Ultimo numero di ottobre particolarmente denso di news da ogni parte del mondo.
Non solo ci sono delle corpose novità dalla Striscia di Gaza, ma anche dalla Turchia, dalla Moldavia e dalla Turchia, passando per alcuni dei nostri territori colpiti dal forte maltempo. Facciamo poi un rapido salto in Russia per un importante summit, per poi chiudere a Cuba.

ISRAELE-HAMAS-LIBANO: BEIRUT BOMBARDATA, LE FINANZE DI HEZBOLLAH, LA MORTE DEL NUOVO LEADER
1) Partiamo al solito dalla Striscia di Gaza e dalle ultime notizie. Sabato mattina, un drone proveniente dal Libano ha colpito un edificio a Cesarea, nel nord di Israele, senza causare vittime o danni significativi. L’obiettivo dell’attacco sembrava essere la casa del primo ministro Benjamin Netanyahu, ma né lui né la sua famiglia erano presenti. L’esercito israeliano ha abbattuto altri due droni nello stesso attacco. Dopo l’incidente, Netanyahu è apparso in un video commentando l’uccisione del leader di Hamas, Yahya Sinwar, ribadendo la sua intenzione di continuare la guerra contro Hamas. Cesarea, città costiera a nord di Tel Aviv, è residenza di molti esponenti della classe dirigente israeliana. Nonostante il drone abbia superato le difese aeree, le sirene di allarme non sono suonate. Nello stesso periodo, Hezbollah ha lanciato circa venti razzi dal Libano verso il nord di Israele, causando pochi danni e nessun ferito. Sabato notte poi, l’esercito israeliano ha bombardato un edificio residenziale a Beit Lahia, nel nord della Striscia di Gaza, causando la morte di 87 persone, secondo le stime del ministero della Salute della Striscia. Altre 40 persone sono rimaste ferite. Israele ha contestato le cifre inizialmente diffuse da Hamas, che parlavano di “decine” di civili uccisi. Le operazioni di soccorso sono complicate dall’assenza di comunicazioni e dai danni alle infrastrutture, che rendono difficile raggiungere i feriti. Molti dei civili coinvolti erano sfollati dal campo profughi di Jabalia, a seguito delle recenti evacuazioni ordinate dall’esercito israeliano. Israele afferma che i bombardamenti mirano a colpire i miliziani di Hamas, ma le operazioni stanno ostacolando anche la distribuzione di aiuti.
Tra domenica sera e lunedì mattina Israele ha lanciato un massiccio bombardamento su Beirut, colpendo in particolare la periferia meridionale, dove si trova il quartiere di Dahieh, noto per la forte presenza di Hezbollah. L’esercito israeliano aveva avvertito la popolazione che l’obiettivo principale erano le filiali di Al-Qard Al-Hassan, un gruppo bancario legato a Hezbollah, considerato uno strumento di finanziamento delle sue attività. Al-Qard Al-Hassan è nato nel 1983 come ente caritatevole e si è poi sviluppato in una banca con circa 200mila clienti e oltre 30 filiali in tutto il Libano. Dahieh, già bersaglio di ripetuti attacchi nelle ultime settimane, è anche una zona residenziale e commerciale, e dopo gli avvertimenti molte persone sono fuggite. Non è ancora chiaro quali danni abbiano provocato le esplosioni o se ci siano vittime. Esplosioni si sono udite anche vicino all’aeroporto di Beirut e in altre città del sud del Libano, tra cui Nabatieh, Kafra e Yater. Restando in tema di denaro e fondi, lunedì sera Daniel Hagari, portavoce dell’esercito israeliano, ha accusato Hezbollah di nascondere circa mezzo miliardo di euro sotto l’ospedale Al-Sahel, situato nella periferia sud di Beirut, in un quartiere fortemente controllato dal gruppo. Hagari ha affermato che il denaro, nascosto in un bunker, potrebbe essere usato per attaccare Israele e ha esortato le autorità libanesi e internazionali a confiscarlo. Tuttavia, non ha fornito prove concrete, mostrando solo una mappa animata. Fadi Alameh, direttore dell’ospedale, ha respinto le accuse e invitato l’esercito libanese a ispezionare il luogo per dimostrare l’assenza del bunker. Dopo il comunicato di Hagari, Israele ha ordinato l’evacuazione di alcune aree e ha ripreso i bombardamenti, uccidendo almeno 13 persone e ferendone 57, colpendo anche il parcheggio di un ospedale pubblico.
Infine, dopo tre settimane di speculazioni, l’esercito israeliano ha confermato l’uccisione di Hashem Safieddine, nuovo capo di Hezbollah, avvenuta una settimana dopo quella del leader storico Hassan Nasrallah. Safieddine è stato colpito durante un bombardamento israeliano a Dahieh insieme a 25 membri di Hezbollah, tra cui il capo dell’intelligence Hussein Ali Hazima. Hezbollah non ha confermato la notizia. Safieddine, nato nel 1964 e cugino di Nasrallah, aveva legami stretti con l’Iran e con Qassem Suleimani, il generale iraniano ucciso dagli Stati Uniti nel 2020.

MOLDAVIA: LA PRESIDENTE USCENTE MAIA SANDU ANDRÀ AL BALLOTTAGGIO CON IL FILORUSSO STOIANOGLO
2) Domenica si sono tenute in Moldavia le elezioni presidenziali e un referendum sull’integrazione nell’Unione Europea. Al ballottaggio del 3 novembre si sfideranno la presidente uscente Maia Sandu, europeista e liberale, e Alexandr Stoianoglo, filorusso. Al referendum, il “sì” all’integrazione europea ha vinto con un margine molto stretto: 50,38% contro 49,62%. Sandu ha denunciato un tentativo di interferenza russa, accusando la Russia di aver comprato voti e influenzato l’elettorato contro l’Unione Europea. Nonostante i sondaggi mostrassero un ampio sostegno all’integrazione europea, il risultato è stato sorprendentemente equilibrato.
La Russia avrebbe condotto una campagna di propaganda e interferenza per danneggiare Sandu e far fallire il referendum. Diverse inchieste hanno dimostrato l’esistenza di finanziamenti russi per diffondere disinformazione contro Sandu e comprare voti, fenomeno confermato anche il giorno delle elezioni. Si sono inoltre registrati episodi controversi, come il trasporto di elettori moldavi alle sezioni elettorali in Russia, dove si sono formate lunghe code, sollevando dubbi sulle intenzioni delle autorità russe di influenzare il voto. Tornando alle elezioni presidenziali, la presidente uscente Sandu ha ottenuto il 42% dei voti e affronterà al ballottaggio Alexandru Stoianoglo, candidato del Partito Socialista filorusso, che ha raggiunto il 26%. La vittoria al ballottaggio di Sandu non è garantita, dato che Stoianoglo potrebbe ottenere il sostegno di altri candidati filorussi.

CLIMA: QUARTA ALLUVIONE IN UN ANNO E MEZZO IN EMILIA-ROMAGNA. DISAGI ANCHE NEL RESTO D’ITALIA
3) Tra sabato e domenica, l’Emilia-Romagna è stata colpita da una violenta alluvione che ha causato esondazioni, allagamenti e blackout, specialmente nell’area metropolitana di Bologna. Un giovane di 20 anni, Simone Farinelli, è morto dopo essere stato travolto dal torrente Zena. Questo rappresenta la quarta alluvione in un anno e mezzo, dopo le alluvioni di settembre e maggio 2023, che avevano causato 17 morti e danni per circa 8,5 miliardi di euro. Durante l’ultima ondata, la pioggia ha superato i 175 millimetri a Bologna, causando l’esondazione di diversi corsi d’acqua e l’allagamento di abitazioni e attività commerciali. Lunedì, scuole e asili sono rimasti chiusi per controlli di sicurezza, mentre il sindaco di Bologna ha annunciato l’intenzione di chiedere lo stato di emergenza. Circa tremila persone sono state evacuate, e oltre 500 interventi sono stati effettuati dai vigili del fuoco. Le province di Reggio Emilia, Ravenna, Forlì-Cesena, Ferrara e Piacenza hanno subito allagamenti simili. La gestione dei fondi per prevenire future alluvioni è al centro del dibattito, con accuse reciproche tra amministratori locali e governo riguardo alla mancanza di finanziamenti e ritardi nei lavori di prevenzione. Finora, il governo ha stanziato 3,8 miliardi di euro per affrontare i danni.
La situazione è critica anche in altre parti d’Italia. Tra venerdì e sabato, forti piogge hanno colpito la Sicilia orientale, causando allagamenti e danni significativi alle infrastrutture. A Catania, via Etnea è stata allagata, con veicoli trascinati dall’acqua. I vigili del fuoco sono intervenuti, anche con sommozzatori per salvare automobilisti bloccati. Un video sui social ha mostrato una donna salvare un uomo trascinato via dall’acqua. Diversi voli diretti a Catania sono stati dirottati a Palermo, e alcune tratte ferroviarie interrotte. Vicino a Licata, il fiume Salso è esondato, costringendo molti abitanti a rifugiarsi sui tetti in attesa di soccorsi. Anche Ginostra e Stromboli hanno subito frane e allagamenti, con danni alle abitazioni e interruzioni elettriche. La siccità in Sicilia, aggravata dalla scarsa manutenzione delle infrastrutture idriche, sta creando una crisi, con difficoltà per agricoltori e razionamento dell’acqua in molte città.

TURCHIA: ATTACCO ARMATO FUORI DALLA SEDE DELLA SOCIETÀ AEROSPAZIALE TURCA. CHI C’È DIETRO?
4) Mercoledì scorso, un attacco armato ha colpito la sede della Società aerospaziale turca (TUSAS) a Kahramankazan, vicino ad Ankara, causando sette vittime, inclusi i due assalitori, identificati come membri del PKK. Secondo le autorità turche, si tratta di Ali Örek e Mine Sevjin Alçiçek. L’attacco è stato documentato da immagini che mostrano i due assalitori con zaini e fucili d’assalto entrare nella struttura, seguiti da un’esplosione. TUSAS, fondata per ridurre la dipendenza della Turchia nel settore della difesa, conta 17.000 dipendenti e produce mezzi militari, come elicotteri, droni e missili. Le forze speciali turche sono intervenute durante l’attacco, con il sindaco locale che ha riferito di ostaggi temporanei tenuti in un bar. Il ministro dell’Interno, Ali Yerlikaya, ha confermato cinque vittime e ventidue feriti, di cui due in condizioni gravi. Successivamente, i media turchi hanno limitato la copertura dell’evento e l’accesso ai social è stato bloccato. L’attacco è stato attribuito al PKK dalle autorità turche. Il giorno prima dell’attacco, si era discusso proprio di un’eventuale liberazione del leader del PKK, Abdullah Öcalan, se l’organizzazione avesse interrotto le sue attività.
Come risposta, il ministero della Difesa turco ha annunciato che tra mercoledì e giovedì l’aviazione militare turca ha colpito 47 obiettivi legati alle milizie curde in Iraq e Siria, uccidendo 59 persone ritenute affiliate al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Questo non è altro che un’organizzazione curda considerata terroristica anche da Stati Uniti e Unione Europea. Il ministro della Difesa, Yasar Guler, ha specificato che 29 obiettivi sono stati colpiti nel nord dell’Iraq e 18 nel nord della Siria, inclusi depositi di armi e infrastrutture militari, energetiche e di intelligence. Le Forze Democratiche Siriane (SDF) hanno denunciato che i bombardamenti turchi hanno colpito anche civili, causando 12 morti e 25 feriti. Le SDF, alleate degli Stati Uniti contro l’ISIS, controllano un quarto della Siria e sono considerate dalla Turchia come affiliate al PKK. Venerdì proprio il Partito dei Lavoratori (PKK) ha rivendicato l’attacco armato, affermando che fosse pianificato da tempo e non influenzato da eventi recenti.

BRICS: IL SUMMIT DI 3 GIORNI IN RUSSIA RIBADISCE LA VOLONTÀ DI CONTRASTARE L’EGEMONIA OCCIDENTALE
5) Questa è stata anche la settimana del summit dei paesi che compongono il BRICS, un raggruppamento delle economie mondiali emergenti. Si è tenuto in Russia ed è stato presieduto dal presidente russo Vladimir Putin, che ha concluso il vertice elogiando il blocco economico come contrappeso ai “metodi perversi” dell’Occidente. Il summit di tre giorni a Kazan ha visto la partecipazione di leader o rappresentanti di 36 paesi, sottolineando il fallimento degli sforzi degli Stati Uniti di isolare la Russia a causa delle sue azioni in Ucraina. Il conflitto ucraino è stato affrontato più volte durante l’incontro, che ha visto la prima visita in Russia dopo oltre due anni del Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, il quale ha invocato una “pace giusta” in Ucraina secondo la Carta dell’ONU e le leggi internazionali. Guterres ha anche chiesto un’immediata cessazione dei combattimenti in Gaza, Libano e Sudan. Putin ha commentato le recenti dichiarazioni di Donald Trump, che ha promesso di porre fine al conflitto in Ucraina, dicendo che “sembra sincero” e ha accolto positivamente tali affermazioni. Inoltre, Putin non ha confermato né smentito la presenza di truppe nordcoreane in Russia, sebbene immagini satellitari ne suggeriscano la presenza.
Durante il vertice, si è discusso di cooperazione finanziaria, sviluppo di alternative ai sistemi di pagamento dominati dall’Occidente e risoluzione di conflitti regionali. I BRICS, inizialmente composti da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, si sono allargati a Iran, Egitto, Etiopia, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Anche Turchia, Azerbaigian e Malesia hanno presentato domanda di adesione. Putin ha accusato l’Occidente di cercare di frenare la crescita del Sud Globale con sanzioni “illegali”, protezionismo e influenze straniere che promuovono la democrazia e i diritti umani. Ha citato l’Ucraina come esempio di minaccia alla sicurezza russa, affermando che i BRICS rappresentano una sfida all’“egemonia” occidentale. Infine, i partecipanti al vertice hanno espresso preoccupazione per gli effetti delle sanzioni unilaterali e ribadito l’impegno a rafforzare la cooperazione finanziaria all’interno dei BRICS.

CUBA LASCIATA AL BUIO. LE CAUSE? STRUTTURE VECCHIE E MANCANZA DI CARBURANTE SU TUTTE
6) A Cuba, circa 10 milioni di persone sono rimaste senza corrente da venerdì mattina della scorsa settimana a causa del fermo di una delle due principali centrali elettriche del paese, che ha causato il collasso della rete energetica nazionale. Sebbene la corrente sia stata ripristinata in alcune zone dell’Avana, la maggior parte del paese continua a subire blackout. La compagnia elettrica statale, Unión Eléctrica, ha dichiarato di lavorare per riavviare almeno cinque centrali durante la notte. Le interruzioni di corrente sono comuni a Cuba a causa di infrastrutture obsolete e mancanza di petrolio, principale fonte di energia. Negli ultimi tempi, i blackout sono aumentati, complicati anche dal passaggio dell’uragano Milton, che ha reso difficile il trasporto del carburante. Il governo ha quindi imposto misure emergenziali, ordinando la chiusura di scuole e attività non essenziali fino a domenica, limitando il lavoro solo ai servizi essenziali.
Il presidente Miguel Diaz-Canel ha attribuito la carenza di carburante all’embargo degli Stati Uniti, in vigore dal 1960, e alla diminuzione delle importazioni di petrolio da Venezuela, Messico e Russia. Secondo il primo ministro Manuel Marrero Cruz, la situazione dovrebbe migliorare nei prossimi giorni con l’arrivo di nuove forniture di carburante. Negli anni passati, Cuba ha tentato di affrontare la crisi costruendo centrali solari, ma ci vorranno anni prima che possano essere operative. Attualmente, la rete elettrica dipende da otto centrali termoelettriche risalenti a oltre cinquant’anni fa, con lavori di ripristino in corso. La domanda di energia è aumentata anche a causa della crescita delle piccole e medie imprese, mentre i generatori e i condizionatori importati dagli emigrati contribuiscono al sovraccarico della rete. Anche se sono stati previsti lavori straordinari per affrontare la crisi, esponenti del governo non escludono ulteriori blackout nel prossimo futuro.
Andiamo con delle brevi rapide ![]()
Sabato sera, la piattaforma anti pirateria Piracy Shield ha bloccato per alcune ore il download di file da Google Drive, ostacolando numerosi utenti. Questo sistema, creato dalla Lega Calcio Serie A e regolato dall’AGCOM, mira a combattere la riproduzione illegale di contenuti, ma ha dimostrato lacune, bloccando siti legali in precedenza. L’errore è stato segnalato da esperti, evidenziando l’impatto di questo blocco su aziende e istituzioni. Il dominio colpito, drive.usercontent.google.com, potrebbe essere stato segnalato erroneamente da un’azienda per contenuti illegali, senza riconoscere il legame con la rete di Google. I fornitori di servizi internet, come TIM e WindTre, hanno iniziato a sbloccare il dominio, ma alcuni malfunzionamenti sono continuati a manifestarsi anche dopo.
Il Consiglio dei ministri italiano ha approvato un decreto-legge che stabilisce una lista di 19 paesi considerati “sicuri” per i migranti, il cui esame delle richieste di asilo avviene in modo accelerato mentre i richiedenti sono in detenzione. Questo provvedimento si allinea a una precedente lista approvata in primavera e mira a mantenere operativi i centri per migranti in Albania. Tuttavia, una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che solo i paesi dove i diritti umani sono rispettati in modo uniforme possono essere considerati “sicuri”, mettendo in discussione la legittimità della lista del governo. Nonostante le critiche e le incertezze, il governo cerca di legittimare il decreto per influenzare l’operato dei giudici, ma esperti di diritto esprimono dubbi sulla sua applicabilità.
Martedì, la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI), un organo indipendente del Consiglio d’Europa, ha pubblicato un rapporto sull’Italia. Il documento solleva preoccupazioni sulla profilazione razziale da parte della polizia, soprattutto verso le comunità Rom e persone di origine africana. L’ECRI raccomanda uno studio indipendente per affrontare il problema, sottolineando che le autorità italiane non sembrano riconoscerne la portata. Il governo italiano ha reagito con dure critiche, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha difeso le forze dell’ordine, sostenendo che agiscono senza discriminazioni. Anche il ministro dell’Interno Piantedosi e il leader della Lega Salvini hanno respinto le accuse, definendo il rapporto ingiusto e offensivo verso la polizia. Il presidente della Repubblica Mattarella ha espresso vicinanza alle forze di polizia, sottolineando il suo stupore per le affermazioni del rapporto. L’ECRI chiarisce che i suoi rapporti si basano su fonti scritte e visite sul campo, senza avere valore legale. La commissione fa raccomandazioni simili per tutti i paesi europei, inclusa la Germania, che nel 2019 aveva accolto positivamente indicazioni analoghe.
Alla prossima



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