Nulla di fatto all’incontro tra Ucraina e Russia a Istanbul, Trump in visita in Medioriente (ma non Israele), il Primo ministro francese nella bufera

Settimana di tante parole e pochi fatti.

Entriamo nel cuore di maggio con aggiornamenti dagli ambienti più caldi e dalle situazioni più spinose del momento, partendo da Ucraina e Medioriente, fino alle novità sui dazi tra Cina e USA e un’indagine che potrebbe mettere in crisi il governo francese.

Andiamo al punto, cominciamo 👇

🇺🇦 UCRAINA-RUSSIA: FALLISCONO I PRIMI NEGOZIATI PUBBLICI DAL 2022 TRA LE DELEGAZIONI. NULLA DI FATTO A ISTANBUL

1) Facciamo un attimo il punto della situazione partendo dall’Ucraina. Ci eravamo lasciati con Vladimir Putin che aveva respinto la proposta di una tregua di 30 giorni in Ucraina, definendo “inaccettabile” l’ultimatum lanciato dai leader dei Volenterosi, sostenuti da Donald Trump. La svolta per i colloqui di pace si sarebbe dovuta raggiungere in settimana, dove – con un certo ottimismo – si sarebbero dovuti tenere i primi colloqui diretti tra Russia e Ucraina dal 2022, previsti il 15 maggio a Istanbul, ai quali Trump aveva valutato di partecipare personalmente. Volodymyr Zelensky ha inizialmente confermato la sua presenza, invitando Putin a raggiungerlo e sottolineando l’importanza dell’incontro. Zelensky ha anche parlato per la prima volta con Papa Leone XIV, invitandolo a visitare l’Ucraina e informandolo della proposta di cessate il fuoco. Il presidente ucraino si è detto pronto a negoziare in ogni formato per porre fine alla guerra. L’Unione Europea, intanto, ha mantenuto la pressione su Mosca, esprimendo dubbi sulla reale volontà di pace di Putin, anche a causa di nuovi attacchi russi, tra cui uno che ha provocato una vittima a Sumy.

I condizionali usati in precedenza sono dovuti ai cambiamenti di piani con il passare dei giorni. Il presidente russo Vladimir Putin, infatti, non ha partecipato ai colloqui di pace previsti ieri a Istanbul. La delegazione russa è stata guidata da Vladimir Medinsky, già caponegoziatore nei falliti negoziati del 2022, e ha incluso funzionari di secondo piano, tra cui i viceministri degli Esteri e della Difesa. Inoltre, neanche Zelensky alla fine vi ha preso parte. La delegazione ucraina è stata guidata dal ministro della Difesa Rustem Umerov. Zelensky, recatosi ad Ankara, ha criticato l’assenza di Putin e il basso profilo della delegazione russa, definendo i suoi membri “oggetti di scena” e affermando che Putin non prende seriamente i negoziati. Ha inoltre spiegato di aver inviato Umerov per rispetto verso Donald Trump ed Erdogan, mediatori dell’attuale fase. Medinskij ha dichiarato che la Russia considera questi incontri come la prosecuzione dei negoziati del 2022, proponendo le stesse condizioni di allora. Trump, in viaggio in Medio Oriente, ha detto che i negoziati non faranno progressi finché lui e Putin non si incontreranno, mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha espresso scetticismo sugli esiti. I negoziati alla fine sono durati meno di due ore. L’unico risultato concreto è stato un accordo per lo scambio di 1.000 prigionieri di guerra, senza progressi sul cessate il fuoco o su un accordo di pace. Un funzionario ucraino ha riferito che i colloqui si sono interrotti per richieste inaccettabili da parte russa. La delegazione ucraina ha chiesto un incontro diretto tra i presidenti Zelensky e Putin, ma non ci sono stati segnali di avanzamento. L’incontro, mediato dalla Turchia, è stato preceduto da consultazioni informali con Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito.

🇺🇸 MEDIORIENTE: DONALD TRUMP VISITA ARABIA SAUDITA, QATAR, MA NON ISRAELE. CHE ACCORDI HA RAGGIUNTO?

2) Voliamo in Medioriente, dove – tra le altre cose – è avvenuto il primo grande viaggio di stato del secondo mandato di Donald Trump. Il presidente americano ha visitato Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, concentrandosi principalmente su accordi economici piuttosto che su obiettivi diplomatici, come invece avevano fatto i suoi predecessori. Trump punta a ottenere accordi per un valore di mille miliardi di dollari, includendo investimenti in centrali nucleari, armi, intelligenza artificiale e criptovalute. L’Arabia Saudita ha promesso 600 miliardi di investimenti negli Stati Uniti in quattro anni (inclusi 142 miliardi per armamenti), mentre gli Emirati 1.400 miliardi in dieci anni, cifre considerate eccessive. Diversamente da Biden, Trump non ha posto condizioni politiche, come il riconoscimento di Israele, in cambio degli accordi. Si è discusso anche della possibilità che il Qatar doni a Trump un Boeing 747 da 400 milioni di dollari, che potrebbe essere usato privatamente dopo la presidenza, sollevando accuse di conflitto di interessi. Trump ha respinto le critiche, sottolineando l’opportunità dell’offerta. Durante la visita in Medio Oriente, Trump ha annunciato anche la sospensione di tutte le sanzioni contro la Siria, decisione presa dopo colloqui con il principe saudita Mohammed bin Salman e il presidente turco Erdogan. La Siria, provata da decenni di regime e da una lunga guerra civile, resta in gravi condizioni economiche, con prospettive di ripresa molto lente. Gli USA avevano già iniziato a sospendere alcune sanzioni a gennaio, seguiti da UE, Regno Unito e Canada, ma ora Trump punta a favorire interventi umanitari e investimenti. Ha poi espresso apertura verso l’Iran, chiedendo però l’abbandono del programma di arricchimento dell’uranio. Intanto, i negoziati tra USA e Iran proseguono, ma Teheran non intende rinunciare del tutto al nucleare. Le scelte di Trump hanno irritato il premier israeliano Netanyahu (ci torneremo), anche per il mancato passaggio del presidente statunitense in Israele.

Qui l’ambasciatore USA, Mike Huckabee, ha presentato un piano congiunto con il paese per riprendere la distribuzione di aiuti a Gaza, bloccata dal 2 marzo. Il piano, molto contestato e considerato inapplicabile, prevede l’intervento di una fondazione umanitaria privata protetta da contractor statunitensi e dall’esercito israeliano, escludendo l’ONU e l’UNRWA. Le aree di distribuzione sarebbero solo quattro, destinate a 1,2 milioni di persone, con nuovi spostamenti forzati della popolazione verso sud. Intanto, oltre due milioni di palestinesi restano sotto assedio, con le scorte di aiuti ormai esaurite. Israele ha bloccato l’ingresso di 116mila tonnellate di aiuti sostenendo, senza prove, che Hamas li userebbe a proprio vantaggio. L’ONU e varie ong criticano duramente il piano, giudicandolo inefficace e dannoso per i civili. Tornando al rapporto tra Trump e Netanyahu, col tempo il sostegno americano è apparso meno incondizionato. Trump ha iniziato a mostrare irritazione verso Netanyahu, accusato di ostacolare i tentativi statunitensi di negoziare un cessate il fuoco a Gaza. In aggiunta, ha escluso Israele dai negoziati con Hamas per la liberazione di un ostaggio statunitense, mettendo in difficoltà Netanyahu. Altre tensioni includono un accordo tra gli Stati Uniti e gli Houthi che escludeva la protezione delle navi israeliane, e l’avvio di colloqui diretti tra USA e Iran sul nucleare. Infine, Trump ha imposto dazi anche a Israele, nonostante le aperture economiche del governo israeliano.

Nelle giornate di giovedì e venerdì l’esercito israeliano ha intensificato i bombardamenti e gli attacchi di terra sulla Striscia di Gaza, causando oltre 120 morti giovedì e decine di vittime anche venerdì. Le operazioni si inseriscono in un piano del governo israeliano per un’occupazione stabile di ampie aree della Striscia, con la possibile deportazione di circa due milioni di palestinesi verso il sud. Le offensive hanno colpito aree densamente popolate, tra cui Beit Lahia, Jabalia, Khan Yunis e Deir al Balah. Le testimonianze parlano di difficoltà a fuggire dalle zone colpite e di un assedio a una scuola usata come rifugio. La Protezione civile fatica a rispondere alle emergenze per mancanza di mezzi. Intanto, si aggrava la crisi umanitaria, con gravi carenze di cibo e acqua, dovute anche al blocco degli aiuti imposto da Israele dal 2 marzo.

🇨🇳 DAZI: CINA E STATI UNITI SI METTONO D’ACCORDO PER RIDURLI. NEL FRATTEMPO LA COLOMBIA…

3) Torniamo a parlare di dazi. Lunedì Stati Uniti e Cina hanno annunciato un accordo per ridurre per 90 giorni i dazi che si erano imposti reciprocamente durante la loro guerra commerciale. Gli Stati Uniti abbasseranno i dazi dal 145% al 30% sulle merci cinesi, mentre la Cina li ridurrà dal 125% al 10% su quelle statunitensi. Gli Stati Uniti manterranno però alcuni dazi, come quello del 20% legato alla questione del fentanyl. L’intesa, raggiunta in Svizzera, è una sospensione temporanea e non una cancellazione definitiva dei dazi, ed è stata implementata a partire dal 14 maggio. La guerra commerciale era iniziata ad aprile e aveva portato a un livello di dazi tale da ostacolare gli scambi, danneggiando entrambe le economie. Nel 2024, il commercio bilaterale ha raggiunto i 582 miliardi di dollari, con un deficit commerciale statunitense di circa 295 miliardi. L’amministrazione Trump mira a ridurre l’interconnessione economica con la Cina, vista anche come un avversario politico e militare. L’annuncio dell’accordo ha avuto effetti positivi sui mercati finanziari globali, con rialzi nelle borse, nel prezzo del petrolio e del dollaro.

Restando in tema Cina, durante una visita il presidente colombiano Gustavo Petro ha annunciato l’intenzione della Colombia di aderire alla Belt and Road Initiative (BRI), il grande progetto infrastrutturale promosso dalla Cina. Si tratta di un cambiamento significativo nella politica estera colombiana, tradizionalmente vicina agli Stati Uniti. Con l’arrivo al potere di Petro, primo presidente di sinistra nella storia del paese, i rapporti con gli USA si sono deteriorati, specialmente dopo scontri con l’amministrazione Trump. La Cina ha colto l’occasione per rafforzare i legami diplomatici con la Colombia, con l’obiettivo di aumentare la cooperazione e gli investimenti. La BRI prevede finanziamenti per infrastrutture, ma è spesso vista dall’Occidente come uno strumento di influenza cinese. La Colombia, finora esclusa dal progetto per via del suo storico legame con Washington, si unisce così a molti altri paesi latinoamericani già membri. Non è ancora chiaro quando l’adesione diventerà operativa. La ministra degli Esteri ha dichiarato che questa scelta non è un atto ostile verso gli Stati Uniti.

🇫🇷 FRANCIA: IL PRIMO MINISTRO BAYROU AL CENTRO DI UNO SCANDALO PER ABUSI SESSUALI

4) Il primo ministro francese François Bayrou è coinvolto in uno scandalo legato ad abusi sessuali avvenuti tra gli anni Cinquanta e Novanta in un istituto cattolico privato del sud della Francia. All’epoca dei primi casi documentati era ministro dell’Istruzione e viene accusato di aver ignorato segnalazioni ricevute, contribuendo a un presunto insabbiamento, oltre ad aver mentito su quanto sapeva. Il caso è riemerso nel 2023 grazie a un gruppo Facebook creato da un ex alunno, che ha raccolto oltre 200 denunce. Tra le testimonianze figura anche quella della figlia maggiore di Bayrou, che ha denunciato un’aggressione subita e ha definito la scuola una “setta”. Nonostante le smentite di Bayrou, diverse testimonianze e inchieste giornalistiche indicano che fosse a conoscenza di almeno due casi gravi, avvenuti nel 1996 e 1998, durante il suo mandato. La procura di Pau ha avviato un’indagine su venti casi, mentre il parlamento ha istituito una commissione d’inchiesta. Bayrou continua a negare ogni conoscenza precedente degli abusi.

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Qualche breve sparsa, eccola 👇

🇹🇷 Il comitato direttivo del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) ha annunciato lo scioglimento dell’organizzazione armata, decisione presa dopo un congresso e in linea con la richiesta del leader storico Abdullah Öcalan, detenuto dal 1999. Fondato nel 1978, il PKK contava oltre 10mila combattenti ed è considerato un’organizzazione terroristica da Turchia, Stati Uniti e Unione Europea. Nato come movimento indipendentista curdo, dagli anni Novanta aveva abbandonato la richiesta di indipendenza, puntando su autonomia e diritti culturali per i curdi in Turchia. Dopo vari tentativi di pace, il dialogo si è interrotto nel 2015, e il governo turco ha avviato una repressione più dura.

🇧🇷 Carlo Ancelotti lascerà il Real Madrid per diventare il nuovo allenatore della nazionale maschile di calcio del Brasile, con esordio previsto il 6 giugno contro l’Ecuador. Resterà in carica almeno fino ai Mondiali del 2026. Il Brasile, che non vince un Mondiale dal 2002, ha attraversato anni di risultati deludenti e cambi frequenti di allenatore. Ancelotti è considerato uno degli allenatori più vincenti e stimati della storia, avendo trionfato nei principali campionati europei e in Champions League. La sua nomina rappresenta una scelta inedita per il Brasile, che raramente ha affidato la guida della nazionale a tecnici stranieri. Ancelotti, però, non ha mai allenato una nazionale e dovrà affrontare le sfide tipiche di questo ruolo, come i tempi limitati per lavorare con i giocatori. Inoltre, potrebbe non essere affiancato dal figlio Davide, suo fidato vice negli ultimi anni, che ha intenzione di avviare una carriera indipendente.

⚽ Mercoledì sera il Bologna ha vinto la Coppa Italia battendo il Milan 1-0 allo Stadio Olimpico di Roma, grazie a un gol di Dan Ndoye. Si tratta della terza vittoria nella competizione per il club, che non la conquistava dal 1974. Dopo un primo tempo equilibrato, il Bologna ha gestito il gioco nella ripresa, impedendo al Milan di creare vere occasioni da gol. La squadra aveva già sorpreso nella scorsa stagione con Thiago Motta, qualificandosi alla Champions League, e ora, sotto la guida di Vincenzo Italiano, è settima in campionato. Con il successo in Coppa, il Bologna si qualifica per l’Europa League.

🇦🇱 Il Partito Socialista del primo ministro albanese Edi Rama ha vinto le elezioni politiche con oltre il 52% dei voti, assicurandosi almeno 82 seggi in parlamento, ben oltre la soglia necessaria per la maggioranza. Rama, al potere dal 2013, si avvia così verso il suo quarto mandato consecutivo, diventando il leader più longevo dopo il dittatore Enver Hoxha. Il suo principale sfidante, Sali Berisha del Partito Democratico, ha ottenuto circa il 34% dei voti. Durante la campagna elettorale, Rama ha promesso l’ingresso dell’Albania nell’Unione Europea entro il 2030, una prospettiva giudicata irrealistica. Il suo governo è stato criticato per vari scandali di corruzione, tra cui l’arresto del sindaco di Tirana, Erion Veliaj. Anche Berisha è stato in passato accusato di corruzione. Per la prima volta hanno votato anche gli albanesi all’estero, con circa 200mila voti, dove il Partito Democratico risulta in vantaggio.

Alla prossima 👋

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Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

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