Scintille tra USA e Russia sul petrolio (e non solo), arresti in NBA per scommesse e collusione con la mafia, furto senza precedenti al Louvre
Mamma mia che settimana. Necessario fare il punto.
Ci sono novità corpose innanzitutto sulle situazioni sia nella Striscia di Gaza che in Ucraina. Poi passiamo agli Stati Uniti, veri protagonisti della settimana, per delle proteste uniche nel loro genere e uno scandalo sportivo clamoroso. Chiudiamo con un’indagine per spionaggio in corso nella Commissione Europea e – non ultimo per importanza – con il furto del secolo.
Non vi dico altro, cominciamo 👇
🇮🇱 ISRAELE-HAMAS: IL CESSATE IL FUOCO REGGE, IL VARCO DI RAFAH RESTA CHIUSO E L’ANNESSIONE DELLA CISGIORDANIA…

1) Che si dice nella Striscia di Gaza? Andiamo con ordine. Alla fine della scorsa settimana, il governo israeliano ha annunciato che il varco di Rafah, unico collegamento tra la Striscia di Gaza e l’Egitto non controllato da Israele fino alla primavera 2024, resterà chiuso finché Hamas non restituirà i corpi degli ostaggi morti dopo il 7 ottobre 2023. Il passaggio, chiuso da maggio quando Israele ha preso il controllo del lato palestinese, era inizialmente previsto per la riapertura il 18 ottobre, ma il governo ha cambiato decisione poiché Hamas ha consegnato solo 9 corpi su 28. La riconsegna dei resti è una condizione dell’accordo di pace mediato dagli Stati Uniti, entrato in vigore la settimana scorsa. Hamas sostiene che il recupero sia reso difficile dalle distruzioni e dagli ordigni inesplosi. La riapertura del varco è considerata vitale per consentire l’ingresso di beni di prima necessità e l’uscita dei palestinesi per motivi medici o familiari. Anche prima dell’invasione israeliana, Rafah era soggetto a frequenti chiusure e il principale passaggio per gli aiuti restava Kerem Shalom. Nonostante il cessate il fuoco, le forniture umanitarie restano insufficienti e negli ultimi giorni si sono verificati nuovi scontri e uccisioni nell’area di Rafah.
Nel tardo pomeriggio di domenica l’esercito israeliano ha lanciato nuovi attacchi aerei nel sud della Striscia di Gaza, dopo aver accusato Hamas di aver violato il cessate il fuoco attaccando soldati israeliani a Rafah, uccidendone due e ferendone tre. I militari israeliani hanno identificato le vittime come Yaniv Kula, 26 anni, e Itay Yavetz, 21 anni, spiegando che l’attacco è avvenuto intorno alle 10:30 vicino a Salah al Din road, dove uomini armati sarebbero usciti da un tunnel aprendo il fuoco. Hamas non ha negato l’episodio, ma ha dichiarato di non avere contatti con i propri combattenti nell’area. In serata Israele ha annunciato di aver ripreso a rispettare il cessate il fuoco, pur minacciando risposte dure a eventuali violazioni, e ha sospeso temporaneamente le consegne di cibo e beni di prima necessità verso Gaza, misura che sarebbe cessata lunedì 20 ottobre. La sospensione riguarda uno dei punti principali dell’accordo di pace mediato dagli Stati Uniti, ora a rischio dopo le nuove tensioni. Secondo fonti mediche locali, i bombardamenti israeliani avrebbero causato almeno 35 morti.
Nonostante tutto, comunque, il cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre, continua a reggere nonostante le reciproche accuse di violazione tra Israele e Hamas. Dopo i bombardamenti israeliani di domenica, l’esercito ha riaperto i valichi di Kerem Shalom e Kissufim e promesso la ripresa delle consegne di aiuti, mentre continua a restare chiuso il passaggio di Rafah verso l’Egitto. Gli scontri di domenica, seguiti all’uccisione di due soldati israeliani a Rafah, sono considerati un test sulla tenuta dell’accordo. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, pur sotto pressione dai ministri più radicali, ha mantenuto la tregua. Negli Stati Uniti, il presidente Donald Trump – che ha mediato l’accordo e lo considera un successo diplomatico – ha confermato la validità del cessate il fuoco e inviato in Israele (insieme al vice JD Vance) il suo inviato Steve Witkoff e Jared Kushner per spingere Netanyahu a proseguire le trattative sulle fasi successive, in linea con il piano americano, favorevole a Israele. Nel frattempo, una delegazione di Hamas è tornata in Egitto per discutere temi ancora irrisolti come la ricostruzione di Gaza, il disarmo e il futuro ruolo politico del movimento.
Tuttavia, una misura appena votata potrebbe compromettere il tutto. Il parlamento israeliano ha infatti approvato in via preliminare una legge per annettere le colonie della Cisgiordania, territorio che la comunità internazionale riconosce come palestinese ma occupato da Israele dal 1967. È stata inoltre votata una seconda proposta per annettere la colonia di Maale Adumim, che, se collegata a Gerusalemme Est, dividerebbe in due la Cisgiordania. Entrambe le leggi devono ancora superare altri tre voti prima di entrare in vigore. L’iniziativa ha creato tensioni politiche: è sostenuta dagli alleati di governo più estremisti del primo ministro Benjamin Netanyahu, ma osteggiata dagli Stati Uniti. Il vicepresidente americano J.D. Vance ha definito il voto «molto stupido» e «un insulto», mentre il segretario di Stato Marco Rubio lo ha giudicato una minaccia al piano di pace di Donald Trump, che a sua volta ha ribadito la propria contrarietà. Le proposte sono passate con margini ristretti (25 voti a favore e 24 contrari), con Netanyahu che ha accusato l’opposizione di voler creare divisioni politiche.
🇺🇦 CAOS TRA UCRAINA, USA E RUSSIA. INCONTRO SALTATO A BUDAPEST ED ESPORTAZIONI DI PETROLIO ABBATTUTE. COSA SUCCEDE ORA?

2) Sull’Ucraina che si dice? Eravamo rimasti all’incontro previsto venerdì scorso alla Casa Bianca tra il presidente americano Trump e l’omologo ucraino Zelensky, tenutosi in un clima meno formale del solito, con un pranzo nella Cabinet Room. Tema centrale è stata la possibile fornitura di missili Tomahawk all’Ucraina, che permetterebbero di colpire obiettivi in territorio russo. Trump, pur non escludendo l’ipotesi, si è mostrato esitante e ambiguo, affermando che tali armi potrebbero causare un’“escalation” e ribadendo di preferire una soluzione diplomatica al conflitto. Durante l’incontro, ha parlato a lungo anche di altri temi, come il Medio Oriente e il Venezuela, sostenendo che una pace in Ucraina sia possibile e che persino Putin la desideri, senza spiegare su cosa si basi questa convinzione. Trump ha inoltre detto di aver discusso con Putin di un incontro a Budapest, cui avrebbe voluto invitare anche Zelensky, ma che ha poi escluso per le tensioni tra i due leader. Zelensky si è invece dichiarato disposto a colloqui in qualsiasi formato, purché preceduti da un cessate il fuoco e da garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Dopo circa due ore di incontro privato, Trump ha definito la riunione “molto interessante e cordiale” sul suo social Truth, invitando Kiev e Mosca a “fermare ora” i combattimenti, prima di lasciare Washington. Zelensky, più cauto, ha parlato brevemente alla stampa dicendosi “realista” ma ancora aperto a negoziati che possano avvicinare la pace.
Tutto rose e fiori? Non proprio. Secondo rumors emersi successivamente grazie al Financial Times, il faccia a faccia alla Casa Bianca si sarebbe trasformato in una dura lite, con il presidente americano che avrebbe intimato al leader ucraino di accettare le condizioni di Vladimir Putin, avvertendolo che la Russia “avrebbe distrutto” l’Ucraina in caso contrario. Il Washington Post riporta che Putin avrebbe chiesto a Trump il pieno controllo del Donbass, mentre cresce il timore di una capitolazione imposta al vertice di Budapest (ci torneremo). Il premier polacco Donald Tusk ha invitato a non fare pressioni su Kiev per concessioni territoriali, ma sulla Russia perché cessi l’aggressione. Zelensky, rientrato da Washington senza gli aiuti militari richiesti, ha ribadito che “Putin non può essere fermato con le parole” e ha chiesto maggiore pressione da parte di Stati Uniti, Europa, G20 e G7. Kiev denuncia nuovi raid russi contro infrastrutture energetiche, con oltre 3.270 droni, 1.370 bombe aeree e 50 missili lanciati in una settimana. Trump, in un’intervista a Fox News, ha dichiarato di non poter “dare tutte le armi all’Ucraina” per non mettere a rischio l’America, pur rivendicando di essere stato “molto buono” con Zelensky. Intanto a Bruxelles si lavora a una linea comune di sostegno a Kiev e a nuove sanzioni contro la “flotta ombra” russa che elude i divieti sul petrolio. Zelensky, infine, ha confermato di essere “pronto” ad andare a Budapest per incontrare Putin, definito un “terrorista”, pur ribadendo che una pace giusta richiede il dialogo diretto tra le parti.
Intanto, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha confermato l’avvio dei lavori di ripristino delle linee elettriche della centrale nucleare di Zaporizhzhia, in Ucraina, danneggiate durante la guerra. Gli interventi sono possibili grazie a un cessate il fuoco locale tra Russia e Ucraina, richiesto dall’AIEA. La centrale, la più grande d’Europa e attualmente fuori servizio, deve restare alimentata per mantenere sotto controllo la temperatura dei sei reattori. Il piano dell’AIEA prevede due fasi: la riparazione di una linea elettrica in territorio russo e di una di backup in area ucraina, concordate dopo colloqui tra il direttore Rafael Grossi, i vertici russi e ucraini e il presidente Putin. Dall’inizio dell’invasione russa, la centrale ha subìto dieci blackout totali o parziali, alimentando i timori internazionali, mentre Kiev continua a chiedere la smilitarizzazione dell’area.
Tornando al rapporto Putin-Trump però, la situazione si è raffreddata notevolmente con il passare dei giorni, dal momento che il presidente statunitense ha annullato l’incontro con il leader russo previsto a Budapest. L’amministrazione americana ha spiegato che non ci sarà alcun vertice nel “futuro immediato” per evitare una “perdita di tempo”, dopo il mancato accordo sulle condizioni russe per porre fine alla guerra in Ucraina. Putin insiste perché l’Ucraina ceda l’intero Donbas e che un eventuale accordo preceda il cessate il fuoco, mantenendo così il controllo sul ritmo dei negoziati. Trump avrebbe cercato senza successo di convincere Zelensky a maggiori concessioni territoriali, evitando però di promettere l’invio dei missili Tomahawk. Intanto, undici leader europei, tra cui Giorgia Meloni, hanno espresso sostegno alla posizione ucraina, auspicando negoziati sulla base dell’attuale linea del fronte. Trump continua comunque a mostrare ambiguità, affermando che l’Ucraina “potrebbe vincere” la guerra, ma “probabilmente non ci riuscirà”. Nel frattempo, il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato nuove sanzioni contro le compagnie petrolifere russe Lukoil e Rosneft, che insieme rappresentano circa la metà delle esportazioni di petrolio russo. Le misure, decise dall’amministrazione Trump per aumentare la pressione su Vladimir Putin e favorire negoziati di pace con l’Ucraina, prevedono il congelamento dei beni delle due aziende negli Stati Uniti e il divieto per cittadini e imprese americane di intrattenere rapporti commerciali con esse, incluse le loro filiali. Washington ha inoltre minacciato sanzioni secondarie contro banche straniere che facilitano le vendite di petrolio russo, soprattutto in Cina, India e Turchia. Siamo arrivati, a tutti gli effetti, a una rottura nei rapporti bilaterali. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha motivato la decisione con il «rifiuto di Putin di porre fine a una guerra insensata». L’annuncio è coinciso con un bombardamento russo in Ucraina che ha causato sei vittime e con un test nucleare supervisionato da Putin.
La risposta delle potenze sopracitate non si è fatta attendere. Le misure hanno spinto la Cina a sospendere gli acquisti di greggio russo, mettendo in difficoltà l’“amicizia senza limiti” tra Mosca e Pechino, e l’India a valutare uno stop simile. Putin ha definito le sanzioni “un atto ostile”, sostenendo che non avranno impatto sull’economia russa, ma gli esperti dubitano: le due aziende rappresentano oltre 4 milioni di barili esportati al giorno. La sospensione degli acquisti cinesi e indiani – rispettivamente di 2 e 1,6 milioni di barili al giorno – potrebbe colpire duramente Mosca e ridurre i fondi per la guerra in Ucraina. Intanto, Cina e Stati Uniti si preparano a un incontro in Malesia per evitare nuovi dazi americani e favorire un vertice tra Trump e Xi in Corea del Sud. Le sanzioni potrebbero riorientare il mercato mondiale del greggio verso gli Stati Uniti e l’Opec, con un possibile vantaggio per l’Arabia Saudita.
🇺🇸 USA: LA MANIFESTAZIONE ANTI-TRUMP “NO KINGS” RACCOGLIE MILIONI DI PERSONE NELLE PRINCIPALI CITTÀ

3) Per chiudere il cerchio sugli Stati Uniti, sabato si sono svolte imponenti proteste contro il presidente Donald Trump e il suo presunto uso autoritario del potere, sotto lo slogan No Kings (“Nessun re”). Le manifestazioni, organizzate da diversi movimenti progressisti, hanno coinvolto circa 2.600 città in tutti gli stati, con cortei principali a Washington D.C., New York, Atlanta, San Francisco e Chicago, e con iniziative di sostegno anche in Europa, tra cui Roma e Firenze. Secondo i media statunitensi, la partecipazione è stata paragonabile a quella delle proteste di giugno, che avevano radunato tra 2 e 4,8 milioni di persone. Alcuni esponenti del Partito Democratico hanno aderito alle manifestazioni, tra cui il senatore Bernie Sanders e il presidente del partito Ken Martin. Le proteste si sono svolte in un clima pacifico e festoso: molti manifestanti indossavano costumi colorati per dimostrare la propria natura non violenta, dopo le accuse di estremismo provenienti dall’amministrazione Trump. I partecipanti hanno criticato sia le politiche su immigrazione e diritti riproduttivi, sia l’uso esteso dei poteri presidenziali, ritenuto in violazione dei limiti costituzionali. In risposta, l’amministrazione ha pubblicato sui social immagini e video satirici generati con intelligenza artificiale, raffigurando Trump come un re o mentre deride i manifestanti. Mentre i Repubblicani hanno evitato commenti diretti, una portavoce di Trump ha liquidato le proteste con la frase: «Chi se ne frega?». I dimostranti hanno infine condannato anche la decisione del presidente di inviare la Guardia Nazionale in città governate dai Democratici con motivazioni ritenute false o esagerate.
🇪🇺 UE: EMERGE UN PRESUNTO CASO DI SPIONAGGIO CON AL CENTRO LA COMMISSIONE EUROPEA E L’UNGHERIA. IL PUNTO

4) Torniamo tra le mura europee. Negli ultimi mesi vari europarlamentari e attivisti hanno chiesto chiarimenti alla Commissione Europea su un presunto caso di spionaggio organizzato dall’Ungheria tra il 2012 e il 2018. Secondo un’inchiesta condotta da diversi media europei, un gruppo di agenti segreti ungheresi avrebbe tentato di reclutare funzionari dell’Unione Europea, in particolare della Commissione, per ottenere informazioni riservate. Gli agenti operavano sotto copertura nell’ufficio di Olivér Várhelyi, allora ambasciatore ungherese presso l’UE e oggi commissario alla Salute, noto per la sua vicinanza al premier Viktor Orbán. Várhelyi ha negato ogni coinvolgimento, mentre la presidente Ursula von der Leyen ha annunciato un’indagine senza sospenderlo dall’incarico. La rete, composta da membri dell’agenzia di intelligence estera ungherese Információs Hivatal, avrebbe avuto il compito di informare Orbán su eventuali misure europee contrarie agli interessi del suo governo. Gli agenti avrebbero profilato i cittadini ungheresi impiegati nella Commissione per selezionare potenziali reclute, avvicinandoli a Bruxelles e offrendo denaro, vantaggi di carriera o appelli al patriottismo. Diverse persone hanno raccontato ai giornalisti di essere state contattate e di aver fornito alcune informazioni, ma di aver poi rifiutato di collaborare stabilmente. L’operazione si sarebbe conclusa nel 2018 a causa di errori del capo missione, identificato come “V.”, che avrebbe violato i protocolli di sicurezza e attirato l’attenzione dei servizi europei. Fonti interne affermano che la presenza di agenti ungheresi nelle istituzioni UE fosse un “segreto di Pulcinella”, e che alcune segnalazioni non furono seguite da provvedimenti concreti. Se emergessero prove del coinvolgimento di Várhelyi, la sua rimozione sarebbe possibile ma complessa: potrebbe avvenire tramite la Corte di giustizia dell’UE, su richiesta della Commissione o del Consiglio, oppure per decisione diretta della presidente von der Leyen — che però ha escluso questa ipotesi. Un’ulteriore via, politicamente improbabile, sarebbe una mozione di sfiducia del Parlamento Europeo contro l’intera Commissione, che richiederebbe una maggioranza dei due terzi.
🏀 NBA, SCOMMESSE ILLEGALI E COLLUSIONE CON LA MAFIA: ARRESTATI CHAUNCEY BILLUPS (COACH DI PORTLAND) E TERRY ROZIER (GUARDIA DI MIAMI)

5) Passiamo ora al caso sportivo della settimana (ma che dico della settimana, dell’anno). A soli due giorni dall’inizio della nuova stagione del basket NBA, una vasta inchiesta federale su scommesse illegali ha scosso la lega, portando all’arresto di Chauncey Billups (allenatore dei Portland Trail Blazers e membro della Hall of Fame), di Terry Rozier (guardia dei Miami Heat) e di Damon Jones (ex giocatore e coach personale di LeBron James). L’indagine, condotta dall’FBI e annunciata a Brooklyn, coinvolge anche quattro famiglie mafiose di New York (Bonano, Gambino, Luchese e Genovese) ed è stata definita “la saga dell’insider trading dell’NBA”. Billups, 49 anni, è accusato di aver partecipato a una frode nei giochi di poker truccati, con partite che avrebbero fruttato decine di migliaia di dollari ai partecipanti grazie a tecniche di manipolazione elettronica delle carte. Secondo l’FBI, l’organizzazione avrebbe guadagnato circa 7 milioni di dollari dal 2019, riciclati successivamente. Billups e Jones, chiamati nel gergo mafioso “figure”, attiravano le vittime – i cosiddetti “pesci” – promettendo partite con celebrità e ricevendo fino a 50.000 dollari per incontro. Le partite si svolgevano in locali illegali, dove venivano usati strumenti tecnologici avanzati: lenti a contatto per riconoscere segni invisibili sulle carte, telecamere nascoste nelle fiches, macchine per mescolare i mazzi modificate e persino un tavolo con raggi X capace di leggere le carte coperte. Le informazioni venivano elaborate da computer esterni e trasmesse a un complice al tavolo, detto “quarterback”, che comunicava con segnali convenuti. Per non destare sospetti, i truffatori lasciavano talvolta vincere le vittime.
Non è tutto. Secondo l’accusa, Billups avrebbe anche fornito informazioni riservate sui giocatori dei Blazers prima di una partita del 2023, pur non essendo formalmente incriminato per scommesse sportive. Rozier, 31 anni, è accusato di aver falsato volutamente una partita del marzo 2023, quando giocava a Charlotte, per permettere a un complice di vincere scommesse su “prop bets” legate alla sua prestazione. Secondo i procuratori, furono piazzate puntate per un totale di 259.000 dollari, e Rozier lasciò il campo dopo meno di dieci minuti. Il suo avvocato ha denunciato l’arresto come una “messa in scena mediatica”, sostenendo che la NBA lo avesse già scagionato dopo un’indagine interna. Damon Jones, 49 anni, è imputato in entrambi i procedimenti per aver venduto informazioni confidenziali su infortuni e assenze di giocatori dei Lakers, tra cui LeBron James (inconsapevole dei fatti), a scommettitori professionisti. In un episodio, un complice puntò 100.000 dollari contro i Lakers dopo aver saputo di un infortunio non ancora reso pubblico. In totale, gli atti d’accusa comprendono 34 imputati, di cui 13 legati al crimine organizzato.
I procuratori hanno descritto l’operazione come “una delle più audaci truffe sportive da quando le scommesse sono state legalizzate negli Stati Uniti”. La NBA ha sospeso immediatamente Billups e Rozier, dichiarando che la “integrità del gioco resta la massima priorità”. L’inchiesta, denominata “Operation Royal Flush”, ha indagato per quattro anni su un sofisticato sistema di poker truccato tra Miami, Las Vegas, gli Hamptons e New York. Billups e Jones sarebbero stati usati come “volti noti” per attrarre le vittime. Billups, rilasciato su cauzione dopo l’arresto, dovrà comparire a New York il 24 novembre e ha accettato restrizioni di viaggio e il divieto di scommettere. Il suo avvocato ha definito le accuse “infondate”, lodando la sua integrità. Rozier e Jones compariranno anch’essi davanti al tribunale federale di New York. L’indagine avviene in un contesto di crescente legalizzazione delle scommesse sportive: oggi sono regolamentate in 38 stati USA, Washington D.C. e Porto Rico. Tuttavia, scandali analoghi hanno già coinvolto atleti di NBA, NCAA e NFL, riaccendendo il dibattito sulla vulnerabilità dello sport professionistico alla corruzione da gioco d’azzardo.
🇫🇷 FRANCIA: IL LOUVRE DERUBATO DI GIOIELLI DAL VALORE DI DECINE DI MILIONI DI EURO. I RESPONSABILI ANCORA A PIEDE LIBERO

6) Dopo il caso sportivo dell’anno, abbiamo il furto del secolo. Protagonista il museo del Louvre di Parigi. Domenica scorsa quattro persone incappucciate e con la mascherina sono entrate dal lato della Senna servendosi di un montacarichi da cantiere, riuscendo ad accedere alla Galleria di Apollo, dove hanno rubato nove preziosi gioielli appartenenti alle collezioni di Napoleone e di sovrane francesi, tra cui una collana, una spilla e una tiara. Il colpo, durato circa sette minuti, si è svolto senza atti violenti né feriti. I ladri sono poi fuggiti su due scooter verso l’autostrada A6, perdendo lungo la fuga almeno un gioiello, ritrovato dalla polizia. Un secondo pezzo è stato recuperato nel pomeriggio. Durante l’intervento delle forze dell’ordine, si sono verificate scene di panico tra i visitatori in attesa all’ingresso. La Galleria di Apollo, simbolo del museo e riaperta nel 2020 dopo lunghi lavori di restauro, custodisce alcune delle collezioni più preziose del Louvre. Il museo è rimasto chiuso anche lunedì 20 ottobre. Un rapporto preliminare della Corte dei conti ha rivelato che un terzo delle stanze dell’ala colpita non dispone di telecamere di sorveglianza, criticando i ritardi nell’aggiornamento della sicurezza. Nello specifico, tra i pezzi rubati figurano la collana della regina Maria Amelia e la tiara dell’imperatrice Eugenia, con oltre 2.600 diamanti complessivi. In generale, il valore stimato della refurtiva si aggira intorno agli 88 milioni di euro.
Circa cento investigatori stanno lavorando al caso, tra cui la Brigade de répression du banditisme e l’Ufficio centrale per la lotta contro il traffico di beni culturali, che collabora con le polizie europee poiché i responsabili potrebbero essere già usciti dalla Francia. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha definito i ladri «esperti» e forse stranieri, mentre la procura di Parigi ipotizza un furto legato alla criminalità organizzata, con i gioielli destinati a essere smembrati e rivenduti. Nei pressi del museo la polizia ha trovato vari strumenti utilizzati per la rapina e indumenti che potrebbero fornire tracce di DNA.
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Che fatica, ma non è finita. Anzi… 👇
🇨🇦 Il presidente statunitense Donald Trump (si, ancora lui) ha annunciato l’interruzione delle trattative commerciali con il Canada dopo la diffusione di uno spot, sponsorizzato dal governo dell’Ontario, che utilizza la voce di Ronald Reagan per criticare i dazi. Gli Stati Uniti e il Canada, storicamente partner economici stretti, stanno già affrontando tensioni dovute alle tariffe imposte da Trump, che pesano sull’economia canadese. Lo spot cita un discorso del 1987 in cui Reagan avvertiva che i dazi, seppur patriottici in apparenza, danneggiano lavoratori e consumatori. Trump ha definito “vergognoso” l’atteggiamento canadese, accusando il paese di voler influenzare la Corte Suprema statunitense che sta valutando la legittimità dei dazi, dichiarati illegali da alcuni tribunali. L’iniziativa è stata promossa dal governatore dell’Ontario Doug Ford, mentre il primo ministro Mark Carney, critico delle politiche protezioniste di Trump, non ha ancora commentato.
🌐 Sotto forti pressioni degli Stati Uniti, i 176 paesi membri dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO) riuniti a Londra hanno votato per rinviare di un anno l’adozione di una tassa globale sulle emissioni di gas serra del settore marittimo. La decisione, che potrebbe compromettere anni di negoziati in vista della COP30 in Brasile, è arrivata dopo presunte minacce e intimidazioni da parte di funzionari statunitensi, che avrebbero prospettato dazi e restrizioni ai visti per i paesi favorevoli. Il rinvio, sostenuto da 57 paesi contro 49 e 21 astensioni, dà più tempo a Stati Uniti, Arabia Saudita e Russia per esercitare pressioni contro la misura. La tassa, stimata in circa 10 miliardi di dollari annui, avrebbe dovuto finanziare interventi per ridurre le emissioni del trasporto navale, responsabile del 3% di quelle globali. Dopo il voto, la Casa Bianca ha rivendicato il risultato, mentre il segretario generale dell’IMO, Arsenio Dominguez, ha invitato i paesi a riflettere sull’esito e sugli errori commessi.
🇲🇦 Dalla fine di settembre il Marocco è attraversato da grandi proteste contro il governo, soprattutto da parte di giovani e studenti, che contestano le spese previste per i Mondiali di calcio del 2030 e chiedono maggiori investimenti in sanità, istruzione e occupazione. Le autorità hanno reagito con centinaia di arresti: secondo Human Rights Watch quasi mille persone sono state fermate e almeno 270 accusate di vari reati, tra cui 39 minori; l’Associazione Marocchina dei Diritti Umani stima invece circa duemila arresti e 900 incriminazioni. A metà ottobre un tribunale di Agadir ha condannato 17 manifestanti fino a 17 anni di carcere per violenze e danneggiamenti. Alcuni sono stati perseguiti anche per gesti simbolici, come indossare magliette o pubblicare messaggi di sostegno. Human Rights Watch ha denunciato anche l’uso della violenza da parte della polizia, che avrebbe causato tre morti. Le manifestazioni, le più imponenti degli ultimi quindici anni, si sono organizzate online e riflettono la frustrazione della “Generazione Z” in un paese dove la disoccupazione giovanile tocca il 36%. Finora il governo di Aziz Akhannouch non ha risposto concretamente, mentre il re Mohammed VI ha invitato a intervenire su lavoro, sanità e istruzione.
🇨🇴 Il presidente colombiano Gustavo Petro ha definito «omicidi» gli attacchi statunitensi contro imbarcazioni sospettate di trasportare droga nel mar dei Caraibi, accusando gli Stati Uniti di aver ucciso un pescatore colombiano estraneo al narcotraffico. In risposta, il presidente americano Donald Trump ha annunciato la sospensione degli aiuti economici alla Colombia, pari a circa 400 milioni di dollari previsti per quest’anno, e minacciato l’introduzione di dazi. I rapporti tra i due leader, già tesi, si deteriorano ulteriormente nonostante la Colombia sia da decenni uno dei principali alleati di Washington nella lotta al narcotraffico, avendo ricevuto miliardi di dollari dagli anni Novanta. La campagna statunitense contro il traffico di droga, concentrata anche sul Venezuela, include gli attacchi navali nel mar dei Caraibi, la cui legittimità è contestata da Bogotá. In segno di protesta, il governo colombiano ha richiamato l’ambasciatore Daniel García Peña dagli Stati Uniti, segnando un nuovo punto di crisi nelle relazioni diplomatiche tra i due paesi.
💻 Lunedì un’interruzione dei servizi di Amazon Web Services (AWS) ha provocato gravi difficoltà di accesso e funzionamento per numerosi siti e app in tutto il mondo, risolte solo in tarda serata. Tra le piattaforme colpite figurano Slack, le banche britanniche Lloyds Bank e Halifax, Strava, Snapchat, Duolingo, diversi servizi di Amazon, oltre a videogiochi come Roblox, Wordle, Pokémon GO e il negozio Epic Games, insieme al servizio online di PlayStation. Gli utenti hanno riscontrato rallentamenti o impossibilità di accesso, con disagi variabili a seconda delle aree geografiche. Amazon ha individuato l’origine del problema in un data center situato in Virginia, negli Stati Uniti, dove un malfunzionamento del Domain Name System (DNS) ha compromesso la traduzione degli indirizzi web in codici numerici, impedendo la corretta connessione ai siti ospitati sulla piattaforma AWS.
🇯🇵 Il parlamento giapponese ha eletto Sanae Takaichi prima ministra, la prima donna nella storia del Giappone a ricoprire questo ruolo. Sessantaquattrenne e leader del Partito Liberal Democratico (PLD), Takaichi è salita al potere grazie a un accordo con il Partito dell’Innovazione (Ishin), dopo che il PLD aveva perso la maggioranza alle elezioni del 2024 e al Senato nel 2025. Succede a Shigeru Ishiba, dimessosi per i deludenti risultati elettorali. Takaichi, figura di spicco della corrente più conservatrice del PLD legata a Shinzo Abe, è nota per le sue posizioni nazionaliste: contraria ai matrimoni omosessuali, favorevole a un ampliamento dei poteri militari e a un’alleanza con Taiwan, si ispira a Margaret Thatcher. Poco dopo la sua elezione, Komeito, alleato storico del PLD da 26 anni, ha lasciato la coalizione per divergenze politiche e per il rifiuto del PLD di sostenere una legge sul finanziamento dei partiti.
🇧🇴 In Bolivia il senatore di centrodestra Rodrigo Paz Pereira, 58 anni, è stato eletto presidente con il 54,5% dei voti, battendo al ballottaggio l’ex capo di stato Jorge Quiroga. Economista ed ex sindaco, Paz è il primo presidente di destra dopo vent’anni di governi del partito di sinistra Movimiento al Socialismo (Mas). Figlio dell’ex presidente Jaime Paz Zamora, è nato in Spagna durante l’esilio dei genitori e ha studiato negli Stati Uniti. In campagna elettorale ha promosso il programma “capitalismo per tutti”, basato su crediti agevolati, riduzione della spesa pubblica e legalizzazione dell’economia sommersa. Affiancato dal vicepresidente Edman Lara Montaño, ex poliziotto noto per le sue denunce di corruzione, ha promesso di difendere la democrazia e promuovere riconciliazione e apertura internazionale. Paz dovrà affrontare una grave crisi economica causata dal crollo delle esportazioni di gas e dalla carenza di carburante, che ha inciso sul crollo elettorale del Mas, indebolito anche dal conflitto tra Evo Morales e il presidente uscente Luis Arce.
🏺 Un’operazione congiunta tra i carabinieri del Comando per la tutela del patrimonio culturale e la polizia belga ha portato al sequestro di quasi 300 reperti antichi in una galleria d’arte di Bruxelles, provenienti da esportazioni illegali dall’Italia, alcune risalenti agli anni Ottanta. Tra i reperti vi sono ceramiche etrusche e romane, gioielli, statue e affreschi di valore inestimabile. L’indagine, avviata su segnalazione della procura di New York nell’ambito del caso del collezionista Michael Steinhardt, ha coinvolto la galleria Phoenix Ancient Art dei fratelli Hicham e Ali Aboutaam, non ancora indagati. Durante le perquisizioni sono stati trovati oltre 600 reperti, di cui 132 sicuramente rubati in Italia e altri 151 di probabile origine italiana. Alcuni oggetti risultano collegati al trafficante d’arte Giacomo Medici, condannato nel 2004. In Italia è stata aperta un’inchiesta per ricettazione ed esportazione illecita, e per la prima volta è stata istituita una squadra investigativa comune tra carabinieri e polizia belga. La procura di Roma ha ottenuto il sequestro urgente dei reperti, mentre il procedimento giudiziario in Belgio proseguirà con un’udienza a febbraio.
🇮🇪 Da giorni a Saggart, periferia sud-ovest di Dublino, si registrano proteste e scontri davanti a un hotel che ospita richiedenti asilo, dopo la notizia che un uomo di 26 anni residente nella struttura è indagato per violenza sessuale su una bambina di 10 anni. Le manifestazioni, alimentate da slogan contro immigrazione e crisi abitativa, hanno portato all’arresto di 23 persone e al ferimento di due agenti. Dopo una prima protesta pacifica lunedì, martedì circa duemila persone si sono scontrate con 300 poliziotti, e mercoledì si sono verificati i disordini più gravi. Gli eventi coincidono con la campagna per le presidenziali del 24 ottobre, che vedono candidate Heather Humphreys (Fine Gael) e Catherine Connolly (indipendente sostenuta dalla sinistra), entrambe contrarie a posizioni anti-immigrazione. Gli scontri risultano comunque meno violenti rispetto alle rivolte del 2023 a Dublino, seguite a un accoltellamento attribuito erroneamente a un migrante, e a episodi simili avvenuti nel 2025 in Irlanda del Nord e a Londra.
🇮🇹 Le indagini sulle violenze nel carcere minorile “Cesare Beccaria” di Milano si sono ampliate: gli indagati sono saliti da 42 a 51, includendo non solo agenti e comandanti della polizia penitenziaria, ma anche dirigenti, medici e infermieri accusati di aver taciuto i maltrattamenti. Secondo la Squadra Mobile, nel carcere esisteva un “sistema endemico” basato sull’uso sistematico della violenza e sull’omertà dei vertici. Le indagini, iniziate nel 2022 dopo denunce di familiari e operatori, hanno documentato episodi di pestaggi, umiliazioni e isolamento forzato dei giovani detenuti. Otto agenti furono sospesi e tredici arrestati nel 2024. Tra i nuovi indagati figurano due ex direttrici, una vicedirettrice e due ex comandanti, accusati di aver coperto o assistito ad abusi. Anche il personale sanitario avrebbe falsificato referti per nascondere le lesioni, mentre due cappellani, tra cui don Gino Rigoldi, sono sospettati di non aver denunciato i fatti. L’inchiesta resta nella fase preliminare e nessuno è ancora a processo.
🇩🇪 Mercoledì pomeriggio, ad Altenerding, in Baviera, la polizia ha sparato a un soldato della Bundeswehr rimasto isolato durante un’esercitazione militare. Alcuni residenti, vedendolo armato, avevano avvertito la polizia, che non era stata informata dell’avvio dell’addestramento. Durante l’intervento si è verificato uno scontro a fuoco: non è chiaro chi abbia sparato per primo, ma secondo alcune ricostruzioni il soldato avrebbe esploso colpi a salve, credendo che la polizia facesse parte dell’esercitazione, mentre gli agenti hanno risposto con proiettili veri. Il militare è stato ferito in modo non grave e dimesso in serata. L’esercitazione “Marshal power”, sospesa dopo l’incidente, coinvolgeva circa 800 partecipanti tra esercito, polizia e vigili del fuoco, e simulava un attacco straniero. Le autorità militari e di polizia stanno indagando sulle cause del grave errore di comunicazione che ha portato al malinteso.
Alla prossima 👋



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