Gli Stati Uniti attaccano il Venezuela e arrestano il presidente Maduro, Trump punta la Groenlandia, un’agente dell’ICE uccide una donna a Minneapolis

La prima settimana completa del 2026 è passata, facendosi notare.

A farla da padrone è stato l’attacco statunitense in Venezuela, con l’arresto e l’incarcerazione del presidente Nicolás Maduro. Vediamo insieme come è avvenuto il tutto e quali sono le conseguenze a pochi giorni dal fatto, compresi i possibili coinvolgimenti di altri paesi nelle mire espansionistiche americane. Resteremo in USA anche per un grave fatto di cronaca e ci sposteremo infine in Oriente per un importante incontro diplomatico in Cina.

Partiamo subito 👇

🇻🇪 VENEZUELA: CATTURATO E IMPRIGIONATO DAGLI STATI UNITI IL PRESIDENTE NICOLÁS MADURO. TUTTI I DETTAGLI

1) Iniziamo con la notizia della settimana. Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione militare contro il Venezuela, colpendo Caracas e diverse aree del nord del paese, tra cui Miranda, Aragua e La Guaira. Secondo quanto dichiarato inizialmente da Donald Trump, il presidente Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores sarebbero stati catturati e portati fuori dal paese. Le autorità venezuelane hanno denunciato vittime civili ed evacuazioni nelle zone colpite, anche nei pressi del palazzo presidenziale di Miraflores, mentre sui social sono circolati video di esplosioni nella capitale e di fumo nel porto di La Guaira, dove sarebbe stata colpita una nave. Media statunitensi hanno riferito che l’operazione di cattura sarebbe stata condotta da unità della Delta Force e che non vi sarebbero state perdite tra i militari americani, mentre sono rimaste inizialmente ignote eventuali vittime tra le forze venezuelane. L’attacco rappresenta il punto culminante di una strategia di pressione militare, economica e politica avviata mesi prima dagli Stati Uniti con l’obiettivo di rovesciare il governo di Maduro. Come ampiamente documentato, a partire da settembre, Washington aveva colpito imbarcazioni ritenute coinvolte nel narcotraffico, distruggendone 35 e causando oltre 110 morti, azioni giudicate da molti esperti illegali e inefficaci, oltre che funzionali alla destabilizzazione del paese. Parallelamente, gli Stati Uniti avevano dispiegato oltre 15.000 soldati nella regione, avviato sequestri di petroliere a dicembre e inasprito l’impatto di embargo e sanzioni già esistenti. Erano state inoltre aumentate le ricompense per informazioni su Maduro e autorizzate operazioni segrete della CIA. Le motivazioni ufficiali dell’intervento restano controverse: la lotta al narcotraffico appare marginale, mentre assumono rilievo fattori strategici, economici e geopolitici.

L’amministrazione Trump ha giustificato l’operazione con una combinazione di argomenti, tra cui il controllo delle enormi riserve petrolifere venezuelane, il presunto coinvolgimento del regime in attività criminali e la necessità di contrastare l’influenza di potenze come Cina, Russia e Iran. Trump ha più volte sottolineato l’intenzione degli Stati Uniti di controllare temporaneamente il paese per garantire una “transizione sicura”, senza chiarire in un primo momento né i tempi né le modalità del passaggio politico, né chi dovrebbe guidarlo. Ha indicato la possibilità di una presenza militare sul terreno, soprattutto legata alla gestione dell’industria petrolifera, settore centrale per l’economia venezuelana, ricordando il crollo delle entrate negli ultimi anni e il ruolo storico delle compagnie statunitensi prima delle nazionalizzazioni avviate negli anni Settanta e rafforzate sotto Hugo Chávez.

Come detto, ampio spazio del dibattito è dedicato al ruolo del petrolio, considerato centrale sia nella strategia statunitense sia nella storia economica del Venezuela. Il paese possiede le maggiori riserve al mondo e dipende quasi interamente da questa risorsa. Dopo la nazionalizzazione del settore nel 1976 e le successive aperture e chiusure alle multinazionali, le sanzioni statunitensi hanno ridotto drasticamente le esportazioni, spingendo Caracas verso la Cina e verso sistemi di vendita irregolari. Oggi solo Chevron opera ancora nel paese grazie a un’esenzione parziale. Trump sostiene che un cambio di governo favorirebbe il ritorno delle compagnie americane, ma instabilità, costi elevati e prezzi bassi del greggio rendono incerti eventuali investimenti.

Sul piano giuridico, l’intervento è stato definito illegale da numerosi esperti e organi di stampa, poiché non autorizzato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, né richiesto dal governo locale, né giustificato da una minaccia diretta alla sicurezza statunitense. L’amministrazione ha cercato di inquadrarlo come un’operazione di “law enforcement”, sostenendo che Maduro fosse ricercato per gravi reati e che l’uso della forza fosse necessario a eseguire un mandato di arresto, aggirando così il coinvolgimento del Congresso. Questa interpretazione è però contestata, anche alla luce delle dichiarazioni successive di Trump sul controllo del Venezuela, che rafforzano i dubbi sulla reale natura dell’azione. Nonostante ciò, è probabile che i tribunali statunitensi procedano al processo contro Maduro senza valutare le modalità della sua cattura. Il testo ricostruisce inoltre i preparativi dell’operazione: dopo l’annuncio di una ricompensa da 50 milioni di dollari, Maduro aveva rafforzato la sicurezza personale, ridotto le apparizioni pubbliche e fatto maggiore affidamento su guardie cubane, mentre le forze speciali statunitensi si addestravano su una replica della sua residenza. L’intelligence della CIA, supportata da droni e da una fonte interna, avrebbe fornito informazioni decisive. Dopo il fallimento di trattative segrete e il rifiuto dell’esilio, l’ordine di intervenire sarebbe stato dato il 25 dicembre. L’operazione militare avrebbe neutralizzato le difese venezuelane, consentendo alla Delta Force di catturare Maduro e la moglie in circa mezz’ora, con scontri che avrebbero causato feriti e vittime tra i venezuelani, prima del trasferimento del presidente negli Stati Uniti.

🇺🇸 VENEZUELA: LE CONSEGUENZE DELL’ARRESTO DI MADURO E SCENARI FUTURI. TOCCA ALLA GROENLANDIA?

2) L’azione in Venezuela viene inserita in una più ampia visione strategica dell’amministrazione Trump, che richiama esplicitamente la dottrina Monroe in una versione aggiornata, ribattezzata “Donroe”, rivendicando la supremazia statunitense sull’emisfero occidentale. Secondo analisti e media, l’attacco rappresenta il simbolo di un ritorno a politiche interventiste in America Latina, coerenti con altre iniziative e prese di posizione di Trump nella regione e oltre, nonostante la retorica isolazionista dell’“America First”, giustificate dal presidente come necessarie a garantire stabilità e “buoni vicini” agli Stati Uniti. Fin dall’inizio della sua carriera politica Donald Trump ha promosso questa dottrina contraria alle guerre all’estero e incentrata sui problemi interni. Negli ultimi mesi, tuttavia, questa impostazione è stata smentita da una serie di azioni militari statunitensi, tra cui operazioni contro gruppi radicali in Yemen, Iraq, Siria, Somalia e Nigeria, il bombardamento di siti nucleari iraniani e – appunto – l’intervento in Venezuela finalizzato a rovesciarne il governo. Le scelte hanno generato fratture nel suo stesso movimento, con accuse di interventismo simile a quello dei predecessori. Secondo diverse analisi, tali contraddizioni riflettono l’assenza di una dottrina coerente: Trump privilegerebbe istinto, imprevedibilità e convenienza immediata, rivendicando al contempo il diritto di definire autonomamente il significato di “America First” e presentando l’uso della forza come “pace attraverso la forza”. I sondaggi indicano inoltre che una parte rilevante dell’elettorato statunitense sostiene un ruolo internazionale attivo degli Stati Uniti.

Tornando al Venezuela, l’ex presidente Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores – in seguito alla cattura – sono stati trasferiti negli USA e comparsi in udienza preliminare a New York. Entrambi si sono dichiarati innocenti: Maduro ha denunciato un rapimento e ha ribadito di essere il presidente legittimo del paese. Sono detenuti al Metropolitan Detention Center di Brooklyn e assistiti da avvocati di rilievo, mentre il processo, presieduto dal giudice Alvin K. Hellerstein, potrebbe durare anni e sollevare questioni sulla legalità della cattura e sull’eventuale immunità diplomatica. Gli Stati Uniti rivendicano la giurisdizione sostenendo che le azioni contestate abbiano favorito l’ingresso di grandi quantità di cocaina nel paese e l’uccisione di cittadini americani. Maduro è incriminato per quattro capi d’accusa, tra cui narcoterrorismo e traffico di droga, mentre Flores ne affronta tre; secondo la DEA i reati sarebbero avvenuti tra il 1999 e il 2025 e coinvolgerebbero una vasta rete di corruzione e gruppi criminali. Tra i possibili testimoni figura l’ex generale Hugo Armando Carvajal, oggi collaboratore delle autorità statunitensi.

Dopo la cattura di Maduro, la Corte Suprema venezuelana ha nominato presidente ad interim la vicepresidente Delcy Rodríguez, al termine di una fase di forte incertezza. In un primo momento Rodríguez aveva condannato l’operazione statunitense e chiesto prove che Maduro fosse vivo, mentre Trump aveva sostenuto che fosse già stata designata presidente e disponibile a collaborare con Washington. Successivamente Rodríguez ha però ribadito pubblicamente che Maduro resta l’unico presidente legittimo, accusando gli Stati Uniti di voler appropriarsi delle risorse del paese, prima del passaggio formale della Corte Suprema. Figura centrale del regime dal 2018, proveniente da una famiglia politicamente influente e colpita da sanzioni statunitensi ed europee, Rodríguez è considerata da alcune ricostruzioni una possibile interlocutrice pragmatica per Washington, anche in vista di concessioni economiche legate al settore petrolifero. Gli Stati Uniti l’avrebbero preferita alla leader dell’opposizione María Corina Machado, vincitrice delle elezioni del 2024 poi manipolate, sulla cui capacità di governo Trump ha espresso dubbi. Restano incerti sia il grado di collaborazione della presidente ad interim sia il futuro assetto politico del paese, anche in vista di eventuali elezioni entro tre mesi.

Nonostante il cambio formale alla guida dello Stato, in Venezuela il livello di repressione non è diminuito. Dal 3 gennaio è in vigore uno stato d’emergenza che consente perquisizioni e arresti, mentre esercito, polizia e gruppi paramilitari dei colectivos continuano a controllare il territorio. Durante l’insediamento del governo ad interim sono stati arrestati e poi rilasciati 14 giornalisti, in gran parte stranieri, con l’accesso dei media progressivamente limitato. L’opposizione definisce la situazione “molto allarmante” e le Nazioni Unite segnalano gravi violazioni dei diritti umani che coinvolgono anche altri esponenti di vertice, come il ministro dell’Interno Diosdado Cabello e quello della Difesa Vladimir Padrino López, rimasti al loro posto. Posti di blocco e controlli sui telefoni mirano a prevenire proteste, mentre restano detenuti 806 prigionieri politici, tra cui l’italiano Alberto Trentini. Rodríguez continua a definire un rapimento la cattura di Maduro e della moglie, ma si dice disponibile a collaborare con gli Stati Uniti, mentre Trump minaccia nuovi attacchi e la situazione resta instabile, con segnalazioni di scontri armati e droni abbattuti. Delcy Rodríguez ha inoltre licenziato il generale Javier Marcano Tábata, capo della guardia presidenziale di Nicolás Maduro. Sebbene formalmente responsabile della sua sicurezza, Marcano operava in un sistema in cui la protezione di Maduro era affidata in larga parte a personale cubano. Nell’operazione statunitense sono stati uccisi 23 soldati venezuelani, probabilmente della guardia presidenziale, e 32 militari e agenti dell’intelligence cubana. Il licenziamento rientra nel riassetto del regime dopo l’attacco, nonostante il ringraziamento pubblico di Rodríguez. Marcano, già sanzionato dagli USA e ritenuto coinvolto nella gestione delle carceri per prigionieri politici, è stato sostituito da Gustavo González López, mentre è stato nominato anche un nuovo direttore del controspionaggio militare. Parallelamente Trump ha annunciato che le autorità venezuelane ad interim consegneranno agli Stati Uniti tra 30 e 50 milioni di barili di petrolio da vendere a prezzo di mercato, con ricavi destinati, secondo lui, a beneficio di venezuelani e americani. Washington prevede inoltre incontri con grandi compagnie petrolifere per gestire le risorse del paese, mentre da Caracas non sono arrivati commenti ufficiali.

È tutto? Non proprio. Infatti, dopo l’operazione in Venezuela, l’amministrazione Trump ha assunto toni minacciosi anche verso altri paesi, evocando possibili interventi militari e riaffermando una linea ricondotta alla suddetta dottrina Monroe. Tra i principali obiettivi figurano Groenlandia, Cuba e Colombia. Trump ha ribadito l’interesse strategico per la Groenlandia, ritenuta cruciale per la sicurezza nazionale statunitense nell’Artico a causa della presenza russa e cinese, accusando la Danimarca di non saperla difendere; affermazioni respinte con fermezza da autorità danesi e groenlandesi. Cuba è stata accusata di sostenere Maduro e di aver gestito la sua sicurezza, mentre contro il presidente colombiano Gustavo Petro sono state avanzate accuse di legami con il narcotraffico e ipotizzate operazioni statunitensi. Il dibattito sulla Groenlandia si è intensificato ulteriormente con dichiarazioni di Trump e di esponenti della sua amministrazione che hanno riaperto l’ipotesi di annessione, anche con l’uso della forza, o in alternativa di acquisto o nuovi accordi. L’isola, territorio autonomo del Regno di Danimarca con circa 57mila abitanti, ospita già una base militare e spaziale statunitense ed è ricca di materie prime critiche. Alcuni membri dell’amministrazione hanno affermato che dovrebbe far parte degli Stati Uniti, mentre altri hanno ridimensionato l’opzione militare, privilegiando quella economica, respinta da Copenaghen. Intanto Danimarca e Groenlandia hanno annunciato maggiori spese militari e aperture alle esplorazioni minerarie statunitensi, e Washington ha trasferito il controllo militare dell’isola dal comando europeo a quello nordamericano, rafforzandone il valore strategico.

Le dichiarazioni statunitensi hanno suscitato una risposta congiunta di Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna, Polonia e Danimarca, che hanno riaffermato che la Groenlandia appartiene al suo popolo e che solo Danimarca e Groenlandia possono decidere del suo futuro. Il documento richiama il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale secondo la Carta dell’ONU, sottolinea l’aumento degli investimenti europei in sicurezza e afferma che la sicurezza dell’Artico deve essere perseguita in modo collettivo all’interno della NATO, respingendo qualsiasi ipotesi di annessione.

🚨 USA: UN’AGENTE DELL’ICE UCCIDE UNA 37ENNE A MINNEAPOLIS DURANTE UNA PROTESTA. L’FBI INDAGA

3) Restiamo momentaneamente in USA. Un’agente dell’ICE (United States Immigration and Customs Enforcement) ha ucciso a colpi d’arma da fuoco Renee Nicole Good, 37 anni, durante un’operazione a Minneapolis, in Minnesota. L’agenzia federale ha dichiarato che l’agente ha agito per legittima difesa, sostenendo che la donna, alla guida di un’auto, avrebbe tentato di investire gli agenti impegnati in un’operazione “mirata”. Questa versione è stata ribadita dal Dipartimento per la Sicurezza interna e dalla segretaria Kristi Noem, che ha parlato di un atto di “terrorismo interno” contro l’ICE. L’episodio è avvenuto nel quartiere residenziale di Powderhorn, vicino al luogo dell’uccisione di George Floyd nel 2020, mentre in città erano presenti circa 2.000 agenti dell’ICE. Testimonianze raccolte da una tv locale e alcuni video diffusi sui social sembrano però contraddire la ricostruzione ufficiale. I testimoni hanno riferito che la donna sarebbe stata affiancata dagli agenti e colpita improvvisamente mentre si trovava in auto, e che i soccorsi sarebbero stati ritardati e ostacolati. I video mostrano l’auto avanzare lentamente, gli agenti intimare alla conducente di scendere e uno di loro sparare mentre il veicolo si allontanava. Secondo fonti politiche, Good era legata ad ambienti di difesa dei migranti e svolgeva attività di osservazione legale delle operazioni dell’ICE. Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha definito l’azione dell’agente sconsiderata e ha respinto la tesi della legittima difesa, criticando la presenza dell’ICE in città.

Dopo l’accaduto sono esplose proteste in diverse città degli USA. A Minneapolis si sono verificati tafferugli con l’uso di lacrimogeni e gas urticanti nei pressi di un edificio federale; le scuole sono state chiuse e l’FBI ha assunto il controllo dell’indagine. Il Paese si è diviso politicamente: l’amministrazione Trump ha difeso l’agente attribuendo la responsabilità alla vittima, mentre democratici e autorità locali hanno criticato la repressione federale contro i migranti. L’episodio è il secondo mortale dall’avvio delle recenti retate dell’ICE nelle città a guida dem, dopo un caso simile a Chicago.

🇰🇷 PRIMA VISITA DEL PRESIDENTE SUDCOREANO LEE JAE-MYUNG IN CINA. SOLO AFFARI O C’È DI PIÙ?

4) Lunedì è iniziato il viaggio in Cina del presidente sudcoreano Lee Jae-myung, il primo di un Capo di Stato della Corea del Sud dal 2019 e la prima visita di Stato dal 2017, che segna una fase di distensione dopo il deterioramento dei rapporti durante la presidenza del conservatore Yoon Suk-yeol. Lee ha parlato di una «nuova fase» bilaterale e ha indicato il 2026 come «il primo anno della piena restaurazione delle relazioni». La visita, di quattro giorni, è stata caratterizzata da un atteggiamento particolarmente amichevole del presidente cinese Xi Jinping, testimoniato anche da un selfie informale scattato dai due leader con le rispettive mogli. L’episodio ha avuto un valore simbolico anche perché il telefono utilizzato era uno smartphone Xiaomi regalato a Lee da Xi nel novembre precedente. Il riavvicinamento a Pechino era atteso dopo la vittoria elettorale di Lee, esponente del centrosinistra favorevole a un approccio diplomatico più conciliante. La Cina ha interesse a rafforzare i legami regionali, anche alla luce delle tensioni con il Giappone su Taiwan, mentre Seul ha mantenuto una posizione prudente sulle esercitazioni militari cinesi attorno all’isola. Per la Corea del Sud, l’obiettivo principale resta economico: la Cina è un partner commerciale chiave e Lee è accompagnato da circa 200 imprenditori; sono stati firmati circa quindici accordi di cooperazione, senza però progressi sulle restrizioni ai prodotti culturali sudcoreani. Pechino è inoltre un mediatore centrale nei rapporti con la Corea del Nord, tema rilevante per Lee, mentre il giorno della partenza per la Cina Pyongyang ha effettuato un lancio di missili balistici in mare.

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Andiamo alle brevi, piuttosto ricche 👇

🇺🇸 Ripartiamo dagli USA. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, di cui 31 legate alle Nazioni Unite e 35 enti o conferenze minori. La decisione riguarda in particolare organismi attivi su cambiamento climatico, cooperazione internazionale, salute riproduttiva e politiche di genere, ambiti che l’amministrazione considera in contrasto con la sovranità e gli interessi economici statunitensi. Secondo la Casa Bianca, tali organizzazioni limitano l’indipendenza del paese e comportano uno spreco di risorse pubbliche. La lista è il risultato di una revisione durata circa un anno, avviata nel febbraio 2025 per valutare l’allineamento delle organizzazioni agli interessi nazionali. Tra gli enti coinvolti figurano l’UNFCCC, l’IPCC e numerosi organismi ONU su migrazioni, uguaglianza di genere, sviluppo e sicurezza. Per i trattati ONU il ritiro richiederà almeno un anno e restano dubbi giuridici sui poteri presidenziali in assenza di un nuovo voto del Congresso. In passato Trump aveva già disposto l’uscita degli Stati Uniti da altre organizzazioni internazionali di rilievo.

🛳️ La Guardia costiera degli Stati Uniti ha abbordato e sequestrato nell’oceano Atlantico la petroliera russa Bella 1, inseguita da settimane, senza incontrare resistenza dell’equipaggio e in assenza di mezzi russi nelle vicinanze. Nella stessa giornata è stata sequestrata anche la petroliera M Sophia nel mar dei Caraibi, battente bandiera panamense e ritenuta parte della “flotta fantasma” usata per aggirare le sanzioni, con un carico di petrolio proveniente dal Venezuela. L’operazione sulla Bella 1 ha coinvolto unità navali, elicotteri e aerei da ricognizione statunitensi, con il supporto della Royal Air Force britannica. Mosca ha contestato il sequestro, dichiarando di aver perso i contatti con l’equipaggio e sostenendo l’illegittimità dell’uso della forza. La Bella 1 era sanzionata per il trasporto di petrolio iraniano e aveva tentato di eludere il blocco, cambiando nome e registrazione. L’inseguimento era iniziato dopo un primo tentativo di fermo nel mar dei Caraibi il 21 dicembre. Le operazioni rientrano in una più ampia strategia statunitense di sequestro di petroliere legate al Venezuela.

🇮🇷 In Iran sono in corso grandi proteste, accompagnate da un blocco di internet avviato ieri, pratica già usata dal regime per ostacolare le comunicazioni e reprimere le manifestazioni. Video verificati dai media internazionali mostrano migliaia di persone in strada a Teheran e proteste diffuse nel resto del paese. Le mobilitazioni, le più ampie dal 2022, durano da quasi due settimane e sono iniziate per le gravi condizioni economiche, per poi estendersi. Il regime le reprime con la violenza e tenta di ridimensionarne la portata, anche attraverso l’interruzione della rete. Secondo la ong Iran Human Rights, ci sarebbero oltre duemila arresti e almeno 45 morti, mentre i media statali minimizzano o descrivono una situazione tranquilla.

🇸🇾 Da martedì sono in corso violenti scontri ad Aleppo tra le milizie governative siriane fedeli al presidente Ahmed al Sharaa e le Forze democratiche siriane (SDF), a maggioranza curda, con almeno 21 civili uccisi: si tratta dei combattimenti più gravi dalla caduta del regime di Bashar al Assad nel dicembre 2024. I combattimenti si concentrano nei quartieri curdi di Sheikh Maqsoud, Ashrafieh e Bani Zaid, dove l’esercito siriano ha tentato di riprendere il controllo. Un cessate il fuoco proclamato ieri è stato esteso per consentire l’evacuazione dei civili e il ritiro delle forze curde, mentre secondo testimoni le milizie governative avrebbero avanzato in alcune aree. Oltre 140mila persone sono state costrette a lasciare le proprie case a causa di bombardamenti, droni, scontri a fuoco e impiego di carri armati. Le parti si accusano reciprocamente delle vittime civili e non sono disponibili dati sui militari uccisi. Le violenze rischiano di compromettere i negoziati per integrare le istituzioni curde nello stato siriano, bloccati da tempo per divergenze su autonomia e decentralizzazione. Le SDF, che controllano circa un terzo del paese e aree petrolifere, sono state alleate degli Stati Uniti contro lo Stato Islamico ma sono considerate terroristiche dalla Turchia, alleata del nuovo governo siriano. Aleppo, già teatro di durissimi combattimenti tra il 2012 e il 2016 e colpita dal terremoto del 2023, torna così al centro di una grave crisi armata.

🇷🇺 Nella notte di ieri raid russi hanno colpito diverse aree dell’Ucraina, lasciando Kiev senza elettricità e acqua e danneggiando almeno 20 palazzi. Mosca ha dichiarato di aver utilizzato il missile ipersonico Oreshnik, con una portata superiore ai 5.000 chilometri, contro obiettivi strategici, inclusi impianti di produzione di droni e infrastrutture energetiche legate al complesso militare-industriale ucraino. Secondo il ministero della Difesa russo, gli attacchi sarebbero stati una risposta a un presunto attentato contro una residenza di Vladimir Putin, accusa respinta da Kiev. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riferito che i raid hanno coinvolto 242 droni, un missile balistico a medio raggio e 22 missili da crociera, colpendo infrastrutture civili ed energetiche e causando almeno quattro morti e decine di feriti; un drone avrebbe danneggiato anche l’edificio dell’ambasciata del Qatar. Le autorità ucraine hanno chiesto una reazione internazionale e un rafforzamento della difesa aerea. Secondo Kiev, un missile Oreshnik sarebbe stato lanciato anche verso la regione di Leopoli, vicino al confine con Ue e Nato. Il ministro degli Esteri ucraino ha annunciato iniziative diplomatiche, tra cui riunioni urgenti in sede Onu e Nato. Intanto, la Russia ha denunciato un attacco ucraino nella regione di Belgorod che ha lasciato oltre 500 mila persone senza elettricità e servizi essenziali.

🇺🇦 Restando in Ucraina, Vasyl Malyuk si è dimesso dalla guida del Servizio di sicurezza dell’Ucraina (Sbu), incarico che ricopriva dalla metà del 2022 e durante il quale l’agenzia ha condotto alcune delle operazioni più rilevanti contro la Russia, inclusi attacchi con droni a basi aeree russe. Le dimissioni sarebbero legate a un conflitto protratto tra l’Sbu e l’agenzia nazionale anticorruzione (Nabu), dopo l’arresto e il successivo rilascio di funzionari anticorruzione accusati di legami con Mosca. Le tensioni si inseriscono in un contesto di rapporti difficili tra il governo e gli organismi anticorruzione, aggravati da una legge poi ritirata che ne riduceva l’autonomia. Secondo alcune ricostruzioni, l’amministrazione di Volodymyr Zelensky avrebbe spinto Malyuk a dimettersi per contenere lo scandalo, pur mantenendolo all’interno dell’Sbu con funzioni operative. Al suo posto è stato nominato capo ad interim il generale Yevhen Khmara. Malyuk, militare di carriera specializzato in controspionaggio, aveva avviato una vasta campagna contro infiltrazioni russe e autorizzato operazioni offensive in territorio russo, alcune mai rivendicate e altre apertamente attribuite all’Sbu. Negli stessi mesi, varie dimissioni di alti funzionari ucraini hanno accompagnato altri scandali di corruzione che hanno coinvolto figure di primo piano vicine alla presidenza.

🌎 L’approvazione dell’accordo tra UE e Mercosur è avvenuta dopo un voto informale degli ambasciatori degli Stati membri a Bruxelles e dovrà ora essere firmata da Ursula von der Leyen e confermata dal voto finale del Parlamento Europeo. Il via libera arriva dopo oltre vent’anni di negoziati e un anno di opposizioni da parte di alcuni paesi, tra cui Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria, contrari per i possibili effetti sul settore agricolo; il Belgio si è astenuto. L’accordo è passato grazie al raggiungimento della soglia minima di 15 paesi rappresentanti il 65% della popolazione UE, favorita dal voto favorevole dell’Italia, che ha cambiato posizione dopo aver ottenuto concessioni. La prima riguarda clausole di salvaguardia che consentirebbero alla Commissione Europea di intervenire se le importazioni dai paesi del Mercosur aumenteranno del 5% in tre anni causando un analogo calo dei prezzi. La seconda prevede maggiore flessibilità nell’uso dei fondi agricoli UE nel periodo 2028-2035, con l’anticipo della spesa dei 293,7 miliardi destinati alla Politica Agricola Comune. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato il risultato, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha mantenuto la contrarietà politica della Francia. L’approvazione è avvenuta in un contesto di proteste degli agricoltori in diverse città europee, tra cui Milano.

💉 Il governo degli Stati Uniti ha ridotto il numero di vaccini raccomandati per i bambini, eliminando quelli contro influenza, epatite A e B, meningococco, rotavirus e virus sinciziale, e riducendo a uno i vaccini consigliati contro il papillomavirus. Le vaccinazioni per epatite A e B, meningococco e virus sinciziale restano raccomandate solo per gruppi ad alto rischio, mentre per influenza e rotavirus la decisione è demandata al medico curante. La scelta è coerente con l’orientamento del segretario alla Salute Robert Kennedy Jr., noto per posizioni critiche sui vaccini, e con una richiesta del presidente Donald Trump di ridurre le raccomandazioni. Secondo molti esperti, la misura potrebbe portare a un aumento di ricoveri e decessi evitabili. Negli Stati Uniti, tuttavia, l’obbligo vaccinale per i bambini è deciso dai singoli stati e non dal governo federale. Kennedy Jr. ha assicurato che l’accesso ai vaccini resterà garantito per chi lo vorrà e che le assicurazioni continueranno a coprirne i costi.

🇰🇭 La Cambogia ha annunciato l’estradizione in Cina di Chen Zhi, imprenditore di 38 anni arrestato martedì e accusato di gestire un vasto sistema di truffe online. Nato in Cina e naturalizzato cambogiano nel 2014, Chen aveva perso la cittadinanza il mese scorso ed è indagato in diversi paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Cina e Singapore, per reati che includono riciclaggio di denaro, estorsione, traffico di esseri umani e frodi su larga scala. Il 14 ottobre scorso Stati Uniti e Regno Unito avevano sequestrato beni per miliardi di dollari, soprattutto in bitcoin, oltre a proprietà di lusso e conti bancari riconducibili a lui e alla sua rete. Insieme a Chen Zhi sono stati arrestati ed espulsi anche due cittadini cinesi, Xu Ji Liang e Shao Ji Hui. Le indagini collegano le attività criminali alle cosiddette “scam cities”, grandi complessi soprattutto nel sud-est asiatico dove lavoratori reclutati con false promesse vengono sequestrati e costretti, in condizioni disumane, a realizzare truffe online di vario tipo.

✝️ La Chiesa cattolica spagnola ha firmato un accordo con lo Stato per risarcire le persone che hanno subito abusi sessuali da minorenni da parte del clero. Le somme saranno determinate caso per caso dal difensore civico nazionale e l’intesa è stata sottoscritta dal governo e dai principali organismi ecclesiastici. L’accordo segue anni di negazione dei casi, ammessi per la prima volta nel 2023 in oltre 900 episodi, e nasce per consentire risarcimenti anche quando i reati sono prescritti o gli autori deceduti. Le vittime dovranno presentare domanda a un organismo del ministero della Giustizia, che valuterà i casi e avanzerà una proposta alla Chiesa. Se accettata da tutte le parti, il risarcimento sarà pagato dall’ente ecclesiastico responsabile, o in alternativa dagli organismi centrali. In caso di disaccordo, la decisione passerà a una commissione mista e, se necessario, al difensore civico. I criteri e gli importi dei risarcimenti non sono ancora definiti e potrebbero ispirarsi a modelli adottati in altri paesi europei, dove le cifre variano sensibilmente.

🇨🇭 Jacques Moretti, comproprietario del locale Le Constellation di Crans-Montana andato a fuoco la notte di Capodanno causando 40 morti, è stato posto in custodia cautelare in Svizzera per rischio di fuga, mentre la moglie e socia Jessica Maric è rimasta in libertà. Entrambi sono indagati per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo; il provvedimento nei confronti di Moretti dovrà essere confermato da un giudice entro 48 ore. La coppia, trasferitasi in Svizzera nei primi anni Duemila, gestisce anche altri due locali nel canton Vallese e avrebbe acquistato due immobili in contanti tra il 2020 e il 2024. La loro situazione patrimoniale ha alimentato speculazioni, anche alla luce dei precedenti penali di Moretti, condannato in Francia per sfruttamento della prostituzione e in Corsica per frode. Le indagini in corso si concentrano ora sulla conformità della ristrutturazione del locale alle norme di sicurezza, inclusi materiali, uscite di emergenza e capienza, aspetti sui quali i proprietari affermano di aver superato regolarmente le ispezioni negli ultimi dieci anni.

👩‍🚀 La NASA ha deciso di anticipare entro due giorni il rientro di quattro astronauti dalla Stazione Spaziale Internazionale a causa di un problema medico che riguarda uno dei membri dell’equipaggio, senza divulgarne identità e diagnosi per motivi di privacy. È la prima volta in oltre 25 anni di attività della ISS che viene organizzato un rientro anticipato per ragioni sanitarie. A tornare sulla Terra sarà l’intero equipaggio della missione Crew-11, lanciata il 1° agosto 2025 e composta da Zena Cardman, Mike Fincke, Oleg Platonov e Kimiya Yui, che sarebbe dovuta restare in orbita fino al 20 febbraio. La decisione è stata presa dall’amministratore NASA Jared Isaacman dopo una valutazione medica che ha stabilito condizioni stabili ma un rischio persistente, data la limitata capacità diagnostica a bordo. La passeggiata spaziale prevista è stata annullata dopo una consultazione medica riservata. Il rientro avverrà con una capsula Crew Dragon di SpaceX nell’oceano Pacifico al largo della California. I tre astronauti che resteranno sulla ISS ridurranno attività ed esperimenti in attesa dell’arrivo della missione Crew-12, attualmente prevista per il 12 febbraio ma potenzialmente anticipabile. La ISS, concepita anche per testare la permanenza umana di lungo periodo nello Spazio, non aveva mai affrontato finora una situazione analoga.

Alla prossima 👋

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Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

La Rassegna Settimanale di Maurizio Russo