Trump vede Netanyahu e Zelensky per i rispettivi piani di pace, nuovo avvicinamento della Cina a Taiwan, tragedia di Capodanno in Svizzera
E primo numero del 2026 sia.
Apriamo l’anno sostanzialmente dove l’avevamo lasciato (e chi se l’aspettava eh…). Focalizziamoci sulla situazione in Ucraina, sull’incontro tra Netanyahu e Trump per ciò che concerne Gaza, sul nuovo avvicinamento della Cina a Taiwan e sulla tragedia avvenuta in Svizzera la notte di Capodanno.
Pronti, partenza, via 👇
🇺🇦 UCRAINA-RUSSIA: NUOVI TENTATIVI DI DISGELO CON L’AIUTO DEGLI USA, MA L’ACCORDO RESTA LONTANO

1) Come detto, Ucraina. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato su X l’attacco russo su Kiev dello scorso weekend, accusando Mosca di non agire in buona fede nei negoziati e di parlare attraverso missili Kinzhal e droni Shahed. Secondo Zelensky, il comportamento del Cremlino dimostrerebbe la mancanza di volontà di porre fine alla guerra. Le trattative sono attualmente bloccate su due proposte mediate separatamente dagli Stati Uniti: un piano inizialmente in 28 punti (poi ridotto a 19) concordato con la Russia e giudicato sbilanciato a suo favore, e un piano alternativo in 20 punti sostenuto da Stati Uniti e Ucraina. Zelensky accusa da tempo Vladimir Putin di posizioni massimaliste, tra cui la richiesta di cessione integrale del Donbas e l’esclusione dell’Ucraina dalla NATO, mentre Kiev insiste su solide garanzie di sicurezza occidentali. Ma a quale attacco si riferisce Zelensky? Nella notte tra venerdì e sabato scorsi l’esercito russo ha colpito Kiev con un attacco su larga scala che, secondo Zelensky, ha impiegato circa 500 droni e 40 missili contro aree industriali e residenziali. Il bilancio provvisorio è di almeno due morti e 46 feriti, con interruzioni di corrente in alcune zone della capitale e nella vicina Brovary. Un terzo di Kiev è rimasto senza riscaldamento, mentre le temperature sono scese sotto lo zero, e i residenti hanno trascorso quasi dieci ore nei rifugi antiaerei. Per precauzione la Polonia ha fatto decollare i propri aerei militari e attivato i sistemi di difesa, chiudendo temporaneamente gli aeroporti di Rzeszów e Lublino, pur escludendo sconfinamenti. L’attacco è avvenuto alla vigilia dell’incontro previsto tra Zelensky e il presidente statunitense Donald Trump a Mar-a-Lago, preceduto da contatti con la presidente della Commissione europea e altri leader UE. Gli Stati Uniti stanno conducendo negoziati separati con Kiev e Mosca, finora senza risultati concreti, nonostante ripetute attese di svolta. I principali nodi restano il controllo del Donbas, l’eventuale adesione dell’Ucraina alla NATO e le garanzie di sicurezza. I precedenti piani negoziali mediati da Washington, presentati tra novembre e dicembre, non hanno trovato accordo, pur includendo proposte di ritiro reciproco e creazione di una zona demilitarizzata.
Ma quindi, cosa si sono detti Trump e Zelensky durante il suddetto incontro? I due hanno discusso un nuovo piano in venti punti per la fine della guerra in Ucraina, già concordato con mediatori statunitensi ma su cui la Russia non si è ancora espressa. La conferenza stampa finale è stata descritta come distesa e cautamente ottimista, pur con nodi ancora irrisolti. Il principale riguarda la sovranità del Donbas, rivendicato integralmente da Mosca: la Russia controlla quasi tutto il Luhansk e oltre l’80 per cento del Donetsk e chiede la cessione completa dei territori, richiesta che Kiev giudica irricevibile. Zelensky ha proposto un compromesso con ritiro degli eserciti e creazione di una zona demilitarizzata, che Mosca non sembra accettare. Restano aperte anche le questioni delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina e del controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia, oggi in territorio occupato dai russi. Trump ha affermato che il presidente russo Vladimir Putin sta collaborando per la riapertura dell’impianto, senza chiarirne le modalità, mentre Zelensky propone una gestione condivisa con gli Stati Uniti. Trump ha però ribadito di ritenere Putin interessato a un accordo. Dopo il colloquio, i due leader hanno informato vari capi di governo europei e annunciato un nuovo incontro trilaterale nelle prossime settimane.
Nel frattempo, la Russia ha accusato l’Ucraina di aver tentato un attacco con 91 droni contro una villa del presidente Vladimir Putin nella regione di Novgorod, sostenendo che tutti i droni siano stati abbattuti e che non ci siano stati danni né feriti, senza però fornire prove. Il consigliere Yuri Ushakov ha affermato che, a seguito del presunto attacco, Mosca rivedrà la propria posizione nei negoziati per la fine della guerra. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito l’accusa una falsità volta a giustificare nuovi attacchi e a compromettere gli sforzi diplomatici, inclusi eventuali cessate il fuoco discussi con gli Stati Uniti. Il presidente statunitense Donald Trump ha detto di essere molto arrabbiato per l’episodio e ha riferito di averne avuto conferma da Putin, pur ammettendo che restano dubbi.
In chiusura, piccola parentesi italiana sul tema. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato un decreto-legge che proroga per tutto il 2026 l’autorizzazione all’invio di aiuti militari all’Ucraina, rinviata rispetto a dicembre anche per le richieste della Lega. Le modifiche apportate sono state prevalentemente lessicali e hanno inciso soprattutto sul titolo, che ora non menziona esplicitamente l’aggettivo “militari” e amplia i destinatari degli aiuti includendo anche la popolazione ucraina. Il testo sottolinea inoltre l’urgenza di interventi di assistenza civile e la priorità a materiali logistici, sanitari, di uso civile e di protezione. Sono state invece respinte proposte più restrittive, come la riduzione della durata dell’autorizzazione o il vincolo a equipaggiamenti prevalentemente difensivi. Il decreto non stabilisce quantità e tipologia degli aiuti, ma rinnova la deroga alla legge del 1990 che vieta l’invio di armi a paesi in guerra, proroga in vigore dal 2022 e rinnovata annualmente. Le decisioni operative restano demandate a successivi decreti governativi, i cui contenuti non sono pubblici.
🇮🇱 ISRAELE-HAMAS: DIALOGO TRA NETANYAHU E TRUMP SULLA FASE 2. INTANTO È STRETTA SULLE ONG

2) Passiamo alla questione Gaza. Lunedì pomeriggio Benjamin Netanyahu e Donald Trump si sono incontrati a Mar-a-Lago, in un vertice atteso per il futuro della Striscia di Gaza. Nonostante il clima cordiale e la conferma della vicinanza politica, non sono emersi progressi concreti sulla seconda fase del piano statunitense, che Israele continua a rallentare. Trump ha affermato che la ricostruzione di Gaza inizierà “presto” e che Hamas dovrà disarmarsi rapidamente, pur ammettendo divergenze con Netanyahu su Cisgiordania, Libano e Siria. Restano irrisolti i punti centrali della “fase due”, che prevederebbe il ritiro totale israeliano da Gaza e il disarmo di Hamas, ipotesi considerata poco realistica e potenzialmente foriera di una nuova guerra. Israele preferisce mantenere lo status quo della “fase uno”, con cessate il fuoco parziale e controllo militare su gran parte della Striscia. Persistono inoltre contrasti su Rafah, sugli attacchi israeliani in Libano e Siria e sulle relazioni con l’Iran. Sul piano interno, l’incontro arriva in un momento delicato per Netanyahu, coinvolto in inchieste per corruzione, mentre Trump ha sollecitato una grazia presidenziale che è stata però smentita dall’ufficio del presidente israeliano. Intanto, il governo israeliano ha informato circa trenta organizzazioni non governative impegnate nell’assistenza umanitaria che dal 1° gennaio 2026 non potranno più operare nella Striscia di Gaza. Secondo Israele, le ong non rispettano i nuovi requisiti introdotti un anno fa per operare nei territori palestinesi, in particolare per la mancata fornitura di informazioni complete sui propri dipendenti e su eventuali legami con gruppi terroristici. Tra le organizzazioni coinvolte figurano ActionAid, International Rescue Committee e Norwegian Refugee Council, alle quali sarà revocata la licenza con due mesi di tempo per chiudere le attività. Israele sostiene che l’assistenza continuerà tramite canali approvati dal governo, mentre diversi paesi occidentali avvertono di gravi conseguenze per l’accesso ai servizi essenziali della popolazione di Gaza. La situazione umanitaria resta critica, con oltre un milione e mezzo di persone in grave insicurezza alimentare. Le nuove norme vietano anche attività considerate di delegittimazione o critica dell’operato israeliano.
🇹🇼 TAIWAN ANCORA SOTTO SCACCO: L’ISOLA È STATA NUOVAMENTE CIRCONDATA DALLE FORZE ARMATE CINESI

3) Rapido salto a Taiwan. Le forze armate cinesi hanno avviato lunedì una nuova esercitazione militare attorno all’isola, autonoma e democratica che Pechino considera parte del proprio territorio. L’operazione, denominata “Missione giustizia 2025”, prevede il posizionamento di unità cinesi in vari punti intorno all’isola, simulando un possibile accerchiamento. Secondo analisti militari, questo tipo di manovra riproduce uno scenario di attacco reale basato su un blocco navale e aereo per isolare Taiwan economicamente e impedirne i rifornimenti esterni. Le esercitazioni, le prime di questo tipo da aprile, sono durate oltre martedì di questa settimana, quando era previsto l’impiego di munizioni vere. Si collocano in un contesto di tensioni internazionali, tra cui una disputa diplomatica con il Giappone e l’annuncio di una vendita di armi statunitensi a Taiwan per 11,1 miliardi di dollari. Un comunicato dell’esercito cinese definisce l’operazione un monito contro le forze indipendentiste taiwanesi e introduce il concetto di “deterrenza esterna”, riferito a possibili interventi di Stati Uniti o Giappone. L’esercitazione potrebbe avere anche motivazioni interne, rappresentando un primo test per il nuovo comandante del Comando orientale nominato da Xi Jinping. Parallelamente, la Cina sta diffondendo propaganda sui social media per enfatizzare la propria potenza militare. Il governo di Taiwan ha reagito mettendo in allerta i sistemi di difesa, limitandosi alla sorveglianza per evitare escalation.
🇨🇭 SVIZZERA, TRAGEDIA DI CAPODANNO A CRANS-MONTANA. OLTRE 40 GIOVANI PERDONO LA VITA IN UN DEVASTANTE INCENDIO

4) Nella notte di Capodanno un incendio scoppiato nel locale Le Constellation di Crans-Montana, rinomata località sciistica del canton Vallese, ha causato almeno 45 morti e oltre 115 feriti, molti dei quali in gravi condizioni. L’incendio è divampato intorno all’1:30 nel seminterrato del locale, dove era in corso una festa con numerosi giovani tra i 16 e i 30 anni; il numero delle persone presenti e la capienza massima consentita non sono ancora noti. Le autorità hanno chiarito che una presunta esplosione inizialmente indicata come causa sarebbe invece stata una conseguenza dell’incendio, ed è stata esclusa l’ipotesi di un attentato. Le cause restano oggetto di indagine: due testimoni hanno riferito che le fiamme potrebbero essere partite da candele scintillanti accese su bottiglie di champagne, ma la procuratrice generale Beatrice Pilloud non ha confermato questa ricostruzione. Alcuni testimoni hanno inoltre raccontato difficoltà di evacuazione dovute a uscite insufficienti. I soccorsi sono intervenuti rapidamente con vigili del fuoco, ambulanze ed elicotteri, trasferendo i feriti negli ospedali specializzati di Zurigo, Losanna e Ginevra, con il supporto anche di mezzi italiani. Tra le vittime e i feriti ci sono persone di diverse nazionalità: per quanto riguarda gli italiani, 13 risultano ricoverati e 6 risultano ancora dispersi, mentre alcuni feriti sono stati trasferiti a Milano. L’identificazione delle vittime richiederà tempo. La tragedia ha suscitato ampia solidarietà internazionale e l’Unione Europea ha attivato contatti con la Svizzera per fornire assistenza attraverso il meccanismo di protezione civile.
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Prime brevi dell’anno, andiamo 👇
🇮🇹 Nell’ultima settimana, un’inchiesta della Procura nazionale antiterrorismo e antimafia ha messo in luce una rete di associazioni accusata di finanziare Hamas attraverso raccolte fondi presentate come iniziative umanitarie. Gli indagati sono 25: sette persone sono state arrestate, due risultano latitanti e sono state effettuate perquisizioni in 17 città con il sequestro di oltre un milione di euro. Secondo l’accusa, dal 2001 sarebbero stati raccolti circa 7 milioni di euro, in parte destinati ad associazioni palestinesi ritenute collegate ad Hamas. Figura centrale è Mohammad Hannoun, fondatore dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, già indagato in passato senza esiti giudiziari. La nuova indagine si basa su intercettazioni, informative della Digos e su un ampio corpus di documenti trasmessi da Israele tramite cooperazione internazionale. Tali documenti ricostruiscono il ruolo delle organizzazioni caritative nel sistema di Hamas e sono citati diffusamente nell’ordinanza di arresto. Secondo la procura, dopo il 2021 e soprattutto dopo il 7 ottobre 2023, parte dei fondi sarebbe stata trasferita in contanti all’estero. La difesa contesta l’affidabilità dei documenti israeliani, mentre Hannoun nega ogni finanziamento a Hamas; gli interrogatori di garanzia non sono ancora stati fissati.
🇹🇭 I governi di Thailandia e Cambogia hanno concordato un nuovo cessate il fuoco per interrompere i combattimenti iniziati a inizio dicembre, in violazione di un accordo firmato pochi mesi prima. L’intesa prevede il mantenimento delle posizioni attuali lungo il confine e il divieto di violazioni dello spazio aereo per operazioni militari. La frontiera, lunga 820 chilometri, fu definita nel 1907 dalla Francia sulla base di accordi precedenti che indicavano i fiumi come riferimento. La Thailandia contesta da tempo l’accuratezza e la vincolatività di quella mappa, alimentando una disputa storica rafforzata dal nazionalismo in entrambi i paesi. Un precedente cessate il fuoco, raggiunto a luglio anche per le pressioni del presidente statunitense Donald Trump e formalizzato a ottobre in Malaysia, non era stato rispettato. Le recenti ostilità, intensificatesi tra il 7 e l’8 dicembre, hanno causato almeno 80 morti e circa 800mila sfollati. L’accordo include il rispetto dei trattati contro l’uso di mine, sulle cui responsabilità le parti forniscono versioni contrastanti.
🇳🇬 Il governo della Nigeria ha dichiarato di aver collaborato attivamente con gli Stati Uniti nei bombardamenti contro obiettivi legati all’ISIS avvenuti nella notte di Natale, fornendo informazioni e autorizzando l’operazione dopo contatti diretti tra il ministro degli Esteri Yusuf Tuggar e il segretario di Stato statunitense. Washington ha confermato di aver agito su richiesta nigeriana, ma le due parti hanno fornito versioni parzialmente diverse sugli scopi e sulla comunicazione dell’operazione. La collaborazione è avvenuta dopo settimane di tensioni, in cui Trump aveva accusato il governo nigeriano di non proteggere i cristiani, parlando anche di “genocidio”, definizione respinta dagli esperti. L’esecutivo locale aveva contestato quelle affermazioni, sottolineando la complessità del conflitto e accettando l’aiuto statunitense solo nel rispetto della propria sovranità. Secondo Reuters, le operazioni di ricognizione USA erano iniziate a fine novembre. I dati di ACLED indicano che le milizie jihadiste colpiscono anche e spesso soprattutto musulmani, e l’affiliazione all’ISIS dei gruppi bombardati nello stato di Sokoto resta discussa. Dopo gli attacchi, Tuggar ha ribadito che non si è trattato di un’operazione a favore di una religione, in contrasto con la narrazione di Trump, che aveva presentato i bombardamenti come una difesa simbolica dei cristiani nigeriani.
🇲🇲 Lo scorso weekend in Myanmar si sono tenute le prime elezioni dal colpo di stato del 2021, ma si prevedono fortemente manipolate a favore della giunta militare guidata da Min Aung Hlaing. Solo meno della metà del paese, sotto controllo militare, parteciperà al voto, mentre le aree controllate dai gruppi armati della resistenza rimangono escluse. Il principale partito di opposizione, la Lega nazionale per la Democrazia, insieme al governo di unità nazionale in esilio, ha invitato al boicottaggio; molti leader, tra cui Aung San Suu Kyi, sono agli arresti e 40 partiti sono stati sciolti. Una legge approvata a luglio ha ulteriormente limitato il dissenso, portando all’arresto di 229 persone tra giovani attivisti e giornalisti critici. Si attende la vittoria del Partito dell’Unione della Solidarietà e dello Sviluppo, sostenuto dalla giunta; osservatori internazionali provengono principalmente da Cina, Russia, India e Vietnam, mentre l’ingresso ai giornalisti stranieri è difficile. Il voto avverrà in tre turni, con risultati attesi a febbraio, mentre continuano gli scontri armati, che hanno causato decine di morti civili nelle settimane precedenti.
🇺🇳 Gli Stati Uniti hanno annunciato un contributo di 2 miliardi di dollari alle Nazioni Unite per il 2026, mantenendosi il più grande donatore dell’organizzazione, ma ben al di sotto dei massimi storici di 17 miliardi annui. La decisione riflette la politica dell’amministrazione Trump di ridurre drasticamente i finanziamenti statunitensi ai progetti umanitari internazionali, con impatti su milioni di persone e su organizzazioni come la Croce Rossa, che ha previsto una riduzione del personale del 15%. I fondi saranno centralizzati tramite l’Ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), destinati inizialmente a progetti in 17 paesi, tra cui Bangladesh, Congo, Haiti, Siria e Ucraina, escludendo Afghanistan e Palestina, con l’obiettivo dichiarato di ridurre costi burocratici, duplicazioni e presunte derive ideologiche.
🇻🇪 La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno condotto in segreto un attacco con droni contro un porto del Venezuela, il primo su obiettivi sul territorio venezuelano dall’avvio, a settembre, delle operazioni dell’amministrazione Trump contro il governo di Nicolás Maduro. L’episodio non è stato annunciato ufficialmente e Trump lo ha solo accennato in un’intervista e poi confermato a Mar-a-Lago, senza fornire dettagli. Il governo venezuelano non ha commentato, ma l’attacco è stato ricostruito da diverse testate statunitensi. Secondo fonti citate dalla CNN, il bersaglio era un molo isolato ritenuto dagli Stati Uniti utilizzato dal gruppo criminale Tren de Aragua per il traffico di droga, e non ci sarebbero state vittime. L’operazione sarebbe stata condotta dalla CIA, autorizzata da Trump a pianificare attacchi in Venezuela. Negli ultimi mesi Trump aveva intensificato la pressione militare e navale sul paese, colpendo presunti narcotrafficanti e concentrandosi sul petrolio venezuelano, mentre gli Stati Uniti accusano Maduro di guidare una presunta organizzazione di narcotraffico, la cui esistenza è controversa.
🇮🇷 In Iran sono in corso le più grandi manifestazioni dal 2022, nate per motivi economici e diffuse in molte città, inizialmente in modo relativamente pacifico ma poi degenerate in violenze tra manifestanti e forze di sicurezza. Le autorità hanno confermato ufficialmente un solo morto, un volontario delle Guardie rivoluzionarie ucciso a Kuhdasht, mentre media e organizzazioni per i diritti umani parlano di almeno sette vittime. Gli scontri più gravi si sono verificati ad Azna e Lordegan, con stazioni di polizia incendiate e agenti che hanno aperto il fuoco sulla folla, e altri morti segnalati anche nella provincia di Isfahan. Le forze di sicurezza hanno usato cariche, idranti e lacrimogeni, segnando un cambiamento rispetto alla fase iniziale più conciliante del governo. Il presidente Masoud Pezeshkian ha tentato di mantenere aperto il dialogo, ma la repressione crescente indica un rapido peggioramento della situazione. Le proteste erano iniziate nei mercati di Teheran contro inflazione e svalutazione della valuta, per poi estendersi a università e altre aree del paese. La crisi economica è aggravata dal crollo della moneta, dal calo delle entrate petrolifere dovuto alle sanzioni e da un’inflazione arrivata al 40 per cento a dicembre.
🇨🇾 Il 1° gennaio Cipro ha assunto per sei mesi la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, un incarico impegnativo per uno dei paesi più piccoli e geograficamente più lontani da Bruxelles, con 1,2 milioni di abitanti. Il semestre cade in una fase delicata, segnata dalla guerra in Ucraina e dall’esclusione europea dai negoziati guidati dagli Stati Uniti. Tra le priorità indicate figurano sicurezza, difesa e allargamento dell’Unione, temi che intrecciano la candidatura ucraina e le garanzie di sicurezza future. Pesano però le specificità cipriote, a partire dalla divisione dell’isola dal 1974 e dal conflitto irrisolto con la Turchia, che complica la cooperazione europea in ambito difensivo e i rapporti con la NATO. Nonostante le rassicurazioni del governo sul fatto che le questioni nazionali non influenzeranno la presidenza, permangono frizioni su programmi militari europei e scambi di intelligence. Parallelamente, Cipro ha rafforzato l’organizzazione del semestre, aumentando il personale a Bruxelles, coordinandosi con Danimarca e Irlanda e migliorando i collegamenti aerei con Nicosia. Per il governo, la presidenza rappresenta anche un’occasione per rinnovare l’immagine del paese, dopo le difficoltà economiche e politiche del passato.
🇦🇪 Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato il ritiro delle loro forze dallo Yemen, segnando un passaggio rilevante nella guerra civile iniziata nel 2014 e rimasta in stallo negli ultimi anni. La decisione è legata a una grave crisi con l’Arabia Saudita, alleata nello stesso fronte ma in contrasto per il sostegno emiratino al Consiglio di Transizione del Sud (STC), gruppo separatista che ha recentemente conquistato vaste aree meridionali del paese. Il governo yemenita e Riyad hanno reagito con un ultimatum agli Emirati, l’annullamento degli accordi di sicurezza e la proclamazione dello stato d’emergenza. L’Arabia Saudita ha inoltre colpito per la prima volta obiettivi legati all’STC, accusando Abu Dhabi di fomentare il conflitto interno. Gli Emirati hanno respinto le accuse, mentre l’STC ha contestato la legittimità delle misure adottate dal governo. Secondo media internazionali, il deterioramento dei rapporti sarebbe influenzato anche dalle divergenze tra Emirati e Arabia Saudita sul conflitto in Sudan. Gli Stati Uniti, alleati di entrambi i paesi, hanno espresso preoccupazione e avviato contatti diplomatici.
🇺🇸 Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato il ritiro della Guardia Nazionale da Chicago, Los Angeles e Portland, dopo che la Corte Suprema ha negato all’amministrazione l’autorizzazione a schierarla a Chicago contro il parere delle autorità locali. La decisione è maturata a seguito delle difficoltà legali incontrate dal governo, che ha esteso il ritiro anche alle altre città dove le amministrazioni si erano opposte al dispiegamento dei militari. La Guardia Nazionale resterà invece a Washington, Memphis e New Orleans, dove non vi erano state obiezioni locali. Il corpo, composto da riservisti e organizzato su base statale, è normalmente utilizzato per emergenze di sicurezza o calamità, ma può passare sotto il controllo presidenziale solo in casi eccezionali di minaccia alla sicurezza nazionale. La Corte Suprema ha stabilito che non vi siano prove sufficienti di un’emergenza criminale a Chicago tale da giustificare misure straordinarie, pur lasciando aperta la possibilità di un nuovo intervento qualora l’amministrazione dimostri il contrario. Il presidente ha infine dichiarato di valutare modalità alternative per un eventuale futuro impiego dei militari.
✝️ La Corte costituzionale ha ritenuto legittima la legge della Toscana sul suicidio assistito, stabilendo che le regioni possono intervenire sul tema entro determinati limiti, pur dichiarando illegittime alcune parti che invadono competenze statali o fissano tempi e modalità troppo rigidi di accesso alla procedura. Le disposizioni contestate dovranno essere corrette affinché la legge resti in vigore. La sentenza respinge in larga parte il ricorso del governo, che aveva impugnato la norma sostenendo l’assenza di competenze regionali, e riconosce il ruolo delle regioni in un contesto privo di una legge nazionale. La Corte chiarisce però che le regioni non possono definire principi generali né cristallizzare requisiti derivanti da proprie sentenze, materia riservata allo Stato. La decisione potrebbe avere effetti anche su leggi analoghe, come quella approvata dalla Sardegna, e incentivare altre regioni a legiferare. In Italia il suicidio assistito è legale dal 2019 per effetto di una sentenza della Corte, ma manca una disciplina parlamentare uniforme. Durante la vigenza della legge toscana, due persone hanno già avuto accesso al suicidio assistito e sono stati affrontati casi complessi attraverso interventi giudiziari.
Alla prossima 👋



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