Shutdown finito in USA e novità sul caso Epstein, continua l’offensiva russa, si apre la COP30

Entriamo nel cuore di novembre, a un mese e mezzo circa dalla fine dell’anno (!).

Come vola il tempo quando ci si diverte, eh? E questa settimana non è da meno. Qualche piccola novità da Gaza, TANTE GRANDI novità dagli USA e dal conflitto in Ucraina. In chiusura facciamo un salto in Brasile alla COP30 sul clima. Si sarà deciso qualcosa o è ancora presto? Facciamo il punto.

Cominciamo 👇

🇺🇸 TUTTO SULLA SETTIMANA USA: EPSTEIN, SHUTDOWN, INCONTRI CON UNGHERIA E SIRIA, E NON SOLO…

1) E siamo proprio negli USA, partiamo da qui e dalle ultime novità sul caso Epstein. Nel giugno 2018 Jeffrey Epstein tentò di inviare un messaggio a un alto diplomatico russo sostenendo di poter fornire informazioni utili su Donald Trump, come rivelato da un’email indirizzata a Thorbjorn Jagland. Nelle comunicazioni diffuse dai democratici della Commissione di vigilanza della Camera, Epstein afferma che “Trump sapeva delle ragazze” e cita la presenza di Virginia Giuffre nella sua casa insieme al tycoon, contraddicendo sia la versione del presidente sia quella di Ghislaine Maxwell, che ha chiesto la commutazione della sua pena. I democratici parlano di “domande inquietanti” sul rapporto tra Epstein e Trump, mentre la Casa Bianca ha replicato accusando l’opposizione di manipolare le email per costruire una falsa narrazione. Trump, su Truth, ha definito l’intera vicenda una “bufala” per distogliere l’attenzione dai problemi dei democratici, e i repubblicani hanno rilasciato 23.000 pagine di documenti legati a Epstein sotto pressione della base Maga. La vicenda si è riaccesa anche per la pubblicazione di nuove email del 2011, in cui Epstein e Maxwell discutono del fatto che Giuffre avesse passato ore con Trump senza che il suo nome fosse menzionato dalla polizia, alimentando interrogativi su eventuali coperture.

Intanto, lo shutdown più lungo nella storia degli Stati Uniti, durato oltre 42 giorni, si è concluso mercoledì con l’approvazione definitiva della legge di finanziamento del governo: 222 voti favorevoli e 209 contrari alla Camera, dopo il via libera del Senato, e la firma immediata del presidente Donald Trump. La paralisi, iniziata il 1° ottobre per il mancato accordo tra Repubblicani e Democratici sulla legge di bilancio, aveva limitato drasticamente le spese federali, garantendo solo i servizi essenziali e causando licenziamenti, mancati stipendi, interruzioni dei sussidi alimentari e cancellazioni di voli. La nuova legge finanzia l’intera amministrazione fino al 30 gennaio e i dipartimenti di Difesa e Agricoltura fino al 30 settembre, prevedendo il reintegro dei dipendenti e il pagamento degli arretrati. Decisivo, al Senato, il voto di otto Democratici moderati che hanno sostenuto i Repubblicani, scatenando polemiche interne poiché lo shutdown si è chiuso senza concessioni sui sussidi sanitari richiesti dall’opposizione. Trump ha definito le richieste democratiche «un ricatto» e celebrato la fine dello shutdown come «una grande vittoria». Le attività governative riprenderanno quasi subito, mentre traffico aereo, parchi e musei federali richiederanno qualche giorno per tornare a pieno regime. L’accordo ha generato un forte scontro interno nel Partito Democratico. Le critiche dal resto del partito sono state durissime: Gavin Newsom lo ha definito «patetico», mentre altri esponenti come Ritchie Torres e Juliana Stratton hanno parlato di «resa» e «tradimento». Molte accuse si sono rivolte al capogruppo Chuck Schumer, considerato incapace di mantenere la disciplina interna. Il dissenso nasce dai termini dell’accordo, giudicato «cattivo» da Pete Buttigieg, poiché i Democratici avevano avviato lo shutdown per evitare il taglio dei sussidi sanitari, ma poi hanno ceduto senza ottenere concessioni, salvo un futuro voto facilmente aggirabile dai Repubblicani. Le pressioni dell’amministrazione Trump, che aveva licenziato migliaia di dipendenti federali e ridotto i sussidi alimentari, hanno pesato sulla decisione dei moderati. Tuttavia, per una parte del partito lo shutdown rappresentava anche uno strumento politico per contrastare le tendenze autoritarie di Trump e mostrare determinazione all’elettorato. I sondaggi indicavano che gli elettori attribuivano ai Repubblicani la responsabilità dello stallo, e la popolarità di Trump era scesa sotto il 40 per cento. Nonostante ciò, la mancanza di un piano chiaro per proseguire lo scontro ha portato i Democratici a cedere, ponendo fine ai disagi per milioni di cittadini ma allo stesso tempo confermando a Trump che una pressione sufficiente può piegare l’opposizione.

Passiamo agli incontri della settimana. Lunedì il presidente Trump ha incontrato alla Casa Bianca il leader siriano Ahmed al Sharaa, segnando la prima visita ufficiale di un presidente siriano negli Stati Uniti e un momento storico dato il passato jihadista di al Sharaa, su cui fino a un anno fa gravava una taglia da dieci milioni di dollari. L’amministrazione americana lo aveva rimosso dalla lista dei ricercati pochi giorni prima, in un gesto di normalizzazione dei rapporti. Durante la conferenza stampa Trump ha elogiato al Sharaa come «leader forte» e ha espresso fiducia nella ripresa della Siria, mentre sostenitori del presidente siriano manifestavano fuori dalla Casa Bianca. Al centro dei colloqui c’era la richiesta di eliminare del tutto le sanzioni, già in parte ridotte dopo l’incontro di maggio, e lunedì il Tesoro ha sospeso per sei mesi le misure del Caesar Act. Al Sharaa aveva inoltre incontrato la direttrice del FMI, Kristalina Georgieva, che si è detta disponibile a sostenere la Siria. I due leader hanno discusso anche del coinvolgimento siriano nella coalizione internazionale contro l’ISIS, cui Damasco ha aderito con una dichiarazione per ora soprattutto «politica». Al Sharaa, salito al potere nel dicembre scorso dopo aver rovesciato Bashar al Assad, prosegue un percorso di normalizzazione nonostante le violenze commesse dalle sue forze di sicurezza nell’ultimo anno. La visita a Washington rappresenta uno dei passaggi più significativi della sua legittimazione internazionale.

In chiusura, l’incontro tra Donald Trump e il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha mostrato il trattamento di favore riservato dal presidente statunitense ai leader a lui politicamente affini. Trump ha elogiato Orbán e si è detto disponibile a concedere un’esenzione di un anno dalle sanzioni sulle importazioni energetiche dalla Russia, misura con cui sta cercando di fare pressione su Vladimir Putin per negoziare sulla guerra in Ucraina. Nonostante la linea dura verso i paesi che continuano ad acquistare petrolio e gas russi, Trump ha riconosciuto l’Ungheria come un caso particolare, pur esistendo alternative ai rifornimenti via mare. Orbán ha dichiarato di aver ottenuto l’esenzione, confermata in via informale da funzionari della Casa Bianca. L’Ungheria dipende dalla Russia per l’86% del petrolio e il 74% del gas, elementi essenziali per mantenere i prezzi dell’energia bassi in vista delle elezioni di aprile, dove Orbán potrebbe affrontare un’opposizione più forte. Per compiacere Trump, Budapest ha proposto l’acquisto di combustibile nucleare dagli Stati Uniti. Durante l’incontro i due leader hanno mostrato sintonia anche sulla guerra in Ucraina, concordando che Kiev potrebbe vincere solo «con un miracolo», mentre Trump ha spiegato il mancato incontro con Putin dicendo che Mosca «non vuole ancora fermarsi».

🇺🇦 UCRAINA: I RUSSI SFRUTTANO LA NEBBIA ED ENTRANO NEL DONETSK. INTANTO UN GROSSO SCANDALO…

2) Andiamo in Ucraina, dove la maggior parte delle regioni è rimasta senza elettricità per 8–16 ore domenica scorsa, con oltre 12 ore di blackout a Kiev, a causa dei recenti attacchi russi alla rete energetica che hanno causato almeno 7 morti. Ukrenergo ha spiegato che gli attacchi hanno temporaneamente azzerato la capacità di produzione elettrica, mentre i razionamenti servono anche a stabilizzare la rete per consentire le riparazioni. Sabato la Russia ha lanciato 458 droni e 45 missili balistici: l’Ucraina ha abbattuto la maggior parte dei droni ma solo 9 missili, considerati i più distruttivi. Tra gli obiettivi erano presenti le sottostazioni delle centrali nucleari di Khmelnytskyi e Rivne, che non risultano colpite, mentre il governo invita la popolazione a ridurre i consumi. Gli attacchi dello scorso weekend sono stati i noni consecutivi dall’inizio di ottobre e seguono una tattica russa già vista nei mesi invernali, mirata a peggiorare le condizioni di vita. Intanto è stato completato il riallaccio della centrale di Zaporizhzhia alla rete, inclusa la linea di riserva, per garantire il controllo della temperatura dei reattori nonostante l’impianto sia fuori servizio.

In tutto ciò, le forze russe hanno sfruttato la fitta nebbia per penetrare a Pokrovsk, nel Donetsk, dove sono entrati oltre 300 militari, intensificando negli ultimi giorni l’uso di veicoli leggeri che limita la ricognizione aerea ucraina. L’Ucraina, per ridurre le perdite, si è ritirata da posizioni vicine a cinque insediamenti della regione di Zaporizhzhia, dove si registrano fino a un centinaio di scontri negli ultimi giorni. L’Fsb ha annunciato attacchi con missili ipersonici Kinzhal contro un centro di spionaggio elettronico vicino a Kiev e una base con F-16, come risposta a un presunto piano ucraino, supportato dall’intelligence britannica, per impossessarsi di un Mig-31 russo. Intanto, secondo il Kyiv Post, l’amministrazione Trump sta spingendo per rimuovere dal testo di una risoluzione Onu i riferimenti alla difesa dell’integrità territoriale ucraina. La Russia ha inoltre condotto un massiccio attacco con droni nella regione di Odessa, causando danni alle infrastrutture energetiche e lasciando senza elettricità diverse aree, e afferma di aver preso il controllo di parte di Kupyansk e del villaggio di Novouspenovskoe. Le forze ucraine hanno colpito la raffineria di Saratov e un terminal petrolifero a Feodosia, ritenuti strategici per i rifornimenti russi.

Non è tutto. Nella notte tra giovedì e venerdì Kiev è stata colpita da un intenso attacco russo con droni e missili, che ha causato gravi danni a edifici residenziali e diversi incendi. Nell’attacco sono morte almeno sei persone e 29 sono rimaste ferite, nove delle quali ricoverate, con il numero delle vittime che potrebbe aumentare secondo il sindaco Vitaly Klitschko. L’operazione, iniziata alle 00:45 locali, ha colpito anche strutture mediche, una scuola e altre regioni ucraine, ferendo almeno altre sei persone nell’area intorno alla capitale. Gli attacchi hanno provocato blackout e danneggiato il sistema di riscaldamento, aggravando i frequenti problemi energetici causati dai bombardamenti russi.

Uscendo dal fronte però, in Ucraina è emerso un vasto scandalo di corruzione che coinvolge persone vicine al presidente Volodymyr Zelensky, tra cui un suo stretto collaboratore, un ministro e un ex ministro. Otto persone sono state accusate di corruzione e abuso d’ufficio per aver imposto tangenti del 10-15% ai fornitori dell’azienda statale dell’energia nucleare, Energoatom. Cinque sospetti sono stati arrestati, due sono fuggiti all’estero — tra cui il presunto capo del sistema, l’imprenditore Timur Mindich, cofondatore della società televisiva Kvartal 95 — e uno è irreperibile. Nell’inchiesta “Mida”, condotta dalle agenzie anticorruzione Nabu e Sapo, risultano coinvolti anche gli ex ministri Herman Halushchenko e Rustem Umerov e l’ex vice primo ministro Oleksiy Chernyshov. Il sistema, basato su ricatti ai fornitori, avrebbe riciclato decine di milioni di dollari. Il governo ha sciolto il consiglio di Energoatom e avviato un’indagine interna in collaborazione con le autorità anticorruzione. In più, Zelensky ha chiesto e ottenuto le dimissioni dello stesso Halushchenko e della ministra dell’Energia Svitlana Grynchuk.

🇮🇱 ISRAELE – HAMAS: SI LAVORA PER CREARE UN ESERCITO CHE GESTISCA IL CESSATE IL FUOCO. LE ULTIME DAL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU

3) Facciamo ora il punto su Gaza. Il piano di pace proposto dal presidente statunitense Donald Trump per la Striscia di Gaza prevede la creazione di una “Forza di stabilizzazione internazionale” (ISF), incaricata di garantire il cessate il fuoco finché Hamas non sarà disarmato e Gaza non avrà ricostruito infrastrutture e capacità di autogoverno. Al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sono iniziati i negoziati su una risoluzione statunitense che darebbe alla ISF un mandato di due anni, fino al 31 dicembre 2027, richiesta principalmente dagli alleati arabi. La ISF dovrebbe proteggere civili, confini e operazioni umanitarie, addestrare una nuova polizia palestinese, garantire la demilitarizzazione della Striscia e distruggere le infrastrutture di Hamas e di altri gruppi armati. Il suo ruolo sarebbe quindi più complesso del consueto peacekeeping, assumendo caratteristiche di peace enforcing, con la possibilità di usare «tutte le misure necessarie», inclusa la forza militare. Il re di Giordania Abdullah II ha avvertito che molti paesi potrebbero ritirarsi per il rischio di combattimenti attivi. L’Egitto potrebbe guidare la missione, mentre Azerbaijan, Indonesia e Turchia hanno dato disponibilità, anche se Israele osteggia la presenza turca. Alcuni paesi europei, tra cui l’Italia, hanno espresso apertura ma con ruoli ancora incerti; gli Stati Uniti invece non invieranno truppe. La risoluzione richiede nove voti favorevoli su 15 e nessun veto dei membri permanenti, mentre il dispiegamento dipenderà anche dalla tenuta del fragile cessate il fuoco. L’ISF risponderà al “Consiglio di pace” guidato da Trump, che supervisionerà una commissione palestinese tecnocratica; l’obiettivo finale è consentire all’Autorità nazionale palestinese di governare Gaza dopo un programma di riforme, senza menzione della creazione di uno stato palestinese.

Intanto, il canale britannico ITV ha trasmesso il documentario Breaking Ranks: Inside Israel’s War, diretto da Ben Zand, in cui diversi soldati israeliani denunciano pratiche illegali compiute durante le operazioni militari nella Striscia di Gaza, come l’uccisione indiscriminata di civili palestinesi e l’uso di persone come “scudi umani”. Alcuni militari, intervistati in forma anonima o pubblica, descrivono un clima di totale discrezionalità nelle uccisioni e nell’identificazione dei bersagli, spesso decise dalla “coscienza dei comandanti”. Un carrista racconta dell’uso di civili chiamati “zanzare” per esplorare tunnel, mentre altri riferiscono di edifici demoliti anche in zone dichiarate “sicure”. Le testimonianze collegano tali comportamenti al linguaggio ostile del governo Netanyahu e all’appoggio morale di alcuni rabbini militari. In risposta, l’esercito israeliano ha ribadito di operare nel rispetto delle proprie norme etiche e legali.

🌩️ COP30: IL BRASILE OSPITA LA CONFERENZA ANNUALE SUL CLIMA. QUALI SONO GLI OBIETTIVI? CHI VI PRENDERÀ PARTE?

4) La COP30, la conferenza annuale sul clima, è iniziata il 10 novembre a Belém, in Brasile, nel cuore dell’Amazzonia, dieci anni dopo l’Accordo di Parigi. L’evento nasce in un clima di scetticismo, con dubbi sulla possibilità di raggiungere nuovi accordi efficaci per ridurre le emissioni e aumentare i finanziamenti ai paesi più vulnerabili. Il presidente statunitense Donald Trump ha definito la crisi climatica «un imbroglio» e ha escluso la partecipazione di rappresentanti di alto livello, mentre le tensioni internazionali rischiano di complicare ulteriormente i negoziati. La COP, nata nel 1992, è la principale sede in cui circa 200 paesi discutono politiche climatiche sulla base dei rapporti dell’IPCC, anche se le decisioni non sono vincolanti. Il Brasile ospita per la prima volta la conferenza e Lula ha promesso un freno alla deforestazione amazzonica. Belém, però, ha dovuto affrontare difficoltà logistiche legate all’accoglienza delle delegazioni. L’attuale quadro climatico è preoccupante: nel 2024 si è superata temporaneamente la soglia di +1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, e con le politiche attuali si prevede un aumento di 2,8 °C entro fine secolo, riducibile a 2,5 °C se gli impegni già presi venissero rispettati. Alla COP30 si discuterà dell’aggiornamento degli NDC, dell’attuazione dei Piani nazionali di adattamento, dei finanziamenti fissati dal NCQG (300 miliardi l’anno, ritenuti insufficienti), delle regole operative del Fondo per perdite e danni e della definizione di protocolli per trasformare gli impegni in pratiche concrete. L’Unione Europea ha aggiornato i propri obiettivi, confermando il -55% di emissioni entro il 2030 e puntando al -90% entro il 2040, con clausole che ne riducono l’efficacia. La Cina, maggiore emettitore mondiale, prevede un taglio del 7–10% entro il 2035 e investe nelle rinnovabili, pur restando dipendente dal carbone. I lavori si concluderanno il 21 novembre, con possibili estensioni dei tempi per finalizzare il documento conclusivo.

Alla Conferenza, la categoria più rappresentata è quella dei lobbisti dei combustibili fossili: secondo la coalizione Kick Big Polluters Out (KBPO) sono 1.602, circa 1 partecipante su 25, un numero superiore a quello complessivo dei delegati dei dieci paesi più vulnerabili al cambiamento climatico. La rilevanza delle conferenze attira ogni anno aziende energetiche e altri settori industriali, il cui peso economico offre un forte potere d’influenza, mentre le organizzazioni ambientaliste denunciano il rischio di politiche meno ambiziose. I lobbisti possono accedere agli incontri, instaurare rapporti con i delegati e influenzare scelte su target e tempistiche delle riduzioni delle emissioni. Quest’anno la presenza legata ai combustibili fossili è proporzionalmente superiore rispetto alle COP precedenti di Baku e Dubai. I lobbisti entrano soprattutto tramite le delegazioni nazionali, come “party overflow”: 600 dei 1.600 registrati sono passati da questa via. L’Italia ha portato 12 delegati riconducibili al settore su 154, inclusi rappresentanti di Confindustria, Edison, Enel, Acea e il general manager di SNAM; tra i paesi UE, è tra quelli con più rappresentanti del settore, insieme a Francia (22) e Svezia (18). La Cina ne ha portati 124 su 675 “overflow”. Il secondo canale di accesso è attraverso associazioni di categoria come IETA, che include persone legate a ExxonMobil, BP e TotalEnergies, o la Camera di commercio internazionale.

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Voliamo subito alle brevi 👇

📺 La BBC sta attraversando una delle crisi più gravi della sua storia recente dopo le dimissioni del direttore generale Tim Davie e della responsabile news Deborah Turness, seguite allo scandalo sul montaggio fuorviante di un discorso di Donald Trump. Il caso, denunciato in un documento interno diffuso dal Daily Telegraph, ha rivelato violazioni etiche e editoriali, tra cui l’unione artificiosa di due frasi di Trump che sembravano incitare alla violenza. Trump ha reagito minacciando una causa da 1 miliardo di dollari, con la BBC che si è scusata per evitare ulteriori problemi. La vicenda si inserisce in un contesto di crescenti accuse di faziosità da parte della destra britannica e di difficoltà gestionali interne. Negli ultimi anni la BBC è stata scossa da scandali che hanno coinvolto noti volti come Huw Edwards e Gary Lineker, oltre a controversie su programmi come MasterChef e Strictly Come Dancing. Nel 2024 e 2025 l’emittente è stata criticata anche per la copertura del conflitto a Gaza e per un documentario ritirato perché narrato dal figlio di un funzionario di Hamas. Con 21mila dipendenti e un pubblico di 450 milioni di persone a settimana, la BBC fatica a mantenere il controllo sulla qualità dei propri contenuti. Gli errori, pur riconosciuti, vengono amplificati sia dai media esterni sia dalla stessa emittente, che dà grande rilievo ai propri scandali. I difensori attribuiscono le polemiche a pressioni politiche e tagli redazionali, mentre i critici parlano di problemi strutturali e di una cultura interna troppo omogenea e progressista.

🇹🇷 Il ministero della Difesa turco ha confermato la morte delle 20 persone a bordo del C-130 Hercules precipitato in Georgia martedì. L’aereo, in servizio da 57 anni e appartenente all’aviazione turca dal 2010, è caduto a Sighnaghi, vicino al confine con l’Azerbaijan, 27 minuti dopo il decollo, mentre rientrava in Turchia dopo operazioni in territorio azero. A bordo si trovavano ufficiali, piloti e tecnici della manutenzione. Nei video diffusi online, il velivolo appare in picchiata e in avvitamento prima dell’impatto. Le cause dell’incidente restano ignote e una squadra di investigatori turchi è giunta sul posto. Gli esperti segnalano da tempo l’obsolescenza della flotta turca di C-130, prodotti dalla statunitense Lockheed; solo il mese scorso Ankara aveva firmato un accordo per l’acquisto di 12 nuovi aerei dello stesso modello.

🇮🇳 La polizia indiana ha arrestato cinque persone in Kashmir, vicino al confine con il Pakistan, ritenute coinvolte nell’esplosione di un’autobomba avvenuta lunedì a Delhi, che ha causato 8 morti (alcune fonti parlano di 13) e numerosi feriti. L’attentato, avvenuto vicino al Forte Rosso, è considerato raro per la capitale, generalmente molto presidiata. Le autorità trattano il caso come un attacco terroristico. Il giorno precedente erano state arrestate altre sette persone alla periferia di Delhi, con sequestro di armi ed esplosivi. Al momento la polizia non ha confermato un collegamento tra i due gruppi di arrestati.

🇵🇰 Restando in zona, martedì un attentatore suicida si è fatto esplodere davanti all’Alta Corte di Islamabad, in Pakistan, causando almeno 12 morti e 27 feriti, alcuni in gravi condizioni. L’attacco, confermato come terroristico dal ministro dell’Interno Mohsin Naqvi, è avvenuto quando l’uomo, non riuscendo a entrare nel tribunale, si è fatto esplodere vicino a una camionetta della polizia. Sebbene episodi simili siano frequenti in Pakistan, sono rari nella capitale, considerata una zona altamente controllata. Una fazione dei talebani pakistani ha inizialmente rivendicato l’attacco, ma alcuni membri del gruppo hanno poi smentito. Il primo ministro Shehbaz Sharif ha accusato un’organizzazione terroristica sostenuta dall’India, accuse ricorrenti nel contesto delle tensioni legate al Kashmir.

🇫🇷 L’Assemblea Nazionale francese ha approvato la sospensione fino alla fine del 2027 della riforma delle pensioni del 2023, che prevede l’innalzamento dell’età pensionabile da 62 a 64 anni. Il provvedimento, inserito nella legge finanziaria sulla previdenza sociale per il 2026, è stato approvato con 255 voti favorevoli, 146 contrari e 104 astensioni, ma dovrà passare anche dal Senato. A sostenerlo sono stati Socialisti, Rassemblement National, Verdi e il gruppo LIOT, mentre hanno votato contro France insoumise, Comunisti, Horizons, l’Unione delle destre per la Repubblica e gran parte dei Repubblicani. La sospensione è cruciale per la stabilità del governo di minoranza del primo ministro Sébastien Lecornu, che ha accettato la proposta dei Socialisti in cambio del loro sostegno. La riforma pensionistica è da anni al centro del dibattito politico ed è considerata un simbolo della presidenza Macron, approvata nel 2023 grazie all’articolo 49.3. L’opposizione continua a criticarla, mentre i Socialisti sperano di rivederla dopo le elezioni presidenziali del 2027, nonostante il dissenso della France insoumise.

🇻🇪 Washington ha lanciato una nuova operazione anti-narcotraffico chiamata Southern Spear, mentre due navi da guerra statunitensi sono state avvistate a 50 km dalla costa del Venezuela. Il segretario alla Difesa Hegseth afferma che l’obiettivo è “proteggere la Patria dalla droga”. Maduro ha inviato a Trump un messaggio di “pace”, avvertendo che un conflitto nei Caraibi avrebbe effetti “devastanti”. Il Cremlino ha espresso preoccupazione e auspica che gli USA evitino azioni che possano destabilizzare il Venezuela o l’area caraibica.

Alla prossima 👋

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Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

La Rassegna Settimanale di Maurizio Russo