Negoziati in stallo tra Ucraina e Russia, rotto il cessate il fuoco a Gaza, chiuso il dipartimento dell’educazione negli Stati Uniti
Buona primavera a tutti/e con una nuova edizione delle news.
Quest’oggi, eccezionalmente di sabato (e prima di una pausa prevista per la prossima settimana), parliamo delle ultime dall’Ucraina e da Gaza, passando per ciò che sta succedendo – ad ampio spettro – negli Stati Uniti e in Turchia, dove la situazione è piuttosto caotica.
Capiamone di più, cominciamo 👇
🇺🇦 UCRAINA-RUSSIA: PROCEDONO I NEGOZIATI CON LA RUSSIA E GLI USA. LE PROPOSTE IN CAMPO

1) Cominciamo dalle novità sull’Ucraina. Sabato scorso si è tenuto un incontro remoto tra 26 leader europei e il presidente ucraino Zelensky sulla proposta di cessate il fuoco avanzata da Ucraina e Stati Uniti. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che la «coalizione dei volenterosi» sta entrando in una fase operativa e che i capi militari europei si riuniranno a Londra. Durante l’incontro si è discusso dell’uso dei beni russi congelati e della possibilità di inviare truppe europee in Ucraina per il peacekeeping, ma il presidente finlandese Stubb ha detto che è ancora presto per parlarne. Giorgia Meloni ha confermato la sua partecipazione, ribadendo che l’Italia non invierà soldati. Intanto, gli Stati Uniti hanno definito «produttivi» i colloqui con la Russia a Mosca, ma Putin ha dato solo un assenso preliminare alla proposta, mentre Zelensky lo ha accusato di voler guadagnare tempo. Nel frattempo, le forze russe avanzano nella regione del Kursk, nonostante l’Ucraina neghi l’accerchiamento delle proprie truppe. Giovedì della scorsa settimana Mosca ha annunciato la conquista di Sudzha, una città strategica, e sabato una mappa pubblicata dall’Ucraina ha confermato la perdita del controllo sulla zona. L’Ucraina aveva occupato una parte del Kursk lo scorso agosto, ma in sette mesi ha perso circa due terzi del territorio conquistato. La controffensiva russa è sostenuta anche da truppe nordcoreane ed è diventata più efficace dopo l’interruzione del supporto militare statunitense. Nonostante le dichiarazioni di Putin e Trump sull’accerchiamento delle forze ucraine, Kiev ha smentito, mentre analisti indipendenti parlano di una grande ritirata. Il presidente Zelensky accusa Putin di usare l’offensiva per rafforzare la sua posizione nei negoziati sul cessate il fuoco, mentre la perdita del Kursk rischia di indebolire ulteriormente l’Ucraina nei colloqui di pace.
In ogni caso, il presidente russo Putin si è detto disposto a interrompere per 30 giorni gli attacchi contro le infrastrutture energetiche ucraine, a condizione che l’Ucraina faccia lo stesso con quelle russe. Lo ha dichiarato durante una telefonata di due ore con l’ex presidente statunitense Donald Trump, nella quale si è discusso della possibilità di porre fine alla guerra. Putin ha però imposto varie condizioni per un cessate il fuoco, tra cui l’interruzione degli aiuti militari occidentali all’Ucraina e la fine del suo riarmo, richieste ritenute inaccettabili da Zelensky. Quest’ultimo ha accolto positivamente la proposta sulla sospensione degli attacchi alle infrastrutture, ma ha criticato le ulteriori condizioni imposte da Putin. Dopo la telefonata, la Casa Bianca ha annunciato negoziati in Medio Oriente per sospendere gli attacchi nel Mar Nero e lavorare a una pace permanente. Nel comunicato russo si fa anche riferimento a un’idea di Putin di organizzare partite di hockey tra Russia e Stati Uniti, proposta non menzionata dalla Casa Bianca.
🇮🇱 MEDIORIENTE: ISRAELE ROMPE IL CESSATE IL FUOCO, OLTRE 700 VITTIME IN ATTACCHI MULTIPLI

2) Passiamo a un altro fronte caldo, ovvero la Striscia di Gaza. La scorsa settimana, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato il licenziamento di Ronen Bar, direttore dello Shin Bet, suscitando critiche dall’opposizione e dall’opinione pubblica, pur mancando di approvazione definitiva dal governo. Bar, in carica dal 2021, era stato nominato dal governo precedente e il suo mandato sarebbe dovuto durare fino al 2026. Il conflitto tra Netanyahu e lo Shin Bet si era aggravato per le indagini sulle responsabilità del governo negli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e su scandali riguardanti i collaboratori del primo ministro. Lo Shin Bet ha anche aperto un’inchiesta su presunti guadagni personali di alcuni consiglieri di Netanyahu in rapporti con il Qatar. L’opposizione ha accusato il premier di voler sabotare queste indagini. Negli ultimi mesi, Netanyahu ha già sostituito il ministro della Difesa e altri alti funzionari critici verso il governo. Questo, intervenuto sul tema, ha approvato la rimozione di Bar, ma la Corte Suprema ha sospeso temporaneamente il licenziamento in attesa di esaminare i ricorsi l’8 aprile. Il giudice Gila Canfy-Steinitz ha spiegato che la sospensione serve a evitare una decisione irreversibile prima di un pronunciamento legale.
Dal campo di battaglia arrivano le notizie peggiori. Martedì l’esercito israeliano ha bombardato la Striscia di Gaza, causando almeno 400 morti, secondo il ministero della Salute locale. È il primo attacco dall’inizio del cessate il fuoco del 19 gennaio e uno dei più letali dall’inizio della guerra il 7 ottobre 2023. Le aree più colpite sono Gaza, Rafah e Khan Yunis, e tra le vittime ci sono molte donne e minori. Il governo israeliano ha giustificato l’attacco con il rifiuto di Hamas di liberare gli ostaggi e di accettare la proposta statunitense di estendere la tregua. Tra i morti si contano tre funzionari di Hamas e il portavoce militare della Jihad Islamica, Abu Hamza. Secondo il quotidiano Haaretz, l’obiettivo degli attacchi sarebbe stato indebolire il controllo di Hamas sulla Striscia. Israele aveva informato in anticipo l’amministrazione Trump dell’operazione e ha dichiarato che i bombardamenti continueranno nei prossimi giorni. L’ultranazionalista Itamar Ben-Gvir e il suo partito sono rientrati nel governo Netanyahu, che aveva lasciato in protesta contro il cessate il fuoco. Intanto, l’associazione dei familiari degli ostaggi ha accusato il governo di averli abbandonati, annunciando manifestazioni. Israele ha rifiutato di avviare la seconda fase della tregua e ha proposto invece un’estensione temporanea sostenuta dagli Stati Uniti. Hamas ha respinto questa proposta, e in risposta Israele ha bloccato l’ingresso di aiuti umanitari e interrotto la fornitura di elettricità alla Striscia di Gaza. Netanyahu ha affermato che gli attacchi sono solo l’inizio di un’escalation militare e che i negoziati continueranno “sotto il fuoco”. Ha ringraziato gli Stati Uniti per il loro sostegno contro i missili lanciati dagli Houthi dallo Yemen (ci torneremo). Mercoledì l’esercito ha avviato una nuova operazione di terra nella Striscia, avanzando verso le zone centrali e meridionali per creare una zona cuscinetto e riprendere il controllo del corridoio Netzarim. Il ritiro israeliano dal corridoio aveva permesso a molti palestinesi di tornare nel nord della Striscia, ma Israele lo considera strategico per limitare i movimenti della popolazione e dei miliziani. Giovedì la situazione non è cambiata, con una nuova operazione di terra nella parte centrale e meridionale della Striscia, con truppe israeliane schierate in vari punti. Gli attacchi aerei hanno distrutto edifici residenziali a Khan Yunis, Rafah e Beit Lahia, causando numerose vittime civili. Secondo il ministero della Salute della Striscia, dalla ripresa dei bombardamenti sono state uccise 710 persone. Non è chiaro se la nuova operazione segni una nuova fase della guerra o sia volta a esercitare pressione su Hamas, anche per la liberazione di 59 ostaggi. Hamas ha risposto agli attacchi lanciando razzi su Israele, che ha ordinato nuove evacuazioni. In Israele migliaia di persone hanno protestato contro il primo ministro Netanyahu, accusandolo di usare la guerra per fini politici.
🇺🇸 CHIUSURA DI DIPARTIMENTI FEDERALI E MEDIA STORICI, ATTACCHI A HOUTHI E TURISTI: LA SETTIMANA AMERICANA

3) Andiamo adesso negli USA. Il dipartimento di Giustizia sta indagando sulle proteste studentesche contro l’invasione israeliana della Striscia di Gaza avvenute alla Columbia University per verificare eventuali violazioni delle leggi federali sul terrorismo. L’amministrazione di Donald Trump ha intensificato le misure contro le università coinvolte, avviando indagini su 60 istituti e tagliando i fondi federali alla Columbia. L’ateneo è accusato di non aver protetto adeguatamente gli studenti ebrei e gli è stato imposto di adottare nuove misure, tra cui ridefinire l’antisemitismo e porre sotto controllo accademico alcuni dipartimenti. La Columbia ha iniziato a sanzionare gli studenti coinvolti nelle proteste, con sospensioni ed espulsioni. Tra i colpiti c’è anche Grant Miner, leader sindacale ebreo. Il governo ha inoltre arrestato Mahmoud Khalil, leader delle proteste, dichiarandolo una minaccia alla sicurezza nazionale, sebbene non siano state mosse accuse formali contro di lui. Un altro caso riguarda Ranjani Srinivasan, dottoranda indiana, che ha lasciato gli USA dopo la revoca del visto. Diversi studenti riferiscono di aver visto agenti dell’ICE nei dormitori della Columbia, e perquisizioni sono state effettuate con il pretesto di individuare immigrati irregolari. Infine, la studentessa palestinese Leqaa Kordia è stata arrestata per presunta violazione delle norme sul soggiorno.
Dicevamo prima dello Yemen. In settimana gli Stati Uniti hanno lanciato un’operazione militare contro obiettivi degli Houthi, milizia sciita sostenuta dall’Iran. L’attacco, annunciato da Donald Trump, è stato condotto con bombardamenti aerei e missili da navi da guerra, in risposta agli attacchi Houthi alle navi commerciali tra l’oceano Indiano e il mar Rosso. Il ministero della Salute yemenita ha riportato 53 morti e oltre 100 feriti. Gli Houthi hanno minacciato rappresaglie, incluso un attacco alla portaerei statunitense Harry Truman. L’operazione mira a distruggere postazioni radar, difese antiaeree e arsenali militari del gruppo, con un’offensiva che potrebbe durare diversi giorni. Trump ha anche avvertito l’Iran, esigendo la fine del supporto agli Houthi, che a gennaio sono stati ridefiniti dagli Stati Uniti come “organizzazione terroristica straniera”. Il conflitto yemenita, in corso dal 2014, ha causato oltre 150mila morti e una grave crisi umanitaria. Dal 2023, gli Houthi hanno attaccato più di cento navi, affondandone due e uccidendo quattro marinai, con gli attacchi che si sono fermati durante la tregua tra Israele e Hamas.
Nel fine settimana, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che ha bloccato le operazioni delle principali emittenti pubbliche americane, tra cui Voice of America (VoA), Radio Free Europe/Radio Liberty e Radio Free Asia. La decisione ha portato alla sospensione immediata delle trasmissioni in oltre 100 paesi e al congedo di circa 3.500 giornalisti. VoA, fondata durante la Seconda guerra mondiale, aveva il compito di diffondere informazione nei paesi sotto regimi autoritari, mantenendo indipendenza editoriale pur essendo finanziata dal governo. Trump ha sempre criticato VoA, accusandola di favorire i Democratici. Durante il suo primo mandato aveva tentato di influenzarne la linea editoriale, ma senza successo. Con il secondo mandato, ha nominato Kari Lake come nuova direttrice, sostenitrice della teoria delle elezioni truccate del 2020, e ha avviato un processo di trasformazione dell’emittente. Negli ultimi mesi, all’interno di VoA si erano verificati episodi di autocensura e pressioni sui giornalisti. A febbraio, l’ex ambasciatore Richard Grenell aveva definito VoA una “reliquia del passato” e suggerito di eliminarne i finanziamenti, proposta ripresa da Elon Musk. L’ordine esecutivo non chiude formalmente VoA, ma ne paralizza le attività eliminando la U.S. Agency for Global Media (USAGM), l’agenzia di supervisione, nei limiti della legge. Ora si prevedono battaglie legali per tentare di invalidare la decisione. La mossa rientra nella strategia delineata dal Project 2025, un documento programmatico trumpiano che prevede l’eliminazione o il controllo delle emittenti pubbliche.
Non è tutto. Trump ha firmato un ordine esecutivo per chiudere il dipartimento federale dell’Istruzione e trasferire la gestione del sistema scolastico ai singoli stati. La decisione, senza precedenti, è contestata dal punto di vista legale, poiché la chiusura di un dipartimento federale richiede l’approvazione del Congresso. L’ordine esecutivo affida alla segretaria all’Istruzione, Linda McMahon, il compito di trasferire le competenze agli stati e bloccare i finanziamenti federali a programmi di diversità e inclusione, considerati dall’amministrazione Trump come «discriminazioni illegali». Trump aveva già promesso questa misura nel 2016, sostenendo che il dipartimento fosse eccessivamente costoso e ideologicamente orientato. McMahon ha avviato il processo licenziando metà dei 4.000 dipendenti, ma alcuni stati Democratici hanno intentato una causa contro la misura. Non è chiaro se Trump riuscirà a portare avanti il piano, né quali funzioni verranno trasferite o eliminate. Il dipartimento, nato negli anni Ottanta, ha un ruolo limitato, ma gestisce programmi essenziali come borse di studio e prestiti studenteschi, che rimarrebbero comunque sotto l’autorità del Congresso.
Chiudiamo con un ultimo aggiornamento. Negli ultimi tempi, diversi viaggiatori, soprattutto turisti, si sono visti negare l’ingresso negli Stati Uniti nonostante avessero un’autorizzazione regolare. Alcuni sono stati detenuti e hanno denunciato trattamenti severi. Il governo tedesco e quello britannico hanno avvisato i loro cittadini del rischio di arresto ed espulsione. Tra i casi segnalati, c’è quello di Fabian Schmidt, un residente con green card, detenuto senza spiegazioni in un centro del Rhode Island. Anche altri tre cittadini tedeschi sono stati fermati, tra cui una tatuatrice e un giovane in visita alla fidanzata. Un ricercatore francese e una britannica hanno subito lo stesso trattamento per motivi poco chiari. Secondo un esperto, questo atteggiamento riflette un crescente clima anti-migranti, ora esteso anche ai cittadini di paesi alleati degli USA.
🇹🇷 TURCHIA: ARRESTATO EKREM IMAMOGLU, SINDACO DI ISTANBUL E POTENZIALE SFIDANTE DI ERDOGAN. LE MOTIVAZIONI

4) Mercoledì sera in Turchia decine di migliaia di persone hanno protestato contro l’arresto del sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, principale oppositore del presidente Erdogan. Le manifestazioni si sono svolte nonostante il divieto governativo e hanno portato all’arresto di oltre cento persone tra politici, giornalisti e attivisti. A Istanbul, le proteste hanno interessato università, municipi e stazioni della metropolitana, con scontri tra manifestanti e polizia, chiusure di strade e limitazioni all’accesso a internet e ai social network. Imamoglu è stato arrestato pochi giorni prima delle primarie del suo partito, il CHP, in vista delle elezioni presidenziali del 2028, mentre Erdogan potrebbe anticipare il voto per aggirare il limite ai mandati presidenziali. Il sindaco di Istanbul, rieletto nel 2023 dopo aver sconfitto candidati sostenuti dal governo, è coinvolto in procedimenti giudiziari, tra cui una condanna del 2022 per oltraggio ai funzionari elettorali. Il suo arresto è ufficialmente legato a un caso di corruzione e a presunti legami con il PKK. L’episodio potrebbe creare difficoltà politiche a Erdogan, influenzando i rapporti con l’Unione Europea e gli investimenti esteri, mentre la lira turca ha toccato minimi storici e la Borsa di Istanbul ha perso oltre il 9%. Le proteste sono andate avanti anche in questi giorni, con il leader del partito di Imamoglu, Ozgur Ozel, che ha invitato a manifestare pacificamente, nonostante i divieti imposti in diverse città.
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Andiamo alle brevi, anche questa settimana ricche di novità 👇
🇩🇪 Il Bundestag tedesco ha approvato una riforma costituzionale che consente di aggirare il “freno al debito” per finanziare spese militari e infrastrutture con centinaia di miliardi di euro. La riforma, sostenuta da CDU, SPD e Verdi, ma osteggiata da AfD e Linke, deve ora essere approvata dal Bundesrat, con voto previsto per venerdì. Essa permette di superare il limite di spesa militare dell’1% del PIL e prevede un fondo da 500 miliardi di euro per migliorare le infrastrutture tedesche e favorire la transizione energetica. Proposta dal leader della CDU, Friedrich Merz, la riforma è legata al riarmo europeo e alle incertezze sulla politica di difesa statunitense sotto Trump. L’approvazione entro il 25 marzo è cruciale prima dell’insediamento del nuovo parlamento, in cui AfD avrà maggiore peso.
🇮🇹 Domenica il maltempo ha concesso una tregua in Toscana ed Emilia-Romagna, permettendo l’inizio dei lavori di pulizia e la stima dei danni, che in Toscana superano i 100 milioni di euro. A Sesto Fiorentino, una delle zone più colpite, il torrente Rimaggio ha allagato parte del centro e danneggiato circa 40 attività economiche, incluso lo studio di registrazione Parsifal. A Calenzano si sono allagate la biblioteca e due palestre, mentre a Campi Bisenzio, Pelago e Pontassieve numerose persone hanno dovuto lasciare le loro case. A Vicchio l’acqua ha invaso l’area industriale, mentre a Palazzuolo sul Senio una frana ha fatto riemergere una vecchia discarica. In Emilia-Romagna, i danni sono stati più limitati, ma a Brisighella la piena del Lamone ha invaso i campi e le frane hanno danneggiato un potabilizzatore.
🏎️Lando Norris della McLaren ha vinto il Gran Premio d’Australia, prima gara del Mondiale di Formula 1 2025. Max Verstappen della Red Bull è arrivato secondo, seguito da George Russell della Mercedes e dal 18enne Andrea Kimi Antonelli, promosso al quarto posto dopo un ricorso. Lewis Hamilton, al debutto con la Ferrari, ha chiuso decimo, mentre Charles Leclerc è arrivato ottavo, confermando un avvio deludente per la scuderia italiana. La gara, condizionata dalla pioggia, ha visto diverse uscite di pista, tra cui quelle di Jack Doohan, Carlos Sainz, Fernando Alonso, Liam Lawson e Gabriel Bortoleto. Oscar Piastri, compagno di squadra di Norris, ha perso posizioni nella confusione finale. La McLaren si è dimostrata la vettura più competitiva, mentre la Ferrari ha ammesso problemi di strategia sulle gomme e di comunicazione tra Hamilton e il suo ingegnere di pista.
🇲🇰 La polizia della Macedonia del Nord ha arrestato 15 persone in relazione all’incendio scoppiato nella discoteca Pulse di Kočani, che ha causato 59 morti e 155 feriti. Il rogo è stato innescato da scintille di fuochi d’artificio durante un concerto e si è propagato rapidamente a causa di materiali infiammabili. Nel locale c’erano circa 500 persone, molte delle quali giovani e minorenni. Le indagini hanno rivelato gravi carenze nei sistemi antincendio e nella sicurezza, tra cui l’assenza di uscite di emergenza adeguate. La discoteca operava senza una licenza valida e si sospetta corruzione nell’assegnazione dei permessi. Tra gli arrestati figurano il gestore del locale, il figlio del proprietario e alcuni funzionari pubblici. Migliaia di persone hanno manifestato a Kočani per chiedere giustizia, con un solo episodio di tensione durante il corteo.
🇭🇺 Il parlamento ungherese ha approvato una legge che vieta l’organizzazione del Pride, con 136 voti a favore e 27 contrari. L’emendamento, proposto dal partito del primo ministro Viktor Orbán, modifica la legge sul diritto di assemblea, vietando eventi che «rappresentano o promuovono» l’omosessualità ai minori. Chi partecipa o organizza un Pride rischia una multa fino a 200mila fiorini ungheresi (circa 500 euro), e la polizia potrà usare il riconoscimento facciale per identificare i partecipanti. La legge si basa su una normativa del 2021 sulla «protezione dei minori», che vieta la trattazione di temi LGBTQ+ in spazi pubblici frequentati da minori. Gli organizzatori dei Pride hanno accusato il governo di voler reprimere la comunità LGBTQ+, mentre il partito di Orbán si presenta come difensore dei valori cristiani e della famiglia tradizionale.
🇪🇹 Una fazione dissidente del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè ha attaccato diverse città nel nord dell’Etiopia, prendendo il controllo di Adigrat e di altri centri minori. Il gruppo, guidato da Debretsion Gebremichael, accusa l’attuale governatore Getachew Reda di corruzione e di essere troppo vicino al governo federale. Getachew ha definito l’attacco un colpo di stato e ha chiesto l’intervento del primo ministro Abiy Ahmed, che non ha ancora risposto. Il conflitto rischia di riaccendere la guerra del biennio 2020-2022, nonostante gli accordi di pace di Pretoria. L’Eritrea, che in passato aveva sostenuto il governo etiope, ora è sospettata di appoggiare i dissidenti, aggravando la tensione. Il dittatore eritreo Isaias Afwerki ha mobilitato l’esercito, mentre Abiy ha spostato truppe al confine.
🏀 La proprietà dei Boston Celtics ha annunciato la vendita della squadra per 6,1 miliardi di dollari a un gruppo di investitori guidato da William Chisholm, socio del fondo californiano Symphony Technology Group. L’accordo, che deve ancora essere approvato dall’NBA, prevede una vendita in due fasi: il 51% subito, mentre la quota restante potrebbe essere ceduta entro il 2028 a un prezzo maggiore. La famiglia Grousbeck, proprietaria dal 2002, aveva acquistato la squadra per 360 milioni di dollari e Wyc Grousbeck continuerà a gestirla fino al 2027-2028. Tra i nuovi investitori figurano anche Robert Hale, Bruce Beal Jr e la società Sixth Street.
🥇 Kirsty Coventry è stata eletta presidente del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), diventando la prima donna, la prima africana e la più giovane persona a ricoprire questo incarico. Ex nuotatrice olimpionica dello Zimbabwe, Coventry è attualmente ministra dello Sport nel suo paese, governato in modo autoritario da Emmerson Mnangagwa. La sua elezione è stata criticata per questo motivo, ma è anche vista come un cambiamento per il CIO, noto per il suo conservatorismo. Coventry succederà a Thomas Bach, in carica dal 2013, e si insedierà ufficialmente a giugno.
Alla prossima (ci sentiamo tra 2 settimane!) 👋



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