Tira e molla sul cessate il fuoco tra Israele e Hamas, cosa succede in USA, incidente diplomatico tra Italia e Libia

Il caldo dà una brevissima tregua, ma le notizie non lo seguono.

Questa settimana i tavoli interessanti sono parecchi, dai soliti (USA, Ucraina, Israele) a qualche new entry, come Libia e – nelle brevi – Parlamento Europeo, Formula 1 e nucleare. Non scontentiamo nessuno neanche questa settimana.

Pronti/e per cominciare? Andiamo 👇

🇮🇱 ISRAELE-HAMAS: NUOVI TENTATIVI DI TREGUA E CESSATE IL FUOCO. PORTERANNO RISULTATI?

1) Cominciamo dalla situazione nella Striscia di Gaza. Hamas ha comunicato di aver dato una risposta «positiva» alla proposta statunitense di cessate il fuoco, dichiarandosi pronto ad avviare immediatamente i negoziati per attuarla. Il piano prevede una tregua di 60 giorni, durante i quali le parti dovrebbero negoziare la fine definitiva del conflitto. Non è chiaro se Hamas abbia accettato integralmente la proposta o ne abbia richiesto modifiche. Secondo l’amministrazione Trump, Israele avrebbe già dato il proprio assenso. La proposta include uno scambio di prigionieri: Hamas dovrebbe liberare 10 ostaggi israeliani vivi – otto il primo giorno e due il cinquantesimo – oltre a restituire i corpi di ostaggi deceduti; Israele dovrebbe liberare un numero non specificato di prigionieri palestinesi. È previsto anche un ritiro dell’esercito israeliano da Gaza, ma non sono chiare le modalità, dato che Israele controlla oltre l’80% del territorio. I negoziati sarebbero sostenuti da Stati Uniti, Qatar ed Egitto. Tuttavia, permane un nodo centrale: Hamas pretende la fine del conflitto e il ritiro totale israeliano, mentre Israele non intende escludere la possibilità di future offensive, posizione che aveva già fatto fallire precedenti tregue nel novembre 2023 e gennaio 2025. Domenica in Qatar sono ripresi i negoziati indiretti, dal momento che le parti non si sono confrontate direttamente. L’accordo sembra più probabile rispetto al passato, anche grazie alla pressione del presidente americano Donald Trump. Tuttavia, si teme che la tregua possa fallire come quella di marzo, seguita da una ripresa dei combattimenti. Il premier israeliano Netanyahu è vincolato a un governo di estrema destra che sostiene la prosecuzione del conflitto. Ha criticato l’esercito per non essere abbastanza aggressivo e ha definito “inaccettabili” alcune richieste di Hamas, come la restituzione della gestione umanitaria all’ONU e il ritiro dell’esercito alle posizioni precedenti a marzo.

Nel frattempo, nella notte tra domenica e lunedì, l’esercito israeliano ha bombardato diverse aree dello Yemen, colpendo obiettivi legati agli Houthi, gruppo sciita sostenuto dall’Iran. Sono stati attaccati i porti di Hodeidah, Ras Isa e Salif, la centrale elettrica di Ras Kanatib e la nave cargo Galaxy Leader, sequestrata nel 2023 e liberata nel 2025. Secondo Israele, le strutture colpite erano usate per trasferire armi e pianificare attacchi nel mar Rosso. I bombardamenti seguono una serie di attacchi reciproci tra Israele e Houthi iniziati con l’invasione di Gaza. Non risultano vittime, e prima degli attacchi erano stati diffusi ordini di evacuazione.

In settimana, Israele ha annunciato un piano per trasferire forzatamente l’intera popolazione palestinese della Striscia di Gaza, circa 2 milioni di persone, in una zona circoscritta nei pressi di Rafah, definita dal ministro degli Esteri Israel Katz una “città umanitaria”. In una prima fase, il trasferimento riguarderebbe circa 600.000 persone attualmente ad al Mawasi, area già sovraffollata e priva di condizioni igieniche adeguate. Katz ha dichiarato che una volta entrati, i palestinesi non potranno più uscire, se non per essere trasferiti in altri Paesi. Prima dell’ingresso nella “città”, i civili dovranno essere sottoposti a test per verificare l’eventuale appartenenza a Hamas, ma non è stato specificato in cosa consistano. Non è chiaro come e quando la zona verrà costruita, né quali enti internazionali la gestiranno, anche se la sicurezza sarà affidata all’esercito israeliano a distanza. Il piano ricorda quanto già accaduto con la Gaza Humanitarian Foundation, un sistema di controllo della distribuzione del cibo che ha causato stragi tra chi cercava aiuti umanitari. Diversi Paesi arabi hanno già espresso il loro rifiuto ad accogliere profughi palestinesi. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, definire “umanitario” il piano rappresenta una grave distorsione del linguaggio.

🇺🇸 IL PUNTO SUGLI USA: IL NUOVO PARTITO DI MUSK, LE LETTERE DI TRUMP SUI DAZI, LE SANZIONI A FRANCESCA ALBANESE

2) Andiamo negli USA per le ultime a stelle e strisce. Sabato Elon Musk ha annunciato la fondazione di un nuovo partito politico statunitense, l’America Party, presentato come alternativa al sistema bipartitico tra Democratici e Repubblicani. L’annuncio è arrivato durante il Giorno dell’Indipendenza, accompagnato da un sondaggio lanciato su X ai suoi 222 milioni di follower: il 65,4% ha votato a favore della creazione di un nuovo partito, il 34,6% contro. Musk ha dichiarato che il partito restituirà la libertà al popolo americano. L’idea di fondare un partito era nata dopo aspri scontri pubblici con il presidente Donald Trump, nonostante successivi tentativi di riconciliazione. La frattura è nata soprattutto in seguito alle critiche di Musk alla proposta di legge “Big Beautiful Bill”, che prevede tagli fiscali per i più ricchi, spese per il settore militare e i confini, ma anche riduzioni agli incentivi per le energie rinnovabili. Musk l’ha definita «un disgustoso abominio», mentre Trump si è detto «molto deluso». Il disaccordo è proseguito con attacchi reciproci, fino all’approvazione definitiva della legge da parte della Camera, che Musk continua a criticare anche per i potenziali danni a Tesla.

Intanto lo stesso Trump ha posticipato al 1° agosto l’entrata in vigore dei dazi su decine di paesi, inizialmente prevista per il 9 luglio, offrendo così più tempo per negoziare accordi commerciali. L’annuncio è stato fatto tramite lettere inviate a diversi governi, tra cui quelli di Giappone, Corea del Sud, Malaysia, Kazakistan, Sudafrica, Laos e Myanmar. La Casa Bianca ha confermato che la nuova scadenza sarà resa ufficiale con un ordine esecutivo. Le lettere propongono la possibilità di ridurre o eliminare i dazi, che per Giappone e Corea del Sud arrivano ad almeno il 25%, in cambio di concessioni, ma minacciano anche aumenti se non si troverà un accordo. Finora solo Regno Unito e Vietnam hanno raggiunto un’intesa con gli Stati Uniti. La strategia di Trump mira a fare pressione sui paesi per ottenere risultati commerciali, con un approccio basato su minacce e successivi ripensamenti, come dimostrato anche nei negoziati con Canada e Cina. L’Unione Europea resta un interlocutore chiave, con trattative in corso su una bozza d’accordo. L’amministrazione Trump prevede di inviare nuove lettere e annunciare ulteriori accordi nei prossimi giorni.

Piccola nota di colore (ma mica tanto). La scorsa settimana, mentre a Washington si discuteva della sua proposta di legge sulle tasse, il presidente Donald Trump ha visitato nelle Everglades, in Florida, un nuovo centro detentivo per immigrati irregolari soprannominato “Alligator Alcatraz” dal procuratore generale della Florida, James Uthmeier, per la presenza di molti alligatori intorno alla struttura. Il carcere, allestito in otto giorni su un ex aeroporto nella riserva nazionale di Big Cypress, è parte della linea dura dell’amministrazione Trump contro l’immigrazione illegale ed è stato oggetto di una campagna di merchandising del Partito Repubblicano della Florida. Lo scorso giovedì sera è arrivato il primo gruppo di detenuti, ma non sono stati forniti dettagli sul numero o sulla provenienza. La struttura, composta da tendoni e roulotte circondate da filo spinato e sorvegliate da 400 agenti e 200 telecamere, avrà una capienza di migliaia di persone e un costo di gestione annuo di circa 450 milioni di dollari. L’iniziativa, voluta dal governatore Ron DeSantis, è stata mantenuta segreta fino alla costruzione per evitare proteste, che però si sono verificate lo stesso, soprattutto per i dubbi sulla sicurezza durante la stagione degli uragani.

In ultima analisi, bisogna parlare degli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU per i diritti umani nei territori palestinesi, accusandola di antisemitismo e di condurre una campagna ostile contro Stati Uniti e Israele. Le sanzioni, di cui non sono stati resi noti i dettagli, potrebbero includere il divieto d’ingresso negli USA e il congelamento di eventuali beni nel paese. Albanese, giurista italiana in carica dal 2022, ha criticato apertamente l’occupazione israeliana e l’operato militare nella Striscia di Gaza, affermando nel suo rapporto 2024 che le azioni di Israele configurano un genocidio. Il rapporto, presentato al Consiglio dei diritti umani dell’ONU, elenca oltre 45 aziende coinvolte nel sostegno diretto o indiretto all’esercito israeliano, tra cui Lockheed Martin, Leonardo, Google, Microsoft e Caterpillar, accusandole di trarre profitto dalla distruzione in Palestina. Viene inoltre criticata la partecipazione finanziaria di banche come Barclays e BNP Paribas. Le autorità statunitensi giustificano le sanzioni affermando che Albanese ha minacciato la sovranità nazionale e sostenuto le indagini della Corte penale internazionale contro membri del governo israeliano.

🇺🇦 UCRAINA-RUSSIA: RIPRENDONO GLI AIUTI MILITARI DAGLI USA, MENTRE VENGONO INTERROTTI I DATI SU NASCITE E MORTI

3) Facciamo il punto anche sulla guerra in Ucraina, partendo dalla Russia. Roman Starovoyt, ex ministro dei Trasporti russo, è stato trovato morto lunedì mattina a Odincovo, nella periferia ovest di Mosca, poche ore dopo essere stato sollevato dall’incarico tramite decreto presidenziale di Vladimir Putin. Aveva 53 anni ed era stato ministro dal maggio 2023, dopo aver ricoperto per sei anni il ruolo di governatore della regione di Kursk, al confine con l’Ucraina. Il Comitato investigativo russo ha aperto un’indagine, ipotizzando al momento un suicidio, anche se le circostanze della morte – avvenuta con colpi d’arma da fuoco nella sua auto – restano poco chiare. Alcuni media russi sostengono che il corpo sia stato trovato già sabato. Le autorità non hanno fornito motivazioni ufficiali per il suo licenziamento, affermando solo che non derivava da una perdita di fiducia. Al suo posto è stato nominato il vice, Andrei Nikitin. Diverse testate collegano la vicenda al caos nel traffico aereo del fine settimana, con centinaia di voli cancellati o ritardati a causa di attacchi di droni ucraini, ma altre fonti ipotizzano un possibile legame con un’inchiesta per corruzione nella regione di Kursk. Il caso si inserisce in un contesto più ampio: dall’inizio della guerra in Ucraina, numerosi alti funzionari e imprenditori russi sono morti in circostanze sospette, spesso archiviate come suicidi. Tra questi figurano dirigenti di aziende come Gazprom, Novatek e Lukoil, oltre a funzionari pubblici e membri del governo. L’ultimo in ordine di tempo, pochi giorni fa, è stato Andrei Badalov, vicepresidente della compagnia Transneft.

Intanto, il servizio statistico russo Rosstat ha smesso di pubblicare i dati su nascite e morti, decisione che sembra mirare a nascondere sia le reali perdite militari in Ucraina sia il grave calo demografico del paese. Già da tempo la Russia limita la diffusione di dati economici sensibili, e ora ha progressivamente eliminato informazioni sulle cause di morte e sulle fasce d’età dei deceduti. Le stime indipendenti parlano di oltre 116.000 soldati russi uccisi, ma il numero reale sarebbe molto più alto. L’Ucraina stima in oltre un milione i soldati russi fuori combattimento. Per far fronte alla carenza di militari, Mosca ha siglato un accordo con la Corea del Nord e ha evitato nuove coscrizioni obbligatorie, puntando su volontari che però non bastano. Alla questione militare si aggiunge il drastico calo delle nascite: nel 2023 il tasso di fecondità era di 1,4 figli per donna, sceso ulteriormente nel 2024, con un saldo negativo di 500.000 unità tra nati e morti. A febbraio 2025 si è registrato il minimo storico di 90.500 nascite. La popolazione russa, oggi di 146 milioni, potrebbe scendere a 132 milioni entro vent’anni. Malgrado campagne statali e incentivi alla natalità, le politiche adottate finora non sembrano produrre risultati.

Piccolo intervento anche dagli USA. Dopo l’annuncio di uno stop alle forniture militari statunitensi, Donald Trump ha rassicurato l’Ucraina affermando che gli aiuti riprenderanno, definendo Vladimir Putin responsabile di gravi violenze e minacciando nuove sanzioni. Nonostante ciò, a Kiev permane incertezza sull’effettivo invio dei sistemi Patriot, le cui scorte negli USA sarebbero ormai limitate al 25%. Secondo Axios, Trump avrebbe promesso 10 intercettori a Zelensky, a fronte dei 30 previsti, e si starebbe confrontando con la Germania su ulteriori forniture. Zelensky ha chiesto chiarezza e ha ordinato di intensificare i contatti con gli Stati Uniti per garantire stabilità nella difesa, soprattutto aerea. Dal Cremlino è arrivata una reazione fredda, accusando l’Occidente di alimentare il conflitto, pur riconoscendo gli sforzi di Trump per promuovere negoziati. Intanto, Putin ha nominato Andrei Nikitin nuovo ministro dei Trasporti, dopo la morte per sospetto suicidio del predecessore Roman Starovoit. Sul piano internazionale, il Wall Street Journal riporta che Washington sta valutando ulteriori invii di sistemi Patriot e il Bloomberg segnala che l’Unione Europea sta considerando un fondo da 100 miliardi di euro per l’Ucraina, con erogazione prevista dal 2028. Sul campo però, nella notte tra martedì e mercoledì, la Russia ha lanciato il più grande attacco aereo contro l’Ucraina dall’inizio della guerra, impiegando oltre 700 droni e 13 missili. L’Ucraina ha dichiarato di aver abbattuto tutti i droni, ma sette missili hanno colpito causando danni e incendi. Gli attacchi hanno coinvolto Kiev, le zone di Dnipro, Sumy, Zaporizhzhia e anche Lutsk, vicino al confine con la Polonia. L’offensiva segue l’intensificazione degli attacchi russi e una promessa di ritorsioni dopo un attacco ucraino con droni in Russia a giugno.

🇱🇾 INCIDENTE DIPLOMATICO IN LIBIA: LA DELEGAZIONE EUROPEA È STATA DICHIARATA PERSONA NON GRATA ED È STATA ESPULSA

4) La recente missione diplomatica europea in Libia orientale si è conclusa con un grave incidente diplomatico, causato soprattutto dal tentativo del generale Khalifa Haftar di legittimare il proprio governo a scapito di quello di Tripoli, l’unico riconosciuto da ONU e UE. La visita, promossa da Italia e Commissione Europea, mirava a mediare tra le due fazioni libiche: quella occidentale, guidata da Dbeibah, e quella orientale, controllata da Haftar e formalmente diretta da Osama Hammad. Tra le motivazioni italiane, vi era l’aumento delle partenze di migranti dalla Libia orientale, che ha compromesso gli obiettivi di riduzione degli sbarchi. La missione, che comprendeva il commissario europeo Brunner e i ministri dell’Interno di Italia, Grecia e Malta, prevedeva incontri con entrambi i governi in un solo giorno. Dopo un incontro regolare a Tripoli, la delegazione è atterrata a Bengasi per incontrare Haftar come semplice generale. Tuttavia, ad attenderli c’erano anche ministri del governo di Bengasi e lo stesso premier Hammad, trasformando l’incontro in un atto politico che avrebbe implicato un riconoscimento ufficiale. Dopo trattative per limitare l’esposizione mediatica e garantire il rispetto del protocollo, Haftar ha insistito per la presenza congiunta dei suoi ministri e per la documentazione fotografica dell’incontro. Di fronte al rifiuto europeo, la delegazione è stata dichiarata persona non grata ed espulsa. L’episodio riflette la crescente forza del governo di Bengasi, sostenuto militarmente dalla Russia e finanziariamente dal controllo della Banca centrale e dei pozzi petroliferi. Già a giugno Hammad aveva espulso l’inviata ONU Tetteh, segno della volontà di pressione sulla comunità internazionale. Per l’Italia, l’episodio è particolarmente imbarazzante: la missione era stata fortemente voluta da Roma e i servizi segreti sono intervenuti per cercare di evitare l’incidente. Il governo italiano, in un equilibrio ambiguo tra le due fazioni libiche, mantiene contatti con Haftar anche per tutelare interessi strategici come quelli dell’Eni. In tutto ciò, il ministero degli Esteri ha avuto un ruolo marginale e il ministro Tajani non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’accaduto.

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Tante brevi degne di nota, vediamole una a una 👇

🇪🇺 Giovedì il Parlamento Europeo ha respinto la mozione di sfiducia contro la Commissione Europea e la presidente Ursula von der Leyen: su 553 europarlamentari presenti, 360 hanno votato contro, 175 a favore e 18 si sono astenuti. La mozione, proposta dal gruppo di destra ECR e sostenuta da altri partiti di estrema destra, era legata allo scandalo “Pfizergate”, riguardante la trattativa diretta di von der Leyen con Pfizer per l’acquisto di vaccini nel 2021 e la mancata trasparenza sugli sms scambiati con il CEO Albert Bourla. Il dibattito, acceso e politicamente significativo, ha evidenziato tensioni tra il PPE e gli altri gruppi della maggioranza europeista, soprattutto Socialisti (S&D) e Renew Europe, scontenti per le concessioni fatte al PPE su temi ambientali. Anche i Conservatori e Riformisti si sono divisi, mettendo in difficoltà Giorgia Meloni, il cui partito Fratelli d’Italia ha votato contro la mozione, in contrasto con gli alleati AUR e Diritto e Giustizia. I Socialisti hanno sfruttato l’occasione per spingere von der Leyen a evitare tagli ai programmi sociali nel prossimo bilancio UE. Tuttavia, il PPE ha continuato a collaborare con l’estrema destra, affidando loro incarichi chiave sul dossier ambientale e respingendo una mozione progressista per limitarne l’influenza.

🇮🇷 L’AIEA ha ritirato il proprio personale dall’Iran dopo l’entrata in vigore di una legge che vieta al governo iraniano di collaborare con l’agenzia. La legge, pur non imponendo l’espulsione, impedisce le ispezioni finché non sarà garantita la sicurezza dei siti nucleari da attacchi come quelli israeliani e statunitensi di giugno. Dal 13 giugno l’AIEA non ha più accesso agli impianti iraniani, bersaglio dei recenti bombardamenti. L’agenzia era l’unico ente internazionale a monitorare tali siti, di cui ora si sa poco. Il governo iraniano accusa l’AIEA di aver legittimato gli attacchi, usandolo come pretesto per ostacolarne le attività.

🇬🇧 Il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer hanno annunciato un accordo sperimentale che permetterà al Regno Unito di espellere in Francia una parte limitata di migranti arrivati illegalmente attraverso la Manica. Tale possibilità era venuta meno con la Brexit, che aveva interrotto l’applicazione del regolamento di Dublino. L’accordo prevede uno scambio uno-a-uno: per ogni persona espulsa in Francia, il Regno Unito accoglierà una persona con diritto all’asilo dalla Francia. L’iniziativa, che sarà attuata nelle prossime settimane, dovrà essere esaminata dalla Commissione Europea e dagli Stati membri, alcuni dei quali – come Italia e Spagna – hanno già espresso preoccupazioni. I numeri previsti sono molto limitati: secondo fonti britanniche si parla di massimo 50 persone a settimana, contro le quasi 20.000 arrivate nei primi cinque mesi del 2025. Inoltre, sarà negato l’asilo a chi ha già tentato ingressi illegali nel Regno Unito. La Francia ha intensificato i controlli costieri e prevede modifiche normative per aumentare il raggio d’intervento delle forze dell’ordine. L’opposizione britannica di destra ha criticato l’intesa giudicandola insufficiente rispetto alla media di 843 arrivi settimanali nel 2025.

🇮🇹 Nelle ultime settimane il carcere La Dogaia di Prato è stato al centro di gravi episodi: un detenuto è stato aggredito con olio bollente, un altro è evaso, mentre un gruppo di reclusi si è barricato tentando incendi e danneggiamenti. Le perquisizioni hanno rivelato un traffico illecito di telefoni, droghe e SIM introdotti con metodi ingegnosi, anche grazie alla complicità di alcuni agenti penitenziari, tre dei quali indagati per corruzione. La procura ha aperto inchieste anche su due presunti stupri tra detenuti, avvenuti nel 2020 e nel 2023, e parla di un carcere «fuori controllo». A La Dogaia, nonostante l’assenza di sovraffollamento, si registrano gravi carenze di personale dirigenziale, problemi psichiatrici e di tossicodipendenza tra i detenuti, e ripetuti casi di autolesionismo, con quattro suicidi nel 2024. Inoltre, vi sono indagini su un edificio della Caritas usato come base logistica per introdurre droga nel carcere. La situazione è aggravata dall’assenza di un direttore stabile, dalla scarsità di sistemi di sicurezza e dalla mancata esecuzione di ordini della procura da parte di alcuni agenti.

⛈️ Le alluvioni improvvise che hanno colpito il Texas centrale nel fine settimana hanno causato almeno 79 morti, di cui 68 nella contea di Kerr, la più colpita. Tra le vittime ci sono 28 bambine e diverse persone risultano ancora disperse, incluse dieci ragazzine e un supervisore del campo estivo Camp Mystic, situato vicino al fiume Guadalupe nella zona di Hunt. Il fiume, venerdì, è salito di 8 metri in 45 minuti, trascinando via auto, alberi e danneggiando edifici. Nella contea di Travis si contano altre quattro vittime e almeno 13 dispersi, mentre si segnalano decessi anche nelle contee di Kendall, Burnet e Williamson. Il governatore Greg Abbott ha parlato di almeno 41 dispersi, ma il numero potrebbe aumentare. Le ricerche continuano con l’ausilio di droni, elicotteri e imbarcazioni; oltre 850 persone sono state salvate, molte trovate su tetti o alberi. Il presidente Trump ha dichiarato lo stato di disastro per Kerr, sbloccando fondi federali. Sono previste nuove piogge e inondazioni, e milioni di texani sono sotto allerta.

🌧️ Nel tardo pomeriggio di domenica, forti temporali con grandine e vento hanno colpito l’area di Milano, causando allagamenti e la caduta di alberi. A Robecchetto con Induno una donna di 63 anni è morta schiacciata da un albero, mentre due persone con lei sono rimaste ferite. Un fulmine ha colpito un treno Italo nei pressi di Melegnano, fermandolo ma senza causare feriti. A Milano, per prevenire l’esondazione del Seveso, è stata attivata la vasca di laminazione e sono state installate barriere mobili; chiusi i parchi cittadini e quello di Monza. In provincia di Como si è verificato uno smottamento, a Novara il vento ha scoperchiato un tetto, mentre in Toscana e a Vicenza si sono registrati danni e annullamenti di eventi. La Protezione Civile ha emesso un’allerta arancione per rischio idrogeologico in Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, valida almeno fino a lunedì pomeriggio.

🍫 Ferrero ha annunciato l’acquisizione di WK Kellogg, azienda produttrice di cereali per la colazione a marchio Kellogg’s in Nordamerica, per 3,1 miliardi di dollari. WK Kellogg, nata nel 2023 dalla separazione da Kellanova, ha avuto risultati finanziari deludenti e 569 milioni di dollari di debiti a marzo. Una volta completata l’acquisizione, l’azienda non sarà più quotata in borsa e sarà controllata interamente da Ferrero, che ha sede in Lussemburgo. In Europa, invece, i marchi Kellogg’s restano sotto Kellanova. Ferrero, fondata nel 1946, è presente in 170 paesi con 35 marchi e 61mila dipendenti, di cui oltre 14mila in Nordamerica, ed è attiva negli Stati Uniti dal 1969.

🏎️ La Red Bull ha licenziato Chris Horner, team principal della scuderia di Formula 1 da vent’anni. Nel febbraio 2024 era stato accusato di comportamenti inappropriati da una dipendente poi sospesa, ma aveva sempre negato le accuse e la squadra lo aveva confermato nel ruolo. Il 9 luglio un comunicato del direttore sportivo Oliver Mintzlaff ha annunciato il licenziamento senza spiegare le motivazioni, lasciando incerti i reali motivi, che potrebbero includere anche questioni sportive o relazioni interne. Horner, 51 anni, era in carica dal 2005 e sotto la sua guida Red Bull ha vinto sei Mondiali costruttori e otto piloti. Al suo posto subentra Laurent Mekies, ex team principal della Racing Bulls. Attualmente Verstappen è terzo in classifica piloti e Red Bull quarta tra i costruttori, e si vocifera di un possibile addio anticipato del pilota olandese, il cui contratto scade nel 2028.

🪪 In Italia, per i voli nazionali e quelli verso i Paesi dell’area Schengen non sarà più necessario mostrare la carta d’identità al gate: basterà la carta d’imbarco. La novità, introdotta da una disposizione dell’ENAC e rivelata dal Corriere della Sera, è già stata testata su alcune tratte e sarà presto estesa, anche se non è stata comunicata una data precisa di entrata in vigore. Finora, oltre al controllo della carta d’imbarco, era previsto un secondo controllo con verifica del documento d’identità. L’ENAC ora stabilisce che questo passaggio non è indispensabile per la sicurezza, che resta garantita. Tuttavia, i documenti dovranno comunque essere portati con sé per eventuali controlli delle forze dell’ordine e per tratte considerate sensibili, come quelle verso la Francia. La misura si inserisce in un più ampio piano per snellire le procedure aeroportuali, che include anche il faceboarding già attivo a Linate e Catania.

Alla prossima 👋

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Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

La Rassegna Settimanale di Maurizio Russo