Le condizioni per un accordo tra Ucraina e Russia, Regno Unito nel caos per gli Epstein Files, gli USA fuori dall’accordo per limitare i gas serra

Entriamo nel cuore di febbraio provando a non volare via spinti dal vento.

Una settimana LEGGERMENTE più tranquilla (si fa per dire), vista la mancanza di notizie dall’alta magnitudo. Ormai non fanno più notizia – purtroppo – gli Epstein Files, ai quali tuttavia dedichiamo almeno uno spazio anche questa settimana. Ci sono infatti le conseguenze di questi sul governo britannico, con ancora un focus sulla situazione in Ucraina e su un importante accordo dai quali gli USA si tirano fuori (strano…).

Cominciamo subito 👇

🇺🇦 UCRAINA – RUSSIA, LE ULTIME SUL POTENZIALE ACCORDO DI PACE. POSSIBILI REFERENDUM E PRESIDENZIALI IN PRIMAVERA

1) Sono circolate per la prima volta ipotesi di calendario per un possibile accordo di pace tra Russia e Ucraina: secondo Reuters le trattative potrebbero chiudersi entro marzo, mentre Volodymyr Zelensky ha riferito che gli Stati Uniti indicano come obiettivo giugno. Le scadenze ravvicinate non riflettono però un avvicinamento reale sulle questioni chiave, in particolare sulle concessioni territoriali, mentre i combattimenti e i bombardamenti proseguono con intensità, soprattutto contro le infrastrutture energetiche ucraine. La pressione sui tempi sarebbe legata alla strategia dell’amministrazione Trump, interessata a chiudere il dossier prima della fase più intensa della campagna per le elezioni di metà mandato di novembre, anche attraverso la proposta di un incontro tra le parti negli Stati Uniti, probabilmente a Miami. Il precedente vertice trilaterale di Abu Dhabi non aveva risolto i nodi principali: garanzie di sicurezza future per Kiev e sovranità sul Donbas. Mosca chiede il ritiro totale dell’esercito ucraino e l’annessione anche delle aree non ancora controllate, condizioni ritenute inaccettabili da Kiev; Washington ha invece proposto una “zona economica libera” con area demilitarizzata nei territori oggi sotto controllo ucraino, proposta giudicata vaga e sbilanciata verso la Russia. Secondo fonti citate dal Washington Post, negoziatori statunitensi guidati da Steve Witkoff e Jared Kushner avrebbero discusso con Kiev un calendario che prevede firma della pace a marzo, referendum e presidenziali a maggio, passaggi necessari poiché ogni accordo con concessioni territoriali deve essere approvato tramite voto popolare. Il mandato di Zelensky, scaduto nel maggio 2024 ma prorogato per la guerra, renderebbe tuttavia logisticamente difficile organizzare elezioni in tempi così brevi.

Zelensky ha inoltre affermato che, secondo intelligence ucraina, Stati Uniti e Russia starebbero discutendo accordi economici futuri da 12.000 miliardi di dollari potenzialmente collegati anche a temi di sovranità e sicurezza ucraina. Sul fronte militare, Washington ha rilanciato l’idea di una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche, accolta favorevolmente da Kiev, ma la Russia ha continuato i raid: nella notte tra venerdì e sabato scorsi sono stati lanciati centinaia di droni e decine di missili (400 droni e 40 missili solo sabato), colpendo strutture energetiche in otto regioni e causando frequenti blackout e interruzioni del riscaldamento durante un inverno particolarmente rigido. È stata colpita anche una sottostazione ad alta tensione a Novovolynsk, vicino al confine polacco, lasciando oltre 80.000 utenti senza elettricità e costringendo infrastrutture critiche a funzionare con generatori.

Secondo il Financial Times, Zelensky intenderebbe annunciare il 24 febbraio, anniversario dell’invasione, un piano per elezioni presidenziali e referendum su un eventuale accordo di pace, dopo pressioni statunitensi affinché le votazioni si tengano entro il 15 maggio, pena la perdita delle garanzie di sicurezza proposte da Washington. Il piano è il risultato finale delle pressioni della Casa Bianca per chiudere i negoziati in primavera e rappresenterebbe una svolta rispetto alla posizione finora sostenuta da Zelensky sull’impossibilità di votare sotto legge marziale, con milioni di sfollati e circa il 20% del territorio occupato. Funzionari ucraini e occidentali ritengono tuttavia difficile rispettare il calendario, legato ai progressi nei negoziati con Vladimir Putin. L’iniziativa rifletterebbe anche il tentativo di Zelensky di rafforzare le prospettive di rielezione e rassicurare Trump sulla volontà di Kiev di accelerare verso la pace, in un contesto di calo del consenso interno dovuto anche a scandali di corruzione nella sua cerchia. L’ufficio presidenziale ucraino ha precisato che non ci saranno annunci elettorali senza condizioni di sicurezza adeguate, mentre il Cremlino ha definito premature le notizie, sottolineando l’assenza di dichiarazioni ufficiali e la necessità di basarsi su fonti primarie.

🇬🇧 REGNO UNITO: SI ASSESTA – MOMENTANEAMENTE – LA CRISI DI GOVERNO DOVUTA AGLI EPSTEIN FILES, CHE INTANTO…

2) La crisi politica che ha colpito il governo laburista britannico è stata innescata dalla diffusione di nuovi documenti degli “Epstein files”, che hanno rafforzato i sospetti sui rapporti tra Peter Mandelson, decano del partito al potere, e Jeffrey Epstein. I file suggeriscono che Mandelson avrebbe ricevuto decine di migliaia di dollari e condiviso informazioni riservate, inclusi dettagli sulla strategia britannica durante la crisi finanziaria del 2008. Mandelson, anche ex ministro nei governi di Tony Blair, era stato nominato ambasciatore negli Stati Uniti nel 2024 dal primo ministro Keir Starmer, nonostante fosse nota la sua amicizia con Epstein. Dopo le prime rivelazioni era stato rimosso dall’incarico e, con l’uscita dei nuovi documenti, ha lasciato ogni ruolo pubblico.

Lo scandalo ha provocato una grave crisi di leadership per Starmer, già indebolito da critiche interne e calo di consenso. Molti parlamentari laburisti hanno contestato la gestione tardiva del caso; se il leader laburista scozzese Anas Sarwar ha chiesto pubblicamente le sue dimissioni, altri esponenti, tra cui Angela Rayner, hanno espresso sostegno. Starmer si è scusato per la nomina di Mandelson ma ha escluso di dimettersi, ribadendo la volontà di portare avanti il mandato.

Tra le conseguenze immediate dello scandalo ci sono state dimissioni ai vertici del governo. Il capo di gabinetto Morgan McSweeney, considerato l’artefice della svolta centrista che aveva portato alla vittoria elettorale del 2024 e paragonato per influenza a Dominic Cummings per il rapporto con Boris Johnson, si è dimesso assumendosi la responsabilità della nomina di Mandelson. Si sono dimessi anche altri collaboratori chiave e il direttore della comunicazione Tim Allan, mentre secondo il The Guardian sarebbe stata valutata anche l’uscita del segretario di gabinetto Chris Wormald. In 19 mesi di governo Starmer ha già sostituito numerosi dirigenti e ministri, alimentando la percezione di instabilità.

La crisi ha rischiato di costare a Starmer l’incarico ma si è temporaneamente attenuata per mancanza di alternative credibili e per la tradizionale riluttanza laburista a sfiduciare leader in carica, a differenza dei cambi frequenti avvenuti tra i Conservatori. Tra i possibili rivali figurano il ministro della Salute Wes Streeting, anch’egli legato a Mandelson, la suddetta Rayner, indebolita da questioni fiscali, e il sindaco di Manchester Andy Burnham, non eleggibile perché non parlamentare. Lo stratega politico Alastair Campbell ha descritto il governo come simile alla fase finale dei Conservatori. Anche figure come Nigel Farage hanno sfruttato politicamente la vicenda.

Nonostante un recente miglioramento nei sondaggi, con l’aumento del sostegno alla permanenza di Starmer, resta una maggioranza relativa favorevole alle sue dimissioni (48% contro 32%). La leadership rimane fragile e sarà testata da imminenti elezioni suppletive e locali, oltre che dalla possibile pubblicazione di nuovi documenti sulla nomina di Mandelson, che potrebbero mettere ulteriormente in discussione la linea difensiva del governo.

🗂️ …SUGGERISCONO NUOVI SCENARI SULLA FIGURA DI JEFFREY EPSTEIN E SUL SUO RAPPORTO CON ISRAELE

3) Ulteriori analisi delle recenti pubblicazioni hanno fatto emergere due filoni nei rapporti tra Jeffrey Epstein e Israele: da un lato i legami documentati proprio negli “Epstein files” con figure israeliane influenti, dall’altro le teorie speculative su un suo presunto coinvolgimento con l’intelligence israeliana, in particolare il Mossad, mai dimostrato. I documenti processuali relativi a Epstein, condannato nel 2008 per sfruttamento sessuale di minorenni e arrestato nuovamente nel 2019 prima di suicidarsi in carcere, hanno alimentato sospetti anche per i suoi contatti con élite politiche e finanziarie globali. Il collegamento più concreto con Israele riguarda l’ex primo ministro Ehud Barak, che per anni utilizzò un appartamento di Epstein a New York e mantenne con lui frequenti contatti, poi minimizzati pubblicamente. Questo rapporto ha generato polemiche nella politica israeliana e scontri con l’attuale premier Benjamin Netanyahu.

Le speculazioni su Epstein come agente o informatore dell’intelligence derivano anche dai legami con Ghislaine Maxwell e dalla figura del padre Robert Maxwell, sospettato a sua volta di rapporti con i servizi israeliani, ma senza prove. Diverse teorie sostengono che Epstein usasse relazioni con politici e imprenditori per ricatti a fini di intelligence, ma gli Epstein files non contengono conferme. Alcuni esperti hanno ipotizzato un ruolo informale di informatore, mentre ex leader israeliani hanno smentito ogni coinvolgimento. Oltre ai rapporti personali, Epstein aveva investito in startup israeliane e donato fondi a organizzazioni vicine a Israele, nell’ambito di una più ampia strategia di relazioni e influenza tramite donazioni.

🇺🇸 GLI USA ESCONO DALL’ACCORDO PER LIMITARE LE EMISSIONI DEI GAS SERRA. COSA SUCCEDE ORA?

4) Il presidente americano Donald Trump e il direttore dell’EPA Lee Zeldin hanno annunciato la revoca dell’“endangerment finding”, la norma del 2009 che costituiva la base legale per limitare le emissioni di gas serra negli Stati Uniti, stabilendo che tali emissioni rappresentano un rischio per la salute pubblica e per le generazioni future. Il provvedimento individuava sei gas serra principali, tra cui anidride carbonica e metano, collegati dall’ampio consenso scientifico all’aumento delle temperature globali e ai cambiamenti climatici. Per 17 anni l’EPA ha utilizzato questa norma per giustificare regolamenti sulle emissioni. L’amministrazione Trump sostiene invece che i gas serra non soddisfino i criteri legali per essere regolati, poiché la legge consente restrizioni solo su inquinanti che danneggiano direttamente la salute vicino alla fonte di emissione. La revoca elimina quindi anche regolamenti collegati, come alcuni limiti sulle emissioni automobilistiche, favorendo l’industria auto statunitense e le aziende dei combustibili fossili. Trump ha più volte respinto il consenso scientifico sul cambiamento climatico e ha ritirato gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima. La decisione dovrebbe essere oggetto di contenziosi legali, probabilmente fino alla Corte Suprema, mentre alcuni stati potrebbero introdurre normative più restrittive, creando un quadro normativo disomogeneo per le aziende.

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Passiamo subito alle brevi 👇

🇮🇷 Rappresentanti di Stati Uniti e Iran si sono incontrati a Muscat per i primi negoziati dopo gli attacchi statunitensi del giugno 2025 e le successive minacce militari di Donald Trump. Ai colloqui, definiti da entrambe le parti «un buon inizio» ma senza risultati immediati, hanno partecipato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner. L’Iran si è detto disposto a discutere del proprio programma nucleare, mentre gli USA vogliono includere anche missili balistici, sostegno alle milizie regionali e repressione interna. Dopo le violenze contro i manifestanti a gennaio, Trump aveva valutato nuovi attacchi ma sarebbe stato dissuaso da paesi mediorientali; ha comunque rafforzato la presenza militare nel Golfo Persico. I colloqui si sono svolti indirettamente tramite la mediazione dell’Oman e proseguiranno dopo consultazioni interne ai governi. Nello stesso giorno Trump ha firmato un ordine esecutivo che minaccia dazi del 25% ai paesi che commerciano con l’Iran, per limitarne le risorse economiche.

🇨🇦 A Tumbler Ridge, in Canada, una sparatoria ha causato otto morti: sei vittime all’interno di una scuola — cinque studenti e un’insegnante — e due in un’abitazione, identificate come la madre e il fratellastro del sospettato. La persona in questione, la diciottenne Jesse Van Rootselaar, si è suicidata nell’istituto dopo aver agito da sola utilizzando due armi non registrate a proprio nome. Nonostante precedenti interventi della polizia per problemi di salute mentale e il recente inasprimento delle leggi canadesi sulla detenzione di armi, l’attacco è iniziato nell’abitazione familiare prima di colpire la scuola. A seguito della tragedia, il Primo Ministro Mark Carney ha annullato la partecipazione alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco.

🇯🇵 Il Partito Liberal Democratico (PLD) giapponese della prima ministra Sanae Takaichi ha ottenuto una netta vittoria alle elezioni parlamentari dell’8 febbraio, conquistando 316 dei 465 seggi e la maggioranza autonoma alla Camera dei rappresentanti, rafforzata anche dai 36 seggi del partito alleato. Si tratta di uno dei migliori risultati elettorali del dopoguerra e consolida la leadership di Takaichi, che aveva indetto elezioni anticipate per rafforzare il governo. L’opposizione principale si è fermata a 49 seggi, mentre altri partiti hanno ottenuto risultati più limitati. Il voto riguardava solo la camera bassa, l’unica che può sfiduciare il governo, eletta con sistema misto maggioritario-proporzionale. I sondaggi pre-elettorali indicavano già il PLD favorito, grazie anche alla popolarità personale della premier e a nuove strategie comunicative efficaci tra i giovani, nonostante il contesto economico segnato da inflazione e debolezza dello yen.

🇹🇭 Il partito conservatore e nazionalista Bhumjaithai del primo ministro uscente Anutin Charnvirakul ha vinto le elezioni anticipate in Thailandia per la Camera dei rappresentanti, ottenendo una maggioranza relativa a sorpresa rispetto ai sondaggi favorevoli al Partito del Popolo. Con circa il 90% dei voti scrutinati, il Bhumjaithai dovrebbe superare i 194 seggi su 500 e potrebbe governare con il sostegno del Pheu Thai, vicino alla famiglia Shinawatra, stimato a 86 seggi, mentre il Partito del Popolo ne avrebbe circa 116 e il populista Klatham oltre 50. Le elezioni erano state convocate durante tensioni militari con la Cambogia per rafforzare il consenso nazionalista. Anutin, politico esperto e sostenitore della monarchia, ha anche promosso la legalizzazione della cannabis. In parallelo, un referendum preliminare ha visto circa il 65% dei votanti favorevole ad avviare un processo per sostituire la Costituzione del 2017, sostenuto da tutti i principali partiti ma con obiettivi differenti sul ruolo dell’establishment.

🇵🇹António José Seguro, del Partito Socialista portoghese, ha vinto le elezioni presidenziali con circa il 67% dei voti, ottenendo oltre 3,48 milioni di preferenze, il risultato più alto nella storia del Paese. Il successo è stato favorito anche dal sostegno di parte dell’elettorato moderato e conservatore, che ha preferito lui ad André Ventura, leader del partito di estrema destra Chega!, fermatosi al 33%. Nonostante la sconfitta, Chega! continua a crescere: dal poco più dell’1% nel 2019 è arrivato a controllare 60 seggi parlamentari ed è oggi la principale opposizione. In Portogallo il presidente ha soprattutto funzioni rappresentative, ma può sciogliere il parlamento, ruolo rilevante in un contesto politico frammentato. Il risultato assume particolare valore perché Ventura era arrivato al ballottaggio e rivendica la trasformazione di Chega! nel principale partito della destra. Le posizioni estreme e la retorica xenofoba di Ventura hanno spinto molti elettori, anche di centrodestra, a sostenere Seguro, che si è presentato come candidato moderato e come argine alla sua elezione.

🇧🇩 Il Partito Nazionalista del Bangladesh guidato da Tarique Rahman ha vinto le prime elezioni legislative successive alla destituzione dell’ex premier Sheikh Hasina, avvenuta nel 2024 dopo proteste studentesche, ottenendo almeno 151 dei 350 seggi e la possibilità di formare il governo nel Bangladesh. I risultati sono stati contestati da Jamaat-e-Islami, arrivato secondo, il cui leader Shafiqur Rahman ha denunciato presunte irregolarità; il partito sostiene politiche islamiste radicali e l’introduzione della sharia. Il voto è stato definito “neutrale e credibile” dalle autorità elettorali e il risultato ha ricevuto congratulazioni dal presidente del Pakistan Asif Ali Zardari, dal premier dell’India Narendra Modi e dagli Stati Uniti. Rahman, figlio dell’ex premier Khaleda Zia, è favorito anche dal ruolo simbolico assunto dalla madre nell’opposizione al governo Hasina, che nel 2024 represse proteste causando circa 1.400 morti. Parallelamente si è votato per un referendum sulle riforme costituzionali promosse dal governo ad interim di Muhammad Yunus, contenute nella “Carta di luglio”, mentre le elezioni erano attese anche perché Hasina, il cui partito è stato vietato, è stata condannata a morte e vive in esilio nascosta in India. Le congratulazioni internazionali sono state diffuse anche tramite l’ambasciata statunitense a Dacca.

🇷🇺 Le autorità russe hanno imposto restrizioni a Telegram, accusandola di non contrastare adeguatamente le frodi e di non proteggere i dati personali degli utenti, introducendo un rallentamento tecnico della connessione (throttling) che da giorni causa difficoltà di accesso e download per milioni di utenti in Russia. Telegram è molto diffusa nel paese, dove viene utilizzata anche per comunicazioni ufficiali e per l’informazione sulla guerra in Ucraina, inclusa l’attività dei milblogger. La misura si inserisce in una più ampia politica di controllo dei social e delle piattaforme di messaggistica: nel 2022 Mosca aveva già dichiarato Meta un’organizzazione terroristica, bloccando Facebook e Instagram, mentre tra il 2018 e il 2020 aveva tentato senza successo di bloccare Telegram, che in seguito ha spostato la sede negli Emirati Arabi Uniti. Il fondatore Pavel Durov ha accusato le autorità di voler spingere gli utenti verso un servizio di messaggistica sostenuto dal governo e potenzialmente usato per monitorare le conversazioni; Durov, nato in Russia, lasciò il paese nel 2014 dopo il rifiuto di condividere dati utenti del social VK e vive da anni a Dubai. Non è tutto. Da mercoledì non è più possibile accedere neanche a WhatsApp, già in passato oggetto di limitazioni temporanee per presunte violazioni delle leggi locali su Internet e ora completamente rimosso dai siti accessibili. Il blocco è stato confermato dal portavoce governativo Dmitry Peskov, che ha parlato genericamente di mancato rispetto delle leggi russe. Secondo testimonianze raccolte dal giornale indipendente The Moscow Times, alcuni utenti riescono ad accedere solo tramite VPN. Il blocco, unito a quello di Telegram, rappresenterebbe un tentativo di indirizzare oltre 100 milioni di utenti verso un servizio statale di messaggistica, preinstallato da settembre sui dispositivi venduti nel paese e caratterizzato da standard di protezione dati più deboli, che secondo esperti e dissidenti potrebbe essere utilizzato per monitorare le comunicazioni private; Peskov ha invitato apertamente i cittadini a usarlo in sostituzione di WhatsApp.

🍔 La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario su Foodinho srl, società italiana che gestisce le consegne Glovo, con l’accusa di sfruttamento del lavoro dei rider. Il provvedimento prevede l’affiancamento di un amministratore al management per interrompere eventuali illeciti e correggere l’organizzazione aziendale. Foodinho e il suo amministratore unico, lo spagnolo Oscar Pierre, sono indagati per caporalato. Secondo l’accusa, il sistema lavorativo sarebbe basato su stipendi bassi, tra 700 e 1.200 euro mensili, monitoraggio costante tramite geolocalizzazione, turni fino a sei o sette giorni a settimana e costi dei mezzi interamente a carico dei rider, sfruttando il loro stato di bisogno. Foodinho, fondata nel 2015, è controllata da Glovo, a sua volta partecipata per l’83% dal gruppo tedesco Delivery Hero, non coinvolto nelle indagini. L’inchiesta è guidata dal procuratore Paolo Storari, già impegnato in indagini su sfruttamento e irregolarità nelle filiere di grandi aziende. Secondo la procura, le responsabilità non riguarderebbero solo Pierre ma l’intero modello organizzativo della società. Le testimonianze dei rider milanesi descrivono difficoltà economiche, 10-25 consegne al giorno pagate circa 2,50 euro ciascuna, turni fino a 12 ore e controllo costante tramite app. Il controllo giudiziario, meno invasivo dell’amministrazione giudiziaria, prevede l’affiancamento e non la sostituzione degli amministratori per correggere pratiche illecite.

🗂️ Dal 4 febbraio la CIA ha oscurato senza preavviso il World Factbook, enciclopedia online gratuita e molto utilizzata con informazioni su centinaia di paesi, considerata affidabile e difficile da sostituire. L’agenzia non ha fornito spiegazioni e ha rimosso anche l’archivio completo, sostituendo le schede con un comunicato che ne annuncia la fine. Il sito conteneva dati geografici, demografici, storici e pratici, liberamente riproducibili, ed era nato nel 1962, diventando pubblico nel 1971 e digitale dal 1997, con aggiornamenti regolari e versioni stampate annuali. Era ampiamente usato nelle scuole statunitensi e da ricercatori, giornalisti e accademici nel mondo, contribuendo anche al “soft power” degli Stati Uniti. Non è chiaro se la chiusura sia legata alle politiche dell’amministrazione Trump, che aveva annunciato tagli ai programmi non essenziali della CIA. Esiste una copia dell’archivio creata da Simon Willison, ma aggiornata solo al 2020.

🚆 Sabato scorso numerosi treni hanno accumulato forti ritardi a causa della sospensione parziale del traffico a Bologna Centrale, dovuta a un guasto ritenuto potenzialmente doloso da Ferrovie dello Stato. Un incendio ha danneggiato cavi elettrici fondamentali per il controllo della velocità dei treni sulla linea Bologna-Venezia, costringendo a deviare i convogli sulla linea di superficie con rallentamenti significativi. Nella stessa mattinata si sono verificati anche un piccolo incendio in una cabina elettrica vicino alla stazione di Pesaro e il ritrovamento di un ordigno rudimentale su uno scambio tra Bologna e Padova. Sui tre episodi indaga la sezione antiterrorismo della Polizia, mentre il Ministero dei Trasporti parla di possibili atti di sabotaggio, senza però conferme o rivendicazioni. I danni più gravi si sono registrati a Castel Maggiore, dove è bruciato un deviatoio, con ipotesi investigative orientate verso un atto doloso. La circolazione ferroviaria è tornata regolare nel primo pomeriggio.

🌪️ Le forti piogge e il vento stanno causando gravi disagi nel Sud Italia, in particolare in Calabria, Sicilia e Campania, con allagamenti, frane ed esondazioni nei pressi di Cosenza e persone isolate. Il sindaco Franz Caruso ha invitato la popolazione a limitare gli spostamenti. Frane e danni si registrano anche nella provincia di Catanzaro e nelle aree costiere, mentre a Reggio Calabria sono stati cancellati voli. A Messina il vento ha causato caduta di alberi, danni a edifici e chiusure stradali; in Vietri sul Mare, vicino ad Amalfi, cinque famiglie sono state evacuate per una frana. La Protezione Civile aveva emesso allerta arancione per la Calabria e gialla per Puglia, Sardegna e Umbria; il miglioramento è previsto da domenica. Le stesse aree erano già state colpite a fine gennaio dal ciclone Harry, che aveva provocato gravi danni senza vittime. Il governo aveva dichiarato lo stato di emergenza stanziando 100 milioni di euro, a fronte di una prima stima dei danni pari a 1,24 miliardi.

🇨🇭 Il prossimo giugno la Svizzera voterà un referendum per limitare la popolazione a un massimo di dieci milioni di residenti entro il 2050. Promossa dalla destra conservatrice, l’iniziativa mira a frenare l’immigrazione per proteggere le infrastrutture e l’ambiente da una crescita demografica ritenuta eccessiva. Tuttavia, il governo e i principali attori economici si oppongono fermamente, temendo che tali restrizioni possano causare una grave carenza di manodopera e danneggiare i rapporti con l’Unione Europea. Le aziende svizzere sottolineano come il benessere del paese dipenda dai lavoratori stranieri, il cui contributo è fondamentale per la tenuta del sistema pensionistico e la competitività industriale. Sebbene i sondaggi indichino una preoccupazione diffusa tra i cittadini, l’esito rimane incerto a causa delle potenziali ripercussioni economiche negative evidenziate dai detrattori della proposta.

Alla prossima 👋

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Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

La Rassegna Settimanale di Maurizio Russo