmo è «indispensabile» per rafforzare la deterrenza e la sicurezza in un contesto internazionale sempre più instabile. La Francia, unico paese dell’Unione Europea a possedere armi nucleari proprie, dispone attualmente di circa 290-300 testate lanciabili da sottomarini o aerei ed è la quarta potenza nucleare mondiale dopo Stati Uniti, Russia e Cina; negli anni Novanta il suo arsenale aveva raggiunto il picco di circa 540 testate. Macron ha spiegato che, per la prima volta, la deterrenza nucleare francese potrebbe essere estesa anche alla difesa di altri paesi europei disposti ad aderire all’iniziativa, attraverso la possibile creazione di basi aeree in altri stati europei che ospiterebbero militari francesi e testate nucleari sempre sotto controllo di Parigi. Diversi governi avrebbero già manifestato interesse, tra cui Germania, Polonia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Grecia e Svezia. L’annuncio arriva mentre in Europa cresce la preoccupazione per l’affidabilità della protezione militare statunitense all’interno della NATO durante la presidenza di Donald Trump, e mentre Francia e Regno Unito hanno già avviato un coordinamento dei rispettivi arsenali nucleari. Macron ha inoltre confermato lo sviluppo di una nuova classe di sottomarini nucleari chiamata “Invincible”, il cui primo esemplare dovrebbe entrare in servizio nel 2036. La proposta, che si inserisce nel più ampio tentativo europeo di rafforzare l’autonomia strategica, è tuttavia contestata da parte dell’opposizione francese, in particolare dal partito di estrema destra Rassemblement National guidato da Marine Le Pen e Jordan Bardella, secondo cui lo spostamento di armi nucleari fuori dal territorio nazionale rischierebbe di indebolire la difesa della Francia, mentre il progetto potrebbe essere influenzato anche dalle prossime elezioni presidenziali francesi, alle quali Macron non potrà ricandidarsi.
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Uff, che fatica. Andiamo alle brevi vah 👇
🇺🇸 Ma prima… torniamo un attimo all’Iran. Il bombardamento avvenuto sabato 28 febbraio a Minab, nel primo giorno della guerra iniziata da Stati Uniti e Israele, ha distrutto la scuola elementare Shajareh Tayyibeh, causando la morte di numerosi bambini e bambine. Israele ha negato ogni coinvolgimento, mentre gli Stati Uniti non hanno confermato né smentito la responsabilità, dichiarando di aver avviato un’indagine; diverse inchieste giornalistiche, tra cui una del New York Times, indicano tuttavia che l’attacco potrebbe essere stato compiuto dagli Stati Uniti per errore durante bombardamenti contro obiettivi militari nello stretto di Hormuz. La scuola si trovava in un complesso che includeva una clinica e una base navale dei Guardiani della rivoluzione, tutte colpite nello stesso attacco, e immagini satellitari suggeriscono che la scuola sia stata presa direttamente di mira, forse a causa di mappe non aggiornate che la indicavano ancora come parte della base. Il numero esatto delle vittime resta incerto: fonti iraniane parlano complessivamente di 165 o 175 morti nell’area, mentre alcune stime indicano oltre cento studenti uccisi. L’episodio è considerato una delle più gravi stragi di civili del conflitto e ha avuto grande risonanza mediatica, accompagnata anche dalla diffusione sui social di contenuti falsi o generati con intelligenza artificiale.
🇨🇳 La Cina ha annunciato che l’obiettivo di crescita del PIL per il 2026 sarà compreso tra il 4,5 e il 5 per cento, il livello più basso dal 1991, segnalando il rallentamento dell’economia del paese. L’annuncio è stato fatto durante il Congresso nazionale del popolo, che formalizza le decisioni della leadership del Partito Comunista. Negli anni precedenti il target era “attorno al 5 per cento”, e secondo il premier Li Qiang la revisione riflette le difficoltà economiche attuali, mentre alcuni studi indipendenti sostengono che i dati ufficiali siano sovrastimati. Nonostante ciò, una crescita tra il 4,5 e il 5 per cento resterebbe elevata rispetto alle economie occidentali, ma per la Cina, ancora in parte in via di sviluppo, tassi alti sono considerati necessari per migliorare il tenore di vita e mantenere il consenso politico. Tra i principali problemi ci sono consumi interni deboli dopo la pandemia, invecchiamento della popolazione, alta disoccupazione giovanile, crisi del settore immobiliare e tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Il governo sembra inoltre voler ridurre gli interventi immediati sull’economia per concentrarsi su investimenti di lungo periodo in settori tecnologici avanzati come intelligenza artificiale, computer quantistici e microchip, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti e dai loro alleati.
🇷🇺 Una nave metaniera russa, la Arctic Metagaz, è esplosa e affondata martedì nel mar Mediterraneo, tra la Libia e Malta. I trenta membri dell’equipaggio sono stati soccorsi e trasferiti a Bengasi. La Russia ha accusato l’Ucraina di aver condotto l’attacco con droni marini, ipotesi su cui Kiev non ha rilasciato commenti. Le immagini diffuse sui social mostrano un ampio squarcio nello scafo e un grande incendio, mentre le autorità marittime libiche hanno parlato di esplosioni improvvise seguite da fiamme visibili a grande distanza. L’incidente è avvenuto a circa 150 miglia nautiche da Sirte, in un’area di ricerca e soccorso in cui sono intervenute anche le forze armate maltesi. La nave, lunga 277 metri e carica di circa 61mila tonnellate di gas naturale liquefatto, era diretta a Porto Said, in Egitto. Secondo le autorità libiche era partita da Murmansk, in Russia, ma i dati dei siti di tracciamento mostrano passaggi precedenti in Cina e a Porto Said. Mosca sostiene che i droni ucraini siano partiti dalle coste libiche e il presidente Vladimir Putin ha definito l’episodio un attacco terroristico. I droni marini, piccole imbarcazioni senza pilota cariche di esplosivo, sono stati utilizzati dall’Ucraina in diverse operazioni contro navi russe. Secondo Kiev, la Arctic Metagaz farebbe parte della cosiddetta “flotta fantasma” utilizzata per aggirare le sanzioni sul petrolio e sul gas russi, ed è soggetta a sanzioni anche da parte dell’Unione Europea. Negli ultimi anni l’Ucraina ha intensificato gli attacchi contro queste navi, anche nel Mediterraneo, colpendo petroliere e infrastrutture energetiche. Tra i casi sospetti figura il sabotaggio della petroliera Seajewel nel 2025 davanti a Vado Ligure, su cui la procura di Genova aveva aperto un’inchiesta. La nave è stata poi riparata in Grecia, rinominata Gattaca e venduta a un’altra compagnia.
🇪🇨 Il presidente dell’Ecuador Daniel Noboa ha annunciato l’avvio di operazioni congiunte con gli Stati Uniti contro la criminalità organizzata e il traffico di droga. Il comando militare statunitense per l’America Latina e i Caraibi, United States Southern Command, ha confermato che le operazioni, iniziate il 3 marzo, prendono di mira gruppi legati al “narcoterrorismo”, senza fornire dettagli operativi. Secondo fonti citate dal The New York Times, le forze speciali statunitensi offrono consulenza, intelligence e supporto logistico alle unità ecuadoregne impegnate nei raid contro presunte strutture del narcotraffico, limitandosi però alla pianificazione e alla supervisione. Negli ultimi anni l’Ecuador è diventato un nodo chiave per il traffico di cocaina verso Stati Uniti ed Europa, complice l’aumento della produzione in Colombia e Perù e la posizione strategica del paese. Dal 2018 le organizzazioni criminali locali si sono alleate con cartelli messicani e altri gruppi internazionali, provocando una forte escalation di violenza, inizialmente nelle carceri sovraffollate e poi nel resto del paese. Salito al potere nel 2023 e rieletto nel 2025, Noboa ha adottato una linea dura contro le gang, sul modello delle politiche del presidente salvadoregno Nayib Bukele, tra arresti di massa e operazioni militari, misure efficaci nel ridurre gli omicidi ma criticate per presunte violazioni dei diritti umani.
🇺🇸 Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha licenziato la segretaria alla Sicurezza nazionale Kristi Noem, prima membro della sua amministrazione a essere rimosso dall’incarico. Noem, criticata per la gestione delle operazioni anti-immigrazione e per la risposta all’uccisione di due manifestanti in Minnesota da parte di agenti del suo dipartimento, aveva già perso sostegno politico e credibilità. Le tensioni erano aumentate anche per un contratto pubblicitario assegnato dal dipartimento in modo poco trasparente e per uno scontro con Trump sulla responsabilità della decisione. Dal 31 marzo sarà sostituita dal senatore dell’Oklahoma Markwayne Mullin. Trump ha comunque annunciato che Noem ricoprirà un nuovo ruolo come “inviata speciale per lo Scudo delle Americhe”. In precedenza, Noem era stata governatrice del South Dakota (2019-2025), diventando una figura di rilievo nel Partito Repubblicano soprattutto per il rifiuto di imporre restrizioni durante la pandemia di COVID-19.
Alla prossima 👋



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