Inizia un nuovo conflitto tra Israele e Iran, il G7 in Canada e i suoi strascichi, i Lakers cambiano proprietà

Neanche il tempo di pubblicare la scorsa settimana che qualcosa di nuovo (e divertente) allieta le nostre giornate.

Ci avviamo – quasi – al giro di boa del 2025 con parecchie novità sul fronte israeliano (e iraniano), passando poi a un rapido focus sul G7 in Canada, la situazione in Ucraina e una piccola nota sportiva in chiusura.

Cominciamo? Cominciamo 👇

🇮🇷 SI APRE UN NUOVO FRONTE TRA ISRAELE E IRAN: NETANYAHU LANCIA LA SFIDA ALLA MINACCIA ATOMICA

1) Cominciamo dal proverbiale “elefante nella stanza”. Nella notte dello scorso giovedì Israele ha lanciato un vasto bombardamento contro diversi siti nucleari e missilistici in Iran, uccidendo tre alti comandanti militari iraniani e diversi scienziati del programma nucleare. In risposta, l’Iran ha lanciato circa cento droni e, in serata, un numero simile di missili balistici, che sono stati quasi tutti intercettati dalla difesa israeliana. Tra le vittime dell’attacco israeliano figurano Hossein Salami, comandante delle Guardie rivoluzionarie, Mohammad Bagheri, capo dell’esercito, e Gholamali Rashid, responsabile del coordinamento militare. Israele, temendo ritorsioni, aveva dichiarato lo stato di emergenza, chiuso scuole, attività e l’aeroporto di Tel Aviv. Il premier Netanyahu ha definito i siti iraniani una minaccia esistenziale e ha giustificato l’azione come un attacco preventivo, sostenendo che l’Iran è vicino a ottenere l’arma nucleare. I bombardamenti hanno colpito in particolare l’area di Natanz, centro dell’arricchimento dell’uranio. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di essere stato informato in anticipo, ma ha negato un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, invitando l’Iran ad accettare un accordo per evitare ulteriori conseguenze. L’Iran si ritrova così improvvisamente senza i suoi principali comandanti militari, sostituiti rapidamente dalla Guida suprema Ali Khamenei. L’operazione israeliana, definibile come “strategia della decapitazione”, ha preso di mira non solo la leadership militare ma anche il sistema scientifico legato al programma nucleare. Salami aveva un ruolo centrale nei rapporti con le milizie filo-iraniane in Medio Oriente, parte dell’“Asse della resistenza”. La sua eliminazione punta anche a ritardare eventuali ritorsioni. Gli Stati Uniti avevano già ritirato il personale diplomatico dall’Iraq per timore di attacchi. Come detto, la risposta non si è fatta attendere. Da venerdì sera, l’Iran ha risposto con diversi lanci missilistici agli attacchi israeliani. Entrambi i paesi hanno dichiarato che le ostilità non sono concluse e Israele, preparatosi in anticipo, ha dichiarato lo stato d’emergenza.

Nella notte tra sabato e domenica, Israele ha colpito diverse infrastrutture energetiche in Iran, tra cui il principale deposito di carburante di Teheran, quello di Shahran, e un importante giacimento di gas. Sono stati presi di mira anche i depositi di Shahr Rey e altre strutture nella capitale. Il deposito di Shahran, con 11 grandi serbatoi e una capacità pari a tre giorni del fabbisogno cittadino, è strategico per l’approvvigionamento della capitale e delle aree limitrofe. Le esplosioni e gli incendi causati dall’attacco sono stati dichiarati sotto controllo dal ministero dell’Energia iraniano. Il governo ha negato danni alla vicina raffineria di Shahr Rey. Attacchi si sono verificati anche nella regione di Bushehr, colpendo una parte del giacimento South Pars e la raffineria di Fajr Jam, provocando incendi e l’interruzione della produzione di gas. L’Iran, già colpito da una crisi energetica a causa di infrastrutture obsolete e sanzioni, rischia ulteriori disagi. Il prezzo del petrolio è aumentato del 9% venerdì per i timori sull’approvvigionamento. In risposta, l’Iran ha valutato la possibilità di bloccare lo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il traffico petrolifero globale. Nel frattempo, durante il fine settimana, Israele ha dichiarato di aver ottenuto la superiorità aerea su Teheran, dopo aver colpito duramente le difese iraniane (soprattutto i sistemi radar e di difesa aerea, in gran parte composti da apparecchi di origine sovietica e cinese). Questi sistemi, montati su veicoli mobili, sono stati sistematicamente distrutti per garantire un corridoio sicuro ai caccia israeliani. Netanyahu ha affermato che Israele sta smantellando “strato per strato” le difese iraniane. Sabato, aerei israeliani hanno sorvolato Teheran per oltre due ore senza essere ostacolati. Inoltre, Israele ha iniziato a impiegare caccia meno avanzati, come F-15 e F-16, segno della ridotta efficacia della contraerea iraniana. Secondo gli osservatori, il successo israeliano si deve al fattore sorpresa, alla rapida distruzione del comando militare iraniano e alla storica debolezza dell’Iran nelle difese aeree, mai prioritarie rispetto alla strategia di deterrenza basata sugli alleati regionali, oggi indeboliti.

A proposito di alleati, la Cina ha ribadito il suo sostegno all’Iran, di cui è il principale partner commerciale e acquirente di petrolio scontato, nonostante le sanzioni statunitensi. Durante il summit di Astana con i Paesi dell’Asia centrale, Pechino ha puntato a rafforzare le connessioni energetiche e infrastrutturali per contrastare le difficoltà commerciali globali. In parallelo, il ministro degli Esteri Wang Yi ha condannato gli attacchi agli impianti nucleari iraniani, auspicando un’immediata de-escalation del conflitto e il ritorno al dialogo. Pechino teme – come anticipato in precedenza – un blocco dello Stretto di Hormuz, cruciale per l’import-export, e giudica contrario agli interessi dell’Iran un confronto diretto con gli Stati del Golfo. Intanto, si ipotizza che Teheran possa rivolgersi alla Cina per ricostruire le proprie forze armate, dopo i limiti dell’alleanza con Mosca. Secondo il Sipri, la Cina ha circa 600 testate nucleari, crescendo più rapidamente di ogni altro Paese, pur mantenendo, secondo Pechino, una strategia difensiva e di non primo utilizzo.

Al momento, pur continuando gli attacchi, la situazione può avere vari risvolti. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si trova di fronte a diversi scenari nella guerra iniziata contro l’Iran: una rapida conclusione tramite negoziati, un intervento militare degli Stati Uniti o un conflitto prolungato. Israele ha ottenuto alcuni successi iniziali, come l’eliminazione di alti comandanti iraniani e il controllo dello spazio aereo iraniano, ma non è riuscito a colpire i principali siti nucleari, come quello di Fordo, protetto da una montagna. L’Iran ha ancora scorte di uranio arricchito e capacità per sviluppare una bomba atomica, seppure non immediatamente. Per colpire Fordo, Israele avrebbe bisogno delle bombe bunker-buster statunitensi, che però Washington non ha al momento fornito. Netanyahu spera in un coinvolgimento diretto degli USA, ma il presidente Trump, nonostante abbia dichiarato che “America First” significa anche impedire un Iran nucleare, ha promesso una politica estera isolazionista. Nel frattempo, l’Iran avrebbe riaperto alla possibilità di negoziati, chiedendo agli Stati Uniti la garanzia di non entrare in guerra. Netanyahu spera anche in una possibile rivolta interna contro il regime iraniano, ma le minacce israeliane potrebbero invece rafforzare la coesione della popolazione iraniana. Tuttavia, il conflitto aereo tra Israele e Iran rischia di trasformarsi in una guerra di logoramento, con l’obiettivo di indebolire le risorse militari ed economiche reciproche. Gli attacchi israeliani su Teheran, distanti oltre 1.500 km, sono complessi e costosi, mentre l’Iran sta rispondendo con il lancio di missili balistici a lunga gittata. Finora si contano oltre 200 morti iraniani e più di 20 israeliani. Israele, militarmente più avanzato, ha ottenuto la superiorità aerea, ma sostiene costi elevatissimi: circa 300 milioni di dollari al giorno per i bombardamenti e fino a 290 milioni per l’intercettazione dei missili. Dal 7 ottobre 2023 ha già speso circa 85 miliardi di dollari in operazioni militari. Anche dal punto di vista logistico, mantenere la pressione sull’Iran è difficile. L’Iran ha subito gravi danni, ma conserva ancora notevoli capacità militari, con circa 1.000 missili pronti al lancio. L’esito potrebbe dipendere da chi esaurirà prima le proprie risorse, oppure da un intervento degli Stati Uniti a fianco di Israele, sebbene non vi siano conferme ufficiali. Le recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump indicano un cambio di rotta rispetto ai negoziati precedenti sul nucleare iraniano, interrotti dopo l’attacco israeliano del 13 giugno. Trump sembra ora convinto che il regime iraniano possa essere sconfitto militarmente, soprattutto colpendo il programma nucleare, considerato lo strumento principale dell’influenza iraniana nella regione. Fonti giornalistiche e militari riportano spostamenti significativi di mezzi militari statunitensi verso il Medio Oriente: caccia F-35, F-15 e F-16 sono stati mobilitati da basi in Europa, mentre sei bombardieri B-2 Spirit erano già presenti a maggio nella base di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, da cui potrebbero raggiungere Fordo per un’operazione mirata.

Intanto, questa settimana l’Iran ha lanciato diversi missili balistici contro Israele, colpendo Tel Aviv, Holon, Ramat Gan e l’ospedale Soroka di Beer Sheva, provocando gravi danni e vittime. Le sirene d’allarme sono risuonate in tutto il Paese e si segnalano anche attacchi con droni, inclusa Nazaret. In risposta, Israele ha colpito Teheran e Karaj con raid aerei, distruggendo anche siti nucleari, mentre l’AIEA ha denunciato danni a impianti di centrifughe. Trump ha lanciato un ultimatum per una resa iraniana e ha dichiarato di essere pronto a intervenire direttamente (ma ci torneremo). L’ayatollah Khamenei, nascosto in un bunker, ha avvertito che un attacco americano causerebbe danni irreparabili, ma un funzionario iraniano ha affermato che Teheran sarebbe disponibile a colloqui. I dati più recenti parlano di oltre 1.000 droni e 400 missili lanciati dall’Iran, con 24 morti e 500 feriti in Israele e 585 vittime e 1.300 feriti in Iran. Nel frattempo, Putin ha affermato che una soluzione diplomatica è possibile e ha proposto una mediazione. Oggi a Ginevra sono previsti colloqui tra Iran, Germania, Francia, Gran Bretagna e UE, oltre a una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Intanto, hacker filoisraeliani hanno attaccato la tv di Stato iraniana, trasmettendo appelli alla rivolta contro il regime.

Da tenere d’occhio Donald Trump, che ha annunciato che deciderà entro due settimane se gli Stati Uniti interverranno militarmente a fianco di Israele contro l’Iran, lasciando però spazio a speculazioni su negoziati in corso, tattiche dilatorie o possibili bluff. La formula delle “due settimane”, già usata in passato da Trump per rinviare decisioni mai concretizzate, è interpretata come un modo per prendere tempo senza fissare scadenze reali. Gli Stati Uniti avevano già avviato trattative con l’Iran prima dell’ultimo attacco israeliano, con contatti recenti tra il negoziatore Steve Witkoff e diplomatici iraniani. Tuttavia, l’Iran ha escluso negoziati finché continueranno i bombardamenti. Altri ritengono che Trump voglia attendere l’evoluzione delle operazioni israeliane per ridurre i rischi di un’eventuale offensiva americana. Nel frattempo, gli USA stanno rafforzando la propria presenza militare nella regione. C’è anche l’ipotesi che Trump stia bluffando, in accordo con Israele, per cogliere l’Iran di sorpresa. Infine, la mossa potrebbe servire semplicemente a riprendere l’iniziativa strategica e a non farsi dettare i tempi da Israele.

🌐 G7 IN CANADA SENZA SUSSULTI: TRUMP LASCIA IN ANTICIPO PER LA CRISI IN MEDIORIENTE

2) Il vertice del G7 si è concluso senza accordi rilevanti su questioni chiave come la guerra in Ucraina e il conflitto tra Israele e Iran. Alla riunione, svoltasi a Kananaskis in Canada, hanno partecipato i leader di Canada, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Giappone, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy e il segretario generale della NATO Mark Rutte. Zelenskyy ha chiesto sostegno e una pressione internazionale per arrivare a un cessate il fuoco, dichiarandosi pronto per negoziati di pace. I leader hanno concordato su iniziative per contrastare politiche economiche non di mercato, regolare l’impatto dell’intelligenza artificiale e sostenere la transizione tecnologica, ma non è stata diffusa alcuna dichiarazione congiunta sull’Ucraina, anche a causa dell’opposizione degli Stati Uniti. Il presidente Trump ha abbandonato il summit anticipatamente per la crisi in Medio Oriente, lasciando ai sei leader rimanenti il compito di riaffermare il sostegno all’Ucraina in colloqui separati. Il vertice è stato segnato anche dalla tensione crescente legata all’offensiva israeliana contro l’Iran e dalla risposta di Teheran con missili e droni. Emmanuel Macron ha ammonito contro qualsiasi tentativo di cambio di regime in Iran, definendolo pericoloso. In una breve dichiarazione congiunta, i leader hanno ribadito che l’Iran non deve ottenere l’arma nucleare e hanno chiesto una de-escalation, compreso un cessate il fuoco a Gaza. Carney, primo ministro canadese e ospite del vertice, ha annunciato nuove sanzioni canadesi contro la Russia. Trump, invece, ha rifiutato nuove sanzioni, sostenendo che danneggiano economicamente gli Stati Uniti, e ha attribuito l’origine della guerra in Ucraina all’espulsione della Russia dal G7 nel 2014. Inoltre, ha sottolineato divergenze su commercio internazionale, imponendo dazi su acciaio, alluminio e auto. Unico punto positivo per Trump è stato l’accordo commerciale firmato con il premier britannico Starmer, che si è reso protagonista di un curioso episodio raccogliendo dei documenti sfuggiti al presidente per evitare problemi con la sua sicurezza.

🇺🇦 UCRAINA-RUSSIA: CONSEGNATI NUOVI CORPI DI UCRAINI UCCISI IN GUERRA. INTANTO A KIEV…

3) La Russia ha consegnato all’Ucraina i corpi di altre 1.200 persone ucraine uccise durante la guerra, nell’ambito degli accordi raggiunti a Istanbul il 2 giugno. Si tratta del quarto scambio recente, che porta a oltre 4.800 il numero totale di corpi restituiti in pochi giorni. Non è chiaro quanti di questi siano soldati, civili o prigionieri di guerra. Gli accordi prevedono lo scambio di 6.000 corpi in totale, ma i media russi affermano che l’Ucraina non abbia ancora restituito alcun corpo. La restituzione dei cadaveri e gli scambi di prigionieri tra fine maggio e inizio giugno rappresentano finora gli unici risultati concreti dei negoziati tra i due paesi, che continuano senza progressi rilevanti. Non ci sono dati certi sul numero complessivo di morti, ma a inizio anno Zelensky ha parlato di 46.000 soldati ucraini uccisi, mentre la Russia non aggiorna i dati ufficiali dal 2022.

Intanto, il governo ucraino ha rivisto al ribasso il bilancio delle vittime di un raid russo su Kiev, confermando 10 morti nella capitale e altri 2 a Odessa. Il ministro dell’Interno Klymenko ha spiegato che durante le ricerche sono state trovate parti di corpi inizialmente conteggiati come individui separati, e che i soccorsi continuano. Il presidente Zelensky ha denunciato l’attacco come “puro terrorismo”, affermando che sono stati lanciati oltre 440 droni e 32 missili su Kiev, definendo l’operazione una delle più gravi. Il comandante Tkachenko ha descritto una notte difficile per la capitale, con danni e feriti, e l’impegno coordinato di soccorritori e volontari. Nel frattempo, Mosca ha dichiarato di aver intercettato 197 droni ucraini lanciati su 10 regioni russe, inclusa quella di Mosca. L’Aeronautica ucraina ha reso noto che, durante l’attacco notturno, sono stati abbattuti o neutralizzati 402 droni e vari tipi di missili russi. La Russia, infine, ha rivendicato il bombardamento di strutture del complesso militare-industriale a Kiev e Zaporizhzhia con armi ad alta precisione.

🏀 NBA: I LOS ANGELES LAKERS PASSANO DI MANO. OPERAZIONE DA CIRCA 10 MILIARDI DI DOLLARI

4) La famiglia Buss ha raggiunto un accordo per vendere la quota di maggioranza dei Los Angeles Lakers a Mark Walter, per una valutazione complessiva di circa 10 miliardi di dollari, la più alta mai registrata per una franchigia sportiva statunitense. La famiglia manterrà una quota di minoranza superiore al 15% per un periodo di tempo, mentre Jeanie Buss continuerà a ricoprire il ruolo di governatrice e a guidare il team “per almeno alcuni anni”, come previsto dall’accordo. Walter, CEO della holding TWG Global e già proprietario del 26% dei Lakers dal 2021, è coinvolto anche in altre realtà sportive come i Los Angeles Dodgers, il Chelsea FC e team di Formula 1. I Lakers erano stati acquistati da Jerry Buss nel 1979 per 67,5 milioni di dollari. Alla sua morte nel 2013, il controllo era passato ai sei figli, con Jeanie designata nel 2017 come proprietaria principale dopo una disputa interna. La vendita è stata approvata dalla maggioranza dei fratelli Buss. Anche la star dei Lakers Luka Doncic è stata informata preventivamente dell’accordo. Magic Johnson, socio di Walter e vicino a Jeanie Buss, ha appoggiato pubblicamente l’operazione, elogiando Walter per i successi ottenuti con i Dodgers. Dave Roberts, manager della squadra di baseball, ha definito la giornata “molto entusiasmante per i Lakers e la città di Los Angeles”. Walter è anche CEO di Guggenheim Partners, società da oltre 325 miliardi di dollari in gestione. I Lakers erano la franchigia NBA con la più lunga gestione familiare attiva (46 anni), seguiti dai Pacers. L’operazione segue altre recenti vendite nel mondo NBA, tra cui quella dei Mavericks per 3,5 miliardi e l’accordo non ancora finalizzato per i Celtics a 6,1 miliardi.

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È il momento delle brevi, andiamo 👇

🇮🇱 Torniamo un attimo alla guerra a Gaza. Martedì almeno 51 palestinesi sono stati uccisi e oltre 200 feriti nei pressi di un centro di distribuzione del cibo a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, secondo quanto riferito dal ministero della Salute locale controllato da Hamas. Le vittime si trovavano in attesa di aiuti del Programma alimentare mondiale quando, secondo testimoni, sarebbero stati colpiti da missili o colpi di artiglieria sparati da un carro armato israeliano. L’esercito israeliano ha ammesso di aver aperto il fuoco contro la folla, pur negando l’uso di bombardamenti, e ha annunciato un’indagine. Nello stesso giorno, otto persone sono morte in un altro attacco simile a Rafah. I feriti sono stati portati all’ospedale Nasser, unico ancora operativo nella zona, sebbene in condizioni critiche per mancanza di risorse. Da maggio, oltre 400 palestinesi sono stati uccisi nei pressi di centri di distribuzione alimentare. La gestione degli aiuti è in gran parte sotto il controllo della Gaza Humanitarian Foundation, un’organizzazione sostenuta da Israele, la cui funzione ha ridotto drasticamente le forniture alle altre ONG, accusate di essere escluse dal sistema.

🇺🇸 A Washington si è tenuta una grande parata militare per celebrare il 250° anniversario dell’esercito americano, fortemente voluta dal presidente Donald Trump, che ha coinciso con il suo 79esimo compleanno. Migliaia di soldati e mezzi corazzati hanno sfilato di fronte al presidente, in una parata senza precedenti dal 1991. Per garantire la sicurezza, la città è rimasta bloccata per giorni, con strade chiuse e rinforzate. Le cerimonie si sono svolte senza incidenti e Trump ha definito l’evento una dimostrazione della forza americana, giustificando i 45 milioni di dollari spesi. Intanto, in varie città degli Stati Uniti, milioni di persone hanno protestato contro l’uso dell’esercito, impiegato anche a Los Angeles a supporto delle retate dell’ICE, che hanno portato all’arresto di presunti immigrati irregolari, scatenando tensioni con manifestanti. In Minnesota le manifestazioni sono state cancellate dopo l’uccisione della deputata democratica Melissa Hortman e di suo marito.

🇹🇭 Dalla fine di maggio si è riaccesa una storica disputa territoriale tra Cambogia e Thailandia, culminata in scontri a fuoco nell’area di confine nota come “Triangolo di Smeraldo”, dove è morto un soldato cambogiano. Entrambi i governi si accusano a vicenda e hanno avviato ritorsioni reciproche: restrizioni ai visti, chiusura delle frontiere, blocchi commerciali e culturali. La Cambogia ha chiesto l’intervento della Corte internazionale di giustizia per risolvere la sovranità su quattro aree di confine contese, ma la Thailandia non ne riconosce la giurisdizione. La crisi ha provocato tensioni anche all’interno della politica thailandese dopo la diffusione di un audio confidenziale tra la premier Paetongtarn Shinawatra e Hun Sen, ex leader cambogiano, in cui lei mostra deferenza e critica un alto comandante dell’esercito. La fuga di notizie ha indebolito la sua posizione politica, portando il secondo partito della coalizione a ritirare il suo appoggio al governo. Sullo sfondo, un contenzioso decennale sul controllo di aree attorno a templi antichi, già oggetto di sentenze della Corte nel 1962 e nel 2013, torna a destabilizzare i rapporti tra i due paesi.

🇬🇧 La Camera dei Comuni del Regno Unito ha approvato in terza lettura una proposta di legge per regolamentare la morte assistita, inizialmente rivolta ai residenti in Inghilterra e Galles. La legge, approvata con 314 voti a favore e 291 contrari, passa ora alla Camera dei Lord, che può solo proporre emendamenti o ritardare l’iter. Presentata dalla laburista Kim Leadbeater, la proposta ha ottenuto il sostegno anche del primo ministro Keir Starmer, pur tra divisioni interne al partito. La legge consente la morte assistita a maggiorenni con malattie terminali e meno di sei mesi di vita, capaci di intendere e volere, e prevede una procedura rigorosa che coinvolge due medici e un giudice. Un emendamento importante ha escluso i casi di digiuno volontario per evitare abusi legati ai disturbi alimentari.

🧳 Domenica si sono svolte proteste contro il turismo di massa in circa quindici città europee, soprattutto in Spagna. Migliaia di persone hanno manifestato pacificamente per denunciare un modello economico che privilegia i turisti a scapito dei residenti. Le città coinvolte includono Barcellona, Granada, San Sebastián e Palma di Maiorca, con cortei anche a Lisbona e Marsiglia. A Barcellona, dove si è registrata una partecipazione di circa 600 persone secondo il Comune, i manifestanti hanno chiesto case accessibili, meno sussidi al turismo e migliori condizioni lavorative nel settore. Gli slogan includevano “tourists go home” e si sono verificate azioni simboliche come spruzzare acqua sui turisti. Le proteste mirano alla responsabilizzazione della politica locale e alla ricerca di un equilibrio tra residenti e afflusso turistico.

📱 L’Autorità per la tutela dei dati personali dell’Irlanda ha annunciato che Meta non potrà introdurre pubblicità su WhatsApp nell’Unione Europea prima del 2026. La decisione segue l’annuncio dell’azienda, che aveva previsto l’avvio degli annunci pubblicitari “nei prossimi mesi” nella sezione “Aggiornamenti” dell’app. La novità ha sollevato preoccupazioni da parte di organizzazioni per la tutela della privacy, in particolare per l’uso dei dati degli utenti a fini promozionali. Meta ha precisato che gli annunci non saranno basati su contenuti sensibili come chiamate o chat private, ma su dati generici come lingua e posizione. L’Autorità ha inoltre comunicato che nei prossimi mesi avvierà un confronto con i responsabili di WhatsApp per verificare il rispetto del GDPR.

🇮🇹 Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha esteso alle scuole superiori il divieto di utilizzo dei cellulari durante l’orario scolastico, già imposto lo scorso anno fino alla terza media. Il divieto vale anche per fini didattici, con eccezioni solo per studenti con disabilità e per specifici indirizzi di studio legati all’informatica. Le scuole dovranno far rispettare la norma con eventuali sanzioni disciplinari, anche se l’applicazione concreta dipenderà da insegnanti e istituti. La misura si inserisce nel dibattito internazionale sugli effetti degli smartphone sullo sviluppo giovanile e sulla salute mentale, tema su cui la ricerca non ha ancora fornito risposte certe. Valditara ha citato studi OCSE che collegano l’uso dei cellulari a un calo del rendimento scolastico. Ha inoltre chiesto alla Commissione Europea di estendere il divieto a tutti gli Stati membri, trovando riscontri positivi in diversi paesi. Provvedimenti simili sono già stati adottati in Francia, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia e recentemente anche in Brasile.

🏎️ La Ferrari 499P del team AF Corse ha vinto per il terzo anno consecutivo la 24 ore di Le Mans, la più importante gara automobilistica endurance al mondo. A trionfare è stato l’equipaggio composto da Robert Kubica, Phil Hanson e Yifei Ye. Le altre due Ferrari in gara si sono classificate terza e quarta, dietro alla Porsche, arrivata seconda. La 499P è un prototipo creato dalla Ferrari nel 2023, che ha vinto tutte le edizioni disputate da allora. Negli anni Sessanta, la Ferrari vinse sei edizioni consecutive. Kubica, primo polacco a vincere Le Mans, è un ex pilota di Formula 1 che interruppe la carriera per un grave incidente, tornando poi alle corse nei campionati endurance.

⚽ La Federazione Italiana Giuoco Calcio ha nominato Gennaro Gattuso nuovo commissario tecnico della Nazionale maschile, dopo l’esonero di Luciano Spalletti in seguito alla sconfitta contro la Norvegia. Gattuso, 47 anni, ha recentemente allenato l’Hajduk Spalato e in passato ha guidato varie squadre, tra cui Napoli, Milan e Valencia, con risultati altalenanti. La sua carriera è stata segnata da passaggi brevi e contesti difficili, ma anche da grande impegno personale, guadagnandosi la stima di giocatori e tifosi. La scelta della FIGC appare come una soluzione di ripiego, dopo il rifiuto di Claudio Ranieri, attualmente parte integrante della dirigenza della Roma. L’Italia rischia di mancare per la terza volta consecutiva la qualificazione ai Mondiali e Gattuso dovrà affrontare una situazione complessa, sia sul piano tecnico che motivazionale. La sua grinta e il passato da protagonista con la maglia azzurra, vincendo i Mondiali 2006, hanno probabilmente pesato sulla decisione.

Alla prossima 👋

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Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

La Rassegna Settimanale di Maurizio Russo