La Francia riconoscerà la Palestina, Trump prova a far dimenticare Epstein, la legge controversa di Zelensky
Un rovente luglio (quasi) volge al termine.
I fronti sui quali poniamo l’attenzione sono – per il momento – i soliti, ovvero Israele, Stati Uniti e Ucraina, ma questa settimana c’è da fare il punto su una situazione mai del tutto sopita, cioè quella tra Cambogia e Thailandia. Cosa sarà successo?
È il momento di scoprirlo 👇
🇮🇱 MEDIORIENTE: SCENDE LA TENSIONE A SUWEYDA, MA A GAZA LA SITUAZIONE RESTA CRITICA. LA FRANCIA INTANTO…

1) Partiamo da una panoramica sul Medioriente. Domenica i miliziani beduini si sono ritirati da Suweyda, nel sud della Siria, segnando una temporanea fine agli scontri con le milizie druse, che nelle ultime settimane hanno causato oltre mille morti tra civili e combattenti, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani. L’accesso limitato ai giornalisti rende difficile verificare la situazione, definita da un abitante locale come una “calma tesa”, con gravi carenze di acqua, elettricità e strutture sanitarie. Le Nazioni Unite stimano oltre 87mila sfollati, molti dei quali rifugiati in scuole, chiese e edifici pubblici. Nonostante vari annunci di cessate il fuoco, questi sono stati violati in poche ore. L’intervento delle forze di sicurezza siriane, percepito da molti come favorevole ai beduini, è stato accompagnato da accuse di violenze contro i civili drusi, complicando la posizione del presidente ad interim Ahmad al Sharaa, accusato di non proteggere le minoranze. Anche Israele è intervenuto con bombardamenti su Suweyda e Damasco per sostenere i drusi e proteggere i propri confini.
Spostandoci a Gaza, sempre domenica almeno 85 palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano nella Striscia mentre cercavano di procurarsi cibo, soprattutto nei pressi del varco di Zikim, uno dei pochi punti da cui passano i camion umanitari. Secondo il Programma alimentare mondiale, 25 convogli stavano attraversando quel varco e intorno si erano radunati numerosi civili; testimoni raccontano che i soldati israeliani hanno aperto il fuoco con armi leggere, artiglieria, carri armati e droni. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver sparato solo colpi di avvertimento contro persone considerate minacciose. Nello stesso giorno, Israele ha ordinato l’evacuazione di una zona a sud-ovest di Deir al Balah, nel centro della Striscia, segnalando una possibile operazione di terra. Deir al Balah ospita migliaia di civili in tende e rifugi di fortuna, ora costretti a trasferirsi verso al Mawasi, zona costiera già sovraffollata e priva di condizioni igieniche e beni essenziali. In 20 mesi di guerra, l’esercito israeliano ha disposto evacuazioni su larga scala, spesso senza offrire alternative né indicazioni chiare. Fonti israeliane riferiscono che l’area non era stata ancora attaccata via terra perché si temeva la presenza di ostaggi. Tuttavia la situazione è cambiata lunedì, quando l’esercito israeliano ha attaccato via terra e aria proprio Deir al Balah. I carri armati israeliani sono entrati in città e i bombardamenti sono proseguiti per ore. Un’ipotesi è che Israele voglia creare un terzo “corridoio” militare nel centro della Striscia, dopo quelli di Netzarim e Morag, per dividere il territorio e facilitarne il controllo. Intanto proseguono attacchi anche in altre zone, come la città di Gaza, dove nel quartiere Remal sono morte almeno cinque persone, con circa 130 persone morte nell’arco delle 24 ore precedenti.
Intanto Israele e Stati Uniti hanno richiamato i propri negoziatori da Doha, in Qatar, interrompendo i colloqui per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, dove la crisi umanitaria legata alla mancanza di cibo continua a peggiorare. La decisione è arrivata dopo che Hamas ha risposto a una proposta mediata da Qatar, Egitto e Stati Uniti: il contenuto della risposta non è stato reso noto, ma Washington l’ha definita deludente, accusando Hamas di non voler realmente fermare il conflitto. Anche l’inviato di Donald Trump, Steve Witkoff, ha criticato Hamas per la presunta mancanza di volontà e l’atteggiamento definito egoista. I negoziati, avviati il 6 luglio, si basavano su un piano statunitense che prevedeva 60 giorni di tregua, durante i quali si sarebbe dovuto trattare la fine definitiva della guerra. Il piano includeva lo scambio di ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi, nonché il ritiro graduale dell’esercito israeliano dalla Striscia di Gaza, oggi occupata per oltre l’80%. Il principale ostacolo resta il disaccordo tra le parti: Hamas chiede la fine della guerra e il ritiro completo di Israele, mentre Israele vuole mantenere aperta la possibilità di nuove offensive. Anche i precedenti tentativi di tregua, nel novembre 2023 e gennaio 2025, erano falliti per lo stesso motivo. Nonostante il ritiro dei negoziatori, venerdì Hamas si è detta ancora disponibile a un cessate il fuoco duraturo.
In chiusura una delle notizie della settimana. Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia riconoscerà ufficialmente lo Stato di Palestina durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre. La decisione, motivata dal desiderio di promuovere una pace duratura in Medio Oriente, ha suscitato forti reazioni. Gli Stati Uniti, attraverso il senatore Marco Rubio e il segretario di Stato, hanno definito il gesto “sconsiderato”, accusando la Francia di alimentare la propaganda di Hamas e mancare di rispetto alle vittime del 7 ottobre 2023. Al contrario, il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot ha dichiarato che la scelta delegittima Hamas, che ha sempre rifiutato la soluzione a due Stati, rafforzando invece il campo della pace. Anche Ofer Bronchtein, consigliere di Macron, ha ipotizzato che proprio l’assenza di uno Stato palestinese abbia contribuito all’attacco del 7 ottobre. Intanto, il Regno Unito mantiene una posizione più prudente: il governo laburista di Keir Starmer ha ribadito l’impegno verso il riconoscimento della Palestina, ma solo quando saranno mature le condizioni per la statalità. Una call a tre tra Macron, Starmer e il cancelliere tedesco Merz sarà dedicata all’emergenza nella Striscia di Gaza. In parallelo, cresce in UK il dibattito interno, anche a seguito della nascita di un nuovo partito pacifista co-guidato da Jeremy Corbyn e Zarah Sultana. L’Arabia Saudita ha accolto con entusiasmo la decisione francese, definendola “storica” e invitando altri paesi a fare lo stesso, a sostegno dell’autodeterminazione del popolo palestinese e di uno Stato sui confini del 1967.
🇺🇸 COSA SUCCEDE IN USA? RITIRO DALL’UNESCO, “EPSTEIN FILES” E OBAMA ARRESTATO CON L’AI. IL PUNTO

2) Facciamo un salto in USA, dove è arrivato l’annuncio del ritiro dall’UNESCO, l’agenzia ONU per l’istruzione, la scienza, la cultura e la comunicazione. Il Dipartimento di Stato ha spiegato che la permanenza sarebbe contraria agli interessi nazionali, accusando l’agenzia di promuovere un’«agenda globalista» incompatibile con la politica estera isolazionista di Donald Trump. Tra le critiche figura anche l’ammissione della Palestina nel 2011, ritenuta responsabile della diffusione di retoriche anti-israeliane. La decisione avrà importanti ripercussioni economiche: gli Stati Uniti sono il principale finanziatore dell’UNESCO con 157 milioni di dollari, seguiti dalla Cina con 132 milioni. I fondi USA sono comunque già diminuiti negli anni, passando dal 20% nel 2017 all’8% attuale. Non è la prima volta che gli Stati Uniti abbandonano l’UNESCO: era già accaduto nel 1984 sotto Reagan e nel 2017 sotto Trump, mentre Joe Biden aveva riportato il paese nell’organizzazione nel 2023. La direttrice Audrey Azoulay ha dichiarato che, sebbene deprecabile, la decisione era attesa e l’UNESCO è ora più preparata a farvi fronte. Il ritiro diventerà effettivo il 31 dicembre 2026.
Intanto Donald Trump ha intentato una causa per diffamazione contro il Wall Street Journal, due suoi giornalisti, la Dow Jones, la News Corp e il proprietario Rupert Murdoch, chiedendo almeno 10 miliardi di dollari di risarcimento. La causa nasce da un articolo che descriveva un biglietto di auguri del 2003, scritto da Trump a Jeffrey Epstein per i suoi 50 anni, definito volgare e compromettente. Il biglietto, non mostrato ma descritto, includeva un disegno osceno in cui la firma di Trump formava i peli pubici di una donna e conteneva un riferimento a un segreto condiviso tra i due. Trump ha negato di esserne l’autore, affermando di non aver mai disegnato nulla, ma i media hanno ricordato che suoi disegni sono stati venduti all’asta negli anni Duemila. Il rapporto di amicizia tra Trump ed Epstein, già documentato da foto e video, è da tempo oggetto di smentite da parte dell’ex presidente, soprattutto dopo l’arresto e la morte in carcere di Epstein nel 2019. Negli ambienti di destra, e tra i sostenitori più estremi di Trump (il movimento MAGA), il cosiddetto “caso Epstein” ha alimentato teorie complottiste su una rete di pedofilia tra élite politiche ed economiche. Durante la campagna elettorale, Trump aveva promesso la pubblicazione dei cosiddetti “Epstein files”, che però si sono rivelati privi di contenuti rilevanti. Per arginare le critiche, Trump ha annunciato di aver autorizzato la pubblicazione di alcuni documenti, ma la decisione finale spetterà ai giudici.
In generale, negli ultimi giorni Trump ha pubblicato numerosi post e video sui social, tra cui uno generato con l’intelligenza artificiale in cui l’ex presidente Obama viene arrestato (falso), e una serie di contenuti bizzarri e provocatori. Ha attaccato figure pubbliche come Adam Schiff e Samantha Power, il Wall Street Journal, Harvard e perfino la squadra NFL dei Washington Commanders, minacciando di bloccare la costruzione di uno stadio se non riadottano il nome “Redskins”. Ha inoltre ribadito la volontà di licenziare il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, e ha annunciato la pubblicazione di migliaia di documenti dell’FBI su Martin Luther King. Questi comportamenti sono stati interpretati come un tentativo di distogliere l’attenzione dallo scandalo legato ai cosiddetti “Epstein files”. Molti sostenitori di Trump, convinti dell’esistenza di una lista segreta di pedofili potenti, si sono sentiti traditi. Un sondaggio recente indica che il 69% degli americani, e il 62% dei Repubblicani, credono che il governo stia insabbiando informazioni. Anche se il danno politico resta incerto, alcuni analisti ritengono che l’immagine di Trump come “élite contro l’élite” potrebbe incrinarsi.
🇺🇦 UCRAINA: MODIFICATA UNA LEGGE CHE AVREBBE ACCENTRATO – DI FATTO – I POTERI IN MANO AL PRESIDENTE ZELENSKY

3) Andiamo in Ucraina, dove – per una volta – non si parla di Russia. Martedì, infatti, il parlamento ucraino ha approvato una legge che ha suscitato forti proteste contro il presidente Zelensky, accusato di voler accentrare sempre più potere. Il provvedimento, modificato all’ultimo con una procedura accelerata, sottopone le agenzie anticorruzione Nabu e Sapo al controllo del procuratore generale, figura nominata politicamente. La legge annulla l’autonomia di queste agenzie, permettendo al procuratore di accedere ai fascicoli, sottrarre indagini e ordinarne la chiusura, in contrasto con le raccomandazioni dell’Unione Europea, che considera l’indipendenza di tali organi una condizione per l’adesione dell’Ucraina. Il Kyiv Independent ha parlato di deriva autoritaria e le principali ong anticorruzione ritengono che la legge sia una ritorsione per le indagini su alleati di Zelensky, come il vicepremier Chernyshov. Nei giorni precedenti l’approvazione, i servizi segreti avevano effettuato perquisizioni negli uffici della Nabu, giustificate con presunte infiltrazioni russe, ma viste da molti come intimidazioni. Le opposizioni denunciano che anche il recente rimpasto di governo e la rimozione di figure come il comandante Zaluzhny siano motivati dalla volontà di premiare la fedeltà politica. Critiche sono emerse anche per il blocco della nomina del nuovo capo dell’Ufficio per la sicurezza economica e la perquisizione dell’abitazione dell’attivista Vitaliy Shabunin. Nel suo discorso, Zelensky ha ignorato le proteste, ribadendo che l’azione mira a proteggere le istituzioni da influenze russe, in un contesto di legge marziale che ha sospeso le elezioni e rafforzato i suoi poteri. Mercoledì a Kiev e in altre città ucraine si è svolto il secondo giorno consecutivo di proteste. Le manifestazioni, più partecipate rispetto al giorno precedente, hanno visto circa 3.000 persone radunarsi davanti al palazzo presidenziale, denunciando la legge come un passo indietro nella lotta alla corruzione. Si tratta delle prime proteste significative contro Zelensky dall’inizio della guerra nel 2022. In risposta, il presidente ha promesso una nuova proposta di legge per rafforzare l’autonomia delle agenzie e contrastare presunte influenze russe, senza però annunciare l’intenzione di revocare la legge già approvata. Le promesse sono state giudicate vaghe da molti manifestanti. Parallelamente, 48 parlamentari, compresi alcuni del partito di Zelensky, hanno presentato una proposta alternativa per annullare gli effetti della legge controversa. Tuttavia… alla fine è stata presentata proprio da Zelensky in parlamento una proposta di legge per ripristinare l’autonomia delle due agenzie. La nuova proposta annullerebbe la legge approvata martedì. La NABU ha dichiarato di aver collaborato alla stesura del nuovo testo, che garantirebbe nuovamente indipendenza e pieni poteri alle agenzie. Il parlamento, ora in pausa estiva, potrebbe votare prima della ripresa dei lavori prevista per fine agosto. L’iniziativa è stata accolta positivamente anche dall’ONG Anti-Corruption Action Centre, che ha sollecitato un’approvazione rapida.
🇹🇭 CAMBOGIA-THAILANDIA: RIPRENDONO GLI SCONTRI AL CONFINE. DECINE TRA MORTI E FERITI

4) Giovedì mattina sono scoppiati scontri armati tra soldati thailandesi e cambogiani in una zona contesa al confine tra i due paesi, vicino al tempio conosciuto come Ta Muen Thom in Thailandia e Tamone Thom in Cambogia. Gli scontri, ancora in corso, hanno causato la morte di almeno 11 civili e 14 feriti. Entrambe le parti si accusano di aver iniziato gli attacchi e di aver usato armi pesanti: la Thailandia ha confermato l’uso di jet F-16, mentre la Cambogia sostiene di essere stata bombardata. Un razzo cambogiano ha colpito una stazione di servizio thailandese causando sei vittime. Gli scontri si estendono su sei diverse località di confine. A seguito degli eventi, la Thailandia ha chiesto ai propri cittadini di lasciare la Cambogia e sono stati chiusi tutti i valichi. Il 28 maggio altri scontri si erano verificati nella zona del “Triangolo di Smeraldo”, mentre mercoledì un soldato thailandese è rimasto ferito dall’esplosione di una mina. La situazione ha avuto anche ripercussioni politiche: a giugno la premier thailandese Paetongtarn Shinawatra è stata sospesa dalla Corte costituzionale dopo la diffusione di un audio in cui parlava con toni deferenti all’ex leader cambogiano Hun Sen, alimentando proteste interne e aggravando la crisi diplomatica. I combattimenti sono legati a una disputa territoriale storica risalente alla definizione del confine nel 1907 da parte della Francia coloniale. Il nodo principale è il tempio di Preah Vihear, assegnato alla Cambogia dalla Corte Internazionale nel 1962 e riconosciuto patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 2008.
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Andiamo rapidamente a delle brevi parecchio ricche 👇
🇺🇸 La polizia di Los Angeles ha arrestato Fernando Ramirez, 29 anni, accusato di aver investito volontariamente la folla all’esterno del locale Vermont Hollywood nella notte tra venerdì e sabato. L’incidente, avvenuto verso le 2 di notte all’incrocio tra Santa Monica Boulevard e North Vermont Avenue, ha causato 30 feriti, di cui sette gravi. Poco prima Ramirez era stato cacciato dal locale per una lite. Secondo la polizia, l’uomo ha guidato consapevolmente sul marciapiede, colpendo un chiosco di street food e schiantandosi contro un lampione, travolgendo numerose persone. Dopo l’impatto, è stato aggredito dalla folla e ferito da un colpo di pistola ai glutei; è stato poi operato e si trova in condizioni stabili. L’autore dello sparo è fuggito e resta sconosciuto. La serata nel locale, dedicata a musica reggaeton e hip-hop, aveva attirato molte persone, soprattutto latinoamericani.
🇮🇹 Il Senato ha approvato all’unanimità, con 161 voti favorevoli, il disegno di legge sul femminicidio, accolto da un applauso in Aula. Il ddl, di iniziativa governativa e frutto di una mediazione tra i gruppi parlamentari, introduce l’articolo 577 bis nel codice penale, che punisce con l’ergastolo chi uccide una donna per odio, discriminazione di genere o per reprimerne diritti e libertà. Il testo prevede anche restrizioni sui benefici penitenziari per i condannati e rafforza la formazione contro la violenza di genere e domestica. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha sottolineato l’unità dimostrata sul tema, mentre la senatrice Giulia Bongiorno ha evidenziato l’importanza del provvedimento, auspicando una rigorosa applicazione delle nuove norme. Il disegno di legge passa ora alla Camera per l’approvazione definitiva.
🇧🇷 In Brasile e Paraguay è esploso uno scandalo legato alla spartizione dell’energia elettrica prodotta dalla diga di Itaipu, gestita congiuntamente dai due paesi dal 1975. Il trattato originario prevedeva una divisione paritaria dell’energia, con il Paraguay obbligato a vendere al Brasile l’eccesso a prezzi molto bassi. Nel 2023, con l’aumento del fabbisogno interno paraguaiano e la scadenza di alcune clausole, il Paraguay ha chiesto di rinegoziare i termini, mirando a vendere energia anche ai privati a prezzo di mercato. Tuttavia, un’inchiesta giornalistica ha svelato che l’intelligence brasiliana (ABIN) avrebbe spiato almeno cinque funzionari paraguaiani impegnati nei negoziati, tramite un software attivo dal 2019 sotto Bolsonaro e forse anche durante i primi mesi del governo Lula. Il Paraguay ha reagito sospendendo i colloqui e richiamando l’ambasciatore. L’operazione, denominata “Operazione Duque”, avrebbe permesso al Brasile di accedere in anticipo a documenti riservati. Lula ha negato il coinvolgimento del suo governo, ma nuovi documenti datati 2023 mettono in dubbio la versione ufficiale. Il 3 luglio Lula e il presidente paraguaiano Peña si sono incontrati, ma i negoziati su Itaipu restano fermi.
🇸🇸 Negli ultimi due mesi, i combattimenti della guerra civile in Sudan si sono concentrati nella regione del Kordofan, zona strategica tra le aree controllate dall’esercito a est e dalle Rapid Support Forces (RSF) a ovest. Il conflitto, iniziato oltre due anni fa, ha causato più di 150.000 morti e circa 12 milioni di sfollati. Il Kordofan è rilevante per motivi militari, simbolici ed economici, essendo ricco di petrolio e patria di parte dei combattenti delle RSF. I combattimenti si sono intensificati da giugno, causando centinaia di vittime civili e gravi violazioni dei diritti umani, tra cui un massacro a Shag Alnom con oltre 400 morti. Le piogge stagionali aggravano ulteriormente la crisi, ostacolando gli aiuti umanitari. Rimane attivo anche il fronte di Al Fashir, nel Darfur settentrionale, dove l’assedio delle RSF ha provocato la fuga di centinaia di migliaia di sfollati.
🛒 Il gruppo italiano NewPrinces ha acquisito per oltre un miliardo di euro i supermercati italiani della catena francese Carrefour, che comprende più di mille punti vendita, prevalentemente nel nord Italia. Nata nel 2024 dalla fusione tra Newlat Food e la britannica Princes, NewPrinces è oggi un importante attore del settore agroalimentare europeo, con marchi come Plasmon, Centrale del Latte e Delverde. Con questa operazione, entra anche nella grande distribuzione e gestirà 13.000 lavoratori in Italia e oltre 18.000 nel mondo. L’operazione include anche le controllate Carrefour Property, Gs Spa e Carrefour Finance. Il marchio Carrefour verrà mantenuto per tre anni, per poi essere sostituito da Gs. Carrefour Italia, con un fatturato di circa 3,7 miliardi, era in crisi da anni, con perdite di 150 milioni nel 2024 e recenti licenziamenti a Milano. I sindacati hanno richiesto un incontro urgente con il ministero delle Imprese per discutere gli effetti dell’operazione sui circa 24.000 lavoratori coinvolti.
⚽ L’Italia è stata eliminata in semifinale dagli Europei femminili di calcio dopo aver perso 2-1 ai tempi supplementari contro l’Inghilterra, favorita del torneo. Le Azzurre erano passate in vantaggio al 33’ con un gol di Bonansea su assist di Cantore, ma l’Inghilterra ha pareggiato al 96’ con Agyemang e ha segnato il gol decisivo al 120’ con Kelly, sulla ribattuta di un rigore parato da Giuliani. Nonostante la sconfitta, l’Italia ha giocato una partita di alto livello, sfiorando il raddoppio con Severini e resistendo fino agli ultimi minuti. Il torneo resta positivo per l’Italia, che non arrivava in semifinale dal 1997 e che, sotto la guida di Andrea Soncin, ha mostrato grande organizzazione e spirito di squadra, mescolando veterane e giovani talentuose. Dopo aver superato un girone difficile e battuto la Norvegia ai quarti, la nazionale ha restituito entusiasmo al movimento femminile italiano.
🎤 Ozzy Osbourne, storico cantante e fondatore dei Black Sabbath, è morto a 76 anni. Icona dell’heavy metal dagli anni Settanta, nel 2020 aveva annunciato di essere affetto dal morbo di Parkinson. Pochi giorni prima della morte aveva partecipato all’ultimo concerto della band a Birmingham con la formazione originale. Con oltre cinquant’anni di carriera, Osbourne ha influenzato profondamente la scena musicale con il suo stile teatrale e provocatorio, pubblicando decine di album sia con i Black Sabbath che da solista. Le sue canzoni affrontavano temi oscuri come occultismo, guerra e morte, contribuendo a definire l’estetica del metal. Divenne celebre anche per episodi controversi, come il morso alla testa di un pipistrello durante un concerto nel 1982. Negli anni Duemila fu protagonista del reality The Osbournes, che rilanciò la sua popolarità. Nato a Birmingham nel 1948, fondò i Black Sabbath dopo varie esperienze musicali locali. Il gruppo esordì nel 1970 e raggiunse il successo con Paranoid. Dopo il declino della band e problemi legati alla dipendenza, Osbourne intraprese una carriera solista di successo, affiancato da grandi musicisti come Randy Rhoads. Insieme alla moglie Sharon ideò anche l’Ozzfest, festival che diede visibilità a molte band nu metal.
🤼 Hulk Hogan, celebre wrestler statunitense e icona televisiva degli anni Ottanta e Novanta, è morto giovedì all’età di 71 anni. La notizia è stata confermata dal suo manager alla NBC. Negli ultimi tempi era tornato a far parlare di sé per il sostegno a Donald Trump, esibendosi alla convention repubblicana del luglio scorso con il suo celebre gesto di strapparsi la maglietta. Nato nel 1953 ad Augusta, in Georgia, come Terry Eugene Bollea, era figlio di un muratore italoamericano e di un’insegnante franco-scozzese. La sua carriera nel wrestling iniziò nel 1977 e lo portò alla fama internazionale grazie alla WWF (oggi WWE), dove divenne il simbolo dell’espansione globale della lega. Con circa due metri di altezza e 135 chili, Hogan fu notato per la sua imponente stazza e il look ispirato al wrestler Superstar Billy Graham. Combatté anche in Giappone nella New Japan Pro Wrestling, dove divenne protagonista di una storica rivalità con Antonio Inoki. I suoi numerosi successi testimoniano una popolarità straordinaria e duratura. Negli ultimi anni della sua carriera tentò anche il cinema, con ruoli in circa quindici film, tra cui una piccola parte in Rocky III accanto all’amico Sylvester Stallone.
Alla prossima 👋



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