Aumenta la repressione sulle proteste in Iran, Trump “riceve” il Nobel per la pace, la Groenlandia alza le difese contro gli USA

Settimana monopolizzata dagli USA, letteralmente.

E si, perché dove ti giri ti giri, ci sono loro. Parliamo questa settimana di Iran e le enormi proteste represse nel sangue, del Venezuela e le conseguenze del cambio al potere, di Groenlandia e la difesa dalle mire espansionistiche degli Stati Uniti e degli screzi interni tra il presidente Donald Trump e il presidente della Federal Reserve Jerome Powell.

Il tempo corre, cominciamo subito 👇

🇮🇷 IRAN: CONTINUANO LE PROTESTE E LA CONSEGUENTE REPRESSIONE. L’INTERVENTO DEGLI USA SEMBRAVA IMMINENTE, MA…

1) Partiamo dall’Iran stavolta. Le proteste in corso, iniziate a fine dicembre per ragioni economiche e rapidamente trasformatasi in una contestazione generale del regime, sono attualmente accompagnate da una repressione sempre più dura e da un contesto informativo estremamente frammentario a causa del blocco quasi totale di internet e dell’assenza di media liberi. Le manifestazioni, molto partecipate a Teheran e in numerose altre città, hanno visto emergere con maggiore visibilità slogan contro la Guida Suprema Ali Khamenei e, in alcuni casi, a favore di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià deposto nel 1979 e da decenni in esilio negli Stati Uniti. Sebbene non sia possibile misurare con precisione il consenso di cui Pahlavi godrebbe all’interno del Paese, slogan simili erano già comparsi nelle proteste del 2018 e del 2022 e risultano oggi più frequenti. Dopo un lungo periodo di marginalità politica e il fallimento del suo iniziale tentativo di proporsi come sovrano e leader dell’opposizione, anche a causa dell’impopolarità storica del regime monarchico, Pahlavi ha negli ultimi anni rilanciato la propria presenza pubblica, presentandosi ora come figura di transizione e sostenendo apertamente le proteste. Nonostante ciò, molti osservatori ritengono improbabile un suo ritorno al potere, per la presenza di movimenti oppositori più radicati e per la mancanza di un chiaro sostegno internazionale.

Sul piano interno, secondo le stime più prudenti dell’agenzia HRANA, i morti accertati avrebbero superato quota 500 in poco più di due settimane e gli arresti sarebbero oltre 10.000, mentre altre fonti parlano di numeri significativamente più alti. Stime non ufficiali, riportate anche da Reuters e dal New York Times citando fonti anonime governative, indicano tra 2.000 e 3.000 vittime, mentre altre valutazioni arrivano fino a diverse migliaia, con cifre che supererebbero di gran lunga quelle registrate durante le proteste del 2022 seguite alla morte di Mahsa Amini. Le informazioni disponibili descrivono un’escalation della violenza, con sparatorie contro manifestanti disarmati, strade trasformate in scenari di guerra, ospedali sotto pressione e arresti effettuati direttamente nelle strutture sanitarie. Video e testimonianze verificate dai media internazionali mostrano l’uso di armi da fuoco in diverse città e parlano di uccisioni di massa, inclusi racconti di centinaia di corpi raccolti in obitori come quello di Kahrizak.

La repressione varia per intensità e modalità a seconda delle aree e dei momenti, ed è organizzata su più livelli, dalla polizia alle milizie basij fino ai Guardiani della Rivoluzione, che agiscono in coordinamento con la Guida Suprema. Oltre all’uso diretto di armi letali, le forze del regime ricorrono a tattiche meno immediatamente mortali ma fortemente intimidatorie, già sperimentate in passato, come fucili a pompa caricati con pallini da caccia spesso mirati al volto per provocare ferite permanenti, in particolare agli occhi, proiettili di gomma e pistole da paintball per marcare i manifestanti e arrestarli successivamente. Parte delle armi e delle munizioni utilizzate proviene dall’estero, inclusi fucili di fabbricazione turca e cartucce cinesi ed europee. Il controllo del territorio è affiancato da un sistema esteso di sorveglianza e dal blocco delle comunicazioni digitali, considerati strumenti centrali per impedire il coordinamento delle proteste e la diffusione di immagini.

Le autorità iraniane definiscono i manifestanti “nemici di Dio” e attribuiscono le proteste a interferenze straniere, ribadendo al contempo di non cercare una guerra ma di essere pronte a difendersi. Sul fronte internazionale, gli Stati Uniti stanno valutando diverse opzioni in risposta alla crisi: il presidente Donald Trump ha espresso sostegno ai manifestanti, evocato “opzioni molto dure” e convocato riunioni alla Casa Bianca per esaminare possibili scenari, pur affermando che esistono contatti con i leader iraniani per eventuali negoziati. Tra le misure allo studio figurano attacchi militari, operazioni cibernetiche, nuove sanzioni, il sostegno online all’opposizione e l’invio di terminali Starlink per aggirare il blocco di internet, anche se un’azione militare immediata appare improbabile in assenza di movimenti preparatori. Teheran ha risposto minacciando ritorsioni contro basi statunitensi, Israele e rotte marittime internazionali in caso di intervento.

Ieri, tuttavia, il presidente americano ha dichiarato di aver appreso da fonti non specificate in Iran che il regime avrebbe deciso di interrompere la repressione, affermando che le uccisioni si sarebbero fermate e che non sarebbero previste esecuzioni dei manifestanti arrestati. Le dichiarazioni arrivano – come detto – in un contesto in cui l’ipotesi di un’azione militare appariva concreta, anche per l’evacuazione preventiva di personale statunitense da una base in Qatar e per gli avvisi di diversi paesi ai propri cittadini di lasciare l’Iran. La temporanea chiusura e successiva riapertura dello spazio aereo iraniano ha rafforzato l’idea di un possibile rinvio di un attacco. Resta tuttavia l’incertezza sia sulle reali intenzioni degli Stati Uniti sia sull’effettiva cessazione della repressione.

🇻🇪 VENEZUELA: TRUMP INCONTRA LE COMPAGNIE PETROLIFERE E… RICEVE IL NOBEL PER LA PACE DA MARIA CORINA MACHADO

2) Passiamo ora agli ultimi sviluppi sul Venezuela. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incontrato alla Casa Bianca i vertici di una ventina di grandi compagnie petrolifere internazionali per incoraggiarle a investire nel settore energetico del Venezuela, affermando che gli Stati Uniti avrebbero controllato il paese e le sue ingenti riserve di petrolio. L’iniziativa ha però suscitato scarso entusiasmo: diversi dirigenti, tra cui l’amministratore delegato di Exxon, hanno sottolineato come l’attuale quadro legale e commerciale venezuelano renda impossibili nuovi investimenti. Trump ha sostenuto che le compagnie statunitensi potrebbero ricostruire le infrastrutture petrolifere e aumentare la produzione, riservandosi la scelta di chi potrà accedere alle risorse. Le difficoltà restano rilevanti: il petrolio venezuelano è pesante, costoso da raffinare e poco redditizio ai prezzi attuali, mentre la ricostruzione del settore richiederebbe investimenti per decine di miliardi di dollari. Le aziende temono inoltre l’instabilità politica e precedenti nazionalizzazioni. Trump ha firmato un ordine esecutivo per proteggere i proventi del petrolio venezuelano da sequestri legali e ha esercitato pressioni sui manager, pur senza fornire garanzie sulla stabilità futura. Alcune compagnie già presenti hanno comunque annunciato possibili aumenti della produzione, mentre Trump ha assicurato che la sicurezza degli investimenti sarà garantita dal nuovo governo venezuelano.

Nel frattempo, la liberazione del cooperante italiano Alberto Trentini è avvenuta dopo 423 giorni di detenzione nel carcere El Rodeo I di Caracas, al termine di complesse e riservate trattative diplomatiche. Trentini è stato scarcerato insieme all’imprenditore Mario Burlò nell’ambito di una più ampia liberazione di detenuti politici venezuelani e internazionali, decisa dal governo di Delcy Rodríguez in un contesto segnato dagli attacchi statunitensi e dalla cattura di Nicolás Maduro. Alle negoziazioni hanno partecipato, oltre al governo italiano, i servizi segreti, il Vaticano, rappresentanti venezuelani e gli Stati Uniti. Il governo italiano ha rivendicato l’impegno diplomatico e annunciato il ripristino delle relazioni con il Venezuela, riconoscendo Rodríguez come interlocutrice politica. L’arresto di Trentini, avvenuto nel novembre 2024 senza accuse formali, si inseriva nella cosiddetta “diplomazia degli ostaggi”, praticata dal regime venezuelano per ottenere riconoscimento internazionale. Nei mesi successivi si sono susseguiti segnali di distensione, visite consolari, contatti bilaterali e un ruolo rilevante della Santa Sede come canale di dialogo. Un elemento rilevante del contesto è stato anche il processo per riciclaggio in Italia che coinvolgeva il ministro venezuelano Alex Saab e sua moglie Camilla Fabri, conclusosi con un patteggiamento a fine ottobre. Le trattative hanno attraversato fasi di stallo e incertezza, aggravate dall’intensificarsi delle pressioni statunitensi su Caracas. Negli ultimi giorni, nonostante informazioni frammentarie e scarsa trasparenza sulle scarcerazioni, una delegazione italiana avrebbe ottenuto l’inclusione di Trentini tra i liberati. La conferma ufficiale della sua liberazione è arrivata domenica sera dal ministro degli Esteri venezuelano al suo omologo italiano.

Non è tutto. Anche María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana, ha incontrato Donald Trump alla Casa Bianca, consegnandogli la medaglia ricevuta per il Nobel per la Pace, gesto accolto con ringraziamenti ma senza effetti immediati sulla posizione statunitense sulla guida del Venezuela. L’amministrazione USA ha ribadito che Machado non gode del sostegno e del rispetto necessari per guidare il paese nella fase di transizione, continuando invece a sostenere la presidente ad interim Delcy Rodríguez, già vicepresidente di Nicolás Maduro. L’incontro si è svolto senza stampa e con modalità protocollari ridotte; Machado ha parlato di un colloquio positivo e ha spiegato il significato simbolico del dono. Nonostante la vittoria alle primarie dell’opposizione nel 2023 e il Nobel assegnato a ottobre, Machado è stata esclusa dal processo politico successivo alla cattura di Maduro. Gli Stati Uniti considerano Rodríguez una figura più affidabile per una transizione ordinata, sottolineandone la cooperazione con Washington. In parlamento, Rodríguez ha chiesto riforme del settore petrolifero per aprire il paese alle società straniere e ha invitato a non temere la diplomazia.

🇬🇱 GROENLANDIA: INCONTRO ALLA CASA BIANCA CON DANIMARCA E STATI UNITI SUL FUTURO DELL’ISOLA. INTANTO FORZE MILITARI EUROPEE…

3) Chiudiamo il cerchio delle news americane (forse) con le ultime dalla Groenlandia. Rappresentanti di Stati Uniti, Danimarca e – per l’appunto – Groenlandia si sono incontrati mercoledì alla Casa Bianca per discutere del futuro dell’isola, dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump sulla volontà di controllare l’isola. L’incontro non ha prodotto risultati concreti: il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha parlato di un confronto “franco” e ha confermato la forte distanza tra le posizioni delle parti. Secondo Rasmussen, Trump, pur assente, ha ribadito l’intenzione di “conquistare” la Groenlandia, senza che i rappresentanti statunitensi presenti prendessero le distanze da tali affermazioni. L’unico esito è stato l’annuncio di un gruppo di lavoro trilaterale, sul cui esito Rasmussen ha espresso scetticismo. La Danimarca ha ribadito che un’eventuale occupazione statunitense sarebbe “totalmente inaccettabile”, posizione condivisa da altri paesi europei. Durante l’incontro, Copenaghen ha annunciato un rafforzamento della presenza militare in Groenlandia, seguito da iniziative simili di altri stati europei (ci arriviamo). Trump giustifica il suo interesse con motivi di sicurezza e con la presenza sull’isola di materie prime critiche, ma ha escluso soluzioni di compromesso e non ha escluso l’uso della forza. Le posizioni delle parti erano già considerate inconciliabili, come confermato anche dalle dichiarazioni del governo groenlandese e dello stesso Trump prima del vertice.

Presenza militare europea in Groenlandia dicevamo. Ieri alcuni contingenti militari europei hanno iniziato ad arrivare sull’isola per un’esercitazione coordinata dalla Danimarca, che coinvolge poche decine di soldati ma ha un forte valore simbolico. È la prima volta che più paesi europei membri della NATO si coordinano per inviare personale militare sull’isola, in un contesto segnato dalle dichiarazioni espansionistiche del presidente statunitense Donald Trump. I primi soldati provengono da Germania, Francia e Svezia, cui si aggiungeranno unità di Regno Unito, Norvegia, Finlandia e Paesi Bassi. L’esercitazione, denominata Operation Arctic Endurance, durerà fino a sabato e non è formalmente guidata dalla NATO. Le forze europee si affiancano a quelle danesi, finora le uniche presenti stabilmente in Groenlandia, la cui presenza militare sarà rafforzata. La Francia ha annunciato ulteriori invii di forze e l’apertura di un consolato, mentre altri paesi, tra cui Italia e Polonia, hanno scelto di non partecipare, esprimendo riserve politiche e timori sulle conseguenze di un’eventuale azione militare statunitense.

🇺🇸 USA: IL PRESIDENTE DELLA FEDERAL RESERVE JEROME POWELL AL CENTRO DI UN’INDAGINE SUI LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE DELLA BANCA

4) E invece no, non abbiamo finito con gli USA. La procura del distretto di Washington DC ha infatti avviato un’indagine penale su Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, in relazione alla ristrutturazione della sede centrale della banca e al sospetto che abbia fornito informazioni non veritiere al Congresso sull’entità del progetto. La Fed ha ricevuto un’ordinanza per consegnare documenti a una giuria, che dovrà valutare un eventuale rinvio a giudizio. I lavori, iniziati nel 2022 e previsti fino al 2027, avrebbero superato di circa 700 milioni di dollari il budget iniziale di 2,5 miliardi, per aumenti dei costi e imprevisti come la presenza di amianto. L’inchiesta si colloca nel contesto del conflitto tra l’amministrazione Trump e la Federal Reserve sull’indipendenza della banca centrale e sulla gestione dei tassi di interesse. Powell ha reagito pubblicamente e con toni duri all’apertura dell’indagine, accusando Donald Trump di usarla come strumento di pressione politica e intimidazione, sostenendo che si tratti di un tentativo di limitare l’indipendenza della banca centrale, storicamente autonoma dal potere esecutivo. La risposta è stata inedita anche nelle modalità: Powell ha reso lui stesso pubblica la notizia e ha diffuso un video sui canali ufficiali della FED, rompendo la tradizionale neutralità comunicativa dell’istituzione. Il video ha avuto ampia diffusione e ha generato un sostegno politico trasversale, anche a livello internazionale. Ex presidenti della FED ed economisti statunitensi hanno firmato una lettera critica verso l’amministrazione, mentre undici governatori di altre banche centrali, insieme alla BCE, hanno difeso l’indipendenza delle autorità monetarie. Negli Stati Uniti l’indagine è stata contestata anche da alcuni esponenti repubblicani. La vicenda si intreccia con la scadenza del mandato di Powell, nominato da Trump nel 2017 e confermato da Biden nel 2021, che resterà comunque nel Consiglio dei governatori fino al 2028. I media riferiscono che il governo è rimasto sorpreso dalla fermezza di Powell, mentre Trump ha dichiarato di non essere a conoscenza dell’indagine. Lo scontro tra i due dura dalla scorsa estate, in particolare sulle decisioni della FED sui tassi di interesse, e si inserisce in un contesto di tensioni istituzionali già emerse con precedenti tentativi di intervento sulla banca centrale.

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È quel momento lì. Esatto, via con le brevi 👇

🇺🇸 Dopo l’uccisione di Renee Nicole Good da parte di un agente dell’ICE durante una protesta a Minneapolis, la città è stata attraversata da numerose manifestazioni, spesso degenerata in scontri tra cittadini e agenti federali, con conseguenze anche sul piano istituzionale e politico. Le tensioni si inseriscono nel contesto delle operazioni anti-immigrazione intensificate dall’amministrazione Trump, che prevedono rastrellamenti urbani e modalità operative giudicate da molti esperti violente e potenzialmente lesive dei diritti umani. A Minneapolis e in altre città, gruppi di cittadini si sono organizzati spontaneamente per monitorare e ostacolare le azioni dell’ICE, documentando presunti abusi tramite video diffusi sui social. Lo stato del Minnesota ha avviato un’azione legale contro il governo federale accusandolo di profilazione razziale. Gli agenti federali rivendicano l’uso della forza per la mancata collaborazione delle autorità locali, mentre esponenti politici cittadini denunciano un clima di intimidazione e militarizzazione. La vicenda ha assunto una dimensione nazionale dopo l’annuncio dell’invio di ulteriori agenti federali nello stato. Secondo il Dipartimento per la Sicurezza interna, dall’inizio di dicembre l’ICE ha arrestato oltre duemila persone per violazioni delle leggi sull’immigrazione.

🇮🇱 Gli Stati Uniti hanno annunciato l’avvio della “fase due” dell’accordo tra Israele e Hamas per Gaza, presentata come un passo verso la fine della guerra ma accolta con forte scetticismo, poiché molti punti chiave restano inattuati. Dopo una prima fase dedicata al cessate il fuoco e allo scambio di ostaggi e prigionieri, la seconda prevede la smilitarizzazione di Hamas, il ritiro totale dell’esercito israeliano e una nuova governance della Striscia. È stata annunciata la creazione di un Comitato nazionale tecnocratico per l’amministrazione di Gaza, composto da 15 membri e guidato da Ali Shaat, sotto la supervisione di un Consiglio di pace con osservatori internazionali. Restano tuttavia poco chiare le modalità operative di questi organismi. Hamas e Jihad Islamico hanno espresso sostegno al Comitato, mentre Israele ha accettato formalmente la nuova fase mantenendo riserve. Nonostante il cessate il fuoco, Israele ha continuato operazioni militari con centinaia di vittime palestinesi e valuta una possibile nuova offensiva. La fase due incontra ostacoli rilevanti, in particolare sul disarmo di Hamas e sul ritiro israeliano, oltre all’ipotesi ancora vaga dell’invio di truppe straniere.

🇸🇾 Tutti i combattenti curdi delle Forze democratiche siriane hanno lasciato Aleppo dopo un accordo di cessate il fuoco con il governo centrale, che ha messo fine a giorni di scontri intensi costati la vita a 21 civili e allo sfollamento di migliaia di persone. L’intesa, mediata anche dagli Stati Uniti, è stata attuata tra venerdì e domenica della scorsa settimana con l’evacuazione dei combattenti tramite autobus. Le violenze riflettono la persistente sfiducia tra le forze curde, dotate di un esercito di fatto autonomo, e il governo del presidente Ahmed al Sharaa, nonostante mesi di negoziati per l’integrazione delle SDF nell’esercito siriano. Durante la guerra civile i curdi avevano conquistato ampie aree del nord-est del paese e alcuni quartieri di Aleppo, mantenendo tuttora un’autonomia di fatto nella regione della Rojava. Dopo la caduta del regime di Bashar al Assad erano stati avviati colloqui per reintegrare i curdi in uno Stato unitario, con un accordo preliminare raggiunto a marzo ma ancora poco applicato. I curdi temono di perdere la propria autonomia politica conseguita in oltre un decennio di conflitto, mentre il governo ha già represso con la forza altre minoranze. Aleppo, città strategica per economia e posizione geografica, è stata teatro di bombardamenti dell’esercito e di combattimenti urbani, conclusi con un accordo che prevede l’evacuazione di civili, feriti e combattenti dai quartieri curdi verso il nord e l’est della Siria.

🇩🇪 Nelle ultime settimane in Germania è emerso uno scandalo che coinvolge il 26° reggimento paracadutisti di Zweibrücken, reparto d’élite dell’esercito, accusato di comportamenti gravi e sistematici come riferimenti al nazismo, molestie sessuali, abusi di droghe e violenze. La magistratura ha aperto un’indagine su 55 soldati su circa 1.700, con tre licenziamenti già eseguiti e altri procedimenti in corso. Le indagini, avviate dall’esercito nel giugno 2025 dopo denunce interne, hanno rivelato anche l’esistenza di una presunta fazione di estrema destra, rituali d’iniziazione violenti, bullismo diffuso e molestie reiterate contro le donne. Testimonianze anonime e inchieste giornalistiche hanno descritto incitamento all’odio, consumo di cocaina, diffusione di materiale illegale, aggressioni fisiche e intrusioni forzate negli spazi femminili. Sotto inchiesta ci sono oltre 200 reati, il comandante del reggimento è stato sostituito e le autorità politiche hanno condannato i fatti, sebbene non siano mancate critiche sui tempi delle reazioni. Il caso è considerato il più grave episodio di infiltrazione neonazista nell’esercito tedesco dopo lo scandalo del 2020 che aveva coinvolto le forze speciali Kommando Spezialkräfte.

🇦🇷 Nell’ultima settimana gli incendi stagionali nella Patagonia argentina hanno devastato circa 150 chilometri quadrati, coinvolgendo foreste primarie e aree coltivate, con la provincia di Chubut come zona più colpita. Il governatore Ignacio Torres ha affermato che alcuni roghi sarebbero di origine dolosa. Sebbene tra dicembre e marzo gli incendi siano comuni, negli ultimi anni la loro frequenza e intensità sono aumentate, anche a causa del cambiamento climatico. Focolai sono stati segnalati anche nelle province di Neuquén, Santa Cruz e Río Negro, dove però la situazione è in parte sotto controllo. Le operazioni di spegnimento, che coinvolgono oltre 300 vigili del fuoco e mezzi aerei militari, sono ostacolate da siccità e forti venti. Le piogge recenti hanno rallentato le fiamme, ma l’emergenza resta aperta. Sono andate distrutte almeno 24 abitazioni e due complessi turistici, con evacuazioni di residenti e turisti. Le autorità collegano l’aumento degli incendi a una combinazione di fattori climatici e attività umane, con pesanti conseguenze ambientali ed economiche per la regione.

🇨🇦 Il primo ministro canadese Mark Carney ha effettuato una visita ufficiale in Cina, la prima di un capo di governo canadese dopo otto anni, incontrando il presidente Xi Jinping in un contesto di rapporti bilaterali deteriorati da tempo. Le relazioni si erano incrinate a partire dal 2018, con l’arresto in Canada della dirigente di Huawei Meng Wanzhou e la successiva detenzione in Cina di due cittadini canadesi, episodio risolto solo nel 2021. Negli anni successivi si sono aggiunte accuse canadesi di interferenze cinesi nella politica interna e tensioni pubbliche tra i leader dei due paesi. Nel 2024 il Canada ha imposto dazi del 100 per cento sulle auto elettriche cinesi, cui Pechino ha risposto con tariffe su prodotti agricoli canadesi. Carney, succeduto a Justin Trudeau nel marzo 2025, ha avviato un riavvicinamento, annunciando misure limitate come la riduzione dei dazi su un contingente di auto elettriche cinesi e il taglio delle tariffe cinesi sui semi di colza. Il dialogo include anche possibili collaborazioni nel settore energetico. Il riavvicinamento è legato alle difficoltà nei rapporti tra Canada e Stati Uniti, aggravate da una politica commerciale statunitense più aggressiva sotto la presidenza di Donald Trump.

🇲🇲 Il 12 gennaio sono iniziate presso la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite le udienze per stabilire se il Myanmar abbia commesso un genocidio contro la popolazione rohingya, in un processo ritenuto storico per le possibili implicazioni su altri casi simili. L’azione legale, avviata nel 2019 dal Gambia, riguarda le persecuzioni subite dai rohingya, minoranza musulmana discriminata da decenni e privata della cittadinanza in Myanmar. Nel 2017 l’esercito birmano condusse una violenta campagna di repressione con uccisioni, stupri di massa e incendi di villaggi, causando la fuga di oltre 700mila persone in Bangladesh. All’epoca, la leader civile Aung San Suu Kyi difese l’operato dell’esercito davanti alla Corte, respingendo le accuse di genocidio. Nel 2020 la Corte impose misure cautelari per proteggere i rohingya, ma dopo il colpo di stato del 2021 le persecuzioni sono proseguite sotto la giunta militare. Parallelamente, la Corte penale internazionale indaga sui fatti del 2017 e nel 2024 ha chiesto un mandato di arresto per il capo dell’esercito Min Aung Hlaing. Il caso è il primo in cui uno Stato non direttamente leso chiede un giudizio per genocidio a tutela di una popolazione e potrebbe definire un precedente rilevante, soprattutto sulla prova dell’intento genocidario, con possibili riflessi anche su altri procedimenti internazionali in corso.

📡 Secondo CNN e la giornalista investigativa Sasha Ingber, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sarebbe in possesso da oltre un anno di un dispositivo in grado di riprodurre gli effetti della cosiddetta “sindrome dell’Avana”, una misteriosa patologia che dal 2016 ha colpito diplomatici e agenti statunitensi. Il dispositivo, acquistato per oltre 10 milioni di dollari negli ultimi giorni dell’amministrazione Biden, sarebbe stato testato ma non utilizzato operativamente, e il governo USA non ha rilasciato commenti ufficiali. La sua esistenza potrebbe chiarire le cause di sintomi come forti mal di testa, nausea e difficoltà cognitive, a lungo oggetto di indagini e teorie, tra cui l’ipotesi di un’arma a microonde o sonora. Secondo una fonte di CNN, il dispositivo conterrebbe componenti di origine russa, emetterebbe onde radio e sarebbe trasportabile in uno zaino. In passato la sindrome era stata messa in dubbio, anche dalle autorità statunitensi, e attribuita da alcuni a fenomeni psicologici. Dopo i primi casi a Cuba, episodi simili sono stati segnalati in numerosi altri paesi, tra cui Cina, India, Europa orientale e Regno Unito.

🗂️ La procura di Roma ha disposto perquisizioni nella sede del Garante della privacy e nelle abitazioni dei quattro membri del collegio direttivo, incluso il presidente Pasquale Stanzione, tutti indagati per ipotesi di peculato e corruzione. Secondo gli atti, tra il 2021 e il 2024 le spese del collegio sarebbero aumentate del 46 per cento, con rimborsi ritenuti anomali per viaggi, hotel di lusso, cene, servizi personali e voli in classe business. Le accuse includono l’uso improprio di fondi e beni pubblici, spese non attinenti all’attività istituzionale, rimborsi per alloggi e trasporti ritenuti irregolari e l’utilizzo personale dell’auto di servizio. Al centro dell’ipotesi di corruzione c’è un procedimento su ITA Airways, concluso con una sanzione definita “formale” dopo la presunta ricezione di benefit, e altri fascicoli, tra cui quello su Meta, in cui la multa proposta sarebbe stata progressivamente ridotta fino all’annullamento per scadenza dei termini. L’inchiesta riguarda anche un appartamento e un bed and breakfast collegati al presidente Stanzione, con rimborsi in corso di accertamento. Le indagini sono in corso e le accuse dovranno essere provate in un eventuale processo; i membri del collegio furono nominati nel 2020 da una maggioranza politica eterogenea.

🖥️ L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) ha inflitto una multa da 14 milioni di euro a Cloudflare per non aver collaborato con le autorità italiane nel blocco di contenuti ritenuti illeciti, legati alla violazione della cosiddetta legge “antipezzotto” contro la pirateria delle partite di calcio. Secondo l’AGCOM, nonostante gli ordini di rimozione, l’azienda avrebbe continuato a non adottare misure per impedire l’uso dei propri servizi a fini illegali. Cloudflare è una società statunitense che fornisce infrastrutture cruciali per il funzionamento e la sicurezza dei siti web, agendo come intermediario tra utenti e server e filtrando il traffico online. L’amministratore delegato Matthew Prince ha reagito duramente alla sanzione, definendo la richiesta dell’AGCOM una forma di censura di internet, priva di garanzie procedurali e potenzialmente applicabile a livello globale. In un messaggio pubblico ha denunciato l’assenza di supervisione giudiziaria, trasparenza e possibilità di appello. Prince ha inoltre minacciato di sospendere diversi servizi in Italia, tra cui quelli di sicurezza informatica gratuiti, la presenza dei server sul territorio, i piani di investimento nel Paese e il supporto pro bono per le Olimpiadi invernali di Milano Cortina. Al momento non risultano risposte ufficiali del governo italiano, mentre la Lega Serie A ha difeso la sanzione, accusando Cloudflare di rifiutare ogni forma di collaborazione con le autorità e di essere per questo utilizzata da organizzazioni criminali per attività di pirateria.

Alla prossima 👋

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Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

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