Il piano di Zelensky per la pace in Ucraina, gli attacchi degli USA all’ISIS, la legge di bilancio definitiva

Ultimo numero del 2025. Cosa ci avrà riservato?

Beh, un buon numero di novità dal conflitto tra Ucraina e Russa e – soprattutto – dalla politica estera americana. In più le ultime (si spera) dalla legge di bilancio 2026 e dalla guerra a Gaza. Più un gran numero di brevi.

Cominciamo subito 👇

🇺🇦 UCRAINA-RUSSIA: L’ATTACCO ALLA NAVE DELLA “FLOTTA FANTASMA”, LA MORTE DEL GENERALE SARVAROV, IL PIANO DI ZELENSKY

1) Cominciamo il nostro riepilogo settimanale partendo dall’Ucraina, che negli ultimi giorni ha colpito con droni una petroliera russa nel Mediterraneo, a oltre 2.000 chilometri dal proprio territorio e in acque neutrali al largo della Libia: è la prima volta che accade. La nave, appartenente alla cosiddetta “flotta fantasma” usata per aggirare le sanzioni sul petrolio russo, non trasportava carico. I servizi segreti ucraini (SBU) hanno dichiarato che la petroliera è stata gravemente danneggiata, senza conseguenze ambientali, e Reuters ha verificato le immagini dell’attacco. La nave, la Qendil, lunga 250 metri e battente bandiera dell’Oman, era diretta in Russia dopo essere partita dall’India e si trova ora nei pressi della Grecia. Il presidente russo Vladimir Putin ha confermato indirettamente l’attacco, promettendo ritorsioni e sostenendo che non abbia compromesso le forniture. L’SBU ha rivendicato l’azione anche per il suo valore simbolico, inserendola in una più ampia campagna contro infrastrutture e navi legate al settore energetico russo, mentre restano sospetti su altri attacchi simili, incluso un presunto sabotaggio avvenuto in Italia.

Un altro evento degno di nota ha riguardato il generale russo Fanil Sarvarov, 56 anni, morto lunedì mattina in ospedale a Mosca dopo l’esplosione di una bomba collocata sotto la sua auto in un parcheggio di un quartiere residenziale nel sud della città, intorno alle 7. Sarvarov era a capo del dipartimento di addestramento dell’esercito russo e aveva combattuto in Cecenia e in Siria. Le autorità russe stanno valutando diverse ipotesi sull’attentato e hanno indicato tra le possibili responsabilità i servizi segreti ucraini, senza fornire prove. Da Kiev non sono arrivati commenti. In passato la Russia ha accusato più volte l’Ucraina di omicidi mirati contro alti ufficiali russi: in alcuni casi l’SBU ha rivendicato, definendo gli ufficiali «obiettivi legittimi», come per il generale Igor Kirillov, ucciso un anno fa a Mosca. In altri episodi non ci sono state rivendicazioni, come per Yaroslav Moskalik, ucciso ad aprile con un’autobomba nella periferia della capitale russa.

Non è tutto. Mentre proseguono i negoziati per porre fine al conflitto in Ucraina, sul terreno continuano intense operazioni militari. Kiev ha denunciato nuovi attacchi russi in diverse regioni del Paese, in particolare contro infrastrutture energetiche e civili. Il presidente Volodymyr Zelensky ha riferito di un massiccio attacco con oltre 650 droni e più di 30 missili, che ha colpito 13 regioni, provocando vittime civili, tra cui una donna nella regione di Kiev, una persona a Khmelnytskyi e un bambino di quattro anni a Zhytomyr. Gran parte del territorio ucraino resta in stato di allerta aerea. Mosca afferma di aver abbattuto complessivamente 44 droni ucraini tra la notte e la mattina, in particolare nelle regioni di Belgorod, Voronezh e in altre aree russe. Secondo fonti locali, un impianto petrolchimico a Budyonnovsk, nel territorio di Stavropol, sarebbe stato colpito, mentre attacchi russi con droni hanno causato interruzioni di corrente nel nord della regione ucraina di Sumy. Le autorità ucraine segnalano almeno due morti e diversi feriti negli attacchi mattutini, inclusi bambini. Zelensky ha inoltre denunciato il rapimento di 52 civili, tra cui minori, da parte delle truppe russe nel villaggio di Hrabovske, nella regione di Sumy.

In settimana, inoltre, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha presentato una nuova versione del piano per porre fine alla guerra, elaborata con gli Stati Uniti e articolata in 20 punti. L’elemento principale è la disponibilità dell’Ucraina a ritirare le proprie truppe dalla parte del Donbas ancora sotto controllo ucraino, a condizione che la Russia faccia lo stesso liberando una porzione di territorio equivalente. Nelle aree sgomberate dovrebbe nascere un’unica zona demilitarizzata, definita da Zelensky “zona economica libera”, in linea con una recente proposta statunitense. Il piano arriva mentre il presidente russo Vladimir Putin ha ribadito l’obiettivo dell’occupazione totale del Donbas, minacciando un’escalation militare in caso di fallimento dei negoziati. Il Donbas resta il principale nodo delle trattative: l’Ucraina controlla circa il 20 per cento della regione di Donetsk, mentre Luhansk è interamente sotto controllo russo. Zelensky ha annunciato che la proposta sarà inviata alla Russia dagli Stati Uniti e che si attende una risposta rapida. La zona demilitarizzata potrebbe includere anche città strategiche come Kramatorsk e Sloviansk, finora ritenute essenziali per la difesa ucraina. È prevista inoltre una forza di stabilizzazione internazionale. La creazione della zona dovrebbe essere approvata tramite referendum in Ucraina e, dopo un eventuale accordo, si terrebbero nuove elezioni. Il piano offre condizioni migliori per Kiev rispetto alla versione di novembre e non menziona l’ingresso dell’Ucraina nella NATO.

🇺🇸 LA SETTIMANA DEGLI USA: GLI ATTACCHI ALL’ISIS, I RAPPORTI CON LA BIELORUSSIA, LA QUESTIONE GROENLANDIA

2) Passiamo agli Stati Uniti e a una parte delle vicende che li hanno riguardati questa settimana (il resto lo trovate nelle brevi). Innanzitutto, parliamo della serie di attacchi aerei contro obiettivi dello Stato Islamico (ISIS) in Siria, definiti una ritorsione per l’uccisione di due soldati e un interprete statunitensi avvenuta il 13 dicembre, le prime vittime americane nella regione dalla caduta del regime di Bashar al Assad, un anno fa. L’esercito statunitense ha dichiarato di aver colpito oltre 70 obiettivi tra il nordest e il centro del paese, incluse strutture logistiche e depositi di armi, sostenendo di aver ucciso un capo dell’ISIS e diversi combattenti. Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, almeno cinque membri del gruppo sono morti nella provincia di Deir ez Zor, tra cui il responsabile delle attività con droni. All’operazione hanno partecipato aerei ed elicotteri statunitensi con il supporto dell’aviazione giordana. L’attacco contro i tre statunitensi non era stato rivendicato, ma l’intelligence americana lo aveva attribuito all’ISIS; l’autore faceva parte delle forze di sicurezza siriane ed era considerato vicino a posizioni estremiste. Il presidente Donald Trump aveva promesso una dura risposta, mentre il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha definito l’operazione una “vendetta” e non l’inizio di una guerra. Le azioni militari si inseriscono in un contesto di riduzione della presenza statunitense in Siria e di normalizzazione dei rapporti con il nuovo governo siriano di Ahmed al Sharaa, che ha confermato il proprio sostegno agli attacchi. Nonostante l’indebolimento, l’ISIS conterebbe ancora circa 7.000 combattenti tra Siria e Iraq e negli ultimi anni ha condotto o ispirato attentati in diversi paesi.

Ma non è tutto. Nella notte tra giovedì e venerdì gli Stati Uniti hanno effettuato un bombardamento aereo contro lo Stato Islamico anche nello stato di Sokoto, nel nord-ovest della Nigeria, in coordinamento con il governo nigeriano. Le informazioni sull’operazione sono limitate: il presidente Donald Trump l’ha definita «potente e mortale» e l’esercito statunitense ha parlato di «diversi» terroristi uccisi, senza precisare il numero. Da settimane Trump accusava l’ISIS di attaccare le comunità cristiane nigeriane e aveva ordinato al dipartimento della Difesa di prepararsi a un intervento militare per proteggerle, ma il governo nigeriano ha ridimensionato la lettura religiosa dell’azione. Secondo le autorità locali, si è trattato di un’operazione contro un gruppo terroristico che colpisce i civili, indipendentemente dalla religione. In Nigeria operano diversi gruppi armati, tra cui Boko Haram e l’ISWAP, quest’ultimo responsabile negli ultimi mesi di numerosi attentati e centinaia di morti. L’ISWAP aveva reagito alle minacce di Trump con un editoriale ostile, interpretando un possibile intervento statunitense come un successo per lo Stato Islamico. Gli attacchi nel paese colpiscono sia comunità cristiane sia musulmane, spesso prese di mira se ritenute non sufficientemente radicali.

Sempre in settimana, un’inchiesta del Wall Street Journal ha ricostruito le trattative avviate dagli Stati Uniti con la Bielorussia dopo il ritorno di Donald Trump alla presidenza, affidate all’avvocato John Coale, inviato a negoziare direttamente con Aleksandr Lukashenko. In cambio di concessioni statunitensi, Minsk ha scarcerato circa 250 prigionieri politici, ottenendo una distensione dei rapporti e una riduzione dell’isolamento internazionale del regime. Coale, figura di fiducia di Trump, ha instaurato un rapporto personale con Lukashenko, incarnando una diplomazia non convenzionale e transazionale, basata su scambi diretti tra concessioni e rilasci. Tra giugno e settembre sono stati liberati complessivamente decine di detenuti, inclusi esponenti di primo piano dell’opposizione, in cambio dell’alleggerimento di sanzioni e di misure economiche mirate, come la rimozione di restrizioni su compagnie e settori strategici. Le trattative hanno incluso incontri informali e un clima di cordialità ostentata. Secondo funzionari statunitensi, l’obiettivo era anche sfruttare la vicinanza di Lukashenko a Vladimir Putin per favorire una mediazione sulla guerra in Ucraina. Il leader bielorusso punta ora a un incontro diretto con Trump e alla possibile riapertura dell’ambasciata USA a Minsk. La situazione pone dilemmi all’opposizione, che beneficia dei rilasci ma teme il rafforzamento del regime, mentre Lukashenko mantiene una retorica provocatoria.

Infine, Trump ha nominato il governatore della Louisiana Jeff Landry inviato speciale per la Groenlandia, incarico legato all’interesse statunitense per l’isola, ricca di materie prime critiche. La decisione ha suscitato reazioni negative da parte della Groenlandia e della Danimarca, che hanno ribadito la propria integrità territoriale, e ha portato a prese di posizione di sostegno anche da parte delle istituzioni europee.

🇮🇹 ITALIA: LEGGE DI BILANCIO, CI SIAMO. ANCHE IL SEMESTRE FILTRO DI MEDICINA SUBISCE MODIFICHE IMPORTANTI

3) Torniamo, per l’ultima volta – si spera – alla legge di bilancio. La discussione è iniziata al Senato lunedì, con approvazione prevista il giorno successivo e successivo passaggio alla Camera per un esame rapido e senza possibilità di modifica. L’iter è stato particolarmente complesso e ha generato forti tensioni nella maggioranza, contribuendo a spostare l’attenzione su singole misure controverse più che sul quadro complessivo. La manovra si caratterizza per una forte prudenza nella gestione dei conti pubblici, ma presenta carenze significative negli interventi a sostegno della crescita e degli investimenti, limite riconosciuto dallo stesso governo, che ha tentato un parziale correttivo a ridosso dell’approvazione. La legge di bilancio vale poco più di 20 miliardi di euro, una cifra contenuta che riflette un approccio conservativo, confermato anche dalle stime del ministero dell’Economia, secondo cui l’impatto sulla crescita del PIL nel 2026 sarà nullo. Questa impostazione è coerente con la linea seguita dal governo di Giorgia Meloni sin dall’insediamento e risponde all’obiettivo del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di uscire dalla procedura per deficit eccessivo avviata dalla Commissione Europea nel giugno 2024. A tal fine, il deficit è previsto al 3 per cento del PIL nel 2025 e in calo al 2,8 per cento nel 2026. Questo risultato è considerato strategico per rafforzare la credibilità finanziaria del paese e facilitare, una volta chiusa la procedura, l’accesso al programma SAFE per la spesa militare, pari a 14,9 miliardi di euro. Sul fronte delle politiche redistributive, la manovra sposta l’attenzione dai redditi medio-bassi a quelli compresi tra 28 e 50mila euro, con la riduzione di due punti dell’aliquota IRPEF, il rinnovo della rottamazione fiscale, sgravi sugli aumenti salariali da rinnovo contrattuale e interventi limitati su sanità e famiglie numerose. Le misure per le imprese, inizialmente giudicate insufficienti anche da Confindustria, sono state rafforzate all’ultimo momento con un maxiemendamento da 3,5 miliardi, che ha però innescato forti contrasti nella maggioranza, in particolare nella Lega di Matteo Salvini. Le coperture finanziarie derivano da nuove imposte su banche e assicurazioni, modifiche al PNRR, tagli a spesa pubblica e investimenti, oltre a incrementi fiscali su importazioni extra-UE, transazioni finanziarie, tabacco, gasolio e affitti brevi. Infine, la legge conferma una tendenza alla discontinuità normativa, con misure introdotte e poi cancellate o modificate nel giro di un anno, come già avvenuto in passato su IVA, canone Rai, decontribuzioni e ora sulla previdenza complementare.

Come prevedibile, il Senato ha approvato il provvedimento martedì 23 dicembre con 110 voti favorevoli, 66 contrari e 2 astensioni; il testo passa ora alla Camera, che avrà pochi giorni per approvarlo definitivamente senza possibilità di modifica. L’iter parlamentare ha portato alla rimozione all’ultimo momento di alcune norme su cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva espresso perplessità. Tra queste, una disposizione sul lavoro che esonerava i datori di lavoro dal pagamento degli arretrati in caso di retribuzioni giudicate insufficienti da un tribunale. È stata inoltre eliminata una norma sugli incarichi nella pubblica amministrazione a soggetti provenienti dal settore privato regolato o finanziato dallo stesso ente, che riduceva da tre a un anno il periodo di incompatibilità. Altri interventi soppressi riguardavano il collocamento fuori ruolo dei magistrati e aspetti organizzativi della Covip. Le contestazioni si erano accentuate anche per la gestione della misura Transizione 5.0.

Un altro provvedimento che ha subito modifiche in settimana ha riguardato il tanto criticato accesso a medicina. Il ministero dell’Università e della Ricerca ha modificato la recente riforma dei test di accesso a medicina, odontoiatria e veterinaria, introdotta a giugno come cambiamento strutturale. Dopo i primi esami del nuovo sistema, molti studenti hanno ottenuto risultati inferiori alle attese, con il rischio che gli idonei fossero meno dei posti disponibili. La riforma aveva sostituito i test a quiz con un “semestre filtro”, comune ai tre corsi, durante il quale gli studenti seguivano lezioni di chimica, biologia e fisica e sostenevano tre esami da 6 crediti ciascuno, validi anche come prova di accesso. In origine, l’accesso alle graduatorie richiedeva la sufficienza in tutte e tre le prove. Con un decreto pubblicato martedì, questo requisito è stato allentato: potranno entrare in graduatoria anche studenti con due o una sola sufficienza, secondo criteri che tengono conto anche dei voti rifiutati e ripetuti. La ministra Anna Maria Bernini ha spiegato che così nessuno perderà l’anno accademico. I candidati iscritti sono stati oltre 63mila, di cui circa 52.800 per medicina, a fronte di 24.026 posti disponibili. Secondo stime non ufficiali, con le vecchie regole gli idonei sarebbero stati troppo pochi. Con le nuove, gli studenti idonei sarebbero tra 22.500 e oltre 25mila, secondo fonti diverse. Chi entrerà senza aver superato tutti gli esami dovrà seguire corsi e sostenere prove di recupero entro febbraio. La ministra ha escluso che si tratti di una sanatoria e ha annunciato ulteriori correzioni sulla durata del semestre, sull’organizzazione delle lezioni e sulla tipologia delle domande d’esame, giudicate da molti studenti troppo difficili, in particolare quelle di fisica.

🇮🇱 ISRAELE: SI MOLTIPLICANO LE COLONIE IN CISGIORDANIA. ANNUNCIATA UNA NUOVA ESPANSIONE

4) Il governo israeliano ha approvato la creazione di 19 nuove colonie in Cisgiordania, territorio occupato illegalmente da Israele proprio attraverso l’insediamento di colonie. A fine maggio ne erano già state autorizzate altre 22, segnando la più ampia espansione degli ultimi decenni. Il nuovo piano mira a completare la rioccupazione di quattro località da cui Israele si era ritirato nel 2005: dopo Homesh e Sa-Nur, già incluse a maggio, sono state aggiunte Ganim e Kadim. Delle 19 colonie approvate, 11 saranno nuovi insediamenti e 8 regolarizzeranno “avamposti” creati autonomamente dai coloni. Durante la guerra a Gaza il numero di colonie e avamposti è aumentato drasticamente: il governo ha approvato in totale 69 nuove colonie, mentre l’organizzazione israeliana Peace Now ha contato oltre 142 nuovi avamposti tra il 2024 e il 2025. Secondo un’inchiesta del New York Times, questi avamposti spesso circondano i centri palestinesi, come nel caso di al Mughayyir, contribuendo a una proliferazione ai massimi storici, confermata anche dall’ONU. L’espansione è stata annunciata dai ministri Israel Katz e Bezalel Smotrich del governo di estrema destra guidato da Benjamin Netanyahu, che ha definito strategica la posizione delle nuove colonie. Parallelamente è cresciuta la violenza dei coloni contro la popolazione palestinese, con oltre otto attacchi al giorno durante la raccolta delle olive. Israele esercita inoltre un controllo economico trattenendo da maggio quasi mezzo miliardo di euro di entrate fiscali dovute all’Autorità nazionale palestinese, compromettendone il funzionamento finanziario e i servizi pubblici.

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Ecco le brevi, andiamo spediti 👇

🇻🇪 Gli Stati Uniti stanno intensificando la pressione sul Venezuela, inseguendo e sequestrando petroliere al largo delle sue coste nell’ambito di un “blocco totale” ordinato da Trump. Dopo il sequestro della Skipper e della Centuries, le autorità statunitensi stanno inseguendo la Bella 1, già sanzionata e priva di bandiera valida. Caracas ha definito queste operazioni atti di pirateria. Il blocco mira a colpire le esportazioni di petrolio, pilastro dell’economia venezuelana, che nei giorni successivi sono diminuite sensibilmente, con alcune eccezioni come le navi della compagnia Chevron.

🇱🇾 L’aereo su cui viaggiava Mohammed Ali Ahmed Al Haddad, capo di stato maggiore dell’esercito della Libia occidentale, è precipitato poco dopo il decollo da Ankara, causando la sua morte, come confermato dal primo ministro Abdulhamid Dbeibah. Al Haddad si trovava in Turchia per una visita ufficiale, durante la quale aveva incontrato il capo dell’esercito turco Selcuk Bayraktaroglu e il ministro della Difesa Yasar Guler, a conferma dei rapporti stretti tra il governo libico occidentale e Ankara. Il governo di Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite, convive dal 2020 con un’autorità rivale nella Libia orientale, guidata dal generale Khalifa Haftar, frutto della guerra civile iniziata nel 2011 dopo la caduta di Muhammar Gheddafi. Nonostante un cessate il fuoco in gran parte rispettato, i tentativi di unificazione politica non hanno avuto esito. Secondo il ministro dell’Interno turco Ali Yerlikaya, l’aereo era un jet privato Dassault Falcon 50 con altre quattro persone a bordo. I contatti con il velivolo si sono persi dopo una richiesta di atterraggio di emergenza e i resti sono stati ritrovati a Kesikkavak, a circa 80 chilometri da Ankara.

🇪🇺 Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha imposto sanzioni a cinque cittadini europei, tra cui l’ex commissario europeo Thierry Breton, negando loro il visto d’ingresso nel Paese con l’accusa di voler limitare la libertà di pensiero negli Stati Uniti e danneggiarne gli interessi. Al centro della decisione c’è il Digital Services Act (DSA), la normativa europea entrata in vigore nell’agosto 2023, promossa da Breton, che mira a contrastare la disinformazione imponendo alle grandi piattaforme digitali l’obbligo di rimuovere o limitare contenuti nocivi, con sanzioni fino al 6 per cento del fatturato annuo. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che i sanzionati avrebbero cercato di costringere le piattaforme americane a censurare e sopprimere punti di vista statunitensi. Oltre a Breton, le sanzioni riguardano quattro esponenti di organizzazioni impegnate contro la disinformazione e i discorsi d’odio online. La decisione è arrivata pochi giorni dopo la prima multa europea inflitta a X, pari a 120 milioni di euro, per violazioni del DSA legate al sistema delle spunte blu, giudicato ingannevole dalla Commissione Europea. La sanzione era stata criticata da Rubio e dal vicepresidente JD Vance, che avevano accusato l’Unione Europea di voler limitare la libertà di espressione sui social network.

🇺🇸 La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto la richiesta dell’amministrazione di Donald Trump di autorizzare lo schieramento della Guardia Nazionale a Chicago, confermando il blocco disposto da un giudice federale dell’Illinois. La decisione, adottata con sei voti contro tre, rappresenta una delle prime sentenze della Corte a maggioranza conservatrice contrarie a scelte del presidente nel suo secondo mandato. La Corte ha ritenuto che il governo federale non abbia dimostrato l’impossibilità di mantenere l’ordine con le normali forze di polizia. Negli ultimi mesi Trump aveva fatto ricorso in modo esteso a poteri eccezionali per impiegare la Guardia Nazionale in città governate dai Democratici, soprattutto a supporto delle operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement contro immigrati irregolari. Il verdetto è definito preliminare e temporaneo, ma al momento impedisce l’uso dei soldati a Chicago e potrebbe influenzare decisioni analoghe in altre città come Portland, Los Angeles e Washington.

🇧🇷 Il Brasile è diventato un caso emblematico di due strategie ricorrenti del presidente statunitense Donald Trump: l’uso di dazi, inchieste e sanzioni per influenzare decisioni politiche e giudiziarie altrui, e il rapido cambio di linea quando tali pressioni falliscono. Negli ultimi mesi Trump ha tentato senza successo di fermare il processo contro Jair Bolsonaro, suo alleato, minacciando dazi del 50% contro il Brasile, aprendo indagini commerciali e imponendo sanzioni al giudice Alexandre de Moraes tramite il Global Magnitsky Act. Le misure non hanno impedito la condanna di Bolsonaro e hanno avuto effetti controproducenti, facendo aumentare negli Stati Uniti i prezzi di prodotti brasiliani come caffè e carne. La fermezza del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, che ha difeso l’indipendenza delle istituzioni e la magistratura anche in una lettera pubblicata sul New York Times, ha rafforzato la sua posizione interna e internazionale. Falliti i tentativi di pressione, Trump ha poi revocato sanzioni e parte dei dazi e ha mostrato scarso interesse all’arresto di Bolsonaro. I rapporti bilaterali sono successivamente migliorati, con incontri positivi tra Trump e Lula e nuovi dialoghi commerciali e strategici, anche sulle terre rare, mentre un approccio simile di resistenza alle pressioni statunitensi è stato adottato con successo anche dalla Cina di Xi Jinping.

🇸🇾 Quest’oggi una bomba è esplosa durante la preghiera in una moschea frequentata da fedeli alawiti a Homs (Siria), causando almeno otto morti e oltre venti feriti. L’attacco è stato rivendicato da Saraya Ansar al Sunna, gruppo terrorista islamista che aveva già rivendicato l’attentato suicida in una chiesa di Damasco nel giugno scorso, con 25 morti e 60 feriti. Il gruppo è composto da ex combattenti di Hayat Tahrir al Sham e, da gennaio, ha compiuto diversi attacchi soprattutto contro la comunità alawita, minoranza religiosa associata al precedente regime di Bashar al Assad. L’attentato è avvenuto nel quartiere di Wadi al Dahab, area di Homs abitata in gran parte da alawiti e già teatro di omicidi mirati attribuiti allo stesso gruppo. Dopo la caduta del regime di Assad, la comunità alawita è stata colpita da violenze e massacri, in particolare quelli avvenuti a marzo nella provincia di Latakia dopo una fallita sollevazione armata di ex militari fedeli all’ex presidente. La repressione governativa causò un massacro con oltre 1.400 morti complessivi, inclusi civili, e a novembre è iniziato il primo processo pubblico sui fatti, con più di 500 imputati tra assadisti e militari governativi.

🇫🇷 La commissione mista incaricata di trovare un compromesso sulla seconda parte della legge di bilancio francese (progetto di legge finanziaria, PLF) non ha raggiunto un accordo. Di conseguenza, la Francia non riuscirà ad approvare il bilancio entro la fine dell’anno e dovrà ricorrere a un provvedimento d’emergenza per prorogare al prossimo anno il bilancio del 2025. L’esito negativo arriva nonostante il recente successo del primo ministro Sébastien Lecornu, che aveva ottenuto l’approvazione parlamentare della prima parte della legge, relativa al finanziamento della sicurezza sociale (PLFSS), comprensiva della sospensione della riforma delle pensioni del 2023 voluta dal presidente Emmanuel Macron. Per Lecornu si era trattato di un risultato significativo, dopo che i suoi predecessori Michel Barnier e François Bayrou avevano fallito e fatto ricorso all’articolo 49.3 della Costituzione, venendo poi sfiduciati. Lecornu, che si era impegnato a non usare tale strumento, ha riconosciuto il fallimento della commissione, attribuendolo alla mancata disponibilità di alcuni parlamentari a trovare un’intesa, e ha convocato una riunione di governo per presentare la legge sull’esercizio provvisorio.

🇳🇬 Un’esplosione avvenuta mercoledì all’interno di una moschea a Maiduguri, nel nordest della Nigeria, ha causato almeno cinque morti e 35 feriti. L’attacco si è verificato intorno alle 18 ora locale, durante la preghiera serale, in un momento di grande affluenza. Secondo la polizia, l’ipotesi più probabile è quella di un attentato suicida, anche se le informazioni restano limitate. Maiduguri, capitale dello stato di Borno con circa 1,1 milioni di abitanti, è la città in cui nei primi anni Duemila è stato fondato il gruppo jihadista Boko Haram, responsabile di numerosi attacchi nella regione. L’area è interessata da anni da una ribellione armata che coinvolge anche lo Stato Islamico della provincia dell’Africa occidentale, affiliato allo Stato Islamico. Dal 2009 il conflitto nel nordest della Nigeria ha provocato oltre 40mila morti e circa 2 milioni di profughi, secondo le Nazioni Unite. Negli ultimi anni, tuttavia, la situazione a Maiduguri era stata relativamente più stabile e nessun gruppo ha finora rivendicato l’attacco.

🇹🇭 Negli ultimi quindici giorni sono ripresi gli scontri lungo una parte del confine tra Thailandia e Cambogia, dopo il fallimento del cessate il fuoco firmato a luglio. Durante la nuova offensiva l’esercito thailandese ha bombardato anche alcune cosiddette “scam cities” cambogiane, grandi complessi in cui migliaia di persone lavorano in condizioni di coercizione realizzando truffe online. Bangkok rivendica gli attacchi come parte di una strategia contro l’economia delle frodi digitali, cercando consenso internazionale, ma diverse ong temono gravi conseguenze per i lavoratori, spesso reclutati con l’inganno e impossibilitati a fuggire. Il conflitto, alimentato da dispute territoriali e nazionalismo, ha causato almeno 80 morti e circa 800mila sfollati. Secondo Amnesty International, le scam cities in Cambogia impiegano circa 150mila persone e generano fino a 12 miliardi di dollari l’anno. La Cambogia nega che i siti colpiti fossero obiettivi militari o criminali, mentre le Nazioni Unite segnalano il rischio umanitario dei bombardamenti su strutture sovraffollate; testimonianze raccolte dal Wall Street Journal riferiscono di persone costrette a lavorare anche sotto le bombe. Intanto sono ripresi i negoziati per un nuovo cessate il fuoco sotto la supervisione dell’ASEAN, con ulteriori incontri previsti nei prossimi giorni.

🇯🇵 La centrale nucleare di Kashiwazaki Kariwa, nella provincia giapponese di Niigata, la più potente al mondo, riaprirà nei prossimi mesi sotto la gestione della Tokyo Electric Power Company (TEPCO), già responsabile dell’impianto di Fukushima Daiichi. La riattivazione è stata autorizzata dal governatore Hideyo Hanazumi su mandato del governo e approvata con un voto di fiducia dall’assemblea provinciale. Secondo la televisione pubblica NHK, il primo dei sette reattori dovrebbe tornare operativo il 20 gennaio e l’impianto potrebbe essere pienamente funzionante entro marzo 2026. Dopo l’incidente del 2011 il Giappone aveva chiuso 54 reattori, riattivandone finora solo 14, aumentando così la dipendenza da gas e carbone importati, per i quali nel 2024 ha speso circa 60 miliardi di euro. La prima ministra Sanae Takaichi ha promesso di riavviare alcune centrali per ridurre le importazioni e contrastare l’inflazione, affiancando investimenti nel fotovoltaico. Un sondaggio indica che oltre il 60 per cento dei residenti di Niigata è contrario alla riapertura e teme in particolare la gestione di TEPCO; durante il voto circa 300 persone hanno manifestato. Hanazumi ha riconosciuto la natura divisiva della decisione e ha annunciato la richiesta di ulteriori garanzie di sicurezza e investimenti per l’evacuazione in caso di incidenti.

🇫🇷 Martedì in Francia sono state arrestate tre persone accusate di aver sottratto circa un centinaio di argenti e porcellane preziose dall’Eliseo, sede della presidenza della Repubblica. Il principale sospettato è l’ex caposala e custode del corredo ufficiale, Thomas M., affiancato dal suo partner, un antiquario, e da un collezionista di Versailles. Gli oggetti rubati, tra cui bicchieri, servizi da tavola e argenteria per un valore stimato tra 15mila e 40mila euro, avrebbero iniziato a sparire circa due anni fa. Le indagini sono partite quando il servizio di sicurezza ha notato cancellazioni sospette dall’inventario, gestito dallo stesso caposala. Parte della refurtiva è stata recuperata a casa e nell’auto di Thomas M., mentre alcuni pezzi risultavano messi in vendita online. Secondo gli inquirenti, il furto sarebbe stato organizzato dopo un contatto sui social con il collezionista, e i tre avrebbero confessato: il processo è previsto per febbraio.

✉️ La Corte di Cassazione ha stabilito che le conversazioni contenute in una chat aziendale possono essere legittimamente utilizzate a fini disciplinari, poiché tale strumento è destinato alle comunicazioni di servizio e non alla corrispondenza privata. La decisione nasce dal caso di un dirigente delle risorse umane di Amazon, licenziato nel luglio 2020 dopo l’acquisizione di messaggi dalla chat di lavoro. Dalle conversazioni emergeva che il dirigente aveva modificato in modo non trasparente la valutazione su un candidato, subendo pressioni interne, e aveva concordato condotte ostruzionistiche rispetto a verifiche avviate dall’azienda. La vicenda era partita dalla segnalazione del candidato escluso, che aveva allegato parte delle chat. Il licenziamento per giusta causa si fondava sulla violazione degli obblighi di confidenzialità, diligenza e fedeltà previsti dal Codice civile e dalla policy aziendale. Dopo il rigetto del ricorso in primo grado e in appello, la Cassazione ha confermato la decisione. La Corte ha ritenuto legittima l’acquisizione delle chat qualificandole come strumento di lavoro e richiamando la liceità dei “controlli difensivi” in presenza di un fondato sospetto di illecito. È stato inoltre rilevato che la policy informava chiaramente i dipendenti del possibile uso disciplinare delle conversazioni. La sentenza distingue questo caso da una precedente decisione che aveva escluso l’utilizzabilità disciplinare di messaggi scambiati in una chat WhatsApp privata tra colleghi, tutelata dal principio di segretezza delle comunicazioni.

📱 La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Presidenza del Consiglio dei ministri, confermando l’obbligo per lo Stato di versare a TIM poco più di un miliardo di euro. La decisione, definitiva, chiude una controversia avviata nel 2000 sul pagamento di un canone relativo all’uso della rete telefonica nel 1998. In quell’anno, nonostante le norme europee prevedessero la privatizzazione delle reti, il governo italiano impose un contributo obbligatorio alle aziende di telecomunicazioni, calcolato sul fatturato, pari per TIM a circa 500 milioni di euro. La vicenda è passata attraverso vari tribunali italiani e la Corte di giustizia europea, che nel 2020 ha giudicato il contributo contrario alla direttiva europea sulla concorrenza. Nel 2024 la Corte d’Appello di Roma ha fissato il risarcimento a un miliardo di euro, comprensivo di interessi, ora confermato dalla Cassazione. L’esborso non dovrebbe incidere negativamente sui conti pubblici, grazie a un fondo da circa 2,2 miliardi previsto nella manovra di bilancio 2026 per coprire contenziosi legali.

Alla prossima 🎉

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Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

La Rassegna Settimanale di Maurizio Russo