Intreccio USA-Europa-Russia per la pace in Ucraina, Netanyahu chiede la grazia, scandalo appalti con ex dirigenti UE

Si. Eccezionalmente di giovedì torniamo con le news della settimana.

Edizione leggermente ridotta della consueta rassegna settimanale. Vediamo a che punto è la situazione in Ucraina, con un accordo tra le parti ancora lontano, e a Gaza. Ci spostiamo poi su due inchieste degne di nota, con al centro alcuni ex dirigenti europei e Mediobanca.

Pronti/e? Cominciamo 👇

🇺🇦 RUSSIA-UCRAINA: NESSUN PASSO AVANTI NEGLI ACCORDI, LO STATO DELL’ECONOMIA RUSSA, LA POSIZIONE DEGLI USA

1) Venerdì scorso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato le dimissioni del suo capo di gabinetto Andriy Yermak, poche ore dopo che la sua abitazione era stata perquisita dall’agenzia nazionale anticorruzione nell’ambito di un’ampia indagine a riguardo. Zelensky ha ringraziato Yermak per il lavoro svolto e ha detto di voler mettere fine a «voci e speculazioni». Negli anni di guerra, un ristretto gruppo di collaboratori del presidente ha accentrato poteri significativi, e Yermak, ex produttore televisivo, era diventato una figura influente nella legislazione, nelle decisioni esecutive e negli incontri internazionali, tanto da essere considerato un vice informale. Da giorni cresceva la pressione politica e pubblica per il suo allontanamento, a causa del suo ruolo ritenuto eccessivo e dei legami con persone coinvolte nell’inchiesta. L’indagine accusa politici e imprenditori di aver chiesto tangenti del 10-15% sui contratti dell’Energoatom, sottraendo allo stato quasi 100 milioni di euro. Due ministri dell’amministrazione si erano già dimessi due settimane fa dopo essere stati citati nell’inchiesta.

Come se la passa invece – internamente – la Russia? A quasi quattro anni dall’invasione dell’Ucraina, l’economia russa sta mostrando segnali di indebolimento che, pur non minacciando nell’immediato la stabilità del regime, rendono più difficile finanziare la guerra. Dopo una crescita superiore al 4% nel 2023 e nel 2024, il PIL nel 2025 rallenta: +1,4% e +1,1% nei primi due trimestri, +0,6% nel terzo, con una possibile lieve contrazione a fine anno e una crescita annua stimata all’1%. La tenuta iniziale era stata garantita dal fondo sovrano, alimentato dai proventi energetici e dai prezzi elevati di petrolio e gas, oltre che dalla rapida riconversione dell’economia in assetto bellico. Ora però questi fattori si stanno esaurendo: il prezzo del petrolio è calato, le entrate da esportazione crolleranno del 20% e il fondo sovrano si è dimezzato, tanto che il governo ne ha vietato l’uso per finanziare la guerra. Il deficit sale al 2,6% del PIL contro lo 0,5% previsto, mentre la Russia può vendere debito solo sul mercato interno, generando rischi inflazionistici. Per contenere queste dinamiche il governo sta aumentando le tasse – inclusi IRPEF e imposte settoriali – e dal 2026 l’IVA passerà dal 20% al 22%, contraddicendo precedenti promesse. Per la prima volta dall’inizio del conflitto, nel 2026 verrà ridotta anche la spesa militare, da 141 a circa 135 miliardi di euro. Pur non indicando un imminente collasso, queste difficoltà segnano la fine della fase in cui la guerra non pesava sull’economia e impongono al governo scelte più onerose. Nel frattempo, fra venerdì e sabato, due petroliere russe nel Mar Nero, parte della “flotta fantasma” usata per eludere le sanzioni, sono state colpite da droni marini lanciati dall’Ucraina. Entrambe le navi, già sanzionate, hanno riportato danni ma senza causare vittime. Il Caspian Pipeline Consortium ha inoltre sospeso temporaneamente le spedizioni dal porto russo di Novorossiysk dopo il danneggiamento di un punto di ormeggio. Gli episodi vengono interpretati come un segnale della capacità ucraina di colpire il settore petrolifero russo, cruciale per finanziare la guerra.

Intanto, un’inchiesta del Wall Street Journal ha ricostruito come gli sforzi recenti dell’amministrazione Trump per porre fine alla guerra in Ucraina siano stati guidati soprattutto da obiettivi economici e commerciali verso la Russia. L’indagine, basata su decine di testimonianze di diplomatici e funzionari occidentali e russi, descrive la nascita del piano in 28 punti presentato a novembre, ritenuto sbilanciato a favore di Mosca e volto ad aprire il mercato russo agli investitori statunitensi, anche a discapito dell’Europa. Il piano, frutto di canali diplomatici alternativi, fu redatto dall’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, e dal negoziatore russo Kirill Dmitriev, capo del fondo sovrano russo. L’obiettivo centrale sarebbe stato reinserire la Russia nei mercati globali, garantendo agli Stati Uniti accesso ai circa 300 miliardi di dollari di asset russi congelati e alla ricostruzione dell’Ucraina. Tra i settori discussi: risorse naturali artiche, forniture energetiche, collaborazione nell’aerospazio anche con SpaceX. Vari imprenditori vicini a Trump si sarebbero già mossi per posizionarsi in vista della possibile fine delle sanzioni, coinvolgendo progetti come Nord Stream 2, Rosneft ed ExxonMobil. Witkoff ha effettuato cinque viaggi in Russia, incontrando più volte Putin, mentre a Miami è stato definito il piano con il coinvolgimento di Jared Kushner. Secondo il giornale, l’intero processo avrebbe aggirato i canali diplomatici ufficiali, puntando a ridefinire i rapporti tra Stati Uniti, Russia e Europa. Il premier polacco Donald Tusk ha commentato che l’iniziativa riguarderebbe “non la pace, ma gli affari”. Tant’è che, ad aggiungere benzina sul fuoco, dalle capitali europee arrivano reazioni preoccupate dopo le nuove dichiarazioni di Vladimir Putin, che avverte l’Europa di essere “pronto” a un confronto se necessario. In parallelo, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha denunciato un comportamento russo “sempre più sconsiderato”, con violazioni dello spazio aereo e attività ostili ibride. Dal Cremlino il consigliere Yuri Ushakov sostiene che i recenti successi militari russi influenzino positivamente i negoziati con gli Stati Uniti e possano spingere l’Europa a rivedere la propria posizione, pur lamentando il rifiuto dei leader europei di avviare un dialogo con Mosca. Tra i temi centrali del confronto, secondo Ushakov, c’è l’adesione dell’Ucraina alla Nato.

Funzionari statunitensi incontreranno oggi a Miami il capo negoziatore ucraino Rustem Umerov, mentre la diplomazia resta in stallo dopo l’incontro al Cremlino tra Putin e gli emissari di Trump sul piano di pace americano. Mosca ha concesso poco sui temi cruciali – territori, garanzie di sicurezza e rapporti Nato-Kiev – portando alla cancellazione dell’incontro tra Zelensky e Steve Witkoff, forse per pressioni russe. Umerov ha quindi avviato consultazioni a Bruxelles con partner europei e della Nato e sta preparando una nuova missione a Washington. Trump sostiene che Putin voglia porre fine alla guerra, mentre il Cremlino afferma di non aver respinto il piano ma solo parti di esso, pur mantenendo distanze sostanziali da Kiev. Marco Rubio ha descritto un conflitto concentrato su 30-50 km e sul restante 20% del Donetsk, mentre Washington lavora a garanzie che proteggano sovranità, sicurezza ed economia ucraina, con l’adesione alla Nato che resta una linea rossa per Mosca. Il mancato incontro Zelensky-Witkoff alimenta il timore che il Cremlino miri a spingere gli USA a fare pressione sull’Ucraina. Umerov ha incontrato rappresentanti di vari Paesi europei per definire un quadro di sicurezza a lungo termine, mentre Kiev teme un disimpegno americano. Intanto gli Stati Uniti hanno nuovamente invitato la delegazione ucraina, mentre sul campo le forze russe avanzano a Pokrovsk e in altri tre insediamenti nel Donetsk e a Zaporizhzhia.

E l’Europa? L’Unione sta cercando nuovi fondi per sostenere l’Ucraina, che rischia di rimanere senza risorse entro metà del prossimo anno, soprattutto dopo l’azzeramento degli aiuti statunitensi. Il dibattito riguarda circa 210 miliardi di euro di asset russi congelati dal 2022, che la Commissione vorrebbe usare per un “prestito di riparazione” destinato a coprire spese militari e di bilancio ucraine. Il meccanismo permetterebbe di trasferire i beni all’Ucraina e restituirli alla Russia solo se questa accettasse di risarcire i danni di guerra, eventualità ritenuta improbabile. Ma il Belgio, dove Euroclear gestisce 185 miliardi, teme ricorsi internazionali e costi a suo carico; inoltre il rinnovo semestrale delle sanzioni, che richiede l’unanimità, potrebbe essere bloccato da paesi come Ungheria e Slovacchia. Si aggiunge il rischio di interferenze con i piani statunitensi, che in una proposta prevedevano l’uso congiunto dei fondi russi. La Commissione ha quindi presentato due soluzioni: la prima punta comunque sui beni russi, distribuendo la responsabilità tra vari paesi e usando l’articolo 122 del trattato per evitare veti sul rinnovo delle sanzioni; la seconda prevede l’emissione di 90 miliardi di debito UE, che però richiederebbe unanimità e trova già l’opposizione dell’Ungheria. Il rischio è che l’UE non riesca a raccogliere risorse sufficienti, compromettendo sicurezza, credibilità e resistenza ucraina, che secondo la Commissione necessita di 135 miliardi in due anni (o 80 miliardi annui secondo l’Economist). I fondi russi restano l’unica via per sostenere Kiev senza aumentare il debito europeo, con Germania, Polonia ed Europa orientale favorevoli, mentre Francia e Italia sarebbero più scettiche.

🇮🇱 ISRAELE: BENJAMIN NETANYAHU CHIEDE LA GRAZIA AL PRESIDENTE HERZOG, MENTRE SUL CAMPO…

2) Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto al presidente Isaac Herzog la grazia preventiva nel processo per frode e corruzione che lo coinvolge da anni e che comprende tre distinti filoni. È una richiesta eccezionale, poiché Netanyahu è il primo premier nella storia di Israele ad affrontare un processo durante il mandato. Il procedimento viene indicato da molti come uno dei motivi della sua gestione dell’invasione della Striscia di Gaza e dei ripetuti ostacoli al cessate il fuoco, poiché la guerra gli permette di rinviare le udienze. Una condanna in primo grado potrebbe compromettere gravemente la sua carriera e, senza la protezione dell’incarico, potrebbe anche rischiare il carcere. La richiesta di grazia, lunga 111 pagine, è firmata dall’avvocato Amit Hadad e include una lettera di Netanyahu, che sostiene di aver bisogno dell’annullamento dei processi per dedicarsi completamente al ruolo. Nel testo viene citata anche la recente richiesta del presidente statunitense Donald Trump a Herzog affinché lo graziasse. La comunicazione e un video diffuso da Netanyahu appaiono contraddittori: il premier si dichiara innocente e dice di voler completare il processo, ma sostiene che la grazia sia necessaria per «guarire e riconciliare» la società israeliana. Herzog ha confermato di aver ricevuto la richiesta e che la valuterà «in maniera responsabile». Per legge il presidente può concedere la grazia anche prima della fine di un processo in casi eccezionali, con un solo precedente del 1984, quando però gli imputati avevano ammesso la colpevolezza. L’ipotesi di una grazia senza ammissione di colpa è contestata da molti oppositori. Da mesi circolavano segnali di una possibile richiesta, sostenuta anche da Trump. Non è noto come deciderà Herzog, membro storico del Partito Laburista ma recentemente più vicino a Netanyahu.

Intanto sul campo, quattro soldati israeliani sono rimasti feriti a Rafah, spingendo l’Idf a lanciare raid immediati nel sud di Gaza, con almeno quattro attacchi aerei nella zona occidentale di Khan Yunis e un bilancio di almeno cinque morti, tra cui due bambini secondo media palestinesi. Fonti locali riferiscono anche di un drone che ha colpito una tenda per sfollati vicino all’ospedale kuwaitiano e di missili che hanno centrato altre tende. Gli scontri rappresentano una nuova crepa nella tregua già fragile, mentre Israele e Libano hanno tenuto i primi colloqui diretti da 40 anni nella base Unifil di Naqura, considerati dagli Stati Uniti un “passo importante”. Netanyahu parla di un tentativo iniziale di costruire relazioni e cooperazione economica, mentre Washington preme per mantenere il cessate il fuoco. L’incontro ha visto la partecipazione di delegazioni civili e diplomatiche, pur non configurando negoziati di pace secondo Beirut. Intanto Israele ha ricevuto da Gaza il corpo di un altro ostaggio, recuperato nella zona di Beit Lahia, considerato il penultimo rapito ancora mancante dal 7 ottobre 2023.

🇪🇺 FRODE, CORRUZIONE NEGLI APPALTI E NON SOLO: LE ACCUSE MOSSE DALLA PROCURA EUROPEA AD ALCUNI EX DIRIGENTI DELL’UE

3) Martedì la polizia belga ha fermato tre persone, tra cui Federica Mogherini, nell’ambito di un’indagine della Procura Europea su un presunto uso improprio di fondi UE destinati al Collegio d’Europa tra il 2021 e il 2022. Oltre a Mogherini, oggi rettrice del Collegio ed ex Alta rappresentante UE per la politica estera, sono stati fermati un ex dirigente dell’istituto e il diplomatico italiano Stefano Sannino, già direttore dell’EEAS. Le autorità hanno perquisito sedi del Collegio, dell’EEAS e le abitazioni dei sospettati, dopo avere ottenuto la rimozione di alcune immunità. L’indagine riguarda l’appalto per l’Accademia diplomatica dell’Unione Europea: il Collegio d’Europa avrebbe potuto ricevere anticipatamente informazioni sul bando, in particolare sul requisito degli alloggi per gli allievi, acquistando un immobile nel 2022 prima della pubblicazione ufficiale. Le verifiche hanno mirato a chiarire i fatti e accertare eventuali reati. Dopo gli interrogatori della polizia federale delle Fiandre occidentali, i tre sono stati rilasciati senza condizioni e non considerati a rischio di fuga, pur risultando formalmente indagati. La Procura europea ha notificato loro accuse di frode e corruzione negli appalti, conflitto di interessi e violazione del segreto professionale, ricordando la presunzione di innocenza. L’inchiesta, nata da un esposto all’Olaf, prosegue e riguarda anche una verifica amministrativa sull’operato di Sannino durante la guida del Servizio europeo per l’azione esterna, relativa a presunte irregolarità nelle nomine. La Commissione Ue ha autorizzato l’accesso ai suoi dispositivi elettronici e la sospensione temporanea dell’immunità di alcuni uffici del Seae. La legale di Mogherini ha parlato di un interrogatorio lungo ma sereno, ribadendo l’assenza di restrizioni nei confronti della sua assistita. Oggi, tuttavia, Federica Mogherini ha annunciato le dimissioni da Rettore del Collegio d’Europa e Direttore dell’Accademia diplomatica dell’UE, ringraziando studenti, docenti e personale per il sostegno negli ultimi cinque anni. La decisione arriva mentre la Procura europea (Eppo) sta esaminando i verbali degli interrogatori di Mogherini, Stefano Sannino e Cesare Zegretti; l’analisi del materiale raccolto richiederà tempo e non sono previsti sviluppi imminenti. Intanto, l’ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili critica il “metodo belga”, denunciando abusi e procedure arbitrarie e sottolineando il rischio per lo stato di diritto e le immunità dei rappresentanti UE. Kaili evidenzia anche il ruolo dei partiti politici nel privilegiare la visibilità mediatica rispetto alla presunzione d’innocenza.

💶 L’ACQUISIZIONE DI MEDIOBANCA DA PARTE DI MPS ASSUME CONTORNI SEMPRE PIÙ OSCURI: IL PUNTO

4) Le intercettazioni dell’inchiesta della procura di Milano sull’acquisizione di Mediobanca da parte di MPS (Monte dei Paschi di Siena) sembrano confermare l’ipotesi di una regia nascosta da parte di due soci rilevanti: Francesco Gaetano Caltagirone e il gruppo Delfin della famiglia Del Vecchio. Secondo gli inquirenti, i due avrebbero coordinato le loro mosse – con il presunto coinvolgimento dell’AD di MPS Luigi Lovaglio e la conoscenza del governo – per arrivare al controllo indiretto di Generali, di cui Mediobanca è primo azionista. Le accuse riguardano aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, legate alla mancata comunicazione del loro coordinamento, che avrebbe evitato l’obbligo di OPA. Le intercettazioni mostrano conversazioni in cui Lovaglio attribuisce a Caltagirone l’ingegneria dell’operazione e dà per scontata l’adesione dei due soci all’Offerta Pubblica di Scambio, necessaria a raggiungere la soglia del 35 per cento di Mediobanca. La procura ritiene che gli investimenti dei due gruppi fossero finalizzati a costruire un sistema di partecipazioni incrociate per il controllo di Mediobanca e Generali, mascherando però l’accordo alle autorità. Sotto esame anche la vendita da parte del ministero dell’Economia di quote MPS a Caltagirone e Delfin tramite una procedura accelerata ritenuta poco trasparente. Il governo nega ogni interferenza, mentre l’opposizione ha chiesto chiarimenti in parlamento.

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Voliamo subito alle brevi 👇

🇨🇳 Il presidente cinese Xi Jinping ha accolto Emmanuel Macron alla Grande sala del popolo di Pechino, inaugurando la quarta visita di Stato del leader francese, accompagnato dalla moglie Brigitte e dalla first lady cinese Peng Liyuan. Durante la cerimonia, i due presidenti hanno salutato le delegazioni e passato in rassegna il picchetto d’onore. Nel bilaterale, Macron ha affermato che la Cina possiede una “capacità decisiva” per influenzare il cessate il fuoco in Ucraina e ha invitato Pechino a sostenere la posizione europea, chiedendo al contempo di superare le divergenze per il bene comune. Xi ha auspicato legami “più stabili” e una partnership strategica ampia, ribadendo il sostegno cinese a “tutti gli sforzi favorevoli alla pace” e la necessità di difendere il multilateralismo. I colloqui hanno toccato cooperazioni in aerospazio, energia nucleare e investimenti cinesi in Francia. Macron ha avvertito sui rischi di disintegrazione dell’ordine mondiale e sull’instabilità delle catene di approvvigionamento, soprattutto riguardo alle terre rare, chiedendo rapporti commerciali più equilibrati. Ha inoltre invitato Xi a collaborare con il G7 per una governance economica basata sulle regole, mentre crescono le tensioni tra Cina ed Europa per gli squilibri commerciali, i controlli cinesi sulle terre rare e l’inasprimento delle politiche commerciali europee.

🇱🇰 Da giorni lo Sri Lanka è colpito da gravi alluvioni causate dal ciclone Ditwah, arrivato mercoledì e in allontanamento solo da sabato. Le inondazioni hanno provocato almeno 153 morti e 190 dispersi, mentre oltre 78mila persone sono state evacuate secondo il Centro nazionale di gestione delle catastrofi. La peggiore alluvione degli ultimi 25 anni risale al 2003, con 254 morti. Negli ultimi anni eventi simili sono diventati più frequenti a causa dell’aumento degli eventi meteorologici estremi. Non è tutto. Negli ultimi giorni in Indonesia oltre 440 persone sono morte a causa delle alluvioni provocate dal ciclone Senyar, con centinaia di dispersi, feriti e centinaia di migliaia di sfollati, mentre campi, edifici e veicoli risultano sommersi. Le zone più colpite sono sull’isola di Sumatra, ma lo stesso ciclone ha investito anche Malesia e Thailandia, causando ulteriori vittime. Pur essendo il periodo dei monsoni, la portata degli eventi è considerata eccezionale. Negli ultimi anni fenomeni simili si verificano più spesso per effetto del cambiamento climatico, che intensifica gli eventi meteorologici estremi.

🇻🇪 Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato sui social che gli Stati Uniti considerano «completamente chiuso» lo spazio aereo sopra il Venezuela, pur non avendo alcuna autorità in merito. La dichiarazione sembra mirata a scoraggiare le compagnie aeree dal volare da e verso il paese, aumentando il suo isolamento. È l’ennesima pressione contro il governo socialista di Nicolás Maduro, che Washington punta implicitamente a rovesciare. Dall’inizio di settembre gli Stati Uniti hanno dispiegato forze militari vicino al Venezuela e bombardato decine di imbarcazioni, sostenendo fossero di narcotrafficanti e uccidendo oltre 70 persone. Trump ha inoltre autorizzato la CIA a condurre operazioni segrete sul territorio venezuelano.

🇭🇳 In Honduras è in corso lo spoglio delle elezioni del 30 novembre, che determineranno presidente, Congresso e sindaci, mentre il mandato di Xiomara Castro terminerà nel gennaio 2026. Tra i cinque candidati alla presidenza, i sondaggi indicano tre favoriti: Rixi Moncada di LIBRE, che propone riforme economiche progressiste e l’abolizione delle zone economiche speciali; Salvador Nasralla del Partito Liberale; e Nasry “Tito” Asfura del Partito Nazionale, lo stesso dell’ex presidente Hernández, condannato negli Stati Uniti per narcotraffico (ma graziato dal presidente americano Donald Trump). La campagna si è concentrata su sicurezza, corruzione, economia e povertà, ma negli ultimi giorni l’attenzione si è spostata sull’intervento di Trump stesso, che ha sostenuto apertamente Asfura e minacciato di tagliare gli aiuti al paese in caso di sconfitta. Trump ha inoltre definito Moncada «comunista» e Nasralla «quasi comunista», e ha annunciato l’intenzione di graziare Hernández, ritenendo politicamente motivata la sua condanna. Moncada ha denunciato queste posizioni come ingerenze nel processo elettorale e ha definito la grazia a Hernández un «crimine».

🇨🇭 Domenica in Svizzera si è votato su diversi referendum, tra cui l’iniziativa “Per il futuro”, che proponeva un’imposta del 50% su successioni e donazioni oltre i 50 milioni di franchi per finanziare politiche climatiche. L’iniziativa, sostenuta da quasi 110 mila firme dei Giovani socialisti, è stata respinta dal 78,28% dei votanti, pari al 43% degli aventi diritto, ottenendo la maggioranza solo nella città di Berna e in un’altra località. La tassa avrebbe riguardato circa 2.500 persone e generato, secondo le stime, tra 4,3 e 6 miliardi di franchi l’anno, da ripartire tra confederazione e cantoni. I promotori collegavano la misura alle diseguaglianze climatiche, sostenendo che le emissioni dei più ricchi fossero aumentate del 30% in tre anni. Governo e parlamento temevano invece fughe di capitali e riduzione del gettito. Dopo il voto, la ministra delle Finanze ha ribadito gli investimenti annuali di 2 miliardi nella politica climatica e l’obiettivo delle zero emissioni nette entro il 2050. Esponenti del settore finanziario hanno interpretato il risultato come conferma della stabilità economica svizzera, in un contesto globale segnato dal dibattito sulle tassazioni dei grandi patrimoni, come la recente e respinta “tassa Zucman” in Francia.

✝️ Il primo viaggio internazionale di papa Leone XIV, durato sei giorni tra Turchia e Libano, si è concentrato sull’incontro con comunità cattoliche, musulmane e cristiane ortodosse, includendo visite a siti religiosi e civili come la Moschea Blu di Istanbul e l’area dell’esplosione del porto di Beirut del 2020. La scelta del Medio Oriente riflette l’intento di promuovere pace e stabilità attraverso il dialogo interreligioso. Coerente con i primi mesi del suo pontificato, Leone XIV ha mantenuto toni prudenti, evitando posizioni nette e ribadendo il ruolo di mediazione della Chiesa. In un’intervista ha definito la soluzione dei due stati come l’unica possibile per il conflitto israelo-palestinese, salvo poi precisarne i limiti legati all’opposizione israeliana. In Libano ha incontrato rappresentanti delle principali confessioni religiose ma non ha visitato il sud del paese, area colpita dagli attacchi israeliani del 2024 e roccaforte di Hezbollah. Infine, in Turchia ha fatto tappa a Iznik, antica Nicea, nel 1700º anniversario del concilio del 325.

🔞 La Camera ha approvato con 151 voti favorevoli, 113 contrari e 1 astenuto il cosiddetto “ddl Valditara”, che introduce l’obbligo per le scuole di ottenere il consenso dei genitori per proporre corsi di educazione sessuale e affettiva nelle scuole medie e superiori. Una proposta iniziale di vietare tali corsi alle scuole medie è stata poi esclusa dal testo definitivo, che ora passa al Senato. Il provvedimento è stato al centro di forti dibattiti: Lega e Fratelli d’Italia vi si oppongono, ritenendo che tali corsi possano diffondere la cosiddetta “ideologia gender”, e sostengono che il consenso familiare tuteli il diritto dei genitori a decidere sull’educazione dei figli. Le opposizioni criticano invece il rischio di rendere ancora più inefficaci programmi già molto carenti in Italia, dove l’educazione sessuale non è mai stata strutturata nei programmi ufficiali e dipende spesso da esperti esterni. Il ddl stabilisce inoltre che l’eventuale coinvolgimento di specialisti richiederà anche l’approvazione del collegio docenti e del consiglio di istituto.

👞 La procura di Milano ha richiesto a 13 grandi marchi della moda — tra cui Gucci, Prada, Versace, Dolce & Gabbana, Saint Laurent, Adidas e altri — la consegna di documenti per verificare eventuali forme di sfruttamento lavorativo nelle loro filiere, in particolare in opifici gestiti da manodopera cinese. Le aziende non sono indagate, ma la procura parla di «condizioni di pesante sfruttamento» rilevate durante alcune ispezioni. L’indagine sembra riguardare piccole realtà produttive in appalto o subappalto inserite nelle catene dei marchi coinvolti. Il provvedimento è stato emesso dal procuratore Paolo Storari, noto per inchieste che attribuiscono responsabilità anche ai marchi committenti, posizione contestata da alcuni giuristi. Finora solo Tod’s è stata formalmente indagata in casi simili, mentre altre aziende sono state poste sotto amministrazione giudiziaria. Per approfondire, la procura chiede documentazione interna, prove delle ispezioni, liste dei dirigenti responsabili della filiera, contratti con i fornitori, verbali di vigilanza e bilanci degli ultimi tre anni.

🇧🇬 Da oltre una settimana la Bulgaria è attraversata da massicce proteste, iniziate contro alcune norme di bilancio che aumentavano le tasse sul settore privato per finanziare gli stipendi dei dipendenti pubblici. Decine di migliaia di persone si sono radunate a Sofia e in altre città; il parlamento ha ritirato le norme, ma le manifestazioni continuano con richieste di dimissioni del governo. Il presidente Rumen Radev ha chiesto elezioni anticipate, rifiutate dall’esecutivo. Le proteste coinvolgono soprattutto giovani tra 20 e 30 anni e sono in parte sostenute dai partiti di opposizione Bulgaria Democratica e Continuiamo il Cambiamento, ma attirano anche cittadini critici verso corruzione e immobilismo politico. Il governo, fragile e sostenuto da una coalizione di minoranza, include il Partito Socialista Bulgaro filorusso, il centrodestra Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria e il nazionalista C’è un tale popolo, guidato da Delyan Peevski, figura molto criticata dai manifestanti. La Bulgaria, uno dei paesi più poveri dell’UE, adotterà l’euro dal 1° gennaio 2026 e affronta una politica instabile, con sette elezioni in tre anni; l’opposizione annuncia una nuova mozione di sfiducia e non si escludono elezioni anticipate nei prossimi mesi.

Alla prossima 👋

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Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

La Rassegna Settimanale di Maurizio Russo