Pace fatta tra Israele e Iran con l’aiuto di USA e Qatar, spese militari in aumento per i paesi NATO, situazione critica a Panama

Nella speranza di non scioglierci, vediamo gli ultimi aggiornamenti dalla settimana appena trascorsa.

In primis bisogna parlare di come si è sviluppato il conflitto tra Iran e Israele, come è stato – al momento – messo in pausa e quali sono le conseguenze. Dopodiché facciamo un salto al vertice NATO all’Aia e infine un piccolo focus sulla situazione a Panama, seguito da numerose brevi interessanti.

Che dire, partiamo subito 👇

🇮🇷 IL PUNTO SUL CONFLITTO TRA IRAN E ISRAELE: GLI STATI UNITI INTERVENGONO, L’IRAN RISPONDE, MA POI…

1) Sono successe davvero tante cose nell’ultima settimana. Partiamo da dove avevamo lasciato. Nel conflitto tra Israele e Iran, i bombardamenti israeliani della scorsa settimana hanno causato la morte di almeno 657 persone in Iran, secondo l’ong Human Rights Activists in Iran (HRAI): tra questi, 263 civili, 164 militari e 230 non identificati; oltre 2.000 i feriti. Sebbene Israele abbia affermato di colpire solo obiettivi militari, i raid hanno provocato ingenti vittime civili e distrutto interi edifici, soprattutto a Teheran. L’Iran ha risposto con attacchi missilistici che hanno ucciso 24 persone in Israele e ferito più di 800. Gli ospedali di Teheran sono sovraffollati e le comunicazioni instabili, con blackout internet e messaggi dell’esercito israeliano che ordinano evacuazioni impossibili da zone densamente popolate. Il ministero della Salute iraniano ha smesso di aggiornare i dati ufficiali domenica, fermandosi a 224 morti, in gran parte militari, mentre la censura e il blocco delle comunicazioni rendono difficile verificare le informazioni. In generale, dopo otto giorni di bombardamenti, l’Iran ha lanciato circa 400 missili contro Israele, con oltre il 90% intercettati dalle difese aeree. La situazione è particolarmente critica nelle città a maggioranza araba, dove l’accesso ai rifugi è più difficile: a Tamra un missile ha ucciso quattro membri di una famiglia palestinese-israeliana che non aveva ricevuto l’allerta. Il governo israeliano ha chiesto ai cittadini di limitare gli spostamenti e introdotto una nuova normativa di censura sulle immagini dei luoghi colpiti. L’attacco più letale è stato quello di domenica a Bat Yam (10 morti); giovedì, invece, l’ospedale Soroka a Be’er Sheva è stato gravemente danneggiato. L’Iran ha giustificato l’attacco dicendo di aver colpito strutture militari adiacenti all’ospedale.

Nel frattempo, al vertice di Ginevra tra la delegazione europea e l’Iran, Teheran ha mostrato apertura al dialogo, pur senza concessioni definitive. Il ministro iraniano Abbas Araghchi ha lasciato intendere la possibilità di proseguire i colloqui anche con gli Stati Uniti e ha accennato a eventuali limiti sull’arricchimento dell’uranio, pur senza rinunciarvi del tutto. La proposta europea, avanzata da Francia, Germania, Regno Unito e Ue, è andata oltre la questione nucleare, includendo la richiesta di cessare il sostegno militare a Russia e gruppi come Hamas, con l’obiettivo di garantire la sicurezza di Israele. L’Aiea ha assicurato la capacità di monitorare il rispetto degli accordi. Tuttavia, Araghchi ha precisato che un negoziato concreto richiede la fine degli attacchi israeliani. Gli Stati Uniti, assenti ma centrali, restano determinanti, e Donald Trump ha fissato due settimane per decidere un eventuale intervento militare. Il contesto era comunque rimasto instabile, aggravato dagli scontri tra Iran e Israele, dalle dichiarazioni bellicose dei rispettivi leader e dal timore di un’escalation irreversibile, come sottolineato anche da Erdogan e Putin. L’Europa ha insistito sulla via diplomatica, nella speranza di evitare il collasso della regione.

L’intervento americano però non si è fatto attendere. Sabato notte gli Stati Uniti hanno bombardato tre siti nucleari in Iran — Fordo, Natanz e Isfahan — entrando formalmente in guerra al fianco di Israele. Il presidente Donald Trump (che, come detto, aveva annunciato che avrebbe preso una decisione entro due settimane) ha poi dichiarato che l’attacco ha «completamente annientato» le capacità iraniane di arricchire uranio, minacciando ulteriori azioni se Teheran non accetterà le sue condizioni. Non ci sono informazioni certe su vittime o danni, mentre i media iraniani riferiscono che i siti fossero già stati evacuati, con materiali e uranio trasferiti altrove. Fonti della CBS affermano che Trump avrebbe comunicato all’Iran di non avere intenzioni di rovesciare il regime. Gli Stati Uniti hanno impiegato bombe “bunker buster” da 14 tonnellate, trasportate da bombardieri B-2 Spirit partiti probabilmente dall’isola di Diego Garcia. Due squadre sono state coinvolte: una visibile pubblicamente che si è diretta verso il Pacifico per depistare, e una seconda invisibile ai tracciamenti che ha volato verso est, attraversando Atlantico e Mediterraneo, per colpire. In totale sono stati impiegati oltre 125 velivoli, tra bombardieri, caccia, aerei da rifornimento e ricognizione. Non ci sono stati tentativi iraniani di intercettazione o difesa antiaerea, e tutti gli aerei statunitensi sono rientrati senza essere attaccati. L’operazione è stata resa pubblica solo a missione conclusa. Le prime analisi satellitari mostrano crateri e danni evidenti alle strutture iraniane, ma non è certo se il programma nucleare sia stato davvero interrotto. Finita qui? Non esattamente. Lunedì sera l’Iran ha lanciato 19 missili contro la base statunitense di al Udeid, in Qatar, la più grande in Medio Oriente con circa 10mila tra militari e civili, di cui 8mila statunitensi. L’attacco non ha causato vittime né danni rilevanti, poiché la base era stata evacuata in anticipo. In soldoni, è stata una risposta ai bombardamenti compiuti dagli Stati Uniti tra sabato e domenica, con l’Iran che ha definito la propria ritorsione simbolica e ha dichiarato di non voler intensificare il conflitto, precisando di non rappresentare una minaccia per il Qatar. Il presidente statunitense Trump ha invocato la pace, auspicando un accordo, segnando un cambio di tono rispetto alla precedente richiesta di resa incondizionata.

🇮🇱 …SANCITA LA PACE TRA IRAN E ISRAELE, CON L’AIUTO DI USA E QATAR. CI SONO VINCITORI E SCONFITTI?

2) Ripartiamo proprio da qui. Nella notte tra lunedì e martedì, proprio il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato un cessate il fuoco tra Iran e Israele, in guerra aerea dal 12 giugno. Netanyahu ha confermato l’adesione israeliana alla tregua, mentre l’Iran, pur non avendo dato conferma ufficiale, è sembrato intenzionato a rispettarla. Secondo quanto diffuso da Trump su Truth, il cessate il fuoco è entrato in vigore martedì alle 6 (ora italiana) solo per l’Iran; se rispettato per 12 ore, Israele sospenderà gli attacchi per altre 12 ore. Se entrambi rispetteranno l’accordo, la guerra sarà considerata «finita». Nessun governo ha però confermato ufficialmente i termini dell’intesa. Politico riporta che Trump ha negoziato con Netanyahu, mentre con l’Iran hanno trattato Vance, Rubio e Witkoff, grazie alla mediazione del Qatar. Prima dell’entrata in vigore della tregua, l’Iran ha colpito un edificio a Be’er Sheva, causando 4 morti e 26 feriti, definendolo un «ultimo lancio». Rimane incerto se il cessate il fuoco porterà a una pace duratura. Da notare come, in meno di due giorni, il presidente americano Donald Trump sia passato da un attacco militare contro l’Iran a un’immediata richiesta di cessate il fuoco, poi ottenuta. Dopo i bombardamenti statunitensi nella notte tra sabato e domenica, Trump ha contattato il primo ministro israeliano Netanyahu per chiedere la fine degli attacchi e ha incaricato il suo negoziatore Steve Witkoff di sollecitare l’Iran al dialogo. In risposta, l’Iran ha lanciato 19 missili contro una base americana in Qatar, avvertendo però in anticipo per evitare vittime: un’azione dimostrativa per motivi interni di propaganda. Subito dopo, Trump ha chiesto all’emiro del Qatar di mediare per un cessate il fuoco, accettato dall’Iran e annunciato con entusiasmo sui social. La tregua conveniva a tutte le parti: gli USA volevano evitare un conflitto prolungato, Israele aveva già colpito i suoi obiettivi e l’Iran cercava un’uscita dignitosa. Tuttavia, martedì mattina il cessate il fuoco è apparso fragile: Iran e Israele si sono accusati reciprocamente di violazioni e Trump ha criticato duramente entrambi, in particolare Israele, ma la pace – tuttora – sembra reggere.

Tirando le somme, dopo una lunga crisi di popolarità, la decisione di attaccare l’Iran ha di fatto rilanciato la carriera politica del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il suo partito, il Likud, è ora in testa ai sondaggi, sostenuto anche dai leader dell’opposizione. Fino a pochi mesi fa, Netanyahu era considerato uno dei politici più impopolari del Paese, in seguito all’attacco del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas, che causò oltre 1.100 morti e fu giudicato un clamoroso fallimento dell’intelligence. Netanyahu fu accusato di aver sottovalutato la minaccia e indebolito le forze armate. Per mesi ha evitato il confronto pubblico, rinviato un’inchiesta e ignorato i familiari delle vittime. Nemmeno l’inizio della guerra a Gaza migliorò la sua immagine, aggravata dalla percezione che anteponesse il potere personale alla liberazione degli ostaggi. La situazione è cambiata dopo i successi militari contro Hezbollah e soprattutto dopo l’attacco all’Iran, appoggiato dal 70% della popolazione. L’attacco ha causato più di 600 morti iraniani (in maggioranza civili) contro 28 israeliani, ed è stato visto come un successo. Netanyahu è riuscito anche a ottenere il sostegno del presidente USA Donald Trump per colpire i siti nucleari iraniani. Tornato attivamente sulla scena pubblica, il primo ministro sta valutando elezioni anticipate, pur non avendo ancora una maggioranza sicura alla Knesset.

Dall’altra parte, in un messaggio riportato dall’agenzia Isna, la Guida suprema iraniana Ali Khamenei ha rivolto congratulazioni alla nazione per quella che ha definito una vittoria contro il regime israeliano, affermando che quest’ultimo sarebbe stato quasi annientato dai colpi della Repubblica Islamica. Khamenei ha poi lodato l’Iran per un’altra vittoria, questa volta contro gli Stati Uniti, accusati di essere intervenuti nel conflitto per evitare il crollo di Israele, ma senza ottenere risultati. In parallelo, il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione ha ratificato una legge che sospende la cooperazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), in risposta agli attacchi israeliani e alle critiche rivolte al direttore dell’agenzia, Rafael Grossi. Secondo Iran International, la decisione è stata confermata da un portavoce del Consiglio. Infine, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha ribadito in un’intervista ad Al Jazeera il diritto dell’Iran a sviluppare l’energia nucleare per scopi pacifici, accusando gli Stati Uniti di aver compromesso la diplomazia con i loro raid contro i siti nucleari iraniani, condotti in collaborazione con Israele.

🌐 LA NATO SI RIUNISCE ALL’AIA: DECISO L’AUMENTO DELLA SPESA MILITARE AL 5% (EFFETTIVO?) DEL PIL

3) Mercoledì, durante la riunione generale della NATO all’Aia, i 32 paesi membri hanno concordato di aumentare la spesa militare fino al 5% del PIL entro il 2035, più del doppio rispetto all’attuale soglia del 2%. L’accordo, anticipato nei giorni precedenti, prevede il 3,5% del PIL destinato alla spesa militare pura e l’1,5% a investimenti generici nella sicurezza. Questa decisione risponde alle pressioni del presidente statunitense Donald Trump (nel tentativo di compiacerlo), che da tempo sollecita i paesi europei a investire di più nella difesa per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. La Spagna sarà l’unico Paese esentato dall’aumento: il premier Sánchez ha ritenuto la misura irragionevole e incompatibile con la situazione economica spagnola, ottenendo condizioni differenti che le permettono di mantenere la spesa al 2% del PIL. Trump ha criticato duramente questa scelta, definendo la Spagna “terribile” e minacciando conseguenze commerciali. In generale, alcuni stati avevano espresso perplessità per motivi politici o economici, motivo per cui sono stati concessi tempi più lunghi e una suddivisione degli obiettivi. Tuttavia, non è certo che tutti i membri rispetteranno l’impegno: già in passato diversi paesi, tra cui l’Italia e la Spagna, non hanno raggiunto il 2% previsto entro il 2024. Trump ha comunque accolto l’intesa come una vittoria personale, e ha riaffermato l’impegno degli Stati Uniti verso la NATO. Il segretario generale Mark Rutte ha lavorato per mesi per garantire un esito favorevole a Trump, visti i timori che potesse minare l’unità dell’Alleanza. L’accordo risponde anche a una reale necessità di rafforzare la difesa europea, soprattutto in funzione anti-russa. L’impegno non è però vincolante e sarà rivalutato nel 2029. Paesi come Polonia e Baltici raggiungeranno facilmente la soglia, mentre altri come Italia e Francia faticheranno per motivi economici e politici. L’Italia ha toccato il 2% solo grazie a un artificio contabile.

🇵🇦 SITUAZIONE CRITICA A PANAMA: NUMEROSE MANIFESTAZIONI HANNO GENERATO FORTI TENSIONI NEL PAESE

4) Da circa due mesi Panama è attraversata da forti proteste antigovernative, iniziate con l’approvazione di una contestata riforma delle pensioni e alimentate da un diffuso malcontento per le disuguaglianze economiche e l’inefficacia del governo. Le manifestazioni, guidate soprattutto da insegnanti e lavoratori del settore delle banane, si sono intensificate nella regione di Bocas del Toro, centro nevralgico della produzione bananiera, dove sono scoppiati scontri violenti. Il presidente José Raúl Mulino ha inviato 1.500 agenti nella zona: si registrano almeno 50 arresti, 30 feriti e un ragazzo ucciso in circostanze non chiarite. Giovedì scorso, gruppi di manifestanti hanno assaltato l’aeroporto di Changuinola, devastato la sede della Chiquita – che aveva già licenziato 5.000 persone – e incendiato uno stadio. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza, sospendendo libertà fondamentali per cinque giorni. Non è chiaro se i recenti disordini siano legati ai lavoratori in sciopero, visto che il principale sindacato aveva annunciato la fine delle proteste il 12 giugno dopo alcune concessioni governative. Tuttavia, persistono blocchi stradali e tensioni. La riforma, volta a salvare un fondo pensionistico in crisi, prevedeva l’innalzamento dell’età pensionabile, poi posticipato. Tra le ulteriori cause di protesta vi sono la possibile riapertura di una miniera chiusa nel 2023 e un accordo con gli Stati Uniti per una presenza militare nel paese, in un contesto segnato da alti tassi di disoccupazione, bassi salari e servizi insufficienti.

——————–

Andiamo alle brevi, e subito 👇

🇮🇱 Dopo aver parlato della questione Iran, andiamo a Gaza velocemente. Israele ha sospeso la consegna di aiuti umanitari nella Striscia dopo la minaccia di dimissioni del ministro ultranazionalista Bezalel Smotrich, che chiedeva misure per evitare che gli aiuti finissero ad Hamas. La decisione è stata confermata da una fonte a Channel 12 e segue l’ordine del premier Netanyahu all’esercito di presentare, entro 48 ore, un piano per impedire che Hamas intercetti gli aiuti. Intanto, almeno 20 persone sono state uccise in attacchi israeliani a Gaza, tra cui tre civili che attendevano la distribuzione degli aiuti, secondo fonti ospedaliere citate da Al Jazeera. Uno di loro sarebbe stato colpito da un drone vicino all’ospedale da campo giordano a Khan Younis. Il premier spagnolo Pedro Sanchez, al Consiglio europeo, ha definito la situazione a Gaza “catastrofica” e ha chiesto la sospensione immediata dell’accordo Ue-Israele, accusando Tel Aviv di violare i diritti umani.

🇺🇸 La Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso una decisione complessa sull’ordine esecutivo con cui l’ex presidente Donald Trump aveva cercato di eliminare lo ius soli, ovvero il diritto alla cittadinanza per chi nasce negli Stati Uniti, anche da genitori migranti irregolari. L’ordine, mai entrato in vigore per via di sospensioni da parte di tribunali federali, è stato ora indirettamente riabilitato dalla Corte Suprema, che ha stabilito che tali sospensioni erano incostituzionali. I sei giudici conservatori hanno votato contro le sospensioni, mentre i tre progressisti le hanno difese. L’ordine potrebbe entrare in vigore tra 30 giorni in 28 stati che non avevano fatto ricorso, ma nuovi ricorsi o sentenze potrebbero ancora bloccarne l’attuazione. La decisione ha inoltre ripercussioni più ampie, poiché limita la possibilità per i giudici federali di emettere nationwide injunctions, strumenti finora usati per fermare provvedimenti a livello nazionale. L’ordine si inserisce in un contesto di politiche migratorie molto restrittive promosse da Trump, che includono divieti d’ingresso per cittadini di diversi paesi e operazioni di arresto degli immigrati irregolari, che hanno provocato proteste e la risposta dell’esercito.

🇫🇷 Durante la Fête de la Musique in Francia, celebrata il 21 giugno, 145 persone – in prevalenza donne – hanno denunciato di essere state punte con siringhe, principalmente a gambe, collo o braccia. L’episodio si è verificato nella notte tra sabato e domenica e ha portato all’arresto di 12 persone, di cui 4 nella città di Angoulême, dove si sospetta siano state colpite circa 50 vittime. A Parigi, la polizia ha segnalato 13 casi. Alcune persone hanno accusato malori come vertigini e nausea e sono state sottoposte a test tossicologici, finora senza esito. Le ipotesi parlano di possibili droghe dello stupro, come GHB o GBL, ma anche di sostanze come insulina o adrenalina, difficili da rilevare. Non si esclude inoltre che in alcuni casi non sia stato iniettato nulla e che i sintomi siano stati causati da suggestione.

🇪🇨 José Adolfo Macías Villamar, detto “Fito”, uno dei criminali più pericolosi dell’Ecuador, è stato arrestato a Manta, sua città natale, dopo 17 mesi di latitanza. Era nascosto in un bunker sotto una casa nella provincia dove nacque la banda criminale Los Choneros, di cui è ritenuto il capo. La banda, sotto la sua guida, si è rafforzata nel traffico internazionale di cocaina grazie a un’alleanza con il cartello messicano di Sinaloa. Fito era evaso dal carcere di Guayaquil un anno e mezzo fa, provocando rivolte nelle prigioni e violenze in varie città, culminate con l’assalto a una TV pubblica. In carcere dal 2011, è coinvolto in 14 procedimenti in Ecuador e accusato anche negli Stati Uniti, dove si attende l’estradizione. Il paese, con 6.964 omicidi nel 2024, è tra i più violenti dell’America Latina. Il presidente Noboa, eletto nell’ottobre 2023, ha promesso una linea dura contro il crimine.

🏥 L’AGENAS ha pubblicato online la prima versione della piattaforma nazionale che raccoglie i dati regionali su liste e tempi d’attesa per visite mediche ed esami, come previsto da un decreto governativo del 2023. La piattaforma aggrega informazioni mensili inviate dalle regioni, riguardanti sia le prestazioni del Servizio sanitario nazionale sia quelle in regime intramoenia. Tra gli indicatori figurano numero di prenotazioni, tempi medi d’attesa, classi di priorità e accettazione delle prime disponibilità. Da gennaio a maggio 2025 sono stati registrati 9,5 milioni di visite e 13,2 milioni di esami, ma meno della metà degli appuntamenti rispettava i tempi previsti per urgenza. I dati dettagliati per regione sono accessibili solo sui portali regionali. La pubblicazione è avvenuta dopo lunghi confronti tra governo e regioni, culminati a giugno con un’intesa sui poteri sostitutivi per le realtà inadempienti.

🏅 Luciano Buonfiglio è stato eletto nuovo presidente del CONI al primo scrutinio, ottenendo 47 voti su 81 e superando Luca Pancalli, che ne ha ricevuti 34. Buonfiglio, 74 anni, era considerato il favorito e rappresenta una linea di continuità con il predecessore Giovanni Malagò, in carica da 12 anni. Ex canoista olimpico a Montreal 1976, ha vinto diversi titoli nazionali. Dal 2005 guida la Federazione italiana canoa e kayak e ha già ricoperto il ruolo di vicepresidente del CONI tra il 2013 e il 2018, durante la presidenza di Malagò.

🏀 Gli Oklahoma City Thunder hanno vinto per la prima volta nella loro storia il titolo NBA, battendo gli Indiana Pacers 103-91 in gara-7 delle finali e chiudendo la serie 4-3. I Thunder, dominanti per tutta la stagione, avevano chiuso la regular season primi nella Western Conference con 68 vittorie e 14 sconfitte, distinguendosi per la miglior difesa del campionato e uno dei migliori attacchi. Ai playoff hanno eliminato i Memphis Grizzlies (4-0), i Denver Nuggets (4-3) e i Minnesota Timberwolves (4-1). Nonostante né Thunder né Pacers siano tra le squadre più popolari dell’NBA, le finali sono state combattute e spettacolari. I Pacers, sorpresa dei playoff, hanno vinto gara-1, gara-3 e gara-6, ma i Thunder hanno saputo recuperare, guidati dal canadese Shai Gilgeous-Alexander, MVP sia della stagione che delle finali. In gara-7, Gilgeous-Alexander ha segnato 29 punti, seguito da Williams (20) e Holmgren (18); per i Pacers, Mathurin ne ha realizzati 24, mentre la stella Haliburton si è infortunato gravemente nel primo quarto. La squadra, originariamente fondata nel 1967 come Seattle SuperSonics, aveva vinto un solo titolo nel 1979, prima di trasferirsi a Oklahoma City nel 2008.

Alla prossima 👋

Condividi articolo su:

Giornalista pubblicista nel mondo della comunicazione da oltre 5 anni, con forti interessi verso l'attualità, la geopolitica e lo sport. Tutti abbiamo qualcosa da dire, per cui... parliamone!

La Rassegna Settimanale di Maurizio Russo