Il conflitto tra Iran, Israele e USA ancora lontano dalla risoluzione | Gli attacchi alle infrastrutture energetiche mettono a rischio l’economia mondiale | Allentate le sanzioni sul petrolio russo
Entriamo ufficialmente nella primavera.
Tra un’ondata di fresco e l’altra, arrivano aggiornamenti da ogni parte del mondo, ma una in particolare. Tra Iran, Israele e Stati Uniti le ostilità non cessano, bensì si inaspriscono. Proviamo a tenere traccia di tutto ciò che sta succedendo in Medioriente, con uno sguardo anche al ruolo della Russia nel sempre più marcato collasso energetico internazionale.
Tenetevi forte e partiamo 👇
🇮🇷 IRAN-ISRAELE-USA, PROSEGUONO GLI ATTACCHI. COLPITE INFRASTRUTTURE LEGATE AI BASSIJ E L’ISOLA DI KHARG

1) A oltre due settimane dall’inizio della guerra, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran continua ad allargarsi e a produrre conseguenze sempre più gravi, con oltre 2mila morti – in gran parte iraniani – e un’escalation regionale che coinvolge Iraq, Libano e i paesi del Golfo: negli ultimi giorni attacchi di milizie filoiraniane hanno colpito basi occidentali nel Kurdistan iracheno uccidendo anche un soldato francese, mentre a Teheran una manifestazione per la “Giornata di Quds” è stata utilizzata dal regime per mostrare compattezza interna nonostante l’assenza pubblica della nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei, data per ferita; contemporaneamente Israele ha intensificato i bombardamenti nella capitale iraniana colpendo anche infrastrutture legate ai bassij, con l’obiettivo di indebolire la capacità repressiva del regime in vista di possibili rivolte, mentre i Guardiani della rivoluzione hanno minacciato una repressione ancora più dura e il paese resta isolato con internet bloccato.
Sul fronte esterno, gli attacchi iraniani verso Israele e il Golfo proseguono ma con minore intensità, mentre in Libano – dove i morti civili superano quota 850 e gli sfollati gli 800mila – Israele continua a colpire Hezbollah e valuta un’invasione terrestre nel sud, ricevendo per la prima volta una presa di distanza ufficiale dal governo libanese e l’offerta di mediazione della Francia; nel frattempo gli Stati Uniti hanno colpito l’isola iraniana di Kharg, snodo cruciale per il 90% dell’export petrolifero di Teheran, e rafforzato la propria presenza militare nella regione, mentre milizie sciite hanno attaccato obiettivi americani in Iraq spingendo Washington a invitare i propri cittadini a lasciare il paese. Centrale resta la crisi dello stretto di Hormuz, di fatto quasi paralizzato dagli attacchi iraniani e dal crollo del traffico navale, che sta destabilizzando i mercati energetici globali e ha spinto l’amministrazione di Donald Trump a cercare – finora senza successo – una coalizione internazionale per scortare le petroliere, mentre alternative come un intervento terrestre appaiono impraticabili; intanto i combattimenti proseguono con nuovi attacchi su Tel Aviv e Isfahan, e anche basi occidentali come quella di Ali Al Salem in Kuwait, mentre le tensioni si riflettono anche sul piano globale con l’aumento del prezzo del petrolio, la sospensione di eventi sportivi internazionali nel Golfo e nuove minacce dirette, come quella dei Guardiani della rivoluzione contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, in un contesto di guerra sempre più estesa e dagli esiti ancora incerti.
🇮🇷 IRAN-ISRAELE-USA: LE MOSSE DELL’UE, L’ASSALTO AL REGIME IRANIANO, IL RUOLO DELLA RUSSIA

2) Nel corso delle ultime giornate di guerra in Medioriente il conflitto si è ulteriormente intensificato sia sul piano militare sia su quello geopolitico ed energetico: mentre il presidente statunitense Donald Trump non è riuscito a ottenere il sostegno degli alleati per una missione di scorta navale nello stretto di Hormuz – ancora in gran parte bloccato dall’Iran – e ha criticato i paesi NATO per il mancato appoggio, l’Unione Europea ha deciso di rafforzare la missione navale nel Mar Rosso senza estenderla al Golfo, con l’Italia che ha mantenuto una linea prudente per evitare un coinvolgimento diretto; sul campo, Israele ha proseguito con una strategia di “decapitazione” dei vertici iraniani uccidendo figure chiave come Ali Larijani, ritenuto uno dei principali leader del paese dopo la morte di Ali Khamenei, il capo delle milizie bassij Gholamreza Soleimani e il ministro dell’Intelligence Esmail Khatib, mentre continuano anche le operazioni in Libano con centinaia di vittime e ordini di evacuazione su larga scala; parallelamente, gli attacchi si sono concentrati sempre più su infrastrutture energetiche strategiche, con il bombardamento israeliano del giacimento di South Pars e la risposta iraniana contro il complesso di Ras Laffan in Qatar, contribuendo a nuove tensioni sui mercati energetici già colpiti dal blocco di Hormuz, dove circa 3.200 navi e 20mila persone risultano bloccate.
In questo contesto si inserisce anche il ruolo crescente della Russia, che secondo diverse inchieste sta fornendo a Teheran intelligence satellitare, componenti avanzate per droni e supporto operativo derivato dall’esperienza in Ucraina, aumentando la precisione degli attacchi iraniani e contribuendo a prolungare il conflitto per vantaggi strategici ed economici. Intanto proseguono gli attacchi reciproci tra Iran, Israele e paesi del Golfo, con danni a petroliere e infrastrutture, mentre il blocco dello stretto sta mettendo particolarmente in difficoltà paesi come l’Iraq, fortemente dipendenti dalle esportazioni petrolifere, in un quadro complessivo segnato da escalation militare, instabilità regionale e crescente pressione sui mercati globali dell’energia.
🇮🇷 IRAN-ISRAELE-USA: IMPIANTI ENERGETICI SOTTO OSSERVAZIONE, POSSIBILE SOSPENSIONE DELLE SANZIONI, CONSEGUENZE SULL’ECONOMIA

3) Nelle ultime ore Teheran ha intensificato gli attacchi contro infrastrutture energetiche regionali colpendo raffinerie in Kuwait, Arabia Saudita e Israele (ad Haifa), in risposta al bombardamento israeliano del giacimento di South Pars, mentre restano ambigui i rapporti tra Washington e Tel Aviv: Donald Trump ha inizialmente negato un coinvolgimento statunitense preventivo, salvo poi minacciare ritorsioni contro l’Iran e chiedere al primo ministro Benjamin Netanyahu di fermare gli attacchi agli impianti energetici, richiesta accolta con conseguente lieve calo del prezzo del petrolio; nel frattempo il bilancio delle vittime ha superato le 2.200 unità e il conflitto si estende al Libano, dove Israele sta distruggendo infrastrutture per isolare le aree controllate da Hezbollah, mentre la Francia tenta una mediazione diplomatica aumentando gli aiuti umanitari.
Sul piano strategico, gli Stati Uniti valutano nuove misure economiche – inclusa una possibile sospensione parziale delle sanzioni sul petrolio iraniano – e un aumento delle spese militari con una richiesta di 200 miliardi di dollari al Congresso, mentre altri paesi, come la Spagna, iniziano a ritirare i propri contingenti dalla regione; resta critica anche la situazione nello stretto di Hormuz, con migliaia di navi bloccate e nuovi attacchi a petroliere. Parallelamente, i bombardamenti iraniani sull’impianto di gas naturale di Ras Laffan in Qatar stanno producendo effetti potenzialmente duraturi sull’economia globale: il sito, che copre circa il 20 per cento del GNL mondiale, ha subito danni tali da ridurre del 17 per cento la capacità di esportazione del paese, con perdite stimate in 20 miliardi di dollari annui e tempi di riparazione tra tre e cinque anni, causando la sospensione dei contratti di fornitura con diversi paesi tra cui l’Italia, particolarmente esposta per la sua dipendenza dal gas qatarino. La crisi energetica si sta già riflettendo a livello globale, soprattutto in Asia, dove si registrano razionamenti e tensioni sociali, mentre in Europa cresce il timore di carenze e rincari: l’assenza di riserve strategiche globali di gas e la limitata capacità produttiva alternativa rendono difficile compensare le forniture mancanti, lasciando come unica opzione significativa la Russia, ma con ostacoli politici rilevanti.
Le conseguenze attese includono un aumento generalizzato dei prezzi energetici, un possibile ritorno a fonti più inquinanti e un impatto macroeconomico significativo, con l’inflazione nell’Eurozona che, secondo le stime, potrebbe salire fino al 6,3 per cento, con rischio di recessione.
🇷🇺 RUSSIA: TRUMP ALLENTA LE SANZIONI SUL PETROLIO, SCATENANDO REAZIONI DALL’EUROPA E NON SOLO

4) Torniamo a parlare di Russia. I paesi europei hanno criticato la decisione di Donald Trump di allentare temporaneamente alcune sanzioni sul petrolio russo, adottata per contrastare l’aumento dei prezzi causato dal blocco iraniano dello stretto di Hormuz. Regno Unito, Germania, Francia e Norvegia hanno ribadito la necessità di mantenere la pressione su Mosca per la guerra in Ucraina, con il cancelliere tedesco Friedrich Merz che ha definito la scelta “sbagliata” e ha escluso qualsiasi riduzione del sostegno a Kiev. La decisione statunitense si inserisce in un contesto di crescente escalation in Medioriente, con attacchi di USA e Israele contro Iran e Libano e la quasi paralisi dello stretto di Hormuz, snodo cruciale per circa un quinto del commercio globale di petrolio e gas.
Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha respinto l’idea di alleggerire le sanzioni, nonostante l’impatto economico globale della crisi energetica. Mosca, invece, sostiene che la mossa americana dimostra l’impossibilità di stabilizzare i mercati senza il petrolio russo. Nel frattempo, il conflitto in Medio Oriente sta penalizzando l’Ucraina, come evidenziato dal presidente Volodymyr Zelenskyy, poiché distoglie l’attenzione internazionale.
Sul piano energetico, il prezzo del Brent resta sopra i 100 dollari al barile e le esportazioni attraverso Hormuz rimangono fortemente limitate, anche per le minacce iraniane e la posa di mine nello stretto. Nonostante il rilascio record di riserve strategiche deciso dall’Agenzia internazionale dell’energia, le tensioni continuano a destabilizzare i mercati. Parallelamente, la temporanea riapertura agli acquisti di petrolio russo da parte dell’India favorisce economicamente il Cremlino.
Infine, Trump ha minimizzato l’impatto dei rincari, sottolineando il ruolo degli Stati Uniti come grande produttore di petrolio e ribadendo la priorità di impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari, mentre l’aumento dei prezzi del carburante potrebbe avere ripercussioni politiche interne in vista delle elezioni di medio termine.
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Di corsa verso le brevi, manteniamo il focus 👇
🇷🇺 Restiamo un attimo a parlare di Russia. Da quasi tre settimane la metaniera russa Arctic Metagaz è alla deriva nel Mediterraneo dopo alcune esplosioni che hanno danneggiato lo scafo e portato al salvataggio dell’equipaggio; Mosca accusa l’Ucraina di un attacco con droni, senza conferme ufficiali da Kiev. La nave, carica di circa 53mila metri cubi di gas naturale liquefatto e 700 tonnellate di carburanti, si trova al largo della Libia ed è considerata un grave rischio ambientale per la possibile infiammabilità del gas, anche se non sono state rilevate perdite. Diversi paesi europei hanno chiesto un intervento coordinato dell’UE, ma nessuno ha ancora assunto il controllo del recupero. Intanto la nave si è avvicinata a una piattaforma dell’Eni, aumentando le preoccupazioni. In teoria l’armatore dovrebbe occuparsi del recupero, ma in caso di emergenza potrebbero intervenire gli stati. L’Italia ha dichiarato di essere pronta ad agire rapidamente su richiesta europea. Secondo varie fonti, la nave farebbe parte della “flotta fantasma” russa usata per aggirare le sanzioni, nel contesto della crescente campagna ucraina contro le infrastrutture energetiche russe anche nel Mediterraneo.
🇵🇰 Un ospedale di Kabul è stato distrutto lunedì sera in un bombardamento che il governo talebano attribuisce al Pakistan, denunciando oltre 400 vittime tra i pazienti; Islamabad ha confermato l’attacco ma sostiene di aver colpito solo obiettivi militari. Il bilancio resta incerto: una fonte forense parla di più di 100 morti, mentre nella struttura, poi incendiata, erano presenti circa 2mila persone. I talebani affermano che non vi fossero installazioni militari nei dintorni. L’episodio si inserisce in una nuova escalation di bombardamenti tra i due paesi iniziata il 26 febbraio, legata a tensioni crescenti dal ritorno al potere dei talebani nel 2021 e alle accuse pakistane di ospitare gruppi armati come i Tehrik-i-Taliban Pakistan. Secondo l’ONU, i recenti attacchi hanno causato decine di vittime civili, oltre 115mila sfollati e danni a più di 20 strutture sanitarie. L’ospedale colpito, ex base militare statunitense, era stato riconvertito dai talebani in centro di riabilitazione per tossicodipendenti.
🇰🇪 Le violente piogge iniziate il 6 marzo in Kenya hanno causato gravi alluvioni, con un bilancio salito a 62 morti, di cui 33 nella capitale Nairobi. Le inondazioni hanno provocato esondazioni, allagamenti diffusi, danni a infrastrutture ed elettricità, oltre a migliaia di sfollati e circa 50mila persone senza casa. Numerosi edifici, scuole e vie di comunicazione sono stati colpiti, mentre proseguono le operazioni di soccorso. Le aree più povere risultano le più vulnerabili, ma i danni hanno interessato anche quartieri ricchi, evidenziando criticità nei sistemi di drenaggio, aggravate dalla rapida urbanizzazione e da costruzioni abusive lungo i fiumi. Critiche riguardano anche alcune infrastrutture recenti, come la Nairobi Expressway, accusata di aver peggiorato il deflusso delle acque. I disagi hanno incluso blackout e forti ripercussioni sui trasporti, con voli deviati verso Mombasa.
🖼️ Un’inchiesta di Reuters sostiene di aver identificato Banksy, il celebre street artist anonimo, in Robin Gunningham, nato a Bristol nel 1973, nome già emerso in passato e poi scomparso dai registri britannici dopo un presunto cambio in David Jones. L’indagine si basa su documenti societari, testimonianze e spostamenti collegati ad alcune opere, tra cui un murale realizzato in Ucraina nel 2022. In quell’occasione sarebbero stati coinvolti anche il musicista Robert Del Naja e il fotografo Giles Duley. Ulteriori prove includono registrazioni di viaggio e una confessione di colpevolezza firmata da Gunningham relativa a un arresto a New York nel 2000. Tuttavia, l’avvocato di Banksy ha definito la ricostruzione non realistica, sottolineando i rischi per la sicurezza dell’artista legati alla diffusione della sua identità.
🎬 Si è svolta al Dolby Theatre di Los Angeles la 98ª cerimonia degli Oscar, i premi cinematografici più importanti e seguiti a livello globale. Il film Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson è stato il grande vincitore con sei premi, tra cui miglior film e regia, oltre al riconoscimento come miglior attore non protagonista a Sean Penn, assente alla cerimonia. La serata non ha riservato sorprese: Jessie Buckley ha vinto come miglior attrice protagonista per Hamnet – Nel nome del figlio, mentre Michael B. Jordan ha ottenuto il premio come miglior attore per I peccatori, che ha conquistato anche sceneggiatura originale, fotografia e colonna sonora. Amy Madigan ha vinto come miglior attrice non protagonista. Sentimental Value di Joachim Trier ha ottenuto l’Oscar per il miglior film internazionale, mentre Frankenstein si è distinto nelle categorie tecniche. Delusione per Marty Supreme, candidato a nove premi ma rimasto senza vittorie, così come Timothée Chalamet, ancora senza Oscar nonostante la quarta candidatura.
🏆 La Confederazione calcistica africana ha assegnato al Marocco la vittoria della Coppa d’Africa 2025, ribaltando l’esito della finale disputata a gennaio 2026, inizialmente vinta 1-0 dal Senegal. La decisione arriva dopo il ricorso del Marocco, in seguito a una partita segnata dalla protesta dei giocatori senegalesi, che avevano abbandonato il campo per circa venti minuti contestando un rigore, prima di rientrare e segnare nei supplementari. La Confederazione ha stabilito che l’uscita dal campo configurasse un forfait, assegnando quindi la sconfitta a tavolino al Senegal. Il risultato ufficiale è stato così modificato in 3-0 per il Marocco, come previsto dal regolamento. In particolare, è stata rilevata la violazione dell’articolo 82, che considera perdente la squadra che abbandona il campo senza autorizzazione, con conseguente applicazione dell’articolo 84 che impone lo 0-3 a tavolino.
Alla prossima 👋



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