Incertezze sulla situazione nello stretto di Hormuz. | Il blocco navale statunitense complica i negoziati. | Approvati il “decreto sicurezza” e il Documento di finanza pubblica.

Ci approcciamo all’ultima settimana di aprile non senza novità.

Tanti spunti da questi ultimi sette giorni, principalmente per ciò che riguarda la situazione in Medioriente. Proviamo (PROVIAMO) a fare ordine e a capirci qualcosa, con un doppio focus finale anche in casa nostra, con le ultime sul tanto discusso “decreto sicurezza” e le conseguenze della crisi internazionale sull’economia italiana.

Cominciamo subito 👇

🇮🇷 IRAN – ISRAELE – STATI UNITI: LO STRETTO DI HORMUZ RIAPRE… ANZI NO. IL BLOCCO NAVALE AMERICANO METTE IN CRISI OGNI TRATTATIVA

1) Nel corso degli ultimi giorni il conflitto tra Stati Uniti e Iran si è concentrato in larga parte sul controllo dello Stretto di Hormuz, con una sequenza di aperture, blocchi e nuove tensioni che hanno mantenuto la situazione estremamente instabile: venerdì scorso il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva annunciato una riapertura «completa» dello stretto dopo il cessate il fuoco in Libano, subito ridimensionata dai Guardiani della Rivoluzione che hanno parlato di condizioni restrittive, mentre Donald Trump ha accolto positivamente la notizia, ma ha confermato il blocco navale statunitense sulle navi dirette o provenienti dall’Iran, generando incertezza tra le compagnie marittime e spingendo 49 paesi a discutere una futura missione internazionale di protezione delle rotte commerciali; già il giorno successivo Teheran ha minacciato e poi attuato una nuova chiusura dello stretto in risposta proprio al blocco statunitense, con traffico ridotto al minimo, attacchi a navi, incluse petroliere e imbarcazioni battenti bandiera indiana, e una linea dura ribadita dai vertici iraniani, mentre Washington ha escluso qualsiasi accordo che consenta all’Iran di limitare o tassare il passaggio marittimo.

Nello stesso tempo, sul piano diplomatico non si sono concretizzati i nuovi negoziati: le posizioni tra le parti restano distanti, come confermato dal viceministro degli Esteri iraniano, mentre sul fronte libanese il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah ha retto pur tra tensioni, ritorno di civili nel sud del paese e l’uccisione di un militare francese dell’UNIFIL.

Domenica gli Stati Uniti hanno annunciato una nuova iniziativa negoziale a Islamabad con una delegazione guidata dal vicepresidente JD Vance e la partecipazione di Steve Witkoff e Jared Kushner, ma l’Iran ha rifiutato accusando Washington di richieste irrealistiche e subordinando qualsiasi dialogo alla fine del blocco navale; nello stesso giorno le forze statunitensi hanno sequestrato nel Golfo di Oman la nave cargo iraniana Touska, primo episodio di questo tipo, provocando la minaccia di ritorsioni da parte di Teheran.

Lunedì invece la crisi si è ulteriormente aggravata: lo stretto è rimasto di fatto chiuso con pochissime navi in transito, i prezzi di petrolio e gas sono aumentati e gli Stati Uniti hanno confermato di aver deviato almeno 27 imbarcazioni e abbordato la Touska per violazione del blocco, mentre resta incerta la partecipazione iraniana ai possibili colloqui in Pakistan, mentre si avvicinava la scadenza del cessate il fuoco fissata inizialmente per il 22 aprile, con Trump che ha avvertito che, in assenza di un accordo, i bombardamenti sarebbero ripresi; nel frattempo sono proseguiti contatti diplomatici paralleli anche tra Israele e Libano per stabilizzare il fronte settentrionale e affrontare la questione del disarmo di Hezbollah, in un contesto in cui il controllo delle rotte energetiche e la pressione militare e commerciale restano i principali strumenti di confronto tra le parti.

🇮🇷 IRAN – ISRAELE – STATI UNITI: NEGOZIATI ANCORA LONTANI, MENTRE TEL AVIV ATTENDE IL VIA LIBERA PER TORNARE AD ATTACCARE

2) In settimana, dopo dichiarazioni inizialmente contrarie, Donald Trump ha annunciato unilateralmente un’estensione della tregua con Teheran senza indicare una scadenza precisa, subordinandola all’esito di eventuali colloqui, mentre gli Stati Uniti mantengono il blocco navale nello stretto di Hormuz, condizione che l’Iran considera incompatibile con qualsiasi trattativa, tanto che il suo ambasciatore all’ONU ha chiarito che negozierà solo in caso di revoca del blocco.

In parallelo, Teheran ha dimostrato di conservare il controllo strategico dello stretto attaccando e sequestrando due navi cargo – la MSC Francesca e la Epaminondas – e imponendo un sistema di pedaggi per il transito, mentre una terza nave è riuscita a fuggire: un’escalation che complica ulteriormente la diplomazia e ha già effetti economici rilevanti, tra volatilità del prezzo del petrolio (in calo temporaneo ma poi risalito oltre i 97 dollari al Brent e i 107 al WTI) e segnali di contrazione della domanda energetica in Europa. I tentativi di mediazione restano fragili: il Pakistan si prepara a ospitare nuovi colloqui a Islamabad, pur senza conferme sulle delegazioni (Teheran ha smentito la partenza dei propri rappresentanti e il viaggio del vicepresidente JD Vance è stato cancellato), mentre dichiarazioni contraddittorie di Trump – come il rifiuto iniziale di estendere la tregua – sono state giudicate controproducenti.

Sul piano militare, persistono violazioni localizzate del cessate il fuoco in Libano, dove Hezbollah continua a lanciare razzi e droni e Israele risponde con attacchi mirati, mentre il governo libanese, guidato da Joseph Aoun, chiede il ritiro delle truppe israeliane dai territori occupati e denuncia gravi danni infrastrutturali (almeno 15 ponti distrutti) e vittime civili, tra cui la giornalista Amal Khalil; nonostante ciò, Washington ha annunciato un’estensione di tre settimane della tregua tra Israele e Libano e nuovi incontri con Benjamin Netanyahu e lo stesso Aoun per discutere il futuro del Libano meridionale.

Intanto, gli Stati Uniti proseguono le operazioni marittime intercettando petroliere iraniane anche nell’oceano Indiano, mentre Israele attende un eventuale via libera americano per riprendere gli attacchi diretti contro l’Iran, come indicato dal ministro della Difesa Israel Katz. Sullo sfondo, restano tensioni politiche e propagandistiche: Trump ha attaccato la leadership iraniana parlando di divisioni interne, mentre Teheran rivendica unità nazionale e continua la repressione interna con esecuzioni di manifestanti arrestati durante le proteste di gennaio.

Infine, sul piano operativo e strategico, emergono preparativi per scenari futuri – come una possibile missione italiana nello stretto di Hormuz con unità navali specializzate – mentre negli Stati Uniti il presidente mantiene la possibilità di proseguire le operazioni militari senza autorizzazione del Congresso fino al 1° maggio, in un contesto di crescente incertezza politica, militare ed economica a livello globale.

🇮🇹 ITALIA: APPROVATO IL DOCUMENTO DI FINANZA PUBBLICA. LA CRISI INTERNAZIONALE PEGGIORA SCENARI E PROSPETTIVA INTERNE

3) Il Consiglio dei ministri ha approvato con ritardo il Documento di finanza pubblica (DFP), che definisce l’andamento dei conti pubblici e i margini della politica economica, in un contesto di forte incertezza internazionale. Le prime stime indicano un peggioramento del quadro economico: la crescita del PIL è stata rivista al ribasso per il triennio 2026-2028, mentre deficit e spesa primaria risultano in aumento. Anche il debito pubblico è previsto su livelli elevati, oltre il 138 per cento del PIL nel 2026, con una lieve riduzione solo negli anni successivi.

Il rallentamento è attribuito alla crisi internazionale, agli effetti della guerra in Medio Oriente sui costi energetici, a criticità strutturali interne e alla mancanza di riforme incisive. Le previsioni restano comunque meno pessimistiche rispetto a quelle di altri organismi, pur includendo scenari peggiorativi in caso di prolungamento del conflitto.

La revisione dei conti è legata anche al dato sul deficit 2025, fermatosi al 3,1 per cento del PIL, sopra la soglia del 3 per cento richiesta dall’Unione Europea per evitare la procedura per deficit eccessivo. Questo risultato compromette i piani del governo, che puntava a migliorare la reputazione sui mercati, aumentare gli investimenti e ampliare la spesa, anche per la difesa.

Il mancato rientro nei parametri limita la possibilità di una manovra espansiva in vista delle elezioni del 2027 e rende probabile uno scostamento di bilancio, con nuove spese per sostenere imprese e famiglie colpite dal caro energia. Ciò comporterà un aumento del debito e possibili tensioni con i mercati finanziari.

Nel frattempo, il governo sta cercando margini negoziali con la Commissione Europea, chiedendo un allentamento delle regole fiscali e proponendo misure come una tassa sugli extraprofitti energetici. Tuttavia, le istituzioni europee hanno finora mostrato aperture limitate, rendendo incerto l’esito delle trattative.

🇮🇹 APPROVATO IL NUOVO “DECRETO SICUREZZA”: DOPO L’INTERVENTO DI MATTARELLA, CORRETTO IL COMPENSO ECONOMICO PER I RIMPATRI

4) Non è tutto dall’Italia. Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge correttivo per modificare una norma controversa del nuovo “decreto sicurezza”, appena approvato in via definitiva dalla Camera. La disposizione prevedeva un compenso economico per gli avvocati che assistono i migranti nelle pratiche di rimpatrio volontario, inizialmente legato all’effettivo esito positivo del rimpatrio. L’intervento del governo è arrivato in modo rapido dopo le perplessità espresse dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il correttivo stabilisce che il compenso, pari a circa 615 euro, non sarà più riservato esclusivamente agli avvocati e verrà riconosciuto per ogni pratica seguita, indipendentemente dal risultato finale. Inoltre, viene eliminata la previsione secondo cui il pagamento spettava al Consiglio nazionale forense, che aveva criticato la misura per la mancata consultazione.

La norma era stata contestata perché ritenuta in contrasto con i principi di indipendenza e autonomia della professione forense e con le norme europee sul giusto processo, in quanto incentivava i rimpatri. Il compenso resta, ma potrà essere esteso ad altri soggetti coinvolti nell’assistenza ai migranti, che saranno individuati con un successivo decreto del ministro dell’Interno.

Il decreto sicurezza è stato approvato con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un astenuto, in un clima di tensione in aula, segnato dalle proteste dell’opposizione. Il decreto introduce tra le principali misure il divieto di vendita di armi da taglio ai minori e restrizioni sul loro porto, poi attenuate per includere usi lavorativi. Prevede inoltre sanzioni per i genitori in caso di reati commessi dai figli e introduce un fermo preventivo fino a 12 ore prima di manifestazioni a rischio, misura rimasta quasi invariata nonostante le critiche del Csm per l’eccessiva discrezionalità.

Sono state approvate anche norme che limitano la partecipazione alle manifestazioni per alcuni condannati, estendono i divieti di accesso alle zone urbane sensibili, eliminano attenuanti per lo spaccio e aumentano le pene per furti e scippi.

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E si, è il momento delle brevi 👇

🇺🇦 L’Unione Europea ha sbloccato un atteso prestito all’Ucraina, rimasto fermo per mesi a causa del veto dell’Ungheria, ora ritirato: l’approvazione definitiva è attesa a breve, dopo gli ultimi passaggi formali. La misura, denominata “Prestito di Sostegno all’Ucraina”, è stata approvata dal COREPER insieme a un ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, e sarà votata dai ministri degli Esteri il 23 aprile. Il blocco ungherese era legato ai danni all’oleodotto Druzhba, ora riparato e pronto a riprendere il flusso di petrolio verso Ungheria e Slovacchia. La decisione di Budapest arriva anche dopo la sconfitta elettorale del partito di Viktor Orbán e l’ascesa dell’opposizione guidata da Péter Magyar, favorevole al prestito. L’Ungheria, insieme a Repubblica Ceca e Slovacchia, non contribuirà economicamente alla misura, che ammonta a circa 90 miliardi di euro, suddivisi tra supporto militare e spese statali ucraine, senza interessi e rimborsabile solo in caso di future riparazioni di guerra da parte della Russia.

🚤 Francia e Regno Unito hanno raggiunto un nuovo accordo triennale per contrastare l’immigrazione irregolare attraverso il Canale della Manica, con Londra che verserà 662 milioni di sterline a Parigi per rafforzare i controlli. L’intesa prevede l’impiego di circa 1.100 tra agenti, militari ed esperti di intelligence, oltre a una squadra antisommossa di 50 unità per impedire le partenze. Sono inclusi anche investimenti in droni, elicotteri e sistemi di sorveglianza, con una clausola che consente al Regno Unito di ritirare parte dei fondi se i risultati non saranno soddisfacenti. Il numero di attraversamenti irregolari è cresciuto negli ultimi anni, superando i 41mila nel 2025. L’accordo segue una precedente intesa del 2023, ormai scaduta, e si inserisce nella linea più restrittiva adottata dal governo di Keir Starmer sull’immigrazione. Le misure sono state criticate da organizzazioni per i diritti umani, che temono un aumento della repressione nei confronti dei migranti.

🇺🇸 A Shreveport, in Louisiana (Stati Uniti), un uomo di 31 anni, Shamar Elkins, ha ucciso a colpi d’arma da fuoco otto bambini, sette dei quali suoi figli, tra i 3 e gli 11 anni. La sparatoria è avvenuta all’alba di domenica in due diverse abitazioni: l’uomo ha inizialmente ferito gravemente una donna, per poi spostarsi in auto in una seconda casa dove sono stati trovati i corpi dei minori; uno di loro è stato rinvenuto sul tetto, probabilmente mentre tentava di fuggire. Un altro bambino è rimasto ferito dopo essersi lanciato dal tetto. Elkins ha sparato anche a una seconda donna, anch’essa in gravi condizioni, e secondo fonti entrambe sarebbero madri dei suoi figli, tra cui la moglie da cui si stava separando. Il movente non è ancora chiaro, ma gli investigatori ritengono che il fatto sia legato a una vicenda domestica. Elkins, già arrestato nel 2019 per possesso illegale di armi e in passato membro della Guardia Nazionale della Louisiana, è stato ucciso dalla polizia dopo un inseguimento. La coppia avrebbe dovuto comparire in tribunale il giorno successivo per un’udienza di separazione. Secondo Gun Violence Archive, nel 2025 negli Stati Uniti quasi 15mila persone sono state uccise con armi da fuoco.

🇯🇵 Il governo giapponese ha approvato una svolta significativa nelle proprie politiche di difesa, autorizzando la vendita all’estero anche di armi letali, finora vietata, includendo sistemi come missili, aerei da guerra e droni armati. La decisione, promossa dalla prima ministra Sanae Takaichi, rappresenta un cambiamento rilevante rispetto all’impostazione pacifista adottata dopo la Seconda guerra mondiale e potrebbe favorire lo sviluppo dell’industria militare nazionale e di forze armate più strutturate. Dal 1947 il Giappone dispone infatti solo di “Forze di autodifesa”, con compiti limitati alla difesa territoriale. La misura si inserisce in un contesto di crescenti tensioni con la Cina, acuite dalla questione Taiwan e da recenti provocazioni navali, e riflette anche la volontà di maggiore autonomia strategica rispetto agli Stati Uniti. Le esportazioni saranno comunque sottoposte al vaglio del Consiglio di sicurezza nazionale e limitate a 17 paesi partner.

🇨🇿 In Cechia i lavoratori della radio e della televisione pubblica minacciano lo sciopero contro una riforma del finanziamento promossa dal governo populista di Andrej Babiš, temendo un aumento del controllo politico sui media. Il piano prevede l’abolizione del canone mensile e la sostituzione con fondi pubblici, con una riduzione stimata di 55 milioni di euro entro il 2027 e possibili licenziamenti. Babiš, al potere da dicembre, ha assunto posizioni più a destra ed è stato accostato a Donald Trump e Silvio Berlusconi. Critici temono un modello simile a Ungheria e Slovacchia, dove l’indipendenza dei media è diminuita. La proposta, ancora da approvare, è contestata dal presidente Petr Pavel, dall’opposizione e da studenti, mentre il governo nega rischi per l’autonomia dei media. Intanto sono già stati ridotti fondi a emittenti pubbliche internazionali, con tagli al personale e prospettive di ulteriori chiusure.

🇧🇬 Le elezioni parlamentari in Bulgaria sono state vinte da Rumen Radev con il suo partito Bulgaria Progressista, che ha ottenuto circa il 45% dei voti, superando nettamente le previsioni dei sondaggi. Al secondo posto si è classificato “Continuiamo il cambiamento” con quasi il 13%, seguito a breve distanza dal partito di centrodestra GERB di Bojko Borisov. Radev, dimessosi da presidente poco prima della fine del mandato per candidarsi, ha beneficiato della prolungata instabilità politica, durante la quale aveva ampliato la propria influenza istituzionale. Il suo nuovo partito riunisce ex funzionari, dirigenti socialisti e militari, riflettendo anche il suo passato da generale. Pur avendo espresso in passato posizioni filorusse e critiche verso Volodymyr Zelensky e la guerra in Ucraina, in campagna elettorale ha evitato il tema, concentrandosi invece sulla lotta alla corruzione e al ricambio della classe politica.

🗂️ La procura di Roma indaga su un presunto sistema illecito legato alla sicurezza nazionale, articolato in due filoni: attività di spionaggio clandestino e una possibile truffa ai danni della presidenza del Consiglio. Al centro dell’inchiesta c’è Giuseppe Del Deo, ex dirigente dell’intelligence, accusato di aver coordinato operazioni di raccolta illegale di dati riservati, accessi abusivi a sistemi informatici e utilizzo di strumenti di intercettazione per fini privati, tra cui ricatti e vendita di informazioni. Il gruppo, attivo almeno dal novembre 2024, avrebbe anche realizzato dossier su commissione e operazioni di bonifica ambientale. Coinvolte altre undici persone, tra cui ex funzionari pubblici, investigatori e imprenditori della cybersicurezza. L’indagine, collegata al precedente caso Equalize, ipotizza l’esistenza di una struttura organizzata denominata “Squadra Fiore” o “i neri di Del Deo”. Tra gli indagati figura anche Giuliano Tavaroli, già condannato in passato per spionaggio illecito, che avrebbe operato tramite società investigative insieme ad altri soggetti. Il secondo filone riguarda l’acquisto da parte del governo del software Nexus per 10 milioni di euro, ritenuto dagli inquirenti fortemente sopravvalutato. Del Deo, che gestiva i fondi della presidenza del Consiglio, avrebbe favorito società a lui collegate, con cui emergono intrecci economici pluriennali. I magistrati ipotizzano reati di truffa e peculato, anche alla luce di possibili ammanchi per diversi milioni di euro.

🖥️ La procura generale della Florida ha avviato un’indagine penale su OpenAI e sul chatbot ChatGPT dopo aver esaminato conversazioni tra il sistema e un giovane accusato di aver compiuto una sparatoria all’università statale di Tallahassee il 17 aprile 2025, con due morti e sei feriti. Il sospettato, Phoenix Ikner, avrebbe chiesto al chatbot informazioni utili all’attacco, tra cui reazioni delle autorità, affluenza nei luoghi e dettagli su armi e munizioni. Secondo il procuratore James Uthmeier, se tali risposte fossero state fornite da una persona, si configurerebbe un’accusa di omicidio. Dalle testimonianze emergono anche precedenti problemi familiari e posizioni estremiste del giovane. L’indagine mira a verificare eventuali responsabilità penali dell’azienda, un caso senza precedenti, con la richiesta di documenti interni sulle politiche di sicurezza. The New York Times ha riportato parte delle conversazioni. OpenAI, che inizialmente si era detta collaborativa, non ha rilasciato ulteriori commenti.

📱 John Ternus, entrato in Apple nel 2001 durante l’era di Steve Jobs, diventerà dal 1° settembre l’ottavo CEO dell’azienda, succedendo a Tim Cook dopo 15 anni. Cinquantunenne, dovrà gestire una fase complessa segnata da perdite di dirigenti e ritardi nell’intelligenza artificiale. Considerato un manager pragmatico e riservato, con formazione in ingegneria meccanica, ha iniziato la carriera nella realtà virtuale prima di contribuire allo sviluppo di prodotti chiave come iPod, iPhone e iPad. Dal 2021 guida la divisione hardware e ha supervisionato il passaggio agli Apple Silicon. Negli ultimi anni ha lavorato anche su prodotti più accessibili. Tra le sue priorità future ci sono il recupero competitivo nell’IA, la fidelizzazione dei talenti e la definizione del destino di Vision Pro, il cui interesse commerciale è finora limitato nonostante nuovi sviluppi previsti.

Alla prossima 👋

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Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

La Rassegna Settimanale di Maurizio Russo