Donald Trump nuovo presidente americano, la crisi di governo in Germania, le ultime dalla Spagna
Una settimana che, per un motivo o per un altro, non dimenticheremo.
Novembre inizia col botto, con l’esito delle elezioni americane e le prime reazioni. Con le nostre news andiamo a scoprire le ultime dal conflitto israelo-palestinese, ma anche cosa sta succedendo in Germania. Infine il punto sulla situazione in Spagna dopo le gravissime alluvioni e su una delle operazioni più importanti della storia condotte dall’Interpol.
Andiamo subito nel cuore delle news 👇
🇺🇸 USA: DONALD TRUMP ELETTO DI NUOVO PRESIDENTE. LE RAGIONI DELLA VITTORIA E DEL CROLLO DEMOCRATICO

1) Inizio doveroso dalle elezioni americane. Donald Trump, candidato Repubblicano, ha vinto le presidenziali negli Stati Uniti e tornerà alla Casa Bianca dopo il primo mandato (2017-2021). La vittoria, più schiacciante di quanto ci si aspettasse, è arrivata sia dai grandi elettori (ha superato di gran lunga la soglia dei 270, minimo utile a farsi eleggere) sia dal popolo, superando il 50%. Lo spoglio dei voti sta continuando anche in queste ore (specialmente per ciò che riguarda la composizione di Camera e Senato, che dovrebbero comunque appartenere ai Repubblicani), ma i risultati sono ormai ufficiali e Trump sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti. Ora, sono previste diverse tappe prima dell’insediamento ufficiale il 20 gennaio 2025. Il 17 dicembre i grandi elettori si riuniranno nei rispettivi stati per votare formalmente per presidente e vicepresidente, certificando così l’elezione di Trump. Questo voto sarà poi trasmesso al Senato. Prima della certificazione ufficiale, tuttavia, inizierà il processo di transizione, in cui Trump avrà accesso a risorse, aggiornamenti dell’intelligence e potrà formare il suo governo, le cui nomine saranno ratificate dal Senato dopo l’insediamento. Il 3 gennaio si insedierà il nuovo Congresso, che il 6 gennaio conterà i voti elettorali e certificherà ufficialmente il risultato delle elezioni. L’inauguration day avrà luogo il 20 gennaio davanti al Campidoglio, dove Trump presterà giuramento davanti a membri del Congresso, giudici della Corte Suprema, alti funzionari e ex presidenti.
Poiché è già stato presidente, è possibile prevedere le sue politiche, molte delle quali saranno un ritorno a provvedimenti già adottati in passato. In politica estera, Trump mostra un’inclinazione verso i leader autocratici, con posizioni molto diverse da quelle del democratico Joe Biden: intende ridurre o interrompere il sostegno militare ed economico all’Ucraina ed è particolarmente vicino al premier israeliano Benjamin Netanyahu, in linea con leader e partiti di estrema destra europei. Trump si è dimostrato scettico nei confronti della NATO, ventilando persino l’ipotesi di un’uscita degli Stati Uniti o una riduzione significativa del supporto militare verso i paesi europei, preoccupati dalla crescente minaccia russa. Sul piano commerciale, ha annunciato il ritorno di dazi elevati su prodotti cinesi ed europei, per incentivare la produzione statunitense, una mossa che potrebbe danneggiare l’economia di esportazione dei paesi europei, inclusa l’Italia. In tema di immigrazione, Trump ha promesso di espellere circa 11 milioni di migranti irregolari presenti negli Stati Uniti e ha diffuso informazioni discriminatorie sui migranti durante la campagna elettorale, suggerendo un approccio restrittivo sull’accoglienza di nuovi immigrati. Infine, Trump potrebbe prendere in considerazione un divieto federale dell’aborto, sull’onda delle pressioni della destra cristiana, soprattutto dopo la revoca della sentenza Roe v. Wade da parte della Corte Suprema nel 2022, anche se durante la campagna ha avuto posizioni ambigue al riguardo.
Ma come è arrivata la sua vittoria? Nel 2008 Barack Obama vinse le elezioni presidenziali attirando un grande sostegno dalle minoranze etniche, mentre il Partito Repubblicano riconobbe la necessità di espandere la propria base elettorale. Quindici anni dopo, nel 2024, i Repubblicani hanno ottenuto il supporto di un numero significativo di afroamericani, asiatici e latinoamericani, ma lo fanno con un candidato come Donald Trump, noto per le sue posizioni dure sull’immigrazione. L’elettorato Repubblicano è ora più eterogeneo e Trump ha guadagnato consensi tra le minoranze in aree come la contea di Baldwin in Georgia e Miami in Florida, dove i Repubblicani hanno vinto per la prima volta in decenni. Anche lungo il confine tra Texas e Messico, tradizionalmente a maggioranza Democratica, molte contee hanno preferito Trump. Secondo gli exit poll, Trump ha aumentato i consensi tra i latinoamericani e le altre minoranze rispetto al 2016 e al 2020. Una ragione chiave è lo stato dell’economia, con l’inflazione e il costo della vita in aumento, elementi che hanno colpito particolarmente le minoranze etniche. Inoltre, le posizioni conservatrici dei Repubblicani su temi come l’aborto e i diritti civili rispecchiano i valori religiosi di molti elettori delle minoranze. Dall’altra parte a uscirne con le ossa rotte è il Partito Democratico. Dopo le elezioni, si è aperto un dibattito su cosa abbia causato la sconfitta di Kamala Harris. Tra le principali cause si evidenzia il legame con Joe Biden, presidente uscente impopolare di 81 anni, che ha ritirato la sua candidatura solo a luglio, lasciando poco tempo a Harris per condurre una campagna elettorale efficace. Durante questa, Harris non è riuscita a prendere le distanze dalle scelte controverse di Biden, in particolare su economia e immigrazione, settori chiave della competizione. Inoltre, in un’intervista, Harris ha dichiarato di non avere divergenze significative con Biden, favorendo la narrativa repubblicana che la descrive come pienamente allineata a un’amministrazione impopolare. L’associazione a Biden ha penalizzato Harris anche per quanto riguarda l’immigrazione, tema in cui era stata nominata da Biden come responsabile delle cause della migrazione dall’America Centrale. Harris ha dovuto fare una campagna in tempi ristretti, costruendo un team rapidamente e senza una strategia di comunicazione ben definita. Anche il candidato vicepresidente Tim Walz non ha portato i vantaggi sperati, dimostrando poca incisività. Dopo un avvio positivo, la campagna ha sofferto di mancanza di interviste con media non progressisti e di critiche su posizioni passate, come il fracking e la decriminalizzazione dell’immigrazione. I risultati delle elezioni riflettono un calo del sostegno anche in aree tradizionalmente democratiche e tra gruppi come le donne e i latinoamericani. In generale, il calo di consensi tra le minoranze è legato a cambiamenti sociali complessi, non imputabili a un singolo candidato.
Prima di vedere quali sono state le reazioni e le possibili conseguenze a livello mondiale dell’elezione di Trump, vale la pena (eccome) ricordare che martedì, in dieci stati americani, si è votato anche per inserire il diritto all’aborto nelle Costituzioni statali, al fine di proteggerlo da possibili leggi future. I sostenitori del diritto all’aborto hanno vinto in sette stati: Arizona, Colorado, Maryland, Missouri, Montana, Nevada e New York. In alcuni casi, come in Missouri e Arizona, il risultato comporterà cambiamenti significativi nelle restrizioni esistenti, aumentando i limiti temporali per l’aborto. In altri stati dove l’aborto è già legale, i referendum mirano a evitare future limitazioni. Tuttavia, in tre stati a maggioranza repubblicana – Florida, South Dakota e Nebraska – i referendum non sono passati, mantenendo restrizioni stringenti.
🇺🇸 COSA SIGNIFICA L’ELEZIONE DI TRUMP PER UNIONE EUROPEA, ITALIA E PER I PROCESSI IN CORSO? SCOPRIAMOLO.

2) Il secondo mandato di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti potrebbe rappresentare un problema significativo per l’Unione Europea, dato che durante il suo primo mandato l’approccio “America First” aveva già penalizzato economicamente i principali Paesi europei. In un momento di debolezza politica ed economica dell’Europa, con una Germania in crisi economica e leader come Macron e Scholz in difficoltà, Trump ha proposto politiche ancora più radicali, come nuovi dazi sulle importazioni, minore supporto per l’Ucraina e critiche alla NATO. I leader europei, come Ursula von der Leyen e Macron, hanno inviato messaggi di collaborazione, anche se è improbabile che possano influenzare l’approccio di Trump. Macron ha anche sollecitato Scholz a lavorare per un’Europa più indipendente e unita. In risposta alle possibili politiche di Trump, l’Unione Europea ha pianificato dazi di ritorsione e collaborazioni con gli Stati Uniti in chiave anti-cinese. Inoltre, in campo militare, sono stati stanziati aiuti per l’Ucraina, ma l’Europa non sarebbe pronta a sopperire a un eventuale disimpegno degli Stati Uniti. L’Europa resta dipendente dalla NATO per la difesa, nonostante l’aumento delle spese militari nei Paesi europei per avvicinarsi alla quota del 2% del budget prevista. Thierry Breton ha ricordato che, durante il primo mandato, Trump aveva avvertito von der Leyen che gli Stati Uniti non avrebbero difeso l’Europa in caso di attacco, considerandola una “NATO morta”. Alcuni Paesi, come l’Ungheria di Orbán e l’Italia di Meloni, potrebbero sfruttare affinità politiche per instaurare rapporti privilegiati con Trump, rischiando di compromettere la coesione dell’Unione.
A questo proposito, la vittoria di Donald Trump influenzerà anche la politica interna italiana, con impatti su governo e opposizione. A destra, si prevede un aumento dei toni identitari, soprattutto su immigrazione, e possibili cambiamenti nelle politiche di sostegno all’Ucraina. Il governo di Giorgia Meloni potrebbe cercare un ruolo di mediazione tra Europa e Stati Uniti, riducendo la dipendenza dall’asse franco-tedesco per posizionare l’Italia come interlocutrice privilegiata degli USA, seguendo l’esempio di leader come Viktor Orbán. L’opposizione, rappresentata in parte dal Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, appare divisa. Conte ha espresso simpatia per Trump, distanziandosi ulteriormente dal Partito Democratico, la cui leader Elly Schlein teme il ritorno del leader repubblicano alla Casa Bianca. In campo economico, l’annunciato aumento dei dazi commerciali da parte di Trump potrebbe danneggiare le esportazioni italiane, mentre la richiesta di maggiore spesa per la difesa da parte dei membri NATO potrebbe mettere sotto pressione il bilancio italiano. Matteo Salvini, leader della Lega, ha accolto con entusiasmo la vittoria di Trump, cogliendo l’occasione per ribadire la sua posizione di destra radicale e criticare l’Europa. Meloni, invece, pur condividendo in parte i valori di Trump, deve mantenere cautela per via dei legami instaurati con l’amministrazione Biden e il sostegno alla causa ucraina, una posizione che potrebbe dover rivedere nel nuovo contesto internazionale.
Nota a margine, ma non meno importante, riguarda i problemi legali del neo-presidente: la sua vittoria infatti potrebbe portare alla risoluzione di gran parte di essi. Attualmente sono in corso tre processi penali contro di lui: due federali e uno statale in Georgia. I primi due, relativi al tentativo di sovvertire l’esito delle elezioni del 2020 e alla sottrazione di documenti riservati, potrebbero essere facilmente chiusi con il suo ritorno alla Casa Bianca. Il terzo, in Georgia, potrebbe essere sospeso a causa di un conflitto di interessi e della possibile richiesta di immunità presidenziale. Un ulteriore processo penale a New York, in cui Trump è stato già dichiarato colpevole per falsificazione di documenti contabili legati al pagamento dell’attrice Stormy Daniels, potrebbe anch’esso subire rinvii o sospensioni. Anche i numerosi processi civili, che lo vedono accusato di diffamazione, abusi sessuali e frode fiscale, potrebbero rallentare o diventare più complessi a causa della posizione presidenziale. Secondo Politico, in qualità di presidente, Trump disporrebbe di un “campo di forza giuridico” che lo proteggerebbe dalle conseguenze penali. Tuttavia, i processi civili come quello per diffamazione della giornalista E. Jean Carroll potrebbero proseguire, sebbene rallentati dalla sua carica.
🇮🇱 ISRAELE-HAMAS: GLI ATTACCHI IN LIBANO, LE PROTESTE CONTRO NETANYAHU, IL LICENZIAMENTO DI GALLANT

(3) Torniamo ora alle ultime sul conflitto israelo-palestinese. Venerdì scorso l’esercito israeliano ha effettuato una serie di bombardamenti nella valle della Beqaa, nel nordest del Libano, uccidendo 52 persone e ferendone diverse decine, secondo il ministero della Salute libanese. Gli attacchi sono seguiti all’ordine di evacuazione della città di Baalbek emesso da Israele mercoledì, che ha spinto oltre 60.000 persone a lasciare le proprie abitazioni. Gli attacchi hanno colpito prevalentemente centri rurali della zona, mentre in precedenza Israele si era concentrato sulla capitale Beirut e sul sud del Libano, aree con una presenza forte di Hezbollah, il gruppo politico e militare libanese in conflitto con Israele. Israele considera la valle della Beqaa come una delle basi di Hezbollah, data anche la provenienza di alcuni dei suoi leader storici. L’esercito israeliano sostiene che molti combattenti di Hezbollah si siano ritirati nella valle dopo i bombardamenti nel sud e nella capitale, utilizzandola come retroguardia per lanciare attacchi contro Israele. Prima dell’evacuazione, la zona contava circa 80.000 residenti. In risposta agli attacchi israeliani, tra venerdì e sabato Hezbollah ha lanciato missili verso Israele: la maggior parte è stata intercettata, ma alcuni hanno colpito la città di Tira, ferendo 11 persone e danneggiando edifici. Negli ultimi mesi di conflitto, in Libano più di 2.900 persone sono state uccise, migliaia ferite e oltre un milione ha abbandonato le proprie case a causa dei bombardamenti e dell’invasione israeliana nel sud del paese.
Domenica, l’esercito israeliano ha riferito di aver catturato in Siria un uomo siriano accusato di spiare per conto dell’Iran. Questa operazione di terra, la prima di cui Israele abbia parlato pubblicamente nell’ultimo anno, è avvenuta mentre il paese è coinvolto in vari conflitti con gruppi iraniani nei paesi vicini. L’uomo, Ali Soleiman al Assi, residente a Saida nel sud della Siria, avrebbe monitorato le attività israeliane sulle alture del Golan e ora si trova in Israele per l’interrogatorio. Israele aveva già effettuato numerosi attacchi aerei in Siria contro obiettivi iraniani, incluso uno ad aprile che aveva colpito l’ambasciata iraniana a Damasco, scatenando la risposta iraniana con il lancio di missili. Il conflitto fra Israele e gruppi sostenuti dall’Iran si estende anche al Libano, dove Israele ha intensificato i bombardamenti contro Hezbollah, e alla Striscia di Gaza contro Hamas.
Questa settimana, nella notte tra martedì e mercoledì, migliaia di manifestanti hanno bloccato la principale autostrada di Tel Aviv e protestato contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, con mobilitazioni in altre città. Le proteste sono scaturite dal licenziamento del ministro della Difesa Yoav Gallant, annunciato da Netanyahu martedì sera, e riflettono il malcontento verso il governo. I manifestanti accusano Netanyahu di non fare abbastanza per riportare in patria gli ostaggi catturati da Hamas durante gli attacchi del 7 ottobre 2023. A Tel Aviv, i manifestanti hanno bloccato l’autostrada Ayalon, utilizzando materiali da costruzione e accendendo falò, mentre in altre città come Gerusalemme e Haifa sono stati bloccati vari snodi stradali. La polizia ha tentato di disperdere la folla con idranti e sono stati arrestati circa quaranta manifestanti. I partecipanti sventolavano bandiere israeliane e gialle, simbolo di solidarietà con gli ostaggi, definendo Netanyahu un “traditore”. Gallant, ex generale e ministro della Difesa dal 2022, è stato licenziato per “gravi differenze di vedute” sulla gestione della campagna militare. Gallant ha dichiarato che il disaccordo riguarda la coscrizione universale, il ritorno degli ostaggi e la necessità di un’inchiesta sugli eventi del 7 ottobre. Aveva anche criticato la strategia di Netanyahu su Gaza e si era opposto alla riforma della giustizia, provocando precedenti proteste nel marzo 2023. Il Jerusalem Post stima decine di migliaia di manifestanti tra Tel Aviv e Gerusalemme, mentre il Times of Israel riferisce di oltre duemila manifestanti a Tel Aviv, nonostante le restrizioni per i bombardamenti con il Libano. Intanto Netanyahu ha proposto di nominare il ministro degli Esteri Israel Katz come successore di Gallant, soggetto all’approvazione del governo e del parlamento.
In ultima analisi, sempre questa settimana, un ufficiale israeliano ha dichiarato che Israele non permetterà ai civili palestinesi di tornare nel nord della Striscia di Gaza, confermando i sospetti di una rimozione forzata della popolazione. Questa zona è sotto attacco da circa un mese, giustificato dall’esercito israeliano come necessario per eliminare forze di Hamas riorganizzate. L’operazione ha devastato i centri di Jabalia, Beit Hanoun e Beit Lahia, interrompendo l’arrivo di aiuti e mettendo sotto assedio gli ultimi ospedali attivi. L’evacuazione della popolazione dal nord sembra stavolta definitiva: l’ufficiale Itzik Cohen ha dichiarato che non è previsto il ritorno dei civili, mentre nel sud continuerà l’accesso agli aiuti. Nonostante l’ordine di evacuazione, si stima che alcuni civili siano rimasti. Alcuni giornalisti, accompagnati dall’esercito, hanno testimoniato la distruzione di case e infrastrutture, rendendo improbabile un ritorno alla normalità per anni. Questa strategia appare simile al “piano Eiland”, ideato dal generale Giora Eiland, che prevederebbe il controllo israeliano del nord della Striscia per estirpare Hamas, anche attraverso misure estreme come il blocco degli aiuti e spostamenti forzati. Tuttavia, Israele ha negato di attuare tale piano.
🇩🇪 GERMANIA: APERTA LA CRISI DI GOVERNO DOPO IL LICENZIAMENTO DEL MINISTRO DELLE FINANZE LINDNER

4) Facciamo un salto in Germania. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha licenziato il ministro delle Finanze Christian Lindner, leader del Partito Liberale (FDP), a causa di divergenze sulle riforme economiche. Questo ha innescato una crisi politica in Germania, poiché il governo, composto dalla coalizione tra Socialdemocratici (SPD), Verdi e FDP, perde così la maggioranza parlamentare. Dopo il licenziamento, anche altri tre ministri liberali hanno abbandonato il governo. Scholz potrebbe governare in minoranza, ma difficilmente riuscirebbe a far approvare leggi cruciali, come il bilancio, fino a una prevista mozione di fiducia il 15 gennaio 2025. Se perderà la fiducia, il parlamento sarà sciolto e nuove elezioni saranno indette entro 60 giorni. Durante un incontro tra i leader di coalizione, era emerso che non avrebbero trovato un accordo sui 9 miliardi di euro necessari al bilancio, e Scholz ha rifiutato la proposta di Lindner di convocare elezioni anticipate. Dopo l’incontro, Scholz ha criticato Lindner per tutelare solo gli interessi del suo partito, annunciando che avrebbe cercato un supporto esterno dai Cristiano-Democratici (CDU) guidati da Friedrich Merz, per approvare le misure economiche fino a gennaio. I Verdi, attraverso Robert Habeck e Annalena Baerbock, hanno espresso la volontà di restare in coalizione, ma ritengono inevitabili elezioni in primavera. Lindner, dal canto suo, ha accusato Scholz di ignorare le difficoltà economiche e le preoccupazioni dei cittadini. Le divergenze sui limiti del debito erano iniziate nel 2023, quando la Corte costituzionale aveva dichiarato illegali alcune spese straordinarie del governo per la transizione energetica, causando buchi di bilancio significativi. Lindner, contrario a superare i limiti di debito e favorevole a tagli alla spesa pubblica e agli obiettivi climatici, ha perso consenso. Al suo posto Scholz ha nominato Jörg Kukies, socialdemocratico, mentre restano incerte le possibilità di approvare il bilancio per il 2025 senza l’appoggio dell’FDP.
🇪🇦 SPAGNA: NON SI FERMANO LE POLEMICHE POST ALLUVIONI. QUALI SONO GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI?

5) Torniamo in Spagna per gli ultimi aggiornamenti post alluvioni, causate da un fenomeno meteorologico noto come DANA, acronimo di “depressione isolata nei livelli alti”. Questa situazione si è verificata a causa di un’anomalia atmosferica che ha prodotto abbondanti e prolungate precipitazioni. Il fenomeno è stato amplificato dalle elevate temperature delle settimane precedenti, che hanno aumentato l’evaporazione e l’umidità nell’aria, e dalla presenza di aree anticicloniche stabili che hanno bloccato la DANA sul territorio interessato. Una DANA si forma quando una massa di aria fredda si separa dalle correnti a getto, creando instabilità e precipitazioni intense. Nel caso attuale, la pioggia è stata particolarmente intensa a causa dell’evaporazione dal Mediterraneo e del blocco della depressione in un “vortice stazionario”. A Chiva, vicino Valencia, sono stati registrati 491 millimetri di pioggia in otto ore, quasi quanto l’intera media annuale. Questo evento è stato paragonato alla tempesta Boris di settembre, che ha colpito l’Europa centrale con dinamiche simili. Secondo il climatologo Giulio Betti, questi fenomeni, “vortici isolati” con blocchi anticiclonici stabili, sono alimentati dalle alte temperature, intensificate dal cambiamento climatico. Sebbene le alluvioni non diverranno più frequenti ovunque, nelle regioni a rischio potrebbero aumentare in intensità a causa del riscaldamento globale.
A Valencia e in altre città spagnole colpite, si cercano ancora dispersi e il bilancio delle vittime nella Comunità Valenciana è di 211 morti, con altri tre decessi in altre regioni, secondo quanto riportato dal primo ministro Pedro Sánchez. Non si ha ancora una stima ufficiale dei dispersi, e si teme che molti corpi siano intrappolati in automobili travolte dalle esondazioni, accumulate lungo strade e ferrovie. I vigili del fuoco, supportati dai militari, stanno svuotando garage e cantine allagate. A Valencia, sono stati allestiti due obitori d’emergenza per identificare i corpi recuperati, e più di trenta esperti di patologia forense sono stati inviati per collaborare alle operazioni di riconoscimento. In conferenza stampa, Sánchez ha definito l’alluvione come la più grave in Europa di questo secolo, e ha annunciato l’invio di altri 5mila militari per supportare i 3mila già presenti nella regione, oltre a migliaia di agenti e volontari.
Nel frattempo, il ministro dei Trasporti spagnolo, Oscar Puente, ha pubblicato un messaggio su X (Twitter) per rispondere alle domande riguardo alle vittime e ai dispersi dell’alluvione nella regione di Valencia. Puente ha smentito le accuse di nascondere informazioni e ha spiegato che le operazioni di pulizia sono complesse, soprattutto nelle aree meno accessibili. Il ministro ha chiarito che è prematuro stimare il numero di persone ancora da trovare, poiché le aree allagate devono essere bonificate prima di ottenere conferme. Una confusione sul numero dei dispersi è nata dopo un articolo di el Diario, che citava 1.900 segnalazioni di mancato contatto con persone nella zona colpita. Tuttavia, il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, ha ridimensionato il dato, precisando che non tutte le segnalazioni sono aggiornate. In Italia si è discusso del parcheggio allagato del centro commerciale Bonaire di Aldaia, descritto come un “cimitero sommerso,” ma non ci sono prove certe sul numero di persone presenti al momento dell’allagamento. Anzi. A questo proposito, martedì mattina si è conclusa la ricerca di eventuali cadaveri nel parcheggio sotterraneo. La polizia scientifica, dopo aver ispezionato circa cinquanta automobili e il 99% della struttura, non ha trovato corpi e ha interrotto le ricerche.
A non fermarsi è invece il dibattito politico intorno alla tragedia, principalmente riguardo la gestione dell’emergenza e degli aiuti. La questione primaria è se questa gestione debba restare di competenza regionale, come finora avvenuto, o essere assunta dal governo centrale, accusato di ritardi nell’intervento. Il premier Pedro Sánchez e il presidente della Comunità Valenciana Carlos Mazón, di schieramenti opposti, hanno inizialmente cercato di mantenere un fronte unito, ma le tensioni sono aumentate. Sánchez ha annunciato un piano di aiuti da 10,6 miliardi di euro, sebbene Mazón avesse richiesto fondi maggiori. Le critiche sono cresciute anche per i ritardi nell’allerta e nella risposta delle istituzioni. L’intensa pioggia è stata annunciata da varie segnalazioni nei giorni precedenti, ma il sistema di allarme pubblico Es-Alert è stato attivato solo dopo 13 ore dall’allerta rossa diramata dall’AEMET, quando ormai diverse zone erano già sommerse. Le tensioni sono emerse pubblicamente durante una visita a Paiporta, una delle città più colpite, dove re Felipe, Letizia Ortiz, Sánchez e Mazón sono stati contestati dalla popolazione locale. La situazione si è complicata con l’intervento di attivisti di estrema destra, che hanno utilizzato la protesta per scopi politici. Nel caos successivo all’alluvione, Mazón è stato criticato anche dai media e da membri del suo partito, i Popolari, i quali stanno cercando di distanziarsi dalla sua gestione. Alcuni esponenti di Vox e gruppi di estrema destra hanno diffuso false informazioni sulle cause dell’alluvione, sostenendo che i governi attuali, diversamente da Franco, trascurano le infrastrutture idrauliche. Hanno anche accusato l’Unione Europea di voler demolire le dighe, un’affermazione smentita dal Ministero della Transizione ecologica, che ha chiarito come solo due piccole chiuse siano state demolite negli ultimi anni per motivi di sicurezza.
🌐 L’INTERPOL PONE FINE ALLA PIÙ GRANDE OPERAZIONE DELLA SUA STORIA SULLA TRATTA DI ESSERI UMANI

6) Chiudiamo con una notizia di portata internazionale. L’Interpol ha recentemente concluso la più vasta operazione della sua storia contro la tratta di esseri umani. Tra il 29 settembre e il 4 ottobre 2024, sono state arrestate 2.557 persone in 116 paesi, di cui 850 sospettate di traffico di esseri umani. L’operazione ha permesso il soccorso di oltre tremila potenziali vittime e l’identificazione di circa 18.000 migranti irregolari. Le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli in alcuni varchi di confine strategici e monitorato 24.000 voli. I gruppi criminali identificati non erano impegnati solo nella tratta di esseri umani, ma anche in altri reati, come il traffico di armi e droghe, o in truffe forzate. Ad esempio, nelle Filippine, più di 250 persone, principalmente cinesi, erano costrette a commettere frodi online dopo essere state attirate con false promesse di lavoro. Un altro caso in Mali ha riguardato alcune donne togolesi, attirate con uno schema piramidale, costrette a coinvolgere familiari e sottoposte ad abusi. In Europa, diversi arresti hanno riguardato organizzazioni che facilitavano l’attraversamento illegale delle frontiere europee e britanniche, spesso coinvolte anche in traffico di droga e riciclaggio di denaro.
————-
Andiamo veloci con un paio di brevi 👇
🇲🇩 Maia Sandu, presidente uscente della Moldavia e leader europeista del Partito di Azione e Solidarietà (PAS), ha vinto il ballottaggio delle elezioni presidenziali con il 55,4% dei voti, battendo il candidato filorusso del Partito Socialista, Alexandru Stoianoglo, che ha ottenuto il 44,6%. La competizione è stata incerta, in un paese di circa 2,4 milioni di abitanti situato tra Romania e Ucraina. In Moldavia, il presidente ha poteri simili a quelli italiani, con funzioni di rappresentanza e garanzia istituzionale, oltre a poteri esecutivi e legislativi diretti. Sandu aveva un vantaggio nel primo turno, con il 42% dei voti contro il 26% di Stoianoglo, ma al secondo turno non aveva il supporto di altre forze politiche, mentre Stoianoglo ha ottenuto voti da candidati filorussi. La Moldavia, parte dell’Unione Sovietica fino al 1991, ha subito influenze russe per anni, pur adottando progressivamente posizioni filoccidentali, soprattutto con l’elezione di Sandu. Durante il primo turno delle presidenziali, un referendum ha approvato, seppur di misura, l’inserimento dell’adesione all’Unione Europea come “obiettivo strategico” nella Costituzione. Sebbene simbolico, il referendum ha rafforzato il sostegno alle proposte europeiste. La Russia ha cercato di influenzare l’esito delle elezioni e del referendum con disinformazione e finanziamenti occulti.
🇮🇹 Il 6 novembre, il Senato italiano ha approvato all’unanimità una legge che garantisce alle persone senza dimora il diritto all’assistenza sanitaria, inclusa la possibilità di avere un medico di base. La proposta, avanzata dal deputato Marco Furfaro (PD), mira a colmare un vuoto normativo che richiedeva un indirizzo di residenza per accedere ai servizi del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). In precedenza, chi non aveva una residenza anagrafica poteva ricevere solo cure di emergenza, e per accedere ai servizi sanitari doveva registrarsi con un indirizzo fittizio, legato a enti o associazioni, una soluzione temporanea e non sempre conosciuta. Furfaro ha evidenziato che questa situazione coinvolgeva circa 100mila persone in condizioni di particolare vulnerabilità. Ha ringraziato Antonio Mumolo, presidente dell’associazione Avvocato di Strada, che da anni si batte per i diritti dei senzatetto e aveva già proposto una legge simile, approvata a livello regionale in alcune regioni italiane. Ora, grazie alla nuova legge nazionale, è stato stanziato un fondo di un milione di euro all’anno per il 2025 e il 2026, per finanziare un programma sperimentale nelle 14 città metropolitane d’Italia.
Alla prossima 👋



Commento all'articolo
Devi essere connesso per inviare un commento.