Messico nel caos dopo la morte di “El Mencho”, si riaccende la tensione tra Pakistan e Afghanistan, nuovo incontro tra USA e Iran sul nucleare
E tra una serata e l’altra di Sanremo che fai, non lo dai uno sguardo alle notizie?
Una settimana decisamente piena, con sviluppi su tavoli anche parecchio inaspettati. Primo focus ovviamente sul Messico e la massiccia operazione che ha portato all’arresto di un importante ricercato; poi ci spostiamo sulle ultime dagli Stati Uniti in seguito alla sentenza della Corte Suprema sui dazi imposti dal presidente Trump. Chiudiamo infine con i nuovi scontri tra Pakistan e Afghanistan e i tentativi di accordo tra USA e Iran sul nucleare (e non solo).
Intro troppo lunga, lo so. Partiamo vah 👇
🇲🇽 MESSICO: TROVATO E UCCISO “EL MENCHO”, CAPO DEL CARTELLO JALISCO NUOVA GENERACIÓN

1) Tra domenica e lunedì l’esercito messicano ha ucciso Nemesio Oseguera Cervantes, detto “El Mencho”, 59 anni, capo del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), uno dei gruppi narcotrafficanti più potenti e violenti del Messico, ricercato anche dagli Stati Uniti che avevano offerto una ricompensa da 15 milioni di dollari per informazioni utili alla sua cattura. L’operazione, condotta all’alba di domenica in un’area turistica nei pressi di Tapalpa, nello stato di Jalisco, è stata preparata con droni di sorveglianza, unità d’élite, mezzi corazzati ed elicotteri – uno dei quali è stato colpito durante gli scontri – dopo che l’intelligence aveva individuato Oseguera seguendo un uomo vicino a una sua partner sentimentale; braccato nel bosco con alcuni uomini armati, è stato ferito, catturato e poi morto durante il trasporto in elicottero insieme ad altri due membri del cartello, mentre in totale l’operazione è durata circa cinque ore e ha causato anche il ferimento di due militari. Nelle ore successive il CJNG ha reagito con blocchi stradali e incendi di auto, autobus, negozi e distributori in oltre venti stati, con più di 250 strade chiuse, scuole e trasporti sospesi, voli cancellati e turisti bloccati in località come Puerto Vallarta; le autorità hanno riferito di 62 morti complessivi negli scontri, tra cui agenti di sicurezza, e di 70 arresti, mentre la presidente Claudia Sheinbaum ha dichiarato il ritorno alla normalità lunedì mattina. Sheinbaum ha sostenuto che l’operazione è stata condotta esclusivamente dalle forze messicane, pur riconoscendo un contributo informativo statunitense: secondo diverse ricostruzioni, l’intelligence americana – inclusa la nuova Joint Interagency Task Force-Counter Cartel e programmi di sorveglianza rafforzati negli ultimi mesi – avrebbe fornito un “target package” e supporto di monitoraggio, in un contesto di crescenti pressioni dell’amministrazione di Donald Trump per un approccio più aggressivo e militare contro i cartelli. L’uccisione di Oseguera si inserisce infatti in una strategia di contrasto intensificata dal governo Sheinbaum, che nel suo primo anno ha dichiarato quasi 35mila arresti legati alla criminalità organizzata, la distruzione di circa 1.600 laboratori di droga e il sequestro di 3,8 milioni di pillole di fentanyl, numeri nettamente superiori a quelli dell’amministrazione precedente.
🇺🇸 DOPO IL BLOCCO DEI DAZI, TRUMP VARA UN NUOVO REGIME TARIFFARIO. INTANTO DIFENDE LA SUA POLITICA, MENTRE CUBA…

2) Dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimi molti dei dazi imposti senza approvazione del Congresso tramite l’International Emergency Economic Powers Act, l’amministrazione di Donald Trump ha varato un nuovo regime tariffario temporaneo del 10 per cento su tutti i paesi, con l’intenzione di portarlo al 15 per cento per un massimo di 150 giorni in base al Trade Act del 1974. Il sistema, più uniforme rispetto al precedente impianto fatto di dazi “reciproci” differenziati, favorisce i paesi che prima subivano tariffe più alte – come Brasile, Cina e India – e penalizza quelli che avevano negoziato condizioni migliori, tra cui Regno Unito e Unione Europea. Restano dubbi sulla validità degli accordi commerciali firmati negli ultimi mesi e sull’eventuale rimborso dei circa 130 miliardi di dollari già incassati. Secondo Global Trade Alert, con dazi al 10 per cento quasi tutti i principali partner commerciali degli Stati Uniti avrebbero un vantaggio relativo; con aliquota al 15 per cento il Regno Unito sarebbe il più penalizzato tra i primi venti partner, seguito dall’Italia. I casi di Brasile e Cina mostrano inoltre i limiti della strategia coercitiva di Trump: i dazi del 50 per cento imposti contro il Brasile per influenzare il processo a Jair Bolsonaro non hanno sortito effetti politici, mentre con la Cina l’escalation oltre il 100 per cento aveva di fatto bloccato gli scambi prima di un ridimensionamento al 30 per cento.
Sul piano politico interno, nel discorso sullo stato dell’Unione – il più lungo di sempre – Trump ha difeso la propria linea economica e minimizzato la sentenza della Corte, promettendo di mantenere i dazi su basi giuridiche alternative, in un contesto di consenso attorno al 40 per cento e in vista delle elezioni di midterm.
Intanto il dipartimento del Tesoro ha annunciato nuove licenze per la rivendita a fini commerciali e umanitari del petrolio venezuelano a Cuba, apertura significativa dopo anni di restrizioni. Dopo la cattura di Nicolás Maduro e il controllo statunitense sulle esportazioni venezuelane, le forniture a Cuba si erano fermate, aggravando una crisi energetica con blackout prolungati, carenza di carburante e paralisi dei trasporti. Le nuove licenze escludono soggetti legati al governo o alle forze armate cubane e puntano a rifornire le piccole imprese private (MIPYME), cruciali per l’approvvigionamento di beni essenziali. Restano incerte le motivazioni politiche della decisione, mentre proseguono contatti riservati tra il segretario di Stato Marco Rubio e Raul Guillermo Rodriguez Castro, nipote di Raúl Castro.
🇵🇰 IL PAKISTAN TORNA A BOMBARDARE L’AFGHANISTAN E PARLA DI “GUERRA APERTA”. COME MAI PROPRIO ORA?

3) Nella notte tra ieri e oggi il Pakistan ha bombardato diverse città dell’Afghanistan, tra cui Kabul, Kandahar e la regione di Paktika, segnando la più grave escalation dalle tensioni dell’autunno scorso, quando dopo scontri con decine di morti era stato raggiunto un cessate il fuoco. Il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif ha parlato di «guerra aperta» contro il governo dei talebani afghani, sostenendo che Islamabad «ha perso la pazienza» dopo ripetuti attacchi lungo il confine di oltre 2.600 chilometri che separa i due paesi; nelle stesse ore il Senato pakistano ha promesso una risposta, mentre i talebani hanno rivendicato operazioni di ritorsione prima di cancellare i messaggi diffusi online. Entrambe le parti si accusano di aver attaccato per prime e forniscono bilanci difficili da verificare: Islamabad sostiene di aver ucciso 133 combattenti afghani e distrutto decine di postazioni e veicoli militari, mentre il ministero della Difesa talebano dichiara di aver conquistato 19 postazioni pakistane e ucciso 55 soldati. Alla base dello scontro c’è l’accusa, rivolta da tempo dal Pakistan ai talebani afghani, di ospitare e sostenere il Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP), gruppo jihadista nato nel 2007 e protagonista di una violenta insurrezione soprattutto nella regione del Khyber Pakhtunkhwa: dopo un ridimensionamento alla fine degli anni Dieci, il TTP ha ripreso forza negli ultimi anni, con un numero di vittime tornato a crescere fino a migliaia di morti annui tra civili e militari, espandendo gli attacchi anche oltre le aree di frontiera. I rapporti tra Islamabad e i talebani afghani – tornati al potere nel 2021 e guidati da Haibatullah Akhundzada – sono deteriorati nonostante storici legami politici, religiosi ed etnici: il Pakistan, che in passato aveva sostenuto i talebani sperando in una collaborazione contro il TTP, li accusa ora di averne favorito il riarmo e l’addestramento sul territorio afghano, mentre i talebani temono che un’azione diretta contro il TTP possa indebolire i propri equilibri interni e rafforzare l’ISIS-K. Le tensioni sono alimentate anche dalla disputa sulla linea Durand e dal riavvicinamento di Kabul all’India; negli ultimi anni Islamabad ha alternato pressioni militari, sanzioni economiche ed espulsioni di rifugiati a tentativi di dialogo, ma gli scontri si sono riaccesi più volte, compresi bombardamenti su Kabul lo scorso ottobre. Dopo l’ultima escalation, il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha invitato le parti al rispetto del diritto internazionale, mentre l’Iran si è detto disponibile a facilitare un dialogo; resta incerto cosa implichi concretamente la dichiarazione di «guerra aperta» da parte pakistana, in un confronto che oppone un esercito regolare dotato anche di arsenale nucleare a una forza talebana priva di aviazione ma con una consolidata esperienza di guerriglia.
🇮🇷 IRAN: PROSEGUONO LE PROTESTE CONTRO IL REGIME, MENTRE I NEGOZIATI CON GLI STATI UNITI SUL NUCLEARE…

4) Nel fine settimana gli studenti di diverse università iraniane sono tornati a manifestare contro il regime, per la prima volta dopo la durissima repressione delle proteste di gennaio, durante la quale si stima siano state uccise migliaia di persone: cortei e sit-in si sono svolti alla Sharif University of Technology, alla Amirkabir University of Technology e alla Shahid Beheshti University nella capitale Teheran, oltre che a Mashhad e in altri centri, con studenti vestiti di nero in segno di lutto e slogan contro la guida suprema Ali Khamenei; secondo Iran International, uomini dei bassij avrebbero fatto irruzione in un campus per limitare le proteste, mentre l’agenzia Tasnim ha negato arresti. Le mobilitazioni di gennaio, nate per la crisi economica e poi divenute apertamente politiche, erano state le più imponenti dal 1979 e represse con violenze estreme, comprese incursioni negli ospedali contro manifestanti feriti. In questo contesto, il presidente statunitense Donald Trump ha rinnovato le minacce di un intervento militare, ufficialmente per sostenere le proteste ma soprattutto per fermare il programma nucleare iraniano, mentre i negoziati tra Washington e Teheran restano in stallo. Proprio per ridurre le tensioni ed evitare un’escalation, delegazioni dei due paesi si sono incontrate a Ginevra in colloqui mediati dall’Oman: il ministro omanita Badr Albusaidi ha parlato di «progressi» e annunciato un nuovo round a Vienna, senza dettagli sui contenuti. L’Iran, rappresentato dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ha consegnato una proposta scritta che, secondo indiscrezioni, potrebbe prevedere la riduzione o sospensione temporanea dell’arricchimento dell’uranio e maggiori aperture alle ispezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, in cambio di un allentamento delle sanzioni; Araghchi ha ammesso che restano «differenze di opinioni», mentre fonti vicine ai colloqui riferiscono di un iniziale scetticismo degli inviati statunitensi, tra cui Steven Witkoff e Jared Kushner, seguito da una valutazione più positiva nel pomeriggio, in un negoziato che rimane interlocutorio e dai contorni ancora incerti.
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Tutto bellissimo, ma non perdetevi le brevi 👇
🗂️ L’arresto e il successivo rilascio a Londra di Peter Mandelson, storico esponente laburista ed ex ambasciatore nel Regno Unito negli Stati Uniti, ha riacceso lo scandalo sui suoi rapporti con Jeffrey Epstein, il finanziere statunitense condannato per lo sfruttamento sessuale di minorenni e suicidatosi in carcere nel 2019: Mandelson è indagato per irregolarità nell’esercizio di una funzione pubblica in relazione a nuovi documenti degli “Epstein files” che suggerirebbero pagamenti per informazioni finanziarie riservate risalenti al periodo in cui era ministro del Commercio nel governo di Gordon Brown, accuse che hanno portato alle sue dimissioni dal partito e dalla Camera dei Lord e imbarazzato l’attuale primo ministro Keir Starmer, il quale ha ammesso in parlamento di aver sottovalutato la portata dei legami tra Mandelson ed Epstein, scusandosi per la nomina e parlando di «bugie ripetute». Lo scandalo ha coinvolto anche Andrea Mountbatten-Windsor, arrestato e rilasciato la settimana scorsa per vicende analoghe. Negli Stati Uniti, intanto, l’inchiesta congressuale sul caso Epstein ha visto l’audizione a porte chiuse di Hillary Clinton, convocata dai Repubblicani che da tempo insinuano un coinvolgimento suo e del marito Bill Clinton nei traffici del finanziere: Clinton ha ribadito di non aver mai incontrato Epstein né di essere stata a conoscenza dei suoi crimini prima che diventassero pubblici, denunciando una strumentalizzazione politica e uno scontro acceso culminato nella diffusione non autorizzata di una sua foto scattata dalla deputata repubblicana Lauren Boebert; l’audizione non ha prodotto rivelazioni nuove, ma ha confermato quanto il caso Epstein continui ad alimentare tensioni politiche e teorie del complotto negli Stati Uniti e nel Regno Unito.
🇮🇱 La Corte Suprema israeliana ha deciso di sospendere temporaneamente il divieto imposto dal governo a 37 ong di operare nella Striscia di Gaza, consentendo loro di continuare le attività mentre viene esaminato il ricorso presentato da alcune organizzazioni. Israele aveva vietato l’accesso dal 1° gennaio, sostenendo che le ong non avessero fornito l’elenco dei dipendenti palestinesi necessario per verificare presunti legami con Hamas. Tra le ong coinvolte ci sono Medici senza Frontiere, ActionAid, l’International Rescue Committee e il Norwegian Refugee Council. La Corte non si è pronunciata sul merito del ricorso né ha fissato tempi per una decisione definitiva. Le organizzazioni denunciano che le nuove regole israeliane, che richiedono dettagli su personale e documenti dei lavoratori, mettono a rischio la sicurezza dei dipendenti e violano il diritto internazionale, creando gravi difficoltà nell’assistenza umanitaria a Gaza.
🖥️ Anthropic ha respinto l’ultimatum del segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, che chiedeva l’accesso senza limitazioni ai suoi sistemi di intelligenza artificiale per qualunque impiego militare, minacciando in caso contrario la rescissione dei contratti con il Pentagono e persino l’attivazione del Defense Production Act. L’azienda, nota per il chatbot Claude, è stata la prima nel settore a firmare contratti da centinaia di milioni di dollari con il Dipartimento della Difesa, in particolare per la gestione di documenti secretati. Il nodo riguarda l’estensione d’uso: il Pentagono vuole integrare l’AI nei programmi di difesa anche per applicazioni operative, mentre l’amministratore delegato Dario Amodei chiede garanzie esplicite contro l’impiego in armi autonome e sorveglianza di massa. Secondo Amodei, in alcuni casi l’AI può minare i valori democratici e non è ancora sufficientemente sicura per determinati contesti bellici. Il rifiuto apre a possibili contenziosi legali e segna un passaggio cruciale nel rapporto tra industria tecnologica e apparato militare statunitense.
🇨🇳 Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha compiuto la sua prima visita ufficiale in Cina incontrando il presidente Xi Jinping, in un momento in cui la dipendenza economica tedesca da Pechino è diventata un problema strutturale. Per anni la Germania ha beneficiato di un rapporto commerciale privilegiato, esportando auto e macchinari in un mercato in espansione; marchi come Volkswagen, Mercedes-Benz e BMW dominavano le vendite, mantenendo la bilancia commerciale quasi in pareggio. Dal 2020 però la Cina ha investito massicciamente nella manifattura avanzata e nell’auto elettrica, con aziende come BYD che hanno eroso quote ai concorrenti tedeschi. Oggi Berlino registra un deficit commerciale vicino ai 90 miliardi di euro e affronta perdite occupazionali significative nel settore industriale. Nonostante ciò, molte imprese tedesche stanno aumentando gli investimenti in Cina, consapevoli che un disaccoppiamento sarebbe economicamente traumatico. Merz si muove quindi tra l’esigenza di difendere l’industria nazionale e la difficoltà di ridurre una dipendenza consolidata, aggravata anche dal quasi monopolio cinese sui minerali rari.
🇪🇦 Il governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez ha pubblicato 167 documenti finora secretati sul tentato colpo di stato del 23 febbraio 1981, noto come golpe Tejero dal nome dell’ex tenente colonnello Antonio Tejero, morto proprio il giorno della diffusione degli atti. L’iniziativa, nel 45º anniversario del golpe, punta a rafforzare la trasparenza storica e a smentire le teorie secondo cui il re Juan Carlos I fosse coinvolto nel piano. I documenti non rivelano elementi sostanzialmente nuovi, ma confermano il ruolo di alcuni agenti dei servizi segreti tra i golpisti e mostrano piuttosto l’opposizione del sovrano, che in un celebre discorso televisivo ordinò ai militari di desistere durante la delicata transizione post-franchista seguita alla morte di Francisco Franco. Tra i materiali pubblicati c’è anche la trascrizione di una telefonata in cui il re intima al generale golpista di ritirarsi, ribadendo che non avrebbe abdicato né abbandonato il paese.
🇩🇰 Giovedì la prima ministra danese Mette Frederiksen ha indetto elezioni anticipate per il 24 marzo, con circa sette mesi di anticipo sulla scadenza naturale della legislatura. La decisione arriva dopo un recupero nei sondaggi dei Socialdemocratici, favorito dalla linea molto dura tenuta contro le minacce del presidente statunitense Donald Trump di annettere la Groenlandia, territorio autonomo ma parte del Regno di Danimarca. Il governo ha ribadito che l’isola «non è in vendita» e ha rafforzato la presenza militare danese, intercettando un diffuso sentimento di unità nazionale. Secondo gli ultimi sondaggi i Socialdemocratici sarebbero attorno al 22 per cento, quasi il doppio della Sinistra Verde. L’anticipo del voto punta quindi a capitalizzare questo momento favorevole e a mettere in difficoltà l’opposizione, in particolare la destra populista di Morten Messerschmidt, penalizzata dalla precedente vicinanza a Trump.
🇳🇱 Lunedì è entrato in carica nei Paesi Bassi un nuovo governo guidato da Rob Jetten, leader del partito liberale Democraten 66 (D66), a 38 anni il più giovane primo ministro nella storia del paese e il primo dichiaratamente omosessuale. La coalizione, composta anche da Christen-Democratisch Appèl (CDA) e Volkspartij voor Vrijheid en Democratie (VVD), segna un ritorno a un asse centrista ed europeista dopo l’esperienza con l’estrema destra. Il governo è però di minoranza e non controlla la maggioranza in nessuna delle due camere, dovendo negoziare legge per legge con l’opposizione, inclusa la Sinistra Verde-Partito del Lavoro. Tra le priorità figurano la crisi abitativa, la transizione energetica, la riduzione delle emissioni di azoto dagli allevamenti e l’aumento della spesa militare fino al 5 per cento del PIL, obiettivi politicamente delicati e costosi. La frammentazione del parlamento e la crescita dell’estrema destra, in particolare del Partij voor de Vrijheid di Geert Wilders, rendono tuttavia probabili forti difficoltà attuative.
⛷️ Le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 hanno lasciato storie sportive e non solo, a partire dalla contestata telecronaca della cerimonia di apertura su Rai Sport di Paolo Petrecca, tra gaffe e polemiche, culminate nelle sue dimissioni e nella conduzione della chiusura affidata ad Auro Bulbarelli. Sul piano agonistico ha colpito la grave caduta di Lindsey Vonn, tornata a gareggiare a 41 anni con una protesi al ginocchio: caduta in discesa dopo pochi secondi, è stata operata per una frattura multipla alla tibia. Di segno opposto la doppia impresa di Federica Brignone, rientrata da un infortunio e capace di vincere due ori olimpici. Le riprese con droni FPV hanno cambiato la fruizione televisiva delle gare, mentre nel pattinaggio di figura la sorpresa è stata il crollo del favorito Ilia Malinin, solo ottavo dopo diverse cadute nel programma libero. Storico l’oro in gigante di Lucas Pinheiro Braathen, primo invernale per il Brasile, e discussa la squalifica dell’ucraino Vladyslav Heraskevych per un casco ritenuto politico dal Comitato Olimpico Internazionale. Hanno fatto parlare anche la disperazione del norvegese Atle Lie McGrath dopo l’uscita decisiva nello slalom, e le accuse di “doppi tocchi” contro il Canada nel curling, poi oro maschile. Tra le protagoniste più attese, Eileen Gu ha conquistato un oro e due argenti, mentre le finali di hockey, entrambe vinte 2-1 dagli Stati Uniti sul Canada ai supplementari, hanno segnato il ritorno all’oro maschile americano dopo il 1980 con il gol decisivo di Jack Hughes. A dodici anni dal primo titolo, Mikaela Shiffrin è tornata all’oro olimpico nello slalom speciale; nello sci di fondo Johannes Klaebo ha vinto sei ori, diventando l’atleta più vincente di sempre ai Giochi invernali. Storico anche il traguardo di Arianna Fontana, salita a 14 medaglie olimpiche. Le gare hanno fatto i conti con temperature elevate e nevicate estreme, segno della crisi climatica, mentre la Francia ha dominato il biathlon con 13 medaglie. Nel pattinaggio, l’oro di Alysa Liu ha coronato un ritorno agonistico iniziato “alle sue condizioni”. Il debutto olimpico dello scialpinismo ha diviso pubblico e appassionati, l’Arena Santa Giulia ha superato le attese organizzative e, nei villaggi olimpici, il tiramisù è diventato il dolce simbolo dei Giochi.
🛵 La procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario su Deliveroo Italy, filiale italiana della britannica Deliveroo, con l’accusa di sfruttamento dei rider e intermediazione illecita di manodopera. L’indagine coinvolge anche l’amministratore unico Andrea Giuseppe Zocchi e segue un provvedimento analogo contro Foodinho, società che gestisce Glovo. Secondo i magistrati l’organizzazione del lavoro sarebbe strutturalmente orientata a massimizzare i profitti attraverso compensi molto bassi – in alcuni casi inferiori fino al 90 per cento della soglia di povertà – e forme di controllo tipiche del lavoro subordinato, pur mantenendo l’inquadramento da autonomi. La procura ha chiesto documentazione anche a grandi catene come Carrefour, Esselunga, McDonald’s, Burger King e KFC per verificare eventuali responsabilità nella filiera. Il controllo giudiziario prevede l’affiancamento degli amministratori da parte di un commissario, con l’obiettivo di correggere le pratiche ritenute illegali senza sostituire integralmente il management.
🇮🇹 La procura di Napoli ha ottenuto la custodia cautelare in carcere per quattro persone nell’ambito di una vasta indagine sulle infiltrazioni della camorra all’ospedale Ospedale San Giovanni Bosco, che coinvolge oltre 70 indagati per reati che vanno dall’associazione mafiosa aggravata alla corruzione, fino a estorsione, usura e riciclaggio. Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla DDA partenopea, c’è il clan Contini, parte dell’“alleanza di Secondigliano”, accusato di aver gestito illegalmente bar, distributori e servizi interni alla struttura, oltre a truffe assicurative organizzate con la complicità o sotto minaccia di personale sanitario. Tra gli arrestati c’è l’avvocato Salvatore D’Antonio, ritenuto snodo finanziario e mediatore del sistema, e il titolare di un’associazione di ambulanze private coinvolta nel trasporto illecito di salme, fatte uscire dall’ospedale simulando che fossero ancora in vita. L’indagine ipotizza anche false certificazioni mediche per ottenere scarcerazioni e benefici giudiziari. Le infiltrazioni erano note da anni: nel 2019 la Regione aveva commissariato l’ospedale dopo che il procuratore Giovanni Melillo lo definì «la sede sociale dell’alleanza di Secondigliano».
🚎 Oggi pomeriggio un tram della linea 9 è deragliato a Milano, in viale Vittorio Veneto, causando due morti e circa 40 feriti, almeno sei in condizioni gravi. Il convoglio, diretto verso Porta Genova, avrebbe improvvisamente svoltato a sinistra all’altezza di via Lazzaretto, nonostante dovesse proseguire dritto, finendo contro la vetrina di un negozio dopo essere uscito dai binari a velocità sostenuta. Una delle vittime è un pedone sessantenne originario di Rozzano; sull’altra non ci sono ancora dettagli. A bordo c’erano una sessantina di passeggeri e non risultano persone rimaste intrappolate sotto il mezzo. I feriti sono stati trasportati al Policlinico e al Niguarda, mentre sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, ambulanze e le autorità cittadine. Nelle prossime ore la procura dovrebbe aprire un fascicolo per omicidio colposo e lesioni colpose per chiarire le cause del deragliamento.
🎥 Netflix ha deciso di non rilanciare sull’offerta presentata da Paramount Skydance per acquisire Warner Bros. Discovery, rinunciando così all’accordo preliminare da 83 miliardi di dollari raggiunto a dicembre per una divisione del gruppo. Paramount aveva lanciato un’offerta ostile per l’intera società, poi più volte rivista al rialzo fino a circa 111 miliardi, con il sostegno finanziario diretto del miliardario Larry Ellison, padre di David Ellison, attuale proprietario del gruppo dopo la fusione tra Skydance e Paramount Global. Dopo le contestazioni legali e l’ultimatum di quattro giorni concesso a Netflix per pareggiare la proposta, la piattaforma ha giudicato l’operazione «non più finanziariamente attraente» e si è sfilata. Se l’acquisizione andasse in porto, Paramount assumerebbe il controllo anche di reti come CNN e HBO, accrescendo la concentrazione nel mercato dei media statunitensi e alimentando timori per l’indipendenza editoriale, dato il profilo politico della famiglia Ellison.
Alla prossima 👋



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