Un’altra vittima dell’ICE a Minneapolis, nuove minacce americane sull’Iran, storico accordo tra UE e India, il ciclone Harry fa danni al Sud (e non solo)

Torniamo alla programmazione solita dopo una settimana travagliata.

Chiudiamo un INFINITO mese di gennaio con un nuovo drammatico caso di omicidio a Minneapolis per mano dell’ICE. Facciamo poi un focus sulle ultime vicende con al centro l’Iran e sullo storico accordo tra UE e India. Chiudiamo infine con le conseguenze del ciclone Harry che ha colpito il Sud Italia e le isole.

Partiamo subito 👇

🇺🇸 MINNEAPOLIS: NUOVO CASO DI BRUTALITÀ DELL’ICE. LE REAZIONI DEL PRESIDENTE TRUMP E DELLE AUTORITÀ LOCALI

1) Sabato mattina a Minneapolis, durante una protesta contro le operazioni anti-immigrazione ordinate dall’amministrazione di Donald Trump, Alex Jeffrey Pretti, cittadino statunitense di 37 anni e infermiere di terapia intensiva, è stato ucciso da agenti federali della Border Patrol. Video verificati, ripresi da più angolazioni, mostrano Pretti mentre filma gli agenti con il telefono, interviene dopo che un agente ha spinto e fatto cadere una donna, viene colpito con spray urticante e poi immobilizzato a terra da 6-7 agenti. Solo dopo che un agente gli ha sottratto una pistola – che Pretti aveva legalmente con permesso e che non risulta abbia mai impugnato o puntato – almeno due agenti hanno aperto il fuoco a distanza ravvicinata: si sentono circa dieci colpi in pochi secondi. Un’indagine preliminare della Customs and Border Protection ha confermato che a sparare sono stati due agenti, uno della Border Patrol e uno della CBP, smentendo le prime versioni ufficiali secondo cui Pretti avrebbe tentato di “massacrare” gli agenti o brandito un’arma; i due sono stati sospesi, senza che ne siano stati diffusi i nomi.

La versione iniziale del Dipartimento per la Sicurezza interna, sostenuta anche dal comandante operativo Gregory Bovino e da esponenti della Casa Bianca, è stata contraddetta dai video e da testimonianze giurate di presenti, come già accaduto il 7 gennaio, quando un agente dell’ICE aveva ucciso un’altra manifestante disarmata, Renee Nicole Good, sempre a Minneapolis. In entrambi i casi, le autorità federali hanno ostacolato l’accesso della polizia locale alla scena e la condivisione delle prove, alimentando uno scontro istituzionale con lo stato del Minnesota e la città di Minneapolis, governati dai Democratici. Un giudice federale ha ordinato al governo nazionale di non distruggere o alterare le prove, dopo che il procuratore statale aveva denunciato la rimozione di materiali dalla scena.

L’uccisione di Pretti ha provocato proteste immediate nella zona sud di Minneapolis, con blocchi stradali, uso di gas lacrimogeni e spray urticanti da parte delle forze dell’ordine, una veglia commemorativa, chiusure di negozi e il rinvio di una partita NBA; il sindaco Jacob Frey ha chiesto l’intervento della Guardia Nazionale. L’episodio si inserisce in un contesto di massicci rastrellamenti federali dall’inizio del secondo mandato di Trump nel gennaio 2025, concentrati soprattutto in città governate dall’opposizione, spesso accusati di metodi violenti, discriminatori e di profilazione razziale, e che hanno spinto residenti e attivisti a organizzare manifestazioni di protesta.

La crisi ha avuto anche conseguenze politiche e operative: secondo i principali media statunitensi, Trump ha deciso di cambiare approccio in Minnesota, rimuovendo dal comando sul campo Gregory Bovino e sostituendolo con Tom Homan, favorevole a operazioni più mirate e meno basate su grandi rastrellamenti. Parte degli oltre 3.000 agenti federali inviati nello stato dovrebbe lasciare il Minnesota, mentre Trump ha avviato contatti con il governatore Tim Walz e il sindaco Frey, ammettendo che la situazione “non può andare avanti”. Il cambio di linea è arrivato anche dopo critiche interne al Partito Repubblicano e dati di opinione secondo cui solo il 20 per cento degli statunitensi ritiene giustificato l’omicidio di Pretti e il 57 per cento disapprova le azioni di ICE e Border Patrol.

🇮🇷 IRAN: NUOVE MINACCE DA PARTE DI DONALD TRUMP, SI MUOVE “L’ARMATA” AMERICANA. E L’UE…

2) Il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato in un post sui social network un possibile attacco degli Stati Uniti all’Iran qualora Teheran non accetti di negoziare un accordo per ridurre il proprio programma nucleare. Dopo aver evocato nelle settimane precedenti un intervento militare, inizialmente giustificato come difesa dei manifestanti repressi dal regime e poi ridimensionato sostenendo che la repressione fosse cessata, Trump è tornato su toni duri, affermando che una «armata imponente» si sta muovendo rapidamente verso l’Iran. Il fulcro del dispositivo è la portaerei Abraham Lincoln, affiancata da tre cacciatorpediniere armati con missili Tomahawk e da circa settanta aerei in grado di colpire il territorio iraniano dal mar Arabico. Ulteriori velivoli sono stati trasferiti nelle basi del Medio Oriente e sono stati rafforzati i sistemi di difesa antiaerea a protezione delle circa 40mila truppe statunitensi nella regione. Secondo la stampa americana, Trump non ha ancora autorizzato un attacco, ma starebbe valutando opzioni che vanno da azioni simboliche contro il regime a operazioni sui siti nucleari o sulle capacità missilistiche iraniane. La pressione militare e retorica punta a ottenere dall’Iran la rinuncia all’arricchimento dell’uranio, la riduzione dell’arsenale missilistico e la fine del sostegno ai gruppi armati alleati. L’amministrazione Trump paragona la strategia a precedenti operazioni di accerchiamento, pur riconoscendo la maggiore solidità dell’apparato di sicurezza iraniano. Gli Stati Uniti avevano già bombardato siti nucleari iraniani lo scorso giugno, partecipando a una guerra di 12 giorni con Israele. L’Iran ha risposto con toni durissimi: la sua missione all’ONU ha dichiarato apertura al dialogo, ma anche la disponibilità a difendersi «come mai prima d’ora». Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha detto di non aver avuto contatti recenti con l’amministrazione Trump e di non aver preso decisioni sui negoziati in corso.

Parallelamente, i ministri degli Esteri dell’Unione Europea discuteranno la proposta di inserire i Guardiani della rivoluzione iraniani nella lista delle organizzazioni terroristiche, iniziativa sostenuta anche dall’Italia come risposta alla repressione violenta delle proteste di inizio gennaio. Una decisione di questo tipo, che richiede l’unanimità del Consiglio UE, avrebbe un forte valore politico e comprometterebbe ogni dialogo diplomatico con l’Iran. L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha detto di aspettarsi un accordo, sottolineando che chi si comporta come un terrorista dovrebbe essere trattato come tale. Oltre all’Italia, la proposta è sostenuta da Germania, Lituania, Lettonia ed Estonia, con aperture recenti anche da parte di Spagna e Francia; una designazione simile è già stata adottata da Stati Uniti, Canada, Australia, Ecuador e Argentina. I Guardiani della rivoluzione, nati dopo la rivoluzione islamica del 1979, contano circa 125mila membri e rappresentano il vertice delle forze di sicurezza iraniane, con divisioni terrestri, navali e aeree, il controllo dell’arsenale missilistico e la protezione dei siti nucleari. Sono anche un attore politico ed economico di primo piano, con interessi in settori strategici come edilizia, energia, telecomunicazioni e media. La loro eventuale designazione come organizzazione terroristica da parte dell’UE comporterebbe il divieto di viaggio per tutti i membri, il congelamento dei beni in Europa e il blocco di finanziamenti e transazioni, collocandoli nella stessa categoria di gruppi come ISIS, al Qaida e Hamas. Dal punto di vista legale, per l’inserimento nella lista UE è necessaria una sentenza di un tribunale di uno Stato membro. Secondo diversi esperti, una base giuridica esiste già ed è legata alla condanna per gli attacchi del 2023 contro una sinagoga e una scuola ebraica di Essen, in Germania, organizzati tramite Ramin Yektaparast, ritenuto collegato ai Guardiani della rivoluzione. Yektaparast, fuggito in Iran nel 2021, è stato ucciso nel 2024 e sepolto in un’area riservata ai pasdaran a Teheran. La sentenza di Dusseldorf del 2024, che ha riconosciuto il ruolo dei Guardiani nell’organizzazione di attacchi in Germania, è considerata dagli organi legali europei sufficiente, fermo restando il necessario consenso politico.

All’interno dell’Unione permangono però divisioni: alcuni governi temono che la designazione chiuderebbe ogni canale diplomatico, compromettendo anche trattative sensibili come quelle per i cittadini europei detenuti in Iran e riducendo ulteriormente il ruolo dell’UE, già indebolito dopo il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare del 2015 e dalle attuali dinamiche internazionali. L’Unione Europea sanziona da anni funzionari iraniani e limita le esportazioni di materiali utilizzabili per missili e droni; dal settembre 2025 ha ripristinato le sanzioni legate al nucleare. Giovedì il Consiglio UE ha inoltre approvato nuove sanzioni contro funzionari ed enti responsabili della repressione delle proteste, tra cui il ministro dell’Interno Eskandar Momeni, il procuratore generale Mohammad Movahedi-Azad e il giudice di Teheran Iman Afshari, con misure che includono il congelamento dei beni e il divieto di ingresso nei paesi membri.

🇪🇺 UE: FIRMATO UN ACCORDO STORICO DI LIBERO SCAMBIO CON L’INDIA. ECCO QUALI SETTORI RIGUARDA

3) Unione Europea e India hanno annunciato il raggiungimento di un accordo di libero scambio dopo vent’anni di negoziati, che però dovrà ancora essere approvato dai governi nazionali e dal Parlamento Europeo. Il testo non è stato pubblicato, ma l’intesa prevede la riduzione o abolizione di molti dazi su esportazioni europee come automobili, macchinari e alcuni prodotti agricoli, e in cambio la riduzione dei dazi europei su acciaio, farmaci e prodotti tessili indiani. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dichiarato che l’accordo creerà una zona di libero scambio per circa due miliardi di persone. UE e India hanno inoltre firmato accordi su difesa e cooperazione industriale, e su una maggiore apertura all’ingresso di lavoratori indiani, soprattutto qualificati e stagionali. I negoziati hanno subito un’accelerazione nel contesto delle politiche commerciali statunitensi basate sull’uso dei dazi. La Commissione Europea ha definito l’intesa «la madre di tutti gli accordi di libero scambio», rilevante anche per l’India per diversificare le proprie relazioni economiche. Negli ultimi mesi l’UE ha concluso o negoziato altri accordi di libero scambio, tra cui quelli con Mercosur, Indonesia, Emirati Arabi Uniti, Filippine e Australia, ancora in attesa di approvazione definitiva.

🌪️ CLIMA: SUD ITALIA IN GINOCCHIO A CAUSA DEL CICLONE HARRY. A NISCEMI (CS) UNA FRANA RISCHIA DI FAR SPARIRE IL PAESE

4) Dopo i gravi danni causati dal ciclone Harry nel Sud Italia e nelle isole, il maltempo ha continuato a provocare conseguenze rilevanti, in particolare con frane in Sicilia e in Liguria e con una devastante mareggiata lungo la costa ionica siciliana. In Sicilia, a Niscemi (Caltanissetta), una vasta frana ha parzialmente isolato il comune di circa 25mila abitanti, già colpito dalle piogge intense del 16 gennaio. Il terreno, saturato dall’acqua, si è spaccato in più punti interessando diversi quartieri, causando crolli di edifici e strade, e rendendo necessaria l’evacuazione di oltre 1.500 persone, di cui 500 nella notte del 27 gennaio. La frana, lunga circa 4 chilometri e profonda fino a 50 metri, continua ad allargarsi, rendendo difficile la valutazione della sua estensione e lasciando aperta l’ipotesi di una delocalizzazione definitiva di numerose famiglie, poiché molte abitazioni non saranno più abitabili. Il paese è raggiungibile da una sola strada provinciale, le scuole restano chiuse e l’emergenza è considerata di lunga durata, con assistenza garantita dalla Protezione civile attraverso aree di accoglienza, pasti, alloggi temporanei e supporto psicologico. Parallelamente, una frana in Liguria ha ostruito l’Aurelia tra Genova e Arenzano, con detriti su entrambe le carreggiate; le ricerche di eventuali veicoli coinvolti sono proseguite anche con unità cinofile, senza riscontri al momento.

Il ciclone Harry ha inoltre provocato danni ingentissimi lungo circa cento chilometri di costa ionica siciliana, tra Catania e Messina, dove una mareggiata durata tre giorni ha distrutto tratti di lungomare, strade, piste ciclabili, stabilimenti balneari, bar, ristoranti, porticcioli e infrastrutture ferroviarie, causando l’affondamento o la perdita di numerose imbarcazioni. Abitazioni vicine al mare, spesso costruite sulla sabbia o con seminterrati sotto il livello del mare, sono state sfondate o distrutte, con allagamenti diffusi di pianterreni e negozi. La Protezione civile regionale ha stimato oltre 700 milioni di euro di danni diretti, mentre il governo ha stanziato finora 100 milioni di euro complessivi per Sicilia, Calabria e Sardegna, a fronte di danni totali valutati intorno ai due miliardi. A Catania i danni comunali sono stimati in 120 milioni di euro, con crolli sul lungomare e distruzione di spazi pubblici; situazioni analoghe si sono verificate ad Aci Castello, Aci Trezza, Riposto, Fondachello, Giardini Naxos, Santa Teresa di Riva e Furci Siculo, dove solo in quest’ultimo comune sono già in corso interventi strutturati con l’impiego dell’esercito e di volontari per la rimozione delle macerie e il ripristino delle aree colpite. Complessivamente, i racconti dei residenti e le stime ufficiali descrivono un evento senza precedenti per intensità e impatto, con conseguenze ancora in evoluzione sia sul piano abitativo sia su quello infrastrutturale ed economico.

——————–

E si, è il momento delle brevi 👇

🇺🇦 Sabato ad Abu Dhabi si è concluso il primo incontro trilaterale tra Ucraina, Stati Uniti e Russia dall’inizio della guerra, un formato inedito che ha riunito le delegazioni allo stesso tavolo ma senza esiti risolutivi. L’unica dichiarazione ufficiale è arrivata da Kiev: il presidente Volodymyr Zelensky ha definito i colloqui costruttivi e interlocutori, annunciando un possibile nuovo incontro e spiegando che si è discusso dei parametri per la fine del conflitto, in particolare delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Restano irrisolte le questioni territoriali, con Mosca che chiede il ritiro ucraino dal Donbas, richiesta respinta da Kiev, mentre le offensive militari russe proseguono. Durante i colloqui, la Russia ha lanciato un massiccio attacco aereo con missili e droni, causando gravi danni alle infrastrutture energetiche e blackout di emergenza nell’80 per cento del paese. In questo contesto, Donald Trump ha dichiarato di aver chiesto a Vladimir Putin una sospensione temporanea degli attacchi a causa del freddo estremo, affermando che la richiesta sarebbe stata accettata, senza però conferme ufficiali da Mosca. La popolazione ucraina continua intanto a fronteggiare condizioni critiche, con misure di emergenza come i «Punti di invincibilità» e vagoni ferroviari riscaldati per assistere i civili.

🇷🇺 I paesi dell’Unione Europea hanno formalizzato la decisione di interrompere completamente le importazioni di gas dalla Russia a partire dal 2027, come risposta economica all’invasione dell’Ucraina, con l’approvazione del Consiglio dei ministri dell’Energia dei 27 Stati membri. L’accordo è arrivato dopo anni di negoziati difficili, legati alle diverse posizioni politiche e alla forte dipendenza energetica di molti paesi europei dalla Russia, che in passato copriva fino al 40 per cento della domanda dell’UE. Dall’inizio della guerra le importazioni sono diminuite, ma non si sono mai azzerate, anche a causa delle richieste di esenzioni avanzate da alcuni governi filorussi. Slovacchia e Ungheria si sono opposte alla decisione, sostenendo che provocherà un aumento dei prezzi dell’energia e annunciando possibili ricorsi alla Corte di Giustizia dell’UE. La normativa entrerà in vigore dopo la pubblicazione ufficiale, con sei settimane per la piena applicazione. È previsto un periodo transitorio: il divieto di importazione di gas naturale liquefatto scatterà dal 1° gennaio 2027, mentre le forniture via gasdotto potranno proseguire fino al 30 settembre 2027. Entro il 1° marzo, infine, gli Stati membri dovranno presentare piani per la diversificazione delle fonti energetiche.

🇬🇧 Il primo ministro britannico Keir Starmer ha compiuto in Cina la prima visita di stato di un leader del Regno Unito dal 2018, incontrando il presidente Xi Jinping e annunciando la fine di un’“era glaciale” nei rapporti bilaterali, con l’obiettivo di costruire una relazione più cooperativa e orientata agli interessi reciproci. La visita si inserisce in una più ampia serie di incontri di leader occidentali a Pechino, motivata anche dalla crescente incertezza sull’affidabilità degli Stati Uniti come alleato. Nel Regno Unito Starmer è stato criticato per l’apertura verso la Cina, nonostante le tensioni legate a sanzioni contro parlamentari britannici, accuse di spionaggio, la questione di Hong Kong e l’imprigionamento dell’editore Jimmy Lai. Pur avendo sollevato questi temi con Xi in modo definito “rispettoso”, Starmer ha ottenuto risultati economici e diplomatici, tra cui la riduzione dei dazi sul whisky scozzese, nuovi investimenti e progressi su visti e commercio. Secondo i media, sarebbero iniziati anche i negoziati per una futura visita di stato di Xi nel Regno Unito. La copertura della TV di Stato cinese ha mostrato come Pechino sia consapevole del vantaggio negoziale, enfatizzando inizialmente un atteggiamento particolarmente deferente attribuito a Starmer.

🇺🇸 Una violenta tempesta di ghiaccio e neve sta colpendo gli Stati Uniti da lunedì, causando almeno 11 morti per cause legate al freddo, in gran parte tra i senzatetto. Le temperature sono scese ben sotto le medie stagionali in molti stati, con record storici come a Tulsa, dove si sono toccati i -17 gradi, e il freddo potrebbe durare fino all’inizio di febbraio. Oltre 800mila abitazioni sono rimaste senza elettricità, soprattutto nel Sud, con blackout destinati a protrarsi per giorni a causa dei danni alle infrastrutture. I disservizi hanno colpito anche i trasporti, con interruzioni ferroviarie e la cancellazione di circa 4mila voli in una sola giornata. In decine di stati la neve ha superato i 30 centimetri, formando pericolosi strati di ghiaccio e rendendo difficili gli spostamenti. La segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem ha definito l’evento uno dei più estesi e impattanti degli ultimi decenni, sottolineando che i danni non sono ancora quantificabili.

🌨️ Da martedì gli Stati Uniti hanno ufficialmente lasciato l’Accordo di Parigi sul clima del 2015, dopo un processo di ritiro avviato un anno fa dall’amministrazione di Donald Trump. È la seconda uscita dal trattato: la prima era avvenuta nel 2017 durante il primo mandato di Trump, seguita dal rientro deciso da Joe Biden nel 2021. Gli Stati Uniti sono attualmente l’unico paese al mondo a non aderire in alcuna forma all’accordo. Secondi solo alla Cina per emissioni di gas serra, hanno inoltre annunciato l’intenzione di ritirarsi anche dall’Accordo quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 1992, che costituisce la base dell’Accordo di Parigi e delle COP.

🇻🇪 Dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti e l’insediamento di Delcy Rodríguez come presidente ad interim, la gestione del petrolio venezuelano è stata riorganizzata secondo un piano voluto dall’amministrazione Trump. Gli Stati Uniti vendono il petrolio per conto del Venezuela e trasferiscono parte dei ricavi al nuovo regime, che ha già ricevuto 300 milioni di dollari su una vendita da 500 milioni, offrendo un sollievo a un’economia al collasso. Caracas ha accettato l’accordo per mancanza di alternative e perché consente di aggirare le sanzioni, vendendo il petrolio a prezzi di mercato. In cambio, il governo venezuelano deve presentare bilanci mensili a Washington e destinare le entrate a servizi essenziali e acquisti dagli Stati Uniti, con i fondi che transitano dal Qatar per evitare creditori e vincoli sanzionatori. Gli Stati Uniti puntano a finanziare la transizione politica e a rendere il paese nuovamente solvibile attraverso i proventi petroliferi, nonostante i dubbi sulla capacità produttiva. Il parlamento venezuelano ha inoltre approvato una riforma che riapre parzialmente il settore alle compagnie straniere, riducendo il ruolo della compagnia statale e le imposte, spingendo Washington ad attenuare alcune sanzioni. Rodríguez alterna aperture pragmatiche a una retorica pubblica più dura verso gli Stati Uniti, mentre proseguono i contatti diplomatici bilaterali.

🇸🇾 Il governo siriano e le Forze democratiche siriane (SDF), guidate dai curdi e attive nel nord-est del paese, hanno annunciato un accordo dopo settimane di scontri, che prevede la graduale integrazione delle forze militari e delle istituzioni curde nell’apparato statale. Le tensioni erano iniziate a gennaio con combattimenti ad Aleppo e poi nelle aree controllate dalle SDF, dopo il fallimento di un precedente accordo sulla cessione di territori e sull’inquadramento dei combattenti curdi. I nuovi negoziati prevedono il ritiro dalle linee del fronte, la creazione di una divisione dell’esercito siriano composta da membri delle SDF e di una brigata curda ad Aleppo, oltre al riconoscimento di alcuni diritti civili per la minoranza curda. In cambio, le istituzioni amministrative e militari curde saranno integrate sotto il controllo di Damasco e le forze governative potranno entrare nelle città di Hasakah e Qamishlo. L’intesa si inserisce in un contesto di rapido rafforzamento del controllo governativo sulle aree curde, favorito anche dal cambiamento della politica statunitense, sempre più vicina al nuovo governo siriano guidato da Ahmed al Sharaa.

🇬🇹 In Guatemala è stato dichiarato da una settimana lo “stato di assedio” dopo l’uccisione di 10 poliziotti in attacchi coordinati attribuiti ai gruppi criminali Barrio 18 e Mara Salvatrucha, tra i più potenti dell’America Latina. Le bande, nate negli Stati Uniti e rafforzatesi dopo le espulsioni degli anni Novanta, controllano quartieri, traffici di droga e alcune carceri, dove hanno a lungo goduto di ampi privilegi. La decisione del governo di trasferire i loro leader in strutture meno permissive ha portato a rivolte carcerarie coordinate e alla presa in ostaggio di agenti di sicurezza. Il presidente Bernardo Arévalo ha ordinato blitz militari che hanno ripristinato il controllo delle prigioni, provocando però una violenta ritorsione contro la polizia nella capitale. Lo stato di assedio consente l’impiego dell’esercito e la sospensione di alcuni diritti civili, ma finora ha prodotto risultati limitati. Arévalo sostiene che le violenze mirino a destabilizzare il suo governo in vista di imminenti nomine istituzionali e accusa settori dell’opposizione e della magistratura di collusioni con la criminalità.

🚤 Nella notte tra il 23 e il 24 gennaio un migrante è stato salvato nel Mediterraneo centrale dalla motonave Star e portato a Malta, raccontando che la barca su cui viaggiava dalla Tunisia con circa 50 persone si era rovesciata per maltempo, causando la morte di tutti gli altri. La capitaneria di Lampedusa non ha trovato tracce del naufragio. Alarm Phone segnala la scomparsa di circa 150 persone partite dalla Tunisia su tre imbarcazioni, e ritiene che il superstite possa far parte di questo gruppo. Intanto, la ONG Sea-Watch 5 ha soccorso 18 persone, tra cui due bambini, nella zona SAR libica; i naufraghi dovrebbero sbarcare oggi a Catania. Sea-Watch rischia sanzioni in Italia perché non comunica i soccorsi alle autorità libiche per timori legati a violazioni dei diritti umani.

🇫🇷 Lunedì l’Assemblea nazionale francese ha approvato con 130 voti favorevoli e 21 contrari una proposta di legge che vieterebbe l’uso dei social media ai minori di 15 anni. Presentata da Laure Miller, del partito di Emmanuel Macron, la legge ora dovrà passare al Senato, con un voto previsto entro fine febbraio, per entrare eventualmente in vigore a settembre. Se approvata, la Francia sarebbe il primo paese europeo e il secondo a livello mondiale a imporre un divieto simile. La misura nasce dalle raccomandazioni di una commissione parlamentare preoccupata per il rischio di bullismo online e contenuti violenti sui social tra i minorenni, e includerebbe anche restrizioni sugli smartphone nelle scuole superiori. Alcuni esperti e associazioni per i diritti dei minori criticano il divieto, suggerendo invece di responsabilizzare le piattaforme e promuovere un uso consapevole dei social.

📱 Negli Stati Uniti parte il primo processo contro le società proprietarie dei principali social network, tra cui Meta, YouTube e TikTok, accusate di aver progettato volontariamente piattaforme che creano dipendenza, soprattutto tra i giovani, causando ansia, depressione e autolesionismo. L’accusa sostiene che i dirigenti fossero consapevoli dei rischi ma abbiano privilegiato i profitti. Il caso, che inizierà martedì a Los Angeles e durerà 6-8 settimane, utilizzerà documenti interni per dimostrare le responsabilità aziendali, prendendo spunto dai processi storici contro l’industria del tabacco. Tra le pratiche contestate ci sono l’infinite scroll, la riproduzione automatica dei video, i suggerimenti algoritmici e i filtri per modificare l’aspetto fisico. TikTok e Snap hanno già raggiunto accordi con la prima querelante, mentre Meta e YouTube andranno a processo; potrebbero testimoniare anche i rispettivi CEO. Altri casi simili saranno esaminati nei prossimi mesi in California.

Alla prossima 👋

Condividi articolo su:

Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

La Rassegna Settimanale di Maurizio Russo