Micro-proteina virale nascosta nel DNA umano apre nuove vie in immunoterapia

Gli scienziati del La Jolla Institute for Immunology hanno ricostruito per la prima volta la struttura tridimensionale di una proteina virale antica, nascosta nel nostro DNA. La scoperta potrebbe rivoluzionare la diagnosi e il trattamento di tumori e malattie autoimmuni.

Un’eredità virale nascosta nel nostro genoma

Nel corso dell’evoluzione, numerosi virus hanno infettato gli antenati dell’uomo, lasciando nel tempo tracce del loro materiale genetico. Oggi si stima che circa l’8% del genoma umano sia composto da frammenti di antichi retrovirus, residui di infezioni risalenti a milioni di anni fa.
Molti di questi frammenti sono inattivi, ma alcuni possono “riaccendersi” in particolari condizioni, come nel caso di alcuni tumori o disturbi del sistema immunitario. Tra questi, uno dei più studiati è l’HERV-K, un retrovirus endogeno umano ancora in grado di produrre una proteina chiamata Env, potenzialmente coinvolta in diversi processi patologici.


La scoperta del team americano

Un gruppo di ricercatori del La Jolla Institute for Immunology, in California, ha ottenuto un risultato finora mai raggiunto: ricostruire la struttura tridimensionale completa della proteina HERV-K Env.
Per riuscirci, gli studiosi hanno utilizzato tecniche di criomiscroscopia elettronica ad altissima risoluzione, una tecnologia che permette di osservare le molecole biologiche nella loro forma naturale e nei minimi dettagli.
La proteina, secondo quanto emerso, presenta un’architettura molto diversa rispetto a quella dei virus moderni come l’HIV: è più allungata, stabile e dotata di una serie di eliche e pieghe che ne garantiscono una straordinaria resistenza.

Questo risultato non è solo una conquista tecnica, ma anche un passo avanti fondamentale per capire come agiscano questi antichi geni virali rimasti nel nostro DNA. Gli scienziati hanno inoltre isolato anticorpi specifici in grado di riconoscere la proteina, ponendo così le basi per future applicazioni terapeutiche.


Implicazioni per la medicina moderna

La scoperta della struttura della HERV-K Env potrebbe avere importanti conseguenze nel campo dell’immunoterapia.
In alcune forme di cancro, come il melanoma o il carcinoma mammario, le cellule malate sembrano “riattivare” porzioni di DNA virale, esprimendo in superficie questa proteina. Ciò significa che potrebbe diventare un marcatore biologico per identificare le cellule tumorali in modo selettivo, distinguendole da quelle sane.

Ma le implicazioni non finiscono qui. Alcuni studi collegano l’attività degli elementi HERV a disturbi autoimmuni come la sclerosi multipla o il lupus eritematoso sistemico. In questi casi, frammenti virali “risvegliati” dal genoma potrebbero stimolare in modo anomalo il sistema immunitario, contribuendo all’infiammazione cronica.
Comprendere la struttura della proteina HERV-K Env potrebbe quindi aiutare a sviluppare nuovi farmaci capaci di bloccare questi processi, o al contrario, di utilizzarli a vantaggio del paziente.


La voce degli esperti

«Nel nostro DNA convivono i resti di antichi virus che un tempo infettavano i nostri antenati», spiega la professoressa Erica Ollmann Saphire, a capo dello studio. «Molti di questi geni dormienti possono riattivarsi in situazioni patologiche. Conoscere la loro struttura è il primo passo per trasformarli da minaccia potenziale a risorsa per la medicina moderna».

Secondo i ricercatori, il prossimo obiettivo sarà verificare come la proteina interagisce con il sistema immunitario umano e come poterla utilizzare per creare anticorpi o vaccini mirati. In particolare, le tecniche di immunoterapia basate su cellule CAR-T o su vaccini personalizzati potrebbero essere adattate per colpire la HERV-K Env nelle cellule malate, aprendo così una nuova frontiera terapeutica.


Un passato che diventa futuro

La scoperta del La Jolla Institute offre una prospettiva affascinante: parti del nostro genoma considerate per decenni “DNA spazzatura” potrebbero invece nascondere chiavi fondamentali per comprendere la salute e la malattia.
Ogni frammento virale, ogni gene silente, racconta una storia di antiche infezioni che oggi, grazie alle tecnologie più avanzate, possiamo finalmente riscrivere in chiave scientifica.
La micro-proteina HERV-K Env non è quindi soltanto un reperto evolutivo, ma una possibile alleata dell’immunoterapia del futuro, capace di guidare nuove diagnosi, nuove cure e una visione più profonda del rapporto tra uomo e virus.

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