La questione Almasri inguaia l’Italia, la situazione in USA e Medioriente, cos’è DeepSeek?
Salutiamo un mese di gennaio durato 20.830 giorni.
Questa settimana tantissime novità su diversi fronti. Partiamo – a sorpresa – dall’Italia, con il caso della settimana che sta tenendo banco. Passiamo poi agli USA, con le ultime dall’amministrazione Trump. Non manca il Medioriente, la Repubblica Democratica del Congo e le novità dal mondo IA.
Mettetevi comodi e… cominciamo 👇
🇮🇹 CASO ALMASRI: INDAGATI LA PREMIER GIORGIA MELONI E I MINISTRI PIANTEDOSI E NORDIO. COSA SUCCEDE?

1) Cominciamo dall’Italia stavolta, con nuovi sviluppi sul caso Almasri. In settimana, la premier Giorgia Meloni ha annunciato sui social di essere indagata per la liberazione del capo della polizia giudiziaria libica, avvenuta con modalità insolite. I reati ipotizzati sono favoreggiamento e peculato, e risultano indagati anche i ministri Matteo Piantedosi, Carlo Nordio e il sottosegretario Alfredo Mantovano. Meloni ha definito l’indagine un attacco politico, sostenendo che l’Italia sta cambiando e che questo infastidisce alcuni ambienti. Tuttavia, l’Associazione Nazionale Magistrati ha precisato che non si tratta di un avviso di garanzia, ma di un “atto dovuto” della procura. Secondo la legge, i reati commessi da membri del governo nell’esercizio delle loro funzioni vengono valutati da un tribunale speciale, il tribunale dei ministri, che può archiviare il caso o chiedere l’autorizzazione a procedere. L’indagine della procura di Roma è partita da un esposto di Luigi Li Gotti, ex politico di destra passato al centrosinistra. In breve, Almasri era stato arrestato su mandato internazionale ma liberato poche ore dopo perché l’arresto non era stato convalidato. Il governo italiano lo ha rimpatriato in Libia con un volo di stato, provocando la reazione della Corte penale internazionale, che lo stava indagando. L’accusa di peculato riguarda proprio l’uso dell’aereo di stato. Il governo ha giustificato l’operazione definendo Almasri pericoloso, ma molti osservatori sottolineano che è un leader di una milizia con cui l’Italia ha rapporti consolidati per il controllo dell’immigrazione. Il tribunale dei ministri ha ora 90 giorni per decidere se archiviare il caso, trasferirlo ad un’altra autorità giudiziaria o proseguire l’indagine. In quest’ultimo caso, la procura dovrà chiedere autorizzazione alla Camera dei deputati per procedere. Meloni ha attribuito la responsabilità dell’indagine al procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi e ha definito Li Gotti un ex politico di sinistra, sebbene abbia avuto trascorsi anche nella destra. Nel suo video, ha affermato di non essere ricattabile e di voler continuare la sua attività politica senza farsi intimidire. Martedì sera, dopo la notizia dell’indagine sulla presidente del Consiglio, i ministri Nordio e Piantedosi hanno annullato l’informativa prevista in Parlamento. La decisione è stata motivata dal rischio di interferire con l’inchiesta che li coinvolge, anche se le opposizioni avevano richiesto chiarimenti.
Con il passare dei giorni la vicenda è stata analizzata nel dettaglio e sono emersi nuovi particolari. Il 21 gennaio, il ministero della Giustizia aveva ricevuto dalla Corte Penale Internazionale (CPI) una richiesta di arresto per Almasri. Mentre il ministro Carlo Nordio dichiarava di valutarne l’estradizione, il governo aveva già deciso di espellerlo: la sera stessa Almasri è stato imbarcato su un aereo di Stato e riportato a Tripoli. L’operazione ha sollevato dubbi sulla gestione del caso da parte dell’esecutivo, con decisioni prese prima della comunicazione ufficiale. Almasri, accusato dalla CPI di crimini contro l’umanità e torture, era stato arrestato a Torino il 19 gennaio dopo controlli delle autorità tedesche. Tuttavia, la Corte d’Appello di Roma ha ritenuto il fermo “irrituale” per vizi procedurali, poiché il mandato della CPI non era stato gestito direttamente dal ministro Nordio. Questo ha portato alla scarcerazione e all’immediata espulsione. Il governo italiano ha insinuato che la CPI abbia ritardato l’arresto per metterlo in difficoltà, ma la Corte ha smentito, affermando di aver seguito le procedure standard. La decisione di espellere Almasri potrebbe essere legata a timori di ritorsioni dalla Libia o a questioni di controllo dei flussi migratori. Alcuni membri del governo starebbero valutando l’imposizione del segreto di Stato per limitare le polemiche.
🇺🇸 POLITICA ESTERA, GIUSTIZIA, IMMIGRAZIONE: I PRIMI EFFETTI DELL’INSEDIAMENTO DI DONALD TRUMP

2) Voliamo negli Stati Uniti e tentiamo di fare un riassunto di ciò che è accaduto nell’ultima settimana. Cominciamo dalla crisi diplomatica tra USA e Colombia sui voli di rimpatrio dei migranti. Per risolvere la questione, Trump ha minacciato rapidamente dazi sulle importazioni colombiane, costringendo il presidente Gustavo Petro a cedere. Il conflitto con la Colombia è nato dal rifiuto di Petro di accettare voli militari per il rimpatrio di migranti, chiedendo l’uso di voli civili. In poche ore, senza consultazioni interne, Trump ha annunciato dazi fino al 50% sulle merci colombiane. La Colombia, che dipende dagli Stati Uniti per un quarto delle sue esportazioni, ha ceduto rapidamente, accettando i voli di rimpatrio in cambio della revoca dei dazi. Trump ha comunicato le sue decisioni tramite il suo social network Truth con toni aggressivi, e solo successivamente sono arrivati comunicati ufficiali della Casa Bianca. Questo successo potrebbe spingerlo a usare la stessa strategia con altri paesi. A breve, il segretario di Stato Marco Rubio si recherà a Panama, probabilmente per rivendicare il controllo del Canale. Inoltre, Trump insiste sulla necessità di un maggiore controllo statunitense sulla Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca. A questo proposito, la prima ministra danese Mette Frederiksen ha incontrato diversi leader europei, tra cui Scholz e Macron, per contrastare le pressioni di Trump. La Danimarca, con risorse militari ed economiche limitate, ha annunciato investimenti per quasi 2 miliardi di euro nella sicurezza dell’Artico, includendo droni, navi e infrastrutture militari. La Groenlandia è strategicamente rilevante e suscita l’interesse anche di Russia e Cina. Il governo danese cerca ora di rafforzare le alleanze con UE e NATO per ottenere supporto contro le pressioni statunitensi.
Restando sul tema “esteri”, l’amministrazione Trump ha sospeso per 90 giorni i finanziamenti ai programmi di aiuti internazionali, causando l’interruzione di molte attività umanitarie in Ucraina. L’obiettivo è valutare se i progetti siano coerenti con la linea politica americana. Il blocco non riguarda gli aiuti militari ma ha colpito duramente le organizzazioni che assistono sfollati, soldati feriti e le loro famiglie, oltre a progetti per rifugi antiaerei, riparazioni infrastrutturali e distribuzione di beni essenziali. Anche i media indipendenti ucraini, finanziati in gran parte dagli USA, sono a rischio. Il segretario di Stato Rubio ha annunciato esenzioni, ma queste non coprono l’Ucraina. Per ovviare a tale problema, il presidente Zelensky sta cercando nuovi fondi per i programmi sospesi. Il Dipartimento di Stato valuterà i finanziamenti in base a criteri di sicurezza e interesse nazionale, ma non è chiaro quali aiuti riprenderanno; è probabile che alcuni programmi vitali come forniture mediche e alimentari potrebbero essere esclusi dal blocco.
Nel frattempo, Trump ha anche rimosso diversi funzionari del dipartimento di Giustizia coinvolti nei procedimenti federali contro di lui. La CNN ha riferito che i licenziamenti sono stati comunicati tramite una lettera del procuratore generale facente funzioni, James McHenry, che ha motivato la decisione con la perdita di fiducia nei confronti di alcuni funzionari. Tra i rimossi ci sono oltre una dozzina di membri del team dell’ex consigliere speciale Jack Smith, che si era dimesso dopo aver chiesto l’archiviazione dei casi contro Trump, resi inefficaci dalla sua rielezione. Il dipartimento di Giustizia ha inoltre avviato accertamenti interni sui pubblici ministeri che hanno indagato sull’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021.
Per concludere, il presidente americano ha annunciato un piano per allestire nuove strutture nella base militare di Guantanamo, a Cuba, con l’obiettivo di detenere fino a 30mila migranti espulsi dagli Stati Uniti. Il progetto prevede il potenziamento del Migrant Operations Center (GMOC), una struttura separata dalla prigione di massima sicurezza della base, utilizzata in passato per ospitare migranti di Haiti e Cuba. L’amministrazione Trump intende usare il GMOC come centro di detenzione, con standard elevati, per migranti irregolari considerati pericolosi o intercettati in mare dalla Guardia costiera. Non sono chiari i costi e i tempi di realizzazione del piano, e alcuni esperti, come l’ex funzionaria dell’ICE Deborah Fleischaker, hanno sollevato dubbi sulla sua fattibilità, citando difficoltà logistiche e condizioni inadeguate per donne e bambini. L’annuncio è arrivato nello stesso giorno della firma del Laken Riley Act, una legge che prevede la detenzione preventiva e l’espulsione accelerata di migranti irregolari arrestati per furto o reati violenti. Negli anni precedenti, le amministrazioni Democratiche avevano tentato senza successo di chiudere la prigione di Guantanamo, mentre Trump aveva già promesso di mantenerla attiva. L’idea di utilizzare la base per accogliere migranti non è nuova: negli anni ’90 vi furono ospitate migliaia di persone in fuga da Haiti e Cuba, e negli anni successivi furono svolte esercitazioni militari per gestire potenziali afflussi di migranti.
🇮🇱 GLI ATTRITI TRA ISRAELE E UNRWA, IL CESSATE IL FUOCO CON IL LIBANO E HAMAS, LA SITUAZIONE IN SIRIA: IL PUNTO SUL MEDIORIENTE

3) Lo scorso weekend Israele aveva chiesto all’UNRWA, l’agenzia ONU per i profughi palestinesi, di lasciare Gerusalemme Est entro il 30 gennaio, accusandola di legami con Hamas, accuse sempre negate e mai provate. A ottobre, il parlamento israeliano ha approvato due leggi che vietano all’UNRWA di operare in Israele, revocano le esenzioni fiscali e impediscono ai funzionari israeliani di collaborare con l’agenzia. Poiché Israele controlla i varchi di accesso a Gaza, l’applicazione di queste leggi potrebbe rendere difficile la consegna di aiuti umanitari. Il direttore dell’UNRWA, Philippe Lazzarini, ha chiesto l’intervento dell’ONU, avvertendo che queste misure peggioreranno la crisi umanitaria. Indagini interne hanno rivelato che meno di 10 dipendenti su quasi 13mila avevano legami con Hamas e sono stati licenziati. Proprio il 30 gennaio sono entrate in vigore leggi che vietano all’UNRWA di operare nel paese. Approvate dalla Knesset nell’ottobre 2024, le leggi impediscono la collaborazione tra enti israeliani e l’agenzia e avranno effetti anche nei territori occupati, come Cisgiordania e Gerusalemme Est. Il governo israeliano non ha rinnovato i visti di 25 dipendenti internazionali dell’UNRWA, che dovranno lasciare il paese. Rimangono incertezze su come il divieto sarà applicato, mentre l’UNRWA intende proseguire le sue attività a Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza, dove la distribuzione degli aiuti umanitari potrebbe essere compromessa. Il divieto solleva dubbi anche sulle banche e sull’eventuale collaborazione dell’esercito in situazioni di emergenza. La decisione è stata presa dopo accuse contro alcuni dipendenti dell’UNRWA per il loro presunto coinvolgimento nell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
In Libano, intanto, l’accordo di cessate il fuoco (in vigore dal 27 novembre) tra Israele e Hezbollah e scaduto il 26 gennaio, è stato esteso fino al 18 febbraio grazie alla mediazione degli Stati Uniti. L’accordo mirava a fermare gli attacchi israeliani e prevedeva il ritiro dell’esercito israeliano dal sud del Libano e lo spostamento di Hezbollah a nord del fiume Litani, creando una zona cuscinetto sotto il controllo dell’esercito libanese. Tuttavia, Israele ha dichiarato che questi spostamenti non stanno avvenendo abbastanza velocemente e ha mantenuto le sue truppe nell’area. Dopo la scadenza del primo accordo, il 26 gennaio, l’esercito israeliano ha attaccato la zona, causando 22 morti e 124 feriti tra i civili libanesi.
Tornando a Gaza, lunedì mattina migliaia di palestinesi hanno attraversato il “corridoio di Netzarim” per tornare nel nord della Striscia, dopo mesi di sfollamento. Il ritorno era previsto nel fine settimana secondo l’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, ma è stato ritardato a causa di una disputa sulla liberazione degli ostaggi. Sabato Hamas aveva rilasciato quattro soldatesse israeliane, violando secondo Israele l’accordo che prevedeva il rilascio prima delle civili. Dopo mediazioni di Egitto, Qatar e Stati Uniti, è stato concordato il rilascio di tre ostaggi aggiuntivi, tra cui la civile Arbel Yehud, previsto per giovedì. In cambio, Israele ha permesso il rientro dei palestinesi nel nord della Striscia. Decine di migliaia di persone si sono messe in movimento, ma il 90% delle abitazioni è stato distrutto dai bombardamenti. Il cessate il fuoco, iniziato il 19 gennaio, prevede 42 giorni di tregua e scambi di ostaggi e prigionieri, con fasi successive ancora da negoziare.
Intanto il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha annunciato che l’esercito israeliano occuperà a tempo indeterminato la “zona cuscinetto” al confine con la Siria. Questa area si trova nelle alture del Golan, un territorio conteso che Israele occupò inizialmente nel 1967 e poi nuovamente lo scorso dicembre, definendo l’operazione una misura temporanea. La zona era stata istituita con un accordo dell’ONU nel 1974 per prevenire nuovi conflitti. Katz ha giustificato la permanenza dell’esercito per garantire la sicurezza della regione, mentre restano dubbi sulla possibilità di un futuro ritiro israeliano. Sempre restando in tema Siria, i paesi dell’Unione Europea hanno raggiunto un accordo politico per la sospensione graduale di alcune sanzioni, in vigore dal 2011. La decisione è stata presa dal Consiglio degli Affari esteri, ma restano da definire dettagli tecnici prima dell’entrata in vigore. Le sanzioni erano state imposte per i crimini del regime di Bashar al Assad, rimosso meno di due mesi fa. Il nuovo leader siriano, Ahmed al Sharaa, ha chiesto più volte la loro revoca per favorire la ripresa economica, sostenuto anche da associazioni umanitarie. Tuttavia, il suo gruppo, Hayat Tahrir al Sham (HTS), è ancora considerato terroristico da UE e USA. Le prime sanzioni a essere sospese riguarderebbero il settore bancario, dei trasporti e dell’energia, mentre resterebbero in vigore quelle su armi e sorveglianza. La Siria, colpita da decenni di guerra e sanzioni, ha un’economia fragile e fortemente dipendente dal traffico di droga, con il 69% della popolazione in estrema povertà.
👩🎨 ITALIA: TENSIONI TRA GIUDICI E GOVERNO SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE. TUTTO SUL DISEGNO DI LEGGE

4) Torniamo in Italia, ma restiamo sul tema giustizia. Sabato scorso, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, si sono svolte proteste dei magistrati contro la riforma in discussione alla Camera. I giudici hanno lasciato le aule delle 26 Corti d’appello italiane durante gli interventi dei rappresentanti del governo. L’Associazione nazionale magistrati (ANM) contesta soprattutto la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, ritenendola una minaccia all’autonomia della magistratura. A Napoli, Roma, Bari e Milano si sono registrate manifestazioni simboliche. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha ringraziato i magistrati per il dissenso espresso in modo composto. L’ANM ha indetto uno sciopero per il 27 febbraio, mentre il disegno di legge dovrà affrontare ancora diversi passaggi prima dell’approvazione definitiva, dopo che il 16 gennaio la Camera lo ha approvato in prima lettura. Il testo dovrà superare quattro passaggi parlamentari e, salvo approvazione con i due terzi dei voti in entrambe le Camere, sarà sottoposto a referendum confermativo. Il fulcro della riforma è la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti (pubblici ministeri) e giudicanti (giudici), con percorsi di accesso e norme diverse. Inoltre, si prevede la creazione di due Consigli superiori della magistratura (CSM) distinti per le due carriere e di un’Alta corte disciplinare per giudicare eventuali illeciti dei magistrati.
Il dibattito politico sulla riforma è acceso: i critici la considerano una minaccia all’indipendenza della magistratura, mentre i sostenitori ritengono che migliori l’efficienza e l’imparzialità del sistema giudiziario. Alcuni aspetti della riforma, in particolare quelli riguardanti la composizione del CSM, suscitano perplessità anche tra chi apprezza la separazione delle carriere. La riforma si inserisce in un contesto storico di tensione tra il centrodestra e la magistratura, inaspritosi durante l’era Berlusconi. La separazione delle carriere è stata discussa per decenni, e diverse riforme parziali sono state attuate negli ultimi 25 anni. Il governo Meloni propone ora una versione più netta e definitiva, imponendo ai magistrati di scegliere fin dall’inizio tra il ruolo di giudice o pubblico ministero, senza possibilità di cambio in seguito. Un altro aspetto contestato riguarda l’elezione dei membri del CSM: il governo propone il sorteggio come metodo principale, sostenendo che riduca l’influenza delle correnti interne alla magistratura e le logiche clientelari. Tuttavia, questa soluzione elimina anche criteri meritocratici e riduce il potere del Parlamento nell’elezione dei membri “laici” del CSM. Infine, alcuni temono che la riforma sia un passo verso una maggiore subordinazione dei pubblici ministeri al governo, come avviene in altri paesi europei. Tuttavia, il testo attuale non prevede esplicitamente questa direzione, e qualsiasi ulteriore modifica dovrà rispettare i principi costituzionali sull’indipendenza della magistratura.
🇨🇩 I RIBELLI DEL GRUPPO M23 ALLA CONQUISTA DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, CON L’AIUTO DEL RUANDA…O NO?

5) Lunedì 27 gennaio, il gruppo ribelle M23 ha annunciato la conquista di Goma, la principale città del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo. Il governo congolese nega la caduta della città, ma i ribelli sono stati avvistati nel centro. L’offensiva, iniziata nel 2021, si è intensificata nelle ultime settimane, causando oltre 400.000 sfollati. L’M23 è sostenuto dal Ruanda, che però nega formalmente ogni coinvolgimento. Tuttavia, il sostegno ruandese è stato confermato da ONU, Stati Uniti e servizi di intelligence occidentali. Il governo congolese ha definito l’attacco a Goma una «dichiarazione di guerra». I presidenti di Congo e Ruanda parteciperanno a una riunione d’emergenza mediata dal Kenya per tentare di fermare i combattimenti. L’area orientale del Congo è instabile e contesa da vari gruppi armati. L’M23 ha progressivamente espanso il suo controllo fino a circondare Goma, spingendo molti sfollati verso il Ruanda. Lunedì mattina, colpi d’artiglieria e scontri sono stati segnalati nella città, con scambi di fuoco tra truppe congolesi e ruandesi. L’ONU ha denunciato l’uso di civili come scudi umani da parte dei ribelli. Secondo le Nazioni Unite, il Ruanda avrebbe tra 3.000 e 4.000 truppe nel Congo, equipaggiate con armi avanzate. L’M23, composto prevalentemente da Tutsi, rivendica la protezione dei Tutsi congolesi. Nato nel 2012, il gruppo è erede del CNDP e sostiene che gli accordi del 2009 non siano stati rispettati. Nel 2012 l’M23 aveva già occupato Goma per dieci giorni prima di ritirarsi, sotto la pressione internazionale, inclusa quella dell’allora presidente USA Barack Obama. Oggi l’M23 punta a controllare il Nord Kivu, ricco di miniere di coltan, con introiti stimati in 800.000 dollari al mese. Il Ruanda, meno isolato diplomaticamente rispetto al passato, potrebbe non essere disposto a interrompere il suo sostegno. Nell’ultima settimana, l’offensiva dell’M23 ha causato la morte di oltre 13 soldati delle missioni di peacekeeping ONU e della Comunità di sviluppo dell’Africa australe.
Martedì a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, centinaia di manifestanti hanno attaccato le ambasciate di diversi paesi, accusandoli di non intervenire contro l’avanzata dei ribelli dell’M23 o di sostenerli. Durante le proteste, le ambasciate di Ruanda, Kenya, Uganda, Francia e Belgio sono state saccheggiate e danneggiate, mentre l’ambasciata statunitense è stata parzialmente occupata. I manifestanti chiedono pressioni sul Ruanda, accusato di sostenere i ribelli, nonostante le smentite ufficiali. Il governo congolese ha definito l’attacco a Goma una «dichiarazione di guerra».Intanto, la crisi umanitaria si aggrava: a Goma mancano acqua, elettricità e beni essenziali, gli ospedali sono al collasso e il rischio di epidemie aumenta. Gli sfollati sono centinaia di migliaia, con molti che tentano la fuga nonostante le difficoltà nei trasporti e i blocchi stradali.
💻 TUTTO QUELLO CHE C’È DA SAPERE SULLA NUOVA INTELLIGENZA ARTIFICIALE CINESE DEEPSEEK

6) Il laboratorio di ricerca cinese DeepSeek ha pubblicato il 20 gennaio un nuovo modello linguistico di intelligenza artificiale, DeepSeek-R1, che ha suscitato grande interesse nel settore tecnologico. L’azienda afferma che il modello possa competere con il più avanzato di OpenAI, noto per le sue capacità di ragionamento. La “nascita” di questo nuovo modello ha avuto conseguenze sul mercato azionario mondiale: Nvidia, leader nel settore dei microchip AI, ha perso il 17% del valore azionario, pari a quasi 600 miliardi di dollari, il calo più grande mai registrato per un’azienda quotata. Anche altre società del settore, come Micron, Broadcom, Alphabet, Meta e Microsoft, hanno subito perdite, così come alcune aziende energetiche. Martedì i mercati hanno recuperato parzialmente, con Nvidia e Microsoft in lieve risalita. Il dibattito si concentra non solo sulle capacità tecnologiche di DeepSeek-R1, ma anche sul suo sviluppo in Cina, che sfida il dominio statunitense nel settore dell’intelligenza artificiale. L’annuncio è arrivato nei primi giorni della presidenza Trump, mentre si discutevano restrizioni su TikTok e un grande piano di investimenti in AI negli USA. Inoltre, DeepSeek sostiene di aver sviluppato il modello con un costo di addestramento molto inferiore agli standard occidentali e con un numero di chip significativamente ridotto rispetto ai concorrenti. Il successo del software è stato immediato: ha raggiunto la prima posizione nell’App Store di Apple, superando ChatGPT. DeepSeek, fondata nel 2023, ha adottato un approccio open source, permettendo agli utenti di scaricare ed eseguire il modello localmente, un fattore che preoccupa aziende come Meta. Gli Stati Uniti avevano imposto restrizioni alla vendita di chip avanzati alla Cina per rallentarne il progresso in AI, ma DeepSeek sembra aver risposto con soluzioni innovative e ottimizzazione delle risorse. Tuttavia, alcune fonti suggeriscono che DeepSeek abbia accumulato una scorta consistente di chip Nvidia prima delle restrizioni, mettendo in dubbio il reale impatto delle sanzioni. Il fondatore Liang Wenfeng ha ammesso che la Cina deve ancora colmare un divario significativo con gli USA nell’efficienza dell’addestramento dei modelli di AI.
Nel pratico, DeepSeek offre un’interfaccia simile ai suoi concorrenti, con risposte rapide e la possibilità di affinarle, ed è accessibile via web, app o installazione locale. Tuttavia, ha mostrato rallentamenti dovuti all’elevata domanda e ha limitato le nuove iscrizioni. Il sistema permette l’interazione in diverse lingue, ma traduce le richieste prima di elaborarle. Utilizza un modello di ragionamento chiamato DeepThink (R1), che migliora la risoluzione di problemi logici e matematici, sebbene con risultati a volte incoerenti. Nonostante risposte spesso comparabili a quelle dei concorrenti, DeepSeek fatica nelle ricerche online e nelle domande su argomenti sensibili per il governo cinese, mostrando segnali di autocensura. Inoltre, raccoglie e conserva dati degli utenti in Cina, sollevando dubbi sulla privacy. Sono state rilasciate due AI, V3 e R1, quest’ultima paragonabile ai sistemi più avanzati di OpenAI, con costi notevolmente inferiori. La sua efficienza ha sorpreso il settore, facendo crollare le azioni di Nvidia. Inoltre, DeepSeek offre gratuitamente il suo software, a differenza delle opzioni a pagamento di ChatGPT. Negli USA, si indaga sulla reale efficienza di DeepSeek e sull’origine dei suoi dati di addestramento. Anche se i costi dichiarati fossero sottostimati, le innovazioni resterebbero significative. L’accessibilità della sua tecnologia potrebbe democratizzare l’AI, riducendo il vantaggio delle grandi aziende. Tuttavia, resta da capire se DeepSeek abbia aggirato il divieto americano sull’export di chip avanzati, poiché le future restrizioni potrebbero ostacolarne lo sviluppo.
Nel frattempo, però, OpenAI sta indagando sul potenziale utilizzo dei suoi servizi da parte di DeepSeek per sviluppare il proprio sistema di intelligenza artificiale. Se confermato, OpenAI potrebbe limitarne l’accesso negli Stati Uniti, ma dimostrare la violazione è complesso dal punto di vista tecnico e legale. Inoltre, OpenAI affronta anche cause da parte degli editori, che la accusano di aver utilizzato i loro contenuti senza autorizzazione per addestrare ChatGPT. Il caso DeepSeek è legato alla “distillazione di conoscenza”, un processo che permette di creare modelli AI più piccoli ed efficienti a partire da modelli più grandi. Questa tecnica, se usata senza autorizzazione, può compromettere gli investimenti delle aziende che sviluppano modelli avanzati, come OpenAI. Le società di AI adottano misure per impedire la distillazione non autorizzata, ma alcune tecniche sofisticate possono eludere i controlli. Alcuni elementi fanno sospettare che DeepSeek abbia utilizzato la distillazione per ottenere un sistema efficiente e competitivo. Secondo il Financial Times, OpenAI avrebbe trovato indizi in tal senso, sebbene non siano stati resi pubblici dettagli concreti. Il consulente AI di Donald Trump, David Sacks, sostiene che vi siano prove sostanziali della violazione, ma non ha fornito ulteriori informazioni.
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Andiamo alle brevi, velocemente 👇
🇦🇱 Martedì mattina la nave Cassiopea della Marina Militare italiana è arrivata a Shengjin, in Albania, con 49 migranti, principalmente dal Bangladesh, soccorsi in acque internazionali. Sono stati trasferiti nei centri per richiedenti asilo allestiti dall’Italia, finora poco utilizzati, con l’obiettivo di trattenerli e rimpatriarli. Tuttavia, in due precedenti operazioni, il tribunale di Roma aveva bloccato i trattenimenti per motivi giuridici, portando al ritorno dei migranti in Italia. Il governo ha trasferito la competenza sulle convalide alle Corti d’Appello, ma il problema della definizione dei “paesi sicuri” resta un ostacolo, con possibili nuove contestazioni giudiziarie.
🏦Generali e la banca francese BPCE hanno siglato un accordo per unire le loro divisioni investimenti e creare una società che gestirebbe circa 1.900 miliardi di euro, diventando la nona al mondo per patrimonio gestito. La nuova entità, con sede legale ad Amsterdam e sedi operative in Francia, Italia e Stati Uniti, sarebbe controllata al 50% da entrambe le parti. Tuttavia, l’operazione ha suscitato critiche, in particolare da parte di Delfin e del gruppo Caltagirone, soci rilevanti di Generali, contrari alla fusione per la mancanza di dettagli sulla gestione e sull’assenza di una strategia di uscita. La fusione rientra nel più ampio scenario del “risiko bancario” italiano, in cui si inserisce anche il tentativo di acquisizione di Mediobanca da parte di MPS. Sul piano politico, il governo italiano, nonostante la sua impronta nazionalista, non ha ancora preso posizione, lasciando aperta la possibilità di intervento con il golden power. L’operazione potrebbe ridefinire il mercato della gestione patrimoniale europeo, ma resta incerta a causa dell’opposizione di importanti azionisti e delle possibili implicazioni strategiche per il risparmio italiano.
🎾 Jannik Sinner ha vinto gli Australian Open, il suo secondo titolo consecutivo del Grande Slam dopo gli US Open di settembre. In finale ha battuto Alexander Zverev per 3 set a 0 (6-3, 7-6, 6-3), diventando a 23 anni il primo tennista italiano con tre Slam vinti. Sinner ha dominato la partita, senza concedere palle break e imponendo il suo gioco nei momenti decisivi. Nel torneo ha perso solo due set, mostrando miglioramenti tecnici e grande solidità mentale. Con questa vittoria, ha conquistato gli ultimi tre Slam sul cemento e punta ora a trionfare anche su terra e erba nei prossimi tornei.
🇰🇷 Domenica, la procura di Seul ha incriminato l’ex presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol per insurrezione, in relazione all’imposizione della legge marziale il 3 dicembre. Questa decisione ha scatenato un’indagine penale del ministero della Giustizia, con Yoon rischiando l’ergastolo o la pena di morte. Yoon, primo presidente della Corea del Sud ad essere processato per insurrezione, era stato arrestato il 15 gennaio dopo settimane di resistenza alla polizia. Inoltre, è stato sospeso dal suo incarico tramite un impeachment votato dal parlamento il 14 dicembre. La legge marziale, motivata da una minaccia della Corea del Nord, fu rapidamente revocata dopo che il parlamento aveva annullato la misura. Le udienze per valutare la costituzionalità dell’atto sono iniziate il 14 gennaio.
🛩️ Un aereo regionale dell’American Airlines e un elicottero militare si sono scontrati in volo sopra il fiume Potomac a Washington DC, causando la caduta di entrambi i mezzi. A bordo dell’aereo, partito da Wichita e diretto all’aeroporto Ronald Reagan, c’erano 60 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio, mentre l’elicottero trasportava 3 militari. Sono stati recuperati 28 corpi e non si ritiene vi siano superstiti. Tra i passeggeri c’erano pattinatori artistici, inclusi atleti russi. Le autorità hanno recuperato la scatola nera e stanno analizzando le cause dell’incidente. Secondo il New York Times, l’elicottero potrebbe aver deviato dalla sua traiettoria approvata, volando più in alto del consentito. La torre di controllo gli aveva ordinato di seguire l’aereo, ma per motivi ignoti non ha rispettato l’istruzione. Inoltre, il Washington Post riporta che la torre di controllo operava con personale ridotto: due persone invece di quattro. La carenza di controllori nel traffico aereo dell’aeroporto Reagan era già stata segnalata in passato.
🗂️ Una ricerca presentata al Parlamento europeo ha rivelato un sistema di vendita di migranti tra Tunisia e Libia, gestito da agenti e militari dei due paesi. Il rapporto, intitolato “Tratta di Stato”, si basa su testimonianze di migranti espulsi dalla Tunisia e documenta arresti, detenzioni e vendite a gruppi armati libici. Gli arresti, condotti dalla Garde Nationale tunisina, spesso seguono criteri di “racial profiling” e comportano violenze, torture e privazioni di diritti. I migranti vengono poi detenuti in campi alla frontiera, prima di essere venduti in cambio di denaro o beni. Il rapporto denuncia il coinvolgimento dello Stato tunisino e le violazioni dei diritti umani, evidenziando il ruolo dell’Italia e dell’UE nel supporto finanziario e diplomatico a Tunisia e Libia per il controllo delle migrazioni.
🇨🇴 A metà gennaio, almeno 80 persone sono state uccise negli scontri tra l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) e il 33esimo Fronte delle FARC nella regione colombiana di Catatumbo, vicino al confine con il Venezuela. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha dichiarato lo stato di emergenza, interrotto i colloqui di pace con l’ELN e accusato indirettamente il Venezuela di sostenerlo. Nicolás Maduro ha risposto inviando il suo ministro dell’Interno al confine. L’ELN, considerato “transnazionale”, opera su entrambi i lati del confine e ha stretti legami con il regime venezuelano. L’escalation di violenza ha provocato lo sfollamento di 40mila persone e compromesso il processo di “pace totale” promosso da Petro. Il Venezuela nega il sostegno all’ELN e accusa la Colombia di non contrastare adeguatamente il gruppo criminale Tren de Aragua.
Alla prossima 👋



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