Mandato d’arresto per Netanyahu, la Commissione Europea prende forma, le ultime dall’Ucraina
Ultimo rettilineo prima di salutare novembre.
Settimana piuttosto intensa, con le ultime sulle guerre in corso a Gaza e in Ucraina, oltre alle novità sulla Commissione Europea, sulla situazione in Nuova Zelanda e Hong Kong e una panoramica finale sul rischio di perdere Chrome per Alphabet. Tanto per cambiare, ce n’è per tutti, specialmente nelle brevi.
Andiamo dritti al punto e cominciamo 👇
🇮🇱 ISRAELE-HAMAS: NUOVI SCONTRI NEL CENTRO DI BEIRUT, IL MANDATO D’ARRESTO PER NETANYAHU E…

1) Domenica scorsa Israele ha bombardato per la prima volta in un mese il centro di Beirut, colpendo il quartiere di Ras al Naba e uccidendo, tra gli altri, Mohammed Afif, portavoce di Hezbollah. L’attacco ha distrutto un edificio di sette piani, sede del partito Baath, causando quattro morti e 14 feriti. L’area era un rifugio per persone sfollate dal quartiere di Dahiya, bersaglio abituale di bombardamenti israeliani. Israele ha agito senza avvisi o evacuazioni, pratica adottata in altre circostanze. Afif, capo dell’ufficio mediatico di Hezbollah, era diventato il portavoce principale dell’organizzazione dopo l’uccisione di diversi leader, compreso Hassan Nasrallah. La sua morte è stata confermata da Ali Hijazi, leader del partito Baath libanese. Un secondo attacco, nel quartiere di Mar Elias, ha causato due morti, 22 feriti e un vasto incendio. Anche in questo caso, Israele non ha fornito avvertimenti. Questi bombardamenti avvengono mentre il Libano valuta una proposta di cessate il fuoco mediata dagli Stati Uniti, che prevede la fine dei combattimenti e il ritiro di Hezbollah dal sud del Libano. L’intensificazione degli attacchi potrebbe essere una pressione israeliana per favorire l’accettazione dell’accordo. Lunedì pomeriggio invece un nuovo attacco aereo ha colpito Zekak al Blat, un’altra area centrale e densamente popolata di Beirut. L’attacco ha coinvolto una zona vicina alla sede del governo e a quella della Commissione economica e sociale per l’Asia Occidentale delle Nazioni Unite. Secondo l’agenzia di stampa libanese, sono stati lanciati due missili, causando cinque morti e almeno 24 feriti, come riportato dal ministero della Salute libanese. L’obiettivo non è ancora chiaro e l’esercito israeliano non ha rilasciato commenti né avvisi preventivi per i civili. Zekak al Blat era un rifugio per sfollati in fuga da precedenti attacchi nel sud del Libano e di Beirut, e ospita anche una moschea sciita e diverse ambasciate.
Nel frattempo, la Corte penale internazionale (ICC) ha emesso un mandato d’arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant, accusandoli di crimini contro l’umanità e crimini di guerra nella Striscia di Gaza tra ottobre 2023 e maggio 2024. Il procuratore Karim Khan ha richiesto il mandato a maggio, ma Israele ha tentato invano di opporsi. Il mandato includeva anche tre leader di Hamas, già uccisi, ma per Mohammed Deif, la cui morte non è stata confermata, il mandato è stato emesso. La decisione non implica un arresto immediato, poiché la Corte non ha una forza di polizia e dipende dagli stati membri per l’esecuzione. Israele, non avendo ratificato lo Statuto di Roma, non riconosce l’ICC e non procederà ad arresti. Gli stati firmatari avrebbero teoricamente l’obbligo di consegnare Netanyahu se presente sul loro territorio, ma spesso mandati simili non vengono eseguiti per ragioni politiche. Gli Stati Uniti e altri paesi alleati di Israele non riconoscono l’ICC e hanno criticato duramente la decisione. Secondo la Corte, Netanyahu e Gallant avrebbero usato privazioni di cibo, acqua, energia e medicine come metodo di guerra, causando morti civili e violazioni dei diritti fondamentali. Netanyahu ha respinto le accuse, definendo il mandato antisemita, e ha dichiarato che l’offensiva su Gaza continuerà fino al raggiungimento degli obiettivi militari israeliani. Per questi motivi un arresto di Netanyahu è alquanto improbabile.
Venerdì infine, due razzi hanno colpito la base UNIFIL di Shama, nel sud del Libano, ferendo lievemente quattro militari italiani, che non sono in pericolo di vita. I razzi, probabilmente lanciati da Hezbollah secondo l’UNIFIL, hanno danneggiato infrastrutture e causato un incendio rapidamente domato. Fonti italiane ritengono che la base non fosse il vero obiettivo. Negli ultimi mesi, le basi UNIFIL sono state spesso attaccate, anche dall’esercito israeliano. Giorgia Meloni ha definito inaccettabili questi episodi, mentre Antonio Tajani ha criticato Hezbollah. L’area di Shama e Naqura è teatro di intensi bombardamenti, e la base è stata colpita tre volte in una settimana. L’UNIFIL, attiva dal 1978 per monitorare il confine tra Israele e Libano, conta 50 basi nel sud del Libano, spesso bersaglio di azioni ostili da parte di Israele e Hezbollah. Nonostante le pressioni, i paesi della missione, inclusa l’Italia, hanno deciso di mantenere le proprie posizioni per rispettare il mandato ONU.
🇺🇦 USA-UCRAINA: ARRIVA L’OK DA BIDEN PER L’UTILIZZO DEI MISSILI ATACMS SU TERRITORIO RUSSO

2) Passiamo ora agli USA, con le ultime battute della presidenza Biden e il suo rapporto con la guerra in Ucraina, nello specifico. Nell’ultima settimana a Lima, in Perù, il presidente americano e l’omologo cinese Xi Jinping si sono incontrati durante il vertice APEC, in quello che potrebbe essere il loro ultimo confronto diretto. L’incontro, pur senza produrre accordi significativi, ha sancito un impegno congiunto a non delegare all’intelligenza artificiale decisioni sull’uso di armi atomiche. Entrambi i leader hanno discusso indirettamente del futuro delle relazioni tra i loro paesi, influenzate dalla crescente competizione geopolitica e dalle promesse di Trump di politiche economiche più aggressive, come dazi del 60% sui prodotti cinesi. Biden ha sottolineato l’importanza dei dialoghi bilaterali per evitare conflitti, mentre Xi ha ribadito la necessità di una convivenza pacifica tra le due potenze, criticando però le strategie di contenimento contro la Cina. Sul fronte economico, l’amministrazione Biden ha mantenuto e rafforzato le politiche dure di Trump, tra cui restrizioni tecnologiche e dazi, in un quadro segnato da episodi di tensione come il caso del pallone spia cinese nel 2023. A Lima si è discusso anche delle divergenze su Taiwan, il Mar Cinese Meridionale e l’alleanza tra Cina e Russia. Biden ha espresso preoccupazione per i rapporti tra Xi e Putin, mentre il leader cinese ha riaffermato la neutralità sulla guerra in Ucraina. Intanto, Xi ha inaugurato con la presidente peruviana Dina Boluarte il porto di Chancay, un progetto finanziato dalla Cina che rafforza il suo coinvolgimento economico in Sudamerica, area spesso trascurata dagli Stati Uniti.
Spostandoci alla guerra in Ucraina, il presidente Biden avrebbe autorizzato per la prima volta l’Ucraina a utilizzare i missili ATACMS di fabbricazione americana in territorio russo, secondo fonti riportate da vari giornali. Nonostante l’assenza di conferme ufficiali, la notizia è sembrata certa e rappresenta un cambio di strategia significativo, dato che gli Stati Uniti avevano precedentemente imposto restrizioni sul loro utilizzo per evitare di essere considerati parte attiva nel conflitto. La decisione segue l’intensificazione dell’offensiva russa, supportata dall’invio di soldati nordcoreani nella regione di Kursk, dopo un accordo di difesa tra Russia e Corea del Nord. La regione, strategica e vicina al confine ucraino, è stata conquistata dall’Ucraina lo scorso agosto, ma la Russia starebbe preparando un contrattacco con circa 50mila soldati. Anche Francia e Regno Unito avrebbero autorizzato l’Ucraina a usare i propri missili sul territorio russo. Martedì è avvenuto il primo attacco ufficiale con tali armamenti, nella regione di Bryansk, contro un deposito di munizioni destinato anche a soldati nordcoreani schierati al fianco dei russi. Gli ATACMS, precisi e potenti, sono stati utilizzati per la prima volta nel 2023 contro basi in Crimea, ma inizialmente solo nella versione a raggio ridotto. L’obiettivo ucraino è mantenere il controllo su una porzione di territorio russo, forse per futuri negoziati. L’intelligence americana non prevede reazioni nucleari da parte di Putin, ma teme campagne di sabotaggi in Europa e negli Stati Uniti. Già quest’estate sono emersi segnali di possibili operazioni di prova, sebbene la notizia sia stata oscurata dalle elezioni presidenziali americane.
Dall’altra parte, nelle prime ore di domenica scorsa, la Russia ha lanciato uno dei più massicci attacchi missilistici su Kiev e altre città ucraine dal mese di agosto, colpendo principalmente infrastrutture energetiche e causando almeno 10 morti. Blackout sono stati segnalati in varie aree, con danni significativi a una centrale dell’azienda energetica DTEK. Le vittime includono due lavoratori ferroviari a Dnipro, due persone a Mykolaiv, due a Odessa e una a Leopoli, ma il bilancio potrebbe aumentare. L’attacco, condotto con 120 missili e oltre 90 droni, è stato contrastato dalle difese ucraine che hanno abbattuto più di 140 bersagli. Il presidente Zelensky ha denunciato l’obiettivo russo di distruggere le infrastrutture energetiche, definendo l’azione un tentativo di intimidazione. La Polonia ha monitorato il proprio spazio aereo per possibili violazioni, mentre missili russi hanno attraversato lo spazio aereo moldavo. Le autorità ucraine hanno invitato la popolazione a mettersi al riparo. Gli attacchi russi, meno intensi negli ultimi mesi, sono tornati a crescere di frequenza e portata con l’arrivo dell’inverno.
🇪🇺 PRENDE VITA LA NUOVA COMMISSIONE. CONFERMATE LE NOMINE DI FITTO E RIBERA, NON SENZA POLEMICHE

3) I gruppi di maggioranza del Parlamento Europeo hanno raggiunto un accordo per approvare la nuova Commissione Europea, dopo giorni di stallo causato dai veti incrociati tra Socialisti e Democratici (S&D) e il Partito Popolare Europeo (PPE). Gli S&D si opponevano alla nomina del candidato italiano Raffaele Fitto (Fratelli d’Italia) come vicepresidente, mentre il PPE era contrario alla nomina della spagnola Teresa Ribera (Partito Socialista). Mercoledì sera, un compromesso è stato trovato: entrambe le nomine saranno accettate e l’accordo sarà ufficializzato con un voto del Parlamento il 27 novembre, rendendo l’insediamento della Commissione previsto per il 1° dicembre altamente probabile. La Commissione avrà sei vicepresidenti, rappresentativi dei gruppi di maggioranza: Socialisti, Popolari e Renew Europe. Fitto, esponente del gruppo di destra radicale Conservatori e Riformisti Europei (ECR), non appartiene alla maggioranza, e la sua nomina è stata interpretata come un tentativo di Ursula von der Leyen di rafforzare i rapporti con la premier italiana Giorgia Meloni. Tuttavia, i Socialisti temevano che ciò potesse legittimare ECR come movimento moderato e affidabile. Il PPE, invece, aveva ostacolato Ribera, criticata in Spagna per la gestione delle recenti alluvioni a Valencia, tema di scontro tra il governo centrale di sinistra e il Partito Popolare spagnolo. Oltre a Fitto e Ribera, i vicepresidenti saranno Kaja Kallas (Estonia), Stéphane Séjourné (Francia), Henna Virkkunen (Finlandia) e Roxana Mînzatu (Romania). In ogni caso, questo compromesso esclude di fatto i Verdi, nonostante il loro ruolo decisivo nella rielezione di Ursula von der Leyen, e manifesta un evidente spostamento a destra, visibile nelle alleanze tra Popolari e gruppi di destra ed estrema destra su temi come l’ambiente. La nomina di Fitto ha suscitato opposizioni, soprattutto da parte dei Verdi, che la vedono come una violazione del “cordone sanitario” contro l’estrema destra. Anche i Socialisti hanno inizialmente contestato Fitto, ma l’ostruzionismo dei Popolari, in particolare contro la socialista Teresa Ribera, ha portato a un compromesso. Ribera manterrà deleghe chiave alla Transizione ecologica e alla Concorrenza, ma con tensioni politiche. L’accordo include il superamento dello stallo su Olivér Várhelyi, commissario ungherese vicino a Viktor Orbán, il cui ruolo sarà ridimensionato rispetto al mandato precedente. Per la prima volta dal 2004, nessun candidato commissario è stato bocciato, segnalando una maggiore cooperazione tra i partiti principali. L’accordo, però, non è un patto di coalizione: le maggioranze al Parlamento Europeo resteranno variabili. Tuttavia, ha deluso molti Socialisti, alcuni dei quali hanno apertamente criticato il compromesso.
🇳🇿 NUOVA ZELANDA: SI PROTESTA CONTRO LA PROPOSTA DI REVISIONE DEL TRATTATO SUI DIRITTI DEI MAORI

4) Martedì in Nuova Zelanda decine di migliaia di persone hanno manifestato contro una proposta di legge avanzata dal partito di destra ACT, membro della coalizione di governo. La legge punta a reinterpretare il Te Tiriti o Waitangi, trattato del 1840 considerato il testo fondante del paese, per estendere a tutti i cittadini neozelandesi i diritti specifici riconosciuti ai maori, popolazione nativa della Nuova Zelanda. I critici ritengono che questa riforma possa privare i maori di protezioni fondamentali, aggravando le discriminazioni di cui sono spesso vittime. La protesta, denominata hīkoi (“protesta pacifica” in lingua maori), è durata nove giorni e ha percorso circa mille chilometri, culminando a Wellington. È stata una delle manifestazioni più partecipate nella storia del paese. Il trattato, firmato tra rappresentanti britannici e 500 capi maori, prevedeva il mantenimento delle terre e dei beni maori, garantendo loro i diritti dei sudditi britannici. Nonostante non sia giuridicamente vincolante, ha fornito una base per leggi e politiche riparative, inclusi il recupero di terreni ancestrali e compensazioni per discriminazioni subite. La proposta è stata avanzata da David Seymour, leader di ACT, che ritiene che le interpretazioni moderne del trattato abbiano creato squilibri a favore dei maori. Nonostante ACT abbia ottenuto solo il 9% dei voti alle ultime elezioni, la legge è stata inizialmente approvata grazie al sostegno della coalizione di governo, ma il primo ministro Christopher Luxon ha dichiarato che non la sosterrà nei successivi passaggi parlamentari necessari per l’approvazione definitiva. Durante la votazione, la parlamentare maori Hana-Rawhiti Maipi-Clarke ha eseguito una haka di protesta, attirando grande attenzione mediatica. La proposta è solo l’ultima di una serie di misure contestate dalla comunità maori al governo di destra, inclusi i tentativi di revocare iniziative a tutela della salute maori e l’uso della loro lingua nelle istituzioni pubbliche.
🇭🇰 HONG KONG: 45 ATTIVISTI PRO-DEMOCRAZIA SONO STATI CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA

5) Martedì, un tribunale di Hong Kong ha emesso le sentenze per 45 attivisti pro-democrazia accusati di violare la controversa legge sulla sicurezza nazionale introdotta nel 2020 dal governo cinese. Gli attivisti, arrestati nel febbraio 2021, erano accusati di associazione a delinquere per sovversione e di aver organizzato primarie non autorizzate. Le pene vanno da 4 a 10 anni, con la più severa inflitta a Benny Tai, ex professore di legge e figura di spicco del movimento democratico. Il processo, seguito a livello internazionale, ha suscitato preoccupazioni per il deterioramento delle libertà civili a Hong Kong, un tempo caratterizzata da una stampa libera e un sistema giudiziario indipendente. Dei 47 imputati, 31 si erano dichiarati colpevoli per ottenere sconti di pena, mentre 16 avevano mantenuto la loro innocenza, affrontando un tribunale speciale designato dal governo. A maggio, 14 di questi erano stati condannati e 2 prosciolti. L’arresto degli attivisti era legato alle primarie del luglio 2020, organizzate per selezionare candidati pro-democrazia in vista delle elezioni parlamentari locali. Le primarie, a cui parteciparono 600 mila persone, furono considerate sediziose dalle autorità. Le elezioni, previste per settembre 2020, furono rimandate al 2021 con la scusa della pandemia, ma nel frattempo la repressione aveva azzerato la presenza di deputati democratici. Nel marzo 2024, Hong Kong ha approvato una nuova legge sulla sicurezza nazionale, ulteriormente restrittiva.
💻 MONOPOLIO E VIOLAZIONE DELLE LEGGI SULLA CONCORRENZA: ALPHABET DOVRA VENDERE GOOGLE CHROME?

6) Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha chiesto a un giudice federale di obbligare Alphabet, società madre di Google, a vendere il browser Google Chrome. La richiesta, presentata al tribunale distrettuale della Columbia e indirizzata al giudice Amit Mehta, segue una sentenza storica di agosto in cui Mehta aveva stabilito che Google avesse abusato della propria posizione dominante nella ricerca online, violando le leggi sulla concorrenza. Il processo, avviato nel 2020 durante l’amministrazione Trump, accusa Google di mantenere il monopolio con metodi illegali, ostacolando la concorrenza e l’innovazione. Il Dipartimento di Giustizia sostiene che per ripristinare una libera concorrenza sia necessario separare il motore di ricerca di Google dagli altri prodotti, come Android, il sistema operativo mobile. Ha inoltre richiesto che Google scelga tra vendere Android o smettere di rendere obbligatori i suoi servizi sui dispositivi che lo utilizzano. In caso contrario, potrebbe essere richiesto in futuro di vendere Android. Il caso rappresenta uno dei più importanti processi antitrust negli Stati Uniti dai tempi del procedimento contro Microsoft nel 1998, che trasformò l’intero settore tecnologico.
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Tante brevi questa settimana, andiamo con ordine 👇
🌐 Alla COP29 di Baku, conferenza sul clima delle Nazioni Unite, si è registrata la presenza di oltre 1.700 persone legate all’industria dei combustibili fossili, un numero superiore ai delegati ufficiali dei dieci paesi più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. Questa situazione preoccupa le organizzazioni ambientaliste, che temono un’influenza negativa sui negoziati. I lobbisti si registrano affiliandosi a organizzazioni di settore o entrando nelle delegazioni nazionali come “party overflow”. La presenza di rappresentanti delle aziende petrolifere è facilitata dalla pubblicazione delle liste dei partecipanti da parte dell’UNFCCC dal 2023. Durante le conferenze, i lobbisti possono partecipare a eventi paralleli e discutere con i delegati, contribuendo con informazioni che potrebbero influenzare le decisioni. Tuttavia, anche altre organizzazioni, incluse quelle ambientaliste, svolgono attività di lobbying simili. Alla COP29, alcune aziende italiane, come Italgas ed Eni, hanno avuto un ruolo attivo. Italgas, ad esempio, ha firmato un accordo con la compagnia statale azera Socar per ridurre le emissioni di metano. Nonostante l’accordo sia visto come un passo positivo, gli ambientalisti temono possibili implicazioni poco trasparenti. A livello internazionale, la resistenza dell’Arabia Saudita sta complicando i negoziati, opponendosi a qualsiasi impegno per ridurre l’uso dei combustibili fossili, già menzionati esplicitamente per la prima volta nell’accordo della COP28 a Dubai.
🧑⚕️ Mercoledì 20 novembre si è svolto uno sciopero nazionale di 24 ore del personale sanitario del Servizio sanitario nazionale (SSN), inclusi medici, infermieri, veterinari e dirigenti sanitari. La protesta, indetta dai sindacati Anaao Assomed, Cimo-Fesmed e Nursing Up, non ha coinvolto gli ospedali e le cliniche private né i medici di famiglia. I sindacati criticano le misure previste nel disegno di legge di bilancio 2025, giudicando insufficienti gli aumenti salariali e le risorse destinate al settore, oltre alla carenza di nuove assunzioni. Gli incrementi retributivi proposti, definiti “briciole” dai rappresentanti sindacali, includono aumenti netti mensili per il 2025 di 17 euro per i medici, 14 euro per i dirigenti sanitari e 7 euro per gli infermieri. Tra le rivendicazioni, anche maggiori tutele per la sicurezza del personale ospedaliero, spesso vittima di aggressioni. I sindacati denunciano uno smantellamento del SSN, aggravato da liste d’attesa lunghe e una crescente fuga di personale verso il settore privato. Lo sciopero ha causato il rinvio o la cancellazione di circa 1,2 milioni di prestazioni, tra cui 15mila interventi chirurgici, 100mila visite specialistiche e 50mila esami radiografici. Tuttavia, sono state garantite le emergenze e le attività di pronto soccorso.
🇮🇹 Il centrosinistra ha vinto le elezioni regionali in Emilia-Romagna e Umbria, con un risultato netto nella prima, dove Michele de Pascale ha superato il 55% dei voti, e una vittoria più significativa e incerta in Umbria, dove Stefania Proietti ha ottenuto il 51% dei consensi, battendo la presidente uscente Donatella Tesei del centrodestra. In Umbria, la vittoria è arrivata grazie al “campo largo”, l’alleanza tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, ma quest’ultimo ha registrato un calo nei consensi. Nel centrodestra, la Lega ha perso terreno rispetto alle ultime elezioni, mentre Fratelli d’Italia è rimasto il primo partito della coalizione. Giorgia Meloni si è congratulata con i vincitori, offrendo collaborazione. De Pascale, neo presidente dell’Emilia-Romagna, ha invitato il governo a mettere da parte le polemiche sull’emergenza alluvioni e a concentrarsi sulle necessità dei cittadini colpiti.
🇺🇸 Donald Trump, con le sue nomine per la nuova amministrazione, sta ignorando norme e consuetudini che garantiscono una transizione presidenziale sicura. Non ha richiesto all’FBI i controlli di sicurezza sui candidati, affidandosi invece a un avvocato privato, Stanley Woodward, noto per aver difeso i rivoltosi del 6 gennaio 2021. Alcune nomine, come Matt Gaetz, accusato in passato di reati sessuali, e Tulsi Gabbard, ritenuta vicina a regimi avversari degli Stati Uniti, suscitano polemiche. Inoltre, Trump non ha firmato il documento della General Services Administration, necessario per ottenere collaborazione e risorse federali, lavorando così con strumenti e linee non sicuri. La mancanza di autorizzazioni per il suo team e la velocità delle nomine potrebbero compromettere la sicurezza e la preparazione della futura amministrazione.
🇮🇳 Un tribunale federale di New York ha incriminato Gautam Adani, uno degli uomini più ricchi al mondo, con l’accusa di truffa e corruzione. Secondo la procura, Adani e sei collaboratori avrebbero orchestrato un piano per ottenere appalti governativi a favore della sua società di energie rinnovabili, Adani Green Energy, pagando oltre 250 milioni di dollari a funzionari indiani. L’azienda avrebbe raccolto quasi 3 miliardi di euro da investitori internazionali, basandosi su dichiarazioni false riguardo alle sue politiche anticorruzione, con l’obiettivo di garantire profitti elevati nel lungo termine. Tra gli incriminati figurano il nipote di Adani, Sagar R. Adani, e l’ex amministratore delegato di Adani Green Energy, Vneet Jaain. Sono accusati di aver violato la legge statunitense contro la corruzione internazionale (Foreign Corrupt Practices Act). Al momento, Adani non ha rilasciato commenti. Adani, 62 anni, guida il conglomerato Adani Group, attivo in settori come infrastrutture, porti, aeroporti e centrali energetiche. Legato al primo ministro indiano Narendra Modi, negli ultimi anni ha diversificato i suoi investimenti, puntando sulle energie rinnovabili e acquisendo nel 2022 la rete televisiva New Delhi Television.
🇦🇱 Gran parte del personale dei centri per richiedenti asilo istituiti dal governo Meloni in Albania rientrerà in Italia entro il fine settimana. I centri, realizzati per trattenere i migranti soccorsi nel Mediterraneo, sono vuoti poiché diversi tribunali italiani non hanno convalidato i trattenimenti, giudicandoli non conformi a una sentenza della Corte di Giustizia Europea. Resteranno solo pochi membri del personale di gestione e una parte degli addetti albanesi, mentre il numero di agenti di polizia italiani, inizialmente 220, è stato progressivamente ridotto. Le strutture, inaugurate ad ottobre e mai realmente operative, avrebbero dovuto ospitare migranti maschi adulti provenienti da paesi definiti “sicuri”, ma i tribunali hanno stabilito che tali paesi non garantiscono condizioni adeguate per i rimpatri. Nonostante le critiche sui costi, il ministero dell’Interno ha confermato che i centri resteranno aperti con un personale ridotto e variabile.
🇮🇹 Il Senato ha approvato in via definitiva la riforma del codice della strada, promossa dal ministro Matteo Salvini, che entrerà in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La legge è suddivisa in due parti: una modifica il codice del 1992, mentre l’altra delega al governo la riorganizzazione delle norme sulla circolazione stradale. Tra le principali novità ci sono sanzioni più severe per chi guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di stupefacenti e multe più alte per l’uso del cellulare alla guida. Sono previste modifiche più permissive per le multe relative agli autovelox e alle Zone a traffico limitato (Ztl), scatenando critiche per un approccio troppo indulgente verso gli automobilisti. La riforma elimina inoltre le “case avanzate” per i ciclisti e ridimensiona la precedenza loro riservata, introducendo l’obbligo di mantenere una distanza di sicurezza solo quando possibile. Tra le misure riguardanti i monopattini elettrici, vengono introdotti obblighi come casco e contrassegno adesivo, oltre al divieto di utilizzo fuori dai centri abitati. La legge è stata contestata da opposizioni e associazioni, che l’hanno definita favorevole agli automobilisti e pericolosa per pedoni e ciclisti.
🏍️ Jorge Martín, pilota spagnolo di 26 anni nato a Madrid, ha vinto per la prima volta il Mondiale di MotoGP. Nell’ultima gara, il Gran Premio di Barcellona, partiva con 19 punti di vantaggio su Francesco Bagnaia, il suo principale avversario, e gli sarebbe bastato un nono posto per assicurarsi il titolo. Martín è arrivato terzo, dietro a Marc Márquez e a Bagnaia, che ha vinto la gara ma si è classificato secondo nel Mondiale. Martín corre per la Pramac Racing, un team satellite che utilizza moto Ducati. La vittoria di un Mondiale da parte di un pilota di un team satellite è un evento raro: l’ultimo caso risale al 2001 con Valentino Rossi. Martín aveva già vinto il titolo nella Moto3 nel 2018 e lo scorso anno si era classificato secondo nel Mondiale MotoGP, dietro a Bagnaia. La stagione è stata caratterizzata da una competizione intensa e corretta tra Martín e Bagnaia. Nonostante Bagnaia abbia vinto più gare (11 contro 3), Martín ha mostrato maggiore costanza, raccogliendo più punti grazie a prestazioni solide e alla sua abilità nelle sprint race. In totale, Martín ha collezionato 16 secondi posti e ha commesso meno errori rispetto a Bagnaia, che è uscito di pista otto volte contro le tre del rivale. Il terzo posto nel Mondiale è stato occupato da Marc Márquez.
🎾 L’Italia ha vinto la Billie Jean King Cup, il principale torneo femminile di tennis a squadre nazionali, battendo la Slovacchia 2-0 in finale grazie alle vittorie nei singolari di Lucia Bronzetti e Jasmine Paolini. Il torneo, precedentemente chiamato Fed Cup, prevede due singolari e un doppio, ma in finale il doppio non è stato necessario. La Nazionale italiana, guidata dalla capitana Tathiana Garbin, comprende Bronzetti, Paolini, Sara Errani, Elisabetta Cocciaretto e Martina Trevisan. È il quinto titolo per l’Italia, che non vinceva dal 2013. Quest’anno, per la prima volta, l’Italia detiene contemporaneamente i titoli della Billie Jean King Cup e della Coppa Davis maschile. La vittoria corona un anno straordinario per il tennis femminile italiano, con Paolini protagonista di successi come l’oro olimpico e gli Internazionali d’Italia.
Alla prossima 👋



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