Iran e Stati Uniti vicini allo scontro, inaugurato il Board of Peace di Trump, la Corte Suprema dichiara illegittimi i dazi imposti dagli USA
Febbraio procede spedito, e noi con lui.
Settimana di stallo, ma mica tanto. Ci sono novità su diversi tavoli: sicuramente uno di questi riguarda l’Iran e gli Stati Uniti, pressoché pronti a sferrare un attacco. Si passa poi alle ultime provenienti dalla Conferenza sulla sicurezza di Monaco e il tanto chiacchierato Board of Peace di Donald Trump, protagonista anche dell’ultima notizia principale, che coinvolge i suoi dazi.
Partiamo subito 👇
🇮🇷 USA PRONTI ALL’ATTACCO IN IRAN: IN ATTO IL DISPIEGAMENTO AEREO PIÙ GRANDE DALLA GUERRA IN IRAQ

1) Gli Stati Uniti hanno concentrato nelle ultime settimane una presenza militare in Medio Oriente tale da poter avviare un attacco contro l’Iran anche nel fine settimana, sebbene il presidente Donald Trump non abbia ancora preso una decisione definitiva e abbia parlato di una scelta «nei prossimi dieci giorni», formula già usata in passato prima di colpire con breve preavviso; secondo il Wall Street Journal è il più significativo dispiegamento aereo nella regione dall’invasione dell’Iraq del 2003, con decine di caccia F-35, F-15 e F-16 trasferiti nelle basi di Muwaffaq Salti in Giordania e Prince Sultan in Arabia Saudita, droni, aerei da ricognizione e da guerra elettronica, numerosi velivoli cisterna e 13 navi da guerra tra Mediterraneo orientale e mare Arabico, incluse le portaerei USS Abraham Lincoln e USS Gerald R. Ford, mentre sono state rafforzate le difese delle nove basi statunitensi che ospitano tra 30 e 40 mila soldati; Londra, secondo la BBC, non avrebbe autorizzato l’uso delle proprie basi. Washington chiede a Teheran di smantellare il programma nucleare e le scorte di uranio arricchito, limitare missili balistici e interrompere il sostegno a milizie come Hamas, Hezbollah e Houthi, mentre i negoziati in corso non hanno prodotto risultati sostanziali e Israele valuterebbe un coinvolgimento in caso di attacco. L’Iran, già colpito a giugno da raid statunitensi e israeliani contro siti nucleari come Isfahan, ha rafforzato tunnel e ingressi sotterranei, costruito nuove difese attorno agli impianti, mobilitato i Guardiani della Rivoluzione con esercitazioni anche nello stretto di Hormuz e mantiene, secondo stime, circa 2.000 missili balistici a medio raggio oltre a droni e armamenti capaci di colpire Israele e basi Usa. Il contesto si intreccia con la recente repressione delle proteste interne, che secondo ong avrebbero causato migliaia di morti e oltre 50 mila arresti, aumentando i rischi di instabilità in caso di un conflitto esterno.
🇪🇺 ALLA CONFERENZA DI MONACO CONFRONTO TRA USA E UNIONE EUROPEA, MENTRE L’IRAN…

2) Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco si è evidenziata la crescente tensione nei rapporti transatlantici. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha pronunciato un discorso insolitamente duro contro il presidente statunitense Donald Trump, sostenendo che l’ordine internazionale fondato su regole e diritti «non esiste più» e che le politiche di Washington hanno prodotto una «profonda frattura» con l’Europa, anche a causa dei dazi e dell’approccio protezionista. Pur criticando anche l’Unione Europea per non aver rafforzato a sufficienza sicurezza ed autonomia economica, Merz ha ribadito la necessità di cooperare con gli Stati Uniti nell’ambito della NATO, avvertendo tuttavia che nell’attuale competizione tra grandi potenze neppure gli USA possono agire da soli. Le sue parole si inseriscono in un contesto già deteriorato dopo l’intervento dello scorso anno del vicepresidente J.D. Vance, che aveva accusato l’UE di allontanarsi dai propri valori, limitare la libertà di espressione e gestire in modo permissivo l’immigrazione.
Quest’anno il segretario di Stato Marco Rubio ha adottato toni più concilianti, sottolineando che Europa e Stati Uniti «si appartengono» e che la fine dell’alleanza non è un obiettivo americano, pur ribadendo che il partenariato deve restare guidato da Washington e sollecitando maggiori spese europee per la difesa. Ha criticato immigrazione di massa e politiche ambientali, ma ha ricevuto una standing ovation, con il presidente della conferenza Wolfgang Ischinger che ha parlato di «sospiro di sollievo». Intanto, dall’inizio del secondo mandato di Trump nel gennaio 2025, gli Stati Uniti hanno minacciato di assumere il controllo della Groenlandia (territorio del regno di Danimarca), imposto nuovi dazi all’UE ed escluso i partner europei dai principali negoziati su Ucraina e Striscia di Gaza. Se inizialmente leader come Giorgia Meloni avevano mantenuto un atteggiamento conciliante, oggi emergono critiche più esplicite, anche se Meloni ha preso le distanze dalle parole di Merz e dalle critiche al movimento MAGA.
Per legarci alla prima notizia, a Monaco è intervenuto anche Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià Mohammad Reza Pahlavi, che vive in esilio negli Stati Uniti e da anni tenta di accreditarsi come leader dell’opposizione iraniana. Dopo le proteste represse con durezza lo scorso gennaio, durante le quali sono riemersi slogan monarchici, la sua visibilità è cresciuta: ha incontrato, tra gli altri, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il ministro francese Benjamin Haddad, e ha partecipato a una manifestazione contro il regime che ha riunito circa 250mila persone, con iniziative parallele a Los Angeles, Toronto, Londra e Lisbona. Pahlavi ha chiesto agli Stati Uniti di rovesciare la Repubblica islamica guidata dalla Guida suprema Ali Khamenei e si è proposto come possibile mediatore di una transizione, pur dichiarando di non ambire al ritorno della monarchia e criticando l’autoritarismo del padre. Il suo ruolo resta controverso, sia per la frammentazione dell’opposizione sia per i dubbi sul reale sostegno interno, alimentati anche dai suoi rapporti con Washington e Israele, mentre la stessa amministrazione Trump si mostra prudente sulla sua legittimità. In un contesto di censura e repressione, una parte dell’opposizione iraniana considera ormai accettabile persino un intervento militare esterno, che Pahlavi ha paragonato allo sbarco in Normandia della Seconda guerra mondiale.
🇮🇱 INAUGURATO IL BOARD OF PEACE PRESIEDUTO DAGLI STATI UNITI. L’ITALIA “OSSERVA”, MENTRE HAMAS…

3) Partiamo da lontano. Negli ultimi giorni, il governo italiano ha ottenuto dalla Camera l’autorizzazione a partecipare al Board of Peace per Gaza, l’organismo internazionale fondato e presieduto da Donald Trump, scegliendo la formula dell’adesione come “osservatore” o membro non votante, dopo aver rinunciato alla ratifica formale per i dubbi di compatibilità con l’articolo 11 della Costituzione, che impone condizioni di parità tra Stati; tuttavia lo statuto del Board non contempla esplicitamente lo status di osservatore e prevede che i membri senza diritto di voto dichiarino l’intenzione di ratificare il trattato, creando un nodo giuridico e politico ancora irrisolto. Alla riunione inaugurale di Washington, alla quale per l’Italia ha partecipato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, Trump ha annunciato i primi impegni finanziari – 10 miliardi di dollari dagli Stati Uniti e oltre 7 da vari Paesi, a fronte dei 70 stimati dall’Onu per la ricostruzione – oltre alla creazione di una forza di stabilizzazione internazionale con contributi di Marocco, Kazakistan, Kosovo, Albania e Indonesia, destinata a operare da Rafah e ad addestrare nuove forze di sicurezza palestinesi; secondo il Guardian, gli Usa pianificano anche una base militare nel sud della Striscia. Il presidente americano ha rivendicato per il Board un ruolo di supervisione sulle Nazioni Unite, pur essendo stato autorizzato dal Consiglio di Sicurezza, mentre restano aperti i nodi della smilitarizzazione di Hamas e della governance futura di Gaza: il movimento islamista ha chiesto la cessazione dell’“aggressione” israeliana e del blocco come precondizione per qualsiasi processo politico e, secondo la BBC, sta eleggendo un nuovo leader ad interim con mandato annuale, in un passaggio che potrebbe orientarne la linea nel negoziato sul dopoguerra.
🇺🇸 LA CORTE SUPREMA AMERICANA DICHIARA ILLEGITTIMI I DAZI IMPOSTI DA DONALD TRUMP. COSA SUCCEDE ORA?

4) La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che gran parte dei dazi imposti dal presidente Donald Trump sono illegittimi perché introdotti tramite l’International Emergency Economic Powers Act del 1977 senza il coinvolgimento del Congresso, ritenendo improprio l’uso di una legge emergenziale che in passato era servita per embarghi e sanzioni e non per tariffe commerciali. La decisione, molto attesa e adottata con un voto di sei giudici contro tre – tra cui tre conservatori – mette in discussione uno degli strumenti centrali della strategia economica e negoziale di Trump, privandolo della possibilità di imporre dazi con effetto immediato. Le conseguenze potrebbero essere rilevanti: il governo rischia di dover restituire alle imprese centinaia di miliardi di dollari incassati; il commercio internazionale, già destabilizzato dagli annunci erratici dell’ultimo anno, affronta una nuova fase di incertezza; e si riduce la leva politica del presidente nei negoziati con altri paesi, anche se restano percorribili altre strade legislative, più lunghe e complesse, per reintrodurre parte delle misure. La sentenza nasce dal ricorso di piccoli imprenditori e di dodici stati, in gran parte guidati dai Democratici, dopo che un tribunale federale aveva già bocciato l’operato dell’amministrazione. Restano invece in vigore i dazi su acciaio, alluminio e componenti auto, non adottati tramite lo IEEPA.
Trump ha definito la sentenza una “vergogna” e ha parlato di un piano alternativo. L’ex vicepresidente Mike Pence ha invece accolto con favore la decisione, sottolineando che il potere di imporre tasse spetta al Congresso. I mercati europei hanno reagito positivamente: lo Stoxx 600 è salito dello 0,8%, Milano ha guadagnato l’1,4% e Parigi ha toccato un nuovo record. In rialzo lusso, banche e assicurazioni; il dollaro si è indebolito, mentre lo spread Btp-Bund è rimasto stabile. La Commissione europea ha chiesto chiarimenti a Washington sulle prossime mosse, ribadendo la necessità di stabilità commerciale. Anche il governo canadese ha sostenuto che la sentenza conferma l’ingiustificatezza dei dazi statunitensi.
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Andiamo alle brevi, parecchio ricche oggi 👇
🇵🇪 Il parlamento monocamerale del Perù ha destituito il presidente ad interim José Jerí con 75 voti favorevoli, tramite una mozione di censura (maggioranza semplice), dopo il rapido deterioramento del suo consenso. Nominato a ottobre in seguito alla rimozione di Dina Boluarte, Jerí era finito sotto indagine per traffico di influenze e al centro di polemiche per incontri con imprenditori controversi, tra cui Zhihua Yang. Nella notte successiva il parlamento ha eletto al secondo scrutinio José Maria Balcázar, ex giudice di Perú Libre, che guiderà il paese fino alle elezioni del 12 aprile. Il Perù, al nono presidente in dieci anni, tornerà poi a un sistema bicamerale secondo la riforma costituzionale del 2024. L’instabilità cronica, accentuata dopo la fine del regime di Alberto Fujimori, è legata alla facilità con cui il parlamento può rimuovere il capo dello Stato per “incapacità morale”, come già avvenuto con Pedro Castillo e Martín Vizcarra.
🗂️ Andrew Mountbatten-Windsor, ex principe e fratello di re Carlo III, è stato arrestato giovedì nella residenza di Sandringham e rilasciato dopo oltre dieci ore di custodia, ma resta indagato per presunti «comportamenti illeciti in pubblico ufficio» legati al passaggio di documenti governativi riservati a Jeffrey Epstein quando, tra il 2001 e il 2011, era rappresentante speciale per il commercio internazionale del Regno Unito. L’inchiesta, alimentata dall’ultima pubblicazione degli “Epstein files”, include e-mail su opportunità d’investimento in Afghanistan, rapporti di visite ufficiali in Asia e note sulla crisi finanziaria islandese, oltre a riferimenti a contatti personali e finanziari con Epstein e con Ghislaine Maxwell; emergono anche dettagli su presunti inviti a Buckingham Palace e su un versamento di 15mila sterline a Sarah Ferguson. L’arresto, senza precedenti nella storia recente britannica per un membro così alto nella linea di successione, arriva dopo anni di scandali: nel 2022 Mountbatten-Windsor aveva evitato il processo civile intentato da Virginia Giuffre con un accordo economico, mentre nuove accuse di sfruttamento sessuale sono emerse di recente. Già privato dei titoli reali e militari e allontanato dagli incarichi ufficiali, era diventato una fonte di forte imbarazzo per la monarchia, che sotto Carlo III aveva progressivamente preso le distanze, culminando nella revoca formale dei titoli e nel suo trasferimento da Royal Lodge a Sandringham, dove è avvenuto l’arresto.
🇨🇺 Cuba sta affrontando una grave crisi in tempo di pace a causa del blocco statunitense sui rifornimenti di petrolio, che ha reso il carburante introvabile o estremamente costoso, aggravando carenze di elettricità, moneta e in parte di cibo. Nonostante la situazione, la popolazione, abituata a decenni di difficoltà, reagisce con fatalismo e capacità di adattamento, senza che la vita quotidiana si fermi. A L’Avana si registra un calo dei turisti e del traffico; la benzina è esaurita nei canali ufficiali e i pochi distributori in dollari funzionano su prenotazione tramite app. Si diffonde il mercato nero, con carburante rivenduto anche da camion statali, mentre i prezzi raggiungono 6-7 euro al litro. I trasporti pubblici sono ridotti, i voli interni sospesi e alcune compagnie straniere, come Air Canada, hanno interrotto i collegamenti; altre, tra cui Iberia e Neos, fanno scalo tecnico in Repubblica Dominicana. Nell’est dell’isola i blackout durano gran parte della giornata; si diffondono candele e pannelli solari, sostenuti dal governo del presidente Miguel Díaz-Canel, che punta anche su aiuti esterni, in particolare dalla Cina. Per un mese sono stati limitati consumi energetici e attività lavorative, con settimana corta negli uffici, stop ai mezzi agricoli a motore e cancellazione del festival dei sigari. Non si registrano proteste rilevanti dopo quelle del 2021, represse con arresti e violenze.
🇷🇺 Un’indagine congiunta di Francia, Regno Unito, Svezia, Germania e Paesi Bassi ha concluso che il dissidente russo Alexei Navalny è «molto probabilmente» morto per avvelenamento, accusando indirettamente il regime di Vladimir Putin, poiché la Russia avrebbe avuto strumenti, motivazioni e opportunità per colpirlo mentre era in carcere. Mosca ha sempre parlato di cause naturali e, tramite l’agenzia TASS, la portavoce Maria Zakharova ha definito l’indagine propaganda. Diffusi dal governo britannico, i risultati indicano nel corpo la presenza di epibatidina, sostanza tossica non presente naturalmente in Russia. La vedova Yulia Navalnaya ha ribadito le accuse, sostenendo di avere prove di avvelenamento emerse da due test indipendenti. Navalny, 47 anni, morì il 16 febbraio 2024 in un carcere di massima sicurezza in Siberia, dopo tre anni di detenzione per accuse ritenute pretestuose e un precedente avvelenamento nel 2020 con il novichok; poco prima era stato trasferito nella colonia penale artica di Kharp. Le autorità russe avevano parlato di un malore improvviso, versione giudicata poco credibile.
🇭🇺 Péter Magyar, europarlamentare e leader del partito di opposizione ungherese Tisza (Rispetto e Libertà), ha accusato il governo del primo ministro Viktor Orbán di minacciarlo con la diffusione di un presunto video intimo, che sarebbe stato girato a sua insaputa nel 2024 ma di cui non esistono prove. Alcuni giornalisti avrebbero ricevuto un link con la foto della stanza in cui sarebbe avvenuto l’incontro, circostanza confermata da Magyar e da Evelin Vogel. Secondo Magyar, l’operazione mirerebbe a danneggiarlo in vista delle elezioni parlamentari del 12 aprile, mentre il suo partito è in crescita nei sondaggi. Ha inoltre parlato di possibili sostanze sospette nell’appartamento, dichiarando però di non averne fatto uso, e ha evocato un’“operazione alla russa” basata sul kompromat. Orbán e il governo non hanno commentato, mentre esponenti di Fidesz hanno respinto le accuse. La campagna elettorale, al via il 21 febbraio, si inserisce in uno scontro politico già acceso tra il filo-europeo Tisza e Fidesz, al potere dal 2010.
🇨🇭 Una valanga ha provocato il deragliamento di un treno nel Cantone del Vallese, in Svizzera, causando il ferimento di cinque persone e l’interruzione della linea Frutigen-Briga, nel tratto tra Goppenstein e Briga. Il convoglio, con 29 passeggeri a bordo, è uscito dai binari all’uscita del tunnel del Lötschberg; una persona è stata ricoverata all’ospedale di Sion, mentre le altre quattro sono state medicate sul posto. Sono intervenuti ambulanze, un elicottero, soccorritori di montagna e treni antincendio; il ministero pubblico ha aperto un’inchiesta e la linea resterà chiusa almeno fino a martedì, con bus sostitutivi tra Goppenstein e Gampel. L’incidente si inserisce in un contesto di forti nevicate e rischio valanghe elevato (livello quattro su cinque), che ha portato anche all’evacuazione di 50 persone a Orsières. Separatamente, un incendio di cavi alla stazione di Losanna ha interrotto il traffico tra Losanna e Prilly-Malley: circa 40 cavi sarebbero stati danneggiati, forse da un oggetto pirotecnico lanciato da un treno di tifosi dopo il derby tra Lausanne-Sport e Servette FC, ma le cause restano da accertare.
🇫🇷 Il presidente francese Emmanuel Macron ha criticato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni per le sue dichiarazioni sull’omicidio di Quentin Deranque, militante francese di estrema destra ucciso il 12 febbraio a Lione durante scontri con oppositori ritenuti vicini a La France insoumise. Meloni aveva espresso cordoglio, attribuendo l’aggressione a gruppi riconducibili all’estremismo di sinistra e parlando di un clima di odio ideologico. Dall’India, Macron ha condannato ogni forma di violenza, invitando sia l’estrema sinistra sia l’estrema destra a fare “pulizia” nei propri ranghi, dopo che sedi del partito erano state attaccate da gruppi neofascisti. Ha poi definito le parole di Meloni un’ingerenza, confermando esplicitamente il riferimento a lei. Palazzo Chigi ha parlato di «stupore», sostenendo che si trattasse solo di un messaggio di vicinanza. Intervistata da Sky TG24, Meloni ha respinto l’accusa, richiamando precedenti prese di posizione francesi dopo la sua elezione. La procura di Lione ha incriminato sette persone per la morte di Deranque, sei per omicidio volontario e una per complicità; il sindaco Grégory Doucet ha chiesto di vietare una marcia in suo sostegno organizzata da gruppi di estrema destra.
🇰🇷 Si è concluso il principale processo contro l’ex presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, che nel dicembre 2024 aveva tentato di imporre la legge marziale: è stato riconosciuto colpevole di insurrezione e abuso di autorità e condannato all’ergastolo, mentre la procura aveva chiesto la pena di morte. Già rimosso dal parlamento nel 2025, Yoon – 65 anni, esponente conservatore del Partito del Potere Popolare e in carica dal 2022 – aveva annunciato il 3 dicembre 2024 poteri straordinari per l’esercito, il divieto di attività politica e scioperi e il controllo della stampa, misura revocata dopo meno di sei ore dal voto unanime del parlamento, incluso il suo partito. Sospeso pochi giorni dopo, fu definitivamente destituito ad aprile. Yoon ha sempre sostenuto di aver agito per contrastare l’ostruzionismo dell’opposizione guidata dal Partito Democratico. Nel procedimento è stato condannato anche l’ex ministro della Difesa Kim Yong-hyun a 30 anni di carcere per il suo ruolo nell’insurrezione. A gennaio Yoon era stato inoltre condannato a cinque anni per aver tentato di ostacolare il proprio arresto, essersi barricato nella residenza presidenziale e aver ordinato di impedire l’esecuzione di un mandato, oltre che per non aver consultato l’intero governo e aver redatto e distrutto un documento falso sull’approvazione della legge marziale.
🇮🇹 La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata a sorpresa a Niscemi (CL), colpita da una frana il 25 gennaio, sorvolando l’area e visitando la “zona rossa” insieme al capo della Protezione civile Fabio Ciciliano, con cui terrà un ruolo da commissario straordinario per la ricostruzione. In un incontro con il sindaco Massimiliano Conti e una delegazione di cittadini, Meloni ha annunciato un decreto-legge da 150 milioni di euro per Niscemi, che includerà anche «diverse centinaia di milioni» per Sicilia, Sardegna e Calabria colpite dal ciclone Harry. Sono previsti ammortizzatori sociali per agricoltori e lavoratori, fondi per le infrastrutture e la sospensione dei tributi fino a ottobre per i danneggiati. I precedenti 100 milioni stanziati erano stati ritenuti insufficienti rispetto ai danni stimati in 1,24 miliardi. Meloni ha ribadito che le decisioni sulla zona rossa dipenderanno da valutazioni tecniche, mentre i tecnici hanno escluso il recupero degli edifici più vicini al fronte della frana. Tra i simboli del disastro, la croce in pietra del quartiere Sante Croci, recentemente recuperata dopo essere crollata nel precipizio.
🇰🇵Kim Jong Un ha aperto il congresso quinquennale del Partito del Lavoro con un discorso dai toni ottimistici, parlando di una nuova era di fiducia e successi, in netto contrasto con il 2021, quando aveva ammesso il fallimento delle sue politiche tra sanzioni e pandemia. Negli ultimi cinque anni la Corea del Nord ha rafforzato significativamente le proprie forze armate, consolidandosi come potenza nucleare e ampliando l’arsenale missilistico fino a poter minacciare anche gli Stati Uniti; lo stesso presidente americano Donald Trump ha definito Pyongyang “una specie di potenza nucleare”. Prima del Congresso sono stati presentati 50 nuovi lanciarazzi capaci di trasportare testate nucleari. I progressi militari sono stati favoriti dall’alleanza stretta nel 2024 con la Russia, sostenuta anche dalla Cina: Pyongyang ha inviato soldati e fornito armi per la guerra in Ucraina ricevendo in cambio tecnologie avanzate, tra cui per sottomarini nucleari, droni e difese aeree. L’apertura commerciale garantita da Mosca e Pechino ha contribuito a una crescita del PIL stimata al 3,7% nel 2025, pur in un contesto di forte povertà. Alla vigilia del Congresso, Kim ha inaugurato nuove abitazioni per le famiglie dei soldati caduti in Russia, accompagnato dalla figlia Kim Ju Ae, indicata da alcuni come possibile successore.
🇻🇪 L’Assemblea nazionale del Venezuela ha approvato all’unanimità una legge di amnistia per i prigionieri politici, che consentirà la liberazione di centinaia di persone incarcerate per aver criticato il governo. La misura, annunciata a inizio anno dalla presidente Delcy Rodríguez dopo l’attacco degli Stati Uniti e la cattura di Nicolás Maduro, è interpretata come un segnale di apertura verso le opposizioni e verso l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump. L’amnistia riguarda reati commessi dal 1° gennaio 1999, anno dell’ascesa al potere di Hugo Chávez, e si applica ai manifestanti arrestati per proteste contro il regime, mentre esclude i detenuti accusati di reati gravi, spesso contestati in modo arbitrario secondo organizzazioni per i diritti umani. Il numero dei beneficiari non è ancora chiaro, a fronte di stime che parlano di 600-900 prigionieri politici, e la liberazione dipenderà da un sistema giudiziario ritenuto subordinato al potere politico. Il politologo e oppositore Nicmer Evans, detenuto nel carcere Helicoide di Caracas, ha criticato la legge perché esclude molti giornalisti incarcerati per le loro opinioni. Dopo l’approvazione, Rodríguez ha chiesto al ministro dell’Interno Diosdado Cabello di riesaminare i casi esclusi, mentre varie organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto che l’attuazione dell’amnistia sia supervisionata da una commissione indipendente.
Alla prossima 👋



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