Proseguono i negoziati tra Ucraina e Russia, Cina e UE rispondono ai dazi americani, Papa Francesco si spegne all’età di 88 anni

Si, arriva con colpevole ritardo, ma arriva.

Dopo intense festività pasquali e non, torniamo con le nostre news, più che mai ricche. Oltre ai consueti aggiornamenti dai fronti ucraino e israeliano, abbiamo le ultime dagli USA sulla questione commerciale che sta interessando il mondo intero e – soprattutto, purtroppo – la morte di Papa Francesco, che tratteremo ampiamente nell’ultimo blocco.

Cominciamo senza ulteriori indugi 👇

🇺🇦 UCRAINA: NEGOZIATI ANCORA IN ALTO MARE. TRUMP E ZELENSKY SI INCONTRANO AL FUNERALE DEL PAPA

1) Partiamo proprio dalla guerra in Ucraina. Venerdì della scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che abbandonerà i negoziati per la fine della guerra in Ucraina se non verrà raggiunto un accordo entro tempi molto brevi. La posizione era già stata anticipata dal segretario di Stato Marco Rubio, che aveva minacciato l’interruzione dei colloqui in assenza di progressi nei prossimi giorni. Gli Stati Uniti, coinvolti nei negoziati da febbraio, hanno incontrato difficoltà a causa delle richieste irrealizzabili della Russia. Trump, storicamente più vicino a Putin che a Zelensky, ha mostrato segni di irritazione anche verso la Russia, accusando Putin di non collaborare. Le parole di Rubio sembrano voler fare pressione su tutte le parti per accelerare il processo. Giovedì, Rubio ha partecipato a un incontro a Parigi con rappresentanti ucraini ed europei, e non ha confermato la presenza statunitense ai prossimi colloqui previsti a Londra (ci torneremo).

Poco prima delle festività pasquali, il presidente russo Vladimir Putin aveva annunciato una sospensione dei combattimenti in Ucraina proprio per la Pasqua, dalle 17 di sabato alle 23 di domenica, aspettandosi un’analoga iniziativa da parte ucraina. Il ministero della Difesa russo ha confermato l’ordine di cessare le operazioni militari. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha però espresso scetticismo, definendo la mossa un tentativo di manipolazione, e in seguito ha accusato la Russia di non aver effettivamente rispettato la tregua, dal momento che – secondo lui – solo domenica si sarebbero verificati oltre 2.000 attacchi russi, tra cui 67 via terra nella zona del Donbass e 1.355 bombardamenti, di cui oltre 700 con armi pesanti. Sono stati registrati anche attacchi aerei sabato sera, quando la tregua avrebbe già dovuto iniziare. L’Ucraina ha documentato le violazioni e intende condividerle con gli alleati, mentre la Russia ha accusato a sua volta l’Ucraina di non aver rispettato il cessate il fuoco. L’annuncio di Putin era arrivato dopo gravi attacchi a Kryvyi Rih e Sumy e potrebbe essere stato un gesto politico verso il presidente USA, Donald Trump. Zelensky ha ribadito la disponibilità ucraina a una tregua reale e prolungata, proponendo la sospensione per 30 giorni di attacchi con droni e missili su infrastrutture civili. A marzo, l’Ucraina aveva accettato una proposta americana per un cessate il fuoco parziale, ma la Russia si era opposta con condizioni inaccettabili. Nel weekend è avvenuto anche uno scambio di prigionieri: 277 ucraini in cambio di 246 russi.

Proprio gli USA sono tornati in settimana dall’Ucraina con una bozza di accordo di pace, definita dal presidente Trump «la sua offerta finale». Presentata a Parigi, la bozza di una sola pagina ha proposto condizioni maggiormente favorevoli alla Russia, tra cui il riconoscimento dell’annessione della Crimea, del controllo russo su territori occupati e la promessa che l’Ucraina non entrerà nella NATO. In cambio, all’Ucraina verrebbero offerti una vaga garanzia di sicurezza da parte di paesi europei, la restituzione di una piccola area nella regione di Kharkiv, il libero passaggio sul Dnipro e aiuti non meglio specificati per la ricostruzione. Putin avrebbe accennato a rinunciare al controllo totale di quattro regioni parzialmente occupate, un’offerta considerata di facciata, visto che la Russia non è riuscita a conquistarle. L’accordo prevederebbe inoltre la fine delle sanzioni americane e una cooperazione economica, vantaggiosa per la Russia. Tuttavia, il riconoscimento della Crimea contrasterebbe con la politica estera americana stabilita nel 2018 con la “Crimea Declaration”. Oltretutto, la Costituzione ucraina impedisce modifiche territoriali senza referendum, reso impossibile dalla legge marziale. E riconoscere l’annessione creerebbe un pericoloso precedente per altre contese territoriali della Russia. Nel 2014, la Crimea fu conquistata da militari russi sotto copertura durante una crisi politica a Kiev, e successivamente annessa con un referendum non riconosciuto a livello internazionale. La vaghezza delle garanzie di sicurezza e i segnali di disimpegno diplomatico da parte degli Stati Uniti e del Regno Unito hanno in ogni caso generato ulteriori incertezze nei negoziati. Tale proposta è stata però respinta da Zelensky, che la considera inaccettabile. Un recente vertice a Londra, annunciato con enfasi ma ridimensionato all’ultimo minuto per l’assenza di figure chiave, si è concluso senza risultati concreti. Trump ha dichiarato di aver raggiunto un’intesa con Mosca e ha accusato Zelensky di atteggiamenti “incendiari”, mentre la Casa Bianca presenta la proposta come un ultimatum. Kiev, sostenuta da UE ed Eliseo, ha ribadito di essere pronta a negoziare ma non a cedere territori, chiedendo un cessate il fuoco immediato.

Questo fine settimana i funerali del Papa (che tratteremo in seguito) sono serviti per un incontro, seppur breve ma molto ripreso, tra il presidente americano Trump e quello ucraino Zelensky. Il micro-meeting tra i due, molto migliore rispetto al precedente alla Casa Bianca, è stato definito da Zelensky «simbolico» e dalla Casa Bianca «molto produttivo». Il ministro ucraino Sybiha ha sottolineato l’importanza storica dell’incontro. Dopo il funerale, Trump ha criticato Putin sui social per gli attacchi contro civili, in contrasto con quanto affermato il giorno prima sui negoziati di pace. Intanto, Putin ha dichiarato la disponibilità a dialogare direttamente con l’Ucraina. Trump e Zelensky hanno inoltre parlato brevemente con Macron e Starmer.

E sul campo cosa succede nel frattempo? Il capo delle forze armate russe, Valeri Gerasimov, ha annunciato la riconquista da parte della Russia del villaggio di Gornal, ultimo presidio ucraino nella regione di Kursk. L’Ucraina ha smentito, sostenendo che le operazioni stanno continuando, sebbene la presenza ucraina sia ormai minima. Gerasimov ha comunicato la notizia a Putin in un video ufficiale, ringraziando anche le truppe nordcoreane per il loro contributo. Alcuni osservatori ritengono che vi sia ancora una limitata presenza ucraina. L’Ucraina aveva occupato parte di Kursk nell’agosto 2024, ma la Russia ha poi lanciato una controffensiva, pagando un alto prezzo in termini di perdite. Gli obiettivi ucraini di alleggerire il fronte del Donbass e rafforzare la propria posizione nei negoziati non sono stati pienamente raggiunti.

🇺🇸 USA: LE ULTIME SULLA GUERRA AGLI HOUTHI, GLI ACCORDI CON L’IRAN E LA QUESTIONE DAZI A LIVELLO INTERNAZIONALE

2) Passiamo a ciò che sta succedendo in terra americana invece. Giovedì della scorsa settimana un attacco aereo degli Stati Uniti ha colpito un impianto petrolifero a Ras Isa, sulla costa occidentale dello Yemen, causando la morte di 74 persone secondo fonti Houthi, milizia sciita sostenuta dall’Iran. I dati non sono verificabili in modo indipendente, ma un video trasmesso da Al Masirah mostra almeno dieci corpi sul luogo del bombardamento. L’attacco è stato descritto come il più grave da quando il presidente Donald Trump ha ordinato l’intensificazione delle operazioni contro gli Houthi. Secondo l’esercito statunitense, l’obiettivo era colpire una fonte energetica ed economica degli Houthi, che invece accusano gli Stati Uniti di aver distrutto una struttura civile. Nel 2024 gli Houthi avevano effettuato vari attacchi a navi cargo nel Mar Rosso in risposta ai bombardamenti israeliani su Gaza. A proposito della situazione con l’Iran, sabato scorso si è tenuto a Roma, presso l’ambasciata omanita, il secondo incontro tra le due delegazioni per discutere sul programma nucleare iraniano. Le posizioni sono rimaste distanti, ma entrambi i paesi hanno manifestato interesse a negoziare: l’Iran, indebolito economicamente e militarmente, punta a un allentamento delle sanzioni, mentre gli Stati Uniti vogliono ottenere un accordo vantaggioso per l’amministrazione Trump. Un nuovo incontro è previsto per il 26 aprile in Oman, con la partecipazione di esperti tecnici. Al centro delle trattative vi è l’arricchimento dell’uranio: l’Iran ha raggiunto livelli vicini al 60%, utili per fini militari, pur sostenendo di volerlo usare solo per scopi civili. Gli Stati Uniti chiedono lo smantellamento completo del programma nucleare, minacciando azioni militari in caso contrario. L’inviato speciale USA, Steve Witkoff, privo di esperienza diplomatica o tecnica, ha mostrato incertezza, prima aprendo all’arricchimento al 3,67%, poi negando ogni concessione. Il rapido progresso del programma iraniano è anche conseguenza del ritiro unilaterale di Trump nel 2018 dall’accordo nucleare del 2015, voluto da Obama. Ora l’Iran, colpito da crisi economica e pressioni internazionali, propone un’intesa simile a quella del 2015. Trump, tuttavia, considera quell’accordo inaccettabile e vuole condizioni più stringenti. Mentre il presidente iraniano Pezeshkian è favorevole al dialogo, la Guida suprema Khamenei, pur contraria, ha autorizzato i negoziati.

Tornando alla questione dazi invece, la Cina ha annunciato che prenderà contromisure contro i paesi che stringeranno accordi commerciali con gli Stati Uniti a suo svantaggio. Il ministero del Commercio ha dichiarato di rispettare il diritto degli altri paesi a trattare con gli Stati Uniti, ma ha ribadito la propria opposizione a intese che danneggino gli interessi cinesi. Dopo l’annuncio di dazi estesi da parte di Donald Trump, poi sospesi per quasi tutti i paesi tranne la Cina, molti stati hanno avviato negoziati con gli USA. Washington starebbe spingendo i partner a ridurre i rapporti commerciali con Pechino e a imporre dazi secondari. Il Vietnam ha già intensificato i controlli per evitare che la Cina eluda i dazi, mentre anche Giappone, Corea del Sud e Indonesia sono coinvolti nelle trattative. Negli ultimi giorni Trump sostiene che siano in corso trattative con la Cina, ma il governo cinese ha negato qualsiasi negoziato. Trump ha parlato di un incontro, senza fornire dettagli, mentre il ministero degli Esteri cinese ha ribadito l’assenza di comunicazioni o accordi. Xi Jinping appare determinato a non cedere, ritenendo la Cina oggi più forte e convinto che la strategia dei dazi abbia indebolito Trump.

E l’Unione Europea? Pare stia intensificando i negoziati per accordi di libero scambio con numerosi paesi, sia per difendersi dagli Stati Uniti di Donald Trump, sia per sfruttare l’instabilità da essi generata. I negoziati, condotti dalla Commissione Europea tramite Ursula von der Leyen e Maros Sefcovic, riguardano oltre 70 paesi. Recentemente, sono stati avviati contatti con gli Emirati Arabi Uniti e riaperti i dialoghi con la Malaysia. Sono in corso anche trattative con Canada, Messico e India. L’approvazione degli accordi è complessa e richiede il consenso di Parlamento, Consiglio e, a volte, degli Stati membri. Trump ha introdotto dazi fino al 20% sulle importazioni europee, poi ridotti, ma resta l’incertezza. Le differenze tra i paesi UE sono emerse durante i negoziati con il Mercosur, con Francia contraria e Germania favorevole. L’Unione vorrebbe proporsi come partner stabile e affidabile rispetto agli USA, pur restando aperta a nuovi accordi con Washington. In passato, un tentativo di accordo globale, il TTIP, fallì per mancanza di sostegno politico e pubblico.

In terra USA invece il malcontento serpeggia. Dopo la sospensione temporanea dei dazi, l’amministrazione Trump aveva annunciato l’obiettivo ambizioso di concludere 90 accordi commerciali in 90 giorni con altrettanti paesi. Tuttavia, a due settimane dall’annuncio, non è stato firmato alcun accordo concreto e i negoziati risultano vaghi o inesistenti. La portavoce della Casa Bianca ha parlato genericamente di “18 proposte” ricevute e di contatti con 34 paesi, ma senza fornire dettagli. I negoziati con partner strategici come India, Giappone, Corea del Sud e Unione Europea sembrano al momento confusi e privi di una linea chiara da parte statunitense. Le recenti concessioni americane, come l’esenzione di alcuni prodotti dai dazi, evidenziano le difficoltà economiche interne e la debolezza della posizione negoziale di Trump. Inoltre, l’amministrazione è disorganizzata, con ruoli tecnici ancora vacanti e un approccio diplomatico accentrato su Trump stesso, che mina la credibilità dei suoi delegati. Gli esperti giudicano irrealistico l’obiettivo dei 90 accordi, dato che simili trattative richiedono anni e una strategia solida e coerente. Intanto dodici stati americani hanno fatto causa al governo degli Stati Uniti contro i dazi, ritenuti arbitrari e di competenza del Congresso. Gli stati sostengono che il presidente non abbia l’autorità per introdurre tali misure. La causa è stata avviata da stati a guida prevalentemente democratica, con l’eccezione di Nevada e Vermont. Anche la California aveva presentato una causa simile la settimana precedente.

🇮🇱 ISRAELE-HAMAS: LE ACCUSE A NETANYAHU, GLI ATTACCHI A GAZA E IN PAKISTAN, UNA NUOVA PROPOSTA DI NEGOZIATI

3) Qual è la situazione a Gaza invece? Ronen Bar, capo del servizio segreto interno israeliano Shin Bet, ha presentato a un tribunale un documento di sette pagine in cui accusa il primo ministro Benjamin Netanyahu di aver esercitato pressioni indebite per ottenere favori illegali. Tra le richieste ci sarebbero la protezione nei suoi processi giudiziari, lo spionaggio degli oppositori politici e la richiesta di fedeltà personale, anche al di sopra della legge. Il documento fa parte di un processo avviato dopo che Netanyahu ha tentato di licenziare Bar, decisione al momento sospesa dalla Corte Suprema. Bar ha anche consegnato una versione secretata più estesa del documento, in cui dettaglia tempi e luoghi delle presunte pressioni. Alcune delle accuse erano già trapelate, altre sono nuove. Bar sostiene che Netanyahu gli abbia chiesto di spiare i promotori delle proteste contro il governo e di firmare un documento per esonerarlo dalle testimonianze nei suoi processi per motivi di sicurezza, cosa che Bar ha rifiutato. In alcune occasioni, Netanyahu avrebbe chiesto obbedienza al primo ministro anziché alla Corte Suprema, in caso di crisi istituzionale. Bar afferma che queste richieste avvenivano in privato, al termine di riunioni ufficiali, per evitare tracce. Sostiene inoltre che il tentativo di licenziamento sia legato a indagini avviate dallo Shin Bet su alcuni collaboratori di Netanyahu. Il premier ha respinto le accuse, definendole infondate e motivate da ostilità personale. Bar ha annunciato che si dimetterà comunque, indipendentemente dall’esito del processo.

Sul campo di battaglia, negli ultimi attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza, almeno 45 persone sono morte e oltre 100 sono rimaste ferite, secondo fonti mediche palestinesi. In uno di questi il bilancio iniziale è stato di 39 vittime, mentre un raid ha ucciso altre 23 persone. Un altro attacco ha colpito il quartiere Tuffah, causando la morte di due gemelle di quattro anni. L’IDF ha dichiarato di aver colpito obiettivi di Hamas e della Jihad islamica palestinese. In Pakistan invece, nelle ultime settimane, almeno 178 persone sono state arrestate per attacchi contro ristoranti della catena statunitense KFC, nel contesto di proteste contro Israele e il sostegno degli Stati Uniti alla sua azione militare a Gaza. Gli attacchi, avvenuti soprattutto a Karachi, Lahore e Islamabad, hanno portato alla morte di un dipendente a Sheikhupura, probabilmente colpito da un proiettile vagante. Alcuni episodi sono stati violenti, con bastoni, pietre e incendi. Il partito islamico TLP ha appoggiato i boicottaggi ma ha negato coinvolgimenti diretti, nonostante l’arresto di un suo membro. Le autorità hanno condannato le violenze, sottolineando l’importanza economica di KFC, che impiega oltre 25.000 persone. Anche altre aziende statunitensi, come Pizza Hut, Coca-Cola, Starbucks e McDonald’s, sono oggetto di boicottaggi in diversi paesi musulmani.

Nel frattempo, Hamas ha presentato una nuova proposta di negoziato: liberare tutti gli ostaggi israeliani in cambio del ritiro dell’Idf da Gaza e un cessate il fuoco di cinque anni. Una delegazione di Hamas è arrivata al Cairo per discuterne con i mediatori egiziani. Un funzionario di Hamas ha dichiarato che il gruppo è pronto a uno scambio di prigionieri completo e a una tregua prolungata, respingendo l’offerta israeliana di 45 giorni di tregua e il rilascio di 10 ostaggi. Altri rappresentanti di Hamas hanno espresso la disponibilità a cedere il governo della Striscia all’Autorità Palestinese o a un comitato di tecnocrati scelti dall’Egitto, pur senza rinunciare alle armi. È stato diffuso anche un video che mostra miliziani salvare un ostaggio da un tunnel bombardato. Da Israele non arrivano commenti ufficiali, ma il capo del Mossad si trova in Qatar per trattative. Nel frattempo, l’esercito israeliano prepara un’ulteriore intensificazione delle operazioni a Gaza. In Israele, gli Houthi hanno lanciato un missile ipersonico verso Haifa, intercettato e distrutto.

✝️ PAPA FRANCESCO SI SPEGNE ALL’ETÀ DI 88 ANNI DOPO 12 ANNI DI PONTIFICATO. OLTRE 400 MILA PERSONE AI FUNERALI

4) È morto papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio, all’età di 88 anni. Gesuita e primo pontefice proveniente dall’America Latina, era alla guida della Chiesa cattolica dal 13 marzo 2013. La notizia della sua morte, avvenuta lunedì 21 aprile alle 7:35, è stata comunicata dal cardinale Kevin Joseph Farrell. Negli ultimi mesi le sue condizioni di salute si erano aggravate: era stato ricoverato per polmonite e altre complicazioni respiratorie, e da tempo mostrava segni di stanchezza. Dopo le dimissioni dall’ospedale, stava trascorrendo la convalescenza a Santa Marta. Nei giorni precedenti la morte aveva comunque partecipato a eventi pubblici, tra cui la benedizione Urbi et Orbi a Pasqua. Durante i suoi dodici anni di pontificato, papa Francesco ha affrontato sfide globali come guerre, pandemia e cambiamento climatico, distinguendosi per alcune posizioni progressiste spesso criticate dagli ambienti più conservatori. Il Vaticano ha comunicato che la morte di papa Francesco è stata causata da un ictus cerebrale seguito da coma e collasso cardiocircolatorio irreversibile. La diagnosi è stata confermata da Andrea Arcangeli, direttore della Direzione di Sanità e Igiene vaticana. In precedenza, erano circolate ipotesi su un’emorragia cerebrale. È stato reso pubblico anche il suo testamento, datato 29 giugno 2022, che prevede la sepoltura nella Basilica di Santa Maria Maggiore, in una tomba semplice con la sola iscrizione “Franciscus”, le cui spese saranno sostenute da un benefattore anonimo.

In seguito alla morte del Papa, il Consiglio dei ministri ha proclamato cinque giorni di lutto nazionale, su proposta della presidente Giorgia Meloni. Si tratta di una decisione senza precedenti nella storia della Repubblica italiana, dato che in passato il lutto per la morte di un papa è sempre stato limitato a uno o tre giorni. Con Paolo VI e i suoi successori, la durata e le misure del lutto erano state ridotte, diventando più simboliche. L’attuale proclamazione ha previsto bandiere a mezz’asta negli uffici pubblici e manifestazioni sobrie, in particolare il 25 aprile. A questo proposito, molti comuni italiani hanno annullato o rinviato parte delle celebrazioni legate all’80° Anniversario della Liberazione. Le decisioni, prese per rispettare l’invito del governo a evitare «balli e canti scatenati», hanno suscitato critiche. A Ponte San Nicolò (Padova), il sindaco ha posticipato una cerimonia e annullato un concerto, ricevendo numerose contestazioni. Scelte simili sono state adottate anche ad Ancona, Cesena, Pesaro e Piacenza. A Domodossola è stata vietata la sfilata del corteo, provocando polemiche, anche da parte dell’ANPI. Altri comuni coinvolti includono Foligno, Legnano, Cinisello Balsamo e Mirano.

Ieri, 26 aprile, Papa Francesco è stato salutato a Roma da una folla immensa: 250mila persone in Piazza San Pietro e 150mila lungo il percorso del feretro. Il funerale, presieduto dal cardinale Giovanni Battista Re, ha visto la presenza di 220 cardinali, 5.000 concelebranti e 160 delegazioni internazionali, tra cui leader come Milei, Mattarella, Meloni, Trump, Macron e Zelensky. L’omelia ha ricordato l’impegno di Francesco a “costruire ponti, non muri”, suscitando applausi tra i fedeli. Il feretro, una semplice bara di legno con sopra un Vangelo aperto, è stato portato sulla papamobile da San Pietro a Santa Maria Maggiore, come previsto, accompagnato da due ali di folla.

La domanda sorge spontanea: e adesso? Quando un papa si dimette o muore, il suo successore viene eletto da una commissione di cardinali nominati dal papa stesso. Papa Francesco, in 12 anni di pontificato, ha nominato 108 dei 135 cardinali con diritto di voto, influenzando fortemente la futura elezione. Questa situazione rende probabile che il prossimo papa appartenga alla stessa fazione progressista, anche se il conclave rimane imprevedibile. La storia mostra che papi longevi tendono a garantire la continuità ideologica, come accadde con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Francesco ha però rotto con le tradizioni, evitando nomine da grandi arcidiocesi occidentali e preferendo cardinali provenienti da periferie e dal Sud Globale. Ha dato spazio a figure giovani e attive su temi sociali, come Robert McElroy negli Stati Uniti. Oggi, per la prima volta, la maggioranza dei cardinali proviene da fuori Europa, e l’età media dei nuovi cardinali è più bassa. Alcune nomine sono state sorprendenti e inattese, come quella dell’arcivescovo di Tokyo, Tarcisius Isao Kikuchi. Nelle prossime settimane sono attese novità sul suo successore.

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Riprendiamo un attimo il respiro e andiamo alle brevi 👇

🔞 L’AGCOM ha introdotto nuove regole per la verifica dell’età degli utenti sui siti visibili in Italia che ospitano contenuti vietati ai minori, come pornografia e gioco d’azzardo. La verifica non potrà più essere effettuata direttamente dai siti, ma sarà affidata a soggetti terzi certificati. Il processo sarà composto da due fasi e adotterà un sistema di “doppio anonimato”, che garantisce la riservatezza sia dell’identità dell’utente sia del sito visitato. Le nuove disposizioni derivano dal “decreto Caivano”, approvato nel 2023 per contrastare la criminalità minorile. I siti avranno sei mesi per adeguarsi.

🇮🇳 Martedì un attacco terroristico ha ucciso 26 turisti nel Kashmir indiano, aggravando le tensioni tra India e Pakistan. L’India accusa il Fronte della Resistenza, gruppo armato islamista sostenuto dall’esercito pachistano, mentre il Pakistan nega il coinvolgimento ma minaccia ritorsioni in caso di attacchi. Il primo ministro indiano Modi ha promesso punizioni esemplari. In risposta, l’India ha sospeso un trattato idrico storico, ridotto la presenza diplomatica pachistana, chiuso il confine principale e imposto l’espulsione dei cittadini pachistani. Il Pakistan ha reagito chiudendo il suo spazio aereo ai voli indiani. Si teme ora un’escalation militare simile a quella del 2019. Il Kashmir, al centro della disputa, resta una zona fortemente militarizzata e contesa dal 1947.

🇮🇷 Domenica mattina, quasi 24 ore dopo una potente esplosione nel porto di Bandar Abbas, nel sud dell’Iran, gli incendi erano sotto controllo, ma il fumo nero continuava a fuoriuscire dal sito. L’esplosione ha causato almeno 40 morti e circa 750 feriti. La causa non è ancora chiara, ma si ipotizza che la sostanza coinvolta fosse il perclorato di sodio, un propellente per missili immagazzinato nel porto. Le autorità iraniane suggeriscono che l’incidente possa essere stato provocato da errori nello stoccaggio di materiali non specificati. Bandar Abbas, città portuale strategica e sede della marina iraniana, ha subito gravi danni, ma alcune operazioni portuali sono riprese.

🇦🇺 Negli ultimi giorni, un’operazione autorizzata dal governo dello stato di Victoria ha visto il massacro di oltre 750 koala nel parco nazionale di Budj Bim, in Australia. Gli animali sono stati uccisi da elicotteri che sorvolavano l’area, con l’obiettivo di alleviare la loro sofferenza dopo un incendio che aveva distrutto gran parte del loro habitat. Nonostante l’intervento fosse giustificato come urgente dal governo, molte organizzazioni ambientaliste e scienziati hanno criticato la scelta, suggerendo che altre soluzioni, come il soccorso, fossero più appropriate. La vicenda ha sollevato preoccupazioni sulla tutela dei koala, specie già a rischio a causa della perdita di habitat e dei cambiamenti climatici, con la popolazione in declino in alcune aree del paese.

🇺🇸 Venerdì una giudice di Milwaukee, Hannah Dugan, è stata arrestata con l’accusa di aver ostacolato l’applicazione delle leggi sull’immigrazione. Secondo le accuse, il 18 aprile avrebbe impedito l’arresto di un uomo senza permesso di soggiorno, Eduardo Flores Ruiz, durante una sua udienza in tribunale, facendolo uscire dalla porta riservata ai giurati. L’amministrazione Trump, nota per le sue politiche dure sull’immigrazione, ha affrontato diversi scontri con gli stati, ma finora non era mai stato arrestato un giudice. La Dugan è stata rilasciata dopo un’udienza preliminare. La sua azione si inserisce in un contesto in cui i tribunali statali sono stati criticati per i rischi che gli arresti di immigrati senza permesso di soggiorno pongono alla sicurezza degli stessi tribunali. L’uomo coinvolto era stato accusato di percosse domestiche.

🇮🇹 Il Tar dell’Emilia-Romagna ha sospeso la delibera regionale che regola l’accesso al suicidio assistito, in attesa di una discussione collegiale fissata per il 15 maggio 2024. La delibera era stata approvata a febbraio 2024, ma la consigliera regionale Valentina Castaldini e il Consiglio dei ministri avevano presentato ricorsi contro di essa. La Castaldini ha contestato che una delibera regionale non possa sostituire una legge nazionale e ha sollevato dubbi sulla contraddittorietà delle linee guida. Inoltre, ha criticato la creazione di un comitato etico territoriale per valutare le richieste di suicidio assistito. La delibera è stata sospesa come misura cautelare in attesa della decisione definitiva.

Alla prossima 👋

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Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

La Rassegna Settimanale di Maurizio Russo