Nepal nel caos dopo il temporaneo blocco dei social (tra le altre cose), la Russia invade lo spazio militare della Polonia, Israele attacca Hamas in Qatar

Una settimana assolutamente caotica ci fa andare verso il cuore di settembre.

Gli spazi da dedicare alle news stavolta vanno allargati, dal momento che non solo ci sono aggiornamenti sulle situazioni a Gaza, in Francia e in USA, ma introduciamo l’importantissima questione Nepal, facciamo un salto il Brasile e – soprattutto – in Polonia, principalmente per far chiarezza su un fatto che ha creato molte discussioni.

Che fatica restare vaghi. Cominciamo subito 👇

🇳🇵 NEPAL: IL BLOCCO DEI SOCIAL NETWORK (MA NON SOLO) SCATENA PROTESTE IN TUTTO IL PAESE. OLTRE 30 I MORTI

1) In Nepal da lunedì sono scoppiate violente proteste che hanno portato alle dimissioni del primo ministro Khadga Prasad Sharma Oli. Le manifestazioni, iniziate dopo il blocco governativo di quasi tutti i social network principalmente da giornalisti locali, hanno presto assunto dimensioni più ampie, con critiche diffuse a nepotismo e corruzione della classe politica. Nonostante la rimozione del blocco, i disordini sono proseguiti, soprattutto a Katmandu, dove martedì sono stati incendiati edifici governativi, tra cui il parlamento e la Corte Suprema, oltre alle sedi di partiti e di un importante gruppo editoriale. Sono state attaccate anche le abitazioni di vari politici, incluso quella dello stesso primo ministro dimissionario. Le proteste si sono estese anche ad altre città, come Pokhara, Siddharthanagar, Birgunj e Jaleshwar, portando all’imposizione di coprifuoco in diverse aree. Il principale ospedale della capitale ha riportato almeno 22 vittime tra lunedì e martedì (e oltre 30 in totale finora). Nel frattempo, gli aeroporti del paese sono stati chiusi fino a mercoledì, mentre in due prigioni delle province di Gandaki e Lumbini sono evasi complessivamente 900 detenuti. La decisione iniziale del governo riguardava la chiusura di 26 siti, tra cui Facebook, Instagram e YouTube, che non avevano ottenuto la licenza richiesta da una nuova legge. Le autorità hanno motivato la misura con l’intento di limitare odio, crimini e notizie false, mentre molti cittadini l’hanno interpretata come un attacco alla libertà di espressione. Gli scontri più duri sono avvenuti quando i manifestanti hanno invaso l’area vietata del parlamento: la polizia ha risposto con manganelli, proiettili di gomma, idranti, lacrimogeni e, secondo Associated Press, anche con armi da fuoco. Oli, leader del Partito Comunista del Nepal e più volte primo ministro dal 2015, rischia di vedere compromessa la sua lunga carriera politica. Le proteste, guidate soprattutto da giovani e soprannominate “proteste della Gen Z”, hanno visto la partecipazione di molti studenti in uniforme scolastica e universitaria.

Un quarto della popolazione vive sotto la soglia di povertà, il tasso di disoccupazione è del 12,6% e supera il 20% tra i giovani, costringendo molti a emigrare: solo nel 2024 oltre 740mila nepalesi hanno lasciato il paese, con rimesse dall’estero pari a 11 miliardi di dollari, un quarto dell’economia. Intanto, sui social erano circolati post dei figli di politici e funzionari che ostentavano ricchezze e stili di vita in netto contrasto con le condizioni della maggioranza. Dal 2008, anno in cui il Nepal è diventato repubblica parlamentare, si sono susseguiti oltre dieci governi, quasi sempre guidati dai partiti Comunista o del Congresso, ma con continui scandali e casi di corruzione, come tangenti da milioni di dollari e fondi sottratti a nepalesi espulsi dal Bhutan. I giovani manifestanti hanno attaccato le abitazioni non solo dei ministri attuali, ma anche degli ex governi, chiedendo un sistema politico più trasparente e opportunità economiche. Le proteste hanno preso ispirazione da quelle giovanili in Bangladesh che, nell’estate 2024, portarono alla caduta di Sheikh Hasina. Ora resta incerto il futuro del Nepal: tra le figure emergenti potrebbe avere un ruolo centrale Balendra Shah, sindaco indipendente di Katmandu, 35 anni, ingegnere ed eletto nel 2022 con una campagna anticorruzione.

🇵🇱 POLONIA: DRONI RUSSI INVADONO LO SPAZIO AEREO LOCALE E VENGONO ABBATTUTI. L’EUROPA SI MOBILITA

2) Passiamo al fatto che ha spaventato l’Europa in settimana. Mercoledì lo spazio aereo della Polonia è stato violato da droni russi durante un attacco all’Ucraina occidentale. L’aeronautica polacca ha reagito sparando e attivando le difese aeree nazionali e della NATO. Il primo ministro Donald Tusk ha parlato di grave minaccia alla sicurezza nazionale e ha annunciato la richiesta di attivazione dell’articolo 4 del trattato NATO, che prevede consultazioni tra i membri in caso di minaccia alla sicurezza. È la prima volta dall’inizio della guerra in Ucraina, nel febbraio 2022, che un paese NATO spara contro obiettivi di questo tipo. Tusk ha informato il segretario generale della NATO, Mark Rutte, e convocato una riunione d’urgenza con i ministri. Secondo Tusk, la prima violazione è avvenuta alle 23:30 di martedì e l’ultima alle 6:30 di mercoledì: in totale 19 incursioni, con diversi droni abbattuti da aerei polacchi e alleati, tra cui olandesi. Non ci sono stati feriti. Il ministero dell’Interno ha confermato il ritrovamento dei resti di sette droni: cinque nella regione di Lublino, uno a Mniszków e uno a Elbląg. A Lublino sono stati trovati anche resti di un missile di origine ancora ignota. L’esercito ha invitato la popolazione a rimanere a casa nelle regioni di Podlachia, Masovia e Lublino, considerate più a rischio.

La NATO, che oggi conta 32 paesi membri tra cui Italia, Stati Uniti e Polonia, ha per definizione l’obiettivo di garantire assistenza reciproca in caso di minacce. L’articolo 4 consente a uno Stato di chiedere consultazioni al Consiglio Nord Atlantico quando ritiene compromessa la propria sicurezza, ed è stato invocato sette volte dalla fondazione della NATO, l’ultima nel febbraio 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Più noto è l’articolo 5, che stabilisce che un attacco a un membro sia considerato un attacco a tutti, prevedendo assistenza ma non necessariamente un intervento militare: gli Stati membri possono decidere le azioni da intraprendere, incluso l’uso della forza armata. L’articolo 5 è stato applicato una sola volta, dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti, quando la NATO approvò diverse misure di supporto, tra cui le operazioni Eagle Assist e Active Endeavour.

Tornando alla Polonia, l’autorità per l’aviazione ha imposto restrizioni nello spazio aereo orientale. Le limitazioni riguardano le aree al confine con Bielorussia e Ucraina, colpendo soprattutto droni e piccoli aerei, mentre i voli commerciali non subiranno conseguenze rilevanti. Di giorno sarà possibile volare entro i 3.000 metri con radio e localizzatore, ma di notte lo spazio resterà chiuso a eccezione degli aerei militari. I droni saranno vietati in ogni momento. Non solo: il premier britannico Keir Starmer ha contattato il cancelliere tedesco Frederich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron per condannare la violazione dello spazio aereo NATO e polacco da parte della Russia, sottolineando la necessità di rafforzare le difese alleate. Merz ha ammesso le lacune della contraerea, mentre Varsavia ha deciso di schierare 40mila soldati al confine con la Bielorussia in risposta alle esercitazioni congiunte Zapad-25. La NATO, tramite il generale Alexus Grynkewich, ha annunciato un pacchetto di soluzioni per la Polonia. Londra invierà uno squadrone di Typhoon, Berlino aumenterà a quattro gli Eurofighter fino a fine anno e Parigi mobiliterà tre Rafale. Intanto l’analisi sull’accaduto prosegue e si discute se modificare le regole d’ingaggio per intercettare i droni prima dell’ingresso nei cieli alleati. Zelensky ha proposto una task force congiunta con Varsavia, ma la posizione di Trump la rende improbabile. Gli Stati Uniti restano orientati a un graduale disimpegno, pur garantendo sostegno agli alleati. La Polonia ha chiesto una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza ONU, fissata per oggi a New York, mentre il Cremlino nega ogni coinvolgimento. Trump ha definito l’incursione “forse un errore”, ribadendo comunque la sua contrarietà alla situazione.

🇮🇱 ISRAELE – HAMAS: LE INTIMIDAZIONI ALLA GLOBAL SUMUD FLOTILLA, L’ATTACCO IN QATAR, LE REAZIONI DALL’EUROPA

3) È il momento delle ultime dalla Striscia e non solo. Lunedì mattina sei persone sono state uccise e due gravemente ferite in un attacco armato a una fermata dei bus nel quartiere Ramot di Gerusalemme, compiuto da due attentatori palestinesi successivamente uccisi dalle forze di sicurezza israeliane. Una delle vittime era un cittadino spagnolo e l’attacco non è stato ancora rivendicato. Episodi simili erano frequenti durante le intifada negli anni Novanta e Duemila, ma sono diminuiti negli ultimi vent’anni e dopo il 7 ottobre 2023. L’unico attentato recente paragonabile risale al 1° ottobre 2024 a Giaffa, Tel Aviv. Dopo l’attacco, l’esercito israeliano ha inviato soldati in città vicine a Ramallah, in Cisgiordania. Una persona palestinese è stata arrestata con l’accusa di aver condotto gli attentatori sul luogo, mentre la polizia ha identificato i due responsabili, mai arrestati in precedenza. L’azione è stata compiuta con mitragliatori Carlo, copie dei Carl Gustav m/45, prodotti soprattutto in Cisgiordania.

Nella città di Gaza, intanto, l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione totale in vista di un’operazione militare di terra per occupare le aree non ancora sotto il suo controllo, invitando la popolazione a rifugiarsi ad al Mawasi, definita “zona sicura” ma già colpita da bombardamenti. La città, costantemente bombardata da due anni e in gran parte distrutta, conta circa un milione di abitanti, di cui solo 100mila hanno lasciato l’area nelle ultime settimane. Martedì mattina i raid israeliani hanno causato 21 morti, mentre altre sei persone sono decedute di fame nelle ultime 24 ore. Secondo il ministero della Salute della Striscia di Gaza, il numero complessivo delle vittime per fame è salito a 399.

L’8 e il 9 settembre due imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, la Family e la Alma, sono state colpite da ordigni incendiari mentre erano alla fonda al largo di Sidi Bou Said, in Tunisia. In entrambi i casi gli equipaggi hanno spento subito le fiamme, evitando feriti e limitando i danni. Inizialmente la Guardia nazionale tunisina aveva ipotizzato un mozzicone di sigaretta come causa del primo incendio, ma i video di bordo hanno mostrato un oggetto infuocato cadere dall’alto. Dopo il secondo attacco, il ministero dell’Interno tunisino ha parlato di «assalto premeditato». Sull’Alma sono stati rinvenuti i resti di un congegno: un cilindro metallico avvolto da una sacca bruciata con fibbia visibile, fotografato dal fotografo Mauricio Morales. L’attivista Miguel Duarte aveva inoltre dichiarato di aver visto un drone sorvolare la barca prima della caduta dell’ordigno. Un militare italiano ha spiegato che non si trattava di una granata esplosiva, ma di un ordigno incendiario improvvisato simile a una bomba Molotov, composto da materiale incendiario e liquido infiammabile. Gli esperti consultati da Bellingcat hanno confermato la natura incendiaria dell’arma, ipotizzando l’uso di una granata fumogena o incendiaria contenuta in una sacca sintetica. Faine Greenwood, analizzando il video, ha ritenuto plausibile l’impiego di un drone multirotore, più manovrabile ma con raggio d’azione limitato, ideale per operazioni ravvicinate. Secondo le ricostruzioni, le barche erano a pochi chilometri dalla costa tunisina e gli attacchi sarebbero stati condotti da un drone lanciato da terra o da un’imbarcazione vicina, con l’obiettivo di incendiarle o intimidirne gli equipaggi.

Il fatto maggiormente degno di nota è avvenuto martedì, quando Israele ha compiuto un bombardamento aereo a Doha, in Qatar, con l’obiettivo di uccidere i leader di Hamas riuniti per discutere una proposta di cessate il fuoco presentata dagli Stati Uniti. È la prima volta che Israele colpisce un paese arabo del Golfo, rompendo un equilibrio che fino ad allora aveva escluso il Qatar, alleato di Washington e sede della più grande base militare statunitense nella regione, pur essendo ospite dei vertici di Hamas da circa dieci anni. Gli obiettivi dichiarati erano Khalil al Hayya, Zaher Jabarin, Khaled Meshaal e Muhammad Darwish, membri del comitato che guida Hamas dopo l’uccisione di Ismail Haniyeh a Teheran. Secondo Hamas, i leader sono sopravvissuti, ma sono rimasti uccisi cinque membri minori, tra cui Himam al Hayya, figlio di uno dei capi, oltre a guardie del corpo e un agente della sicurezza qatarina. Israele sostiene invece che l’operazione possa essere stata un successo, pur senza conferme ufficiali. L’attacco ha coinvolto dieci aerei israeliani, riforniti in volo e transitati senza autorizzazione nello spazio aereo siriano, dopo raid compiuti la notte precedente su obiettivi in Siria. Gli ordigni a lungo raggio sono stati lanciati evitando lo spazio aereo di Arabia Saudita ed Emirati, per limitare possibili conseguenze diplomatiche. Il Qatar ha condannato l’azione definendola un «attacco codardo» e una «violazione del diritto internazionale». Il Wall Street Journal riporta che Israele aveva avvertito solo genericamente gli Stati Uniti prima dell’operazione: il presidente Donald Trump, informato in tempo reale, avrebbe allertato il Qatar e poi preso le distanze da Netanyahu, pur ribadendo la necessità di eliminare Hamas. Trump ha assicurato all’emiro al Thani che un simile episodio non si ripeterà. Secondo alcune fonti arabe, anche l’Arabia Saudita avrebbe segnalato gli aerei israeliani ai qatarini. L’attacco, avvenuto mentre Hamas discuteva una proposta di tregua, rischia ora di complicare ulteriormente i negoziati, già bloccati da marzo. L’azione è stata rivendicata subito dall’esercito israeliano e dallo Shin Bet, ma non dal Mossad, che aveva finora preso parte ai colloqui indiretti con Hamas.

In Europa, nel frattempo, durante il discorso sullo stato dell’Unione, Ursula von der Leyen ha annunciato che la Commissione Europea proporrà sanzioni contro Israele per la crisi umanitaria a Gaza. Ha dichiarato la sospensione dei fondi europei destinati a Israele e la proposta di colpire con sanzioni i ministri «più estremisti» del governo israeliano e i «coloni violenti» in Cisgiordania. Ha inoltre previsto la sospensione delle parti commerciali dell’Accordo di associazione con Israele. Von der Leyen ha riconosciuto le divisioni tra i governi europei come causa della passività della Commissione e ha criticato Israele per i crimini commessi. Resta incerto se le proposte troveranno sostegno, dato che in passato paesi come Ungheria, Italia e Germania si sono opposti a misure simili. Ma non è tutto. Già in settimana, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez aveva annunciato nuove misure contro Israele, accusandolo formalmente di «genocidio» nella Striscia di Gaza, termine che sarà incluso nel decreto governativo. La Spagna, tra i primi paesi a riconoscere lo stato di Palestina dopo l’inizio della guerra, rafforza così la sua posizione a favore della causa palestinese. Il decreto prevede il divieto di commercio di armi con Israele, l’uso di porti e aeroporti spagnoli per il transito legato al conflitto, l’importazione di prodotti dai territori occupati e l’ingresso in Spagna di persone ritenute responsabili del genocidio. Restano però da chiarire alcuni dettagli, come l’applicazione dell’embargo ai contratti esistenti e l’estensione del divieto di ingresso. Sánchez, pur ribadendo la condanna dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e il diritto di Israele a difendersi, ha criticato i bombardamenti contro civili e ospedali, citando la “banalità del male” di Hannah Arendt. Ha inoltre chiesto all’Unione Europea di sospendere il trattato di associazione con Israele del 2000. Israele ha definito le misure «antisemitismo istituzionalizzato» e vietato l’ingresso a due ministre spagnole, provocando il richiamo dell’ambasciatrice spagnola. Con entrambe le ambasciate ritirate, i rapporti diplomatici risultano al minimo. Intanto, l’opposizione spagnola ha criticato Sánchez per non aver posto sufficiente attenzione alla minaccia di Hamas.

🇺🇸 USA: PROSEGUONO LE OPERAZIONI ANTI-IMMIGRAZIONE. INTANTO IN UTAH CHARLIE KIRK PERDE LA VITA DURANTE UN DIBATTITO

4) Andiamo in USA per le ultime a stelle e strisce. L’ICE, l’agenzia federale che controlla frontiere e immigrazione negli Stati Uniti, ha effettuato un’operazione in Georgia, arrestando 475 persone, per lo più sudcoreane, in uno stabilimento Hyundai per auto elettriche a Ellabell. I fermati, in gran parte portati in un centro di detenzione a Folkston, non sono stati accusati formalmente: le autorità sostengono che fossero entrati illegalmente o con visti scaduti, mentre alcuni avvocati negano tali irregolarità. Tra gli arrestati vi erano lavoratori della HL-GA Battery, joint venture Hyundai-LG, e altri impiegati di appaltatori. Il numero di sudcoreani coinvolti è rilevante, considerando che tra il 2023 e il 2024 erano stati solo 46 su 2.700 espulsioni. L’operazione ha riguardato un impianto considerato strategico per l’economia locale. Il governo sudcoreano ha convocato una riunione d’emergenza e valutato l’invio di funzionari a Washington, mentre LG Energy Solution ha sospeso i viaggi negli Stati Uniti, chiedendo ai dipendenti già presenti di rientrare. Il contrasto all’immigrazione illegale è una priorità del secondo mandato di Donald Trump, che ha intensificato operazioni e rimpatri, spesso contestati. Da gennaio, centinaia di persone sono state espulse, in alcuni casi senza accuse formali e con processi sommari, provocando interventi dei tribunali. Un precedente discusso aveva riguardato 250 venezuelani, accusati di appartenere al gruppo criminale Tren de Aragua ed espulsi a El Salvador, tra cui Kilmar Abrego Garcia, rimpatriato per errore e poi nuovamente arrestato. Dall’inizio del nuovo mandato, l’ICE ha compiuto retate in settori a forte presenza di immigrati e anche per strada, suscitando proteste, come a Los Angeles, dove le operazioni sul posto di lavoro erano state giudicate senza precedenti e represse con metodi ritenuti illegali.

Cambiando argomento, il New York Times ha rivelato una missione segreta delle forze speciali statunitensi in Corea del Nord nel 2019, finora mai resa pubblica. L’operazione, volta a intercettare le conversazioni di Kim Jong Un, fallì e portò all’uccisione di almeno due civili nordcoreani. Secondo venti fonti civili e militari citate dal giornale, l’azione avvenne mentre Donald Trump era impegnato in delicate trattative con Kim sul nucleare. Trump ha dichiarato di non esserne stato a conoscenza, ma i giornalisti Dave Philipps e Matthew Cole sostengono che fosse improbabile, vista la delicatezza della missione che avrebbe potuto compromettere i negoziati o generare un conflitto. L’operazione prevedeva l’impiego di un sottomarino nucleare e di due piccoli sommergibili destinati ad avvicinarsi alla costa nordcoreana per piazzare un dispositivo di intercettazione, il cui funzionamento resta sconosciuto. Durante l’azione, i militari scambiarono alcuni pescatori per soldati e li uccisero, abbandonando la missione. Nei giorni successivi si registrarono movimenti militari nordcoreani, ma non è chiaro se Pyongyang avesse scoperto l’incursione. Con l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca fu avviata un’indagine interna, i cui esiti non sono stati resi pubblici. L’inchiesta sottolinea due aspetti critici: il ruolo dei Navy Seals, spesso operativi in segreto e conosciuti al pubblico solo per i successi, e la gestione politica dell’operazione. Durante il secondo mandato, Barack Obama aveva limitato le azioni delle forze speciali, imponendo controlli successivamente rimossi da Trump. Inoltre, secondo esperti, il presidente avrebbe dovuto informare il Congresso, cosa che non avvenne: i membri lo vennero a sapere solo in seguito, grazie all’indagine dell’amministrazione Biden.

Veniamo alla notizia della settimana. Charlie Kirk, influente attivista della destra statunitense, è stato ucciso mercoledì durante un incontro con studenti alla Utah Valley University di Orem, nello Utah. Aveva 31 anni e stava partecipando al tour di dibattiti pubblici “The American Comeback Tour”. L’attentato è avvenuto alle 12:20 locali, davanti a circa 3mila persone, mentre Kirk rispondeva a una domanda sulla violenza da armi da fuoco negli Stati Uniti. Colpito da un proiettile, ha perso subito molto sangue ed è morto poco dopo. Secondo le autorità, il colpo sarebbe partito da lunga distanza. Online circolano due video che mostrano una persona sul tetto del Losee Center, a circa 140 metri di distanza, ma non ci sono conferme che si tratti dell’attentatore. Dopo l’omicidio, la polizia ha fermato due persone: una era stata inizialmente indicata come responsabile dal direttore dell’FBI Kash Patel, ma entrambe sono state poi rilasciate, poiché estranee ai fatti. L’episodio ha generato confusione: prima Patel aveva annunciato l’arresto del colpevole, salvo poi essere smentito dalle autorità locali, che hanno chiarito che il sospettato era ancora in fuga. Kirk era noto per la sua vicinanza a Donald Trump e per aver fondato nel 2012 Turning Point USA, organizzazione nata per promuovere idee conservatrici nei college. Considerato tra i principali sostenitori del consenso giovanile verso Trump, aveva partecipato alla sua campagna elettorale. Negli ultimi anni aveva ottenuto grande popolarità sui social grazie ai video dei suoi dibattiti universitari, in cui rispondeva con sicurezza a domande e critiche, denunciando l’influenza della sinistra nei campus. Per ciò che riguarda le indagini sull’accaduto, l’FBI ha diffuso due foto di un sospettato. L’uomo è stato definito «persona di interesse» e le autorità hanno chiesto aiuto per identificarlo, offrendo una ricompensa fino a 100mila dollari. È stato trovato in un bosco un fucile di precisione Mauser, ritenuto l’arma del delitto, con impronte e cartucce. Secondo la polizia, il sospettato, sui vent’anni, era salito sul tetto di un edificio vicino per sparare e poi fuggire; un video lo mostra mentre indossa una maglia scura, cappellino e occhiali da sole. La polizia ha ricevuto oltre 200 segnalazioni e lavora su più piste. Il presidente Donald Trump ha parlato di «progressi» nelle indagini e definito l’attentatore «uno squilibrato di estrema sinistra», senza che siano noti identità e movente.

🇫🇷 FRANCIA: SFIDUCIATO IL GOVERNO BAYROU, MACRON NOMINA PREMIER SÉBASTIEN LECORNU. FORTI PROTESTE IN TUTTO IL PAESE

5) Un update dalla Francia (seppur scontato, dopo la scorsa settimana). L’Assemblea Nazionale francese ha sfiduciato il governo del primo ministro François Bayrou, che ha presentato le dimissioni martedì, diventando il terzo premier francese a lasciare l’incarico in poco più di un anno. La crisi acuisce l’instabilità politica in vista delle presidenziali del 2027. Il voto, atteso, ha visto 364 contrari, 194 favorevoli e 15 astenuti. I principali partiti d’opposizione – Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella e il Nuovo Fronte Popolare (Socialisti, LFI, Ecologisti, Comunisti) – hanno unito i voti contro Bayrou, che guidava un governo di minoranza. Il premier aveva chiesto la fiducia per far passare la legge di bilancio 2026, basata su forti tagli alla spesa pubblica, ma non è riuscito a ottenere sostegno. Bayrou aveva parlato di una situazione economica “drammatica” per giustificare l’austerità, ma ha lasciato l’aula senza dichiarazioni. Il suo predecessore, Michel Barnier, era stato sfiduciato nel dicembre 2024, anch’egli su una legge di bilancio impopolare. Entrambi i governi erano sostenuti dal blocco di centrodestra guidato da MoDem, Renaissance, Repubblicani e altre forze minori, con 210 seggi su 574. Le opposizioni descrivono Macron come principale responsabile della crisi e alcune forze, come LFI, ne chiedono le dimissioni, da lui escluse.

In settimana, Macron ha nominato come nuovo primo ministro francese Sébastien Lecornu, 39 anni, esponente di Renaissance ed ex ministro della Difesa. La cerimonia di passaggio di consegne è avvenuta mercoledì, giorno in cui si sono svolte anche proteste antigovernative già annunciate (ci torneremo). Lecornu, già considerato vicino a Macron, iniziò la carriera nei Repubblicani prima di passare al partito presidenziale nel 2017 e dal 2018 ha ricoperto vari incarichi ministeriali, diventando ministro della Difesa nel 2022 e mantenendo il ruolo sotto quattro governi. Formalmente è già in carica, poiché la nomina del primo ministro in Francia non necessita di voto di fiducia, anche se il parlamento può sfiduciarlo. Il suo primo compito sarà proporre a Macron la composizione del nuovo governo, consultando i partiti. Potrà contare sul blocco centrista e di centrodestra, che però non ha più la maggioranza in parlamento dopo le elezioni del 2024. I precedenti governi di minoranza avevano retto grazie ad accordi temporanei con Rassemblement National e Socialisti, ma entrambi i partiti hanno già criticato la nomina: Marine Le Pen ha accusato Macron di chiudersi nella sua cerchia ristretta, mentre i Socialisti hanno escluso qualsiasi collaborazione. Lecornu proverà comunque a convincere le opposizioni per evitare una nuova sfiducia.

Come detto, le proteste. Mercoledì in diverse città francesi, tra cui Parigi, Nantes e Tolosa, si sono svolte manifestazioni antigovernative organizzate dal movimento “Bloquons tout”. Queste, in gran parte pacifiche, hanno però registrato scontri a Parigi, soprattutto nella zona di Les Halles, con 473 arresti complessivi, di cui 203 nella capitale. In tutta la Francia si sono contati circa 175mila partecipanti secondo il ministero dell’Interno (250mila per i sindacati), 800 azioni di protesta e oltre 260 blocchi in scuole, musei, fabbriche, autostrade e stazioni, fronteggiati da 80mila poliziotti, 6mila dei quali a Parigi. La stazione di Châtelet-Les Halles è stata chiusa per un incendio, forse accidentale, mentre 25 musei e monumenti, tra cui il Musée d’Orsay e il Pantheon, non hanno aperto. Anche il centro commerciale di Les Halles è stato chiuso e diversi media hanno scioperato, con 38mila dipendenti pubblici in agitazione. A Caen i manifestanti hanno incendiato oggetti sul ponte di Calix, a Bordeaux hanno bloccato un deposito dei tram, a Nantes e Marsiglia la polizia ha disperso i cortei con lacrimogeni, mentre a Nizza e Rennes ci sono stati scontri e incendi di cassonetti e di un autobus. Il movimento, composto da giovani politicizzati, ricorda i “gilet gialli” ma critica soprattutto la legge di bilancio 2026, che prevede tagli per ridurre il debito pubblico, tra cui l’abolizione di due giorni festivi e la sospensione dell’adeguamento delle pensioni all’inflazione, mantenendo però l’aumento della spesa militare. Secondo i manifestanti, il governo chiede sacrifici alle fasce più deboli, favorendo grandi imprese e super-ricchi, mentre continua a ridurre i diritti della classe lavoratrice.

🇧🇷 BRASILE: L’EX PRESIDENTE JAIR BOLSONARO CONDANNATO DALLA CORTE SUPREMA A OLTRE 27 ANNI DI CARCERE

6) In chiusura, passaggio veloce in Brasile. La Corte suprema ha condannato l’ex presidente Jair Bolsonaro a 27 anni e 3 mesi di carcere per il tentativo di colpo di stato del 2022 e altri quattro reati, tra cui il tentativo di abolire lo stato di diritto e la guida di un’organizzazione criminale. Bolsonaro, che si trova agli arresti domiciliari da agosto, ha annunciato ricorso. Il verdetto era atteso: i primi tre giudici avevano già espresso due voti per la condanna e uno per l’assoluzione, seguiti dal voto decisivo giovedì e dal quinto venerdì. Si tratta della prima condanna in Brasile per crimini legati a un colpo di stato, con rilevanza storica e internazionale. Bolsonaro e i suoi sostenitori parlano di “persecuzione politica” per ostacolare la sua candidatura alle elezioni del 2026, nonostante sia ineleggibile fino al 2030. Manifestazioni in suo sostegno si sono tenute in varie città. Il processo ha creato tensioni con gli Stati Uniti: l’amministrazione Trump, con cui Bolsonaro è ideologicamente vicino, ha sanzionato il giudice de Moraes e imposto dazi del 50 per cento al Brasile. Bolsonaro, al potere dal 2019 al 2022, avrebbe pianificato di restare presidente impedendo l’insediamento di Lula, anche attraverso un assalto alle istituzioni a Brasilia, piano fallito per l’opposizione di alcuni ufficiali militari.

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Che stanchezza. Andiamo alle brevi 👇

📱 Da tre anni l’Unione Europea discute il regolamento CSAR, noto come “Chat Control”, proposto nel 2022 dalla commissaria Ylva Johansson per prevenire e combattere l’abuso sessuale sui minori. La norma prevede il controllo preventivo di messaggi, immagini, audio e video su piattaforme come WhatsApp e Telegram direttamente dai dispositivi degli utenti, tramite algoritmi e sistemi di riconoscimento digitale, con eventuali segnalazioni automatiche alla polizia. Sostenuta da oltre 60 organizzazioni riunite in ECLAG, l’iniziativa punta a bloccare la diffusione di contenuti pedopornografici e adescamenti online, ma è criticata da esperti e associazioni per i rischi alla privacy, all’indebolimento della crittografia end-to-end e alla libertà di espressione, oltre alla possibilità di falsi positivi. Alcuni paesi, tra cui Svezia, Irlanda, Spagna e Francia, sono favorevoli, mentre Austria e Polonia si oppongono; l’Italia si è mostrata più ambigua, e la Germania resta incerta dopo il cambio di governo. Oggi, 12 settembre, i rappresentanti degli stati membri dovranno esprimere la loro posizione, con la Danimarca che spinge per un accordo entro la fine del semestre di presidenza.

🇯🇵 Il primo ministro giapponese Shigeru Ishiba ha annunciato le dimissioni a meno di un anno dall’inizio del suo mandato, dopo mesi di forte incertezza politica. Il Partito Liberal Democratico (PLD), al governo quasi ininterrottamente dal 1955, è uscito indebolito dalle ultime elezioni, perdendo la maggioranza in entrambe le camere del Parlamento: prima alla Camera, nell’ottobre 2024, poi al Senato, nel luglio scorso. Ishiba, 68 anni, ha motivato la decisione con la necessità di assumersi la responsabilità di questi risultati. L’annuncio è arrivato alla vigilia della riunione del PLD che avrebbe discusso la possibilità di un congresso anticipato per eleggere un nuovo leader, interpretato come un voto di sfiducia interno. Ishiba ha dichiarato che sarà lui stesso a organizzare il congresso, previsto probabilmente per ottobre. Un altro motivo alla base delle dimissioni è il completamento delle trattative commerciali con l’amministrazione di Donald Trump. Giorni fa il Giappone ha firmato un accordo che riduce i dazi statunitensi sulle auto giapponesi dal 27,5% al 15%, in cambio di investimenti giapponesi negli Stati Uniti e di un aumento delle importazioni di prodotti americani, soprattutto alimentari. Ishiba ha spiegato che, concluso l’accordo, intende passare il testimone. Tra i possibili successori figurano Sanae Takaichi, ex ministra della Sicurezza economica, 64 anni, conservatrice e già rivale di Ishiba alle primarie del 2024, e Shinjiro Koizumi, 44 anni, attuale ministro dell’Agricoltura e figlio dell’ex premier Junichiro Koizumi, considerato più giovane e meno conservatore rispetto agli standard del PLD.

💶Il gruppo bancario MPS, oggi controllato dallo Stato italiano e a lungo in crisi, ha conquistato il 62,3% di Mediobanca attraverso un’Offerta Pubblica di Scambio conclusa l’8 settembre, per un valore di circa 13,5 miliardi. L’operazione, molto criticata per le sue logiche di potere più che industriali, è stata favorita dai grandi azionisti Delfin (famiglia Del Vecchio) e Caltagirone, con il sostegno del governo che mira a rafforzare il controllo indiretto sulla compagnia assicurativa Generali. Mediobanca, guidata dall’AD Alberto Nagel, aveva tentato di difendersi con un piano alternativo, fallito, che prevedeva l’acquisto di Banca Generali. MPS ha abbassato la soglia di adesione al 35% e offerto un incentivo in contanti di 90 centesimi per azione, portando in pochi giorni la quota dal 46 al 62% grazie anche a fondi internazionali. L’operazione prevede lo scambio di 2,533 azioni MPS più 90 centesimi per ogni azione Mediobanca, trasformando così gli azionisti della banca d’affari in soci di MPS. Tra il 16 e il 22 settembre si riapriranno i termini dell’offerta, con l’obiettivo di raggiungere il 67%, soglia utile per le decisioni straordinarie.

🎾Carlos Alcaraz ha vinto la finale degli US Open battendo Jannik Sinner in quattro set (6-2, 3-6, 6-1, 6-4), conquistando il suo sesto titolo del Grande Slam e tornando al primo posto della classifica mondiale, superando l’azzurro che era in vetta da oltre un anno. Per i due tennisti, rispettivamente di 22 e 24 anni, era la terza finale consecutiva in un Major: due vinte dallo spagnolo (Roland Garros e US Open) e una dall’italiano (Wimbledon). Insieme hanno monopolizzato gli ultimi otto Slam, quattro a testa, e Alcaraz è avanti 10-5 nei confronti diretti. Sinner ha pagato un basso rendimento al servizio, con solo il 48% di prime palle in campo, mentre Alcaraz ha offerto una prestazione di altissimo livello dall’inizio alla fine. Lo spagnolo ha dominato il primo set, ceduto il secondo alla reazione dell’italiano, poi ha ripreso il controllo imponendosi nettamente nel terzo e gestendo con sicurezza il quarto. Ha chiuso la partita con un ace al terzo match point, confermando i progressi al servizio che si aggiungono a un gioco già straordinariamente intenso.

Alla prossima 👋

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Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

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